Diavolo scatenato a Fatima: l’Inferno, la conversione e la vittoria del Cuore Immacolato

Il messaggio di Fatima presenta il combattimento spirituale tra il bene e il male come una realtà che coinvolge la fede, la conversione, la famiglia, la vita, la Chiesa e la salvezza eterna. La Madonna richiama alla preghiera, alla penitenza, al sacrificio per i peccatori e alla devozione al suo Cuore Immacolato, indicando in Cristo la vittoria definitiva sul demonio.

Il 13 luglio 1917, durante la terza apparizione, Lucia, Francesco e Giacinta videro l’Inferno e ricevettero un avvertimento sul rischio della perdita della fede, dell’apostasia e dell’impenitenza. La risposta indicata dalla Vergine è il ritorno a Dio attraverso il Rosario, la conversione, la riparazione, la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria e l’offerta dei sacrifici per la salvezza delle anime.

Fatima e il contesto delle apparizioni

La traccia mariana che andiamo a esaminare questa volta ci porta a Fatima, un villaggio situato al centro del Portogallo, a circa 125 km a nord di Lisbona. Anche se il nome che è tanto caro alla devozione popolare è proprio quello di “Fatima”, i fatti che andremo a esaminare questa sera non si sono svolti precisamente nel villaggio, bensì in una limitrofa località denominata Cova da Iria.

Il 13 maggio 1917 la Vergine Maria si presenta come “Regina del Santo Rosario”, apparendo a tre pastorelli del posto: Lucia dos Santos, Francesco e Giacinta Marto, rispettivamente di dieci, nove e sette anni. In tutto ci saranno 6 apparizioni, il 13 di ogni mese, fino ad ottobre del 1917.

Prima di queste apparizioni, i tre fanciulli avevano ricevuto una sorta di preparazione tramite apparizioni da parte dell’Angelo della Pace. Al termine delle apparizioni della Vergine, i ragazzi si trovano a custodire messaggi e segreti di importanza mondiale, facendosi portatori di uno specifico invito da parte della Madonna: occorre pregare il Santo Rosario e fare penitenza per la conversione dei peccatori, in particolare per la Russia.

Nello svolgersi dei fatti, in quel 1917, si assiste a un concorso sempre maggiore di folle, fino al notissimo miracolo del sole che contraddistingue l’ultima apparizione, il 13 ottobre 1917, e avviene dinnanzi a circa 70.000 fedeli. Dopo un approfondito esame dei fatti, le apparizioni vengono riconosciute come autenticamente soprannaturali nel 1930.

EventoData o riferimento
Prima apparizione della Vergine13 maggio 1917
Numero delle apparizioni6
Ultima apparizione e miracolo del sole13 ottobre 1917
Riconoscimento delle apparizioni1930
Beatificazione di Francesco e Giacinta13 maggio 2000

Questo dà ulteriore impulso alla edificazione del complesso sacro che comprende una basilica maggiore, intitolata a Nostra Signora di Fatima, e alcuni conventi. Il 13 maggio 2000 Giovanni Paolo II a Fatima ha beatificato Francesco e Giacinta, morti rispettivamente nel 1919 e nel 1920.

Lucia, entrata nel 1925 nel convento della Dorotee, si trasferisce nel 1948 nel monastero di Coimbra. Suor Lucia è morta nel 2005.

Santuario di Fatima e Cappellina delle Apparizioni

Il santuario di Fatima e il percorso penitenziale

Anzitutto bisogna precisare che il cuore del complesso sacro, che negli anni è venuto ampliandosi notevolmente, è la Cappellina delle Apparizioni. In essa si venera la statua che è opera dello scultore José Ferreira Thedim e che è fatta in legno, precisamente con cedro proveniente dal Brasile, misurando 1,10 mt di altezza.

Posta nella cappellina il 13 giugno 1920, nel corso delle celebrazioni solenni è incoronata con una corona realizzata a Lisbona da 12 artisti che vi lavorarono gratuitamente per 12 mesi, fino a fabbricare il prezioso monile - arricchito da 313 perle e 2679 pietre preziose - offerto il 13 ottobre 1942 dalle donne portoghesi come ringraziamento per la mancata inclusione del Portogallo nel secondo conflitto mondiale.

In essa è incastonata la pallottola che, utilizzata per colpire il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II nel corso del fallito attentato del 13 maggio 1981, fu offerta dallo stesso Santo Padre come ringraziamento alla Regina del Rosario per la protezione accordatagli.

Se la cappellina è il cuore del santuario, non si può però trascurare la basilica vera e propria. Iniziata nel 1928, fu consacrata il 7 ottobre 1953.

All’interno ospita 15 altari, dedicati ai 15 misteri del Santo Rosario, come omaggio alla dedicazione alla Regina del Rosario. Le bellissime vetrate rappresentano scene delle apparizioni e invocazioni e litanie della Madonna.

Sempre in linea con la devozione al Santo Rosario, nella basilica trovano posto le statue dei grandi apostoli del Rosario e della devozione al Cuore Immacolato di Maria: S. Antonio Maria Claret, S. Domenico di Guzmán, S. Giovanni Eudes e S. Stefano di Ungheria. Nel 1952 fu installato nella basilica il monumentale organo da 12.000 canne.

