Le Bibbie che narrano la storia di Saul

La storia di Saul è narrata soprattutto nel Primo libro di Samuele, in particolare nei capitoli 8-31, e prosegue nel Secondo libro di Samuele con il racconto della sua morte, del lamento di Davide e della crisi politica che conduce alla fine della sua dinastia.

Saul fu il primo re degli Israeliti, scelto da Samuele durante il passaggio dall’epoca dei giudici alla monarchia. La sua vicenda comincia con una promessa di salvezza e di stabilità, ma termina con il rigetto divino, la persecuzione di Davide, la disperazione e la morte sul monte Gelboè.

Dove si trova la storia di Saul nella Bibbia

I due libri di Samuele nacquero come un libro unico; la divisione iniziò con la versione greca dei LXX. Raccontano alcuni eventi fondamentali della storia d'Israele: instaurazione del regno dopo l'età dei giudici, conquista di Gerusalemme da parte del re Davide, ingresso dell'arca santa nella città, promessa di Dio a Davide, unificazione di Giuda e Israele sotto la sua guida.

La storia di Samuele è presentata all'inizio del primo libro e ha il suo centro nel racconto della vocazione; essa testimonia l'importanza della figura di Samuele nel periodo di transizione dall'epoca dei giudici a quella dei re. Sia la storia di Samuele che quella di Saul costituiscono soprattutto un punto di passaggio per arrivare a Davide: di lui e della sua discendenza si occupa tutto il secondo libro.

Sezione biblicaContenuto principale
1Sam 8-12Richiesta della monarchia, scelta e consacrazione di Saul
1Sam 13-15Guerre contro i Filistei e gli Amaleciti; disobbedienza di Saul
1Sam 16-27Rigetto di Saul, unzione di Davide e persecuzione del futuro re
1Sam 28L’episodio della medium di Endor
1Sam 31Sconfitta e morte di Saul e dei suoi figli
2Sam 1Notizia della morte di Saul e lamento di Davide
2Sam 2-4Conflitto tra la casa di Saul e la casa di Davide

Il Primo libro di Samuele e l’instaurazione della monarchia

La storia di Saul inizia con la richiesta del popolo di avere un re per governarli, simile alle altre nazioni circostanti (1 Sam 8). Il profeta Samuele, che era il giudice e il leader spirituale di Israele in quel periodo, aveva messo in guardia il popolo sui pericoli di un re terreno, ma Dio acconsentì alla richiesta e guidò Samuele a scegliere Saul come primo re di Israele (cfr, 1 Sam 12).

L'ultimo episodio dedicato al giudice/profeta Samuele dal libro che porta il suo nome si colora di grande tensione drammatica. Samuele è vecchio e la sua leadership è stata ormai soppiantata dall'inaugurazione della monarchia (da lui subita dopo forti resistenze), ma la sua autorità morale e religiosa non ha perso mordente.

La sua leadership politica aveva avuto un inizio brillante (cfr. 1Sam 7). Ma, diventato vecchio, il popolo continuamente minacciato dalle pressioni dei nemici confinanti non vide più in lui una guida sicura per affrontare i rischi di avventure belliche (1Sam 8). Da qui la scelta divina di porre a capo del popolo un uomo che già per la sua prestanza fisica poteva infondere sicurezza negli israeliti (cfr. 1Sam 9,2; 10,23).

Origini e consacrazione di Saul

Primo re degli Israeliti, vissuto nella seconda metà dell'11° sec. a. C., la cui storia è narrata nel 1° libro di Samuele. Vita Figlio di Qish, della tribù di Beniamino, nacque a Gabaa; fu prescelto da Samuele per consiglio divino come monarca per gli Israeliti, nel periodo della massima oppressione filistea.

Saul era un giovane umile e modesto della tribù di Beniamino. Samuele lo incontrò e lo unse come re con l’approvazione divina. Saul divenne così il primo re di Israele e il suo regno iniziò con grande promessa (1 Sam 10).

Trovandosi a Rama, dove Samuele dimorava, vi fu consacrato segretamente re dal profeta; più tardi fu eletto ufficialmente a Masfa, mediante le sorti sacre che caddero su di lui.

