Il 26 luglio si celebra Sant’Anna, madre della beata Vergine Maria e sposa di San Gioacchino. In molti festeggiano l’onomastico in questo giorno, poiché il nome Anna è molto diffuso in Italia anche tra le nuove generazioni.
Sant’Anna è invocata come protettrice delle donne incinte e delle partorienti, che a lei si rivolgono per ottenere da Dio un parto felice, un figlio sano e latte sufficiente per poterlo allevare. Insieme a San Gioacchino è inoltre considerata patrona dei nonni, perché entrambi sono i nonni di Gesù.
Quando si festeggia l’onomastico di Anna
Il 26 luglio la Chiesa celebra la memoria di Sant’Anna, madre della Vergine Maria e sposa di Gioacchino. Una figura davvero emblematica nella storia della salvezza.
La festa del nome è una tradizione celebrata in onore di un santo o di una santa che porta lo stesso nome della persona che la celebra. Nel corso del tempo, questa festa ha acquisito grande importanza nella vita di molte persone, diventando quasi altrettanto significativa quanto il proprio compleanno.
| Paese o tradizione | Data dell’onomastico di Anna |
|---|---|
| Italia | 26 luglio |
| Francia | 26 luglio |
| Spagna | 26 luglio |
| Polonia | 26 luglio e 9 dicembre |
| Ucraina | 9 dicembre |
La festa del nome di Anna viene celebrata in diversi paesi del mondo e le date di queste festività possono variare. Come possiamo vedere, la maggior parte dei paesi celebra la festa del nome di Anna il 26 luglio, in relazione al culto di Santa Anna, madre della Vergine Maria. Tuttavia, in diverse culture e tradizioni, possono esistere altre date di celebrazione.
Origine e significato del nome Anna
Il nome Anna deriva dall’ebraico Channah, o Hannahe, che significa ‘grazia’, ‘graziosa’, ‘piena di grazia’.
Il nome Anna ha origine dalla parola ebraica "Hannah", che significa "grazia". Nel cristianesimo, Anna è conosciuta come la madre della Vergine Maria e la nonna di Gesù Cristo.
Sebbene il nome della mamma di Maria non venga menzionato nella Bibbia, nei Testi sacri sono citate altre donne che portavano questo nome, come la madre del profeta Samuele e come l’anziana profetessa che riconobbe come Messia Gesù bambino quando Egli venne presentato al Tempio di Gerusalemme.
Nell'antichità, soprattutto nella cultura romana, il nome Anna era associato alla dea greca Anna Perenna, la protettrice del Capodanno e del ciclo della vita. Sebbene le radici del nome siano in culture e religioni diverse, tutte condividono simbolismo di grazia, fecondità e rinascita.
Quindi, nel corso dei secoli, il nome Anna è stato popolare e rispettato. Le persone che lo portano spesso sono circondate da una particolare venerazione, il che si riflette nelle tradizioni della festa del nome di Anna.
La storia di Sant’Anna e San Gioacchino
Le vicende legate alla vita della Santa non sono riportate nei testi biblici canonici; scarne notizie si desumono dai racconti dell’infanzia di Maria raccolti nei Vangeli apocrifi, il più antico Protovangelo di Giacomo del II secolo e il Vangelo dello pseudo-Matteo. I dettagli agiografici si arricchiscono poi nel corso dei secoli.
Anna e Gioacchino non appaiono nella Bibbia. Ciò che sappiamo di loro, così come di Zaccaria e Ismeria, quest’ultima sorella di Anna, genitori di Elisabetta, ci viene dalla tradizione agiografica successiva e dai vangeli apocrifi.
Anna nacque a Betlemme, chiamata comunemente nella Sacra Scrittura la città di Davide, poiché lì nacque il grande re e profeta. Suo padre si chiamava Matan, sacerdote della tribù di Levi e della famiglia di Aronne; sua madre era Maria della tribù di Giuda. Entrambi erano noti non solo per la loro nobile origine, ma ancor più per la loro probità e la vita esemplare.
Ebbero tre figlie. La prima, chiamata Maria come la madre, sposò Cleofa e fu madre di San Giacomo il Minore, San Giuda, San Simone e San Giuseppe detto Barnaba, cioè il Giusto. Questi furono i santi discepoli che il Vangelo chiama fratelli del Salvatore, secondo l’uso ebraico di definire così i cugini di primo grado.
