Corso per diventare lettore liturgico a Chieti

A Chieti la preparazione al servizio di lettore liturgico può inserirsi in un percorso di formazione teologica, biblica e liturgica rivolto anche a coloro che sono impegnati nell’animazione liturgico-pastorale, tra cui Accoliti, Lettori e Ministri Straordinari della Comunione. Il percorso aiuta a comprendere la Parola di Dio, la struttura della liturgia e il significato ecclesiale della proclamazione.

La formazione non riguarda soltanto la tecnica della lettura, ma comprende la crescita nella fede, lo studio della Sacra Scrittura, la conoscenza della liturgia e l’esercizio pratico della proclamazione. La proclamazione della parola di Dio nell’assemblea liturgica è un servizio prezioso che non può essere improvvisato.

Il percorso formativo a Chieti

L’Ufficio Catechistico Diocesano, in collaborazione con l’Ufficio Liturgico Diocesano, propone anche quest’anno la Scuola di Teologia per Laici. E’ rivolta a tutti i laici che desiderano approfondire la propria fede, ai catechisti e agli aspiranti tali e a quelli impegnati nell’animazione liturgico- pastorale (Accoliti, Lettori e Ministri Straordinari della Comunione).

Si tratta di un percorso di formazione teologica di natura fondamentale per l’approfondimento critico della fede. Il percorso dura da novembre ad aprile, per tre anni, con lezioni settimanali della durata di due ore.

Si richiede la frequenza continua, un colloquio finale per ogni corso e un breve colloquio al termine del Triennio. A fine triennio l’Ufficio Catechistico consegnerà l’Attestato di Formazione Teologica di base.

Sede, orario e calendario a Chieti

SedeGiorno e orarioCalendario
Parrocchia San Francesco Caracciolo - TricalleGiovedì 18.00 - 20.00Nov. 6,20,27; Dic. 4,11,18; Gen. 8,15,22,29; Feb. 5,12,19,26; Mar. 5,12,19,26.

L’iscrizione annuale (€ 20) viene effettuata il primo giorno. Per quelli che si iscrivono al primo anno occorre una fototessera e la presentazione del proprio parroco.

Le materie della Scuola di Teologia per Laici

I corsi sono nove in un ciclo di tre anni. L’offerta comprende discipline bibliche, teologiche, ecclesiologiche, morali, liturgiche e catechetiche.

  • Antico Testamento: favorire un primo accostamento alla pluralità di testi che compongono l’Antico Testamento.
  • Antropologia: «che cos’è l’uomo perchè te ne ricordi?» (Sal 8,5). Di fronte al creatore il credente cerca di scoprire “chi è l’uomo” e qual è il senso della vita.
  • Catechetica e laboratorio di metodologia: comprendere i processi di educazione alla fede e consolidare le competenze metodologiche per la sua trasmissione alle nuove generazioni.
  • Cristologia: «ma voi chi dite che io sia?» (Mc 8,29). Cristo, vero dio e vero uomo. L’identità di cristo e la sua azione salvifica.
  • Ecclesiologia: «Non può avere Dio per Padre, chi non ha la Chiesa per madre» (San Cipriano, De Ecclesiae unitate, 26). Il mistero della Chiesa: madre e sposa.
  • Liturgia: i principi essenziali della teologia liturgica fondamentale e pastorale partendo da Sacrosantum Concilium.
  • Morale: Avviare un discorso fondativo per la teologia morale per comprendere l’agire morale del credente.
  • Nuovo Testamento: Favorire un primo accostamento alla pluralità di testi che compongono il Nuovo Testamento.
  • Sacramentaria: I sacramenti nell’esperienza della fede celebrata come itinerario che introduce alla relazione con Dio nella Chiesa e nella storia.

Che cosa significa essere lettore liturgico

Il lettore presta la propria voce alla Parola di Dio! È qualcosa di cui essere stupiti, un onore (mai un diritto!), un compito al quale si viene chiamati. Comporta quindi una risposta e un’abilità a rispondere, cioè una responsabilità.

