L’acqua è il segno principale del Battesimo: richiama la vita, la purificazione, la morte al peccato e la rinascita in Cristo. Nel sacramento, il battezzato rinasce «dall’acqua e dallo Spirito Santo» e viene inserito nella comunione della Chiesa.
Il simbolismo dell’acqua trova il suo pieno significato nel battesimo cristiano. L’uso dell’acqua nel battesimo si deve al suo simbolismo e alla sua virtù purificatrice: Giovanni aveva battezzato in acqua “per la remissione dei peccati” (Mt e par.); l’acqua del Giordano di cui Giovanni si serviva aveva un tempo purificato Naaman il siro dalla lebbra (cfr. 2Re ). Tuttavia la purificazione realizzata dal battesimo non è del corpo ma dell’anima, della “coscienza” (1Pt ).
Perché nel Battesimo si usa l’acqua
L’acqua è stata riconosciuta fonte di vita fin dai primordi della cultura umana. Nei miti, nelle cosmogonie e nei riti dei popoli l’acqua è considerata come supporto dell’origine degli esseri viventi. Essa porta germi di vita, alimenta, guarisce, purifica interiormente ed esteriormente, ringiovanisce.
L’acqua è un elemento naturale che assume nel cristianesimo significato di salvezza, soprattutto perché costituisce la materia del Sacramento del Battesimo. L’acqua è un elemento semplice ed umile e, nella sua natura, richiama sin da subito la purificazione, ma nel battesimo è molto di più.
L’acqua è universalmente riconosciuta come il simbolo della vita per eccellenza. È l’elemento che ci disseta e nutre la terra, per permetterle di dare i suoi frutti. Rende ogni cosa pulita, e allo stesso modo lava la nostra anima da ogni macchia.
La parola Battesimo deriva dal greco βάπτισμα, báptisma, “immersione”. È proprio questo il significato della parola Battesimo: un’immersione nell’acqua purificatrice.
L’acqua è il segno principale del Battesimo. Evoca tanti interventi vitali: disseta, feconda, rinfresca, purifica. Nella sacra Scrittura evoca anche interventi divini nella storia della salvezza: le acque del diluvio, del mar Rosso, l’acqua scaturita dalla roccia, l’acqua del Giordano.

L’acqua nella storia della salvezza
Il tema dell’acqua è ampio in quanto abbraccia l’esistenza umana ed è presente lungo la storia biblica. Esso appare ai primordi dell’umanità (Gen 1,1), dove viene presentato il Creatore che agisce attraverso il suo “Spirito” (ruah) sulle acque cosmiche; ma si ritrova anche ampiamente attestato nell’Apocalisse e nella visione finale in riferimento alla “nuova creazione” (Ap 21,1: il mare; 22,2: il fiume e la fecondità).
Ad uno sguardo complessivo si può affermare che una considerevole parte della tradizione extrabiblica e biblica fa riferimento all’acqua come elemento fondamentale e presupposto costitutivo della struttura del mondo (Gen 1,6: “divise poi in acque superiori ed inferiori”). Essa è principio di vita e di morte a seconda della situazione in cui si trova e in cui si usa, è semplice e chiara nella sua costituzione fluida, ma può costituire nella sua grande massa un senso di mistero, di penetrabilità di luce solo parziale e di forza incontrollabile.
Unitamente alla sua notevole attestazione quantitativa (oltre 1500 riferimenti biblici), la categoria dell’acqua porta in sé una consistente valenza simbolica legata alle origini della creazione, alla vita degli uomini e alla loro esperienza di fede, con un’ampia gamma di significati.
L’acqua, di volta in volta vivificatrice o terribile, sempre purificatrice, è intimamente mescolata alla vita umana e alla storia del popolo dell’alleanza. L’Antico Testamento vede nell’acqua anzitutto una sorgente e potenza di vita: dove essa manca la terra è un deserto arido nel quale si soffrono fame e sete e le creature vive sono destinate alla morte.
L’acqua nella creazione
Nei racconti della creazione, che conservano i modelli culturali mesopotamici, si pone in evidenza come l’acqua è inserita nell’ordine istituto da Dio. Infatti secondo l’antica visione cosmogonica dell’universo, la potenza dell’acqua è saggiamente utilizzata da Dio per separare, per inondare la terra di pioggia (Gn 7,11; 8,2), per far scendere la rugiada sull’erba (Gb 29,19).
