La compassione di Gesù fu il centro della vita di Madre Teresa di Calcutta: ella riconobbe nel volto dei poveri, dei malati, degli abbandonati e dei morenti il volto stesso di Cristo e trasformò questa fede in un servizio concreto, umile e instancabile.
La sua missione nacque dall’ascolto della sete d’amore di Gesù e si tradusse in ciò che amava definire «l’amore in azione»: accogliere ogni persona con dignità, curare le ferite del corpo e dell’anima, condividere la povertà e portare misericordia senza sentirsi superiori a coloro che venivano serviti.
Chi era Madre Teresa
“Sono albanese di sangue, indiana per cittadinanza. Quanto alla mia fede, sono una suora cattolica. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quanto riguarda il mio cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù”.
Anjezë Gonxhe nacque a Skopje, nell’attuale Macedonia del Nord, che allora faceva parte dell’Albania. Fu battezzata con il nome di Anjezë Gonxha Bojaxhiu, dove Gonxha significa letteralmente “piccolo fiore” o “gemma di rosa”.
Ultima di cinque figli, perse il padre all’età di otto anni, e la sua famiglia attraversò un periodo di gravi difficoltà economiche. La formazione religiosa di Gonxha fu rafforzata ulteriormente dalla vivace parrocchia gesuita del Sacro Cuore, in cui era attivamente impegnata.
Dal giorno della Prima Comunione l’amore per le anime entrò nel suo cuore. A diciott’anni, mossa dal desiderio di diventare missionaria, entrò nell’Istituto della Beata Vergine Maria, conosciuto come “Le Suore di Loreto”, in Irlanda.
In questo contesto prese il nome religioso di Teresa, in onore di Santa Teresa di Lisieux, patrona delle missioni e Dottore della Chiesa. In seguito, partì per l’India, arrivando a Calcutta il 6 gennaio 1929, dove insegnò nella scuola per ragazze St. Mary.
Il 24 maggio 1937, nella festa di Maria Ausiliatrice, fece la professione perpetua, diventando, come spesso diceva, «sposa di Gesù per tutta l’eternità». Continuò a insegnare a St. Mary e nel 1944 divenne la direttrice della scuola.
Persona di profonda preghiera e amore intenso per le consorelle e per le sue allieve, Madre Teresa trascorse i venti anni della sua vita a “Loreto” con grande felicità. Conosciuta per la sua carità, per la generosità e il coraggio, per la propensione al duro lavoro e per l’attitudine naturale all’organizzazione, visse la sua consacrazione a Gesù, tra le consorelle, con fedeltà e gioia.
La “chiamata nella chiamata”
La svolta decisiva nella sua vita, che lei stessa definì la “chiamata nella chiamata”, avvenne nel 1946 durante un viaggio. Il 10 settembre 1946, durante il viaggio in treno da Calcutta a Darjeeling per il ritiro annuale, Madre Teresa ricevette l’“ispirazione”, la sua “chiamata nella chiamata”.
Quel giorno, in che modo non lo raccontò mai, la sete di Gesù per amore e per le anime si impossessò del suo cuore, e il desiderio ardente di saziare la Sua sete divenne il cardine della sua esistenza.
Attraverso locuzioni interiori e visioni mistiche, Gesù le manifestò il desiderio profondo del suo Cuore: trovare “vittime d’amore” che potessero irradiare il suo amore sulle anime. La invitò così a fondare una nuova comunità religiosa, le Missionarie della Carità, interamente votate al servizio dei più poveri tra i poveri.
«Vieni, sii la mia luce, la pregò Gesù. Non posso andare da solo», le disse durante un’esperienza mistica, rivelandole il desiderio di stare vicino ai poveri, agli emarginati, ai “senza nessuno”.
”Vieni, sii la mia luce”, la pregò. “Non posso andare da solo” Le rivelò la sua sofferenza nel vedere l’incuria verso i poveri, il suo dolore per non essere conosciuto da loro e il suo ardente desiderio per il loro amore.
Circa due anni di discernimento e verifiche trascorsero prima che Madre Teresa ottenesse il permesso di cominciare la sua nuova missione. Il 17 agosto 1948, indossò per la prima volta il sari bianco bordato d’azzurro e oltrepassò il cancello del suo amato convento di “Loreto” per entrare nel mondo dei poveri.
Anjezë Gonxhe accolse quella chiamata con totale dedizione, indossando per sempre il sari bianco bordato d’azzurro, simbolo della sua missione tra gli ultimi. Dopo un breve corso con le Suore Mediche Missionarie a Patna, Madre Teresa rientrò a Calcutta e trovò un alloggio temporaneo presso le Piccole Sorelle dei Poveri.
Il 21 dicembre andò per la prima volta nei sobborghi: visitò famiglie, lavò le ferite di alcuni bambini, si prese cura di un uomo anziano che giaceva ammalato sulla strada e di una donna che stava morendo di fame e di tubercolosi.
