Madonna della Catena: storia, significato e principali luoghi di culto

La Madonna della Catena è un titolo mariano nato in Sicilia alla fine del XIV secolo, legato alla protezione degli schiavi, dei prigionieri e di chi invoca la liberazione da una condizione di oppressione. Il culto si sviluppò a partire dal racconto del miracolo avvenuto a Palermo nel 1392, quando tre uomini condannati ingiustamente a morte sarebbero stati liberati dalle catene dopo aver pregato la Vergine.

La devozione si diffuse in numerosi centri della Sicilia e nel Sud Italia, assumendo forme diverse: santuari, chiese urbane, cappelle marinare, pellegrinaggi, processioni e feste patronali. Il simbolo della catena rappresenta sia la liberazione concreta dalla prigionia sia, in senso spirituale, la rottura delle catene della sofferenza, del peccato, della paura e delle oppressioni quotidiane.

Origini del culto della Madonna della Catena

Il culto della Madonna della Catena nasce nel 1392 a Palermo quando 3 uomini ingiustamente catturati e condannati a morte furono miracolosamente liberati dalle loro catene dopo aver pregato la Vergine. Il culto della Madonna della Catena, depurato dagli elementi miracolistici, trae origine dalla devozione alla Madonna come protettrice degli schiavi e dei prigionieri.

Le prime origini si datano alla fine del Trecento ma ha il suo sviluppo avviene dopo la prima metà del Cinquecento, quando le incursioni barbaresche ridussero in schiavitù molti cittadini dell'Italia Meridionale, e la Congregazione dei Padri Mercedari si adoperò per il loro riscatto. La denominazione di "Madonna della Catena" si apparenta quindi a quella di "Madonna della Mercede", "Madonna del Soccorso", e "Madonna degli Schiavi".

Il culto della "Madonna della Catena" nasce nel 1392 a Palermo, quando regnava in Sicilia Martino I il Giovane. Tre uomini furono ingiustamente condannati e il 18 agosto furono condotti a Piazza Marina, dove avrebbero dovuto essere impiccati.

Il miracolo dei tre condannati

Tutto ebbe inizio a Palermo, nell’agosto del 1392, durante il regno Re Martino I, il giovane della famiglia d’Aragona, il quale aveva condannato a morte (decapitazione o impiccagione) tre giovani ragazzi innocenti. Le esecuzioni dovevano avvenire nella Piazza Marina di Palermo nel pomeriggio, quando improvvisamente si scatenò un violentissimo temporale, lampi, vento, scrosci di pioggia e grandine costrinsero la folla a fuggire, mentre i carnefici, le guardie e i condannati furono costretti a rifugiarsi nella vicina chiesa di Santa Maria del porto.

Il tempo non accennava a calmarsi e l’uragano imperversava sempre di più, tant’è che le esecuzioni vennero rimandate al giorno seguente e tutti i presenti si sistemarono all’interno della chiesetta per passarvi la notte in attesa che il tempo si calmasse. Con l’arrivo della notte si addormentarono subito tutti, tranne i tre sventurati che, da quanto si narra, erano innocenti, non riuscirono a prendere sonno, oppressi dal pensiero che l’indomani li attendeva morte certa.

In attesa che si potesse riprendere l'esecuzione, i tre condannati furono legati con doppie catene all'altare della Vergine, ma il temporale continuò per l'intera giornata, e le guardie dovettero passare la notte nella chiesetta per sorvegliarli. ”… la debole luce di un lumino”, narra una delle tante relazioni, ”diradava le tenebre e permetteva di scorgere sopra l’altare una immagine della Vergine che teneva il Bambino sulle ginocchia”.

I condannati portarono lo sguardo sul viso dell’immagine, e cominciarono ad invocarla che si degnasse trovare il modo di far sciogliere i loro ceppi e liberarli dal supplizio. I tre si portarono lacrimando ai piedi della Madonna invocandola col titolo di "Madonna delle Grazie" e cominciarono a pregarla insistentemente.

A questo punto si narra che avvenne il miracolo: le catene si spezzarono e caddero silenziosamente a terra, le porte della chiesetta si aprirono, l’uragano cessò e i tre giovani sentirono una voce proveniente dall’icona della Madonna, che diceva: ”Andatevene in libertà e non temete cosa alcuna; il Figlio che porto tra le braccia ha già accolto la vostra preghiera e vi ha concesso la vita”.