Gli Israeliti, seguendo la rappresentazione soggiacente all’antica cosmogonia babilonese, dividono le acque in due masse distinte: le “acque superiori”, che sono trattenute dal firmamento, concepito come una superficie solida, e le “acque inferiori”, l’abisso, costituite da un’immensa riserva d’acqua su cui poggia la terra.
La marea fluttuante, per opera di Dio, da caos cosmico si trasforma in parte costitutiva del cosmo ordinato secondo le leggi della creazione. L’associazione dell’acqua con gli estremi, trascendenza dei cieli e profondità degli abissi, fa di questa categoria una delle più efficaci per esprimere la grandezza e l’onnipotenza di Dio sull’uomo e sulla storia.
L’acqua è sempre stata considerata un segno dello spirito di Dio sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. La si trova nel racconto della creazione come elemento di origine di tutte le altre cose.
L’acqua come dono indispensabile alla vita
Molte sono le allusioni al ruolo dell’acqua per la sussistenza umana: essa insieme al pane è una necessità vitale e benedetta da Jahvé (Es 23,25). Troviamo l’impiego dell’acqua nelle frequenti citazioni di pozzi e cisterne (Gn 26,18; 37,20), in riferimento all’irrigazione della terra coltivabile (Dt 11,10; 2Re 18,17), per l’abbeverazione del bestiame (Gn 30,38) e soprattutto l’approvvigionamento idrico durante il cammino attraverso il deserto.
Al popolo assetato, che mormora per la scarsa fede (Nm 20,24; 27,14; Sal 81,8; 106,32) Dio risponde con il prodigio della sorgente scaturita dalla roccia (Es 17,2-7; Nm 20,7-11). Questo episodio sarà ripreso come insegnamento per il popolo nella grande profezia del nuovo esodo (Is 48,20-21), quando il Signore farà fiorire il deserto (Is 41,17-18) e la gente di Israele con tutto il suo bestiame sarà dissetata (Is 43,20).
L’acqua come elemento di vita è presente nella promessa della terra “fertile”, che si differenzia dalla steppa e dal deserto. È proprio questa terra fertile promessa da Jahvé che sarà la “stabile dimora del popolo” (Nm 24,7; Dt 8,7; 11,11).
Il diluvio: acqua di giudizio e di rinnovamento
L’acqua può essere però anche portatrice di morte, come quando avvengono le inondazioni che devastano la terra e inghiottono i viventi. Nel racconto del diluvio universale le acque primordiali si riversano per ordine di Dio sulla terra dal di sopra dei cieli e dal di sotto (Gn 7,11), provocando il ritorno del caos e della morte.
In questo caso le acque rappresentano la potenza del caos che minaccia la terra e i suoi abitanti. Tuttavia nella tradizione biblica il diluvio non è soltanto distruzione: l’acqua segna la fine del peccato e l’inizio di una vita nuova.
Con il diluvio YHWH ha purificato la terra sterminando gli empi (cfr. 1Pt ). Il diluvio inghiotte un mondo empio, ma lascia sussistere il giusto. Le acque di terrore anticipano quindi il giudizio definitivo e lasciano dopo il loro passaggio una terra nuova.
Il passaggio del Mar Rosso
Il terzo contesto è costituito dalla narrazione della liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù di Egitto e dal passaggio del Mar Rosso (Es 14-15). La funzione dell’acqua distruttrice è sottolineata soprattutto nella tragica sorte degli inseguitori di Israele che vengono travolti dalla potenza delle onde, mentre il popolo è libero e salvo sulla terra ferma (Es 14,27-30; 15,19-21).
Le acque hanno una funzione molto più importante dando al popolo ebraico la possibilità di essere liberi passando attraverso le acque miracolosamente aperte del Mar Rosso. Attraversando il Mar Rosso, gli ebrei passano dalla schiavitù dell’Egitto alla libertà della Terra Promessa.
