Il miracolo di Fatima è legato alle apparizioni della Vergine Maria riferite da Lucia dos Santos e dai suoi cugini Francisco e Jacinta Marto tra il 13 maggio e il 13 ottobre 1917 a Cova da Iria, vicino a Fatima, in Portogallo. Il momento culminante fu il 13 ottobre, quando una folla stimata tra le 30 e le 100mila persone riferì di aver visto il cosiddetto “miracolo del sole”.
Secondo la testimonianza dei tre bambini, la Madonna li invitò a pregare per i peccatori, per gli ammalati e per la pace, chiedendo in particolare la recita quotidiana del Rosario, la conversione e la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria. Francisco e Jacinta morirono ancora bambini durante l’epidemia di spagnola, mentre Lucia divenne monaca carmelitana scalza e custodì per tutta la vita la memoria degli eventi di Fatima.
Fatima all’inizio del Novecento
Fatima si manifesta come un’irruzione della luce di Dio nelle ombre della Storia umana. All’alba del XX secolo, nell’aridità della Cova da Iria, ha echeggiato la promessa della misericordia, ricordando ad un mondo trincerato in conflitti ed ansioso di una parola di speranza, la buona novella del Vangelo, la buona notizia di un incontro promesso nella speranza, come grazia e misericordia.
Il Portogallo dell’Ottocento e dell’inizio del Novecento viveva una situazione culturale e religiosa segnata da leggi anticlericali e dallo sforzo di eliminare la Chiesa dalla vita del popolo ad opera di politici massoni ed anticlericali. Il 13 maggio 1917 è il giorno in cui la Vergine Maria apparve per la prima volta sugli altipiani di un piccolo villaggio dell’Estremadura a tre pastorelli: Lucia Dos Santos e Francesco e Giacinta Marto.
Il 13 maggio 1917, Cova da Iria, è una località nella freguesia di Fátima, nel comune di Ourém. Tre bambini, Lucia dos Santos di 10 anni e i suoi cugini Francisco e Jacinta Marto, fratelli di 9 e 7 anni, mentre accudiscono un piccolo gregge, stanno giocando.
Si trovano in un terreno di proprietà del padre di Lucia. Verso mezzogiorno, dopo aver recitato come d’abitudine il Rosario, vedono due fenomeni luminosi, come due lampi, e poi una misteriosa “Signora” splendente con un Rosario in mano.
I tre pastorelli di Fatima
| Bambino | Nascita | Età nel 1917 | Morte |
|---|---|---|---|
| Lucia dos Santos | 22 marzo 1907 | 10 anni | 13 febbraio 2005 |
| Francisco Marto | 11 giugno 1908 | 9 anni | 4 aprile 1919 |
| Jacinta Marto | 11 marzo 1910 | 7 anni | 20 febbraio 1920 |
Lucia dos Santos
Lúcia de Jesus Rosa dos Santos, meglio nota come Suor Lucia di Fátima o Suor Maria Lucia di Gesù e del Cuore Immacolato, nacque ad Aljustrel, Fatima, il 22 marzo 1907. Lucia era figlia di António dos Santos e Maria Rosa.
Lucia era l’ultima di sei sorelle e un fratello. La famiglia da cui proveniva, era molto povera: l’unica fonte di ricchezza era il gregge. La famiglia dos Santos si trasferì molto presto nella vicina Fatima, dove alcuni loro parenti si dedicavano alla pastorizia.
La famiglia era semplice, profondamente radicata nei valori cristiani, ricca di umanità e aperta alle necessità del prossimo. Maria Rosa era la catechista della parrocchia. Sapeva leggere, come pochissime donne in quel tempo, e, appassionata della Bibbia.
Molto spesso era la piccola Lucia a badare al gregge. Riferì di aver avuto, proprio in una di quelle occasioni, le prime apparizioni, note come apparizioni dell’angelo, negli anni 1915-1916, quindi precedenti a quelle della Signora.
Quando si verificarono le apparizioni aveva appena dieci anni. Era la più grande dei tre pastorelli nonostante questo, non sapeva ancora né leggere né scrivere, poiché la sua occupazione giornaliera era quella di condurre il gregge a pascolare.
Dopo le apparizioni, iniziò a studiare presso il Collegio di Vilar, a Oporto, e scelse l’abito religioso con il nome di Maria Lucia dell’Addolorata. Il 25 marzo 1948 entrò nel Carmelo di Santa Teresa con il nome di suor Maria Lucia di Gesù e del Cuore Immacolato.