Le catene caddero senza far rumore e la porta si spalancò, i tre innocenti uscirono dal tempio e le guardie si svegliarono solo all'alba. I tre fuggirono, ma nella mattinata le guardie diedero l’allarme, li ripresero in città e volevano portarli al patibolo, secondo il programma interrotto il giorno prima.

Subito i soldati riuscirono a riprendere i fuggitivi ma furono fermati dal popolo che ricorse al re Martino I. Il popolo, credendo alle parole dei tre giovani che raccontavano il prodigio, chiese l’intervento del Re.

Quando questi andò nella chiesetta, coi propri occhi constatò il miracolo: le catene si erano infrante. Lo stesso Re Martino con la Regina Maria d’Aragona vennero a prostrarsi davanti ala sacra Immagine, nell’altare vi erano ancora a terra le catene, trofei del grande miracolo.

Diedero ordine che i prigionieri fossero graziati e vollero subito abbellire, restaurare e ingrandire la chiesetta per farne un santuario, che da allora si chiamò di Santa Maria delle Catene. Subito l’eco del miracolo si diffuse ovunque, e frotte di pellegrini giunsero alla chiesa che ormai era chiamata "della Catena".

I miracoli si moltiplicarono e la "Madonna della Catena" divenne patrona di molti comuni dell'isola e venerata in tantissimi altri, e il suo culto arrivò in tutto il Sud Italia. Ancora oggi la chiesa è meta di pellegrinaggi e conserva il simulacro di "Nostra Signora della Catena".

Miracolo dei tre condannati liberati

Il significato della catena

La "Catena", è un simbolo che la tradizione popolare lega strettamente alla Madre di Dio, di cui si possono evidenziare tre elementi: il primo dalla Scrittura; il secondo dalla storia della stessa tradizione popolare; il terzo, dalla preghiera mariana per eccellenza, che è il Santo Rosario, che il grande devoto di Maria, il beato Bartolo Longo, definisce nella sua stupenda supplica alla Madonna di Pompei, “catena dolce, che ci rannodi a Dio”.

Questo dipinto, oltre a rappresentare un’importante testimonianza artistica del periodo, sottolinea il significato del culto: la Vergine viene invocata per spezzare le "catene" della sofferenza e del peccato, offrendo sollievo spirituale e, in chiave simbolica, la liberazione dalle oppressioni della vita quotidiana.

Festeggiare Maria Santissima con il titolo di Madonna della Catena potrebbe sembrare a prima vista un appellativo poco attinente e di scarso significato teologico e persino di impoverimento mariologico. Si potrebbe, addirittura, frettolosamente concludere che, in sostanza, si tratti di una semplice devozione popolare dai risvolti poco chiari e dalle origini alquanto oscure e comunque per nulla ancorate alle fondamenta della fede cristiana.

A ben pensarci, però, e a ben rifletterci, spesso le manifestazioni della pietà popolare esprimono emozioni profonde del cuore, che solo il popolo, maestro di fede, riesce ad offrire nell’essenza più profonda e più intima. D’altronde se il popolo di Dio è infallibile nel suo credere, come recita la Lumen gentium al n° 12, allora è doveroso riconoscere nelle sue manifestazioni e tradizioni popolari, seppure a volte bisognose di purificazione e di rimando all’essenziale, una forte valenza di sapienza e di saggezza della fede.

Come scrive Papa Francesco nella sua esortazione apostolica Evangelii gaudium (n° 126), “le espressioni della pietà popolare hanno molto da insegnarci e, per chi è in grado di leggerle, sono un luogo teologico a cui dobbiamo prestare attenzione”.

La diffusione in Sicilia e nel Sud Italia

Nel 1500 alla chiesa venne attaccata una delle catene che chiudevano il porto e prese ufficialmente il nome con cui già l’aveva battezzata il popolo un secolo prima. In Sicilia, Maria Santissima della Catena è veneratissima in diversi comuni tra cui: Aci Catena, Castiglione di Sicilia, Castel di Tusa, Fiumefreddo di Sicilia, Librizzi, Mongiuffi Melia, Riesi, San Piero Patti, Scillato, Randazzo.