Questo evento salvifico del “passaggio attraverso le acque” diventerà una costante simbolica nell’esperienza di Israele e nella sua rielaborazione teologica (Sal 77,17.20-21; 78,13; 106,9-11; 136,13-15; Is 51,10; 63,12; Ne 9,11).
La Chiesa comprese fin dall’inizio che in Cristo si realizzava quella visione. Egli è il vero Tempio di Dio. Egli è la sorgente di acqua viva.
L’acqua come purificazione
Il simbolismo dell’acqua come strumento di purificazione ricorre in molte religioni dell’antichità. In particolare, nell’ebraismo era necessario praticare abluzioni purificatrici prima di poter accedere al culto. L’acqua ripuliva il corpo e con esso lo spirito da ogni impurità, lavando via il peccato.
Nella pratica dell’ospitalità l’acqua viene offerta ai forestieri per la lavanda dei piedi (Gn 18,4; 19,2; 2Sam 11,8). Insieme all’olio, al sangue e al fuoco, l’acqua diviene per la comunità ebraica un elemento necessario per le purificazioni rituali, prescritte e tramandate nella tradizione levitica.
Secondo le leggi di purificazione, ogni persona che era contaminata doveva lavare il suo corpo con l’acqua corrente (Lv 14,5-6; Nm 19,9-22), così come i riti di purificazione vengono svolti mediante aspersioni su persone e oggetti (Lv 14,7.51; Nm 8,7; 19,18-19).
Mezzo di pulizia fisica, l’acqua è sovente simbolo di purezza morale. Ci si lava le mani per significare di essere innocenti e non aver perpetrato il male (Sal ; cfr. Mt ). Il peccatore che abbandona i suoi peccati e si converte è come un uomo immondo che si lava (Is ); così pure YHWH “lava” il peccatore a cui perdona le sue colpe (Sal ).
Le diverse purificazioni del corpo dovevano significare la purificazione interna del cuore, necessaria a chi voleva accostarsi a YHWH, il Dio tre volte santo, ma non avevano il potere di realizzare efficacemente la purezza dell’anima.
Per questo, nella nuova alleanza, Cristo dovrà istituire un nuovo modo di purificazione: lo annuncerà in modo simbolico alle nozze di Cana, cambiando l’acqua destinata alle purificazioni rituali (Gv ) in vino, che simboleggia sia lo Spirito, sia la parola purificatrice (Gv ; cfr. ).
Dall’acqua del Giordano al Battesimo cristiano
Dobbiamo aspettare il Battesimo di Giovanni Battista per trovare qualcosa che si avvicini maggiormente alla nostra idea di Battesimo. Infatti, oltre a utilizzare la funzione purificatrice dell’acqua, esso rendeva chi lo riceveva parte integrante della discendenza di Abramo, del popolo che attendeva con fede e speranza l’avvento del Messia.
Per accedere al Battesimo di Giovanni occorreva pentirsi dei propri peccati e implorare il perdono. Chi lo richiedeva doveva essere consapevole della portata di questa scelta nella sua vita e impegnarsi per perpetrarla fino alla fine.
Giovanni stesso dichiara che il suo Battesimo è solo provvisorio, che è il preludio per il Battesimo che il Messia porterà: un Battesimo fatto con l’acqua in attesa di quello fatto col fuoco.
Questi elementi di rinnovamento vengono espressi nel battesimo conferito da Giovanni Battista sulle rive del Giordano, a cui lo stesso Gesù si sottopone. La comunità cristiana ha fatto di questo evento, celebrato nella fede in Gesù Cristo e nel nome del Padre, Figlio e Spirito, il sacramento fondante dell’appartenenza al nuovo popolo di Dio.
Quando Gesù si presenta a Giovanni per ricevere il Battesimo, di fatto accetta pienamente il proprio destino. Uscendo dall’acqua Gesù vede il cielo aprirsi e lo Spirito Santo comparire in forma di colomba, mentre dal cielo si sente una voce: “Tu sei il figlio mio prediletto”.
Lo Spirito Santo discende su di lui, investendolo del suo ruolo, trasformandolo nell’Agnello di Dio. È l’inizio di una nuova vita e la premonizione della morte, che condurrà alla Resurrezione.
