Diocesi di Verona e don Carlo Vinco: biografia, impegno sociale e ruolo di Garante dei detenuti

Don Carlo Vinco è un sacerdote e psicologo veronese, parroco della chiesa di San Luca, impegnato da molti anni accanto alle persone fragili, ai malati di Aids, ai Rom, agli anziani e alle persone detenute. Dal giugno 2021 è stato nominato dal Sindaco di Verona Garante dei diritti dei detenuti del carcere di Montorio.

Nel 2021 il Comune di Verona ha scelto don Carlo Vinco come Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, incarico indipendente volto a osservare la situazione dell’istituto penitenziario, conoscere le problematiche che vi emergono e rilevare eventuali disagi. Il suo percorso pastorale e sociale, maturato attraverso il lavoro nelle parrocchie e nelle strutture assistenziali, ha accompagnato questa esperienza istituzionale.

Il ruolo di Garante dei diritti delle persone private della libertà personale

Don Carlo Vinco ricopre l’incarico di Garante dei diritti delle persone private della libertà personale dal 3 giugno 2021. Il Garante è un organo monocratico ed ha piena autonomia rispetto agli organi ed alle strutture amministrative dell’Ente.

È il primo religioso a essere eletto nel 2021 Garante dei diritti delle persone private della libertà personale nel Comune di Verona, la sua città, dove era parroco a San Luca. È stato nominato dal Sindaco di Verona Garante dei diritti dei detenuti del Carcere di Montorio.

È il giugno 2021 - esattamente quattro anni fa - quando il Comune di Verona, che nel suo territorio ha un solo istituto di pena, la casa circondariale di Montorio, fa una scelta originale: elegge un sacerdote come Garante dei diritti delle persone private della libertà personale in sostituzione del precedente, dimessosi a febbraio.

L’ordinamento vuole che questa figura indipendente abbia la stessa durata del Consiglio comunale, invece a Verona il Consiglio cambia, la Giunta ha un altro colore, ma lui è ancora lì. Apprezzato da tutti.

“La figura del Garante rappresenta uno sguardo del Comune sull’ente carcerario che è pieno di contraddizioni e fragilità - spiega ai media vaticani - l’obiettivo è sia la conoscenza continua delle problematiche che vi emergono, sia il rilievo di eventuali disagi”.

La casa circondariale di Montorio e il cambiamento del carcere

“Il carcere è in continuo cambiamento, continuo!”. Non usa mezzi termini don Carlo nel ripercorrere i suoi quattro anni di mandato: “Quando ho iniziato a Verona, il cui istituto ha una capienza di circa 318 posti, c’erano già 400 detenuti, oggi sono più di 600”, è la sua denuncia del sovraffollamento che affligge molte strutture italiane, come pure il dramma dei suicidi che ha toccato più volte la casa circondariale di Montorio.

“Il cambiamento, qui, riguarda soprattutto l’età e la provenienza - spiega - più andiamo avanti più gli ingressi sono di giovani, anche 18-21 anni, e sempre più stranieri: siamo il carcere che ne ospita di più in Veneto”.

Il motivo è legato, secondo il Garante, all’aumento dello spaccio, dei piccoli furti e della resistenza a pubblico ufficiale che sono i reati per i quali tipicamente i giovani non italiani finiscono in manette.

ElementoDato
Inizio dell’incarico03/06/2021
Casa circondarialeMontorio
Capienza indicatacirca 318 posti
Detenuti indicati all’inizio del mandato400
Detenuti indicati successivamentepiù di 600
Fascia d’età citata18-21 anni

Il rapporto con il territorio e la Diocesi di Verona

Una delle funzioni del Garante comunale è anche quella di mantenere i rapporti con il territorio, di cui fa parte anche la diocesi: “Nella mia realtà non è difficile, abbiamo una cappellania molto ben organizzata con anche due diaconi e alcune suore che lavorano come volontari e il vescovo è molto sensibile a questo tema - afferma - proprio in questi giorni stiamo celebrando il Giubileo dei detenuti in diocesi, che prevede una Messa celebrata dal vescovo all’interno della struttura e alcuni momenti di preghiera e catechesi in preparazione”.

Il nuovo Vescovo è già entrato in carcere più volte e ha avuto un contatto immediato, ma anche molto profondo, con i detenuti. Credo che possa essere un aiuto e uno stimolo importante, sia per la dimensione sociale della città, sia per la specificità delle problematiche del carcere.