LuogoElemento distintivo del culto
Aci CatenaSantuario, festa del 15 agosto e memoria del terremoto del 1693
Castiglione di SiciliaBasilica minore e statua attribuita alla scuola del Gagini
LibrizziStatua attribuita ad Antonino Gagini e processione tradizionale
Mongiuffi MeliaSantuario collinare, pellegrinaggi e processioni
ItalaChiesa cinquecentesca e santuario immerso nel verde
Termini ImereseDevozione della gente di mare e processione in mare
Santa Lucia a NapoliChiesa marinara e memoria della festa della Nzegna

Aci Catena

È il maggior tempio di Aci Catena, e si impone alla ammirazione perche possiede “tre cose” veramente belle: una Madonna, una cupola, una campana. Il suo frontone esterno reca la scritta “BEATAE MARIAE VIRGINI A CATENA “, che sintetizza la storia del culto della Madonna nella nostra Città che di Essa porta il nome.

Il culto alla "Madonna della Catena" ad Aci Catena nasce nel XV secolo, quando nella contrada, che allora si chiamava "Scarpi", venne edificata un'edicola con l'icona della "Madonna della Catena". Nel 1576, questo piccolo altarino venne trasformato in cappella e affidato alla cura di una confraternita.

Dopo il terremoto dell’11 gennaio 1693 che causò morte e distruzione in tutto il circondario ma seminò solo poche vittime a Scarpi, tutto il popolo, riunito attorno all’icona, ringraziò la "Madonna della Catena" di averli salvato. Da allora, La devozione crebbe a dismisura, tanto che venne ricostruita la chiesa ancor più grande e bella.

L’interno della chiesa è a tre navate, a croce latina; elegante è l’architettura dell’abside, del transetto, della cupola e delle due cappelle laterali, del SS.mo Sacramento e della Madonna. L’abside si orna di un artistico coro ligneo nelle cui pareti laterali si ammirano due affreschi di discreta fattura raffiguranti Il Miracolo della liberazione dei tre condannati palermitani e il terremoto del 1693.

Sul tetto dell’abside si ammira un bellissimo affresco raffigurante la gloria di Maria SS. Assunta in cielo: questo particolare è assai significativo in quanto ci dice come il popolo, unitamente al clero locale, abbia voluto definitivamente trasferire la solennità della festa, che in un tempo remoto ricorreva nel mese di Maggio, al 15 Agosto di ogni anno, abbinandola così alla festa dell’Assunta.

La icona della Madonna, dipinta su pietra, risale al sec. XVI. L’immagine della Madonna, anche se non sembra esatta nelle proporzioni, tuttavia nel fulgore dei suoi preziosi monili e nella preziosità del suo manto dorato sormontato da una preziosa corona, appare imponente e maestosa.

Il Bambino che tiene in braccio è un vero gioiello d’arte per la sua naturale espressione, per via di quella manina che, tenendo in mano l’aurea catena, pare voglia incatenare il cuore dei figli per avvicinarlo a quello della Madre.

La chiesa non manca di belle pitture, tra le quali è degna di nota la “Rebecca al pozzo” di Paolo Vasta che può considerarsi la più antica tela esistente nella città. Inoltre ricordiamo le tele raffiguranti la “Madonna del Lume” di M. Costanzo, il S. Vincenzo Ferreri e l’Agonia di S. Giuseppe” di Paolo Vasta junior, il “S. Gaetano” di M. Costanzo, “l’Immacolata” del Ragonesi, la “Madonna del Rosario” di Fr. Giambattista Grasso.

I festeggiamenti si svolgono principalmente il 15 agosto di ogni anno, arricchite da manifestazioni folkloristiche e religiose. Nella notte tra il 14 e il 15 agosto i pellegrini, provenienti da molti paesi etnei, raggiungono il Santuario a piedi e aspettano l’apertura delle ante della cappella che custodisce il simulacro seicentesco della Madonna, che viene traslato sull’altare maggiore.

Oltre che nelle giornate di ferragosto, la "Madonna della Catena", viene anche festeggiata 11 gennaio, in ringraziamento della protezione accordata durante il terremoto dell’11 gennaio 1693.

Castiglione di Sicilia

I lavori di edificazione di questo santuario incominciarono nel 1655 per sostituire la chiesa sempre dedicata allo stesso santo che venne distrutta da una frana e che era posta appena fuori paese. All’interno della vecchia chiesa appunto era fiorita la devozione verso la Madonna della Catena fin dal XI secolo.

