Congregazione delle Suore Missionarie Mediche

La Congregazione delle Suore Missionarie Mediche è rappresentata nel materiale disponibile dalla testimonianza di suor Birgit Weiler, teologa e collaboratrice nella Pastorale per la cura del creato della Commissione Episcopale di Azione Sociale della Conferenza Episcopale del Perù. Il loro servizio unisce consacrazione religiosa, competenza professionale, impegno missionario e attenzione alle persone più vulnerabili.

La presenza delle religiose medico si inserisce in una più ampia tradizione cattolica di assistenza sanitaria, particolarmente sviluppata in India, dove più di mille suore medico contribuiscono silenziosamente all’assistenza sanitaria dei più poveri e degli emarginati.

Identità e impegno missionario

Le suore appartengono a 104 congregazioni religiose, che si dedicano al servizio del popolo indiano, con compassione e senza contare i costi. Il “Sister Doctors Forum of India” (SDFI) è un gruppo di mille religiose che sono anche specializzate nella professione medica, con studi altamente qualificati.

Si occupano dei bisogni di assistenza sanitaria delle persone nelle zone remote e rurali dove la tecnologia medica e le strutture moderne non sono ancora disponibili. Si dedicano alle persone in aree remote.

Forniscono un servizio di assistenza preventiva, curativa e anche palliativa nelle aree più svantaggiate della nostra grande nazione. Seguono le orme di Gesù con una grande passione per Dio e compassione per l’umanità.

La duplice responsabilità delle religiose medico

In questo contesto, le religiose hanno una duplice responsabilità: da un lato l’impegno alla vocazione cristiana come persone consacrate; dall’altro il servizio come professionisti altamente qualificati,dando una testimonianza dell’autentica vocazione della professione medica.

Negli ultimi decenni le religiose, attraverso il loro impegno, hanno contribuito a ridurre il tasso di mortalità materna e infantile. La maggior parte di loro sono specializzate in ginecologia, pediatria, chirurgia.

Dedicandosi in particolare ai poveri e agli oppressi della società, le suore si incontrano quotidianamente con difficoltà come la mancanza di personale qualificato, infrastrutture carenti, centri non attrezzati.

Assistenza sanitaria nelle aree più povere

Le suore-medico operano soprattutto nei territori nei quali la popolazione incontra ostacoli nell’accesso alle cure. Le loro attività comprendono la prevenzione, il trattamento delle malattie e l’assistenza palliativa.

La loro opera si rivolge alle persone nelle zone remote e rurali, dove la tecnologia medica e le strutture moderne non sono ancora disponibili. In queste realtà, la presenza di professionisti qualificati può rappresentare una risorsa essenziale per donne, bambini, famiglie e persone emarginate.

La cura viene proposta come servizio alla persona nella sua integralità. L’impegno professionale è accompagnato dalla compassione e dalla dedizione proprie della vocazione religiosa.

Il contesto della sanità in India

Oggi l’assistenza sanitaria in India sta attraversando un contesto storico difficile: “I servizi sanitari sono diventati un business. L’impegno, l’etica e la dedizione dei medici sono costantemente messi in discussione dal crescente consumo, dalle pratiche di assistenza sanitaria motivate dal profitto.

Il modello compassionevole di cura e la missione di assistenza sanitaria cristiana, che intende portare guarigione e salvezza, diventa sempre più difficile”.

In questa situazione, le religiose cercano di mantenere insieme competenza clinica, responsabilità etica e servizio ai più poveri. Il loro lavoro propone un modello di assistenza fondato sulla dignità della persona e non esclusivamente sulla possibilità economica di accedere alle cure.

La tradizione di suor Mary Glowrey

La Catholic Health Association of India (Chai - Associazione Cattolica per la sanità in India), la più grande rete di assistenza sanitaria non-governativa del Paese, è uno dei retaggi dell’opera pionieristica della missionaria medico australiana la cui causa di beatificazione è stata avviata nel 2010.

Ottant’anni fa, suor Mary Glowrey della congregazione di Gesù, Maria, Giuseppe - missionaria medico originaria dell’Australia - fondava la più ampia rete di assistenza sanitaria non-governativa dell’India.

Quella che ora si chiama Catholic Health Association of India (Chai) si fonda su oltre 3.500 istituzioni di assistenza sanitaria e servizi sociali, affiliati in tutto il Paese.

Migliaia di suore di diverse congregazioni, comprese oltre 1.000 suore-medico, sono il cuore del team composto da volontari a tempo pieno e collaborano, in questa ampia rete, con professionisti della sanità.

Suor Mary Glowrey medico missionaria in India

La prima religiosa medico

Suor Mary Glowrey - anche conosciuta come Mary del Sacro Cuore - è considerata come la prima religiosa cattolica ad aver esercitato la professione di medico.

Ha ricevuto l’autorizzazione direttamente da Papa Benedetto XV nel 1920, sedici anni prima che il Diritto canonico permettesse ad altre religiose di fare la stessa cosa.