Il santuario ospita le tombe di Giacinta, Francesco e Suor Lucia. La grande spianata dinnanzi alla basilica, sulla quale si effettuano le solenni processioni con la statua della Madonna ogni 13 maggio, conduce fino a un edificio detto della riconciliazione, ove si trovano confessionali e spazi per la meditazione e il raccoglimento.

Quasi che si volesse dare ai pellegrini l’occasione di prepararsi prima di dirigersi alla cappellina delle apparizioni - sulla sinistra della grande piazza, a circa 200 mt dai confessionali - e successivamente alla grande Basilica centrale. Quando mi trovavo a Fatima sono stato colpito dal fatto che a ogni ora del giorno e delle notte era possibile notare pellegrini che avanzavano in ginocchio lungo una sorta di striscia di marmo lucido che segna la pavimentazione della spianata fino alla cappellina, itinerario penitenziale che permette di compiere un pellegrinaggio nel pellegrinaggio.

A tre km circa dalla basilica è possibile ripercorrere il cammino dei pastorelli, rivivendo le atmosfere e i luoghi dell’epoca, immergendosi nella campagna - brulla e sassosa - limitrofa al complesso sacro del santuario. La povertà del luogo è una ulteriore conferma di come la Madonna scelga davvero le persone e le situazioni più umili per rivolgere i suoi messaggi d’amore all’umanità.

Il combattimento spirituale e lo scatenamento del male

Potremmo infatti dire che - a partire dalle apparizioni di Rue du Bac, nel 1830, passando per le apparizioni di La Salette (1846), fino a giungere a Fatima - si dipana un contesto di profezie mariane che svelano il progredire del Male e preparano l’uomo alla fase più acuta del combattimento escatologico.

Vediamo dunque più da vicino come Fatima possa inserirsi in questo cammino che la Madonna percorre tra gli uomini, in modo particolare nel XIX e XX secolo, per svelare, anticipandoli, i piani del Diavolo che vuole attaccare l’umanità, per portarla alla distruzione e alla morte eterna.

Ci troviamo dunque in Portogallo, come già ricordato, e nel 1917 la Madonna appare a tre pastorelli - Giacinta, Francesco e Lucia - consegnando loro messaggi e segreti, proprio come già avvenuto per Massimino e Melania a La Salette.

Prima di esaminare più da vicino quelli che sono i testi che hanno per noi forse l’interesse profetico più elevato, cioè i segreti di Fatima - o, meglio, il segreto, suddiviso poi in tre parti, che sono state rivelate dalla Chiesa in diversi momenti storici -, vorrei però partire da una parte del messaggio pubblico che ritengo carico di valore profetico.

Quando pensiamo a Fatima abbiamo infatti presente il messaggio della Vergine, fatto di richiamo alla conversione, alla penitenza, al sacrificio per i peccatori, alla preghiera, e tutto questo in perfetta continuità con le apparizioni mariane da Rue du Bac in avanti.

L’Angelo della Pace e la perdita della fede

Però non dobbiamo dimenticare che prima delle apparizioni del 1917 i pastorelli ricevono un dono particolare, quasi di preparazione, che è la visita dell’Angelo della Pace, nel 1915, cui già abbiamo accenato.

Questo Angelo comunica loro una preghiera che credo possa anticipare, svelare, quello che sarebbe stato poi tutto il secolo a venire: «Mio Dio, credo, adoro, spero e vi amo, domando perdono per tutti quelli che non credono, non adorano, non sperano, e non vi amano».

Ecco, in questa piccola preghiera, che più volte i pastorelli fin da allora useranno ripetere, sembra quasi adombrarsi il rischio della perdita della fede, che sarà poi un segno distintivo del periodo del combattimento escatologico e dello scatenamento del male.

Quanto sia rischiosa la perdita della fede lo si capisce poi semplicemente richiamando alla memoria l’esortazione evangelica di Gesù: «Se non vi convertite, perirete tutti» (Lc 13, 3).

Questo drammatico ammonimento lega una catastrofe spirituale (la mancanza di conversione) ad una catastrofe materiale (la morte), come espressione non tanto del potere punitivo del Signore - che domina la storia e il mondo - quanto piuttosto della sua misericordia: se infatti il male non fosse sanzionato da conseguenze negative, ecco che ciascuno di noi si sentirebbe ancora più attratto dal peccato, scivolando in breve verso la perdizione eterna.

In fondo, è quanto abbiamo visto anche nel caso di La Salette, quando la Madonna dice: «Se non vi convertirete, il grano diventerà polvere».

Allora, dobbiamo saper leggere le vicende umane nella loro connessione con gli avvenimenti spirituali. Il mondo tronfio di oggi, che nel nome della scienza umana pretende di fare a meno di Dio, pecca di presunzione, rinnovando la vana pretesa del volo di Icaro, allorché l’uomo voleva, con ali fatte di cera, raggiungere il cielo.

Ma le ali si sono sciolte e l’uomo è precipitato. Ecco: la presunzione di essere padroni del mondo porta alla catastrofe.

