Don Gianni Guzzetti è stato parroco della parrocchia Beata Vergine Assunta di Seggiano, a Pioltello, dal 1966 al 1990, per 24 anni. In quel periodo costruì una comunità unita, diventando un punto di riferimento per intere generazioni di famiglie, giovani e ragazzi del quartiere.
Il sacerdote è morto il 10 febbraio 2021, all’età di 87 anni, dopo una malattia che negli ultimi mesi gli aveva causato grandi tribolazioni. La sua scomparsa ha profondamente colpito Seggiano e l’intera Pioltello, dove don Gianni era ricordato come “il Don di Seggiano”, uno dei parroci più amati della zona e un uomo capace di trasformare la parrocchia in un luogo aperto a tutti, credenti e non credenti.
Gli anni di don Gianni a Seggiano
Don Gianni arrivò nella Parrocchia Beata Vergine Assunta a Seggiano nel giugno del 1966 e ne guidò la comunità fino al 1990. Furono anni segnati da profondi cambiamenti sociali e demografici, durante i quali il quartiere passò da una frazione agricola a un centro residenziale al limitare della grande città Milano.
La comunità di Seggiano era attraversata da due ondate migratorie: la prima in arrivo dal Sud Italia per cercare lavoro al Polo Chimico di Pioltello e nelle grandi aziende del Milanese, la seconda con i flussi provenienti dai paesi stranieri più poveri. In una situazione sociale difficile e problematica, don Gianni promosse una forma di accoglienza fondata sull’ascolto, sulla partecipazione e sulla costruzione di legami tra le persone.
La sua idea di accoglienza, di impegno, di costruire assieme una comunità in una situazione sociale difficile e problematica, come era Seggiano negli anni sessanta e settanta, è stata un seme prezioso che ha fatto germogliare e fiorire l’intero quartiere.
Una parrocchia aperta a tutti
Don Gianni fu il primo a portare importanti servizi all’interno della parrocchia e si fece promotore di iniziative nei campi sportivo, sociale e culturale. Lasciò sempre aperta la sua porta alle persone in difficoltà che chiedevano aiuto e lavorò perché la chiesa e l’oratorio diventassero spazi realmente accessibili a tutta la comunità.
Il suo oratorio, il nostro oratorio era un luogo aperto a tutti, credenti e non, dove potersi confrontare nel rispetto reciproco, dove trovare anche quei servizi, dall’asilo alla scuola popolare, dall’incontrarsi per fare teatro alle assemblee per risolvere assieme le difficoltà comuni, dal prato dove tirare un calcio alla palla al luogo dove c’era “un prete con cui parlare”.
La parrocchia non era soltanto un luogo di culto, ma anche uno spazio di educazione, socializzazione e partecipazione. Al suo interno si potevano organizzare attività per i ragazzi, iniziative culturali, momenti di incontro e occasioni per affrontare insieme i problemi del quartiere.
- asilo e servizi educativi;
- scuola popolare;
- attività teatrali;
- assemblee dedicate alle difficoltà comuni;
- sport e gioco all’aperto;
- spazi di ascolto e confronto;
- iniziative sociali e culturali;
- esperienze di volontariato.
L’oratorio come luogo di educazione e comunità
Don Gianni promosse diverse iniziative per coinvolgere i giovani nello sport, nella vita sociale e in ambito culturale. Il suo impegno contribuì a creare un ambiente di vita, di socializzazione e di gioco in cui la dura realtà del quartiere si trasformava in un posto dove era bello vivere e restare.
L’affiancamento a Don Gianni da parte di Don Franco, abilissimo nel recuperare ad una vita sana gli ultimi tra i ragazzi del quartiere, aveva magicamente creato in quegli anni un ambiente di vita, di socializzazione e di gioco in cui la dura realtà del nostro Bronx si trasformava in un posto dove era bello vivere e restare.