La vicenda del primo re d'Israele culmina, però, in un fallimento: il re è scelto dal popolo per conformarsi alle altre nazioni (cfr. 1Sam 8,5), tuttavia si esige da lui adesione alla volontà divina, perché Dio rimane il vero re del popolo e il re terreno è solo un suo fiduciario, cui il vero Re ha affidato la guida del suo gregge.

Proprio in questo ha fallito Saul.

Le prime guerre contro i nemici d’Israele

Saul combatté gli Ammoniti, che volevano sottomettere la città israelita di Iabes di Galaad. Alcuni anni più tardi cominciò la guerra ai Filistei, validamente aiutato dal figlio Gionata.

All’inizio del suo regno, condusse con successo varie campagne militari contro i nemici di Israele, rafforzando così il suo governo. Ma col passare del tempo, Saul iniziò a trascurare gli ordini di Dio e a agire in modo impulsivo e disobbediente.

La guerra contro i Filistei

Saul aveva trent'anni quando cominciò a regnare e regnò vent'anni su Israele. Egli si scelse tremila uomini da Israele: duemila stavano con Saul in Micmas e sul monte di Betel e mille stavano con Giònata a Gàbaa di Beniamino; rimandò invece il resto del popolo ciascuno alla sua tenda.

Allora Giònata sconfisse la guarigione dei Filistei che era in Gàbaa e i Filistei lo seppero subito. Ma Saul suonò la tromba in tutta la regione gridando: «Ascoltino gli Ebrei!».

Tutto Israele udì e corse la voce: «Saul ha battuto la guarnigione dei Filistei e ormai Israele s'è urtato con i Filistei». Il popolo si radunò dietro Saul a Gàlgala.

Anche i Filistei si radunarono per combattere Israele, con tremila carri e seimila cavalieri e una moltitudine numerosa come la sabbia che è sulla spiagga del mare. Così si mossero e posero il campo a Micmas a oriente di Bet-Aven.

Quando gli Israeliti si accorsero di essere in difficoltà, perché erano stretti dal nemico, cominciarono a nascondersi in massa nelle grotte, nelle macchie, fra le rocce, nelle fosse e nelle cisterne.

Alcuni Ebrei passarono oltre il Giordano nella terra di Gad e Gàlaad. Saul restava in Gàlgala e tutto il popolo che stava con lui era impaurito.

Aspettò tuttavia sette giorni secondo il tempo fissato da Samuele. Ma Samuele non arrivava a Gàlgala e il popolo si disperdeva lontano da lui.

Il sacrificio offerto da Saul

Allora Saul diede ordine: «Preparatemi l'olocausto e i sacrifici di comunione». Quindi offrì l'olocausto.

Ed ecco, appena ebbe finito di offrire l'olocausto, giunse Samuele e Saul gli uscì incontro per salutarlo. Samuele disse subito: «Che hai fatto?».

Saul rispose: «Vedendo che il popolo si disperdeva lontano da me e tu non venivi al termine dei giorni fissati, mentre i Filistei si addensavano in Micmas, ho detto: ora scenderanno i Filistei contro di me in Gàlgala mentre io non ho ancora placato il Signore. Perciò mi sono fatto ardito e ho offerto l'olocausto».

Rispose Samuele a Saul: «Hai agito da stolto, non osservando il comando che il Signore Dio tuo ti aveva imposto, perché in questa occasione il Signore avrebbe reso stabile il tuo regno su Israele per sempre. Ora invece il tuo regno non durerà.

Il Signore si è già scelto un uomo secondo il suo cuore e lo costituirà capo del suo popolo, perché tu non hai osservato quanto ti aveva comandato il Signore».

Samuele poi si alzò e salì da Gàlgala per andarsene per la sua strada. Il resto del popolo salì dietro a Saul incontro ai guerrieri e vennero da Gàlgala a Gàbaa di Beniamino; Saul contò la gente che era rimasta con lui: erano seicento uomini.

Saul e Giònata e la gente rimasta con loro stavano a Gàbaa di Beniamino e i Filistei erano accampati in Micmas.

Allora non si trovava un fabbro in tutto il paese d'Israele: «Perché - dicevano i Filistei - gli Ebrei non fabbrichino spade o lance».

