Le tre guerre sannitiche: lo scontro che rese Roma una potenza italiana

Le guerre sannitiche furono tre conflitti combattuti tra Roma e i Sanniti tra il 343 e il 290 a.C. per il controllo della Campania, dell’Appennino centro-meridionale e delle principali vie di comunicazione dell’Italia.

La loro importanza va oltre la semplice successione di battaglie: Roma affrontò un nemico militarmente preparato, imparò a combattere in territori difficili, riorganizzò l’esercito, costruì una rete di alleanze e conquistò una posizione egemonica nell’Italia centrale e meridionale.

Chi erano i Sanniti

I Sanniti erano una popolazione italica che abitava in origine gli Appennini meridionali. Vivevano nelle zone montuose dell’Appennino centro-meridionale, tra l’Abruzzo e il Molise, e una parte di essi nel V secolo a.C. scese verso le coste della Campania.

Come i Romani, i Sanniti puntavano a conquistare la Campania, una regione fertile, ricca e strategicamente importante. I Sanniti erano guerrieri resistenti, abituati a territori difficili e organizzati in modo meno centralizzato rispetto a Roma.

Non erano un nemico facile: conoscevano bene il territorio e combattevano in modo efficace. Erano militarmente preparati, muniti di armature leggere per non intralciare la velocità di movimento e schierati in formazioni flessibili.

Le cause del conflitto

Inizialmente i rapporti tra Romani e Sanniti furono amichevoli, tanto che nel 354 a.C. fu stipulato un trattato di amicizia. Tuttavia, questo trattato poteva solo ritardare, ma non eliminare il conflitto tra Romani e Sanniti, entrambi desiderosi di possedere le fertili terre a sud del Garigliano.

Roma voleva allargarsi oltre il Lazio, mentre i Sanniti controllavano aree strategiche dell’Italia centrale e meridionale. Entrambe le potenze crescevano nello stesso spazio e lo scontro divenne inevitabile.

Nel 343 a.C. i Sanniti occuparono la città di Capua, che chiese aiuto a Roma. Gli ambasciatori di Capua si posero sotto la protezione di Roma e consegnarono la città al Senato, a patto che i Romani fermassero i Sanniti, che intanto stavano allargando i loro confini.

La deditio di Capua

Il Senato romano inizialmente non accolse la richiesta di Capua per non rompere il trattato con i Sanniti del 354 a.C. Gli ambasciatori, allora, consegnarono a Roma la loro città attraverso la deditio, cioè una formale sottomissione alla protezione e all’autorità romana.

«Visto che rifiutate di far ricorso a un legittimo uso della forza per opporvi alla violenza e all’ingiustizia perpetrate nei confronti di ciò che ci appartiene, proteggerete almeno quanto appartiene a voi. Di conseguenza noi affidiamo alla vostra autorità e a quella del popolo romano il popolo della Campania e la città di Capua, le campagne, i santuari degli dèi e tutte le cose sacre e profane: qualunque cosa affronteremo da questo momento in poi, la affronteremo come vostri sudditi».

Di fronte a una tale offerta Roma non poteva ritirarsi e accettò, così mandò ambasciatori ai Sanniti per chiedere che l’assedio fosse interrotto. Naturalmente i Sanniti rifiutarono e Roma dichiarò loro guerra. Era il 343 a.C.

Le tre guerre sannitiche in breve

ConflittoPeriodoEventi principaliEsito
Prima guerra sannitica343-341 a.C.Monte Gauro, stretta valle del Sannio, SuessulaRoma ottiene una posizione decisiva in Campania
Seconda guerra sannitica326-304 a.C.Fregelle, Napoli, Forche Caudine, BovianoI Sanniti riconoscono i possessi romani in Campania e diventano alleati di Roma
Terza guerra sannitica298-290 a.C.Sentino, Aquilonia, nuova conquista di BovianoRoma afferma il predominio nell’Italia centrale e meridionale

La prima guerra sannitica: 343-341 a.C.

La prima delle tre guerre sannitiche iniziò nel 343 a.C. e si svolse in Campania e nel Sannio. Roma scese in campo perché tanto i Romani quanto i Sanniti erano interessati al controllo della Campania, regione fertile e ricca.