Il vescovo Domenico ha ufficializzato alcune nomine della Chiesa di Verona, pubblicate sul numero di Verona Fedele del 6 settembre.

  • CORDIOLI don Giacomo, psdp, è nominato Direttore Spirituale del Seminario Vescovile Maggiore e di “Casa S. Giovanni Battista” per le vocazioni giovanili;
  • FACCHINETTI don Francesco è trasferito dall’ufficio di Vicario parrocchiale di Cadidavid per intraprendere un’esperienza pastorale presso l’Associazione Comunità Sacerdotale Familiaris Consortio nella Diocesi di Reggio Emilia - Guastalla.

Il Giubileo dei detenuti e la visita di Papa Francesco

Nel maggio 2024 la casa circondariale di Montorio ha ricevuto la visita di un altro vescovo, quello di Roma, cioè Papa Francesco: “Quel momento ha significato molto per me - ricorda ancora il sacerdote - è stata una visita esemplare, sia per l’accoglienza del Papa ai detenuti, per la sua simpatia, per la pazienza con la quale si è offerto loro, ascoltandoli, abbracciandoli, non sottraendosi ad alcuna relazione.

E poi nel suo discorso ha fatto riferimento al dramma dei suicidi che purtroppo ha colpito anche Verona”.

In occasione del Giubileo dei sacerdoti parla il primo religioso a essere eletto nel 2021 Garante dei diritti delle persone private della libertà personale nel Comune di Verona, la sua città, dove era parroco a San Luca. Così ricorda la visita di Papa Francesco: “Momento esemplare di accoglienza, simpatia e pazienza”.

Essere sacerdote e Garante dei detenuti

Il carcere è spesso una missione per chi lo conosce in profondità, ma vivere la doppia dimensione di sacerdote e Garante può essere difficile: “Più che altro è commovente -corregge don Vinco - lo è vedere che anche dalle situazioni più tragiche possono emergere inedite cariche di umanità, sensibilità e misericordia, non nel senso del perdono tout court, ma dell’accoglienza con tutte le proprie colpe”.

“È una continua lezione di vita trovare dentro il carcere situazioni umane che non si sono spente”, conclude.

“Quando ho assunto l’incarico avevo qualche dubbio che il mio essere prete potesse rappresentare una difficoltà: la maggioranza delle persone detenute a Montorio non sono cattoliche, quindi pensavo che potessero vedere il garante-prete con imbarazzo. Invece non è stato così, anzi.”

“Nelle persone di fede islamica c’è un rapporto con il ministro di culto, qualunque sia, di grande rispetto e stima. C’è fiducia. Il concetto è: un prete non può imbrogliarmi!”.

“Certo. La mia storia, oltre che la mia età, aiutano a creare un rapporto positivo con il territorio veronese. Anche se, pur essendosi smosse alcune attenzioni negli ultimi mesi, il problema del carcere resta marginale nella nostra vita sociale. Bisognerebbe riuscire a fare molto di più con il territorio”.

La formazione e il percorso sacerdotale

Don Carlo Vinco è nato a Bosco Chiesanuova nel 1953. Dopo gli studi al Liceo Ginnasio Scipione Maffei, ha conseguito la laurea in Psicologia presso l’Università di Padova nel 1977. Entrato in Seminario dopo il servizio militare, è stato ordinato Sacerdote nel 1983.

Ha svolto il ministero di collaboratore parrocchiale a S. Maria Regina, a S. Giovanni Lupatoto e a S. Giorgio in Braida. Ha svolto attività di insegnamento di religione a Verona, presso il Liceo Scientifico Galileo Galilei e l’Istituto Tecnico Commerciale Lorgna - Pindemonte.

Dopo un’esperienza di cappellano presso la Casa di Cura Santa Giuliana, è diventato parroco a S. Tomaso Cantuariense, poi a San Floriano e al Tempio Votivo. Oggi è parroco presso la chiesa di San Luca a Verona.

È stato parroco al Tempio Votivo, a San Tomaso e, ora, a due passi dalla Bra, a San Luca. È stato parroco a Veronetta per 12 anni.

L’impegno accanto ai malati di Aids e alle persone emarginate

Nel 1992 ha fondato l’Associazione “Il Cireneo” per l’assistenza ai malati di AIDS e ha aperto una casa di accoglienza per malati terminali.

Si è schierato a fianco dei malati di Aids, associazione Il Cireneo, e dei Rom. Nel 2005 ha ospitato in chiesa 15 famiglie sfrattate, a rischio espulsione.