Proprio in collegamento con gli ammonimenti di La Salette, anche a Fatima l’Angelo ci mette su questa dimensione d’onda, dicendoci di fare attenzione all’ateismo, alla perdita della fede, all’apostasia, poiché creano le premesse che ci han portato prima a due conflitti mondiali e, ora, al pericolo dell’autodistruzione.

È dunque nell’ottica spirituale che vanno compresi i fatti del mondo e le possibili conseguenze materiali: in fondo l’Angelo della Pace annuncia proprio il rischio della perdita della fede, ponendo subito al centro quella che è la questione decisiva, cioè il conservare la fede.

La visione dell’Inferno del 13 luglio 1917

A beneficio dei nostri ascoltatori, vorrei dunque presentare la prima parte di questo segreto, che è la visione dell’Inferno.

Scrive dunque Suor Lucia: «La Madonna ci mostrò un grande mare di fuoco, che sembrava stare sotto terra. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o bronzee, con forma umana che fluttuavano nell’incendio, portate dalle fiamme che uscivano da loro stesse insieme a nuvole di fumo, cadendo da tutte le parti simili al cadere delle scintille nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e disperazione che mettevano orrore e facevano tremare dalla paura.

I demoni si riconoscevano dalle forme orribili e ributtanti di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e neri. Questa visione durò un momento. E grazie alla nostra buona Madre del Cielo, che prima ci aveva prevenuti con la promessa di portarci in Cielo (nella prima apparizione), altrimenti credo che saremmo morti di spavento e di terrore».

Si tratta di un drammatico richiamo al rischio estremo che si corre nel continuare da impenitenti a perseverare nella via del male.

Il 13 luglio 1917 la Madonna fece vedere a Lucia, Francesco e Giacinta, l’Inferno e il demonio. Durante l’apparizione, aprì le mani, stese le braccia, la luce penetrò nella terra, i fanciulli si trovarono davanti ad un mare di fuoco.

Immersi in quel fuoco, scrive Lucia si trovavano i demoni e le anime come se fossero braci trasparenti in forma umana, che fluttuavano nell’incendio sollevato dalle fiamme che si sprigionavano da loro stesse come nuvole di fumo e cadenti da ogni lato, simili a scintille nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e disperazione che suscitavano orrore e facevano tremare di paura.

I demoni si distinguevano per le loro forme orribili e schifose di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti come dei carboni roventi.

Spaventati, e come per chiedere aiuto, alzammo gli occhi alla Madonna, che ci disse con bontà e tristezza: “Avete visto l’Inferno, dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se gli uomini faranno quello che io vi dico, molti si salveranno e avranno pace…”.

Rappresentazione della visione dell’Inferno a Fatima

Il significato dell’Inferno nel messaggio di Fatima

Un rischio che è tanto maggiore se si considera come oggi sia mancante nella Chiesa una specifica catechesi sull’Inferno che sia teologicamente fondata, rispettosa delle parole di Cristo e dei pronunciamenti dei Concili e del Catechismo della Chiesa Cattolica.

Ci sono autorevoli vescovi che hanno dichiarato che su questo punto si parla troppo poco, e giustamente, mentre dalla parte opposta abbiamo una sorta di contro-catechesi ad opera di teologi e predicatori che tendono a eliminare l’Inferno dalla prospettiva della teologia.

Se dovessimo parlare di una odierna “lobby anti-infernista”, potremmo dire che essa si esprime non sempre in attacchi espliciti al dogma dell’Inferno, limitandosi a volte a seminare dubbi, insistendo sul fatto che non possiamo dire quanti o chi siano all’Inferno.

Se questo è vero, è però indubitabile che la via che percorrono quelli che vanno all’Inferno sia molto larga, come dice il Signore.

Allora, potremmo anche mettere in dubbio che Giuda, per fare un caso estremo, sia all’Inferno, benché le parole del Vangelo: «Sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato» (Mt 26, 24) siano tali per cui io non vorrei mai essere nei suoi panni.

Ma non possiamo dubitare che all’Inferno ci siano degli uomini, oltre ai demoni, secondo quanto dice Gesù stesso: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli» (Mt 25, 41).

Negare questa certezza di fede significa oscurare la verità, ecco perché è una grave colpa passare sotto silenzio la realtà dell’Inferno.

Neppure si dovrebbero tacere le condizioni per cui si va all’Inferno, perché il Catechismo della Chiesa Cattolica dice chiaramente che uno che muore impenitente, anche con un solo peccato mortale, non si salva.

Ma deve essere ben chiaro cos’è l’impenitenza: essa consiste nel rifiuto radicato della Divina Misericordia per cui anche all’ultimo istante si resiste all’amore di Dio, scegliendo l’Inferno.

Tutte queste sono verità di cui oggi sempre meno si parla e sempre più si dubita, per quanto con papa Francesco si debba registrare una importante inversione di tendenza poiché sovente il Pontefice affronta il tema “demonio” o “inferno” nelle sue catechesi.

