Auguri di don Tonino Bello per un buon anno scolastico

Un buon anno scolastico, nello spirito di don Tonino Bello, non è soltanto l’augurio di ottenere buoni risultati, ma l’invito a vivere la scuola con passione, coraggio, apertura agli altri e attenzione alla pace, alla giustizia, alla solidarietà e alla salvaguardia dell’ambiente. Agli studenti, ai genitori e a tutto il personale scolastico si può augurare un anno capace di trasformare le difficoltà in occasioni di crescita e la vita quotidiana in uno spazio di speranza.

«Vi auguro davvero che voi la vita possiate interpretarla in questo modo bellissimo». Le parole di don Tonino Bello chiedono ai giovani di non lasciarsi imprigionare dalla paura, dall’insicurezza o dall’indifferenza, ma di diventare protagonisti responsabili del proprio cammino e «la coscienza critica del mondo».

Un augurio di coraggio per gli studenti

Dubitavo perfino della mia capacità di affrontare la vita. Che età difficile! Hai paura di non essere accettato dagli altri, dubiti del tuo charme, della tua capacità d’impatto con gli altri e non ti fai avanti. E poi problemi di crescita, problemi di cuore… Ma voi non abbiate paura, non preoccupatevi!

Se voi lo volete, se avete un briciolo di speranza e una grande passione per gli anni che avete… cambierete il mondo e non lo lascerete cambiare agli altri. Vivete la vita che state vivendo con una forte passione. Non recintatevi dentro di voi circoscrivendo la vostra vita in piccoli ambiti egoistici, invidiosi, incapaci di aprirsi agli altri.

Appassionatevi alla vita perché è dolcissima. Mordete la vita! Non accantonate i vostri giorni, le vostre ore, le vostre tristezze con quegli affidi malinconici ai diari. Non coltivate pensieri di afflizione, di chiusura, di precauzioni. Mandate indietro la tentazione di sentirvi incompresi.

Non chiudetevi in voi stessi, ma sprizzate gioia da tutti i pori. Bruciate… perché quando sarete grandi potrete scaldarvi ai carboni divampati nella vosstra giovinezza. Incendiate… non immalinconitevi. Perché se voi non avete fiducia gli adulti che vi vedono saranno più infelici di voi.

La scuola come luogo di incontro e crescita

Coltivate le amicizie, incontrate la gente. Voi crescete quanto più numerosi sono gli incontri con la gente, quante più sono le persone a cui stringete la mano. Un nuovo anno scolastico può diventare così un tempo per costruire relazioni autentiche, superare la solitudine e riconoscere il valore di ogni persona.

La classe, la scuola e la comunità educativa non sono soltanto luoghi di studio, ma spazi nei quali imparare ad ascoltare, collaborare e condividere responsabilità. La crescita personale passa anche attraverso la disponibilità a uscire dai propri confini e a confrontarsi con esperienze, sensibilità e difficoltà diverse.

Coltivate gli interessi della pace, della giustizia, della solidarietà, della salvaguardia dell’ambiente. Il mondo ha bisogno di giovani critici. Diventate voi la coscienza critica del mondo.

Studenti insieme in classe durante attività collaborativa

Giovani capaci di pensare e andare controcorrente

Vedete! Gesù Cristo ha disarmato per sempre gli eserciti quando ha detto: “rimetti la spada nel fodero, perché chi di spada ferisce, di spada perisce”. Ma noi cristiani non siamo stati capaci di fare entrare nelle coscienze questo insegnamento di Gesù.

Diventate sovversivi. Non fidatevi dei cristiani “autentici” che non incidono la crosta della civiltà. Fidatevi dei cristiani “autentici sovversivi” come San Francesco d’Assisi che ai soldati schierati per le crociate sconsigliava di partire.

Il cristiano autentico è sempre un sovversivo; uno che va contro corrente non per posa ma perché sa che il Vangelo non è omologabile alla mentalità corrente. L’invito può essere rivolto a ogni studente: non accettare passivamente ciò che ferisce la dignità umana, non confondere il consenso con la verità e non rinunciare alla libertà di pensiero.

E verranno i tempi in cui non ci saranno più né spade e né lance, né tornado e né aviogetti, né missili e né missili-antimissili. Verranno questi tempi. E non saremo più allucinati da questi spettacoli di morte!