Iniziava ogni giornata con Gesù nell’Eucaristia e usciva con la corona del Rosario tra le mani, per cercare e servire Lui in coloro che sono “non voluti, non amati, non curati”. Alcuni mesi più tardi si unirono a lei, l’una dopo l’altra, alcune sue ex allieve.
Fondò le Missionarie della Carità, congregazione interamente dedita al servizio dei più poveri tra i poveri, riconosciuta ufficialmente dall’Arcidiocesi di Calcutta il 7 ottobre 1950.
Gesù nei poveri: il cuore della sua spiritualità
La visione di Madre Teresa, che emerge con forza dal suo pensiero religioso, è profondamente cristocentrica e si concentra sull’amore di Gesù e sul servizio ai più poveri visti come incarnazioni di Cristo stesso.
Un pilastro fondamentale della sua visione era l’identificazione di Cristo con i poveri. Madre Teresa credeva fermamente nel Vangelo di Matteo 25,40: “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Di conseguenza, la sua missione era cercare e servire Gesù in coloro che erano “non voluti, non amati, non curati”. Vedeva nel volto sfigurato dei poveri il volto di Cristo stesso.
La sua vita era alimentata da una profonda fede nell’Eucaristia. Lei assicurava che chi non riconosce Gesù nell’Eucarestia non può riconoscerlo nei poveri.
Questo legame tra l’adorazione eucaristica e il servizio ai poveri era essenziale nel suo pensiero. La preghiera silenziosa e l’adorazione davanti al Santissimo Sacramento erano cruciali per lei.
In questi momenti sentiva risuonare il grido di Gesù sulla croce: “Ho sete”, un grido che la spingeva ad andare verso i poveri per dissetare questa sete d’amore.
Madre Teresa aveva una grande devozione a Maria, considerandola la prima Missionaria della Carità e un modello da imitare. Pregava Maria chiedendo un cuore capace di amare e servire Gesù nei poveri.
La sua concezione della carità cristiana andava oltre l‘assistenza sociale, radicandosi nell’amore per Dio come unico oggetto degno di essere amato con tutto il cuore. Questa carità era caratterizzata dal puro dono, dal cuore in azione e dal disinteresse, sull’esempio di Gesù.

La misericordia come compassione concreta
Le opere apostoliche della famiglia delle Missionarie della Carità sono proprio le opere di misericordia corporale e spirituale.
Papa Francesco afferma che il significato etimologico della parola latina misericordia è "miseris cor daredi dare il suo cuore ai poveri, a coloro che sono nel bisogno, a coloro che soffrono. Questo è ciò che ha fatto Gesù: ha spalancato il suo cuore alla miseria dell'umanità".
Si noti che la misericordia coinvolge sia l'interno che l'esterno: il cuore e poi il mostrare la misericordia del cuore nell'azione, o per quanto riguarda l'interno del cuore.
Madre Teresa gli piaceva dire, mostrare "L'amore in azione". Perché l'amore coinvolge il nostro intero essere, “cuori per amare e mani per servire”. E così allo stesso modo fa la misericordia.
A Misericordiae Vultus (il documento ufficiale che istituisce il Giubileo della Misericordia), Papa Francesco afferma che la misericordia è "la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona, quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra sulla strada della vita".
Il Papa continua dicendo che il suo desiderio è quello di "che gli anni a venire siano permeati di misericordia per andare incontro a ogni persona, portando la bontà e la tenerezza di Dio".
Questo implica che il nostro atteggiamento non deve essere di "dall'alto verso il basso". Che non ci sentiamo superiori a coloro che serviamo, ma piuttosto che ci consideriamo parte dei poveri, identificati con loro, al loro livello.
Il Papa emerito Benedetto ce lo ricorda nella sua lettera enciclica Deus Caritas Est, 34: "L'azione pratica è inadeguata se non comprende l'amore per l'uomo, un amore che si alimenta nell'incontro con Cristo. L'intima partecipazione personale ai bisogni e alle sofferenze dell'altro diventa così una donazione di me stesso: affinché il dono non umili l'altro, devo non solo dargli qualcosa di me, ma anche di me stesso; devo far parte del dono come persona".
La “Calcutta del cuore”
Come Madre Teresa, prima di mostrare misericordia agli altri dobbiamo riconoscere la nostra miseria e il nostro bisogno di misericordia.
L’Anno della Misericordia è prima di tutto un modo per ricordare a ognuno di noi che davanti a Dio abbiamo tutti bisogno di misericordia; in questo senso siamo tutti poveri, siamo tutti allo stesso livello.
I nostri “bisogni” possono non essere gli stessi se visti da fuori, ma davanti al Signore noi rimaniamo senza alcuna “corazza” esteriore, per così dire. Davanti a Dio siamo mendicanti del suo amore, del suo perdono e della sua misericordia.
Possiamo chiamarla la "Calcutta del cuore", la "Calcutta del mio cuore". Suor Nirmala ci dice che "La Madre era convinta della sua povertà e del suo peccato, ma confidava nell'amore tenero e misericordioso di Gesù.
