Contento suore Tre Cancelli: la vicenda delle tre religiose nel convento di Goldenstein

Tre suore agostiniane ultraottantenni hanno lasciato una casa di riposo e sono rientrate nel convento di Goldenstein, a Elsbethen, vicino a Salisburgo, dove avevano vissuto e lavorato per decenni. Suor Bernadette, suor Regina e suor Rita hanno scelto di occupare nuovamente l’edificio con l’aiuto di ex allieve, abitanti della zona e un fabbro, opponendosi alle disposizioni dei superiori ecclesiastici.

La vicenda è diventata un caso internazionale dopo l’apertura di un profilo Instagram seguito da oltre 170mila persone. Le tre religiose sostengono di essere state trasferite contro la loro volontà e rivendicano il diritto di rimanere nella loro casa, mentre l’autorità ecclesiastica afferma che il convento non è adatto alle loro condizioni di salute.

Chi sono le tre suore di Goldenstein

Le protagoniste della vicenda sono le ultraottantenni suor Bernadette, suor Rita e suor Regina, dell’ordine agostiniano delle Canonichesse regolari ospedaliere della misericordia di Gesù. Le protagoniste della vicenda in Austria sono suor Bernardette, 88 anni, suor Regina, 86, e suor Rita, la più giovane del trio con i suoi 82 anni.

Le monache sono le ultime 3 inquiline del convento Kloster Goldenstein a Elsbethen, alle porte di Salisburgo. Le tre sono arrivate al convento Kloster Goldenstein, vicino Salisburgo, in anni diversi: dal 1948 al 1962.

Bernadette, in particolare, aveva iniziato come studente della scuola privata femminile aperta nel 1877. Le consorelle hanno insegnato per decenni nella scuola e Regina ne è stata anche preside.

Le tre donne hanno vissuto per decenni nel convento vicino al confine bavarese e hanno lavorato nella scuola media annessa, racconta l’ex allieva Christina Wirtenberger all’agenzia di stampa tedesca. Le 3 suore hanno tutte insegnato nella struttura prima di ritirarsi.

Il convento di Goldenstein e la scuola annessa

Il Kloster Goldenstein è un convento austriaco situato in un castello ottocentesco, per decenni casa spirituale e luogo di lavoro delle tre suore, che qui insegnavano nella scuola annessa. L’istituto è stato aperto nel 1877 come scuola esclusivamente femminile e tra le sue alunne può vantare anche l’attrice Romy Schneider.

Dal 2017 ha aperto anche ai ragazzi. La struttura della scuola, che opera normalmente, è sempre rimasta perfettamente efficiente.

Con il passare degli anni la comunità religiosa si è assottigliata fino a rimanere composta solo dalle tre donne, le ultime rappresentanti in Austria delle Canonichesse regolari ospedaliere della misericordia di Gesù. Grasl era stato nominato da Roma nel 2022 perché la comunità era troppo piccola per autogestirsi.

Nel 2022 il convento viene rilevato dall’arcidiocesi di Salisburgo e dall’abbazia di Reicherberg. Le consorelle ottengono il permesso di rimanere a vivere nella struttura, ma a dicembre del 2023 le cose cambiano.

Il trasferimento nella casa di riposo

Alla fine del 2023, nonostante la loro opposizione, sono state costrette a lasciare la struttura e sono state trasferite in una casa di riposo. Circa due anni fa le suore del coro sono state trasferite nella casa di riposo, nonostante fosse stato loro promesso che avrebbero potuto rimanere nel convento, come racconta una delle suore sul canale Instagram creato dai loro aiutanti.

Il prevosto Markus Grasl, della vicina abbazia di Reichersberg, aveva affermato che il convento non era più adatto a loro per via delle numerose rampe di scale in pietra e di altre condizioni “troppo precarie” per la loro età avanzata. Durante il 2024, inoltre, Grasl aveva deciso di chiudere il convento.