Nei 37 anni di servizio, suor Mary ha coordinato il trattamento di centinaia di migliaia di pazienti nonché la costruzione di un ospedale. Ha avviato la formazione sanitaria e posto le basi per un collegio cattolico per lo studio della medicina in India.

Infanzia e formazione

Mary Glowrey nasce nel 1887 in una cittadina dello Stato australiano di Victoria. I nonni sono immigrati irlandesi.

Mary vive con la famiglia in una comunità rurale e ha un rapporto affettuoso con i genitori e i cinque fratelli. Fin dalla giovane età sono evidenti l’intelligenza, l’amore per il Signore e la sensibilità di Mary.

A tredici anni lascia la casa paterna per completare - con l’aiuto di borse di studio - gli studi secondari e superiori a Melbourne, a oltre 300 chilometri da casa.

Mary considera la medicina la sua prima vocazione: ha pregato tanto, chiedendo un’indicazione per lo studio da seguire. Nel 1910, in un’epoca in cui molti considerano la professione medica non appropriata a una donna, Mary si laurea in medicina e chirurgia.

Nel decennio a seguire, diventa un medico di successo specializzata in oculistica.

L’ispirazione di Agnes McLaren

Nel mese di ottobre 1915, Mary legge la biografia di Agnes McLaren (1837-1913), scozzese, pioniera della medicina, convertita al cattolicesimo.

All’inizio del ventesimo secolo, McLaren voleva alleviare le sofferenze delle donne in India. Le consuetudini locali impedivano loro di consultare medici maschi e nel Paese lavoravano ancora solo poche donne medico.

La dottoressa aveva istituito allora un centro di beneficienza a Londra e quindi un piccolo ospedale a Rawalpindi, chiedendo contemporaneamente alla Santa Sede l’autorizzazione per le suore di potere esercitare la professione medica.

La chiamata al servizio medico missionario

Dopo aver letto la storia di Agnes McLaren, Mary sente quindi la chiamata al servizio medico missionario in India. Passa quattro anni a discernere questa vocazione.

La sua partenza è ritardata dalla Prima guerra mondiale, e poi ha bisogno del permesso di servire come medico e come religiosa.

In questo tempo, oltre all’impegno quotidiano sia negli ospedali sia nel settore privato, Mary opera, dal 1916 al 1918, come presidente fondatore della Catholic women’s social guild a Melbourne.

Nel 1919 completa il dottorato in medicina e all’inizio dell’anno successivo Mary si trasferisce a Guntur, in India, nella regione oggi conosciuta come Andhra Pradesh, entra nella Congregazione di Gesù, Maria, Giuseppe, stabilita a Guntur nel 1904.

Erano anni che le suore pregavano il Signore perché inviasse loro un medico.

Il servizio a Guntur

Lì tantissime persone, le più vulnerabili della comunità, hanno bisogno di cure mediche. Fin dal primo anno della sua permanenza in India, suor Mary ha la visione di un’assistenza e di una formazione sanitaria a vasto raggio che sia fondata sui principi cattolici.

Considera la cura del corpo alla stessa stregua della cura per l’anima. A Guntur, suor Mary inizia a coordinare l'assistenza medica per chiunque ne faccia richiesta, in particolare donne e bambini.

Con la sua innata predisposizione, impara velocemente la lingua locale, il telugu, insieme a quella delle sue consorelle, l’olandese; il fatto poi di ricorrere ai rimedi tradizionali là dove non sono disponibili altri medicinali contribuisce a rafforzare la fiducia della popolazione.

La nascita della Catholic Health Association of India

Il 29 luglio 1943, suor Mary fonda l’Associazione degli ospedali cattolici (ora Chai) nel convento di San Giuseppe di Guntur, insieme alle consorelle e a suore di altre congregazioni.

Oggi, la Chai assicura assistenza sanitaria a oltre 21 milioni di persone ogni anno, in particolare ai più vulnerabili della comunità.

Il compito primario dei suoi medici e operatori sociali (volontari e dipendenti retribuiti) è di fornire “cure per tutti” attraverso un’assistenza misericordiosa, sostenibile e di qualità.

ElementoInformazione
Fondazione dell’Associazione degli ospedali cattolici29 luglio 1943
Luogo di fondazioneConvento di San Giuseppe di Guntur
Istituzioni affiliate alla ChaiOltre 3.500
Persone assistite ogni annoOltre 21 milioni
Suore medico nella reteOltre 1.000

Formazione sanitaria e collegio di medicina

Per decenni suor Mary ha lavorato e ha pregato tanto per riuscire a fondare una scuola cattolica di medicina: sei anni dopo la sua morte, nel maggio 1957, a Bangalore è stato inaugurato il St. John’s Medical College Hospital.

La sua aspirazione alla formazione sanitaria si collegava alla necessità di preparare professionisti capaci di servire le comunità con competenza, responsabilità e attenzione alle persone più vulnerabili.

La rete delle suore medico comprende infatti religiose con studi altamente qualificati e con specializzazioni in ginecologia, pediatria e chirurgia.