La mamma sentiva sempre il bisogno della misericordia di Dio - quanto è misericordioso Dio nel darci tutte queste cose che ci ha dato - e quindi era grata a Dio".
Madre Teresa stessa ha detto: "Gesù, che ama ciascuno di noi teneramente, con misericordia e compassione, opera miracoli di perdono".
La stessa Madre ha detto: “Gesù, che ama ognuno di noi teneramente con misericordia e compassione, opera miracoli di perdono”.
Seguendo San Paolo possiamo distinguere tre fasi nel riconoscimento della nostra debolezza e povertà interiore. Il primo passo è riconoscere la nostra debolezza, povertà, vulnerabilità e rottura.
In secondo luogo, per accettare la nostra debolezza. Infine, che possiamo persino arrivare a gloriarcene.
Man mano che maturiamo spiritualmente, acquisiamo gradualmente una totale sfiducia in noi stessi e guadagniamo una fiducia assoluta in Dio.
Come racconta padre Jean-Pierre de Caussade, "Questa completa sfiducia in noi stessi e la fiducia in Dio ci portano a quella "umiltà interiore" che è il fondamento permanente dell'edificio spirituale e la principale fonte delle grazie di Dio per l'anima".
Il cuore di Madre Teresa aperto a ogni persona
Un meraviglioso esempio di questo "Il tuo cuore" (di Madre Teresa), ha detto il Sorella NirmalaÈ stata il successore immediato di Madre Teresa, "Era grande come il cuore di Dio stesso, pieno di amore, affetto, compassione e misericordia.
Ricchi e poveri, giovani e anziani, forti e deboli, saggi e ignoranti, santi e peccatori di tutte le nazioni, culture e religioni hanno trovato un'accoglienza amorevole nel suo cuore, perché in ognuno di loro Madre Teresa ha visto il volto del suo amato Gesù".
“Il suo cuore - diceva sister Nirmala, che divenne Superiora generale delle Missionarie della Carità subito dopo la fondatrice - era grande come lo stesso Cuore di Dio. Pieno di amore, affetto, compassione, misericordia.
Ricchi e poveri, giovani e vecchi, forti e deboli, istruiti e ignoranti, santi e peccatori di ogni nazione, cultura e religione hanno trovato un amorevole abbraccio nel suo cuore. Perché in ognuno di loro lei ha visto la faccia del suo Amato, Gesù”.
Madre Teresa era molto a suo agio con la propria povertà. Sister Nirmala ci racconta che la Madre “era convinta di essere povera e peccatrice, ma confidava nell’amore tenero e nella misericordia di Gesù”.
Ancora “la Madre ha sempre sentito la necessità della misericordia di Dio. Quanto è misericordioso il Signore a donarci tutte le cose che ci dà! Per questo era molto grata a Dio”.
Il perdono come imitazione della compassione di Gesù
La straordinaria umiltà di Madre Teresa è stata dimostrata dalla sua pronta attitudine a perdonare e dimenticare. Si trattava di un riflesso della misericordia e del perdono del Maestro che "Non è venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori".
Madre Teresa aveva un insegnamento molto profondo e pratico sul perdono e sull'oblio: "Abbiamo bisogno di molto amore per perdonare e di molta umiltà per dimenticare, perché il perdono non è completo se non dimentichiamo anche noi.
E finché non dimentichiamo, non abbiamo perdonato del tutto. E questa è la parte più bella della misericordia di Dio. Non solo perdona, ma dimentica e non ripropone più l'argomento, proprio come il padre (nella parabola) che non ha mai rimproverato il figlio.
Non gli disse nemmeno: dimentica i tuoi peccati, dimentica il male che hai fatto. E il Padre stesso corse via con gioia. Sono esempi vivi e meravigliosi da condividere".
Questo non vuol dire che possiamo sempre letteralmente dimenticare il male che riceviamo, o che non dovremmo agire con prudenza in risposta a quello che un’altra persona dice o fa; significa invece che nel nostro atteggiamento e nel nostro rapportarci in maniera personale con l’altro abbiamo bisogno di perdonare e dimenticare.
Dobbiamo quanto meno agire (sinceramente!) come se non ricordassimo l’offesa di ieri.
Madre Teresa stessa ha messo in pratica questo insegnamento. Uno dei suoi conoscenti aveva fatto qualcosa di molto sbagliato e aveva difficoltà ad affrontare il senso di colpa e la vergogna.
Così raccontò a Madre Teresa tutta la storia. Questa persona è collegata: "La mamma mi chiese per prima cosa se qualcuno ne fosse a conoscenza e io le dissi che solo il sacerdote che aveva ascoltato la mia confessione.
La mamma mi ha guardato con tanto amore e tanta tenerezza negli occhi. Mi ha detto: "Gesù ti perdona e la mamma ti perdona". Gesù vi ama e la Madre vi ama.
Gesù voleva solo mostrarvi la vostra povertà. Ora, quando qualcuno verrà da voi per la stessa cosa, avrete compassione per quella persona".
Ho chiesto a Madre Teresa di non dirlo a nessuno e lei mi ha teneramente promesso di non farlo. Non mi ha mai chiesto: perché l'hai fatto? Come hai potuto farlo?
