Vino Migliorini Tabernacolo: storia, territorio e caratteristiche

Il vino indicato come “Migliorini Tabernacolo” unisce due realtà vitivinicole differenti: il Chianti Classico Gran Selezione “Il Tabernacolo” della tenuta Belvedere Campóli, appartenente alla famiglia Guicciardini, e l’azienda piemontese Rocche dei Manzoni, fondata da Valentino Migliorini a Monforte d’Alba. Il Tabernacolo è un Chianti Classico Gran Selezione prodotto con sangiovese coltivato in un vigneto di 2,5 ettari alle pendici di Poggio La Croce.

Il Chianti Classico Gran Selezione “Il Tabernacolo” - primo millesimo in commercio il 2015 - è prodotto con sangiovese allevato in un vigneto di 2,5 ettari posizionato alle pendici di Poggio La Croce a quota 420 m s.l.m, con esposizione ottimale Sud-Ovest e terreni composti da scisti argillosi e galestri con inserimento di argille scagliose. Il vino affina complessivamente 30 mesi - 6 mesi in più della Riserva - prima di essere commercializzato: la maturazione avviene in botti da 20 hl di rovere francese di Allier, mentre gli ultimi 3 mesi sosta in bottiglia.

Il Tabernacolo della tenuta Belvedere Campóli

Il Chianti Classico Gran Selezione “Il Tabernacolo” è il primo vino di questa tipologia prodotto dalla tenuta Belvedere Campóli. Si chiama “Il Tabernacolo” ed è il primo Chianti Classico Gran Selezione della tenuta: un vino che interpreta pienamente lo spirito di questa tipologia presente all’interno della denominazione e alla quale la famiglia Guicciardini ha dedicato grande dedizione in tutte le sue fasi di produzione, compreso il nome e il simbolo scelti per il vino, non casuali e che custodiscono una storia importante per la famiglia.

Belvedere Campóli, situata nelle colline del Chianti Classico, è il nuovo gioiello che dal 2015 si affianca alle altre due aziende di Conte Guicciardini, Castello di Poppiano e Massi di Mandorlaia. La tenuta si trova in una delle zone più vocate del Chianti Classico a quota di 400 metri sul crinale delle colline fra Mercatale e Montefiridolfi alle pendici del poggio di Monte Folchi con alle spalle fitte boscaglie e di fronte un panorama mozzafiato di colline di oliveti e vigneti, castelli, ville, chiese, sulle vallate della Greve e della Pesa: un “belvedere” tale da giustificarne ampiamente il nome.

I vigneti attualmente occupano 8 ettari e mezzo e verranno progressivamente portati a 14 ettari. Il nuovo vino proviene da un vigneto collocato in una delle aree più vocate del Chianti Classico, caratterizzata da altitudine, buona esposizione e terreni capaci di favorire il drenaggio.

Vigneto Chianti Classico colline toscane

Vigneto, suoli e affinamento

Il vigneto dal quale provengono le uve si trova alle pendici di Poggio La Croce, a 420 metri sul livello del mare, con esposizione Sud-Ovest. I terreni sono composti da scisti argillosi e galestri, con inserimento di argille scagliose.

I terreni sono, inoltre, ricchi di scheletro pietroso e quindi ben drenati. La maturazione avviene in botti da 20 hl di rovere francese di Allier, mentre gli ultimi 3 mesi sosta in bottiglia.

ElementoCaratteristica
DenominazioneChianti Classico Gran Selezione
VitignoSangiovese
Superficie del vigneto2,5 ettari
Altitudine420 m s.l.m
EsposizioneSud-Ovest
Affinamento complessivo30 mesi
Affinamento in legnoBotti da 20 hl di rovere francese di Allier
Affinamento in bottiglia3 mesi
Prima annata in commercio2015
Produzione2.000 esemplari

Il significato del nome

Il “Tabernacolo” che compare in etichetta e dà il nome al nuovo vino dell’azienda sovrasta il vigneto dal quale provengono le uve che vengono utilizzate per la realizzazione del Gran Selezione. «Al momento dell’acquisto della Tenuta questo tabernacolo era immerso nel bosco: l’abbiamo restaurato con grande attenzione e cura, cercando di mantenere inalterate le sue caratteristiche originali» spiega il Conte Ferdinando Guicciardini, proprietario della tenuta e memoria storica della famiglia.

Al suo interno, infatti, è ripresa una miniatura della Madonna della Seggiola, meravigliosa opera realizzata da Raffaello Sanzio tra il 1513 e il 1514 che si trova presso la Galleria Palatina di Firenze. Si tratta di un’icona molto cara alla famiglia Guicciardini, poiché la madre del Conte Ferdinando, miniaturista, ne aveva prodotta una che portava sempre con sé durante i suoi viaggi.