Nel 1612 la devozione si consolidò ulteriormente a causa del miracolo della sudorazione della statua. Tra la fine del XVII secolo e la metà di quello successivo la costruzione venne ampliata ed abbellita con una affascinante facciata barocca opera di Baldassarre Greco che creò anche la statua posta nella nicchia di destra che rappresenta San Filippo.

All’interno la chiesa si sviluppa a croce latina coronata da un’imponente cupola, nel corso del ‘900 però la pianta latina è stata modificata in croce greca, sono state inoltre ampliate e restaurate varie sezioni dell’edificio originario.

Nel 1986 l’edificio viene elevato a basilica minore a causa dell’importanza nel culto verso la Madonna. Di particolare interesse all’interno troviamo svariate opere prestigiose come la statua della Madonna della Catena in marmo bianco di autore incerto, quasi sicuramente appartenente alla scuola del Gagini.

Tra le altre opera da segnalare il Crocifisso ligneo del XVIII secolo, una S. Margherita Maria Alacoque del 1890 di Pietro Vanni, un San Marco Evangelista e una Pentecoste realizzata nel 1779 da Francesco Gramignani. Affascinanti anche gli stucchi che decorano con grande stile gli ambienti opera di Giovanni Pannucci, realizzati tra il 1886 e il 1889.

Librizzi e la statua attribuita ad Antonino Gagini

La statua della Madonna della Catena è attribuita ad Antonino Gagini ed è giunta a Librizzi intorno al 1540. Da allora è sempre uscita in processione e si narra di un prodigio accaduto il 16 agosto 1573, quando una tale Bittuzza, con il braccio sinistro difettoso, fu posta sul fercolo durante la processione: si addormentò accanto alla statua della Madonna, e, al ritorno in chiesa, si risvegliò guarita, come descritto nel documento dell’epoca pubblicato da Antonino D'Amico.

La processione della "Madonna della Catena" di Librizzi è una tra le più caratteristiche di tutta la Sicilia. Durante la festa patronale, che si tiene ogni anno la prima domenica dopo Ferragosto, la statua marmorea della Madonna viene portata in processione per le vie del paese, preceduta dalla statua lignea seicentesca di San Michele Arcangelo.

La pesante statua della Madonna della Catena, attribuita ad Antonino Gagini viene portata in processione su di un fercolo in legno da 24 portatori. La tradizione vuole che la statua, nel suo viaggio verso Librizzi, giunta in località Maisale, divenne così pesante che i buoi non riuscirono a trainare più il carro che la trasportava.

Il cammino riprese solo quando si levò per i campi il suono dell’umile zampogna ('a ciaramedda): la statua poté così raggiungere il cocuzzolo del paese dove è ancora venerata nell’omonima chiesa.

Mongiuffi Melia

A Mongiuffi il culto della Vergine della Catena risale agli inizi del XV secolo, quando un certo Matteo Lo Pò fece costruire di fronte ai ruderi dell’acquedotto greco romano una chiesetta dove prima preesisteva un’edicola della suddetta.

Essendo troppo fatiscente l’antico Santuario fra gli anni quaranta e sessanta del secolo scorso se n'è portato a temine il nuovo. La festa si svolge il primo maggio e la prima domenica di settembre.

Ancor oggi tanti fedeli arrivano al santuario, viaggiando di notte, anche a piedi da luoghi lontani, attraversando scalzi le vie campestri scalzi portando enormi e pesanti torce. Il venerdì antecedente ha luogo la Processione degli stendardi che parte dalla Chiesa del Carmelo di Mongiuffi e si snoda per le stradine collinari fino al Santuario della Madonna della Catena.

Quindi, l'immagine della Madonna sarà custodita nella Chiesa Parrocchiale fino al 1° maggio, quando sarà riportata in Contrada Fanaca; la partenza dalla Chiesa del Carmelo è preceduta da una processione detta del "saluto", che si tiene per le vie di Mongiuffi.

La Madonna della Catena a Itala

La Chiesa della Madonna della Catena di Itala, risalente al XVI secolo, è uno dei luoghi di culto storici del borgo, immerso nell’atmosfera tradizionale del comune di Itala (ME). Caratterizzata da una struttura a navata unica, la chiesa presenta cinque coppie di nicchie laterali, alcune delle quali arricchite da altari, che testimoniano l’importanza della devozione mariana nella comunità.