Le attività dell’oratorio comprendevano esperienze semplici e quotidiane, ma anche iniziative capaci di lasciare un ricordo duraturo. E poi le gite, le mitiche gite della domenica con Don Gianni, i suoi presepi strani che parlavano della sofferenza del mondo, le prove di coraggio nel parco Robinson, il tuo pezzo di cancellata da riverniciare, dove, sulla ruggine affiorante, era scritto il tuo nome tanto per non sbagliare.
Il sacerdote sapeva parlare direttamente ai giovani e coinvolgerli in attività concrete. La sua pedagogia non si limitava alle parole, ma passava attraverso la responsabilità, il lavoro condiviso, il gioco, il servizio e la presenza quotidiana.
Accoglienza, inclusione e impegno sociale
Uno degli aspetti più significativi dell’esperienza di don Gianni fu il superamento delle divisioni e dei pregiudizi. Le sue aperture, a partire da quella del superamento della divisione tra ragazzi e ragazze, accettando e favorendo senza pregiudizi l’impegno sociale e culturale dando un tetto ai gruppi che volevano lavorare in quartiere, avevano all’epoca dato fastidio, soprattutto ai benpensanti.
Don Gianni rimase vicino a tutti, credenti e non credenti, con un atteggiamento autentico e diretto. La sua parrocchia divenne un punto di incontro per persone con esperienze, sensibilità e condizioni diverse, unite dalla volontà di partecipare alla vita del quartiere.
Seminò uno straordinario amore e lasciò un segno indelebile grazie all’esempio, al suo modo di predicare il messaggio cristiano, il suo essere vicino a tutti, credenti e non credenti, in modo autentico e la sua capacità di saper parlare in modo diretto e semplice soprattutto ai giovani per cui si prodigò in modo particolare.
Il rapporto con i ragazzi e le esperienze di volontariato
Per molti ragazzi cresciuti a Seggiano, l’oratorio rappresentò un luogo sicuro e un ambiente nel quale sentirsi accolti. Don Gianni contribuì a trasformare le difficoltà del quartiere in occasioni di responsabilità, relazione e partecipazione.
E poi le esperienze, tantissime, di volontariato. Il terreno era fertile e tanto l’entusiasmo. La lista dei ricordi si allunga a dismisura e sale un groppo alla gola.
Per molti di noi che ancora ci impegniamo sul terreno politico e sociale inteso come servizio alla comunità la radice sta proprio in quegli insegnamenti.
L’eredità educativa di don Gianni è stata quindi legata non soltanto alla fede, ma anche alla convinzione che ogni persona potesse contribuire concretamente alla crescita della comunità. L’oratorio diventava così una palestra di vita civile, solidarietà e impegno.
Il rapporto con don Franco
La presenza di don Franco accanto a don Gianni rafforzò l’azione dell’oratorio e la sua capacità di accogliere i ragazzi più fragili. Don Franco era abilissimo nel recuperare ad una vita sana gli ultimi tra i ragazzi del quartiere.
Insieme riuscirono a creare un ambiente nel quale il gioco, la socializzazione e l’educazione potevano procedere parallelamente. La parrocchia offriva così una risposta concreta alle difficoltà vissute dalle famiglie e dai giovani negli anni più complessi per Seggiano.
Il trasferimento e il lungo pellegrinaggio successivo
Il suo allontanamento, doloroso per lui e per noi, è stato un triste ricordo ed un epilogo che allora non avremmo voluto ma che lui stesso aveva accettato secondo il suo credo e la fede invitandoci a desistere da qualsiasi azione di resistenza.
Dopo di allora la sua vita è stato un lungo pellegrinaggio da un luogo all’altro, non sempre compreso.
Il trasferimento fu vissuto con dolore dalla comunità di Seggiano, ma don Gianni accettò quella decisione secondo la propria fede e invitò i suoi parrocchiani a non intraprendere azioni di resistenza. Nonostante la distanza e il passare degli anni, il legame con il quartiere rimase vivo nella memoria di coloro che lo avevano conosciuto.