Un anno scolastico orientato alla pace

La pace, nella prospettiva di don Tonino Bello, non è una parola astratta né un tema riservato alle celebrazioni. È una responsabilità quotidiana, che comincia dal modo in cui si parla, si ascolta, si affrontano i conflitti e si considera chi è più fragile.

La scuola può educare alla pace attraverso l’incontro, la cooperazione e il rifiuto di ogni forma di esclusione. Può aiutare gli studenti a riconoscere le conseguenze dell’ingiustizia e a sviluppare una coscienza capace di collegare le scelte personali alla vita della comunità.

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

La solidarietà e l’attenzione agli ultimi

Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Il richiamo all’accoglienza e alla solidarietà invita a guardare oltre le apparenze e a non considerare l’esclusione come un problema lontano. In una comunità scolastica, questo significa prestare attenzione a chi resta ai margini, sostenere chi attraversa una difficoltà e riconoscere che nessuno dovrebbe essere lasciato solo.

I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.

Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.

Un’educazione che rifiuta l’egoismo

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.

Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Trasferito all’inizio dell’anno scolastico, questo augurio invita a non cercare una comodità priva di responsabilità. La scuola può diventare un luogo nel quale imparare non soltanto a raggiungere obiettivi personali, ma anche a mettere le proprie capacità al servizio degli altri.

Contro la corsa al successo personale

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

La frase richiama il rischio di trasformare lo studio, il rendimento e il successo in un fine assoluto. L’impegno scolastico conserva il suo valore quando contribuisce alla maturazione della persona e non quando diventa uno strumento per dominare, umiliare o utilizzare gli altri.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Un messaggio per studenti, famiglie e personale scolastico

Auguro agli alunni, ai genitori, a tutto il personale festività serene. Che la gioia pura dello stare insieme, di ritrovare in convivio il fratello, riempia i vostri cuori.

Un buon anno scolastico coinvolge l’intera comunità: gli alunni che affrontano il percorso di apprendimento, i genitori che accompagnano la crescita, gli insegnanti e il personale che rendono possibile la vita quotidiana della scuola. La serenità auspicata non è estranea all’impegno, ma nasce da relazioni fondate sul rispetto, sulla fiducia e sulla disponibilità reciproca.

Il Natale è tradizionalmente una celebrazione della gioia e della speranza, ma negli auguri di don Tonino Bello emerge un tono dirompente e controcorrente che invita a riflettere profondamente sul senso di questa festa.

Definendo i suoi auguri “scomodi”, Don Tonino spinge i suoi fedeli e, più in generale, tutti noi, a guardare oltre l’apparenza delle celebrazioni natalizie per riscoprire i valori autentici che essa rappresenta: la carità, la giustizia, l’umanità.

La scomodità come risveglio interiore

Don Tonino inizia il suo discorso con un messaggio provocatorio: augura ai suoi fedeli non una vita confortevole, ma una “nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali”. Queste parole, così forti e poco convenzionali, rompono le consuetudini del linguaggio natalizio per richiamare alla necessità di guardarsi dentro e rifiutare l’indifferenza.

La “nausea” a cui si riferisce è un sintomo del risveglio interiore: solo nel rifiuto dell’egoismo si può scoprire una vita fatta di donazione, coraggio e apertura verso gli altri.

In un mondo sempre più individualista, queste parole risuonano come un invito attuale a costruire rapporti autentici e solidali, sfidando l’omologazione che spesso svuota di significato le festività natalizie.

La “scomodità” che egli auspica è la condizione necessaria per cambiare il mondo, iniziando dal cambiamento individuale. Non si tratta di augurare un disagio fine a sé stesso, ma di spronare ognuno a trovare nella scomodità uno stimolo verso la crescita e l’empatia.

Vivere la scuola come spazio della speranza

Eccoci, Signore, alla fine di questo lungo anno davanti a te. Col fiato grosso, dopo aver tanto camminato. Ma se ci sentiamo sfiniti, non è perché abbiamo percorso un lungo tragitto, o abbiamo coperto chissà quali interminabili rettilinei.