Lucia divenne monaca carmelitana scalza e scrisse le sue Memorie relative agli eventi accaduti a Fatima. In questo stesso monastero, morirà nel 2005. Il suo corpo fu sepolto nel chiostro del Carmelo di Coimbra.
Francisco Marto
Francesco dos Santos Marto nacque l’11 giugno 1908 ad Aljustrel, località della Sierra. I genitori, Manuel Pedro Marto e Olimpia di Gesù, erano contadini.
Francesco e Giacinta erano cugini di Lucia perché la mamma Olimpia era sorella del papà di Lucia, Antonio dos Santos. In famiglia si pregava molto. A mezzogiorno, quando suonava la campana della chiesa di Fatima, interrompevano il lavoro per recitare l’Ave Maria.
È stata la mamma che ha trasmesso la fede e la devozione ai figli. La domenica a messa, la recita del Rosario quotidiano. Francesco, era un anno e nove mesi più vecchio di Giacinta, alla quale era molto affezionato.
Le due fanciulle giocavano molto, mentre Francesco amava il silenzio. Amava suonare il flauto, Francesco ed era amante della natura. Se ne stava un po’ in disparte, molte volte, anche quando le cuginette facevano un gioco particolare: gridavano ad alta voce, dall’alto dei monti, seduti sulla roccia, per sentire l’effetto della eco.
Francesco aveva nove nel 1917, l’anno delle apparizioni. Lucia racconta Francesco nelle sue Memorie e lo descrive come un ragazzino silenzioso e solitario, che trascorreva il suo tempo a suonare mentre le pecore stavano al pascolo.
Francisco aveva un carattere mite, umile, paziente. Nel gioco accettava la sconfitta benevolmente e tendeva a isolarsi, non si dava cura e pensiero se veniva emarginato. Era sempre sorridente, gentile, condiscendente.
Fin da fanciullo era incline alla contemplazione e alla preghiera per “consolare Gesù”, come era solito dire. Nulla lo entusiasmava di più che l’osservare il sorgere e il tramontare del sole, che identificava come la lucerna del Signore.
Un anno dopo le apparizioni, cadde ammalato e morì nell’aprile del 1919. Francisco contrasse l’“influenza spagnola” nel dicembre 1918. Rimase sereno per tutta la durata della malattia e facendo in quel periodo la Prima Comunione.
Il 2 aprile 1919 lo stato di salute di Francisco era così aggravato che fu chiamato il parroco per confessarlo. L’indomani Francisco confidò alla sorellina Jacinta: “Oggi sono più felice di te, perché ho Gesù nel mio cuore“. E insieme si misero a recitare il santo Rosario.
A notte salutò Lucia, dandosi un arrivederci in Cielo. Poi disse alla madre: “Guarda, mamma, che bella luce là, vicino alla porta!… Adesso non la vedo più…“. Il suo volto sorridente si illuminò e, senza agonia, senza contrazione, senza un gemito, spirò dolcemente; erano le 10 di sera del 4 aprile.
Ancora non aveva 11 anni. Fu sepolto nel cimitero parrocchiale. I suoi resti mortali rimasero nel cimitero parrocchiale fino al 13 marzo 1952. Successivamente furono trasportati nella basilica della Cova da Iria, nella cappella al lato destro dell’altare maggiore.
Jacinta Marto
Jacinta de Jesus Marto nacque ad Aljustrel l’11 marzo 1910. Era l’undicesima figlia di Pietro Marto e Olimpia di Gesù. Quando avvennero le apparizioni aveva solo sette anni.
Dei tre pastorelli lei era la più vivace. Le piaceva giocare e danzare sulle note suonate dal fratello. Amava molto la poesia, ma era anche un po’ permalosa. Il suo temperamento forte e volitivo, la rendeva la più “forte” del gruppo.
Molte volte era Jacinta a iniziare a recitare l’Ave Maria, facendo ben attenzione a far ottenere l’eco a tutte le parole. Jacinta, dal carattere vivace, dopo le apparizioni del 1917, trovò mitezza.
Il suo temperamento era però forte e volitivo, aveva una predisposizione per il ballo e la poesia. Ma dopo le apparizioni del 1917 i suoi interessi cambiarono e non ballò più, assumendo un aspetto serio, modesto, amabile.
Suor Lucia descrive la cuginetta Jacinta come “il ritratto dei puri di cuore, i cui occhi parlano di Dio“. Dopo le apparizioni, la piccola pastorella si dedicò completamente alla preghiera.