Così gli Israeliti dovevano sempre scendere dai Filistei per affilare chi il vomere, chi la zappa, chi la scure o la falce. Nel giorno della battaglia, in tutta la gente che stava con Saul e Giònata, non si trovò in mano ad alcuno né spada né lancia. Si potè averne solo per Saul e suo figlio Giònata.

La disobbedienza agli Amaleciti e il rigetto divino

Dopo aver condotto una guerra contro gli Amaleciti, Saul rifiutò di distruggere totalmente la preda bellica in olocausto a Dio, procurandosi i rimproveri di Samuele, che gli tolse la consacrazione per darla segretamente al genero David.

Un episodio significativo nella storia di Saul è il suo incontro con il re Amalek. Dio ordinò a Saul di distruggere completamente gli Amaleciti, compresi uomini, donne, bambini e bestiame.

Tuttavia, Saul decise di risparmiare il re degli Amaleciti, Agag, e alcune delle migliori bestie da sacrificare. Questa disobbedienza costò a Saul la sua benedizione e il favore di Dio (1 Sam 15).

Samuele fu inviato da Dio per rimproverare Saul per la sua disobbedienza. Il profeta predisse che a causa del suo peccato, il regno di Saul sarebbe stato strappato da lui e dato a un altro uomo secondo la scelta di Dio.

Il testo relativizza e condiziona il potere politico: il popolo di Dio potrà prosperare sotto la monarchia, solo se l'obbedienza alla parola del Signore sarà accettata dai re come norma di vita (Dt 17,14-20).

Saul e l’unzione di Davide

Il capitolo 16 del primo libro di Samuele inizia con un'affermazione divina che suona come un rimprovero per Samuele: il rigetto di Saul è opera di Dio e a questo il profeta deve conformarsi.

Eppure Samuele è affranto, perché nonostante la sua contrarietà nei confronti dell'istituzione della monarchia, egli è consapevole che il suo popolo, nel momento in cui il suo re è rigettato da Dio, è esposto in balia dei suoi nemici e solo un atto di clemenza divino potrà ridare speranza.

Dio lo sorprende in queste riflessioni e gli chiede di diventare, anche controvoglia, protagonista dell'attuazione della sua volontà, com’era già avvenuto in occasione della designazione del primo re: Dio ha già scelto il successore di Saul e toccherà proprio a Samuele ungere il designato.

Samuele obbedisce alla volontà divina

Alla proposta divina Samuele oppone un garbato rifiuto (v. 2), sottolineando la difficoltà di una simile impresa. La presenza di un altro re designato in Israele non potrà che causare l'insorgere di divisioni insanabili nel popolo che sfoceranno in una lotta civile: questa è con molta probabilità la vera causa della resistenza del veggente.

L'esitazione di Samuele non frena tuttavia l'intenzione divina, al punto che Dio gli suggerisce di utilizzare come copertura del suo viaggio a Betlemme il compimento di un rito sacrificale che fornirà al profeta l'occasione propizia per eseguire il comando divino.

L'ordine divino iniziale insiste sulla scelta divina caduta tra i figli di Iesse (v. 1), ma ora l'ordine si fa più perentorio e vincola il veggente alla volontà divina: “Io ti indicherò quello che dovrai fare e tu ungerai colui che ti dirò” (v. 3).

Quale segnale darà Dio affinché Samuele possa riconoscere chi è designato? Dio sollecita il suo profeta e nello stesso tempo lo lascia all'oscuro circa la persona del designato.

Nonostante l'esitazione iniziale, Samuele si è, però, messo in viaggio (v. 4), ripete esattamente le parole suggeritegli da Dio per coprire la vera finalità della sua venuta e predispone la presenza di Iesse e dei suoi figli al sacrificio (v. 5).

Non è casuale una simile insistenza sulla puntuale obbedienza del veggente: la sua decisione per Dio rimane salda e incrollabile, nonostante gli eventi tragici di cui è spettatore.