La scelta del Comune di Verona è ricaduta su don Carlo Vinco anche per una vita spesa tra i senzatetto, i Rom e soprattutto i malati di Aids e i tossicodipendenti che con il carcere hanno spesso a che fare.

Don Vinco ha ripercorso anche il suo impegno con i malati di Aids e il valore umano di quell’esperienza: “È stata una lezione. Mi ha insegnato che non c’è nessuna colpa che meriti la sofferenza o la morte e che anche nelle situazioni più disperate si può ritrovare l’umanità”.

La presidenza della Pia Opera Ciccarelli e il lavoro con gli anziani

Per quindici anni è stato presidente della Fondazione Pia Opera Ciccarelli. È stato presidente della Pia Opera Ciccarelli, designato dall’allora Vescovo padre Flavio Roberto Carraro.

È stato membro di alcune fondazioni, sempre con finalità assistenziali.

È stato assegnato a Don Carlo Vinco il 22° Premio San Martino, il riconoscimento che dal 2004 l’Istituto Assistenza Anziani di Verona conferisce a persone, istituzioni pubbliche o private che, negli anni, si sono distinte con iniziative a favore degli anziani e dei loro familiari.

Un premio nato per valorizzare impegno, dedizione e innovazione nel campo della cura e dell’assistenza. La cerimonia si è svolta ieri, venerdì 28 novembre, al Palazzo della Gran Guardia, davanti alle autorità e a rappresentanti delle realtà sociali del territorio.

Don Vinco, parroco, psicologo è stato scelto per un percorso umano e professionale a servizio delle persone fragili: da presidente della Fondazione Pia Opera Ciccarelli ai malati di Aids, fino ai detenuti, ruolo che oggi ricopre come Garante dei diritti dei detenuti del carcere di Montorio.

Nella sua presentazione, il Prof. Giuseppe Moretto, Presidente del Comitato Scientifico dell’Istituto Assistenza Anziani ha evidenziato come l’opera di Don Vinco rappresenti “un modello di prossimità e responsabilità civile, capace di unire competenza, visione e profonda umanità”.

L’Istituto Assistenza Anziani, con questa edizione, ha voluto celebrare una figura che ha saputo tenere insieme professionalità, sguardo sociale e capacità di stare accanto alle fragilità con rispetto profondo.

Nel suo intervento, il sindaco di Verona, Damiano Tommasi, ha espresso soddisfazione per il riconoscimento a Don Carlo Vinco da tanti anni “anima viva della nostra città, soprattutto nell’ascolto e nella presenza nelle situazioni più delicate”.

Un premio che il primo cittadino ha definito essere anche un’occasione per dare il giusto merito e per ringraziare Don Vinco per tutto quello che ha fatto e sta facendo sia in parrocchia a San Luca che in carcere.

Accogliendo il premio, caratterizzato dal 2007 da una medaglia appositamente coniata, Don Carlo Vinco, dopo aver ringraziato per il riconoscimento, ha richiamato i passaggi più significativi del suo percorso, ricordando l’esperienza alla Pia Opera Ciccarelli di cui è stato presidente per 15 anni e l’evoluzione culturale nella cura degli anziani: “Ho lavorato con gli anziani, ed è stata una delle attività che mi ha caratterizzato di più” ha ricordato.

“Sono stati anni in cui è cambiato tutto: non parlavamo più di case di riposo come rifugi, ma si è sviluppata l’idea del centro servizi per l’anziano, con attenzione alla domiciliarità, al sostegno familiare, alla formazione degli operatori. Abbiamo affrontato trent’anni fa il tema dell’Alzheimer quando ancora quasi non se ne parlava e abbiamo imparato che anche la persona demente è persona fino alla fine”.

Ha poi aggiunto: “Si è capito che la sofferenza non riguarda solo chi ha la malattia, ma anche chi assiste e quindi serve una formazione a chi è vicino all’anziano, a chi soffre perché non è più riconosciuto dal papà o dalla mamma, a chi vorrebbe assistere fino alla fine ma poi non ce la fa e deve ricorrere alle case di assistenza”.

La lettura di Verona e delle sue fragilità sociali

“Per chi abita in centro come me, è una città bellissima. Sono stato parroco a Veronetta per 12 anni, nel periodo in cui c’è stata la trasformazione di piazza Isolo: da piazza delle corriere, come si diceva, era diventata luogo di degrado particolarmente significativo, prima di essere riqualificata.

