Matteo Algozzino, 41 anni, è stato condotto nella Casa Circondariale “Cavallacci” di Termini Imerese nell’ambito dell’operazione “Pablito”, l’indagine dei Carabinieri che ha ricostruito una rete di spaccio di hashish destinata alle piazze di Misilmeri.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Termini Imerese, ha portato a otto ordinanze di misure cautelari per spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti e ha documentato oltre seicento episodi di cessione al dettaglio, molti dei quali riguardavano ragazzi minorenni.
L’operazione “Pablito”
Cinque mesi di indagini, otto ordinanze di misure cautelari per spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti di tipo “hashish”. È il bilancio dell'operazione denominata “Pablito”, con cui i Carabinieri sono riusciti a risalire la filiera dello spaccio che rifornivano le piazze di Misilmeri.
Il blitz antidroga ha permesso di smantellare una rete di spaccio che riforniva la piazza di Misilmeri, nel palermitano. Cinque mesi di indagini, otto ordinanze di misure cautelari per spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti.
L’attività investigativa, iniziata nel dicembre 2017 e terminata nell’aprile 2018 condotta dai Carabinieri della Compagnia di Misilmeri e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Termini Imerese, attraverso pedinamenti e servizi di osservazione, ha consentito di documentare numerosissimi episodi di spaccio al dettaglio di hashish da parte degli indagati nei confronti di altrettanti ragazzi, molti dei quali pure minorenni.
L'indagine, iniziata nel dicembre 2017 e terminata nell'aprile 2018 condotta dai carabinieri di Misilmeri e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Termini Imerese, attraverso, intercettazioni, pedinamenti e servizi di osservazione, ha consentito di documentare numerosissimi episodi di spaccio al dettaglio di hashish da parte degli indagati nei confronti di altrettanti ragazzi, molti dei quali pure minorenni.
Il ruolo attribuito a Matteo Algozzino
Gli spacciatori attivi sul centro abitato di Misilmeri facevano capo a Salvatore Baiamonte il quale, dopo essersi rifornito di ingenti quantitativi di hashish da alcuni "grossisti" palermitani tra i quali Giuseppe Pizzo e Matteo Algozzino, nei quartieri dello "Sperone" e della "Guadagna", provvedeva a confezionare lo stupefacente in singole dosi, che poi le consegnava ai suoi fidati pusher che ne curavano lo spaccio al dettaglio su due principali piazze di Misilmeri (Piazza Fontana Nuova e una sala giochi di Corso Vittorio Emanuele).
I pusher attivi sul centro abitato di Misilmeri, secondo i carabinieri, avrebbero fatto capo a Baiamonte, che dopo essersi rifornito di hashish a Palermo, presso Pizzo e Algozzino, nei quartieri dello Sperone e della Guadagna, confezionava la droga che poi consegnava ai suoi pusher.
I pusher facevano capo a Salvatore Baiamonte il quale si riforniva di ingenti quantitativi di hashish da alcuni “grossisti” palermitani tra i quali Giuseppe Pizzo e Matteo Algozzino.
Le persone raggiunte dalle misure cautelari
Tre degli indagati sono già stati condotti presso la Casa Circondariale “Cavallacci” di Termini Imerese, si tratta del 47enne Salvatore Baiamonte , del 41enne Matteo Algozzino e del 25enne Giuseppe Pizzo; il quarto, il 31enne Pietro Perez , si trova agli arresti domiciliari , mentre per gli altri tre indagati notificata la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza, nonché dell’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria; l’ottavo indagato infine, un diciottenne che però all’epoca dei fatti era ancora minorenne, si trova presso il carcere minorile “Malaspina” di Palermo.
| Posizione | Misura indicata |
|---|---|
| Salvatore Baiamonte, 47 anni | Casa Circondariale “Cavallacci” di Termini Imerese |
| Matteo Algozzino, 41 anni | Casa Circondariale “Cavallacci” di Termini Imerese |
| Giuseppe Pizzo, 25 anni | Casa Circondariale “Cavallacci” di Termini Imerese |
| Pietro Perez, 31 anni | Arresti domiciliari |
| Tre ulteriori indagati | Obbligo di dimora e obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria |
| B.G., diciottenne all’epoca dei fatti minorenne | Carcere minorile “Malaspina” di Palermo |
Tre degli indagati sono stati condotti nella Casa Circondariale di Termini Imerese: Salvatore Baiamonte 47 anni, Matteo Algozzino, 41 anni, e Giuseppe Pizzo di 25; il quarto, Pietro Perez, 31 anni e’ agli arresti domiciliari, mentre ad altri tre indagati e’ stata notificata la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza, nonche’ dell’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria.
L’ottavo indagato infine, il diciottenne B.G. che pero’ all’epoca dei fatti era ancora minorenne, si trova nel carcere minorile “Malaspina” di Palermo.
Ad altri tre indagati è stata notificata la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza con obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria tutti i giorni, anche durante i festivi, tra le 17 e le 18.