Fra gli episodi del Nuovo Testamento possiamo prendere in esame il testo del Battesimo di Gesù presso il Giordano: l’acqua del fiume è paragonata a quella della creazione; da questo momento ha inizio la vita pubblica di Gesù e la sua rivelazione agli uomini, che porterà agli uomini la salvezza attraverso la Risurrezione di Cristo.

I significati dell’acqua nel sacramento del Battesimo
Purificazione dal peccato
Il battesimo è un bagno che ci lava dai nostri peccati (1Cor ; Ef ; Eb ; At ), applicandoci la virtù redentrice del sangue di Cristo (Eb ; Ap ).
L’acqua del Battesimo purifica il battezzando, lavando dal suo corpo e dalla sua anima ogni segno di peccato. Attraverso l’acqua del Battesimo entriamo in una vita nuova e siamo liberati dal peccato.
L’acqua poi laverebbe il peccato e predisporrebbe l’uomo ad agire con onestà e con animo candido, scevro da ogni predisposizione delittuosa.
Grazie al Battesimo abbiamo accesso agli altri sacramenti e iniziamo a intraprendere la via dello Spirito. Purificati dal perdono incondizionato di Dio diventiamo a tutti gli effetti suoi figli.
Morte al peccato e sepoltura con Cristo
Al fondamentale simbolismo purificatore dell’acqua battesimale Paolo aggiunge un altro simbolismo: l’immersione ed emersione del neofita simboleggia la sua sepoltura con Cristo e la sua risurrezione nello Spirito (Rm ).
L’immersione nell’acqua simboleggia la morte di Gesù, mentre emergere da essa la Resurrezione. Nell’acqua il peccato muore, come muore simbolicamente il corpo che da esso è contaminato.
“Per mezzo del battesimo scrive san Paolo ai Romani (6,4) - siamo stati sepolti insieme a lui nella morte… così anche noi possiamo camminare in una vita nuova”.
Forse Paolo vede qui, nell’acqua battesimale, una rappresentazione del mare, abitacolo delle potenze malefiche e simbolo di morte, vinto da Cristo, come un tempo il Mar Rosso da YHWH.
Rinascita e vita nuova
Infine, comunicandoci lo Spirito Santo, il battesimo è anche principio di nuova vita. Il battesimo è un “bagno di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo” (Tt ; cfr. Gv ).
Il rito del Battesimo cristiano prevede l’immersione nell’acqua o in alternativa l’aspersione di acqua sul capo. Questo gesto simbolico, seguito dall’imposizione delle mani del celebrante, sancisce la liberazione da ogni peccato e l’investitura dello Spirito Santo.
Da questo momento il fedele sarà unito a Cristo, nella sua morte, resurrezione e glorificazione. L’uomo vecchio non esiste più, ora c’è un uomo nuovo, un cristiano liberato dal male e membro effettivo della Chiesa.
È diventato a tutti gli effetti un Figlio di Dio, rinato per mezzo dell’acqua e dello Spirito, rigenerato dallo Spirito Santo, illuminato dalla luce di Cristo e salvato dalle tenebre del peccato, reso partecipe del nuovo popolo di Dio.
Ingresso nella famiglia di Dio
Attraverso l’acqua del Battesimo, entriamo a far parte della grande famiglia dei figli di Dio. E sempre attraverso il Battesimo ci riconosciamo apostoli, inviati a portare la vita cristiana a tutti i popoli nel nome della Trinità (cfr. Mt 28,19), chiamati a essere sorgente di acqua viva per tutte le persone che ci circondano.
Il Battesimo è il primo dei Sacramenti, quello che sancisce la vera nascita di un cristiano. È grazie al Battesimo che veniamo purificati dal Peccato originale e diventiamo parte della Chiesa e del corpo di Cristo.
Il Battesimo amministrato nel nome di Cristo richiede a colui che lo riceve la totale conversione alla mentalità di Gesù e l’impegno a realizzare la volontà del Padre; tutto questo è possibile se si accetta l’azione dello Spirito.
La benedizione dell’acqua battesimale
Raggiunto il fonte il sacerdote, qualora l’acqua non sia già stata benedetta precedentemente, recita una lunga preghiera di benedizione affinché in essa discenda lo Spirito, datore di vita.