La facciata, sobria ed elegante, è realizzata in calcare giallino: il portale, semplice ma deciso, è sormontato da quattro lesene che si estendono fino al bordo degli spioventi del tetto, il cui frontale è decorato da cinque merli che conferiscono un senso di simmetria e armonia architettonica.

La torre campanaria originaria, un tempo adornata da una cuspide foderata di mattonelle in ceramica, contribuisce al fascino storico dell’edificio. All’interno, l’attenzione si concentra su una tela datata al 1510 che raffigura la Madonna col Bambino mentre regge in mano una catena, simbolo potente del miracolo e della liberazione, ed è posta fra gli apostoli Pietro e Paolo.

A circa un chilometro dall'abitato, su un'altura, immerso nel verde, sorge il santuario sui resti di un riconoscibile edificio risalente al X-XI secolo. Il culto della Madonna della Catena è probabilmente riferibile alla liberazione dello stato di schiavitù in cui caddero, a causa delle incursioni saracene, le popolazioni calabresi.

Il Santuario, a tre navate, conserva all'interno copie di opere pregevoli i cui originali sono visibili presso il Museo Diocesano. Luogo particolarmente ameno, che invita alla meditazione e al raccoglimento, si anima la seconda domenica di Maggio quando, in occasione della festa della Vergine, accorrono al Santuario devoti provenienti anche da fuori regione.

Itala è un piccolo comune situato a circa 22 km dal centro di Messina, facilmente raggiungibile sia in auto che con mezzi pubblici. Se parti da Messina, prendi la A20 (in direzione Catania) e segui l’uscita per Messina Sud-Tremestieri; da lì prosegui sulla SS 114 verso Itala Marina e infine imbocca la SP 30 che conduce al centro storico di Itala.

Una volta arrivato, il centro è compatto e si può facilmente percorrere a piedi. La Chiesa della Madonna della Catena si trova in Via III Tirone, 5, nel cuore storico del paese, in prossimità della piazza principale.

Per quanto riguarda l’accesso all’edificio religioso, la porta principale, situata sulla facciata, è generalmente quella usata per l’ingresso dei visitatori. Data l’importanza storica e la frequente fruizione sia da parte di fedeli che di turisti, è possibile che siano state predisposte soluzioni accessibili (come rampe o ingressi secondari) per agevolare le persone con mobilità ridotta.

La devozione marinara a Termini Imerese

Tra i Termitani si diffuse, specie tra l’umile gente di mare, la devozione alla Vergine con il titolo di Maria SS. della Catena e ad essa fu dedicata una chiesetta nella parte bassa della città, successivamente demolita per la costruzione dell’attuale stazione ferroviaria.

II 25 giugno del 1866 con atto rogato presso Pietro Cosentino Notaio in Termini Imerese fu acquistato un terreno, posto a poca distanza dalla stazione e dalla spiaggia, dove venne costruita la chiesetta, rivolta verso il mare, oggi annessa al complesso conventuale dei Frati Cappuccini.

Tutta la gente di mare termitana (pescatori, armatori, portuali ecc.) hanno sempre avuto una particolare devozione alla Madonna della Catena. I pescatori più anziani raccontano: che ogni qualvolta prendevano il largo con i pescherecci, uscendo dal porto, si fermavano nello specchio di mare davanti alla chiesetta per invocare con una preghiera la Sua protezione.

Allo stesso modo al rientro, sia nel caso in cui la pesca fosse stata abbondante, sia nel contrario, si rivolgevano sempre alla Vergine per ringraziarla di essere ritornati sani e salvi alle loro famiglie.

A Termini Imerese la festa in onore a Maria SS. della Catena si svolge di norma durante la settimana che va dalla prima alla seconda domenica di settembre. I festeggiamenti in onore di Maria SS. della Catena iniziano la prima domenica di settembre con una messa solenne, durante i giorni seguenti il simulacro della Madonna viene esposto in alcuni quartieri della città dove la sera si celebra il rosario e successivamente la messa.

La domenica è il giorno della grande festa, con molti appuntamenti liturgici che anticipano la processione che si svolge nel pomeriggio, dalle ore 15, in cui verrà portato il simulacro della Madonna fino al porto trapezoidale, dove si tiene l’imbarco sul tradizionale peschereccio che inizia la sua processione in mare seguito dalle altre imbarcazioni locali.