Ma sono pochi i sacerdoti e i pastori che lo imitano, per cui non mi meraviglio che la Madonna - già un secolo fa - a Fatima abbia ribadito evangelicamente la verità dell’Inferno.

La preghiera per la salvezza delle anime

«Molte anime vanno all’Inferno, perché non c’è nessuno che prega per loro»: Maria ci dice che proprio questo oscuramento della verità sull’Inferno allarga la via delle anime che vanno all’Inferno, perché non ci si prepara più al combattimento spirituale, non si prega più perché la gente non vada all’Inferno.

Questo severo ammonimento sulla realtà dell’Inferno contraddistingue le moderne apparizioni mariane poiché questo è in particolare il tempo in cui le anime vanno all’Inferno.

Come ha detto Giovanni Paolo II, il mondo d’oggi rischia il peccato dall’impenitenza finale, perché dicendo che non c’è Dio, oscurandosi la Fede, dicendo che non c’è il peccato, dicendo che l’Uomo è padrone del mondo, uno muore impenitente, muore senza chiedere il perdono dei peccati.

Questo non succedeva nel Medioevo, quando c’era la fede, quando c’erano grandi peccatori, ma anche grandi penitenti, perché comunque il peccato era rischiarato dalla fede, c’era la malvagità ma comunque sotto il cielo della fede che portava alla Penitenza.

Oggi invece c’è la malvagità sotto il cielo dell’incredulità che porta all’impenitenza e quindi al pericolo dell’Inferno: ecco perché la Madonna sottolinea così fortemente la presenza dell’Inferno, ripetendo all’uomo che un mondo senza Dio significa che non c’è né felicità, né salvezza eterna, ma anzi porta con sé l’Inferno già su questa terra.

La testimonianza di Giacinta, Francesco e Lucia

Giacinta, la più piccola dei tre pastorelli, fu talmente terrorizzata dalla visione dell’Inferno che tutte le penitenze e le mortificazioni per riuscire a salvare qualche anima le sembravano un nulla.

Spesso si sedeva per terra o su un sasso e diceva “L’Inferno! L’Inferno”Quanta pena mi fanno le anime che vanno all’Inferno! E la gente che brucia viva, là dentro, come legna sul fuoco!”.

I lamenti dei dannati non susciteranno mai pietà; piangeranno incessantemente e nessuno detergerà mai le loro lacrime; soffriranno orribilmente e nessuno mai lenirà i loro dolori, perché hanno operato contro la volontà di Dio.

In questa vita ci sembra possibile poter vivere senza Dio tanto è vero che i peccatori e quelli che non si pongono il problema dell’esistenza di Dio, in realtà, vivono senza Dio.

Il male più grave è quello di non voler in vita amare Dio. Quando l’uomo vile, violento, imbroglione, traditore, si stacca col peccato dal sole della vita, che è Cristo, muore anche se vive ancora biologicamente.

Nel suo cuore entra la morte, egli vive così già nell’Inferno. Ama il peccato; vuole gestire la propria vita autonomamente, senza nessun riferimento a Dio e all’aldilà; spesso agisce in modo assurdo, inorgogliendosi a tal punto da rifiutare persino il perdono per il male che fa a se stesso e agli altri.

Con la morte, l’anima, liberata dal corpo, vuole raggiungere Dio, Sommo Bene ed eterna felicità, ma, sporca come è per il peccato, non si sente degna di stare alla sua presenza.

In altri termini, prova un’attrazione irresistibile verso Dio e, nello stesso tempo, una sofferenza indicibile, che dura in eterno.

Il castigo, quindi, non è dato da Dio, ma dall’anima stessa, che si autopunisce, perché è cosciente di non poter stare alla presenza di Dio, perché ha tradito il suo amore.

I peccati commessi sono sempre davanti a lei, perciò preferisce mille inferni piuttosto che stare al cospetto di Dio.

L’anima può esprimere e realizzare se stessa unicamente amando Dio, perché solo Dio può soddisfare l’esigenza del suo bisogno di amore. Questo è fondamentale anche nell’Inferno, perciò si soffre tanto.

L’Inferno, dunque, è la morte dell’amore.

Il sacrificio dei pastorelli per i peccatori

I pastorelli rimasero cosi impressionati da questa visione che tutto il resto della loro vita fu un offrirsi in espiazione per i peccati degli uomini affinché nessuno andasse all’inferno.

Anche quando i ragazzini di Fatima non erano martiri, essi dimostrano con la loro sofferenza eroica il coraggio dei martiri, in particolare Giacinta, Francesco e Lucia, che riceve l’Ostia, è chiamata così a vivere come testimone dei piani divini dell’amore e la misericordia attraverso i cuori di Gesù e di Maria.

Mentre Giacinta e Francesco, che bevono dal Calice il Sangue di Cristo, sono chiamati a partecipare in forma singolare alla sua morte sacrificale. I due, infatti, in pochi anni compiono ciò con il sacrificio della loro vita, e muoiono giovanissimi, disposti ad una morte espiatoria.

Riguardo a Francesco, Lucia ricorda: “Durante la sua malattia sembrava sempre allegro e contento”. Ogni tanto lei gli domandava: “Soffri molto?” “Abbastanza - rispondeva senza preamboli - però questo non mi colpisce! Io soffro per consolare nostro Signore, e dopo me ne vado dritto in Cielo!”.