Jacinta andò incontro alla stessa sorte del fratello. Anche Jacinta fu colpita dal virus della spagnola nel dicembre 1918. La sua malattia fu più lunga e dolorosa di quella del fratello, venne anche ricoverata, inutilmente, all’ospedale di Lisbona, dove morì il 20 febbraio 1920.
Morì il 20 febbraio 1920 nell’ospedale D. Estefânia, a Lisbona. Il 12 settembre 1935 la sua salma fu trasportata al cimitero di Fatima, per riposare accanto al fratellino Francesco.
Le apparizioni dell’angelo
Tutto iniziò con le apparizioni dell’angelo. Come ci racconta Lucia nelle sue Memorie, nel 1915, mentre si trovava insieme ad alcune compagne lungo i pascoli del padre, aveva visto una misteriosa figura “simile a una statua di neve”.
Questa apparizione la impaurì e così decise di non raccontare nulla ai familiari, al contrario delle sue compagne che invece raccontarono tutto. Per questo motivo, da quel momento in poi Lucia preferì andare al pascolo in compagnia di Francisco e Giacinta.
Un giorno, mentre cercavano riparo dalla pioggia, era apparsa ancora una volta quella figura, descritta come “un giovane fra i quattordici e i quindici anni, che il sole rendeva trasparente come se fosse di cristallo” e che venne interpretato come un angelo, più precisamente l’angelo della pace.
L’angelo invitò i bambini a pregare insieme a lui per riparare alle offese subite da Dio da parte dei peccatori, e recitò queste parole: “Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, Vi adoro profondamente e Vi offro il preziosissimo corpo, sangue, anima, divinità di Gesù Cristo presente in tutti i tabernacoli della Terra, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi e delle indifferenze con cui Egli stesso è offeso, e per i meriti infiniti del Suo Santissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria Vi chiedo la conversione dei poveri peccatori”.
Riapparve ancora una volta nell’estate del 1916, rivelandosi come angelo protettore del Portogallo e ordinò ai tre pastorelli di fare sacrifici per la salvezza della loro patria, completamente devastata dalle guerre civili.
«Non abbiate paura. Sono l’Angelo della Pace. Pregate con me.» È con un’invito alla fiducia che si inaugura l’avvenimento di Fatima.
Precursore della presenza della luce di Dio che dissipa la paura, l’Angelo si annuncia per tre volte ai veggenti nel 1916, con una chiamata all’adorazione, atteggiamento fondamentale che li deve predisporre ad accogliere i disegni di misericordia dell’Altissimo.
È questa convocazione al silenzio, abitato dalla presenza traboccante del Dio Vivo, che si vede rispecchiata nella preghiera che l’Angelo insegna ai tre bambini: Mio Dio, io credo, adoro, spero e vi amo.
Quando ricevono l’Eucaristia dall’Angelo, i pastorelli vedono confermata la loro vocazione ad una vita eucaristica, ad una vita fatta dono a Dio per gli altri. «Volete offrirvi a Dio?»
La prima apparizione: 13 maggio 1917
È la prima di sei apparizioni che i tre piccoli pastori avranno fino ad ottobre. Le apparizioni saranno sempre il giorno 13. Solo agosto non vedrà l’apparizione della Signora, poiché i bambini saranno letteralmente “sequestrati” dal sindaco della città, pensando di avere davanti tre impostori.
Le apparizioni iniziarono il 13 maggio del 1917, quando i tre bambini, mentre pascolavano le pecore in una località vicina alla cittadina portoghese di Fatima, riferirono di aver visto scendere una nube e apparire la figura di una donna vestita di bianco con in mano un rosario.
Secondo il racconto dei pastorelli, le apparizioni continuarono per diverso tempo. Ogni volta che la Madonna appariva gli confidava rivelazioni di eventi futuri: la fine imminente della prima guerra mondiale, così come il pericolo della seconda guerra che sarebbe stata devastante se gli uomini non si fossero convertiti, la minaccia comunista dalla Russia che poteva essere allontanata solo con la Consacrazione della nazione al Cuore Immacolato di Maria.
Così racconta Lucia nelle sue Memorie: “Non abbiate paura non voglio farvi del male”, disse la signora. Lucia chiese: “Di dove venite, Signora?”. “Vengo dal cielo”, rispose.