La seconda figlia, Sobe, fu probabilmente madre di Santa Elisabetta, cugina della Vergine Maria. La terza figlia fu proprio Santa Anna, che, come scrive San Giovanni Damasceno, fu scelta da Dio per dare al mondo Colei che avrebbe partorito il Salvatore.
Dai primi anni, Anna fu la gioia dei genitori per la sua modestia, obbedienza e dolcezza. Assidua nella preghiera, desiderava compiacere Dio.
Ricercata in matrimonio dai più ragguardevoli della Nazione, fu infine data in sposa a Gioachino, abitante di Nazareth e discendente della casa regale di Davide. Così la stirpe sacerdotale si unì al sangue reale, cosa necessaria affinché il frutto di quel matrimonio potesse essere la madre del Salvatore.
I due santi sposi vissero per anni in perfetta pace e armonia, servendo Dio con zelo. Ma il cielo non aveva benedetto la loro unione con una discendenza.
Anna e Gioacchino, suo sposo, erano avanti con gli anni e non avevano figli. Non generare prole è per gli ebrei dell’epoca segno della mancanza della benedizione di Dio; perciò, un giorno, nel portare le offerte al Tempio, Gioacchino viene considerato indegno di presentare i suoi doni.
Umiliato e sconvolto, decide di ritirarsi nel deserto e per quaranta giorni e quaranta notti implora Dio, fra lacrime e digiuni, di dargli una discendenza. Anche Anna trascorre giorni in preghiera chiedendo a Dio la grazia della maternità.
Senza più speranze, decisero di distribuire le loro ricchezze ai poveri, trattenendo per sé solo lo stretto necessario. Secondo la tradizione, fu proprio dopo questo atto di spogliazione che Dio esaudì le loro preghiere, donando loro Maria, bene supremo e dono celeste.
L’annuncio della nascita di Maria
Un giorno, mentre Gioacchino è al lavoro nei campi, gli appare un angelo per annunciargli la nascita di un figlio, ed anche Anna ha la stessa visione.
La leggenda vuole che entrambi fossero membri della classe sacerdotale ebraica, anche se esistono diverse versioni che attribuiscono ad Anna parentele illustri con altre figure della storia religiosa, come Giuseppe di Arimatea, l’uomo che si occupò del recupero e della sepoltura del corpo di Cristo, che sarebbe stato suo zio.
Quel che è certo è che sebbene entrambi fossero nobili e virtuosi, Anna e Gioacchino non riuscivano ad avere figli, proprio come Zaccaria e Ismeria. La vergogna per questa mancanza spinse Gioacchino a ritirarsi nel deserto, tra i pastori, ma proprio allora un angelo apparve sia a lui sia alla moglie Anna, annunciando loro la prossima nascita di un figlio.
L’incontro sulla porta di casa fra i due sposi, dopo l’annuncio, si arricchisce di dettagli leggendari. Dietro indicazioni dell’angelo i due si incontrarono presso la Porta Aurea di Gerusalemme, e qui, grazie a un unico bacio, sarebbe stata concepita la loro creatura.
Ampia è l’iconografia del bacio che si sarebbero scambiati dinanzi alla porta Aurea di Gerusalemme, porta attraverso la quale Gesù avrebbe fatto il suo ingresso nella Città Santa la Domenica delle Palme.
La nascita e l’educazione della Vergine Maria
Anna e Gioacchino chiamano la loro bambina Maria, che vuol dire amata da Dio. Quando, come aveva promesso l’angelo, nacque una bambina, che avrebbe cambiato per sempre la storia del mondo, Anna e Gioacchino la chiamarono Maria, che in ebraico significa ‘amata dal Signore’.
Secondo la tradizione, Maria fu il frutto della povertà volontaria, della carità illuminata, del dolore rassegnato e della candida offerta del cuore.
Ecco come nacque Maria Vergine, futura madre di Gesù Cristo. Nacque senza peccato, preservata immune da esso fin dal concepimento, secondo il dogma dell’Immacolata Concezione.
Anna fu la nutrice e l’educatrice di Maria: sulle sue ginocchia crebbe colei che fu il capolavoro della creazione, la futura Regina del Cielo. Anna fu anche la maestra dei primi rudimenti del sapere a Colei che sarebbe diventata la sede della Sapienza.