Né ha detto: Non ti vergogni? Hai causato un tale scandalo. Non mi ha nemmeno detto: non farlo più".
Una delle sue collaboratrici ha fatto l’esperienza del suo perdono incondizionato. Questa persona aveva fatto una cosa davvero sbagliata, e stava vivendo un brutto momento presa fra la colpa e la vergogna.
Quindi decise di dire tutto alla Madre. Ecco come lei stessa ha raccontato l’esperienza: “Dopo aver ascoltato l’intera storia, per prima cosa la Madre mi chiese se qualcun altro ne sapesse qualcosa.
Dopo averle detto che ne era al corrente soltanto il sacerdote da cui mi ero confessata, mi guardò con enorme amore e tenerezza negli occhi. Mi disse: ‘Gesù ti perdona e la Madre ti perdona.
Gesù ti ama e io ti amo. Gesù ha voluto soltanto mostrarti la tua povertà. Ora, quando qualcuno verrà da te con una storia simile, avrai compassione di lui’.
Le chiesi di non dire nulla a nessuno e lei promise di farlo, in maniera davvero tenera. Non mi ha mai chiesto: ‘Perché lo hai fatto? Come hai potuto? Non ti vergogni di aver causato un simile scandalo?’. Non mi disse neanche di non farlo più”.
La confessione e la misericordia di Dio
Come sappiamo, nel sacramento della confessione incontriamo direttamente e personalmente la misericordia di Dio.
Madre Teresa si è avvicinata al sacramento della Riconciliazione con fedeltà e regolarità, anche durante i suoi frequenti viaggi. "Anche quando viaggiava di casa in casa, la Madre rimaneva fedele alla sua confessione settimanale, preferendo farlo con il confessore ordinario di ogni comunità in cui si trovava".spiega suor Nirmala.
Per Madre Teresa, la confessione non era un’abitudine o una routine, ma un nuovo incontro con la misericordia e l’amore di Dio ogni volta.
Il modo di comportarsi che Madre Teresa mostrava alla persona in torto richiamava in un certo senso il modo con cui Dio si comporta con noi: amore misericordioso che incontra la nostra miseria non con atteggiamento di superiorità, non con un atteggiamento giudicante o da maestro, ma con l’atteggiamento del padre amorevole che riceve con gioia il figliol prodigo.
La Madre era ben consapevole che “il diavolo odia Dio. E questo odio in azione ci sta distruggendo, portandoci a commettere nuovi peccati e a condividere il male… e quando condividiamo questo male, ci allontaniamo da Dio.
Ma è qui che arriva la meravigliosa misericordia di Dio. Devi soltanto girarti indietro e chiedere scusa. Questo è lo splendido dono della confessione.
Andiamo verso la confessione da peccatori con un peccato e ne usciamo da peccatori, ma senza peccato. Questa è la meravigliosa misericordia di Dio.
Perdonare sempre. Non soltanto perdonare, ma amare. Con gentilezza, amore, pazienza.
Ed è questo che il diavolo odia di Dio: quella tenerezza e quell’amore per il peccatore”.
Una sister mi ha raccontato questa storia: “Una volta sono andata a Calcutta per un ritiro. Ero preoccupata e inquieta per un peccato che avevo commesso.
Quindi sono andata dalla Madre. Ho scritto tutti i miei errori, le mie debolezze e soprattutto il peccato che mi stava disturbando così tanto e ho dato il foglio alla Madre.
Lei l’ha letto tutto… E poi l’ha fatto a pezzi dicendomi: ‘Metto tutto questo sotto il Cuore di Gesù. Non dubitare mai, mai della misericordia di Dio.
Una volta che hai confessato i tuoi peccati, ricorda che Dio ti ha perdonato e ha dimenticato tutto’.
E poi mi ha parlato del grande amore di Dio, del suo perdono e della sua misericordia. E quel peccato che avevo commesso, invece di portarmi lontana da Dio, è stato uno strumento per rendermi umile, per portarmi più vicino a Lui e aumentare la mia devozione al Cuore misericordioso di Gesù.
Grazie alla Madre”.
La povertà oltre la mancanza di beni
La povertà come stato che va oltre la povertà materiale è un concetto che si è sviluppato nella testa e nel cuore di Madre Teresa quando la sua missione si è espansa arrivando a Ovest.
Madre Teresa voleva che le opere di misericordia materiali e spirituali fossero realizzate come "Opere umili". Non voleva fare "grandi cose".ma "Opere umili". con grande amore.
Una volta qualcuno fece una domanda a Madre Teresa: "Quando si parla di povertà, la maggior parte delle persone pensa alla povertà materiale".
Madre Teresa ha risposto: "Per questo parliamo di indesiderati, di non amati, di trascurati, di dimenticati, di soli.
Questa è una povertà molto più grande, perché la povertà materiale può sempre essere soddisfatta da cose materiali.
