Gli affreschi dell’Abbazia dei Santi Nazario e Celso a San Nazzaro Sesia comprendono due importanti opere quattrocentesche conservate all’interno della chiesa e un ampio ciclo pittorico nel chiostro, dedicato alle Storie della vita di San Benedetto. Le pitture testimoniano il prestigio raggiunto dall’abbazia durante l’epoca dell’abate Antonio Barbavara e costituiscono una delle principali ragioni di interesse artistico del complesso.
All’interno della chiesa si trovano un affresco sulla parete della navata laterale destra, datato 12 ottobre 1480 e riconducibile, secondo la critica, a Giovanni Antonio Merli, e una seconda composizione con la Madonna in trono, il Bambino, angeli musicanti, San Sebastiano e Sant’Agata, ancora in fase di studio e non attribuita con certezza.

L’Abbazia dei Santi Nazario e Celso
L'Abbazia di San Nazzaro Sesia è tra le più gloriose del Novarese ed è uno dei maggiori documenti dell'arte romanica nell'Italia del Nord. Essa appartiene alla provincia di Novara ed ecclesiasticamente alla diocesi di Vercelli.
Fu fondata nel 1040 dal Vescovo di Novara Riprando unitamente ai suoi fratelli Conti di Biandrate, il quale l'affidò, secondo la consuetudine del tempo, ai monaci benedettini, riservando alla famiglia il diritto di decima. Secondo la tradizione, il complesso fu edificato sui resti di un precedente monastero.
Situata in una posizione strategica, nei pressi di un guado del fiume Sesia, viene fortificata a partire dal XIII secolo per difendersi dalle sanguinose lotte fra Novara, Vercelli e Milano. La particolare posizione geografica lungo la “via Regis” e la prossimità ad uno dei guadi del Sesia le conferì un importante ruolo strategico nei conflitti che, nel XIII e XIV secolo, impegnarono Novara e Vercelli e per questo motivo nel corso del Duecento il complesso abbaziale venne fortificato.
La vita all'interno dell'abbazia scorre tra un'alternanza di lotte, saccheggi e momenti di tregua fino al 1429, anno in cui viene designato abate, con bolla pontificia, Antonio Barbavara, esemplare abate e signore feudale. La sua reggenza durerà a lungo: fino al 1467.
In questo periodo il complesso abbaziale subisce grandi migliorie sia dal punto di vista patrimoniale che di organizzazione agricolo-comunitaria, introducendo nuove colture e bonificando i terreni circostanti. La planimetria precedente fu conservata quasi integralmente, ma il complesso venne caratterizzato da linee tardo gotiche quattrocentesche.
La chiesa fu costruita per volere dell’abate Antonio Barbavara, che decise di demolire la vecchia chiesa romanica e di costruirne una nuova secondo il gusto gotico-lombardo. Il complesso, che già ai tempi del Barbavara non ospitava più monaci, decadde gradualmente.
Nel 1801, in seguito alle soppressioni napoleoniche, l’abbazia fu venduta ai fratelli Isnard, che la utilizzarono come cascina. Solo verso la metà del XX secolo, grazie alle importanti opere di restauro, l’abbazia riprende il suo originale splendore.
Fu nei primi anni del Novecento che si risvegliò l’interesse nei confronti del complesso monastico: gli edifici furono riscattati ad opera dei parroci e nel 1958 furono iniziati i lavori di restauro, che hanno interessato anche le fortificazioni.
Gli affreschi interni della chiesa
All’interno della chiesa vi sono due pregevoli affreschi, uno sul fianco della navata latrale destra ed uno al termine della stessa. L’affresco sul fianco della navata laterale destra è stato attribuito ad un pittore galliatese (Galliate è un comune sito ad est di Novara) del 1400, Giovanni Antonio Merli, ed è da ascrivere al clima di elevata cultura e prestigio finanziario che caratterizzava l’abbazia al tempo dell’abate Barbavara.
Gli affreschi restaurati della seconda metà del 1400 comprendono, nella seconda campata a destra, san Nazzaro a cavallo su sfondo di paesaggio, fiancheggiato da santa Caterina e san Rocco a destra, e san Celso e un martire a sinistra, datato 1480, riconducibile, secondo la critica, a Giovanni Antonio Merli.
L'iscrizione recante la data di esecuzione (12 ottobre 1480) ci fa sapere che l'affresco stesso è stato commissionato dalla popolazione del luogo. L’affresco è impaginato nello stile umanistico.