Questa preghiera, talvolta poco ascoltata o recitata di fretta, nella sua prima parte ricorda le gesta che Dio ha compiuto attraverso l’acqua lungo la storia della salvezza prefigurando in quegli eventi il sacramento del battesimo.
Si ricorda, infatti, l’acqua della creazione, l’acqua del diluvio universale, il passaggio nel Mar Rosso, l’acqua del Giordano, l’acqua del costato di Gesù ed infine la missione data dal Risorto agli apostoli.
In tutti questi eventi l’acqua sembra avere a che fare con il passaggio dalla morte alla vita, ed è per questo che, verso il finale, la preghiera afferma che con il sacramento del battesimo l’uomo rinasce attraverso l’acqua e lo Spirito santo a nuova vita.
Sempre nel finale della preghiera troviamo il simbolismo della sepoltura e della risurrezione, cioè la partecipazione del battezzato al mistero pasquale di Cristo.
Dunque, non avendo ancora utilizzato l’acqua per battezzare, già con la preghiera viene mostrata tutta la portata salvifica del battesimo.
Il sacerdote, durante la celebrazione della benedizione dell’acqua, pronuncia delle parole che possono aiutarci a immergerci in questo simbolismo e a comprendere meglio la consuetudine cristiana dell’uso dell’acqua benedetta: «Con questa benedizione dell’acqua ricordiamo Cristo, acqua viva, così come il sacramento del Battesimo, nel quale siamo rinati dall’acqua e dallo Spirito Santo.
Ogni volta, dunque, che saremo aspersi con quest’acqua o che ci segneremo con essa entrando in chiesa o nelle nostre case, renderemo grazie a Dio per il suo dono ineffabile e chiederemo il suo aiuto per vivere sempre secondo le esigenze del Battesimo, sacramento della fede, che un giorno abbiamo ricevuto».
Come affermava papa Francesco, «la preghiera di benedizione dell’acqua battesimale ci rivela che Dio ha creato l’acqua proprio in vista del battesimo. Vuol dire che mentre Dio creava l’acqua pensava al battesimo di ciascuno di noi e questo pensiero lo ha accompagnato nel suo agire lungo la storia della salvezza ogni volta che, con preciso disegno, ha voluto servirsi dell’acqua.
È come se, dopo averla creata, avesse voluto perfezionarla per arrivare ad essere l’acqua del battesimo».
Immersione o infusione: come si compie il segno
Premesso questo, dopo che i genitori, il padrino e la madrina hanno professato pubblicamente la propria fede, seguita dall’adesione del celebrante e della comunità, si compie il lavacro, per immersione o infusione, con l’invocazione della Trinità.
Ci si potrebbe chiedere ora quale è la modalità più giusta tra infusione e immersione. Il rituale non esclude nessuna delle due, sono entrambe corrette, anche se con la prima, soprattutto per come si vede spesso fare, si rischia di sminuire la portata del segno sacramentale.
Come si può infatti con qualche goccia d’acqua versata sul capo del bambino o dell’adulto, significare l’“immersione” nella morte e risurrezione di Cristo, la nascita a nuova vita dal grembo della Chiesa, la purificazione dai peccati?
La celebrazione infatti attraverso i segni rituali esprime il Mistero che si sta celebrando, ma ciò è reso possibile se evitiamo un minimalismo liturgico spesso diffuso, che costringe a proporre lunghe spiegazioni durante la celebrazione del sacramento per far capire ai fedeli cosa stiamo facendo.
Invece un’azione rituale ben compiuta, come in questo caso, esprime senza tante spiegazioni il Mistero che si sta celebrando.
L’acqua e gli altri segni del Battesimo
Il Battesimo, come tutti i Sacramenti, prevede l’utilizzo di elementi materiali, di parole e canti, di gesti simbolici e segni non verbali che, tutti insieme, danno vita a questa celebrazione preziosa e imprescindibile nella vita di un cristiano.
L’olio dei catecumeni
Anche l’olio dei catecumeni riveste una grande importanza simbolica. Decreta infatti l’investitura del battezzando a ruolo di combattente della fede, di paladino della cristianità.
Con l’olio dei catecumeni il sacerdote traccia una croce sul petto e un’altra fra le scapole del battezzando. Simboleggia la fortezza nella lotta contro le tentazioni, una sorta di scudo contro il peccato.