Chiese dunque ai tre pastorelli di recarsi nello stesso luogo il tredici di ogni mese fino a ottobre. Li raccomandò inoltre di pregare il rosario per il termine della prima guerra mondiale per il rientro a casa dei soldati.
I pastorelli tornarono a casa. Giacinta raccontò tutto alla madre che, preoccupata, chiese aiuto a sua cognata Rosa, madre di Lucia. La piccola Lucia venne accusata di menzogna dalla madre, cercò inutilmente di difendersi e decise di tacere fino al 13 giugno, il giorno in cui la visione tornò a Cova di Irìa.
Le apparizioni di giugno e luglio
Il 13 giugno la Madonna riapparve ai pastorelli e rivelò a Lucia il suo dolore per i maltrattamenti subiti dalla madre. Disse che Giacinta e Francisco sarebbero morti presto, mentre invece lei sarebbe sopravvissuta per far conoscere al mondo quello che aveva visto.
Mostrò dunque il suo cuore ferito da spine pungenti e scomparve. Sulla via del ritorno, i pastorelli vennero bersagliati da tante domande.
La madre di Lucia accusò ancora la figlia e la condusse dal parroco che la interrogò, sospettando che quella visione fosse una manifestazione diabolica. Essendo la più grande, Lucia fu la veggente più vessata e più interrogata, fino allo sfinimento, sia dalle autorità religiose che civili.
Il 13 luglio i bambini furono accompagnati da cinquemila persone, perlopiù persone che volevano prendersi gioco dei pastorelli. Lucia racconta che a mezzogiorno apparve la Madonna.
Si lamentò ancora dei maltrattamenti subito e rinnovò l’invito a offrire le sue sofferenze in favore delle conversione dei peccatori. Poi mostrò l’inferno ai pastorelli e rivelò la seconda parte del segreto.
Il messaggio principale delle apparizioni è legato ai tre segreti, o meglio a una rivelazione in tre parti che la Madonna fece ai pastorelli nell’apparizione del 13 luglio.
I tre segreti di Fatima
La prima parte: la visione dell’inferno
Nella prima parte del segreto suor Lucia racconta che la Madonna mostrò ai tre pastorelli: «…un grande mare di fuoco, che sembrava stare sotto terra. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o bronzee, con forma umana che fluttuavano nell’incendio [. ].
I demoni si riconoscevano dalle forme orribili e ributtanti di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e neri. Questa visione durò un momento.
E grazie alla nostra buona Madre del Cielo, che prima ci aveva prevenuti con la promessa di portarci in Cielo, nella prima apparizione, altrimenti credo che saremmo morti di spavento e di terrore.»
La seconda parte: la guerra, la Russia e il Cuore Immacolato
Nella seconda parte sono riportate queste parole di Maria: «Avete visto l’inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato.
Se faranno quel che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire; ma se non smetteranno di offendere Dio, durante il Pontificato di Pio XI ne comincerà un’altra ancora peggiore.
Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà che sta per castigare il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre.
Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa.
I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà.
Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace».
La terza parte: la Chiesa nella prova
La terza parte del segreto è così riferita da suor Lucia: «Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui.
L’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza!
E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”.
Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia.
Il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino.
Giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce.
E allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni.
Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio».
Lucia, divenuta suora, scrisse le prime due parti nelle sue memorie, la terza, scritta il 3 gennaio 1944, la diede in una busta sigillata al vescovo di Leiria, busta che fu poi consegnata nel 1957 all’archivio segreto del Sant’Uffizio e il cui contenuto è stato divulgato nel 2000.
Una prudenza adottata dalle autorità ecclesiastiche forse perché il contenuto riguardava il ferimento mortale di un uomo vestito di bianco colpito da frecce velenose sulle rovine di una chiesa, immagini drammatiche che non pochi nel 2000 misero in relazione all’attentato subito da papa Wojtyla nel 1981 a piazza San Pietro.
Il sequestro dei pastorelli e l’apparizione di agosto
In tutto il Portogallo si diffuse la notizia di questi strani eventi, i pastorelli erano accusati di essere millantatori e vittime di una congiura clericale. La notizia arrivò fino al sindaco di Vila Nova da Ourèm, Arturo Oliveira, che convocò Lucia, suo padre e il padre di Giacinta e Francisco, Manuel, e li minacciò di arrestarli.
Il 13 agosto, con la scusa di condurre i pastorelli sul luogo delle apparizioni, li trascinò in prigione per costringerli a confessare. Ma i ragazzini non vollero ammettere il falso.