San Nazzaro a cavallo e i santi laterali
I personaggi raffigurati sono, guardando l’ affresco da sinistra verso destra, San Bovo con un personaggio femminile sconosciuto (forse la madre), San Nazario a cavallo, Santa Caterina da Alessandria e San Rocco.
All’interno, sui prospetti laterali a destra si ammirano due affreschi quattrocenteschi; uno commissionato dall’Abate Barbavara raffigura San Nazzaro a cavallo fra Santa Caterina e San Rocco e San Celso, datato 1480; l’altro raffigura la Madonna in trono con Bambino e angeli musicanti.
All’interno, composto da tre navate con volte a crociera costolonate, affreschi restaurati della seconda metà del 1400: nella seconda campata a destra è raffigurato san Nazzaro a cavallo su sfondo di paesaggio, fiancheggiato da santa Caterina e san Rocco a destra, e san Celso e un martire a sinistra, datato 1480, riconducibile, secondo la critica, a Giovanni Antonio Merli.
Sono personaggi la cui devozione è stata molto forte all’epoca in cui l’opera è stata realizzato. La scena unisce la figura centrale del santo a cavallo alla presenza di santi e figure devote, secondo un impianto di evidente valore religioso e celebrativo.

La Madonna in trono con il Bambino
L’affresco sito al termine della navata di destra, a fianco dell’ingresso laterale alla chiesa, appare molto più enigmatico e ricco di particolari con riferimento simbolico. Vi sono rappresentati la Vergine Maria seduta in trono con il bimbo Gesù in braccio, attorniata da angeli musicanti, in una ricca cornice architettonica.
Al fianco sinistro troviamo San Sebastiano e sul fianco destro Sant’Agata. Nella cornice sommitale ancora angeli musicanti e parti anatomiche appese alla cornice stessa.
In fondo alla navata destra un altro affresco raffigura la Madonna in trono con Bambino, ai lati angeli musicanti, inseriti in un’insolita struttura architettonica fra san Sebastiano a destra e sant’Agata a sinistra.
L’altro affresco raffigura la Madonna in trono con Bambino, ai lati angeli musicanti, inseriti in un' insolita struttura architettonica fra San Sebastiano a destra e Sant'Agata a sinistra.
Ciò che appare subito evidente è l’elevato numero di personggi rappresentati: 19 se si conta anche il cardellino in mano al bimbo Gesù. Inoltre, risulta subito evidente la tipologia di rappresentazione dei personaggi laterali, raffigurati all’opposto di quanto si riscontra nell’iconografia classica.
Qui tutto parla di dolore e sofferenza, ma anche del trionfale superamento delle passioni stesse, in un tripudio musicale che, forse, rimanda alla maestria corale dei monaci benedettini all’epoca del Barbavara.
Questo affresco non è ancora stato attribuito, ed è attualmente in fase di studio.
Il ciclo di affreschi del chiostro
Tutto il chiostro era affrescato su tre livelli: una fascia bassa, una fascia media e le lunette delle volte a crociera. Le storie narrate pittoricamente sono gli episodi della vita di San Benedetto, dalla nascita alla morte, così come raccontate nell’opera letteraria “I dialoghi” di San Gregorio Magno papa.
Il chiostro di forma quadrangolare, quattrocentesco, ha grandi arcate con volte a crociera, con ricchi fregi in cotto; di grande interesse il ciclo di affreschi quattrocentesco che decorano alcune pareti del chiostro e illustrano episodi della vita di San Benedetto.
Il CHIOSTRO quadrangolare, formato da grandi arcate con volte a crociera, si estende a sinistra della Chiesa e possiede pregevoli decorazioni in cotto e, sotto il portico del lato adiacente alla Chiesa, un interessante ciclo di affreschi riguardante le “Storie della vita di San Benedetto”, commissionati dall’abate Antonio Barbavara.
Al piano superiore si apre un ampio loggiato con un ciclo pittorico costituito da affreschi quattrocenteschi che raccontano episodi della vita di San Benedetto. Sulla destra della chiesa il chiostro del '400 con ricche decorazioni in cotto e sotto il portico adiacente alla chiesa affreschi del 400 con scene della Vita di San Benedetto: si tratta di uno dei più vasti cicli dedicati al santo.

Perdite e conservazione del ciclo pittorico
La manomissione degli edifici nel corso della storia, le condizioni meteorologiche, e scelte conservative rivelatesi col tempo, purtroppo, peggiorative, hanno determinato delle perdite sul numero degli affreschi iniziali, e sulla loro qualità.