La scelta del più piccolo

Dopo che i figli sono entrati, Samuele "vede" Eliab e da questa visione scaturisce un dialogo con Dio. Proprio la scelta del punto di vista di Samuele da parte del narratore suscita una domanda anche nel lettore: perché Samuele ritiene di avere davanti a sé il probabile designato?

È Dio stesso che, con un garbato rimprovero, mostra a Samuele l'inadeguatezza del suo punto di vista (v. 7). Dio parla di aspetto e di statura imponente e il lettore sa che appunto tali caratteristiche determinarono la scelta del primo re (1Sam 9,2; 10,23).

In questo, infatti, consiste il probabile abbaglio preso da Samuele: Dio gli aveva detto “ungerai colui che ti dirò” (v. 3) ed egli pensa ora che il segno della predilezione divina sia costituito dall'aspetto e dalle qualità fisiche (il re dev'essere un valido condottiero).

Dio rigetta dunque il punto di vista prettamente umano assunto da Samuele: la scelta divina non è guidata dall'impressione che suscita una statura imponente o un corpo ben fatto.

“Non ciò che l'uomo vede: l'uomo vede l’apparenza, il Signore vede il cuore” (v. 7).

Samuele è in questo caso il veggente (cfr. 1Sam 9,9.11.18.19) che però nel momento cruciale non sa vedere con gli occhi di Dio; non solo: egli passa ora dalla riluttanza precedente alla precipitazione (ha fretta di assolvere il pericoloso compito affidatogli da Dio?).

Possiamo dunque affermare che Samuele dà l'impressione di non riuscire più a stare al passo con Dio, segno forse di una missione che sta per volgere ormai al suo epilogo.

Samuele ora non interpella più Dio, lasciando a Lui di indicare il prescelto (vv. 8-10). Ma le sorprese per Samuele non finiscono: tutti i figli di Iesse presenti al sacrificio sono passati in rassegna, ma il Signore non ha scelto nessuno.

Non leggiamo tuttavia alcuno sconcerto nelle parole che Samuele rivolge a Iesse (v. 11): la parola del Signore era stata chiara, dunque non tutti i figli sono presenti al sacrificio. “Rimane ancora il più piccolo” (v.11).

Come in tanti altri racconti tradizionali, la soluzione al problema cade sulla persona meno considerata e addirittura priva dei requisiti per accedere all'ambito decisionale (un po' come la favola di Cenerentola).

Iesse dimostra qui il precedente punto di vista di Samuele: perché indugiare ancora nel compiere il rito, dato che l'unico assente non può certamente essere oggetto della scelta divina? Ora però Samuele ha capito il modo di agire di Dio e indica che cosa si deve fare per assecondarlo.

Due indicazioni caratterizzano la scelta divina: David è pastore, una professione che in tutto il Vicino Oriente antico aveva assunto un grande valore simbolico per indicare il ruolo del sovrano nei confronti del suo popolo (si veda Ez 34, ma pure Gv 10).

Vi è però un'altra indicazione, che risalta al momento del suo apparire: “era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto” (v. 12). Nessuna qualità interiore di Davide è qui indicata: lo sguardo di Samuele coglie anche nell'esteriorità di Davide la bontà della scelta divina, bastava soltanto la pazienza di attendere l'ordine divino promesso.

Ora Samuele può vedere con Dio e realizzare la sua volontà senza alcun timore (v. 13).

La gelosia di Saul nei riguardi di Davide

In seguito, Dio guidò Samuele a un giovane pastore di nome Davide, il quale fu unto come il futuro re di Israele. Davide divenne il favorito di Dio, mentre Saul sperimentò una lenta decadenza e una crescente paranoia.

La gelosia di Saul verso Davide è un elemento significativo nella storia di Saul. Dopo che Davide uccise il gigante Golia con una fionda (1 Sam 17) la sua fama si diffuse rapidamente in tutto Israele.

Questo suscitò l’ammirazione del popolo, ma anche la gelosia di Saul. Saul, inizialmente, accolse Davide nella sua corte (1 Sam 16) e lo nominò comandante dell’esercito.

Tuttavia, col passare del tempo, Saul iniziò a percepire la crescente popolarità e il successo di Davide come una minaccia al suo stesso regno. La gelosia si trasformò in un profondo sospetto e Saul iniziò a temere che Davide potesse usurpare il trono.