Potremmo dire che è una forma di vocazione, che compone la vocazione personale del fedele che legge, vocazione che non si esaurisce certo nel leggere in chiesa. Leggere la Parola di Dio non è come può leggere ogni altro declamatore o attore.

Soprattutto richiede di metterci al servizio della Parola, evitando di porre noi stessi al centro dell’attenzione. E tuttavia non è possibile leggere la Parola di Dio senza lasciarci coinvolgere.

Il lettore nella liturgia è al servizio di questa parola. Il lettore è dunque dentro il cammino della storia della Salvezza e dentro la storia della Chiesa.

La dimensione spirituale del servizio

L’esercizio di qualsiasi ministero nella liturgia non è mai da intendersi solamente come un fatto tecnico. Non implica solo una dimensione operativa e funzionale, ma suppone sempre la risposta libera e consapevole di chi si rende disponibile, oltre che a svolgere un certo servizio, anche a fare un’esperienza di fede.

I ministeri si vivono nell’ottica di fede e l’accesso a essi suppone un’intensa vita di fede, un comprovato amore, la capacità di servizio alla comunità cristiana, la decisione di dedicarsi con assiduità ai compiti previsti, la competenza sufficiente per svolgerli e, insieme, la decisa volontà di vivere la spiritualità propria di questi ministeri.

I ministeri, infatti, non sono da considerarsi solo come prestazioni rituali, ma costituiscono un dono che lo Spirito Santo concede per il bene della Chiesa e comportano, per quanti li assumono, una grazia, non sacramentale, ma invocata e meritata dall’intercessione e dalla benedizione della Chiesa.

Un ministero che non è costantemente alimentato da una vita di fede tende a ridursi pian piano a semplice prestazione rituale. La formazione spirituale del lettore non dev’essere lasciata al gusto e all’inclinazione soggettiva delle persone.

Chi esercita un ministero deve sforzarsi di avere una spiritualità ecclesiale, dev’essere aiutato e sostenuto nel suo cammino di fede, per evitare equivoci ed errori derivanti dal devozionismo e dallo spiritualismo.

Per questo ha grande importanza la formazione personale, la partecipazione alla vita sacramentale e l’aggiornamento assiduo attraverso ritiri diocesani e parrocchiali, ecc.

Requisiti spirituali del lettore

Un buon lettore ha sempre un cammino di fede personale. Se non è sensato pretendere che il lettore conduca una vita di fede coerentissima (e chi può dire di condurla?), certamente deve essere in cammino di fede.

Il lettore deve essere intenzionato a crescere rispondendo a Dio che ci ha chiamati al Battesimo, alla Cresima, a una vita da credente. Deve anche essere sempre consapevole dei suoi limiti, dei suoi peccati e vivere un cammino di costante conversione.

Non è bene che legga nella liturgia chi è indifferente alla proposta di fede, anche se sta vivendo un momento particolare della sua vita (è l’esempio del genitore che legge al matrimonio del figlio, oppure del figlio che legge al funerale di un genitore…) e non è il caso che leggano i bambini.

Come minimo occorre aver completato l’iniziazione cristiana con i tre Sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia. Un cammino di fede personale chiede una fedeltà ai Sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza, una preghiera personale, la partecipazione alla vita della Comunità almeno nei principali momenti di preghiera.

La formazione biblica

Un altro aspetto che deve caratterizzare il progetto formativo di un lettore è quello biblico. Per svolgere bene il suo compito, egli deve avere una certa familiarità con il messaggio della Parola di Dio nel suo complesso e nelle sue articolazioni.

Non si richiede un’assoluta padronanza dei testi biblici, ma almeno un grande amore alla Parola di Dio e, di conseguenza, la frequentazione assidua della Scrittura.