Lucia chiedeva anche a Giacinta se soffrisse molto, e lei rispondeva in modo simile: “Sì, soffro, però lo dono tutto per i peccatori e per offrire espiazione al Cuore Immacolato di Maria. Oh! Quanto amo soffrire per amore di Gesù e di Maria, solo per dar loro gioia! Quelli che soffrono per la conversione dei peccatori, amano con un amore immenso”.

L’Eucaristia e la consolazione di Cristo

L’altra verità che è più raggiungibile a noi attraverso la Comunione sotto le due specie, è la consapevolezza dell’intima unione della Santa Comunione e il Sacrificio della Messa.

Papa Pio XII esprime questa verità in una forma molto precisa quando dice: “Per godere del Pane degli Angeli per mezzo della Comunione sacramentale, possiamo essere partecipanti nel sacrificio” (Mediator Dei, n. 118).

Questo significa che otteniamo la Santa Comunione per causa della partecipazione all’oblazione di Cristo; riceviamo la Santa Comunione per essere con Cristo nel suo sacrificio al Padre, attraverso il quale Egli desiderava compiere due atti d’amore, molto grandi: la glorificazione di Dio e la salvezza dei peccatori.

Giacinta e Francesco sono rappresentanti di questi due cammini della vita eucaristica. Giacinta anelava a sacrificarsi per la salvezza dei peccatori, che tanto amava, nessun sacrificio per la loro salvezza era per lei troppo grande: bramava “espiare per i loro crimini”.

Francesco, d’altro canto, era totalmente pieno di desiderio di sprofondare nell’adorazione eucaristica, per “consolare il suo Dio”.

E poiché sapeva che presto sarebbe morto, passava tutto il giorno in adorazione davanti a “Gesù nascosto” nel tabernacolo.

Lucia racconta che, andando a cercare Francesco nella chiesa, al ritorno dalla scuola, lo trovava in ginocchio sempre nello stesso luogo.

Questa fu l’ultima rivelazione dell’Angelo ai tre pastorelli. Non possiamo esprimere con più precisione quello che l’Angelo compì con la sua missione, che proprio con le parole di Lucia: “Commossi per la forza soprannaturale che ci circondò, imitammo all’Angelo in tutto, cioè, ci prostrammo come fece lui e ripetemmo le preghiere che lui aveva pronunciato.

La forza della presenza di Dio era così intensa che ci circondava e ci annichiliva. Sembrava lasciarci per lungo tempo senza l’uso dei nostri sensi corporali.

In quei giorni svolgevamo il nostro lavoro, per così dire, come portati da questo stesso essere soprannaturale che ci muoveva verso di lui. La pace e la felicità che sentivamo erano molto grandi, ma puramente interiori e dirigevano l’anima completamente verso Dio”.

L’Angelo aveva compiuto la sua missione guidando i pastorelli verso Cristo nell’Eucaristia. Anche se scompare dalla loro vista, non smette di guidarli e sostenerli nel compimento dei loro doveri.

Egli si mostrò come l’Angelo della pace, e adesso che li aveva uniti a Dio nell’Eucaristia, raggiungevano una grande pace interiore, che può sorgere stando uniti con Dio, immersi totalmente in Lui.

Cristo è presente nel Santissimo Sacramento dell’Altare e ci aspetta. Come piacerebbe al santo Angelo pregare con noi, fortificarci nell’orazione e nel sacrificio, e condurci all’unione con Dio!

Di che abbiamo ancora bisogno per votarci seriamente una volta per tutte alla santità? I pastorelli di Fatima, insieme ai nostri angeli custodi ci precedono e ci accompagnano in questo cammino verso il Paradiso.

Il testo della terza apparizione: Inferno, guerra e Cuore Immacolato

Pochi minuti dopo che eravamo giunti alla Cova d’lria, presso il leccio, tra la numerosa folla di popolo, mentre recitavamo il rosario, vedemmo il riflesso della solita luce e subito dopo la Madonna sul leccio.

- Cosa vuole da me? - domandai.

- Voglio che veniate qui il 13 del mese prossimo, che continuiate a recitare il rosario tutti i giorni in onore della Madonna del Rosario, per ottenere la pace del mondo e la fine della guerra, perché soltanto Lei vi potrà aiutare.

- Vorrei chiederLe di dirci Chi è; di fare un miracolo perché credano tutti che Lei ci appare.

- Continuate a venir qui tutti i mesi. A ottobre dirò Chi sono, quel che voglio e farò un miracolo che tutti potranno vedere per credere.

A questo punto feci alcune richieste, che non ricordo bene. Quel che mi ricordo è che la Madonna disse che bisognava recitare il rosario per ottenere le grazie durante l’anno.

E continuò:

- Sacrificatevi per i peccatori, e dite molte volte, specialmente ogni volta che fate qualche sacrificio: O Gesù, è per amor Vostro, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria.

Dicendo queste ultime parole, aprì di nuovo le mani, come nei due mesi precedenti. Sembrò che il riflesso penetrasse la terra e vedemmo come un mare di fuoco.

Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero brace trasparenti e nere, o bronzee, in forma umana, che fluttuavano nell’incendio, trasportate dalle fiamme che uscivano da loro stesse, insieme a nuvole di fumo che cadevano da ogni parte, uguali al cadere delle scintille nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e disperazione che suscitavano orrore e facevano tremar di paura.

I demoni si distinguevano per le forme orribili e schifose di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti come neri carboni roventi.

Spaventati e come per chiedere aiuto, alzammo gli occhi alla Madonna, che ci disse con bontà e tristezza:

- Avete visto l’Inferno, dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che io vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace.

La guerra sta per finire. Ma, se non smetteranno di offendere Dio, nel pontificato di Pio Xl, ne comincerà un’altra peggiore.

Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà, che punirà il mondo per i suoi delitti, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre.

Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato, e la Comunione riparatrice nei primi sabati.

Se ascolteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e ci sarà pace. Se no, diffonderà i suoi errori nel mondo, suscitando guerre e persecuzioni alla Chiesa.

I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte.

Finalmente il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo qualche tempo di pace.

In Portogallo, si conserverà sempre il dogma della Fede; ecc. Questo non ditelo a nessuno. A Francesco, sì, potete dirlo.

Quando reciterete il rosario, dopo ogni mistero dite: «O Gesù mio! Perdonateci, liberateci dal fuoco dell’inferno, portate in Cielo tutte le anime, specialmente quelle che ne hanno più bisogno».

Seguì un momento di silenzio, poi domandai:

- Non vuol più niente da me?

- No. Per oggi non voglio più niente da te.

E come al solito, cominciò ad alzarsi in direzione dell’oriente fino a sparire nell’immensa distanza del firmamento.

La devozione al Cuore Immacolato di Maria

La Madonna a Fatima ci ha dato un potente rimedio contro le forze del male e non dobbiamo considerare il suo messaggio superato. È anzi oggi più che mai attuale.

Il 13 giugno 1917, durante la seconda apparizione, la Madonna disse a suor Lucia: «Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al mio cuore immacolato».

Suor Lucia racconta: «Davanti alla palma della mano destra della Madonna c’era un cuore coronato di spine che vi sembravano confitte. Capimmo che era il cuore immacolato di Maria, oltraggiato dai peccati dell’umanità».

Le rivelazioni a suor Lucia furono decisive per la diffusione del culto del cuore immacolato e lo arricchirono dell’aspetto riparatore, che si esprime nella devozione dei primi cinque sabati del mese, con la quale si offre riparazione per le offese al cuore di Maria santissima a beneficio delle anime dei peccatori.

Infatti, il 13 luglio 1917, a Fatima, la Madonna disse ai pastorelli: «Avete visto l’Inferno dove vanno a finire le anime dei poveri peccatori. Per salvarli, il Signore vuole stabilire nel mondo la devozione al mio cuore immacolato. Se si farà quello che vi dirò, molte anime si salveranno e vi sarà pace».

I primi cinque sabati del mese

È ancora suor Lucia a raccontare: «Il 10 dicembre 1925 mi apparve in camera la Vergine santissima e al suo fianco un Bambino, come sospeso su una nube.

La Madonna gli teneva la mano sulle spalle e, contemporaneamente, nell’altra mano reggeva un cuore circondato di spine.

In quel momento il Bambino disse: “Abbi compassione del cuore della tua Madre santissima avvolto nelle spine che gli uomini ingrati gli configgono continuamente, mentre non v’è chi faccia atti di riparazione per strappargliele”.

E subito la Vergine santissima aggiunse: “Guarda, figlia mia, il mio cuore circondato di spine che gli uomini ingrati infliggono continuamente con bestemmie e ingratitudini.

Consolami almeno tu e fa’ sapere questo: a tutti coloro che per cinque mesi, al primo sabato, si confesseranno, riceveranno la santa Comunione, reciteranno il Rosario e mi faranno compagnia per quindici minuti meditando i misteri, con l’intenzione di offrirmi riparazioni, prometto di assisterli nell’ora della morte con tutte le grazie necessarie alla salvezza”».

È il Signore stesso che vuole illuminare la devozione e il culto al cuore della Madre sua e dell’umanità.

Infatti il 15 febbraio 1926 Lucia, nel portare i rifiuti dal giardino, incontrò un ragazzo che le chiese: «Hai diffuso nel mondo quello che la Madre celeste ti aveva chiesto?». E, in quel momento, si trasformò in un bimbo splendente.

Cosa si deve fare per aderire ai cinque primi sabati del mese?

  1. La Confessione celebrata entro gli otto giorni precedenti al primo sabato del mese, con l’intenzione di riparare le offese fatte al cuore immacolato di Maria, che si può esprimere al confessore dopo aver manifestato i propri peccati e affermato il proposito di non commetterli più.
  2. Se nella Confessione ci si dimentica di esprimere tale intenzione, essa può essere formulata nella Confessione seguente.
  3. La Comunione ricevuta proprio il primo sabato del mese, con l’intenzione di riparare le offese fatte al cuore immacolato di Maria.
  4. Recitare la corona del Rosario, almeno un tipo di misteri: della gioia, della luce, del dolore o della gloria, con la stessa intenzione della Confessione.
  5. Fare compagnia alla santissima Vergine per un quarto d’ora, meditando i misteri del Rosario.