La prima guerra sannitica ebbe un rapido svolgimento e si concluse con il riconoscimento del diritto dei Romani di includere nella propria alleanza le città della Lega campana. La prima delle tre guerre sannitiche fu breve e si concluse con la rinuncia dei Sanniti alla Campania.

Le campagne di Monte Gauro e Suessula

La campagna militare fu affidata ai due consoli patrizi Marco Valerio Corvo e Aulo Cornelio Cosso Arvina: Marco Valerio in Campania e Aulo Cornelio nel Sannio.

La prima battaglia avvenne nel 343 a.C., quando i generali Marco Valerio Corvo e Aulo Cornelio Cosso attaccarono combinati l’esercito dei Sanniti a Monte Gauro. Corvo ottenne la vittoria, mentre Cosso fu aiutato da Publio Decio Mure.

Secondo il racconto di Tito Livio, Marco Valerio vinse in Campania nella battaglia del Monte Gauro: «I Sanniti vennero catturati, uccisi (e non ne sarebbero sopravvissuti molti, se la notte non avesse interrotto quella che era una vittoria più che una battaglia). I Romani ammettevano di non aver mai combattuto con un nemico più tenace, mentre i Sanniti, essendo loro stato domandato che cosa li avesse spinti, nella loro determinazione, alla fuga, dicevano di aver visto il fuoco negli occhi dei Romani, e un folle furore nei loro sguardi».

Aulo Cornelio si trovò invece intrappolato con le sue truppe in una stretta valle del Sannio, osservato dall’alto dai Sanniti, pronti alla battaglia. Solo la prontezza del tribuno militare Publio Decio Mure riuscì a evitare il peggio ai Romani, permettendo loro di guadagnare, senza perdite, una posizione più favorevole.

Dopodiché i Romani attaccarono in campo aperto, vincendo la battaglia. Ci fu poi un terzo scontro nei pressi di Suessula, vinto dai Romani guidati da Marco Valerio, che, dopo aver preso il campo nemico lasciato sguarnito per le necessità dell’approvvigionamento, fece strage dei nemici che si erano avventurati nelle campagne vicine per approvvigionare il campo di cibo.

Ai due consoli fu concesso il trionfo, cui partecipò anche Decio Mure, e Cartagine inviò ambasciatori a Roma per congratularsi della vittoria.

Mappa della prima guerra sannitica

La rivolta dei soldati romani e la fine della guerra

L’anno dopo, il console Gaio Marcio Rutilo, inviato a prendere il comando delle truppe vicino Capua a sua difesa, dovette affrontare comportamenti sediziosi dei soldati, che volevano prendere con la forza Capua per impadronirsi delle sue ricchezze.

Riuscì ad allontanare dagli accampamenti militari gli elementi più pericolosi, fino a quando gli insubordinati ne capirono le mosse, uscendo allo scoperto e muovendo armati alla volta di Roma. Marco Valerio Corvo, nominato dittatore, riuscì a evitare lo scontro tra truppe romane, promuovendo un accordo con i rivoltosi.

La guerra si concluse nel 341 a.C., quando il console Lucio Emilio Mamercino Privernate, entrato in territorio nemico, ne devastò le campagne, finché i Sanniti non inviarono ambasciatori a Roma per chiedere la pace.

La pace fu ottenuta: Roma prese Capua e i territori dei Sidicini passarono sotto l’influenza dei Sanniti. Con questo trattato terminò la prima guerra sannitica, anche se durante lo stesso anno i Sanniti dovettero subire gli attacchi dei Latini, alleati di Roma.

La guerra latina e la ridefinizione dell’Italia centrale

Terminata la prima guerra sannitica, Roma dovette affrontare la rivolta dei Latini. La prima guerra sannitica si interruppe infatti anzitempo perché i Romani dovettero combattere contro la Lega Latina.

La guerra latina si svolse tra il 340 e il 338 a.C. Publio Decio Mure sconfisse e si sacrificò nel 340 a.C. nella battaglia del Vesuvio. La sconfitta finale della Lega Latina avvenne nel 339 a.C. con la battaglia di Trifano.

Domata la rivolta, i Romani sciolsero la Lega Latina e imposero alle città che ne facevano parte condizioni molto gravose. Roma estendeva così il suo dominio su una regione vasta, ricca e civilmente progredita.

La seconda guerra sannitica: 326-304 a.C.