Se prendiamo un uomo che ha fame di pane, gli diamo il pane e abbiamo soddisfatto la sua fame. Ma se incontriamo un uomo terribilmente solo, rifiutato, scartato dalla società.
L'assistenza materiale non lo aiuterà. Perché per eliminare quella solitudine, per eliminare quel terribile dolore, ha bisogno di preghiera, di sacrificio, di tenerezza e di amore.
E questo è molto spesso più difficile da dare rispetto alle cose materiali. È per questo che non c'è solo fame di pane, ma anche di amore.
La nudità non è solo la mancanza di un capo d'abbigliamento; c'è una nudità dovuta alla perdita della dignità umana.
E senzatetto non è solo non avere una casa in cui dormire, è essere senzatetto, essere rifiutati, indesiderati, una parte scartata della società".
La stessa persone disse ancora: “Vediamo lei e le sue sorelle fare tante cose meravigliose, con tenerezza, soprattutto nei confronti dei bambini. Basta solo vedere come li trattate, è una cosa davvero ispiratrice. Me ne vuole parlare?”.
Le piccole azioni compiute con grande amore
Madre Teresa ha risposto: "Non è importante quanto facciamo o quanto sono grandi le cose, ma quanto amore mettiamo in quello che facciamo.
Poiché siamo esseri umani, l'azione ci sembra molto piccola, ma una volta consegnata a Dio, Dio è infinito e quella piccola azione si eleva, diventa un'azione infinita.
Poiché Dio è infinito, non c'è misura per Dio, così come non c'è tempo per Dio. Dio èDio non può mai diventare è stato.
Allo stesso modo, l'amore di Dio è infinito, pieno di tenerezza, pieno di misericordia, pieno di perdono, pieno di gentilezza, pieno di considerazione.
Basta meditare sulle cose che Dio pensa in anticipo per noi, è così sorprendente come Lui, che ha tutto il mondo, il cielo e la terra a cui pensare, sia così attento alle piccole e semplici cose che possono portare gioia a qualcuno.
Ispira una persona a dare quella gioia a un'altra persona, a qualcuno che ha bisogno. Questa è l'azione di Dio nel mondo, l'amore di Dio in azione.
E oggi Dio ama il mondo attraverso di noi. Così come ha mandato Gesù per mostrare al mondo quanto lo amava.
E oggi Cristo si serve di noi, di noi, di voi. Vuole cercare di mostrare al mondo che Lui è, che ama il mondo e che noi siamo preziosi per Lui.
Come disse Isaia, "tu sei prezioso per Lui, ti ho chiamato per nome, sei mio". L'acqua non vi annegherà. Il fuoco non vi brucerà.
Abbandonerò le nazioni per te; tu sei prezioso per me, ti amo". E la tenerezza dell'amore di Dio, la sua compassione, la sua misericordia e il suo perdono sono espressi in modo così bello quando ha detto che "anche se una madre può dimenticare il suo bambino, io non ti dimenticherò".
Ti ho scolpito nel palmo della mia mano". Pensate che ogni volta che voi, ogni volta che noi, invochiamo Dio, siamo lì nel suo palmo e lui ci guarda, così da vicino, così teneramente, così amorevolmente.
Questa è la preghiera".
La stessa Madre Teresa disse: “Non si tratta di cosa facciamo o di quanto siano grandi le cose che riusciamo a compiere, ma quanto amore poniamo in quello che facciamo.
Noi siamo esseri umani, e le cose possono sembrarci piccole, ma una volta che le poniamo nelle mani di Dio… Dio è infinito.
E quella piccola azione compiuta viene presa e trasformata in azione infinita. Dio è infinito, non c’è misura per Lui.
Proprio come non esiste per Lui il tempo… Dio ‘è’. Dio non potrà mai divenire ‘era’.
Allo stesso modo, l’amore di Dio è infinito: pieno di tenerezza, pieno di misericordia, piano di perdono, pieno di gentilezza, pieno di senso.
Pensiamo soltanto alle cose alle quali Dio pensa per noi: è sorprendente! Il Signore deve pensare al mondo, al Paradiso, alla Terra…
Eppure si impegna tantissimo nelle cose semplici, cose piccole che possono portare gioia a qualcuno. A qualcuno che oggi ne ha bisogno.
Questa è l’azione di Dio nel mondo, l’amore di Dio in azione. E oggi Dio ama il mondo attraverso noi.
Come ha mandato Gesù per provare al mondo che Lui ci ama. Oggi Cristo ci sta usando, usa lei… Vuole provare al mondo che Lui ‘è’ e che Lui ama il mondo”.
Preghiera, amore e servizio
“Il frutto della preghiera è l’amore e il frutto dell’amore è il servizio”. Così diceva la Madre parlando dell’amore “in azione”.
Per riuscire ad amare con la misericordia e la compassione di Gesù, dobbiamo essere convinti che Lui ci ami. Per farlo, un modo speciale è attraverso la preghiera.
Spiega Madre Teresa: “Noi siamo molto preziosi per Lui. Come ha detto Isaia ‘tu sei prezioso per Me, ti chiamerò con il tuo nome, tu sei mio.