«Un insieme di fattori che ci hanno impegnato nella riqualificazione di un vigneto e nella realizzazione di un progetto che abbiamo particolarmente a cuore».

Tabernacolo rurale tra i vigneti toscani

Profilo organolettico

Prodotto in soli 2.000 esemplari, il Chianti Classico Gran Selezione “Il Tabernacolo” è un vino che riesce già ora in gioventù a coniugare struttura ed eleganza, grazie ad una componente aromatica di grande pregio e intensità, giocata su note di frutta matura e spezie, ed un sorso ricco, con una trama tannica importante e dalla grana particolarmente setosa e armonica.

La struttura deriva dall’identità del sangiovese e dalla lunga maturazione, mentre l’eleganza è sostenuta dall’equilibrio tra componente aromatica, trama tannica e affinamento. Le note di frutta matura e spezie accompagnano un sorso ricco, caratterizzato da tannini importanti ma setosi e armonici.

Rocche dei Manzoni e la famiglia Migliorini

La famiglia Migliorini appartiene a una storia vitivinicola diversa, radicata nelle Langhe e in particolare a Monforte d’Alba. Nel 1974, Valentino Migliorini, già proprietario di un rinomato ristorante stellato, insieme alla moglie decise di acquistare un cascinale nelle Langhe, a Monforte d’Alba.

Grazie alla sua vasta esperienza come viticoltore e alla sua visione innovativa, nel 1976 creò il primo vino in assemblaggio di Langa: il Bricco Manzoni, un blend di nebbiolo e barbera. Non si fermò lì: nel 1978 iniziò a produrre Spumante Metodo Classico e introdusse l’uso delle barriques per l’affinamento dei vini rossi.

Valentino fu il primo a portare i piccoli carati di rovere in Langa, arrivando in breve tempo a possedere 300 barriques. Nel 1982, le barriques furono adottate per tutte le vinificazioni, e nel 1999 l’azienda produsse il suo primo Barolo riserva invecchiato 10 anni.

La sperimentazione continua e la meticolosa attenzione ai dettagli portarono Rocche dei Manzoni a distinguersi come uno dei principali interpreti dei vini rossi piemontesi. Inoltre, l’azienda aprì la strada alla produzione di spumante Metodo Classico nelle Langhe, sebbene ci vollero oltre trent’anni prima che altri produttori seguissero questa innovativa tendenza.

Il passaggio dalla ristorazione alla viticoltura

Non siamo nati come produttori di vino, lo siamo diventati con il tempo, inizialmente in Emilia Romagna. La nostra storia inizia come ristoratori. I miei genitori hanno percorso una strada incredibile: siamo partiti da un’osteria piacentina di famiglia, dove si servivano salumi e si beveva il vino in scodella, ma c’era il desiderio di fare qualcosa di diverso.

Questo cambiamento avvenne nella seconda metà degli anni ‘60, quando mia madre, giovanissima, a soli 16 anni, prese in mano la cucina e rivoluzionò l’osteria. Mio padre, invece, si dedicava alla sala e alla produzione di vini locali piacentini, ma era già affascinato dai vini francesi.

Nel nostro ristorante si trovavano grandi Champagne, Borgogna e, ovviamente, alcuni piemontesi, tra cui il Barolo di Aldo Conterno, un nome che mi piace sempre ricordare. Da lì nacque la passione di mio padre per il vino, che lo spinse a cambiare territorio.

Così, dal nostro locale in Emilia Romagna ci siamo trasferiti in Piemonte, in un percorso che ci ha portato a produrre grandi vini.

Innovazione e identità produttiva

Oggi, Rocche dei Manzoni è guidata da Rodolfo Migliorini, figlio di Valentino. Rodolfo, grande appassionato delle Langhe, ha arricchito la sua formazione con esperienze internazionali, confrontandosi con realtà diverse da quelle piemontesi.

Questo bagaglio di conoscenze, unito agli insegnamenti del padre, ha favorito un ritorno all’azienda all’insegna della continuità, mantenendo il desiderio di proseguire con dedizione e serietà il cammino tracciato da Valentino. Io, invece, sono alla guida da 18 anni, cercando sempre di onorare quel solco tracciato dalla mia famiglia.

Il nostro percorso segue sempre il solco tracciato da mio padre. Il suo approccio era molto critico: calcava la mano su ciò che non andava bene, piuttosto che elogiare quello che funzionava.

Mi chiedo sempre come migliorare ciò che già esiste. L’esperienza che ho ereditato è fondamentale, ma ho cercato di apportare innovazioni, mantenendo però sempre alta la qualità.