La situazione si intensificò quando le donne di Israele cantarono canzoni in cui elogiavano le imprese di Davide, mettendolo in una posizione di maggiore gloria rispetto a Saul. Questo alimentò ulteriormente l’invidia di Saul e la sua paura di perdere il controllo.

Saul cercò più volte di uccidere Davide. In un’occasione, Saul cercò di colpirlo con una lancia mentre Davide suonava il liuto per lui, ma Davide riuscì a schivarlo (1 Sam 18).

In un altro episodio, Saul inviò Davide in battaglia sperando che fosse ucciso dai nemici, ma Davide ottenne vittorie ancora più grandi, acuendo la sua popolarità.

Nonostante tutti i tentativi di Saul, Davide dimostrò fedeltà e rispetto nei confronti del re. Anche quando ebbe l’opportunità di uccidere Saul durante una delle sue persecuzioni, Davide rifiutò di farlo, ritenendo che fosse un peccato toccare l’unto del Signore (1 Sam 26).

La gelosia di Saul verso Davide alla fine lo consumò e lo portò a una condotta autodistruttiva. Mentre cercava di proteggere il suo regno, Saul si allontanò sempre più da Dio e perse il favore divino.

La sua gelosia lo portò a prendere decisioni sbagliate e a commettere azioni spregevoli.

La crisi finale e la medium di Endor

Nonostante ciò, Saul continuò a regnare come re per molti anni e combatté contro i nemici di Israele, inclusi i Filistei.

La storia della strega di Endor è un episodio significativo nella vita di Saul. Dopo che Dio si allontanò da Saul a causa della sua disobbedienza, il re iniziò a cercare aiuto e consiglio altrove, disperato per la situazione in cui si trovava.

In quel periodo, Israele era impegnato in una guerra contro i Filistei. Saul, vedendo che l’esercito filisteo era potente e spaventato dalle prospettive del conflitto imminente, decise di cercare una risposta divinatoria attraverso mezzi proibiti secondo la legge israelita.

Saul fece ricorso alle pratiche magiche e alla negromanzia, nonostante egli stesso avesse ordinato la distruzione dei medium e dei negromanti nel suo regno.

Inviò dei servi a trovare una medium ad Endor, una città in Israele, al fine di evocare lo spirito del profeta Samuele, ormai deceduto, e ottenere consiglio da lui (1 Sam 28).

La medium di Endor era consapevole dei divieti imposti da Saul, ma il re le garantì l’immunità. Quando la medium evocò lo spirito di Samuele, Saul gli chiese cosa sarebbe successo nella battaglia imminente contro i Filistei.

Samuele, tuttavia, profetizzò la sconfitta di Saul e la morte di lui e dei suoi figli.

L’incontro con la strega di Endor rivela la disperazione e l’ostinazione di Saul nel cercare una guida spirituale, ma al tempo stesso indica anche la sua separazione da Dio e la sua mancanza di fiducia in Lui.

La pratica della negromanzia rappresentava una grave violazione della legge divina e confermò la rottura definitiva tra Dio e Saul.

La sconfitta e la morte sul monte Gelboè

Attaccato dai Filistei in forze, fu infine sconfitto presso Afec, sul monte Gelboè; e dopo aver visto la morte dei suoi figli e l'esito disastroso della battaglia, si uccise gettandosi sulla sua spada.

Pochi giorni dopo, la profezia si avverò quando Saul e i suoi figli furono uccisi nella battaglia contro i Filistei (1 Sam 31).

I cadaveri di Saul e dei suoi figli furono esposti sulle mura di Bēt Shĕ'ān; ma da alcuni Israeliti Saul fu riportato in patria e sepolto a Iabes.

Davide apprende la morte di Saul

Dopo la morte di Saul, Davide tornò dalla strage degli Amaleciti e rimase in Ziklàg due giorni. Al terzo giorno ecco arrivare un uomo dal campo di Saul con la veste stracciata e col capo cosparso di polvere.

Appena giunto presso Davide, cadde a terra e si prostrò. Davide gli chiese: «Da dove vieni?». Rispose: «Sono fuggito dal campo d'Israele».