L’unzione con l’olio dei catecumeni avviene effettuata sul petto del bambino e il sacerdote pronuncia le parole rituali: Ti ungo con l’olio, segno di salvezza, ti fortifichi con la sua potenza Cristo Salvatore.
Il crisma
Il crisma è l’olio profumato che il vescovo consacra a Pasqua e serve per consacrare il cristiano come persona sacra, appartenente alla famiglia di Dio. Si usa nel Battesimo, nella Confermazione e nell’ordinazione sacerdotale.
Nel Battesimo viene usato per ungere il capo del battezzato, imprimendo su di lui una sorta di sigillo che lo consacra al suo nuovo ruolo.
La teologia si dice che “imprime carattere”, cioè segna per sempre nell’appartenenza a Gesù.
La veste bianca
La veste bianca viene consegnata durante il Battesimo come simbolo di vita nuova, della nuova dignità che riveste il battezzato. La veste bianca esprime la purezza dell’anima tornata senza macchia dopo il Battesimo, il mutamento profondo e il rinnovamento interiore che il sacramento ha portato in chi lo ha ricevuto.
Ora il bambino battezzato è rivestito dei doni di grazia di cui il peccato l’aveva spogliato: c’è in lui una vita nuova. Con una veste bianca si ricopre il corpo del bambino per indicare la trasformazione che misteriosamente è avvenuta in lui.
Questa veste bianca sia segno della vostra nuova dignità; aiutati dalle parole e dall’esempio dei vostri cari, portatela senza macchia per la vita eterna.
La luce del cero battesimale
La candela che viene consegnata ai genitori o al padrino del battezzando simboleggia Cristo, luce del mondo, nella speranza che Egli illumini il bambino e permetta a coloro che lo amano e lo sostengono di accompagnarlo nella fede.
La fede è come una fiamma accesa che illumina e riscalda. Ai genitori e agli educatori è chiesto di custodire e di alimentare questa fiamma.
Con un gesto molto suggestivo, il padre o il padrino del battezzato accendono una candela alla fiamma del cero pasquale, simbolo di Cristo risorto, e si portano vicino al bambino.
La luce completa il significato dell’acqua: chi è rinato dal fonte battesimale è chiamato a vivere come figlio della luce.
L’acqua benedetta come memoria del Battesimo
In questo contesto battesimale si inserisce l’usanza dell’acqua benedetta, che ci aiuta a fare memoria di quei momenti importanti della storia della salvezza e della nostra storia personale.
Ma è anche un sacramentale, un segno sacro con cui, imitando in qualche modo i sacramenti, si esprimono effetti, soprattutto spirituali, ottenuti per intercessione della Chiesa.
Per questo motivo, l’uso dell’acqua benedetta, pur non conferendo la grazia dello Spirito Santo, poiché non è un sacramento, dispone la persona a riceverla.
Nell’aspersione con l’acqua benedetta che si può fare in alcune celebrazioni, specialmente nel tempo di Pasqua, o quando ci segniamo entrando in chiesa o prima di andare a dormire, ci viene ricordato il dono più prezioso che abbiamo ricevuto: siamo figli di Dio grazie al Battesimo.
Come ricordava papa Francesco, questi gesti ci aiutano a «ritornare alla sorgente della vita cristiana ci porta a comprendere meglio il dono ricevuto nel giorno del nostro Battesimo e a rinnovare l’impegno di corrispondervi nella condizione in cui oggi ci troviamo.
Rinnovare l’impegno, comprendere meglio questo dono, che è il Battesimo, e ricordare il giorno del nostro Battesimo. Io so che alcuni di voi lo sanno, altri, no (…). Quelli che non lo sanno, domandino ai parenti, a quelle persone, ai padrini, alle madrine…: “Qual è la data del mio battesimo?” Poiché il Battesimo è una rinascita ed è come se fosse il secondo compleanno».
Nel farci il segno della croce, in un certo senso prendiamo nuovamente coscienza dell’acqua che portiamo già dentro grazie al Battesimo - la vita della grazia - e che è inesauribile, poiché proviene da Cristo risorto, che ci dona lo Spirito Santo.