Come tutte le mamme fu Anna a insegnare alla piccola Maria a fare le faccende domestiche, a pulire la casa, a tessere e a cucire. Per questa ragione è invocata come protettrice dei sarti, dei tessitori e dei venditori di biancheria.
Ma presto si accorse che la piccola Maria era ammaestrata interiormente da un altro Maestro, e forse intuì che la sua bambina cresceva non solo nella purezza comune, ma in uno splendore unico, dono esclusivo concesso da Dio.
Perciò, anche se Anna e Gioachino ebbero qualche intuizione delle meraviglie divine in Maria, tennero tutto nel cuore e si limitarono a custodirla come un tesoro.
La loro gloria più grande fu però quella di aver offerto anche Maria a Dio, consacrandola al tempio, secondo l’ispirazione divina, affinché si preparasse a diventare tempio dello Spirito Santo.
La morte di Sant’Anna
San Gioachino morì poco dopo, tra le braccia della sua sposa. Anna visse ancora undici anni, godendo della crescita della figlia in saggezza, virtù e perfezione.
Morì all’età di 69 anni e fu sepolta accanto a Gioachino. Ora Santa Anna contempla in cielo la sua figlia, che fu luce e sorriso nella casa di Nazareth e che ora è sorriso e splendore del Paradiso.
Così la vide il divino poeta al sommo della rosa eterna: «Tanto contenta di mirar sua figlia - Che non muove occhi per cantar osanna».
Il culto di Sant’Anna nella Chiesa
Il culto della Santa affonda le sue radici nella Chiesa orientale delle origini. Si diffonde ampiamente nell’VIII secolo; a Costantinopoli Giustiniano aveva edificato una chiesa in suo onore.
L’affermazione del culto in Occidente è graduale e più tarda nel tempo. L’immagine di Sant’Anna si trova già tra i mosaici dell’arco trionfale di S. Maria Maggiore e tra gli affreschi di S. Maria Antiqua a Roma, ma il suo culto si sviluppa verso il X secolo fino a raggiungere la massima diffusione nel XV secolo.
Nel 1481 Papa Sisto IV introduce la festa di Sant’Anna nel Breviario Romano, fissando la data della memoria liturgica al 26 luglio, tramandata come giorno della morte. Papa Gregorio XIII decide nel 1584 di inserire la sua celebrazione nel Messale Romano, estendendola a tutta la Chiesa.
A partire dal 1500 la memoria di San Gioacchino, sposo di Anna, viene più volte spostata, e solo con la riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II, nel 1969, i genitori di Maria vengono “ricongiunti” in un’unica celebrazione.
Sant’Anna e la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani
Il 31 gennaio 2021 Papa Francesco al termine dell’Angelus annuncia l’istituzione della Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, da celebrare la quarta domenica di luglio, in prossimità della festa dei nonni di Gesù, per ricordare il dono della vecchiaia e celebrare coloro i quali tramandano la fede alle generazioni successive.
Il 26 Luglio vengono festeggiati Sant’Anna e San Gioacchino, i genitori di Maria Vergine. Lo stesso giorno si celebra la giornata dei nonni.
Sebbene la Festa dei Nonni sia stata istituita come ricorrenza civile in Italia il 2 ottobre di ogni anno, in concomitanza con la festa degli Angeli, anche il 26 luglio i nonni sono ricordati e celebrati.
Questo perché in questa giornata si ricorda Sant’Anna, la mamma di Maria, che, oltre che protettrice delle madri e delle partorienti, insieme al marito San Gioacchino è anche patrona dei nonni. Non è difficile immaginare la ragione di questo patronato: infatti Sant’Anna e San Gioacchino altro non sono che i nonni di Gesù.
Il nonno o la nonna sono un tesoro prezioso, dei magici cantastorie capaci di raccontare per ore e ore vicende fantastiche.
Infatti per molti aspetti i nonni sono simili ad angeli custodi in carne ed ossa, sempre pronti a sacrificare se stessi per il bene di coloro che amano, sempre protesi a proteggere i figli, i nipoti, con le loro forze e i loro pensieri.