Il responsabile delle suore, il prevosto Markus Grasl dell’abbazia di Reichersberg, ha chiesto pubblicamente il loro ritorno nella casa di cura, ma invano. “C’è una certa perplessità”, ha dichiarato il portavoce di Grasl alla Deutsche Presse-Agentur.

Le donne hanno bisogno di assistenza medica e l’edificio del convento non è adatto a persone bisognose di cure, ha argomentato. Finora le suore hanno rifiutato qualsiasi intervento di ristrutturazione.

Le suore raccontano di essere state portate lì senza essere consultate e di aver subito il trasferimento come un esilio forzato. “Nessuno ci ha chiesto niente. Avevamo il diritto di rimanere nel convento fino alla fine dei nostri giorni”, le parole di suore Bernardette.

Suor Bernadette insiste nel dire che non vuole vivere nella casa di riposo. “Ho detto che non morirò lì dentro”, ha dichiarato al quotidiano “Der Standard”. “Prima di morire in quella casa di riposo, preferisco andare in un prato ed entrare nell’eternità”, ha dichiarato suor Bernadette alla BBC.

“Sono felice di essere a casa. Nell’altra struttura stavo sempre male”, il racconto di suor Rita. La vicenda è diventata così un conflitto tra il diritto delle religiose di scegliere il luogo in cui vivere e le preoccupazioni dell’autorità ecclesiastica per la loro sicurezza e salute.

Il ritorno al convento con l’aiuto della comunità

Bernadette, Rita e Regina però non si trovavano bene nella loro nuova sistemazione e per questo a settembre 2025 decidono di occupare il convento Kloster Goldenstein. Le ultraottantenni vengono aiutate da ex alunni, un fabbro per cambiare la serratura delle porte e dalla comunità locale.

Nel settembre 2025 decidono di fuggire. Lo fanno con l’aiuto di ex studentesse, di alcuni abitanti della zona e perfino di un fabbro che scardina la porta del convento per farle rientrare.

Quindi, la fuga ha preso forma e le 3 suore hanno riconquistato la loro “casa” poche settimane fa. Come? Con l’aiuto di ex studenti, che hanno frequentato la scuola ospitata per decenni dal convento, e con il contributo determinante di un fabbro.

Una volta tornate all’interno del Kloster Goldenstein, riportano elettricità e acqua usando generatori, lo riempiono di cibo e medicine e riorganizzano gli spazi. Il rientro nel convento, privo di acqua o energia elettrica, non è stato semplice.

La comunità, però, è intervenuta con azioni sinora determinanti: energia elettrica e acqua sono tornate nel convento, vengono consegnate viveri e beni necessari, le suore ricevono anche le visite di medici che monitorano le condizioni delle fuggiasche.

Convento Kloster Goldenstein vicino Salisburgo

La vita quotidiana delle religiose

Su Instagram si vedono le anziane suore mentre pregano, mangiano e fanno le pulizie. Mostrano la loro vita quotidiana mentre pregano, cucinano, salgono le scale senza aiuti e spiegano perché non vogliono andarsene.

E in merito al loro “dinamismo”, considerata l’età di tutte loro, sono molto chiare: “Se qualcuno pensa che io non sia più mobile, allora lo sfido a una gara di corsa nel corridoio”, scherza suor Rita in uno dei video.

Le tre donne, di età compresa tra gli 81 e gli 88 anni, non vogliono più andarsene, come sottolineano loro stesse e le loro aiutanti. Con l’occupazione, le tre suore agostiniane Bernadette, Regina e Rita si oppongono alle disposizioni ecclesiastiche.

Christina è una delle circa trenta persone che hanno aiutato le suore a trasferirsi e che ora le sostengono con cibo, assistenza medica e lavoro mediatico. E, soprattutto, arrivano aiuti materiali: cibo, medicine, supporto medico, volontari pronti ad accompagnarle e persino consulenze legali pro bono.