Questa tradizione è stata incoraggiata anche da papa Francesco: «Fare il segno della croce quando ci svegliamo, prima dei pasti, davanti a un pericolo, a difesa contro il male, la sera prima di dormire, significa dire a noi stessi e agli altri a chi apparteniamo, chi vogliamo essere.
E, come facciamo entrando in chiesa, possiamo farlo anche a casa, conservando in un piccolo bicchiere un po’ di acqua benedetta - alcune famiglie lo fanno: così, ogni volta che rientriamo o usciamo, facendo il segno della croce con quell’acqua ci ricordiamo che siamo battezzati».
Questa consuetudine richiama il significato permanente del Battesimo: l’acqua non viene usata per ripetere il sacramento, che è unico, ma per ricordare la grazia ricevuta e l’appartenenza a Cristo.
L’acqua come sorgente di vita eterna
La storia della salvezza è segnata da questa immagine, come ricordiamo nella benedizione dell’acqua battesimale durante la notte della Veglia Pasquale.
Anni dopo la liberazione del popolo eletto, il profeta Ezechiele ebbe una visione in cui l’acqua era protagonista. Vide sgorgare una sorgente dal nuovo Tempio che diventava un grande fiume capace di dare vita (cfr. Ez 47,1).
In una terra dove la siccità e la mancanza d’acqua erano una realtà abituale, quella visione rappresentava un motivo di speranza.
Acqua che sgorga, insieme al sangue, dal costato aperto di Gesù (cfr. Gv 19,34). Fin dall’antichità, la Chiesa ha visto in questo un simbolo del Battesimo e dell’Eucaristia che scaturiscono dal petto trafitto di Cristo.
Diversi autori antichi hanno messo in relazione questo evento con la visione del profeta Ezechiele: dal suo costato aperto sgorga quel grande fiume che, attraverso il Battesimo, feconda e rinnova il mondo.
Ma Gesù ha profetizzato qualcosa di ancora più grande. Egli dice: «Chi crede in me… dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva» (Gv 7,38).
Nel Battesimo, il Signore ci ha resi sorgenti di acqua viva. Come i rabdomanti, anche noi abbiamo l’opportunità di riscoprire ogni giorno la grazia che abbiamo ricevuto con il Battesimo.
Gesù è venuto a portare agli uomini le acque vivificatrici promesse dai profeti. Egli è la roccia che, percossa, lascia scorrere dal suo fianco le acque capaci di dissetare il popolo in cammino verso la vera terra promessa.
Cristo è anche il tempio da cui esce il fiume che bagna e vivifica la nuova Gerusalemme, segno del Regno donato agli uomini. Le acque di vita altro non sono che lo Spirito Santo, potenza vivificatrice del Dio creatore.
In ogni caso, al momento della consumazione di tutte le cose, l’acqua viva sarà il simbolo della felicità senza fine degli eletti, condotti dall’agnello verso i fertili pascoli.
Il Battesimo come secondo compleanno
Il Battesimo è una rinascita ed è come se fosse il secondo compleanno. Attraverso l’acqua del Battesimo, entriamo a far parte della grande famiglia dei figli di Dio.
La celebrazione del Battesimo esprime la gioia della risurrezione. La comunità cristiana quel giorno può dire: abbiamo acquistato un figlio; la nostra comunità avrà un futuro.
Nei primi anni di vita, la fede è nei bambini, ma non si manifesta ancora con chiari atti di fede. È un tempo di gestazione, durante il quale i genitori e la Chiesa vivono con i bambini e per i bambini.
La scelta di battezzare il figlio comporta per i genitori e le comunità ecclesiali l’impegno e la responsabilità di educare il battezzato nello spirito del Vangelo e nella tradizione cristiana.
Adulti e bambini dovranno camminare insieme sulla via di Gesù e alimentare la fede in lui. Dio non lascia soli i genitori nell’educazione dei figli; li aiuta con la sua presenza e la sua grazia.
Il segno dell’acqua, quindi, non rimane confinato al momento della celebrazione: indica una vita intera da vivere nella fede, nella libertà dei figli di Dio, nella comunione della Chiesa e nella disponibilità a diventare sorgente di vita per gli altri.