La morte di don Gianni Guzzetti
Don Gianni Guzzetti è deceduto la mattina del 10 febbraio 2021 dopo una malattia che negli ultimi mesi gli aveva causato grandi tribolazioni. Le sue condizioni, già critiche, si erano aggravate nei giorni precedenti, fino alla morte all’età di 87 anni.
Erano già diverse settimane che le condizioni del sacerdote 87enne apparivano critiche. Tanto che a Seggiano, la parrocchia che aveva guidato per alcuni decenni a partire dal 1966, i fedeli si erano uniti in preghiera nella speranza di un miracolo.
La sofferenza che ha accompagnato questo suo ultimo periodo di vita è risultata più dolorosa per lo stato di isolamento e solitudine a cui sono obbligati tutti coloro che in questo tempo di pandemia, anche se non affetti da Covid come nel suo caso, sono stati costretti al ricovero ospedaliero.
L’esempio era il suo punto forte, e la sua presenza discreta vicino a tutti coloro che avevano la sventura di ammalarsi era una delle sue cifre più significative. Ebbene, proprio questo è quello che lui non ha potuto avere.
Il cordoglio di Seggiano e Pioltello
La notizia della morte di don Gianni ha profondamente colpito la comunità di Seggiano e più in generale l’intera Pioltello. In poche ore centinaia di messaggi di cordoglio hanno invaso i social e non solo.
È un dolore grande per tanti, ma soprattutto per intere generazioni di pioltellesi, ragazzi cresciuti in oratorio o per strada negli anni più difficili per Seggiano. La città è in lutto e tanti ricordi sono rimbalzati da una strada all’altra di Pioltello.
“Ciao Don Gianni, non esistono parole per raccontare il bene che hai fatto e il bene che hai voluto alla nostra comunità, la tua comunità”, come ha ricordato il vicesindaco Saimon Gaiotto, uno degli ex ragazzi di Don Gianni.
La comunità di Seggiano è unita nel ricordo di una persona che ha segnato la vita di molti di noi. Don Gianni è stato un maestro di vita nel senso più pieno della parola, dando con i fatti e la coerenza l’esempio, il suo modo di predicare il Vangelo.
La benemerenza civica del 1999
Il lungo impegno di don Gianni fu riconosciuto anche dall’amministrazione comunale. Nel 1999 l’allora sindaco Mario De Gaspari gli conferì la medaglia d’oro, il massimo riconoscimento civico concesso dal Comune di Pioltello.
| Riconoscimento | Anno | Conferito da |
|---|---|---|
| Medaglia d’oro e benemerenza cittadina | 1999 | Comune di Pioltello |
| Data della consegna | 19 dicembre 1999 | Allora sindaco Mario De Gaspari |
“Da lui gli abitanti di Seggiano hanno imparato che non può esserci separazione tra dire e fare, e che dalla parola vivificata dalla fede scaturisce una coerenza di vita e di scelte umane, una autenticità di rapporti umani e sociali esemplari. E’ ispirandosi a questi valori, incarnati e predicati nella propria vita di uomo e di sacerdote, che la gente di Seggiano potrà sempre più scoprirsi comunità di persone, riconoscere le proprie radici e costruirsi un futuro fecondo e vivo”.
Le motivazioni della medaglia descrivevano don Gianni come un sacerdote capace di rendere concreta la fede attraverso la coerenza delle scelte, l’autenticità dei rapporti e il servizio alla comunità. Il riconoscimento sottolineava il valore sociale, umano e religioso del suo lavoro a Seggiano.
Le celebrazioni per il commiato
I funerali si svolsero venerdì 12 febbraio 2021 alle ore 14.30 nella Chiesa dei Santi Nazaro e Celso a Prospiano, frazione di Gorla Minore, città natale del sacerdote. Alla celebrazione parteciparono una delegazione dell’Amministrazione comunale con il labaro e una rappresentanza dei parrocchiani di Seggiano.
La parrocchia della Beata Vergine Assunta organizzò inoltre alcuni momenti di preghiera e di intercessione per l’amato sacerdote. Giovedì 11 febbraio 2021 venne celebrato a Seggiano il Rosario di commemorazione alle 15.30, prima della Messa del malato.