Oggi rimangono solo gli affreschi sul lato nord, alcuni frammenti sul lato est, e porzioni di affresco sul lato sud. In tutti i lati, inoltre è andata perduta la fascia bassa.
L’attuale chiostro quattrocentesco ha forma quadrangolare, con fregi in cotto che lo decorano perimetralmente. Il chiostro probabilmente ricalca la forma di un precedente impianto distrutto insieme alla chiesa romanica; l’attuale, coevo alla chiesa, fu deturpato dopo il 1801 abbattendo la parte verso oriente e ridotto a portone per il passaggio di carri agricoli; mentre la parte superiore fu adibita a magazzino per cereali.
Le didascalie in volgare
Una peculiarità è la presenza, al di sotto di ogni scena raffigurata, di una didascalia che, nel volgare dell’epoca del 1400, racconta la scena stessa, così come narrata ne “I dialoghi” di S. Gregorio Magno papa.
Una sorta di ‘fotoromanzo’ del tempo, che lascia oggi un’importante testimonianza della lingua parlata 600 anni fa.
Le didascalie trasformano il ciclo pittorico in un racconto visivo e scritto: le immagini non sono isolate, ma accompagnate da testi che guidano la lettura degli episodi della vita del santo e conservano una testimonianza storica della lingua volgare quattrocentesca.
Paesaggi e dettagli narrativi
Ogni scena narrata è immersa in un paesaggio a volte naturale, a volte urbano, in cui i dettagli son rappresentati con cura e ricercatezza.
La varietà degli ambienti contribuisce alla costruzione narrativa del ciclo: gli episodi si svolgono in spazi riconoscibili, nei quali architetture, paesaggi e figure concorrono a rendere più comprensibile la storia rappresentata.
Gli episodi della vita di San Benedetto
Le pitture del chiostro raccontano la vita di San Benedetto dalla nascita alla morte e seguono gli episodi narrati nei “Dialoghi” di San Gregorio Magno papa. Tra le scene conservate o documentate compaiono la nascita di San Benedetto, le tentazioni subite dal santo, la vicenda del “monaco instabile” e gli ultimi istanti della sua vita.
La nascita e le tentazioni
Nascita di S.Benedetto.
Episodi della vita di S.Benedetto.
Episodi della vita di San Benebetto.
Le tentazioni subite da S.Benedetto.
L’episodio del “monaco instabile”
Viene narrata in forma pittorica la descrizione che san Gregorio Magno fa di Benedetto: un uomo dalla solida inossidabile fede, ma anche dal carattere duro, difficile, con un atteggiamento nei confronti della vita, la “Regola”, che pochi confratelli saranno in grado di sopportare.
Si racconta, ad esempio, la vicenda del “monaco instabile”. San Gregorio narra di come l’abate Pompeiano si consulterà con Benedetto preoccupato per la condotta di un monaco del proprio monastero, che non solo fa sì che la propria mente insegua «pensieri vaganti, futili e mutevoli», ma al momento opportuno diserta le celebrazioni liturgiche, lasciandosi persuadere da un «fanciullo nero» a lasciare il monastero.
Dopo giorni di preghiera, ed un’attenta osservazione, benedetto deciderà di percuotere con un bastone il monaco, che da quel momento sarà «risanato».
Gli ultimi istanti della vita di San Benedetto
Allo stesso modo, ci vengono presentati gli ultimi momenti della vita del santo. Benedetto è a letto, esausto. Il medico al suo capezzale gli tasta il polso, tenta le ultime cure.
La cavalcatura con cui è arrivato, il tenero asinello, è ‘parcheggiata’ fuori dalla stanza, vicino alle scale di ingresso, e tutti i monaci si disperano per ciò che sta accadendo.
In alto, su una scia dorata, una piccola figura sta salendo al cielo, prefigurazione di ciò che sarà del santo al termine della propria vita. La dolcezza che promana dalla scena è toccante, e merita di essere vissuta in prima persona.
Il contesto architettonico degli affreschi
La chiesa costruita nel XV secolo è un esempio di architettura gotico-lombarda. La facciata a capanna con portale ogivale e rosone centrale è riccamente decorata da cornici fittili.
In fondo al quadriportico la chiesa di forme gotico quattrocentesche con facciata a capanna aperta da un portale e da un oculo decorati da terrecotte finemente lavorate; la sua forma a arco acuto, leggermente strombato è evidenziata dalle colonne tortili e dalle formelle con motivi di girasoli, grappoli d'uva e viticci, putti danzanti e fiori che li incorniciano.
La facciata a capanna con portale ogivale e rosone centrale è decorata da cornici fittili. Un fregio in cotto di archetti pensili intersecatesi segna il perimetro esterno della chiesa.