La seconda guerra sannitica fu la più lunga, estenuante e sanguinosa delle tre. Il conflitto ebbe un esito a lungo incerto e si svolse in due fasi: la prima dal 326 al 304 a.C. e la seconda dal 300 al 290 a.C.

Nel 328 a.C. i Romani fondarono la colonia di Fregelle, presso l’odierna Ceprano, nella valle del Liri, in una posizione strategica molto importante. Nel 326 occuparono Napoli, sbarrando quindi ai Sanniti qualsiasi espansione verso la costa.

L’occasione per la seconda guerra sannitica è legata proprio alla fondazione della colonia di Fregelle in territorio sannitico. I Sanniti reagirono riaprendo le ostilità.

La seconda delle tre guerre sannitiche fu estenuante e sanguinosa, dall’esito a lungo incerto. I Sanniti erano militarmente preparati e seppero sfruttare la conoscenza e l’abilità di combattimento sul loro territorio montuoso, gli Appennini.

Le Forche Caudine

Nel 321 a.C. l’esercito romano, guidato dai consoli Postumio Albino e Veturio Calvino, tentò l’invasione del Sannio. I Romani, costretti a combattere in territorio montano, subirono una gravissima disfatta alle Forche Caudine.

I Romani, accerchiati dai Sanniti nella gola di Caudio, presso l’odierna Benevento, dovettero arrendersi. I soldati, gli ufficiali e anche i consoli dovettero passare disarmati sotto un giogo formato da lance sannite.

I Sanniti riuscirono a circondare con l’inganno l’esercito romano in uno spazio angusto. L’esercito romano, oltre a essere sconfitto, fu umiliato: gli vennero sottratte le armi e i soldati furono costretti a sfilare tra le lance dei Sanniti subendo sputi e insulti.

Per Roma si trattò di una scottante e umiliante sconfitta. Le Forche Caudine divennero l’episodio più famoso della seconda guerra sannitica e uno dei più celebri della storia militare romana.

La riorganizzazione dell’esercito romano

Seguirono alcuni anni di tregua, che Roma sfruttò al meglio: riorganizzò il suo esercito. Le legioni infatti passarono da due a quattro.

La tradizionale struttura oplitica, cioè la fanteria pesante adatta a scontri frontali in campo aperto, fu sostituita da un’organizzazione più agile, basata su trenta manipoli di due centurie ognuno.

Roma perseguì una strategia di accerchiamento dei Sanniti attraverso l’alleanza militare con popolazioni confinanti, come Apuli, Marsi e Peligni, e la fondazione di colonie ai confini del territorio nemico.

Costruì inoltre la prima grande via militare di Roma, la via Appia, che poteva convogliare rapidamente rifornimenti e truppe da Roma a Capua. La costruzione di strade e colonie permise ai Romani di sostenere una guerra lunga e di trasformare il territorio in uno strumento militare.

Le nuove armi e la tattica manipolare

«Lo scudo sannitico oblungo, scutum, non faceva parte del nostro equipaggiamento nazionale [romano], né avevamo ancora i giavellotti, pilum, ma si combatteva con scudi rotondi e lance. Ma quando ci siamo trovati in guerra con i Sanniti, ci siamo armati come loro con gli scudi oblunghi e i giavellotti e copiando le armi nemiche siamo diventati padroni di tutti quelli che avevano una così alta opinione di se stessi».

Dunque i Sanniti usavano sia il giavellotto, pilum, sia il lungo scudo rigato, scutum, e i Romani appresero da essi l’uso di tali armi, oppure, e più probabilmente, i Romani adottarono la tattica manipolare e tali armi in contemporanea ai Sanniti, all’inizio del IV secolo.

Livio infatti scrisse che l’esercito sannita era organizzato in coorti di 400 uomini, divisi in manipoli, e tra gli ufficiali aveva pure i tribuni militari. La cavalleria sannita era molto considerata e temuta.

La Legio Linteata

I Sanniti avevano inoltre un gruppo scelto di guerrieri: era la Legio Linteata, che Livio descrive come una specie di “legione sacra tebana”, candida nelle vesti e nelle armi. Livio scrive pure che le armi della Linteata fossero ricoperte d’oro e d’argento.

La Legio Linteata rappresentava un corpo speciale dell’esercito sannita, formato da guerrieri che si erano dimostrati valorosi e capaci in battaglia e che formavano una devotio alle divinità protettrici sannite.