Davide gli domandò: «Come sono andate le cose? Su, raccontami!». Rispose: «E' successo che il popolo è fuggito nel corso della battaglia, molti del popolo sono caduti e sono morti; anche Saul e suo figlio Giònata sono morti».

Davide chiese ancora al giovane che gli portava le notizie: «Come sai che sono morti Saul e suo figlio Giònata?».

Il giovane che recava la notizia rispose: «Ero venuto per caso sul monte Gelboe ed ecco vidi Saul appoggiato alla lancia e serrato tra carri e cavalieri. Egli si volse indietro, mi vide e mi chiamò vicino.

Dissi: Eccomi! Mi chiese: Chi sei tu? Gli risposi: Sono un Amalecita. Mi disse: Gettati contro di me e uccidimi: io sento le vertigini, ma la vita è ancora tutta in me.

Io gli fui sopra e lo uccisi, perché capivo che non sarebbe sopravvissuto alla sua caduta. Poi presi il diadema che era sul suo capo e la catenella che aveva al braccio e li ho portati qui al mio signore».

Davide afferrò le sue vesti e le stracciò; così fecero tutti gli uomini che erano con lui. Essi alzarono gemiti e pianti e digiunarono fino a sera per Saul e Giònata suo figlio, per il popolo del Signore e per la casa d'Israele, perché erano caduti colpiti di spada.

Davide chiese poi al giovane che aveva portato la notizia: «Di dove sei tu?». Rispose: «Sono figlio di un forestiero amalecita».

Davide gli disse allora: «Come non hai provato timore nello stendere la mano per uccidere il consacrato del Signore?». Davide chiamò uno dei suoi giovani e gli disse: «Accostati e ammazzalo».

Egli lo colpì subito e quegli morì. Davide gridò a lui: «Il tuo sangue ricada sul tuo capo. Attesta contro di te la tua bocca che ha detto: Io ho ucciso il consacrato del Signore!».

L’elegia di Davide su Saul e Gionata

Allora Davide intonò questo lamento su Saul e suo figlio Giònata e ordinò che fosse insegnato ai figli di Giuda. Ecco, si trova scritto nel Libro del Giusto:

«Il tuo vanto, Israele, sulle tue alture giace trafitto! Perché sono caduti gli eroi?

Non fatelo sapere in Gat, non l'annunziate per le vie di Ascalon, non ne faccian festa le figlie dei Filistei, non ne esultino le figlie dei non circoncisi!

O monti di Gelboe, non più rugiada né pioggia su di voi né campi di primizie, perché qui fu avvilito lo scudo degli eroi, lo scudo di Saul, non unto di olio, ma col sangue dei trafitti, col grasso degli eroi.

L'arco di Giònata non tornò mai indietro, la spada di Saul non tornava mai a vuoto. Saul e Giònata, amabili e gentili, né in vita né in morte furon divisi; erano più veloci delle aquile, più forti dei leoni.

Figlie d'Israele, piangete su Saul, che vi vestiva di porpora e di delizie, che appendeva gioielli d'oro sulle vostre vesti.

Perché son caduti gli eroi in mezzo alla battaglia? Giònata, per la tua morte sento dolore, l'angoscia mi stringe per te, fratello mio Giònata! Tu mi eri molto caro; la tua amicizia era per me preziosa più che amore di donna.

Perché son caduti gli eroi, son periti quei fulmini di guerra?».

La casa di Saul dopo la morte del re

Come fu noto a Davide che gli uomini di Iabes di Gàlaad avevano sepolto Saul, Davide inviò messaggeri agli uomini di Iabes di Gàlaad per dir loro: «Benedetti voi dal Signore, perché avete fatto quest'opera di misericordia al vostro Signore, a Saul, e gli avete dato sepoltura.

Vi renda dunque il Signore misericordia e fedeltà. Anch'io farò a voi del bene perché avete compiuto quest'opera. Ora riprendano coraggio le vostre mani e siate uomini forti. E' morto Saul vostro signore, ma quelli della tribù di Giuda hanno unto me come re sopra di loro».