È perché, purtroppo, molti passi, li abbiamo consumati sulle viottole nostre, e non sulle tue: seguendo i tracciati involuti della nostra caparbietà faccendiera, e non le indicazioni della tua Parola; confidando sulla riuscita delle nostre estenuanti manovre, e non sui moduli semplici dell’abbandono fiducioso in te.

Forse mai, come in questo crepuscolo dell’anno, sentiamo nostre le parole di Pietro: “Abbiamo faticato tutta la notte, e non abbiamo preso nulla”. Ad ogni modo, vogliamo ringraziarti ugualmente.

Perché, facendoci contemplare la povertà del raccolto, ci aiuti a capire che senza di te non possiamo far nulla. Ci agitiamo soltanto.

Applicato alla vita scolastica, questo testo riconosce anche la fatica, gli errori e i risultati che non corrispondono alle attese. Un anno difficile non cancella il valore del cammino compiuto e può diventare un’occasione per rivedere le proprie scelte, recuperare fiducia e ripartire con maggiore consapevolezza.

Il valore dell’impegno e dei suoi limiti

Grazie, perché obbligandoci a prendere atto dei nostri bilanci deficitari, ci fai comprendere che, se non sei Tu che costruisci la casa, invano vi faticano i costruttori. E che, se Tu non custodisci la città, invano veglia il custode.

E che alzarsi di buon mattino, come facciamo noi, o andare tardi a riposare per assolvere ai mille impegni giornalieri, o mangiare pane di sudore, come ci succede ormai spesso, non è un investimento redditizio se ci manchi Tu.

Il Salmo 127, avvertendoci che, il pane, Tu ai tuoi amici lo dai nel sonno, ci rivela la più incredibile legge economica, che lega il minimo sforzo al massimo rendimento. Ma bisogna esserti amici. Bisogna godere della tua comunione. Bisogna vivere una vita interiore profonda.

Se no, il nostro è solo un tragico sussulto di smanie operative, forse anche intelligenti, ma assolutamente sterili sul piano spirituale.

Imparare dagli insuccessi

Grazie, Signore, perché, se ci fai sperimentare la povertà della mietitura e ci fai vivere con dolore il tempo delle vacche magre, tu dimostri di volerci veramente bene, poiché ci distogli dalle nostre presunzioni corrose dal tarlo dell’efficientismo, raffreni i nostri desideri di onnipotenza, e non ci esponi al ridicolo di fronte alla storia: anzi, di fronte alla cronaca.

L’insuccesso, nella scuola come nella vita, può mettere in discussione aspettative e sicurezze, ma può anche aiutare a riconoscere i propri limiti e a cercare strade nuove. La consapevolezza di non poter controllare tutto non deve diventare rassegnazione, bensì disponibilità ad apprendere e a ricominciare.

Grazie, Signore, perché non finisci di scommettere su di noi. Perché non ci avvilisci per le nostre inettitudini. Perché, al tuo sguardo, non c’è bancarotta che tenga.

Perché, a dispetto delle letture deficitarie delle nostre contabilità, non ci fai disperare. Anzi, ci metti nell’anima un così vivo desiderio di ricupero, che già vediamo il nuovo anno come spazio della Speranza e tempo propizio per sanare i nostri dissesti.

Un nuovo anno per ricominciare

Spogliaci, Signore, d’ogni ombra di arroganza. Rivestici dei panni della misericordia e della dolcezza. Donaci un futuro gravido di grazia e di luce e di incontenibile amore per la vita.

Aiutaci a spendere per te Tutto quello che abbiamo e che siamo. E la Vergine tua madre ci intenerisca il cuore. Fino alle lacrime. Amen don Tonino Bello

Un nuovo anno scolastico può essere letto come «spazio della Speranza e tempo propizio»: un periodo nel quale recuperare ciò che è rimasto incompiuto, sanare le difficoltà, rafforzare le relazioni e mettere a disposizione degli altri talenti, energie e conoscenze.

La speranza non elimina la fatica dello studio né le responsabilità della scuola, ma permette di affrontarle senza perdere la fiducia nelle persone e nella possibilità di migliorare. In questo senso, l’augurio di don Tonino Bello è rivolto a chi ricomincia dopo una delusione, a chi ha paura di non essere all’altezza e a chi deve ancora trovare il proprio posto nella comunità.