Tutto ciò deve esprimersi attraverso lo studio e la meditazione personale della Parola di Dio, di modo che il suo cuore di discepolo sia costantemente proteso verso la Parola che egli proclama nella liturgia.

Il lettore dev’essere un operatore della Parola di Dio, oltre che uno strumento della sua proclamazione nell’assemblea: «Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi» (Gc 1,22).

La formazione biblica del lettore, oltre a esigere un rapporto personale intenso con la Parola di Dio, dev’essere finalizzata anche in senso ministeriale. Egli deve conoscere sempre meglio la Parola di Dio per poterla proclamare con maggiore efficacia.

La formazione biblica deve portare i lettori a saper inquadrare le letture nel loro contesto e a cogliere il centro dell’annunzio rivelato alla luce della fede.

Conoscere la struttura della Bibbia

È bene che i nostri lettori abbiano le basi della catechesi, conoscano un po’ della cosiddetta “dottrina cristiana”, frequentino qualche incontro di catechesi per adulti.

In particolare è bene che sappiano qualcosa della Bibbia, di come è formata, dei libri che la compongono, che ne sappiano distinguere i diversi generi letterari (un conto è un salmo, un altro una lettera…), insomma che sappiano anche dove e come informarsi per capire quello che dovranno leggere nella liturgia.

Il lettore non deve soltanto pronunciare correttamente le parole, ma deve comprendere il testo, il libro biblico da cui è tratto e il genere letterario al quale appartiene.

La formazione liturgica

Nella proclamazione della Parola di Dio, il lettore si pone al servizio di una struttura rituale ben precisa che egli deve conoscere e animare. La liturgia della Parola non è l’unico modo di proporre all’ascolto dei fedeli il fascino della Bibbia.

Questa, infatti, può essere letta anche da soli o in gruppo, ma fuori della liturgia. La liturgia della Parola, però, è un’altra cosa.

Perciò il lettore deve rispettare il più possibile il programma e la struttura rituale della liturgia della Parola, per consentire che questa emerga liberamente e interpelli l’assemblea determinando in essa, attraverso l’ascolto, una profonda fiducia in Dio che renda possibile l’accoglienza del suo messaggio e la conversione della vita.

La formazione liturgica deve comunicare ai lettori una certa facilità nel percepire il senso e la struttura della liturgia della parola e le motivazioni del nesso fra la liturgia della parola e la liturgia eucaristica.

Perciò non ci si può improvvisare lettori e non si può chiedere al primo che capita di svolgere un simile servizio. Tanto meno è indicato ricorrere a bambini o a ragazzi, i quali difficilmente sono in condizione di svolgere un vero servizio della Parola, dignitoso ed efficace.

La consapevolezza di dover essere strumenti dell’annuncio della Parola di Dio a un’assemblea riunita dovrebbe rendere i lettori e i principali operatori pastorali un po’ più attenti all’importanza di una seria formazione liturgica di chi è chiamato a proclamare la Parola di Dio nell’ambito della liturgia.

L’assemblea e i diversi ministeri

La liturgia è “azione di popolo”. È l’agire comune di un popolo che, per quanto possa essere formato da infinite diversità, riconosce (in Dio) la sua origine e si raccoglie per unità di intenti, strutturandosi in armonia.

Ciò che si esprime nella liturgia, chiede di tradursi anche nella vita quotidiana e nelle scelte di fondo. In qualche modo la liturgia contesta sempre e corregge le infinite contraddizioni della nostra vita.

Il rapporto con la vita è indispensabile alla liturgia, affinché continui a essere se stessa e dare frutti. Anche nella liturgia come nella vita ci sono svariati ruoli.

Nella liturgia c’è anzitutto un’assemblea, con un presidente, e poi ci sono i ministranti, i cantori, gli accoliti, i ministri straordinari dell’Eucaristia e, appunto, i lettori. Ultimamente abbiamo riscoperto i ministri dell’accoglienza.