Non sapendo più come minacciarli, il sindaco decise di rimandarli a casa il 15 agosto. Poiché i bambini non avevano potuto assistere all’apparizione del giorno 13, questa si verifica quattro giorni dopo, il 19 agosto.
Questa volta la Madonna gli promise che, in occasione della prossima apparizione avrebbe inviato un segno per confermare l’autenticità delle loro affermazioni.
L’apparizione del 13 settembre
Il 13 settembre si radunarono circa trentamila persone, tra cui molti malati in barella. A mezzogiorno i testimoni videro un globo luminoso scendere dal cielo verso l’elce.
La Madonna apparve ai bambini per consolare alcuni fra i malati, promise a Lucia che entro l’anno li avrebbe guariti e chiese di utilizzare il denaro che la gente donava per costruire lì una cappella a lei dedicata.
Il miracolo del sole del 13 ottobre 1917
Il 13 ottobre a Cova d’Irìa c’era gente che proveniva da ogni parte del Portogallo. Vi erano anche numerosi giornalisti anti-clericali, desiderosi di dimostrare come le apparizioni fossero frutto di una commedia escogitata dal parroco di Fatima.
Era una giornata piovosa, i fedeli si riparavano con gli ombrelli. A mezzogiorno un sacerdote si avvicinò a Lucia e la accusò di essere una bugiarda poiché la Madonna non era apparsa.
Poco dopo le nubi circondarono i pastorelli e l’elce. Lucia racconta che la Madonna le chiese di far costruire in quel luogo una cappella in suo onore, dedicandola alla Vergine del Rosario.
Intanto nell’intero Portogallo e in tutto il mondo si era diffusa la notizia che il giorno 13 ottobre, in Cova di Iria, sarebbe avvenuto uno strepitoso miracolo. Così, dai paesi più lontani del Portogallo e anche da altre nazioni, migliaia e migliaia di pellegrini si diressero verso Fatima.
Tra la grande folla di fedeli e di curiosi c’erano scienziati, giornalisti, fotografi, letterati. Alcuni dicono cinquantamila, altri settantamila, altri ancora centomila.
Già dal giorno 12, in quel luogo benedetto, c’era una folla enorme, che aveva trascorso la notte all’aperto, sotto la pioggia, pregando e cantando. I tre pastorelli giunsero sul luogo delle apparizioni poco prima di mezzogiorno.
Cominciarono a recitare il Rosario sotto la pioggia; ad un tratto Lucia ordinò: «Chiudete gli ombrelli!» Tutti obbedirono e subito cessò la pioggia.
Poi, a mezzogiorno in punto si vide il «lampo». «Cosa volete da me?» chiese come sempre Lucia. «Voglio dirti che qui si costruisca una cappella in mio onore. Io sono la Madonna del Rosario. Continuate a recitare il Rosario ogni giorno. La guerra sta per finire…»
«Ho molte grazie da chiedervi. Le esaudirete?» «Alcune si, altre no. E’ necessario che si emendino, che chiedano perdono dei loro peccati».
Poi, con uno sguardo molto triste, soggiunse: «Non offendano più Nostro Signore che è già troppo offeso».
La Madonna cominciò allora a salire verso il Cielo; ma prima di scomparire aprì le mani e da esse emanò una luce che andò a colpire il sole.
Vicino al sole i pastorelli videro San Giuseppe, il Bambino Gesù e la Madonna, cioè la Sacra Famiglia; poi Gesù e la Madonna Addolorata: Gesù benediceva il mondo; infine la Madonna del Carmine.
Ad un tratto Lucia gridò: «Guardate il sole!» Il cielo era nuvoloso, ma subito le nubi si aprirono e tutti videro il sole: era uno strano sole, come una sfera d’argento che si poteva fissare senza che facesse male agli occhi.
Ad un tratto cominciò a girare vertiginosamente su se stesso simile ad una ruota di fuoco, proiettando in ogni direzione fasci di luce gialla, verde, rossa, azzurra, viola, che colorò fantasticamente le nubi del cielo, gli alberi, le rocce, la terra, la folla immensa.
Si fermò, per alcuni momenti, poi ricominciò di nuovo la sua danza di luce come una girandola ricchissima. Si arrestò ancora per incominciare una terza volta quel fuoco di artificio in modo sempre più svariato, più colorato, più brillante.