Territorio e metodo di produzione di Rocche dei Manzoni

Fondata nel 1974 da Valentino Migliorini, l’azienda Rocche dei Manzoni ha sede a Monforte d’Alba, in località Manzoni. Un complesso strutturato su più locali che si integra perfettamente con lo splendido paesaggio collinare di Langa.

50 ettari situati all’interno del comune di Monforte. Un legame indissolubile, quello con le colline, che ha portato l’azienda a prendere in considerazione solo acquisizioni all’interno del comune.

Nel 1998 inoltre è stata acquisita la cantina Pianpolvere Soprano in località Bussia, gestita come realtà a sé stante, un’azienda a conduzione biologica. Alla base della filosofia di produzione c’è la volontà di intervenire il meno possibile nelle lavorazioni in cantina.

Questo non significa però rinunciare ad uno stile. Quello di Rocche dei Manzoni è da sempre fedele a sé stesso e si fonda sull’utilizzo di barriques nuove per i vini rossi.

Rodolfo negli anni ha capito però come far assimilare nel modo giusto il legno al vino ed è per questo che nel 2008 ha introdotto le uova di cemento. Grazie al loro impiego l’azienda è riuscita a trovare la propria chiave di volta per ottenere vini ancora più eleganti e setosi.

Cantina delle Langhe con barrique e bottiglie

La produzione attuale

Oggi Rocche dei Manzoni resta un’azienda a conduzione familiare con Rodolfo e la moglie Roberta vocati alla sperimentazione, investendo tempo per creare dei vini straordinari. Vanta 50 ettari di proprietà e una produzione di 250mila bottiglie suddivise in 18 diversi vini, catalogati in due linee.

  • Valentino, in cui rientrano il Metodo Classico Brut Valentino, il Brut Rosé Valentino, il Brut Elena Valentino e il Brut Cuvée Speciale DOOR 185th.
  • La Rocche dei Manzoni, marchio classico per i vini bianchi, i rossi e i Barolo di Monforte d’Alba.

La Rocche dei Manzoni comprende i vini bianchi, Chardonnay e il dolce “Remeber”, i rossi Dolcetto, Barbera e Nebbiolo e i Barolo di Monforte d’Alba, tra cui il Barolo 10 anni Riserva Castelletto “Vigna Madonna Assunta La Villa”, Bricco San Pietro “Vigna d'la Roul”, “Big 'd Big” e Barolo d’annata.

La Cuvée Door 185th

Indimenticabile la bollicina celebrativa, la Cuvée Door 185th, simbolo di fratellanza. Un progetto a cui Rodolfo con l’amico compositore, pianista, contrabbassista e direttore d'orchestra italiano Ezio Bosso, ha dato vita.

La cuvée nasce a partire da una melodia selezionata dal compositore, la più adatta ad agire durante il processo di affinamento del vino, atta a influenzare la rifermentazione in bottiglia dei lieviti.

Una pura elevazione tra vibrazioni dove la Cuvée Door 185th per 8 anni è sottoposta a una sollecitazione musicale misurata e controllata per ottimizzare l’attività dei lieviti. Vibrazioni che si ritrovano nel sorso profondo con una vena sapida di rara intensità.

Dietro al successo del Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese | Tannico

Continuità familiare e visione del futuro

Il percorso di Rocche dei Manzoni è legato alla continuità familiare e alla capacità di conservare l’identità originaria introducendo nuove soluzioni. Mio padre ha dato tantissimo, perché tutto ciò che si vede oggi era prima nella sua testa.

Noi figli abbiamo contribuito con il nostro arricchimento, imparando il suo stile e le sue idee, ma con la libertà di esprimerci. Mio padre era una persona che non concedeva molto spazio, ma quando ci lasciava carta bianca, ce la lasciava del tutto.

Questo ci ha dato una grande responsabilità, che ci ha insegnato ad amare l’azienda come la amava lui. È stato un percorso senza grandi scontri, fortunatamente.

Anche mia madre ha avuto un ruolo fondamentale, soprattutto per lo stile. Mio fratello, purtroppo, non ha avuto abbastanza tempo per contribuire ulteriormente, ma il suo tocco è ancora vivo nell’identità dell’azienda.

Per me l’azienda è una parte della famiglia, non riesco a vederla come una cosa separata. La chiamo affettuosamente “le Rocche”, perché è qualcosa che vive con noi.

Nei prossimi dieci anni, spero che continuiamo a migliorare e crescere in qualità, non necessariamente in quantità. Le sfide sono sempre tante, ma ciò che conta è restare fedeli a ciò che siamo, sempre aperti al miglioramento.

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