Piazza Isolo per me è stata un simbolo di come leggere la città: bella, con grandi potenzialità, ma che può facilmente slittare, in certe sue componenti, verso situazioni di degrado e di non amministrazione”.

“In questi anni la città è cambiata moltissimo. Il Covid ci ha fatto capire che siamo pochi veronesi in città, e che il centro è abitato solo da turisti. Non è più la città dei veronesi: è una città di turisti”.

“É la gente veronese a essere buona e solidale. Il Covid aveva messo molto in crisi la dimensione religiosa, ma negli ultimi tempi c’è una dimensione più purificata, sia a livello di ricerca di valori, sia a livello di attenzione al sociale. Forse c’è meno, ma di maggiore qualità”.

Il disagio giovanile e l’integrazione

“Quando incontro giovani, normalmente incontro bellissime persone: colti, aperti al mondo, attenti ai valori e al rispetto per gli altri. É vero che c’è anche un disagio, secondo me di due tipi.

Il più evidente è quello espresso dalla seconda generazione di stranieri arrivati qui, per i quali l’integrazione non c’è ancora: è un disagio che si esprime con modi sfacciati, arroganti, talvolta con la violenza, nel tentativo di guadagnarsi un territorio.

In carcere c’è stato un aumento, in questi ultimi tempi, di giovani fra i 18 e i 20 anni”.

“É quella determinata dal Covid, ma anche dalla guerra, che i giovani si sentono sulla testa come minaccia incombente. É un disagio psicologico, forse più nascosto, ma molto diffuso: me lo raccontano tantissimi genitori, molto preoccupati”.

Don Carlo Vinco e l’educazione nello sport

L’incontro, a tema educazione nel mondo dello sport, è aperto a presidenti di società, dirigenti, allenatori, genitori inseriti nelle realtà sportive.

All’appuntamento, promosso in collaborazione con il CONI Veneto, sono invitati anche i sacerdoti che sono a contatto con le società sportive e desiderano approfondire un percorso sull’educazione dei giovani atleti.

Interverranno:

  • Don Gabriele Vrech, incaricato diocesano per lo sport - Diocesi di Verona
  • Dott. Giancarlo Ronchi, docente di Scienze Motorie UEFA B e responsabile Giocasport Cometa (Como)

Il Premio San Martino

Il Premio San Martino è il riconoscimento che l’Istituto Assistenza Anziani conferisce a persone, istituzioni pubbliche o private che, negli anni, si sono distinte con iniziative a favore degli anziani e dei loro familiari.

Il riconoscimento è nato per valorizzare impegno, dedizione e innovazione nel campo della cura e dell’assistenza.

L’albo d’onore del Premio San Martino comprende:

  • 2004 Fondazione Giuseppe Toniolo
  • 2005 Croce Verde
  • 2006 Dott.ssa Miria Loro Cherubini
  • 2007 Dott. Roberto Maria Rubini
  • 2008 Istituto Sorelle della Misericordia
  • 2009 Prof. Nicolò Rizzuto
  • 2010 Sig. Sergio Collina
  • 2011 Prof. Mauro Zamboni
  • 2012 S.I.C.P. Società Italiana Cure Palliative
  • 2013 UNAMSI Unione Nazionale Medico Scientifica di Informazione
  • 2014 Prof. Claudio Franceschi
  • 2015 Prof. Adriano Chiò
  • 2016 Prof. Paolo Cendon
  • 2017 Prof. Filippo Rossi
  • 2018 Prof. Marco Trabucchi
  • 2019 Prof. Ottavio Bosello
  • 2020 Personale Istituto Assistenza Anziani
  • 2021 Prof.ssa Evelina Tacconelli
  • 2022 Prof. Giuseppe Moretto
  • 2023 Prof. Gianluigi Zanusso
  • 2024 Prof.ssa Luigina Mortari

Il metodo dell’ascolto e della prossimità

“Nel carcere - ha aggiunto - cerco di vivere le relazioni con le persone. Al di là dei disastri che possiamo fare e delle colpe più gravi, l’importante è riuscire a riscoprire quel barlume di umanità che permette di guardare avanti”.

Il percorso di don Carlo Vinco rappresenta un impegno costante accanto alle fragilità, coniugando esperienza pastorale, formazione psicologica, responsabilità civile e attenzione alle persone private della libertà personale.

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