Perché proprio cinque?

Un confessore di Lucia le chiese il perché del numero cinque. Lei lo chiese a Gesù, il quale le rispose: «Si tratta di riparare le cinque offese dirette al cuore immacolato di Maria:

  1. Le bestemmie contro la sua Immacolata Concezione.
  2. Le bestemmie contro la sua verginità.
  3. Le bestemmie contro la sua maternità divina e il rifiuto di riconoscerla come Madre degli uomini.
  4. L’opera di coloro che pubblicamente infondono nel cuore dei piccoli l’indifferenza, il disprezzo e perfino l’odio contro questa Madre immacolata.
  5. L’opera di coloro che la offendono direttamente nelle sue immagini sacre».

La consacrazione al Cuore Immacolato

I primi cinque sabati sono un’ottima preparazione alla consacrazione al cuore immacolato di Maria.

Suor Lucia scrive: «Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al cuore immacolato per portare le persone a una piena consacrazione di conversione e donazione, a un’intima stima, venerazione e amore.

Tutti sappiamo cosa rappresenta, in una famiglia, il cuore della mamma: è l’amore! Tutti i figli confidano nel cuore della madre, e tutti sanno di avere in esso un luogo di intima predilezione.

Lo stesso avviene con la Vergine Maria. Il cuore di Maria è quindi, per tutti i suoi figli, il rifugio e la via verso Dio».

La famiglia e la vita nella battaglia finale

La profezia è di suor Lucia dos Santos, la veggente di Fatima di cui il 13 febbraio scorso è cominciato il processo di beatificazione.

In quella lettera di Suor Lucia è scritto che lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio.

«Non abbia paura, aggiungeva, perché chiunque lavora per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e avversato in tutti modi, perché questo è il punto decisivo».

La suora di Fatima sosteneva che la Madonna ha già «schiacciato» la testa a Satana.

«Si avvertiva - prosegue il porporato - anche parlando con Giovanni Paolo II, che questo era il nodo, perché si toccava la colonna portante della creazione, la verità del rapporto fra l’uomo e la donna e fra le generazioni.

Se si tocca la colonna portante crolla tutto l’edificio, e questo adesso noi lo vediamo, perché siamo a questo punto, e sappiamo».

La vittoria dell’Immacolata su Satana

Tutti gli uomini vengono al mondo con il peccato originale. Anche la Madonna, essendo della stirpe umana, avrebbe dovuto contrarre il peccato originale.

Ma dovendo essere la Madre di Gesù, in previsione dei meriti di quello stesso Figlio che avrebbe donato al mondo, fin dal primo istante del suo concepimento, per singolare privilegio a Lei concesso, la Santissima Trinità la preservò dal peccato originale.

Ella, infatti, scelta per essere la Madre di Cristo redentore, doveva necessariamente precederlo. Nell’ordine del tempo viene prima la madre e poi il figlio.

Di conseguenza era necessario che Maria, perché fosse Immacolata, venisse redenta dal Figlio prima che Egli stesso nascesse e morisse in Croce, realizzando la Redenzione.

Pertanto, la Redenzione è stata applicata a Maria prima che il Figlio l’attuasse, per cui si dice che la Madonna è pre-redenta.

Scrive Sant’Ambrogio: «Il Signore, allorché si accinse a redimere il mondo, ha cominciato da Maria, affinché proprio Lei, per la cui mediazione venne preparata la Redenzione per tutti, fruisse per prima del frutto della salvezza per mano del proprio Figlio»[1].

Maria si è trovata Immacolata sin dal primo istante del suo esistere senza aver fatto nulla per meritare un simile privilegio, esclusivamente per bontà e misericordia di Dio.

È un favore divino assolutamente gratuito, che ha ottenuto sin dal primo momento della sua esistenza. Ella non fu liberata dal peccato originale, ma ne fu preservata in virtù dei meriti del Figlio suo, previsti da Dio[2].

E come anche sul piano naturale chi ci preserva o risparmia da un colpo mortale è nostro salvatore, più che se ci guarisse dalla ferita prodotta da quel colpo, così nell’ordine soprannaturale Maria, essendo stata risparmiata dall’infezione del peccato originale, è stata redenta “in un modo più elevato e sublime”[3], cioè in modo perfettissimo.

Maria non è stata soltanto redenta dal Figlio, ma è la prima tra tutti i redenti e in Lei la grazia salvifica ha agito tanto in profondità da far sì che il peccato non potesse affatto attecchirvi.

Perciò Gesù, Salvatore del mondo, ha conseguito la sua più bella vittoria sul peccato e sul demonio, devastatori del genere umano, con l’Immacolata Concezione di Maria; essa è il suo più eccelso trofeo di vittoria, il senso più prezioso del suo trionfo.