L'interno si presenta a tre navate con volte a crociera costolonate. La navata centrale è di vaste proporzioni ed è divisa in tre campate quadrate da arconi a sesto acuto poggianti su pilastri polistili a fascio con lesene e semicolonne addossate con capitelli a dado in cotto, come i pilastri.
L'edificio ha pianta rettangolare ed aula unica, divisa in tre navate. La centrale prevale nettamente su quelle laterali ed è costituita da tre campate a pianta quadrate a cui corrispondono nelle navate laterali campate oblunghe e rettangolari.
La quarta campata centrale include il transetto e parte del presbiterio prolungato in una abside pentagonale, mentre le altre due navate laterali si concludono con cappelle quadrangolari. L'abside è pentagonale mentre le due navate laterali sono concluse da cappelle rettangolari.
Il chiostro e le strutture medievali
Il chiostro di forma quadrangolare, quattrocentesco, ha grandi arcate con volte a crociera, con ricchi fregi in cotto. L’attuale chiostro quattrocentesco ha forma quadrangolare, con fregi in cotto che lo decorano perimetralmente.
In stile romanico sono l’alta torre campanaria e il quadriportico che non furono intaccati dai lavori di ricostruzione. Dell'antica costruzione romanica rimangono l'atrio disposto su due piani con nartece incorporato e la torre campanaria.
Si entra nel complesso abbaziale accanto a una torre mozza del '400 e, subito a sinistra si incontra un quadriportico dell'XI secolo, resto di due fiancate dell'antico nartece a ciottoli misti a mattoni in corsi orizzontali; si presenta a due piani di cui quello in basso porticato e quello superiore con bifore riccamente decorate da cornici in cotto.
Il quadriportico mostra una tecnica costruttiva che alterna fasce in mattoni a corsi di pietra disposti a spina di pesce, simile a quella della possente torre campanaria romanica, a pianta quadrata, appartenente alla primitiva chiesa del secolo XI.
Il campanile
Il campanile è una poderosa costruzione a sezione quadrata, isolato, a nord-est della chiesa. Della chiesa originale dell'XI secolo, datato dal Porter 1055-1075.
Si tratta di una poderosa torre quadrata rafforzata agli angoli da paraste di mattoni e blocchi di serizzo. La muratura è di ciottoli disposti a lisca di pesce con decorazioni a file di archetti e bifore e monofore spesso murate.
La massiccia costruzione a pianta quadrata presenta una muratura in ciottoli di fiume disposti a spina di pesce, intercalati da mattoni collocati orizzontalmente; le sei specchiature sono scandite da una serie di archetti pensili.
Come osservare gli affreschi durante la visita
Gli affreschi interni si trovano nella navata laterale destra: il dipinto con San Nazzaro a cavallo è collocato nella seconda campata, mentre la Madonna in trono con il Bambino si trova al termine della navata destra, accanto all’ingresso laterale.
Il ciclo dedicato a San Benedetto si trova nel chiostro quattrocentesco, sotto il portico del lato adiacente alla chiesa e nel loggiato superiore. La lettura delle scene va accompagnata dall’osservazione delle didascalie in volgare poste sotto le immagini.
La visita permette inoltre di mettere in relazione le pitture con l’architettura dell’abbazia: le volte a crociera, le arcate, i fregi in cotto, il quadriportico romanico, la torre campanaria e le strutture difensive formano un complesso nel quale le opere figurative sono inserite in una stratificazione storica più ampia.
Informazioni per la visita
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Nome | Abbazia dei Santi Nazario e Celso |
| Località | San Nazzaro Sesia (NO) |
| Indirizzo | Via Barbavara, 1 SAN NAZZARO SESIA (NO) |
| Periodo prevalente | 12º secolo |
| Elementi da vedere | architettura; pittura; campanile; |
| Apertura | Tutti i giorni dalle 8:30 fino al tramonto. |
| Orari messe | sabato alle 17:00 e domenica alle 11:15 |
Come arrivare: in via Antonio Barbarava. L'Abbazia si trova a San Nazzaro Sesia (NO), nota come San Nazzaro o dei Santi Nazario e Celso.
La visita comprende l’esterno, l’interno e il campanile; tra gli elementi di maggiore interesse sono indicati l’architettura, la pittura e il campanile. Il complesso è stato valutato come un luogo che “Vale la gita”.
Le immagini pubblicate nella documentazione comprendono 65 fotografie dell’Abbazia di San Nazzaro o dei Santi Nazario e Celso.