L’acqua non ti affogherà, il fuoco non ti brucerà. Rovescerò per te le nazioni, perché per me sei prezioso, perché io ti amo’.
Questa tenerezza dell’amore di Dio, la sua compassione e misericordia e perdono, sono espresse in maniera meravigliosa quando Lui dice che ‘anche se una madre può dimenticarsi del figlio, Io non mi dimenticherò mai di voi.
Vi ho portati sul palmo della mia mano’. Pensiamo soltanto a quante volte voi, noi abbiamo chiamato Dio: siamo nel Suo palmo e Lui ci guarda da così vicino, con amore e tenerezza…
Questa è la preghiera”.
Durante uno dei suoi discorsi, ella volle sfidare i presenti: “Conoscete la porta del vostro vicino? Sapete che lì c’è una persona cieca? Che c’è un malato, un anziano rimasto solo che non ha nessuno, lo sapete?
E se lo sapete, avete fatto qualcosa? Ecco la vostra possibilità di dare amore, di tornare domani per fare qualcosa.
Guardate, osservate e fate qualcosa e sentirete venire dal cuore la gioia, l’amore e la pace. Perché avete fatto qualcosa per qualcuno.
Avrete espresso il vostro amore per Dio in un’azione vivente. Non basta dire ‘ti amo’. Non basta: fate qualcosa.
E quel qualcosa dovrebbe essere qualcosa che vi fa male. Perché il vero amore ferisce.
Quando guardate la Croce, vedete quanto Gesù ci abbia amato. È morto sulla Croce perché egli vi ha amato e ha amato me. E lui vuole che anche noi amiamo allo stesso modo”.
Madre Teresa di Calcutta, una vita dedicata ai più poveri. Il racconto di Franca Zambonini
Le opere di misericordia delle Missionarie della Carità
Nel 1950, con l’approvazione di Papa Pio XII, fondò le Missionarie della Carità, congregazione religiosa che avrebbe conosciuto una diffusione straordinaria. Da quel momento in poi, ogni opera di misericordia divenne parte della loro vita quotidiana.
Dar da mangiare agli affamati e da bere agli assetati non era un’azione saltuaria: ogni giorno, le suore distribuivano centinaia di pasti nelle baraccopoli indiane.
A Calcutta, molte famiglie vivevano con meno di un dollaro al giorno, senza accesso né al cibo né all’acqua potabile. Madre Teresa organizzò cucine mobili e sistemi di approvvigionamento idrico per portare un minimo di sussistenza a chi non ne aveva.
Vestire gli ignudi e accogliere i senzatetto era altrettanto urgente. I bambini di strada, gli anziani abbandonati e i disabili venivano accolti nelle case delle Missionarie.
Uno dei luoghi più famosi è la Casa Kalighat per i morenti (Nirmal Hriday), fondata nel 1952: un’ex struttura abbandonata concessa dal comune, che diventò un rifugio per chi stava per morire.
Lì, persone raccolte dalla strada venivano lavate, curate e accompagnate fino alla fine con dignità e amore.
Sul fronte della cura dei malati, Madre Teresa e le sue suore lavorarono tra lebbrosi, tubercolotici e, in tempi più recenti, malati di HIV/AIDS.
In un’epoca in cui questi soggetti erano emarginati o rifiutati persino negli ospedali, lei li definiva “il volto sofferente di Cristo”.
Fondò lebbrosari, ospedali mobili e centri di riabilitazione. Visitava anche i carcerati, portando conforto e sacramenti, e si occupava personalmente della sepoltura dei morti, spesso ignorati dalla società civile.
Le opere spirituali non erano da meno. Nella formazione dei bambini poveri, Madre Teresa fondò scuole gratuite, dove si insegnava non solo a leggere e scrivere, ma anche a pregare e a vivere secondo il Vangelo.
Non mancava mai di consolare chi era nell’afflizione, specie le madri sole, i genitori disperati, o i morenti soli. Aveva il dono della parola semplice, diretta, mai retorica, capace di arrivare al cuore anche di chi non aveva mai sentito parlare di Dio.
Nel tempo, le Missionarie della Carità si diffusero in oltre 130 Paesi, con oltre 700 case in tutto il mondo. Questo portò Madre Teresa anche a scenari di guerra e crisi umanitarie, come in Libano, Etiopia, Bosnia, e persino Chernobyl, sempre con l’obiettivo di portare misericordia dove c’era dolore.
La compassione davanti alla sofferenza
Io sono un testimone dell’angelo della compassione. Quando si cammina con lei, si cammina in modo diverso, perché si intuisce che la Madre cammina con il vero deposito di Dio nella sua anima, la fonte stessa della compassione.
Con le parole e con i fatti la Madre è stata un tesoro di compassione che ha lasciato come sua vera eredità.
Nei giorni trascorsi in diverse comunità e case delle Missionarie della Carità, per sei mesi, la cura dei malati e dei morenti, ho potuto constatare la straordinaria natura della Madre nell’esprimere la compassione di Dio, afferrando e conquistando il cuore di tutti.