Intanto Abner figlio di Ner, capo dell'esercito di Saul, prese Is-Bàal, figlio di Saul e lo condusse a Macanàim. Poi lo costituì re su Gàlaad, sugli Asuriti, su Izreèl, su Efraim e su Beniamino, cioè su tutto Israele.

Is-Bàal, figlio di Saul, aveva quarant'anni quando fu fatto re di Israele e regnò due anni. Solo la casa di Giuda seguiva Davide.

La guerra tra la casa di Saul e la casa di Davide si protrasse a lungo. Davide con l'andar del tempo si faceva più forte, mentre la casa di Saul andava indebolendosi.

Il conflitto tra la casa di Saul e la casa di Davide

Abner figlio di Ner e i ministri di Is-Bàal, figlio di Saul, si mossero da Macanàim verso Gàbaon. Anche Ioab, figlio di Zeruià, e i seguaci di Davide si mossero e li incontrarono presso la piscina di Gàbaon.

La battaglia divenne in quel giorno molto dura e furono sconfitti Abner e gli Israeliti dai seguaci di Davide.

Abner e i suoi uomini marciarono per l'Araba tutta quella notte; passarono il Giordano, camminarono tutta la mattinata e arrivarono a Macanàim. Ioab, tornato dall'inseguimento di Abner, radunò tutta la truppa.

Durante la lotta tra le due case, Abner riconobbe che il regno si stava spostando verso Davide e dichiarò: «Tanto faccia Dio ad Abner e anche peggio, se io non farò per Davide ciò che il Signore gli ha giurato: trasferire cioè il regno dalla casa di Saul e stabilire il trono di Davide su Israele e su Giuda, da Dan fino a Bersabea».

La morte di Abner

Abner inviò subito messaggeri a Davide per dirgli: «A chi il paese?». Intendeva dire: «Fà alleanza con me ed ecco, la mia mano sarà con te per ricondurre a te tutto Israele».

Abner venne dunque a Davide in Ebron con venti uomini e Davide fece servire un banchetto ad Abner e ai suoi uomini. Abner disse poi a Davide: «Sono pronto! Vado a radunare tutto Israele intorno al re mio signore. Essi faranno alleanza con te e regnerai su quanto tu desideri».

Davide congedò poi Abner, che partì in pace. Ma Ioab lo fece tornare indietro dalla cisterna di Sira, senza che Davide lo sapesse.

Abner tornò a Ebron e Ioab lo prese in disparte in mezzo alla porta, come per parlargli in privato, e qui lo colpì al basso ventre e lo uccise, per vendicare il sangue di Asaèl suo fratello.

Davide seppe più tardi la cosa e protestò: «Sono innocente io e il mio regno per sempre davanti al Signore del sangue di Abner figlio di Ner».

Davide disse a Ioab e a tutta la gente che era con lui: «Stracciatevi le vesti, vestitevi di sacco e fate lutto davanti ad Abner». Anche il re Davide seguiva la bara.

Seppellirono Abner in Ebron e il re levò la sua voce e pianse davanti al sepolcro di Abner; pianse tutto il popolo.

Tutto il popolo, cioè tutto Israele, fu convinto in quel giorno che la morte di Abner figlio di Ner non era stata provocata dal re.

La fine di Is-Bàal

Quando il figlio di Saul seppe della morte di Abner in Ebron, gli cascarono le braccia e tutto Israele si sentì scoraggiato.

Il figlio di Saul aveva due uomini, capi di bande, chiamati l'uno Baanà e il secondo Recàb, figli di Rimmòn da Beeròt, della tribù di Beniamino, perché anche Beeròt era computata fra le città di Beniamino.

Giònata, figlio di Saul, aveva un figlio storpio di ambedue i piedi. Egli aveva cinque anni, quando giunsero da Izreèl le notizie circa i fatti di Saul e di Giònata. La nutrice l'aveva preso ed era fuggita, ma nella fretta della fuga il bambino era caduto e rimasto storpio. Si chiamava Merib-Bàal.

Il significato dei libri di Samuele

Se si escludono le appendici di 2Sam 21-24, nelle diverse narrazioni che costituiscono i due libri di Samuele si può rintracciare un certo ordine cronologico, che copre un periodo di circa un secolo.