A proposito dell’assemblea mi piace ricordare che il suo non è un ruolo “passivo”, da spettatore, ma comporta l’azione di essere tutti almeno disponibili con tutta la propria vita e pronti a un impegno di rinnovamento di se stessi e del mondo.

Il ministero del lettorato

Con i lettori e, da qualche mese, i catechisti, i lettori sono tra quei “ruoli” che nella chiesa sono anche considerati come “Ministeri laicali”. Per essere ministri lettori occorre una vera e propria “istituzione”, un riconoscimento ufficiale della Chiesa.

In tutti gli altri casi i lettori sono chiamati a esserlo in via occasionale, anche se di fatto, almeno nelle nostre chiese, lo sono nella quasi totalità dei casi. Noi ci rivolgiamo a questi lettori “occasionali”, che forse è meglio chiamare “regolari”, nel senso che prestano regolarmente e non solo saltuariamente il loro servizio.

Quanto qui diremo vale, comunque e a maggior ragione, per i lettori istituiti. Le istituzioni al ministero del lettore e dell’accolito fanno parte del cammino verso gli ordini sacri (diaconato, presbiterato ed episcopato).

Papa Francesco, con i due motu proprio Spiritus Domini e Antiquum ministerium, ha aperto a tutti i battezzati - uomini e donne - l’accesso ai tre ministeri istituiti del lettorato, accolitato, catechista.

Ciò imprime nuovo slancio a queste forme di servizio ecclesiale e costituisce un’occasione preziosa di rinnovamento pastorale che richiede una formazione adeguata.

La formazione tecnica: l’arte di proclamare

Un altro importante aspetto del progetto formativo del lettore è quello riguardante le tecniche della comunicazione umana. La Parola di Dio che il lettore proclama, è un messaggio da comunicare a un gruppo di persone.

Perché tale compito sia svolto in modo adeguato, bisogna riconoscere e rispettare le tecniche della comunicazione orale. La proclamazione della Parola di Dio si configura come una vera e propria arte, profondamente diversa dall’oratoria e dalla declamazione teatrale.

Anche se le tecniche fondamentali sono le stesse, l’espressione dev’essere diversa. Il lettore, infatti, non deve porre in evidenza se stesso, ma il testo biblico.

Egli è solo uno strumento: non legge un testo qualsiasi ma proclama l’evento della salvezza. La lettura in pubblico di un testo è il risultato di due operazioni molto semplici, che tutti sono in condizione di realizzare: leggere e parlare.

Il carattere pubblico della lettura esige, però, che siano rispettate alcune leggi fondamentali: non si legge davanti agli altri come lo si fa per proprio conto quando si ha fra le mani un libro o un giornale; non si parla in pubblico come quando si conversa fra amici o ci si trova al bar.

A queste osservazioni di carattere generale bisogna aggiungere il fatto che la lettura dei testi liturgici è una proclamazione. Questa, poi, avviene nel contesto di una celebrazione che ha un preciso carattere sacramentale e attualizzante, nonché in presenza di un’assemblea alquanto composita ed eterogenea.

La proclamazione di un qualsiasi testo è, nella sua essenza, un’opera di mediazione.

Voce, respirazione e chiarezza

Non si richiedono al lettore le capacità e la formazione di un attore. Non è necessario che sappia recitare, e non è neppure un bene.

Ciò che un lettore offre è se stesso che, con la sua a volte misera fede, è chiamato a proclamare la Parola. Con umiltà e con responsabilità segua, per quanto è possibile, queste indicazioni.

È buona cosa leggere a casa ad alta voce le letture da proclamare. La lettura si può trovare facilmente anche su internet, prestando attenzione alla differenza tra rito ambrosiano e romano.

È certo buona cosa leggere con espressione, ma è meglio evitare l’eccessiva enfasi. È vero che ogni lettura è sempre una interpretazione della stessa, ma dobbiamo stare attenti a non nascondere altre possibili e legittime interpretazioni.