La moltitudine, estatica, contemplava senza fiatare. Ad un tratto tutti ebbero la sensazione che il sole si staccasse dal firmamento e si precipitasse su di loro!
Un grido unico, immenso eruppe da ogni petto; esso espresse il terrore di tutti, e nelle varie esclamazioni si rivelarono i diversi sentimenti: «Miracolo! Miracolo!» dissero alcuni; «Credo in Dio!» esclamarono altri; «Ave Maria!» pregarono altri ancora; «Mio Dio, misericordia», gridarono i più e, cadendo in ginocchio nel fango, recitarono ad alta voce l’atto di dolore convinti che stessero per morire.
Infine il sole smise di ballare, tornò al suo posto e ricominciò a brillare come sempre in modo che nessuno poté più fissarlo. L’ultima, inspiegabile meraviglia fu che tutta quella gente, pochi minuti prima inzuppata d’acqua, si trovò subito dopo il miracolo completamente asciutta.
Il 13 ottobre una folla stimata tra le 30 e le 100mila persone, fra loro anche numerosi giornalisti, assiste al “miracolo del sole”, il grande segno che era stato preannunciato dalla Vergine: dopo una pioggia battente che rende fradici il terreno e gli abiti degli astanti, il cielo si apre e il disco solare viene visto cambiare colore, dimensione e posizione per circa dieci minuti.
Un sole che è possibile fissare direttamente con lo sguardo. Dopo l’accaduto, abiti e terreno si mostreranno improvvisamente asciutti.
I tre pastorelli riferirono dunque di aver visto prima la Madonna, poi San Giuseppe ed infine Gesù Bambino mentre benedicevano il mondo con un enorme segno della croce.
Non appena il fenomeno si concluse, la folla si riversò con entusiasmo sui pastorelli: Giacinta venne condotta via da un amico, Francisco riuscì a fuggire e Lucia invece si ritrovò senza velo e senza trecce, poiché alcuni gliele avevano tagliate come cimelio.
Il miracolo del sole fu il più strepitoso che mai si sia visto al mondo. Tanto più grande, in quanto i tre pastorelli avevano detto con mesi di anticipo quando e dove tale miracolo sarebbe avvenuto.
Il significato spirituale di Fatima
Il 13 maggio 1917, giorno della prima apparizione, Eugenio Pacelli veniva consacrato vescovo. Da Papa nutrirà una particolare venerazione per la Madonna di Fatima.
È stato Pio XII nel 1942 a consacrare il mondo al Cuore Immacolato di Maria mentre con Giovanni Paolo II si attribuì alla Vergine di Fatima l’intercessione dopo essersi salvato dall’attentato in piazza San Pietro avvenuto il 13 maggio 1981.
Il 13 maggio 1967 Paolo VI si recò in pellegrinaggio a Fatima. Così fece Giovanni Paolo II nel 1982, nel 1991 e nel 2000: per Wojtyla era stata la Vergine di Fatima a salvargli la vita nell’attentato del 13 maggio 1981.
Benedetto XVI fu a Fatima nel 2010. Anche Angelo Giuseppe Roncalli e Albino Luciani visitarono il santuario portoghese ma da cardinali, non da Papi: il primo nel 1956, il secondo nel 1977.
La visione dell’inferno è memoriale della storia che si apre su altri orizzonti, più definitivi dell’immediato, e di Dio che desidera tanto questo incontro escatologico, in cui la persona è recuperata per l’amore, quanto stima la libertà della persona stessa.
Così, anche la visione della Chiesa martire, che, guidata dal vescovo vestito di bianco, attraversa le rovine della grande città, portando la sua sofferenza e la sua preghiera, per prostrarsi infine davanti alla Croce, evoca una storia umana soffocata nelle rovine dei suoi conflitti e dei suoi egoismi.
Questa Chiesa è seme di un altro modo di vivere pieno di grazia, a immagine del Cuore Immacolato di Maria. Il cuore di chi si consacra a Dio, per la Sua misericordia, è immacolato e per la Chiesa, unto nella missione.
Il segreto che a Fatima viene offerto è rivelazione della speranza certa che, alla fine, questo Cuore Immacolato pieno di grazia trionferà. Il modo d’essere credente del Cuore Immacolato è l’offerta di sè come preghiera e come sacrificio.
Il Rosario, la conversione e la pace
La Signora del Rosario invita insistentemente i veggenti alla preghiera, a questo luogo di incontro in cui si radicherà la loro intimità con Dio. I tratti concreti della preghiera chiesta a Fatima sono quelli del rosario, ricordato dalla Signora in ciascuna delle sei apparizioni, sotto il segno dell’urgenza.