Ha offerto per tutta la vita il suo servizio e la sua cura ai più poveri tra i poveri. Madre Teresa è diventata un’icona di compassione per le persone di tutte le religioni.
Una bella mattina ho accompagnato un fratello dei Missionari della Carità per distribuire qualche medicina ad una famiglia che viveva sotto un ponte.
Mentre camminavamo, il religioso ha scorto un uomo molto malato, che sembrava stesse emettendo gli ultimi respiri di vita. In verità, non ho avuto il coraggio di rimanere a lungo lì.
Tuttavia, con mia grande sorpresa, egli mi ha detto di restare con quell’uomo fino al suo ritorno: sarebbe andato a cercare un veicolo per poi accompagnare l’uomo moribondo alla casa per gli indigenti a Kalhighat.
Rimasi lì inerme cercando di evitare di guardare l’uomo. In poco tempo, tornato con l’automobile, vi abbiamo caricato l’uomo morente.
Questa è stata la mia prima esperienza del genere: proprio quando la macchina si è fermata davanti alla casa di accoglienza per poveri e moribondi, quella persona ha esalato l’ultimo respiro proprio sul mio grembo.
Sono migliaia le donne indigenti, gli uomini e i bambini che hanno concluso la loro esistenza sperimentato - seppur per un attimo - l’amore proprio della cura straordinaria di Madre Teresa e dei suoi collaboratori.
Madre era sempre pronta e preparata a prendersi cura dei malati, dei moribondi e di altre migliaia di uomini e donne di cui nessuno si è mai fatto carico.
A Khalighat, la Casa per i morenti di Calcutta, uno degli assistiti chiese a Madre Teresa dopo averne ricevuto le cure: “Gesù è come te?”.
E un altro le disse, in un aneddoto che lei stessa ripeteva spesso: “Tutta la mia vita ho vissuto come un animale per le strade. Ma ora muoio come un angelo, amato e curato”.
In quelle sale buie brilla la luce di Cristo, la Sua presenza e la Sua misericordia si riflettono su tutti coloro che entrano, i malati e i sani, le Sorelle e i volontari, quelli che hanno un’altra fede e quelli che non ne hanno alcuna.
Compassione e atteggiamento verso i “nemici”
Madre Teresa, nel corso della sua vita, ha avuto i suoi critici. Erano individui o gruppi che cercavano di opporsi alla sua missione o ai suoi piani per vari motivi.
Non ha mai considerato nessuno di loro come un nemico, né si è mai offesa. Il suo desiderio di essere una cosa sola con Gesù ci offre una chiave per comprendere il suo atteggiamento nei confronti di persone che, in base alle loro azioni, potrebbero facilmente essere descritte come potenziali "nemici" nel modo in cui lei le vedeva.
In una meditazione che scrisse per le sue sorelle, Madre Teresa spiega: "Guardate la compassione di Cristo verso Giuda.
L'uomo che ha ricevuto tanto amore, eppure ha tradito il suo stesso Maestro, il Maestro che ha mantenuto il "Sacro Silenzio" e non lo ha tradito con i suoi compagni.
Gesù avrebbe potuto facilmente parlare in pubblico, come fanno alcuni di voi, e dire agli altri delle intenzioni e delle azioni nascoste di Giuda. Ma non l'ha fatto.
Piuttosto, mostrò misericordia e carità; e invece di condannarlo, lo chiamò "amico".
E se Giuda avesse guardato negli occhi di Gesù come Pietro, oggi Giuda sarebbe il frutto della misericordia di Dio. Gesù ha sempre avuto compassione".
La “notte interiore” e la compassione per chi soffre
Il suo segreto, rivelato dopo la morte, fu l’esperienza della “oscurità”, una profonda sensazione di separazione da Dio che paradossalmente la condusse a una più intima unione con Lui e alla condivisione della desolazione dei poveri.
Ma vi fu un altro aspetto eroico di questa grande donna di cui si venne a conoscenza solo dopo la sua morte. Nascosta agli occhi di tutti, nascosta persino a coloro che le stettero più vicino, la sua vita interiore fu contrassegnata dall’esperienza di una profonda, dolorosa e permanente sensazione di essere separata da Dio, addirittura rifiutata da Lui, assieme a un crescente desiderio di Lui.
Chiamò la sua prova interiore: “l’oscurità”. La “dolorosa notte” della sua anima, che ebbe inizio intorno al periodo in cui aveva cominciato il suo apostolato con i poveri e perdurò tutta la vita, condusse Madre Teresa a un’unione ancora più profonda con Dio.
Attraverso l’oscurità partecipò misticamente alla sete di Gesù, al suo desiderio, doloroso e ardente, di amore, e condivise la desolazione interiore dei poveri.
Hai attraversato l’aridità della “notte interiore”, senza consolazioni spirituali. È possibile nutrire una fede semplice e ardente anche in difficoltà simili? Quali esercizi ci suggeriresti?
C’è una domanda che troviamo spesso nei salmi e in altre pagine bibliche: «Fino a quando, Signore?». Mi sembra la più autentica per alimentare il rapporto con Dio nei momenti di prova.