Studenti nel laboratorio di anatomia medica

La continuità dell’opera

La Chai è uno dei principali frutti della visione di suor Mary Glowrey: un sistema capace di collegare ospedali, servizi sociali, formazione sanitaria, congregazioni religiose e professionisti della salute.

La sua opera continua a vivere nel lavoro della Chai e delle suore di Gesù, Maria, Giuseppe in India, e la storia della sua vita continua a ispirare gli australiani e tanti altri che visitano la sua casa nell’arcidiocesi di Melbourne, diventata una ventina d’anni fa un museo.

La causa di beatificazione di suor Mary è stata avviata nel 2010. Dichiarata Serva di Dio, la sua positio è ora allo studio del Dicastero delle Cause dei Santi.

Suor Birgit Weiler e la leadership delle donne

“Basta machismo, anche le donne devono potere votare al Sinodo dei Vescovi“. La questione legata al diritto di voto per le donne nelle assemblee sinodali dei vescovi, cosa ancora off limits, è stata affrontata con decisione in seno al Sinodo dei Vescovi riuniti in Vaticano per discutere sull’Amazzonia.

Lo ha raccontato suor Birgit Weiler, della Congregazione delle suore missionarie mediche, collaboratrice nella Pastorale per la cura del creato della Commissione Episcopale di Azione Sociale della Conferenza Episcopale del Perù.

“Bisogna superare il machismo - ha detto la teologa nel corso del quotidiano briefing per fare il punto sui lavori del Sinodo che ora vede riuniti i gruppi linguistici nei Circoli minori - che va contro ciò che dice Gesù. Nel circolo dove io mi trovo il tema del diritto al voto per le donne nel Sinodo è stato affrontato”.

La suora si è detta grata al Papa “per tutti i passi fatti” nei confronti delle donne. “Naturalmente - ha puntualizzato suor Birgit - desideriamo che si arrivi al punto per cui anche le superiore generali possano votare come accade per gli uomini.

Del resto il Papa ha ricordato che non è necessario essere ordinati al sacerdozio per votare. Il desiderio è stato espresso chiaramente al Sinodo. Quando i fratelli votano, anche per le sorelle deve valere lo stesso discorso”.

Partecipazione, discernimento e inclusione

Più in generale, descrivendo l’atmosfera che viene respirata dalle 35 donne (ancora senza diritto di voto) presenti al Sinodo, suor Weiler ha sottolineato: “Nel Circolo minore a cui appartengo c’è una atmosfera aperta. Ci esprimiamo liberamente, vogliamo discernere insieme”.

Quanto ad un riconoscimento maggiore auspicato per le donne in Amazzonia per cui si è parlato anche della creazione di un ministero ad hoc, la teologa ha osservato: “Tra vescovi e cardinali c’è una condivisione delle nostre preoccupazioni e in tanti vogliono che le cose cambino.

Quando si vuole davvero andare verso una Chiesa sinodale, allora bisogna decidere insieme. Il che vuole dire avere più donne in posizione di leadership. Cosa che non richiede una ordinazione sacerdotale“.

Un riconoscimento alle donne, ha ricordato la suora, sacrosanto se si considera che “la maggior parte delle attività pastorali in Amazzonia sono svolte da donne. Dobbiamo essere incluse anche nelle decisioni più importanti.

Noi teologhe portiamo avanti la nostra lotta per una maggiore inclusione. Il settore accademico non è altro rispetto alla fede. Molte teologhe, poi, stanno lavorando insieme alle donne indigene per promuovere la teologia indigena.

In tante lavorano per costruire ponti. Si tratta di andare oltre il machismo, e di dare più spazio alla leadership delle donne, non per un discorso di potere ma per condividere con gli uomini i nostri doni. L’umanità sarà più ricca”.

Il Sister Doctors Forum of India

La SDFI è stata fondata il 5 giugno 1993 durante la celebrazione del Giubileo d’oro e la Convenzione nazionale della “Catholic Health Association of India” (CHAI) in Kerala.

Nell’arco di 25 anni, è passato da una piccola associazione ad un forum di circa 1000 suore.

Il forum riunisce religiose appartenenti a diverse congregazioni e valorizza il contributo di donne che esercitano la professione medica nelle zone più svantaggiate del Paese.

Le ambizioni sanitarie dell'India | Mint Explains | Mint

Una rete fondata sulla cura e sulla dignità

La storia di suor Mary Glowrey e l’impegno delle suore medico mostrano come l’assistenza sanitaria possa intrecciarsi con la formazione, la vita consacrata, la promozione della dignità umana e la responsabilità sociale.

Le religiose operano in aree remote, forniscono assistenza preventiva, curativa e palliativa, contribuiscono alla riduzione della mortalità materna e infantile e sostengono le persone che vivono in condizioni di povertà o emarginazione.

La cura del corpo alla stessa stregua della cura per l’anima, l’attenzione ai più vulnerabili e la collaborazione tra congregazioni costituiscono i tratti distintivi di questa tradizione missionaria e sanitaria.

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