La rete di approvvigionamento e distribuzione
L’attività investigativa ha ricostruito una filiera che collegava alcuni fornitori palermitani agli spacciatori attivi nel centro abitato di Misilmeri.
Gli spacciatori attivi sul centro abitato di Misilmeri facevano capo a Salvatore Baiamonte il quale, dopo essersi rifornito di ingenti quantitativi di hashish da alcuni "grossisti" palermitani tra i quali Giuseppe Pizzo e Matteo Algozzino, nei quartieri dello "Sperone" e della "Guadagna", provvedeva a confezionare lo stupefacente in singole dosi, che poi le consegnava ai suoi fidati pusher che ne curavano lo spaccio al dettaglio su due principali piazze di Misilmeri (Piazza Fontana Nuova e una sala giochi di Corso Vittorio Emanuele).
Lo spaccio avveniva in due principali luoghi di Misilmeri: piazza Fontana Nuova e una sala giochi di corso Vittorio Emanuele.
I pusher erano attivi nel centro abitato di Misilmeri , si rifornivano di ingenti quantitativi di hashish da alcuni “grossisti” palermitani .
Gli episodi documentati dai Carabinieri
L’attività di osservazione svolta dai Carabinieri, documentava oltre seicento episodi di spaccio da parte dei predetti pusher nei confronti di loro clienti alcuni anche minorenni.
I carabinieri hanno documentato oltre seicento episodi di spaccio da parte dei pusher nei confronti di loro clienti, alcuni anche minorenni.
L’attività di osservazione svolta dai carabinieri ha permesso di documentare oltre seicento episodi di spaccio da parte dei pusher nei confronti di loro clienti (alcuni anche minorenni).
Le indagini, coordinate dalla procura di Termini Imerese, sono andate avanti attraverso pedinamenti e servizi di osservazione: documentati oltre seicento episodi di spaccio di hashish nei confronti dei ragazzi di Misilmeri, molti dei quali anche minorenni.
Gli appuntamenti a Misilmeri
Gli incontri tra cliente e spacciatore, erano generalmente preceduti da una breve telefonata con la quale veniva stabilito il luogo dell’appuntamento che veniva fissato quasi sempre presso una sala giochi o presso la piazza Fontana Nuova di Misilmeri.
Gli incontri tra cliente e spacciatore erano generalmente preceduti da una breve telefonata con la quale veniva stabilito il luogo dell’appuntamento.
Gli incontri tra cliente e spacciatore erano generalmente preceduti da una breve telefonata con la quale veniva stabilito il luogo dell’appuntamento che veniva fissato quasi sempre presso una sala giochi o presso la piazza Fontana Nuova di Misilmeri.

I termini convenzionali nelle telefonate
Per indicare la droga e per evitare di essere scoperti, gli spacciatori al telefono usavano termini come "croccantini", "cose marroni", "lenticchie", "quelle cose", "pigiamini".
Gli indagati, per fare riferimento allo stupefacente per telefono, utilizzavano dei termini convenzionali come “croccantini”, “cose marroni”, “lenticchie”, “quelle cose”, “pigiamini”.
Gli indagati, per fare riferimento alla droga, al telefono utilizzavano dei termini convenzionali come “croccantini”, “cose marroni”, “lenticchie”, “quelle cose”, “pigiamini”.
“Lenticchie” e “croccantini” erano utilizzati per indicare la droga durante le conversazioni telefoniche intercettate.
- “Croccantini”
- “Cose marroni”
- “Lenticchie”
- “Quelle cose”
- “Pigiamini”
“Tu le lenticchie le vuoi? Amunì”, così parlano i pusher intercettati.
Misilmeri, operazione "Pablito": 8 misure cautelari [STUDIO 98]
Arresti in flagranza, sequestro e segnalazioni
Durante le indagini i Carabinieri hanno tratto in arresto in flagranza di reato 3 persone, sequestrato circa 700 grammi di sostanza stupefacente del tipo hashish e segnalato alla Prefettura decine di clienti come assuntori di sostanze stupefacenti.
Durante le indagini i carabinieri hanno arrestato in flagranza di reato 3 persone, sequestrato circa 700 grammi di hashish e segnalato alla prefettura decine di clienti.
Nel corso delle indagini i carabinieri hanno tratto in arresto in flagranza di reato tre persone, sequestrato circa 700 grammi di hashish e segnalato alla prefettura decine di clienti come assuntori di sostanze stupefacenti.
Il contesto dell’indagine
L’operazione “Pablito” ha riguardato una rete attiva tra Palermo e Misilmeri, con un’organizzazione descritta dagli investigatori come articolata tra approvvigionamento, confezionamento e distribuzione al dettaglio.
L’indagine ha preso in esame i contatti tra i presunti fornitori palermitani, i pusher operativi a Misilmeri e i clienti che raggiungevano i luoghi individuati per gli appuntamenti.
Scoperta e smantellata la rete dello spaccio di hashish a Misilmeri. Dopo cinque mesi di indagini otto persone sono state arrestate nell'ambito dell'operazione dei carabinieri denominata "Pablito".