Il ruolo di Instagram e la notorietà internazionale

Fin qui, la vicenda sarebbe rimasta confinata alle pagine locali, ma nel frattempo è successo qualcosa che nessuno si aspettava - sicuramente non le gerarchie ecclesiastiche: le suore sono diventate virali su Instagram.

Il loro profilo ha superato 170mila follower, trasformando una disputa ecclesiastica in un caso internazionale seguito dalla BBC, dal Guardian, dai quotidiani tedeschi e da buona parte della stampa europea.

Il loro profilo ha superato 170mila follower, trasformando una disputa ecclesiastica in un caso internazionale seguito dalla BBC, dal Guardian, dai quotidiani tedeschi e da buona parte della stampa europea. E così, quello che era un “semplice” scontro interno alla Chiesa è arrivato fino al Vaticano, chiamato a gestire una situazione che nessuno aveva previsto: tre religiose ottantenni che usano i social come scudo, megafono e leva negoziale.

Le suore cominciano a pubblicare video, foto, aggiornamenti su Instagram, prima in tedesco, poi anche in inglese. L’estetica è spiazzante: tre donne anziane in abito religioso che parlano direttamente al pubblico, senza filtri e senza mediazione istituzionale.

In poco tempo diventano un simbolo: Davide contro Golia in versione monastica. Il loro profilo esplode, grazie al supporto di ex studenti, giornalisti locali, curiosi, fedeli, laici lontanissimi da qualsiasi spiritualità che decidono però di seguire la vicenda.

Le suore lo dicono chiaramente in un comunicato: i social sono “l’unica protezione rimasta”. Il prevosto Grasl, travolto dall’attenzione mediatica, prova prima con una condanna morale definendo la loro una “azione incomprensibile” e una “violazione del voto di obbedienza”, poi con una trattativa.

Le posizioni contrapposte

Posizione delle suorePosizione dell’autorità ecclesiastica
Le religiose sostengono di essere state trasferite senza consenso.Il convento sarebbe inadatto a persone anziane bisognose di cure.
Rivendicano il diritto di rimanere a Goldenstein fino alla fine dei loro giorni.Il trasferimento è stato disposto per tutelare la loro salute e sicurezza.
Invocano la norma ecclesiastica della “stabilitas loci”.Il loro rientro viene considerato contrario alle disposizioni dei superiori.
Rifiutano il divieto di pubblicare contenuti sui social.Viene chiesto loro di ritirarsi dalla scena pubblica.

L’Arcidiocesi di Salisburgo non è propriamente contenta per il comportamento “totalmente incomprensibile” delle religiose, che sono in condizioni di salute precarie e hanno scelto di vivere in locali non idonei.

Il prevosto Grasl ha concesso alle suore di vivere nel convento “fino a nuovo avviso”. L’ecclesiastico ha però posto alcune condizioni tra cui il divieto di pubblicare contenuti sui social.

Grasl ha proposto loro di restare “fino a nuovo ordine”, ma a condizioni stringenti: vita ritirata, stop ai social, rinuncia alle cause legali e al proprio avvocato. Le religiose hanno respinto l’offerta.

La trattativa e il rifiuto dell’accordo

A fine novembre la proposta di un accordo: le suore potranno restare “fino a nuovo avviso”, riceveranno assistenza sanitaria e adeguamenti all’edificio, ma in cambio dovranno chiudere ogni attività social e rinunciare a qualsiasi azione legale futura.

Le tre ottuagenarie rispondono definendo il documento “un contratto capestro”, rifiutando la clausola sul silenzio digitale e accusando l’accordo di essere giuridicamente debole e costruito per toglier loro ogni tutela. La trattativa si blocca.

Le polemiche sono però proseguite. Grasl ha quindi rimesso la decisione a Roma: “La questione non è più nelle mie mani”, ha dichiarato il suo portavoce.

Le suore contestano che il prelato si sia limitato a comunicare via stampa e sostengono di essere state rimosse contro la loro volontà e ricollocate in una casa di riposo. Le suore rifiutano di abbandonare il convento e hanno inviato un duro esposto al Vaticano.