Certamente è molto più importante leggere articolando bene le parole, pronunciando con chiarezza le consonanti e le vocali, rispettando la punteggiatura. Fate le giuste pause, la punteggiatura aiuta, ma non sempre è sufficiente.

Occorre essere in ogni momento consapevoli di che cosa si sta leggendo. Non abbiate mai fretta di arrivare alla fine, se qualcosa sbagliate, fermatevi un istante e rileggete senza scomporvi né aggiungere altre frasi di scusa.

Una lettura fatta con calma e ben articolata nella pronuncia, comunica sempre il messaggio. Circa la pronuncia di nomi o parole difficili e l’accento che richiedono, meglio domandare ogni volta a chi ne sa di più.

lettore liturgico proclama la Parola

Prepararsi alla proclamazione

È buona cosa che il lettore conosca le letture, almeno qualche giorno prima del servizio che deve prestare. Per questo conviene avere una adeguata organizzazione, con qualcuno che cerca e fissa i vari lettori.

Ovviamente disponibili a supplire a tutte le inconvenienze dell’ultimo minuto. Il lettore deve sempre leggere prima le letture della Messa, anche giorni prima, anche la settimana precedente.

Può chiedere in sacristia il foglietto della domenica (o festa) seguente. Cerchi di capire bene la lettura, che cosa dice, da quale libro della Bibbia è tratto, di quale genere letterario sia.

Sempre su internet si possono trovare spiegazioni e commenti. Anche il foglietto della Messa riporta una breve spiegazione della lettura.

Arrivare in anticipo e preparare l’ambone

Il lettore si preoccupi di arrivare prima alla celebrazione, almeno dieci minuti, per mettersi a disposizione di chi organizza, cioè offrendo o rinnovando la propria disponibilità, perché l’essere lettore non è un diritto.

Arrivare prima permette anche di controllare il lezionario, per esempio che sia alla pagina giusta. È bene che il lettore occupi la sedia a lui riservata, sul presbiterio.

Se il lettore esce dall’assemblea per leggere, si muova per tempo, mentre il sacerdote proclama l’Orazione all’inizio dell’assemblea liturgica, oppure mentre il lettore precedente sta finendo, ma in questo caso è meglio uscire insieme a chi legge la lettura.

Se il lettore che esce dall’assemblea passa davanti all’altare, faccia un leggero inchino allo stesso altare, altrimenti faccia l’inchino all’altare appena arriva sul presbiterio, prima di recarsi all’ambone.

Quando si accosta all’ambone sistemi subito il microfono all’altezza della sua bocca. Fate attenzione ad avere la giusta distanza dal microfono, anche provando prima della messa la vostra voce e la vostra distanza.

Se avete una voce forte, state più distanti, una voce “sussurrata” richiede di stare più vicini. Leggete sempre dal lezionario, mai dal foglietto.

La proclamazione durante la celebrazione

La lettura è una proclamazione che trova maggiormente il suo senso dal lezionario che è uno dei “libri sacri” o liturgici. Prima di leggere e dopo aver letto occorre igienizzarsi le mani.

Non abbiate mai fretta di arrivare alla fine, se qualcosa sbagliate, fermatevi un istante e rileggete senza scomporvi né aggiungere altre frasi di scusa.

Alla fine, lasciate un breve stacco prima di dire “Parola di Dio”. Ditelo con stupore, è una frase esclamativa che esprime lo stupore di essere stati chiamati a proclamare la Parola di Dio e invita tutti a stupirsi.

Non è mai una frase affermativa, perciò non è corretto dire: “È Parola di Dio”.

Il lezionario e la struttura delle letture

I lettori abbiano anche la consapevolezza di che cos’è la liturgia e di come la stessa liturgia è strutturata. Sappiano riconoscere l’importanza dell’ambone, cioè del luogo un po’ elevato sul presbiterio dal quale si proclama la Parola di Dio.

Non è pulpito o un palco: non serve per mettere in evidenza il lettore, ma la Parola che viene proclamata e annunciata. Conoscano il lezionario e di come è organizzato.