In questa pedagogia umile della fede orante, il credente è chiamato ad accogliere i misteri del dono supremo di Cristo nel suo cuore e a lasciarsi interpellare dal Suo amore che redime le ferite della libertà umana.
Che il rosario sia indicato come cammino per la pace è segno che l’accoglienza del Verbo riempie di grazia il cuore umano, prigioniero dell’egoismo e della violenza, e pacifica la storia con il coraggio degli umili.
L’intimità con Dio trasforma la vita in sacrificio per i fratelli, specialmente quelli su cui ricade lo sguardo misericordioso di Dio. Il dono di sé, ecco cosa significa il sacrificio.
Di fronte ai drammi del mondo, la libertà, centrata in Dio, si coinvolge nei Suoi disegni di misericordia che abbracciano ogni donna, ogni uomo, nella missione del Figlio di riconciliare e di riunire tutti in un solo gregge.
Il Cuore Immacolato di Maria
Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria è il trionfo dello Spirito Santo, lo Spirito d’Amore, cioè il trionfo di Dio, che tornerà a regnare nel cuore di ogni uomo dopo aver tolto da esso l’odio e il peccato.
Adamo ed Eva, le due prime creature umane, appena furono create erano piene di Amore, perché avevano nel cuore lo Spirito Santo, cioè Dio stesso che è tutto Amore.
Satana, l’Angelo che per primo si è messo contro Dio dicendogli «no», li convinse a disobbedire come aveva fatto lui. Questa prima disobbedienza fu il primo peccato degli uomini e si chiama perciò «peccato originale».
Oggi noi vediamo quante volte si rinnova nel mondo questo odio tra gli uomini, che è fonte di dolore per il Cuore del Padre nostro del Cielo.
Ma Dio continuò ad amare gli uomini anche dopo che Lo avevano offeso e volle venire in mezzo a loro, ormai soffocati dall’odio, per liberarli dal male e donare loro di nuovo la gioia, la pace, la libertà dei figli di Dio.
Per poter tornare tra i suoi figli che lo avevano scacciato dal loro cuore con la disobbedienza, però, Egli aveva bisogno di una creatura che si donasse a Lui con un’obbedienza totale: per questo mandò l’Arcangelo Gabriele a Maria di Nazareth, la più pura e buona fanciulla della terra, per chiederle se fosse disposta a donarsi a Lui.
Maria rispose: «Ecco la serva del Signore, si faccia di me secondo la tua parola». Disse cioè il suo ‘Si ‘ a Dio, riparando il «No» di Eva.
Ecco perché il trionfo del Cuore Immacolato di Maria è il trionfo dello Spirito d’Amore. Ma come avverrà questo? Proprio con la consacrazione alla Madonna.
Quando Le diciamo: «Mamma ti dò cuore e volontà, per l’eternità; salva l’umanità», noi ci doniamo a Lei come Lei si donò a Dio, diciamo «Si» a Lei come Lei lo disse a Dio.
Il significato più profondo e sostanziale della consacrazione è appunto questo: offrirsi Dio per mezzo di Maria, per lavorare con Lei alla costruzione del Regno di Dio in ogni anima.
È un impegno serio, da mantenere tutta la vita. Ma perché si possa fare questo, è necessario che si dia una forza sempre nuova alla nostra anima con il Rosario e con la Comunione quotidiani.
La vita dei pastorelli dopo le apparizioni
I pastorelli riferirono che la Madonna aveva parlato della morte prematura di Francisco e Jacinta, aggiungendo che Lucia sarebbe rimasta a lungo sulla Terra. Così fu.
Francisco e Jacinta morirono dopo pochi anni da quell’evento, rispettivamente nel 1919 e nel 1920, per via dell’epidemia spagnola piuttosto diffusa in quegli anni in Portogallo.
La malattia come un dono segnò gli ultimi mesi di Francisco. Quando fu colpito dal male, accettò la sofferenza con esemplare rassegnazione e accolse la spagnola, che lo portò via, come un “dono” per consolare Cristo.
Jacinta morì l’anno dopo. La sua malattia fu più lunga e dolorosa di quella del fratello, venne anche ricoverata, inutilmente, all’ospedale di Lisbona, dove morì il 20 febbraio 1920.