Con una cerimonia sacra si votavano al sacrificio estremo pur di difendere il proprio popolo. Questa legione partecipò a tutte le guerre sannitiche.

L’iniziazione nella Legione avveniva anzitutto con il giuramento di fedeltà alla Legio Linteata; quindi si consacravano, con l’opera dei sacerdoti, la propria spada e la propria vita alla battaglia.

Questo giuramento avveniva sui candidi panni di lino che ricoprivano il recinto in cui era stata consacrata la nobiltà: da qui il nome “Linteata”. Dopo questo giuramento i soldati venivano consacrati come guerrieri votati fino al sacrificio estremo per difendere il proprio popolo.

La devotio si ritrova a Roma nel 340 a.C., quando il milite Publio Decio Mure si immolò per salvare la patria. Il suo esempio mostra come la consacrazione religiosa del guerriero non fosse estranea neppure alla tradizione romana.

La ripresa romana e la pace del 304 a.C.

Le ostilità riaprirono nel 316 a.C. Dopo alterne vittorie e sconfitte, i Sanniti chiesero la pace nel 304 a.C., ponendo fine alla seconda delle tre guerre sannitiche.

Secondo un’altra ricostruzione, i Romani riuscirono a imporsi nel 304 a.C., quando cinsero d’assedio e conquistarono Boviano, capitale sannitica, portando la guerra a conclusione.

I Sanniti dovettero riconoscere i possessi romani della Campania e fu loro concesso di conservare il proprio territorio, divenendo alleati dei Romani.

La terza guerra sannitica: 298-290 a.C.

La guerra riprese nel 298 a.C. e su scala più ampia, dato che i Sanniti strinsero un’alleanza con Etruschi, Galli Senoni e Umbri. I Sanniti avevano rinnovato l’alleanza antiromana con Etruschi e Umbri; alla guerra parteciparono anche i Galli Senoni, che avevano combattuto contro Roma nel secolo precedente.

Roma affrontò quindi più nemici contemporaneamente. Il conflitto fu più ampio rispetto ai precedenti e mise alla prova la capacità romana di combattere su fronti diversi.

Roma impedì che gli avversari congiungessero le loro forze. Le due vittorie romane fondamentali avvennero infatti una al nord e una a sud: la prima a Sentino, nel 295 a.C., nelle odierne Marche; la seconda ad Aquilonia, nel 293 a.C., nel Sannio.

La battaglia di Sentino

Una delle battaglie più importanti fu la battaglia di Sentino del 295 a.C. L’inizio della battaglia favorì i Sanniti, aiutati dai carri coperti pieni di arcieri dei Galli.

La situazione fu però ribaltata dal console Publio Decio Mure. Anche questi, come l’omonimo padre, grazie alla devotio, riuscì a rincuorare il morale dei soldati romani, che conquistarono la vittoria.

La battaglia decisiva si svolse a Sentino. Con la vittoria di Sentino, Roma spezzò il coordinamento tra i Sanniti e i loro alleati e rese possibile la conclusione vittoriosa della guerra.

Battaglia di Sentino schieramenti militari

Aquilonia, Boviano e la resa sannitica

La seconda vittoria fondamentale avvenne ad Aquilonia nel 293 a.C., nel Sannio. Il resto della guerra fu in discesa per i Romani, che conquistarono nuovamente Boviano nel 293 a.C.

Nel 290 a.C. i Sanniti si arresero e stipularono una pace che li rendeva alleati di Roma. Con la terza guerra sannitica, Roma stroncò definitivamente i suoi fieri nemici, affermando il suo predominio in Italia meridionale e centrale.

La terza e ultima guerra sannitica si concluse dunque con la sconfitta definitiva dei Sanniti e con l’inserimento del loro territorio nel sistema politico e militare dominato da Roma.

Le guerre sannitiche e la trasformazione di Roma

Le guerre sannitiche non furono guerre come le altre. Nella tradizione romana rivestono il carattere di un’epopea e, in effetti, si trattò di uno scontro durissimo che gli storici suddividono in tre distinti momenti.

Roma diventò forte conquistando lentamente l’Italia, non all’improvviso. Le guerre sannitiche furono la prima grande sfida con cui si dovette cimentare la Repubblica.