Ogni celebrazione prevede sempre il Vangelo preceduto dal Canto al Vangelo (l’Alleluia, se non si è in Quaresima). Il canto al Vangelo è bene che sia sempre cantato, il versetto può essere cantato, oppure letto dal lettore o dal cantore.

Nelle feste e nei tempi forti il lezionario offre altre due letture, la seconda si chiama “Epistola” e proclama un brano delle lettere di san Paolo apostolo o agli Ebrei.

La prima lettura si chiama, per noi ambrosiani, semplicemente “Lettura” (non prima lettura) ed è presa dal Primo Testamento o dai restanti libri del Nuovo Testamento.

In Avvento e Quaresima si propongono due letture del Primo Testamento (in Avvento se ne può scegliere una). In alcune feste dei santi la prima lettura può essere sostituita dalla lettura agiografica del santo.

Anche il salmo può essere proclamato dal lettore, ma è meglio che sia cantato alternando tra l’assemblea e uno o più cantori. Noi ci stiamo abituando a cantare il ritornello.

Il laboratorio pratico di proclamazione

È offerto un corso - laboratorio, dove, oltre alla formazione teorica, ogni lettore sarà accompagnato in esercizi singoli e di gruppo per proclamare le letture delle diverse domeniche comprendendo i testi, proclamandoli secondo i diversi generi letterari, correggendo eventuali difetti di lettura.

Sarà inoltre curata l’emissione della voce, l’intonazione e saranno fornite indicazioni pratiche per l’uso del lezionario, la proclamazione con il microfono.

La proposta alterna momenti formativi on line e momenti di esercitazione in presenza. A chi ha frequentato il corso con profitto sarà rilasciato un attestato di partecipazione.

Il laboratorio permette di collegare lo studio alla pratica: il candidato impara a interpretare il testo, a gestire la voce, a rispettare i silenzi e a proclamare senza trasformare la lettura liturgica in una recitazione teatrale.

3 - novembre: "Liturgia e Parola di Dio" | Catechesi - Liturgia

Il percorso verso i ministeri istituiti

Il cammino di formazione al lettorato o all’accolitato è l’ultima fase di un percorso di discernimento che il Parroco opera insieme con il candidato.

L’ammissione al percorso formativo non va intesa come un preannuncio o una garanzia della futura istituzione, ma solo come l’inizio di un serio periodo di preparazione e verifica, durante il quale saranno valutate le attitudini al ministero.

Il discernimento dei carismi e il conferimento dei ministeri, infatti, sono sempre orientati ai frutti di bene che si possono produrre per la comunità cristiana.

Di solito per questi ministeri nessuno si propone personalmente, ma viene invitato dal sacerdote a riflettere sulla sua vocazione: l’iniziativa parte dalla Chiesa.

La ministerialità istituita non vuole essere un riconoscimento o un premio per i meriti acquisiti dal candidato, né può essere una promozione che facilmente può essere fraintesa come l’autorizzazione a fare terra bruciata intorno a sé, assommando compiti e responsabilità.

Per questo è necessario che ogni lettore e accolito (o chi si prepara a diventarlo) conosca bene le motivazioni che lo ispirano, abbia non solo tempo libero e buona volontà, ma soprattutto equilibrio e maturità umana, coltivi una profonda e seria vita spirituale.

Durata e articolazione della formazione

In questo modo siamo giunti a confermare la strutturazione del cammino in almeno tre anni (se fosse necessario qualche mese in più nessuno si sentirà bocciato: i frutti dell’albero non maturano tutti contemporaneamente) e una formazione su tre linee.

  • il corso triennale di liturgia per la pastorale presso il PIL (il giovedì pomeriggio dalle 19.00 alle 20.30) con esame annuale ed esame complessivo finale;
  • l’incontro mensile in una parrocchia della Diocesi di solito il sabato mattina;
  • due corsi pratici, proclamazione della Parola e servizio all’altare, da seguire possibilmente nel quarto anno, come preparazione pratica al servizio liturgico.