La lezione fondamentale che emerge dall'insieme dei racconti è che l'esercizio del potere deve essere sempre subordinato alla parola del Signore.

Lo schema sviluppato nei libri di Samuele può essere il seguente:

  • Samuele e i figli di Eli (1Sam 1,1-4,1a)
  • Vicende dell'arca (1Sam 4,1b-7,17)
  • Saul, primo re d'Israele (1Sam 8,1-15,35)
  • Tramonto di Saul e ascesa di Davide (1Sam 16,1 - 2Sam 1,27)
  • Davide diventa re su Giuda e Israele (2Sam 2,1-8,18)
  • Storia della successione di Davide (2Sam 9,1-20,26)
  • Appendici (2Sam 21,1-24,25)

I libri di Samuele, pur contenendo gran quantità di materiale utile per tracciare una storia dell'antico Israele, non hanno come loro scopo principale quello di servire come fonte storiografica. È preferibile parlare di un'opera teologica espressa in forma narrativa.

La complessa interpretazione degli inizi della monarchia in Israele faceva parte, in origine, di una più ampia elaborazione teologica, che va sotto il nome di storia deuteronomistica, e che includeva i libri di Deuteronomio, Giosuè, Giudici, Samuele e Re.

Nei capitoli sull'origine della monarchia (1Sam 8-12), gli editori deuteronomistici lasciarono intatti molti brani che esprimono un atteggiamento favorevole all'ascesa di Saul al trono.

Inoltre, la centralità della profezia di Natan (2Sam 7) nella struttura della storia deuteronomistica, a cui corrisponde una presentazione idealizzata di Davide nei libri dei Re (1Re 3,3; 9,4; 11,4; 2Re 18,3; 22,2), dimostra che l'atteggiamento della storia deuteronomistica non è stato, in linea di principio, anti-monarchico.

Origine e formazione dei libri di Samuele

Come avviene generalmente per i libri "storici" della Bibbia, anche i due libri di Samuele hanno avuto una lunga fase di gestazione.

Si ritiene, generalmente, che 1-2 Sam sia il risultato della fusione di tre composizioni letterarie minori: la narrazione sull'arca (1Sam 4-6 e 2Sam 6); la storia dell'ascesa di Davide al trono (1Sam 16 - 2Sam 5); il cosiddetto racconto della successione (2Sam 9-20; 1Re 1-2).

Queste tre fonti - e altre che vi s'intrecciano - furono combinate, aggiornate e a volte reinterpretate fino alla redazione del testo attuale.

In particolare, gran parte di 1Sam reca i segni di un livello intermedio di redazione, compiuta da un autore sotto l'influenza dei profeti.

Emergono a tratti materiali molto antichi, che riportano tradizioni orali risalenti forse al tempo di Saul e di Davide: probabilmente, furono messe per iscritto al tempo di Salomone, o ancora più tardi.

È ovvio che il libro abbia avuto anche in queste fasi i suoi lettori; ma i primi lettori dei libri di Samuele, così come si presentano oggi, furono probabilmente quegli Israeliti che avevano vissuto la catastrofe esilica con la distruzione del tempio e la deportazione a Babilonia.

Tradizioni rabbiniche volevano che l'autore fosse stato inizialmente lo stesso Samuele e che i profeti Natan e Gad ne avessero continuato l'opera.

Di fatto, l'attuale redazione dei libri di Samuele avvenne dopo il 561 a.C., data della scarcerazione del re di Giuda Ioiachìn, prigioniero a Babilonia (2Re 25,27).

Saul nella letteratura e nella musica

Nelle letterature moderne più volte è stata ripresa la figura del re biblico, dalla tragedia Saül le Furieux (1572) di J. de la Taille alla tragicommedia Saül (1763) di Voltaire, dalla tragedia Saul (1782) di V. Alfieri a quella di A. Gide (1903).

Anche varie opere musicali si sono ispirate ad essa: dall'oratorio Saul (1739) di G. F. Händel, su testo in inglese attribuito a Ch. Jennens o a Th. Morell, al Saul (1815) di A. Salieri, alle musiche di scena composte da J. Wagenaar (1906) e da A. Honegger (1922).

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