Dunque non ci sembra sbagliato dedicare un’ulteriore festa ai nonni, così che chi ha ancora la fortuna di averli possa ricordarsi di loro e magari andare a trovarli, portare loro un regalo, o solo il piacere di un po’di compagnia.
Soprattutto i bambini dovrebbero essere incoraggiati a trascorrere con i nonni il maggior tempo possibile, non solo perché sono buoni e accudenti, ma anche per l’immenso bagaglio di esperienza e conoscenza che possono trasmettere loro con i loro racconti.
Non saremmo chi siamo senza chi è venuto prima di noi, e i nonni sono il simbolo stesso di un retaggio storico lontano eppure straordinariamente vicino. Sono il nostro legame con il passato, sono le radici stesse del nostro presente, e il loro esempio e il loro amore possono infondere in noi la speranza per il futuro, per quando saremo nonni a nostra volta.
Sant’Anna protettrice delle donne incinte e delle partorienti
Sant’Anna è invocata come protettrice delle donne incinte, che a lei si rivolgono per ottenere da Dio tre grandi favori: un parto felice, un figlio sano e latte sufficiente per poterlo allevare.
È soprattutto il suo essere rimasta incinta in età avanzata ad averle meritato nei secoli il ruolo di patrona dei parti impossibili e protettrice delle donne partorienti, ma anche delle vedove e delle madri di famiglia.
È patrona di molti mestieri legati alle sue funzioni di madre, tra cui i lavandai e le ricamatrici. È inoltre invocata come protettrice dei sarti, dei tessitori e dei venditori di biancheria.
Inoltre, poiché portò Maria Vergine in grembo, come uno scrigno che contenesse un gioiello prezioso, è patrona degli orefici, degli ebanisti, dei falegnami e dei minatori.
L’iconografia di Sant’Anna
Raffigurata nell’arte bizantina sin dall’alto Medioevo, la sua fortuna iconografica trova grande diffusione in Occidente a partire dal XIII secolo, in concomitanza con lo sviluppo del culto mariano.
Il culto di Sant'Anna affonda le sue radici molto lontano nel tempo, ed essendo la madre di Maria, la sua iconografia è molto ampia e varia.
I cicli dedicati all’infanzia della Vergine Maria includono spesso anche le storie di Gioacchino e Anna, a partire dall’annuncio ai due anziani coniugi, sterili dalla nascita, di una figlia, al loro incontro alla Porta Aurea di Gerusalemme, alla nascita e presentazione al tempio di Maria.
Ne è esempio il celebre ciclo di affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova, datato 1305.
Sant’Anna è raffigurata quasi sempre in gruppo, spesso affiancata alla Madonna con Bambino e San Giovannino, oppure seduta in un alto trono come un’antica matrona.
A partire dall’Alto Medioevo si diffonde l’iconografia di Sant’Anna Metterza, ovvero posizionata “per terza”, dopo il Bambino Gesù e Maria.
Sant’Anna è solitamente rappresentata come anziana, con un velo in testa di colore bianco. Spesso reca attributi iconografici quali il libro (la Bibbia), l’albero (riferimento all’albero di Jesse), il telaio o uno strumento di lavoro.
Le vesti possono assumere diverse colorazioni, più frequenti sono gli abiti verdi e rossi simbolo di speranza e amore; nelle raffigurazioni più tarde il rosso tende a diventare anche arancio o rosa.
Sant’Anna Metterza
Sant’Anna Metterza, termine del dialetto toscano risalente al due-trecento che significa “messa terza” ovvero è in terza posizione o anche è trisavola di Cristo, e infatti questo tipo di rappresentazioni la vedono reggere in braccio la Madonna che a sua volta regge Gesù Bambino.
Le opere di questo genere sono soprattutto le antiche pale d’altare medievali, ma anche alcune statue. Tra gli esempi più conosciuti di Sant’Anna Metterza menzioniamo la splendida pala del Masaccio e del Masolino nel museo degli Uffizi, la meravigliosa Sant’Anna di Leonardo al Louvre e il gruppo scultoreo del Sangallo nella chiesa di Orsanmichele di Firenze.
Sant’Anna educatrice
Sant'Anna educatrice, in cui la vediamo insegnare alla figlia Maria la lettura della Bibbia; troviamo le rappresentazioni di questa scena in vari luoghi ma soprattutto nella produzione di Santini.