Lucia entrò fra le suore di Santa Dorotea nel 1925 e nel 1948 passò fra le carmelitane del convento di Coimbra, dove rimase fino alla morte avvenuta nel 2005.
Suor Lucia, che descrive la cuginetta Jacinta come “il ritratto dei puri di cuore, i cui occhi parlano di Dio“, invece, andò incontro alle ostilità familiari e in particolare di sua madre, che la considerava una bugiarda.
La fama della pastorella si era ormai sparsa in tutto il Mondo. Solo nel 1948 riuscì ad entrare nell’Ordine tanto amato, quello del Carmelo.
Nel 2005 morì a Coimbra. Il 19 febbraio del 2006, un anno dopo la morte, il suo corpo fu deposto nella cappella a sinistra, guardando l’altare, della basilica di Nostra Signora del Rosario, accanto alla cugina Giacinta.
Il riconoscimento della Chiesa e la canonizzazione
Il 13 ottobre 1930 il vescovo di Leiria dichiara «degne di fede le visioni», autorizzando il culto alla Madonna di Fatima. Migliaia di pellegrini iniziano ad arrivare a Fatima non appena si diffonde la voce degli eventi soprannaturali.
Nel 1930 le apparizioni furono dichiarate degne di fede e la chiesa autorizzò il culto della Madonna di Fatima. Venne edificato un santuario a Fatima, visitato per la prima volta da papa Paolo VI il 13 maggio 1967 e da papa Giovanni Paolo II.
La causa di beatificazione dei fratelli Marto è stata aperta nella diocesi di Leiria nel 1952. Francisco e Jacinta sono stati beatificati il 13 maggio del 2000 da Giovanni Paolo II.
Il 23 marzo 2017 papa Francesco ha approvato un ulteriore miracolo ottenuto per loro intercessione, aprendo la via alla loro canonizzazione in programma il 13 maggio, a cento anni esatti dalla prima apparizione mariana.
Due di loro saranno santificati il 13 maggio. Papa Francesco il 13 maggio in Portogallo proclamerà santi due dei tre pastorelli veggenti di Fatima.
Sono i fratelli Francisco e Jacinta Marto, già beatificati da Giovanni Paolo II il 13 maggio del 2000, passati alla storia per essere stati i testimoni diretti insieme alla cugina Lucia dos Santos, futura suor Lucia, delle “apparizioni mariane” che, secondo le loro testimonianze, si verificarono dal 13 maggio all’ottobre del 1917.
La causa di beatificazione di suor Lucia si è aperta invece nel 2008: lo scorso gennaio si è conclusa la fase diocesana, nella diocesi di Coimbra.
Eventi che sono stati in seguito “certificati” anche dalla Chiesa cattolica, elevando Fatima a meta di pellegrinaggi tra le più privilegiate al mondo.
Il messaggio di Fatima oltre il 13 ottobre
La storia di Fatima, infatti, non si chiude con l’ultima apparizione del 13 ottobre, e non riguarda solo Lucia, Francesco e Giacinta, ma continua in ogni tempo e in ogni angolo della terra, lì dove un bimbo accetta l’invito della Mamma del Cielo, si dona a Lei, si impegna a recitare ogni giorno il Rosario e ad accettare tutto ciò che il Signore vorrà mandargli per consolare il Cuore di Dio tanto offeso, per convertire i peccatori e per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, che è il trionfo dell’Amore e della Pace.
L’avvenimento di Fatima fuoriesce dai confini della Cova da Iria. La parola conclusiva di questo evento è offerta a Pontevedra e Tuy alla veggente Lucia, tra il 1925 e il 1929.
Il Cuore Immacolato di Maria, che già si era offerto come «rifugio e cammino che conduce a Dio», si dà, ancora una volta, come grembo materno disposto ad accogliere i drammi della storia degli uomini e degli uomini della storia che ad esso si consacrano e per affidarli al Cuore misericordioso di Dio.
Alla fine, tutto è «Grazia e Misericordia». Il mistero della comunione trinitaria, luce che attraversa l’intero avvenimento di Fatima, rivela sé, ancora una volta, per ricordare che il Cuore compassionevole di Dio si fa dono.
Il fatto che la testimonianza fragile di tre bambini di un remoto villaggio della Serra d’Aire promuova, fino ai confini della terra, l’incontro con questa luce del Cuore misericordioso di Dio, è appena segno, confermato anche alla Cova da Iria, che la storia definitiva si costruisce con la forza di Dio che opera nella disponibilità degli umili.