In tutte le Messe celebrate nel corso del fine settimana nelle parrocchie venne inserito un momento di preghiera dedicato a don Gianni. La Messa ufficiale di commemorazione si svolse venerdì 19 febbraio 2021 alle 18.30 presso la chiesa di Seggiano.
La Messa nella chiesa Beata Vergine Assunta
Oltre 200 persone vollero essere presenti alla Messa celebrata il 19 febbraio 2021 nella chiesa della Beata Vergine Assunta, a suffragio di don Gianni Guzzetti. I funerali erano stati celebrati una settimana prima nel suo paese d’origine, Gorla Minore, ma Pioltello, la città che lo aveva adottato, volle dedicargli un ulteriore momento di commiato.
La funzione fu organizzata dal parroco di Seggiano don Andrea Andreis insieme ad alcuni dei “ragazzi” di don Gianni. Sull’altare, insieme al parroco, erano presenti anche alcuni sacerdoti del passato, a partire da don Felice Terreni, passando per don Claudio Preda e don Zaccaria Bonalumi.
Proprio don Felice Terreni fu chiamato a pronunciare l’omelia e dedicò i suoi pensieri a don Gianni.
Don Gianni è stato un profeta e come tutti i profeti è stato lasciato da solo e non è stato compreso. Lui ci ha insegnato ad accogliere le persone. Non ha mai ceduto sulle sue convinzioni e nel suo impegno è stato saldo e coerente. Personalmente devo ringraziarlo perché da lui ho imparato cosa significhi essere prete tra la gente.
Le testimonianze dei parrocchiani
Uno dei momenti più toccanti della celebrazione fu la conclusione, quando al leggio si alternarono alcuni dei parrocchiani che avevano conosciuto don Gianni e che vollero dedicargli un pensiero.
Tra le testimonianze ci fu quella di Carlo Dipalma, parrucchiere e giovane dell’oratorio di don Gianni, che ricordò alcuni dei tratti più apprezzati del sacerdote. Intensa fu anche la testimonianza del medico Gianni Moretti, che aveva accompagnato l’ex parroco nell’ultima dura sfida della malattia.
Quando gli chiedevo come stava, lui mi ripeteva sempre la stessa frase: “Sto bene perché dovunque mi mettono cerco di fiorire”. Penso che questo sia l’insegnamento più bello e importante che ci ha lasciato e che noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo dobbiamo cercare di portare avanti.
Un luogo dedicato alla sua memoria
Durante la Messa di commemorazione, l’attuale parroco don Andrea Andreis annunciò l’intenzione di dedicare a don Gianni Guzzetti il nuovo emporio solidale in fase di realizzazione all’interno dell’oratorio che era stato la casa del sacerdote.
“Stiamo costruendo un luogo dove si fa del bene e solo a don Gianni potevamo dedicare un posto come questo”, disse don Andrea dall’altare.
La scelta di legare il nome di don Gianni a un emporio solidale richiama direttamente il suo modo di intendere la parrocchia: un luogo concreto di aiuto, accoglienza e vicinanza alle persone in difficoltà.

La memoria di un sacerdote vicino alle persone
Don Gianni ha lasciato un segno profondo non soltanto per il numero degli anni trascorsi a Seggiano, ma per il modo in cui ha vissuto il proprio ruolo di parroco. La sua presenza era fondata sull’ascolto, sull’esempio e sulla capacità di trasformare la fede in gesti quotidiani.
Il suo modo di predicare il Vangelo passava dalla coerenza personale, dalla disponibilità verso chi chiedeva aiuto e dalla volontà di costruire una comunità senza separazioni rigide tra il mondo religioso e la vita sociale del quartiere.
Per molti di noi che ancora ci impegniamo sul terreno politico e sociale inteso come servizio alla comunità la radice sta proprio in quegli insegnamenti.
Caro Don Gianni, sarai sempre nei nostri cuori.