Tra le opere note non possiamo non ricordare L’educazione della Vergine di Gian Battista Tiepolo e la scultura di Lourdes.
Altre scene dell’arte sacra
Sant’Anna nella natività della Vergine, opere in cui la vediamo distesa a letto mentre alcune donne accudiscono la neonata, a volte attorniata da figure angeliche. Tra le raffigurazioni della Natività di Maria menzioniamo il famoso affresco di Giotto e la pala d’altare del Lorenzetti.
Sant’Anna con San Gioacchino e Maria Bambina è presente soprattutto nella cultura orientale-bizantina; nell’arte pittorica italiana San Gioacchino è spesso posto in secondo piano, mentre in quella scultorea lo vediamo spesso assieme alla Madonna bambina.
Troviamo esempi di simili opere soprattutto negli altari, in special modo nelle chiese francescane. Sant'Anna è essere raffigurata anche assieme alla Sacra Famiglia o semplicemente con la figlia Maria in braccio o accanto, o ancora ne vengono illustrati alcuni momenti importanti della vita, come nel ciclo pittorico di Giotto.
Non mancano infine le opere dedicate al momento del transito di Sant’Anna al cielo come nella bellissima tela di Giacinto Brandi, artista romano del XVII secolo.

La festa di Sant’Anna a Firenze
Il 26 luglio Firenze festeggia Sant’Anna. Nella città gigliata la forte venerazione per la figura di Sant’Anna trae origine da un importante episodio politico del ‘300. La festività religiosa assunse per i fiorentini connotati laici.
Il giorno di Sant’Anna del 1343 i fiorentini diedero vita ad una sommossa che mise fine alla tirannia straniera del Duca di Atene, incominciata l’anno precedente.
Da allora il 26 Luglio è per la Città toscana una seconda Pasqua, un giorno simbolo di resurrezione civile e di vittoria sull’invasore straniero. La religiosa Sant’Anna è divenuta, così, figura storico - politica.
A testimonianza di ciò vi sono numerose Arti fiorentine. Tra queste occorre ricordare l’affresco commissionato dalla Signoria ad un seguace dell’Orcagna, all’indomani della cacciata del Duca.
L’opera, allocata in Palazzo Vecchio, rappresenta la Santa che protegge Palazzo Vecchio, mentre caccia il Duca e consegna i vessilli del Comune al popolo in armi.
Negli anni avvenire la Signoria proclamò il 26 luglio festa solenne e commissionò un altare ligneo rappresentante Sant’Anna per la chiesa d’Orsanmichele.
L’immagine della Santa, protettrice della libertà dei fiorentini, fu posta proprio in Orsanmichele perché l’oratorio era sovvenzionato da una tassa pubblica e, più d’ogni altra costruzione, vicino al popolo, avendo non solo la funzione di chiesa, ma anche di granaio.
L’altare di quest’oratorio divenne il fulcro del nuovo culto civile della Santa. Nel giorno della festa tutti i fedeli si affollavano intorno ad esso ed offrivano doni all’effige di Sant’Anna che venne appellata dai fiorentini “Santa avvocata della libertà cittadina”.
I Capitani d’Orsanmichele gestivano i regali e il denaro posti vicino all’altare per organizzare la solenne cerimonia e per finanziare il monastero benedettino di Sant’Anna che fu edificato Oltrarno, sempre in omaggio alla Santa simbolo dell’indipendenza di Firenze.
I denari rimanenti venivano devoluti ai poveri. Dal 1370 si organizzava, per festeggiare il 26 Luglio, un’imponente processione che si snodava tra Orsanmichele e il Monastero di Sant’Anna.
Nel corso del ‘400 i festeggiamenti divennero sempre più importanti, addirittura la famiglia de’ Medici scelse la Santa come protettrice del casato e come immagine civica della politica della Signoria.
Nel ‘500, tuttavia, a causa dei rigidi dettami della Controriforma, la Santa ritornò ad essere solo figura religiosa e si perse così la tradizione di festeggiare il 26 luglio.
Pochi anni fa Firenze ha deciso di recuperare l’antica tradizione, dando vita ogni anno a convegni ed a cerimonie in ricordo dell’antico giorno consacrato alla libertà.