Ad un certo punto l’imbarcazione sulla quale è posto il simulacro si ferma sullo specchio di mare difronte la chiesa della Madonna della Catena e questo è un piccolo momento di commemorazione ai caduti del mare, successivamente si procede in processione verso il Largo Mercato Ittico dove si tiene la Celebrazione Eucaristica.

Processione marittima Madonna della Catena

La chiesa di Santa Maria della Catena a Napoli

Tra il 1576 ed il 1579 una congrega di marinai e pescatori del borgo di Santa Lucia, insieme agli abitanti del quartiere, importando un particolare culto dalla Sicilia dedicato alla Madonna della Catena, decisero di dare origine alla costruzione di una chiesa.

Il culto della Madonna della Catena, ancora oggi molto diffuso in Sicilia, trae origine da una antica leggenda siciliana avvenuta nel 1390, nella chiesa Palermitana di Santa Maria del Porto, in cui erano coinvolti tre innocenti condannati erroneamente a morte che videro rimandata la loro esecuzione a causa di una pioggia battente.

L’edificio cinquecentesco venne incominciato ad essere costruito nel 1576, benedetto il 5 settembre 1579 dal cardinale Paolo Burali d’Arezzo, arcivescovo di Napoli e finito di essere definitivamente ultimamato solo alla fine dello stesso secolo.

Il suo interno, con tre cappelle, era inizialmente molto semplice, avendo un piccolo altare maggiore in muratura e dei modesti e malridotti arredi liturgici in argento. Con il passare del tempo la chiesa fu però lentamente abbellita e, già nel 1648 era illuminata da cupola e finestre e dotata di organo e cantoria.

La chiesa venne poi completamente rimaneggiata nel XVIII secolo su disegno e progetto di Carmelo Passero. Nell’occasione furono costruiti altri edifici intorno alla chiesa, causando la chiusura delle finestre.

Nel 1881 la chiesa venne nuovamente trasformata, questa volta in stile neoclassico, anche se la facciata venne poi ripristinato nel suo aspetto originario durante i restauri degli anni 2005 e 2006, compiuti dall’architetto Antonia Totaro.

La chiesa è oggi famosa sopratutto perchè custodisce dal 1799, le spoglie dell’ammiraglio Francesco Caracciolo, condannato a morte per impiccagione il 30 giugno dello stesso anno per ordine dell’ammiraglio inglese Horatio Nelson ad un albero della sua nave.

Nel suo interno si trova anche la tomba del grande pittore Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto, considerato dalla critica uno dei maggiori protagonisti della pittura del XVII secolo.

La festa della Nzegna

Alla chiesa era legata la festa della catena, che fino agli anni 50 si svolgeva l’ultima domenica di agosto nel quartiere napoletano del Pallonetto, e durante la quale veniva poi incendiata sulla spiaggia una barca, intorno a cui erano poi organizzati canti e balli.

Era considerata in città, la seconda festa più importante dell’anno dopo quella ovviamente di Piedigrotta ed aveva lo strano nome di ‘Nzegna’, che pare prendesse origine secondo alcuni storici dalle varie insegne colorate e le bandiere che adornavano le barche dei pescatori di Santa Lucia.

Fatta in onore della Madonna della Catena, la festa aveva comunque connotati pagani rituali e sociali molto importanti. Questa festività infatti aboliva per un giorno la distinzione sociali, tutti e nessuno erano re e regine come tutti erano un solo popolo uniti da una sola lingua: il napoletano.

La mattina, fregiati il capo con un berretto rosso dai colori borbonici, i Luciani del borgo si radunavano tutti davanti alla chiesa di Santa Maria della Catena per ringraziare la Madonna per poi proseguire in corteo nel Borgo di Santa Lucia sotto Castel dell’Ovo fra musica, canti e balli locali.

Il corteo infine terminava al Molo Beverello dove un gruppo di barche addobbate con bandiere e insegne colorate erano pronte per prendere il largo; i Luciani seguiti dal corteo reale, salivano quindi a questo punto sulle barche per intraprendere il famoso rito purificatore nel quale si recitando preghiere al mare e si chiedevano grazie alla Madonna della Catena.