Il voto di obbedienza e la “stabilitas loci”

Con il prevosto e l’arcidiocesi di Salisburgo è però nata una controversia. Grasl le ha accusate di aver violato, lasciando la casa di riposo, il “voto di obbedienza” pronunciato al momento della loro ordinazione.

Le consorelle hanno però invocato la norma ecclesiastica della “stabilitas loci”: il principio obbliga chi entra in un ordine religioso a rimanere in uno specifico monastero o convento.

Nel documento, di cui dispone l’agenzia Kna, accusano Grasl di violazioni del diritto canonico e chiedono la sua rimozione. Il caso si inserisce in una lunga serie di conflitti tra ordini femminili e autorità ecclesiastiche, spesso legati a proprietà immobiliari, autonomia interna e obbedienza religiosa.

Dall’esplosione dell’ordine delle Immaculate Heart negli anni ’60 a Los Angeles, passando per dispute in Spagna, Svizzera, Mallorca e Italia, numerose comunità hanno contestato decisioni su chiusure di conventi, vendite di immobili o interventi del Vaticano.

Il possibile intervento del Vaticano

Il caso, annuncia Grasl, verrà passato al Vaticano. Il Dicastero per la dottrina della fede, che si occupa della disciplina religiosa nella Chiesa cattolica, non ha ancora preso una decisione sul caso.

Secondo le testate austriache, tuttavia, la questione sarebbe vicina a una soluzione. Un collaboratore vicino alle suore ha dichiarato ai media austriaci che il Vaticano è “in linea di principio” favorevole a concedere alle suore il diritto di rimanere nel loro convento.

Fonti interne alla Chiesa hanno fatto sapere che papa Leone XIV è stato informato del caso. Le stesse suore si erano rivolte a lui, confidando anche nella comune appartenenza all’ordine agostiniano.

Nelle testate locali si parla di una prossima udienza privata in Vaticano. “Le tre suore sono molto felici di poter recarsi a Roma. Non ci sono mai state prima e il viaggio sarà qualcosa di davvero speciale per loro”, ha dichiarato un portavoce delle consorelle all’emittente Orf.

Alcuni donatori che hanno preferito mantenere l’anonimato permetterebbero alle suore di recarsi a Roma. Il futuro del convento e delle tre religiose è ora nelle mani del Vaticano. Non è chiaro quando arriverà una decisione.

SUORE IN FUGA DAL CONVENTO, L'EX BADESSA AL CONTRATTACCO | 03/05/2025

Una crisi ecclesiastica nell’era dei social

Ma a questo punto la domanda non è più, semplicemente, dove dovranno vivere le tre anziane suore: la domanda è cosa succede quando figure religiose - abituate a una gerarchia rigida, a un flusso comunicativo verticale - acquisiscono una visibilità autonoma, incontrollabile, determinata da algoritmi e comunità online.

Il caso Goldenstein dimostra che la Chiesa, oggi, è impreparata a gestire situazioni in cui l’autorità tradizionale si scontra con la logica dei social più trasparente, emotiva, immediata e radicalmente disintermediata.

Non è la prima volta che sacerdoti, suore o ordini religiosi fanno incursione su TikTok o Instagram. Negli ultimi anni sono nati preti influencer, suore con canali YouTube e parroci con podcast da migliaia di ascolti.

Ma mai fino ad ora la viralità era diventata però uno strumento politico e di contrattazione, capace di ribaltare un rapporto di potere interno alla Chiesa e di spingere un conflitto locale fino alle porte del Vaticano.

Indipendentemente da come finirà, la storia di suor Bernadette, suor Regina e suor Rita segna un precedente importante. È il momento in cui l’autorità ecclesiastica si trova a fare i conti con un nuovo tipo di soggetto: credente, anziano, obbediente a Dio, ma perfettamente in grado di usare l’algoritmo come leva di autodeterminazione.

È la prima vera crisi ecclesiastica dell’era social e, quasi certamente, non sarà l’ultima.

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