La chiesetta di Sant’Anna a Roccamorice
A Roccamorice, in fondo al Vallone “Launelle”, sorge un’antica chiesetta dedicata a Sant’Anna. La chiesa si raggiunge tramite un piccolo sentiero, che in passato rappresentava il collegamento tra il centro del paese e le varie frazioni del versante est.
Alcuni popolani ricordano ancora un particolare evento legato alla chiesa: le piogge torrenziali abbattutesi nei pressi del paese non molto dopo il terremoto del 26 settembre 1933 causarono l’ingrossamento del torrente Launelle, che, con la sua grossa massa d’acqua, fango, alberi e pietre stava per inghiottire la piccola chiesetta.
Fortunatamente un masso della costa sovrastante cadde proprio sul torrente creando una sorta di protezione, salvando la chiesa dalla distruzione.
La piccola chiesa custodiva in passato una tela raffigurante Sant’Anna, oggi conservata presso il Centro d’Arte e Cultura Alberto Di Giovanni. L’opera viene datata al XVII secolo, ma l’impianto barocco del dipinto reca numerosi apporti successivi.
Nel 1850 una commissione di Beneficenza di Roccamorice unitamente al parroco don Beniamino Jacobucci, ordina, tramite l’Arcivescovo di Chieti Mons. Giosuè Maria Saggese, il restauro del dipinto al pittore Nicola Del Zoppo.
Il restauro viene a costare 14 ducati, che ad oggi equivalgono a circa 293 €. La Santa viene rappresentata di fianco a San Gioacchino, è seduta, con le mani rivolte verso il Bambino Gesù e indossa un manto giallo su abito e velo bianchi.
Accanto, sulla destra, sono raffigurati la Madonna seduta in trono con in braccio il Bambino e San Francesco. Sopra di loro vi è una teoria di angeli e lo Spirito Santo, rappresentato da una colomba.
La reliquia del teschio di Sant’Anna a Castelbuono
La reliquia del teschio di Sant’Anna è custodita nella Cappella Palatina del Castello dei Ventimiglia a Castelbuono, dove giunse nel 1454 trasferita dal castello di Geraci Siculo dal marchese Giovanni I Ventimiglia.
In un colpo avvenuto nel 1605, Fra Giovanni da Tusa riuscì a trafugarla fingendosi pazzo e fuggendo con essa; soltanto nel gennaio del 1615, in un convento di Palermo, un frate zoppo scavando rinvenne la cassa contenente il cranio: il dolore fisico cessò immediatamente e diversi altri fedeli riportarono guarigioni dopo il contatto simbolico con la reliquia.
Al rientro della reliquia a Castelbuono, Sant’Anna fu proclamata patrona del paese. Il teschio è conservato in un reliquiario a forma di busto d’argento realizzato nel 1521 su commissione di Isabella Moncada, posto dietro una grata nella cappella ornata da stucchi dorati dei fratelli Serpotta su fondo oro zecchino.
Oggi la reliquia viene mostrata alla popolazione solo il 25 luglio, durante il tradizionale corteo delle chiavi che consente l’apertura dell’urna dopo il passaggio di una delegazione solenne.
Come festeggiare l’onomastico di Anna
Nel mondo moderno, le feste del nome potrebbero non essere celebrate con la stessa pompa dei compleanni, ma per molte persone questa festa conserva la sua importanza religiosa e culturale.
- Molte Anna partecipano alla messa nel giorno della loro festa del nome per ringraziare per gli anni vissuti e chiedere benedizioni per il futuro.
- Spesso, le feste del nome sono celebrate nel cerchio familiare più stretto attorno a un pasto festivo tradizionale e agli auguri.
- Come già menzionato, vengono scambiati fiori, biglietti di auguri e altri regali simbolici.
- In alcune culture è popolare organizzare feste o eventi a tema legati al nome della persona onorata.
In generale, nonostante tutti i cambiamenti nella cultura moderna, la festa del nome di Anna rimane un giorno ricco di calore, amore e attenzione verso i propri cari.
La festa del nome di Anna è un giorno speciale che segna non solo una festività cristiana legata al nome, ma mette anche in luce l'unicità di ogni Anna.
Questa giornata è l'occasione per celebrare e sottolineare l'individualità, la bellezza e la profondità dei sentimenti di ogni donna che porta questo nome.