Gli incontri mensili permettono che, nell’arco di tre anni, i candidati entrino in contatto con tre realtà comunitarie e con tre parroci diversi dai contesti ecclesiali di appartenenza.

I due corsi pratici servono a garantire che ogni candidato conosca non solo i principi teologici, ma anche l’applicazione nella prassi.

Periodicamente si tengono incontri del direttore dell’ufficio liturgico con i candidati per un colloquio, per verificare che il programma formativo che abbiamo ideato sia adatto alle reali esigenze di ognuno, che la persona stia coltivando un autentico cammino di fede e di discernimento e stia progredendo nello spirito di servizio.

Il primo responsabile del percorso formativo è il candidato, che però viene costantemente accompagnato dal parroco, sia nel percorso di fede, che si svolge in parrocchia, attraverso la partecipazione alle attività ordinarie, sia nell’inserimento nel servizio alla parrocchia e alla Chiesa diocesana.

Responsabilità ecclesiale e servizio alla comunità

La Chiesa intende i lettori e gli accoliti non come super-sagrestani o tappabuchi tuttofare, ma collaboratori responsabili e preparati negli ambiti del loro ministero.

Un lettore istituito dovrebbe logicamente essere un catechista o il coordinatore di un ambito di catechesi, responsabile del gruppo lettori (formazione, turni,…) capace di formare i nuovi e sostenere gli “abituali”, responsabile di corsi formativi per la liturgia in parrocchia.

Da un accolito ci si attende che sappia coordinare i ministri straordinari della comunione (sia per la formazione, che per la turnazione nell’assicurare l’assistenza ai malati), che sappia guidare e incentivare i ministranti bambini e giovani, che possa gestire la sagrestia e rendersi responsabile di tutto quello che riguarda la dignità e il decoro della chiesa e della celebrazione.

Ci si aspetta che nelle celebrazioni più importanti, si pensi al triduo pasquale, possa coordinare e guidare la preparazione e lo svolgimento dei riti.

Un investimento iniziale nella formazione dei candidati, sul medio e lungo periodo potrà risultare molto fruttuoso e soprattutto innescare un circolo virtuoso che coinvolge altri.

Inserimento stabile nella parrocchia

Inoltre il giorno della istituzione il Vescovo assegna il lettore o l’accolito alla parrocchia: pertanto senza un esplicito permesso non è possibile cambiare la sede in cui si presta ordinariamente servizio.

Non è opportuno vagare da una parrocchia all’altra, svolgendo il servizio ora in questa ora in quella comunità o realtà ecclesiale, ma non garantendo la propria presenza stabile in nessuna.

La formazione deve quindi favorire l’inserimento del lettore nella comunità concreta, nella collaborazione con il parroco e con gli altri operatori pastorali.

Forse alla fine di questo scritto il percorso proposto può sembrare articolato e complesso. Ci impegniamo a offrire alle parrocchie un percorso formativo che faciliti l’inserimento di lettori e accoliti nel vissuto ecclesiale e prepari autentici collaboratori dei pastori, non potenziali problemi nella pastorale.

Documentazione per l’accesso al percorso istituito

Per accedere al percorso di formazione al ministero del lettorato e dell’accolitato occorre presentare all’Ufficio Liturgico, entro il 30 settembre, i seguenti documenti:

  • Certificato di battesimo e cresima
  • Certificato di matrimonio
  • Due fotografie
  • Scheda di presentazione compilata dal parroco
  • Scheda di presentazione compilata dal candidato
  • Scheda di dichiarazione di residenza
  • Domanda da inoltrare al Cardinale Vicario, per l’iscrizione al corso di formazione

Il percorso istituito richiede quindi un discernimento personale ed ecclesiale, una formazione progressiva e una disponibilità stabile al servizio della comunità.

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