La celebrazione della mitica festa della Nzegna, dopo l’Unità d’Italia, fu ovviamente spostata per la sua incarnazione e matrice borbonica al 15 luglio in contemporanea alla famosa Festa del Carmine che sembrò avere la meglio sulla Madonna della Catena. Come tante belle cose, anche la festa Nzegna, legata al periodo borbonico, venne lentamente eliminata dalla nuova Unita d’Italia di stampo sabaudo per definitivamente finire negli anni 50 del secolo scorso.

La Madonna della Catena a Caltagirone

Antonello Gagini (1478-1536) maestro della scultura siciliana, realizzò presumibilmente nel 1532, per la chiesa di Santa Maria di Gesù in Caltagirone, secondo quanto ci ricorda Gioacchino Di Marzo, un «simulacro stupendo di cui fino adesso non trovasi alcun vero documento, che ne chiarisca l’origine, soltanto è certo che fu fatto a pubbliche spese di quella città, di cui vi si vedon le armi in due scudi dai lati del piedistallo: oltreché ancor chiaro risulta che lo si volle intitolato alla Madonna della Catena pel bassorilievo centrale dappiè scolpitovi in fronte, rappresentando il prodigio de’ tre liberati dalle forche per grazia della Diva al tempo di re Martino in Palermo, secondo la nota leggenda».

L’opera è posta nella quarta cappella del lato sinistro della navata, intitolata alla Madonna della Catena. Venne disegnata dall’architetto catanese Francesco Battaglia nel 1766, su incarico della città di Caltagirone, che ne finanziò la costruzione.

Gioacchino Di Marzo non aveva dubbi in merito all’appartenenza dell’opera alla chiesa di Santa Maria di Gesù dei Frati Minori Osservanti di Caltagirone, «essendovi dall’una banda del detto bassorilievo il Serafico genuflesso in atto di ricever le stimmate, e dall’altra in piedi S. Antonio di Padova, mentre la cappella, in cui si trova la statua, è ivi ab antico di patronato di quel comune».

Altri luoghi di culto e tradizioni

Roccalumera

La prima chiesa dedicata alla Madonna della Catena nel quartiere Ficara è stata costruita a partire dal 1865, con la periodica raccolta delle modeste elargizioni di denaro offerto dai fedeli del luogo. La costruzione del tempio proseguì lentamente e fu ultimata nel 1893.

Con lo sviluppo urbanistico del quartiere si avverti l'esigenza di avere una chiesa più grande. I lavori di costruzione furono completati nel 1937. La nuova Chiesa della Madonna della Catena è stata consacrata l’8 agosto 1937, alla presenza dell’Arcivescovo, con la celebrazione della prima S. Messa.

La "Madonna della Catena" è festeggiata in parrocchia la prima domenica di settembre, con la celebrazione di numerose S. Messe e una solenne processione per le vie del paese, cui partecipano una moltitudine di fedeli che giungono anche da paesi rivieraschi.

La devozione legata alla maternità

Cronarmerina desidera ricordare che in passato, quando il parto delle gestanti si presentava particolarmente difficile, nei casi disperati si arrivava ad adagiare la catena, che si trova nella mano destra della Madonna, sul ventre della partoriente per facilitarne il parto.

Inoltre la statua è stata sempre esposta nell'ex chiesa di San Nicola al Monte, dal 1651 chiamata anche chiesa della Madonna della Catena.

La Madonna della Catena tra arte e devozione

Le immagini della Madonna della Catena presentano generalmente la Vergine con il Bambino, mentre la catena diventa l’elemento visivo che identifica il titolo e richiama il racconto della liberazione dei tre condannati. In alcune opere la catena è tenuta dalla Madonna, in altre dal Bambino, mentre in diversi santuari il motivo del miracolo compare nei bassorilievi, negli affreschi o nelle decorazioni degli altari.

Il culto della Madonna della Catena nasce nel 1392 a Palermo, quando regnava in Sicilia Martino I il Giovane (1374-1409). Tre uomini furono ingiustamente condannati e il 18 agosto furono condotti a Piazza Marina, dove avrebbero dovuto essere impiccati.

Ancora oggi la chiesa è meta di pellegrinaggi e conserva il simulacro di Nostra Signora della Catena. La devozione, attraverso santuari e feste locali, continua a collegare la memoria del miracolo alle esperienze concrete delle comunità, soprattutto nei luoghi segnati dalla vita marinara, dalle migrazioni, dalle calamità e dal bisogno di protezione.

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