La celebrazione del nome è una tradizione antica che ha preso nuovo slancio nel mondo moderno. Oggi è un momento in cui è possibile essere circondati dai propri cari, ricevere la loro attenzione e i loro auguri.
Per molte Anna, la celebrazione del proprio nome diventa altrettanto importante e desiderata quanto il proprio compleanno. Questa giornata ricorda che il nome che riceviamo alla nascita porta con sé un significato e un valore particolari; fa parte del nostro destino, del nostro carattere e del nostro percorso.
Celebrare questa giornata significa rendere omaggio al nostro nome e alla nostra unicità.
Auguri per l’onomastico di Anna
Negli auguri per Anna, spesso si menzionano desideri di grazia, felicità, pace interiore e prosperità, poiché queste qualità sono strettamente legate al nome festeggiato.
Un biglietto con auguri affettuosi e parole gentili può essere un complemento piacevole al regalo principale o un gesto premuroso a sé stante.
Preghiera a Sant’Anna
O Signore, che hai concesso alla Beata Anna la grazia di divenire madre della Genitrice del tuo Unigenito Figlio: fa si che, celebrandone noi oggi la festa, ci assista ella dal cielo col suo patrocinio.
Prostrato ai piedi del tuo trono o grande e gloriosa S. Anna, vengo ad umiliarti la mia fervida prece, la preghiera del cuore; accoglila benigna rendimi grazie, prega per me.
La terra è veramente la valle del pianto - il cammino della vita è seminato di spine - il cuore in tempesta sente forte i colpi del dolore - aiutami Tu, esaudiscimi Tu. O Madre cara prega per me.
Stanco di piangere, senza una parola di conforto e di speranza; oppresso sotto il peso delle tribolazioni solo in Te, che ben intendi il dolore di un'anima, ripongo dopo Dio e la Vergine la speranza mia. O madre cara prega per me.
I miei peccati furono causa di farmi perdere la pace del cuore - l'incertezza del perdono mi rende più triste la vita - impetrami Tu la misericordia divina, l'amore a Gesù, la protezione della Figlia Tua - O madre S. Anna prega per me.
Guarda la casa mia, la famiglia mia - Vedi quante disgrazie mi opprimono quante tribolazioni mi sono d'intorno. O Madre cara Ti chiedo la pace e la provvidenza, la pace dell'anima soprattutto. - Prega per me.
Ed ora che ho bisogno di grazie non mi abbandonare Tu che sei potente presso il trono di Dio. Allontana da me la tristezza e la desolazione, i pericoli, i flagelli del Signore.
Benedici e salva l'anima mia; fa che in vita e in morte io Ti chiami e Ti senta vicina. Prega per me, o dolce consolatrice degli afflitti.
Fa che un giorno sia ai Tuoi piedi nel santo Paradiso. Così sia. Pater, Ave, Gloria.
Preghiera a Sant’Anna per le donne incinte
O Signore,per intercessione di S.Anna madre della Madonna, ti chiedo di accompagnarmi in questo tempo di gestazione della creatura che hai voluto far vivere nel mio seno.
Grazie,perchè mi hai scelta per questo compito così importante: essere madre di una nuova creatura, e così collaborare con te Creatore.
O Signore,per intercessione di S.Anna,fa che la creatura che è in me, sia un dono che renda più unita la mia famiglia e una benedizione per tutti.
Fà che l'attesa della nascita ci aiuti ad essere generosi e perseveranti nella fede e nella carità. AMEN
Inno a Sant’Anna
O Sant'Anna protettrice fra le donne fortunata, tu la Vergine Beata concepisti nel tuo sen.
Fin dall'or che fu concetta l'Alma sua fu santa e bella di splendor fu quale stella e di grazia vaso pien (3x).
Madre sei della gran Madre di Gesù Nostro Signore. Sei potente in tutte l'ore, prega tu per noi Gesù.
Mostri dunque il tuo potere a favore dei tuoi devoti che ferventi a te fan voti, prega tu per noi Gesù.
Prega, prega, prega tu per noi Gesù. Prega, prega, prega tu per noi Gesù.
La festa dei Covoni per Sant'Anna e San Gioacchino a Pescolanciano 2026
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