Il Concilio Vaticano II ha proclamato che la Chiesa «ammira ed esalta in Maria il frutto più eccellente della Redenzione»[4].

Maria perciò è come noi, redenta da Cristo, la prima dei redenti, ma redenta anch’essa.

Tutto ciò è per noi motivo di grande conforto e gioia perché ci fa sentire Maria tanto vicina a noi pur scorgendola così eccelsa e sublime nella sua dignità di Madre di Dio e nei suoi singolarissimi privilegi di grazia.

Anche Lei, infatti, è una creatura redenta, salvata, come lo siamo noi, Ella stessa sa di esserlo, e anche adesso che è nella sua condizione gloriosa ringrazia con noi, continuamente, il Signore per la sua Redenzione!

Questo è il significato delle parole del suo cantico di lode e ringraziamento: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore» (Lc 1, 47).

Dall’Immacolata Concezione al Cuore Immacolato

Il 27 novembre 1830 la Madonna apparve a santa Caterina Labouré con le braccia distese e le mani le cui dita avevano anelli che emanavano raggi e sotto i suoi piedi un serpente verdastro.

A un certo momento, intorno all’immagine della Madonna si formò una cornice ovale e dalla sua mano sinistra alla mano destra, a modo di semicerchio, comparvero scritte a lettere d’oro le parole: «O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi».

Con questa preghiera Dio ci invita a riconoscere nella Madonna il dono dell’Immacolata Concezione e per questo dono ci invita a chiedere la sua intercessione presso di Lui.

Passarono dodici anni dalla conversione clamorosa di Alfonso Ratisbonne, e l’8 dicembre 1854, Pio IX promulgò il dogma dell’Immacolata.

Passarono quattro anni ancora e la Madonna apparve a Lourdes nel 1858.

Nella sedicesima delle diciotto apparizioni, Bernadetta sentì più vivo ed insistente il desiderio di chiedere il nome alla bianca Signora che le stava apparendo già da tempo.

Allora la Madonna che aveva le mani tese e aperte verso la terra le congiunse sul petto, prese un’espressione umilissima e con soave sorriso elevò gli occhi al cielo e disse: «Io sono l’Immacolata Concezione».

Dopo le apparizioni di Lourdes, passeranno cinquantanove anni, e nel 1917, a Fatima, la Madonna, apparendo nuovamente, richiamerà l’attenzione di noi suoi figli al centro interiore dal quale promana in tutto il suo essere l’Immacolata Concezione: il suo Cuore.

Cuore Immacolato significa infatti Cuore dell’Immacolata. Inoltre, a Fatima, Dio metterà in evidenza la nota riparatrice a questo Cuore che all’inizio storico della devozione al Cuore di Maria non spiccava.

Perché il demonio teme l’Immacolata

La Madonna è l’unica creatura umana mai toccata dal peccato, né da quello originale, né da quello personale.

Oltre alla sua Immacolata Concezione, è pertanto ulteriore motivo di grande rabbia da parte del demonio nei confronti della Madonna il fatto che pur essendo Immacolata, Ella restava libera e pertanto poteva anche peccare.

Il demonio odia tremendamente la Madonna perché, pur avendo provato in ogni modo durante la sua vita a farla cadere, mai è riuscito a farle commettere un peccato personale e quindi non ha potuto minimamente macchiare e deformare la bellezza di Dio in Lei.

Ella, perciò, non possiede nulla che gli appartenga: Satana non ha potuto vantare nulla su di Lei e per questo Maria è l’unica creatura in grado di vincerlo completamente.

Per tale motivo, egli la odia e la teme quasi più di Dio stesso, ed è incollerito più nei suoi confronti che verso Gesù Cristo, perché sa che Egli è il Figlio di Dio fatto uomo, mentre Maria è una creatura ed è l’unica creatura che gli è sfuggita completamente.

È l’unica sulla quale non ha mai potuto esercitare il suo diritto di conquista, l’unica che lo ha vinto in maniera completa, sia nel momento del suo concepimento, sia durante tutta la sua vita terrena.

Ben si può affermare che Maria è la Vergine potente contro il Male, perché Ella è l’unica creatura umana totalmente vittoriosa su Satana e su tutto il suo esercito.

Il male dunque è del tutto escluso da Lei, ed è questo che la rende totalmente bella.

Il celebre esorcista don Gabriele Amorth, amava spesso ripetere questo episodio: «Anni addietro, un sacerdote amico bresciano, don Faustino Negrini, mentre esercitava il ministero di esorcista presso il piccolo santuario della Madonna della Stella, mi raccontava che costrinse il demonio a fargli l’apologia della Madonna.

Gli chiese: «Perché hai tanto terrore quando nomino la Vergine Maria?». Si sentì rispondere: «Perché è la creatura più umile di tutte e io sono il più superbo; è la più obbediente e io sono il più ribelle; è la più pura e io sono il più immondo».

La devozione al Cuore Immacolato, la preghiera del Rosario, la penitenza e la riparazione sono così presentate come strumenti di conversione e di resistenza spirituale, mentre la vittoria appartiene a Cristo e si manifesta in modo eminente nella purezza, nell’umiltà e nell’obbedienza di Maria.

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