La conquista dell’Italia centro-meridionale

Con la vittoria sui Sanniti, i Romani conquistarono una posizione egemonica in tutto il centro-sud. Dopo queste guerre Roma controllava gran parte della penisola ed era diventata la potenza dominante in Italia.

La vittoria sui Sanniti rappresentò il vero punto di partenza dell’espansione successiva. Senza queste guerre, Roma non avrebbe mai potuto affrontare Cartagine.

L’evoluzione militare

Le guerre sannitiche insegnarono a Roma a combattere in territori difficili, a organizzare eserciti più flessibili e a sostenere guerre lunghe. Roma diventò più forte proprio grazie alle difficoltà.

Lo scontro con i Sanniti favorì l’evoluzione dell’esercito romano, l’adozione di nuove armi e una maggiore attenzione alla mobilità, alle vie di comunicazione e alla cooperazione tra diverse componenti dell’esercito.

Il sistema delle alleanze

Roma non distrusse tutti i nemici: integrò alcuni popoli e creò una rete di alleanze. Questo sistema sarebbe stato decisivo nelle guerre successive.

I Sanniti stessi, dopo la sconfitta, conservarono il proprio territorio e diventarono alleati dei Romani. La politica romana non si basava quindi soltanto sulla conquista diretta, ma anche sull’inserimento dei popoli sottomessi in una struttura di rapporti subordinati a Roma.

La preparazione delle guerre puniche

Il controllo dell’Italia fornì a Roma uomini, risorse e basi strategiche necessarie per affrontare Cartagine. Presto la politica espansionistica di Roma l’avrebbe portata a scontrarsi prima con Pirro e poi con Cartagine.

Le guerre sannitiche prepararono quindi le guerre puniche non soltanto perché ampliarono il territorio romano, ma anche perché consolidarono la capacità della Repubblica di mobilitare risorse, sostenere conflitti prolungati e coordinare alleanze.

Cronologia essenziale

  • 354 a.C. - Roma e Sanniti stipulano un trattato di amicizia.
  • 343 a.C. - Capua chiede la protezione di Roma; inizia la prima guerra sannitica.
  • 343 a.C. - Vittoria romana al Monte Gauro.
  • 341 a.C. - Vittoria romana a Suessula e conclusione della prima guerra sannitica.
  • 340-338 a.C. - Guerra latina.
  • 328 a.C. - Roma fonda la colonia di Fregelle.
  • 326 a.C. - Roma occupa Napoli e riapre le ostilità con i Sanniti.
  • 321 a.C. - Disfatta romana alle Forche Caudine.
  • 316 a.C. - Riprendono le ostilità dopo una fase di tregua.
  • 304 a.C. - I Sanniti chiedono la pace; Roma conquista Boviano secondo la tradizione riportata.
  • 298 a.C. - Inizia la terza guerra sannitica.
  • 295 a.C. - Vittoria romana a Sentino.
  • 293 a.C. - Vittoria romana ad Aquilonia e nuova conquista di Boviano.
  • 290 a.C. - I Sanniti si arrendono e diventano alleati di Roma.

Domande frequenti

Che cosa furono le guerre sannitiche?

Le guerre sannitiche furono tre guerre combattute tra Roma e i Sanniti tra il 343 e il 290 a.C. per il controllo della Campania e dell’Italia centrale e meridionale.

Perché furono importanti?

Permisero a Roma di conquistare gran parte dell’Italia, diventare una vera potenza peninsulare e prepararsi ad affrontare le guerre successive contro Pirro e Cartagine.

Qual è l’episodio più famoso?

L’episodio più famoso è la sconfitta romana alle Forche Caudine del 321 a.C., quando l’esercito romano fu accerchiato nella gola di Caudio e costretto a passare disarmato sotto un giogo formato da lance sannite.

Come riuscì Roma a vincere?

Roma riorganizzò l’esercito, rese le legioni più flessibili, costruì colonie e strade militari, rafforzò le alleanze con le popolazioni confinanti e impedì ai nemici di riunire le proprie forze.

Che cosa accadde ai Sanniti dopo la sconfitta?

Nel 290 a.C. i Sanniti si arresero e stipularono una pace che li rendeva alleati di Roma, conservando il proprio territorio ma riconoscendo il predominio romano.

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