Un’oasi di pace per il nuovo cammino

Ti auguro un’oasi di pace La strada ti venga sempre dinanzi e il vento ti soffi alle spalle. E la rugiada bagni sempre l’erba cui poggi i passi.

E il sorriso brilli sempre sultuo volto. E il pianto che spunta sui tuoi occhi sia solo pianto di felicità. E qualora dovesse trattarsi di lacrime di amarezza e dolore, ci sia sempre qualcuno pronto ad asciugarle.

Il sole entri a brillare prepotentemente nella tua casa, a portare tanta luce, tanta speranza e tanto calore. Don Tonino Bello Buona vita

Alunni nel cortile scolastico sotto la luce del mattino

Questo augurio può accompagnare l’inizio dell’anno scolastico come una preghiera per ogni studente e per ogni adulto della comunità educativa: che il cammino sia sostenuto, che la gioia trovi spazio e che nei momenti di amarezza non manchi mai qualcuno pronto ad asciugare le lacrime.

La vita come un nastro d’argento

Non so se li ricordate, se li avete letti in qualche vostra antologia quei versi di Neruda in cui egli si chiede cosa sia la vita. Tunnel oscuro -dice- tra due vaghe chiarità o nastro d’argento su due abissi d’oscurità?

Quando ero parroco li citai durante una messa con i giovani. Poi chiesi: perché la vita non può essere un nastro d’argento tra due vaghe chiarità, tra due splendori?

Non potrebbe essere così la vostra vita? Vi auguro davvero che voi la vita possiate interpretarla in questo modo bellissimo“.

L’immagine del nastro d’argento esprime un augurio di fiducia e di bellezza. Anche il percorso scolastico può essere vissuto come un tratto di strada da illuminare con la curiosità, l’amicizia, la responsabilità e il desiderio di contribuire al bene comune.

Don Tonino Bello, testimone di pace e prossimità

Servo di Dio Don Tonino Bello Vescovo di Molfetta.

Nato a Lecce nel 1935, sacerdote nel ‘57, vescovo di Molfetta, in Puglia nel 1982, nel 1985 presidente del Movimento internazionale “Pax Christi”.

Balzò agli onori della cronaca mobilitando la sua Diocesi contro l’insediamento dei caccia bombardieri della Nato nella sua Puglia.

Era notato proprio per la sua scelta di una vita comune, come tutti: Vescovo, prendeva l’autobus, e andava spesso in bicicletta, per non inquinare con l’auto, discorreva al bar con la gente, era difficile riconoscere la sua dignità dal vestito: la dignità di credente e di Vescovo brillava invece scintillante nei suoi occhi.

Forbito e poetico scrittore coniugava il magistero evangelico con il servizio di persona alle famiglie di sfrattati che aveva accolto nella propria abitazione del palazzo vescovile.

Non temeva di esporsi anche nelle manifestazioni pubbliche partecipando ai cortei non violenti e pacifisti in occasione dei conflitti internazionali.

Ci ha lasciato pagine squisite soprattutto nelle sue opere di devozione mariana. Morì poco dopo aver partecipato, già gravemente ammalato di tumore, alla marcia a piedi dei 500 su Sarajevo, al tempo dell’occupazione nel conflitto dell’ex Jugoslavia.

Il 27 novembre 2007 la Congregazione per le Cause dei Santi ne ha avviato il processo di beatificazione.

Auguri scomodi per una scuola più umana

In una società dove spesso si confonde la felicità con la comodità materiale, don Tonino Bello ci offre un messaggio controcorrente e radicale, che invita a fare del Natale un momento di vera rivoluzione interiore e sociale.

I suoi “auguri scomodi” sono un faro che illumina ciò che conta veramente: il coraggio di amare senza riserve, di aprire le porte a chi ne ha bisogno e di vivere in armonia con i valori più alti dell’umanità.

Auguri scomodi, dunque, perché solo sfidando noi stessi e le banali, egoistiche convenzioni sociali possiamo scoprire la gioia autentica del Natale e della vita.

Per un buon anno scolastico, il messaggio può diventare questo: non abbiate paura, non chiudetevi in voi stessi, coltivate le amicizie, cercate la giustizia, difendete la pace, prendetevi cura dell’ambiente e non smettete di credere nella possibilità di cambiare il mondo.

"Don Tonino Bello - Freedom" - Catechesi Giovani 2.0

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