Non dovremmo dire: «Ora basta!», nonostante che questo esclamativo si ritrovi nelle esperienze spirituali dell’uomo in crisi.
A me, tuttavia, piace attraversare la notte interiore con la prima domanda piuttosto che con la protesta o l’imposizione. In fondo mi riporta al desiderio che il Signore Gesù venga presto.
La compassione per la vita e per le madri in difficoltà
Tra le figure con cui instaurò un rapporto profondo vi fu Papa Giovanni Paolo II, con il quale condivideva un forte legame di amicizia e stima reciproca.
I due si confrontavano spesso, collaborando nella promozione della carità e dei valori cristiani. Giovanni Paolo II ebbe un ruolo centrale anche nel cammino verso la santità di Madre Teresa: fu lui a proclamarla beata il 19 ottobre 2003, avviando un processo di canonizzazione tra i più rapidi della storia moderna.
Durante l’omelia della beatificazione, il Papa ricordò così il loro rapporto: «Ogni tanto veniva a parlarmi delle sue esperienze al servizio dei valori evangelici.
Ricordo, ad esempio, i suoi interventi a favore della vita e contro l’aborto. Soleva dire: “Se sentite che qualche donna non vuole tenere il suo bambino e desidera abortire, cercate di convincerla a portarmi quel bimbo.
Io lo amerò, vedendo in lui il segno dell’amore di Dio.”»
Hai detto che “il più grande distruttore della pace è l’aborto”. Com’è possibile sostenere le madri in difficoltà, affinché possano scegliere la vita con coraggio e senza sentirsi sole?
È sufficiente che una donna incinta pensi ai bambini affamati e uccisi dalla guerra, li veda mentre piangono perché non hanno niente.
Basta pensare alla forza delle donne più povere del mondo, che vedono venire alla luce il frutto del loro grembo e poi non possono fare niente per mantenerlo in vita.
Se suscita orrore, sdegno e indignazione l’atroce violenza contro i più piccoli, allora è possibile partire da qui per parlare di pace e per favorire la scelta della vita fin dal suo concepimento.
La compassione come dignità restituita
La sua immagine, spesso accostata a quella dei poveri e dei malati, racconta una storia di dedizione incondizionata e amore senza confini.
Attraverso il suo sguardo, colmo di compassione e umanità, e le sue azioni, che parlano più di mille parole, la santa ha incarnato un esempio eterno di carità, donando dignità e speranza a chi era stato abbandonato e dimenticato.
La sua vita è stata una testimonianza vivente di cosa significhi donarsi totalmente agli altri, soprattutto ai più dimenticati, con umiltà e compassione.
Scelse di abitare tra i poveri, di curare malati e abbandonati, senza cercare riconoscimenti o ricchezze.
La carità di Madre Teresa non si limitava a un’assistenza materiale, ma era un dono puro del cuore, motivato da un profondo amore per Dio.
La sua intera vita fu una dimostrazione della gioia che si prova nell’amare e della dignità intrinseca di ogni essere umano.
Il lavoro di Madre Teresa di Calcutta era quello di denunciare le azioni che determinavano le situazioni di degrado e sofferenza.
Il suo operato era instancabile, lottava contro l’ipocrisia di chi preferisce voltarsi dall’altra parte, nascondendosi dietro scuse e senza riconoscere la propria responsabilità e il proprio egoismo.
Amava chiunque capitasse davanti al suo cammino proprio come lo avrebbe amato lo stesso Gesù, perdonandolo, accogliendolo e prendendosi cura di lui come un figlio o un fratello.
La compassione vissuta nella quotidianità
La sua missione, che sentì come una chiamata profonda ad annunciare l’amore assetato di Gesù, la spinse a dedicarsi interamente a coloro che non si sentivano voluti, amati o curati.
La sua attenzione privilegiata era rivolta ai più indigenti ed emarginati dalla società. La sua intera vita fu una dimostrazione della gioia che si prova nell’amare e della dignità intrinseca di ogni essere umano.
Non c’è nulla di più grande per un cristiano. Possiamo seguire l’esempio di Madre Teresa per comprendere come sia possibile portare alla luce questa virtù e farne lo scopo della vita.
Madre Teresa di Calcutta è stata il simbolo della carità. Ha dedicato la sua vita al bisogno dei più deboli e dei poveri diventando un esempio da seguire e di ispirazione per tutto il mondo.
La fede, attraverso la quale l’uomo si affida completamente a Dio, la speranza, nei confronti di una vita eterna e l’impegno di meritarsela, e la carità, come promessa, come punto di partenza e di arrivo di tutte le virtù.
La sua esperienza terrena si unisce alla storia dei santi che hanno saputo testimoniare in prima persona la vera essenza del messaggio evangelico.
La carità è quella virtù in nome della quale l’uomo ama Dio sopra ogni cosa e il prossimo come se stesso.
La compassione di Gesù come eredità spirituale
Per quanto grande fosse la fede di Madre Teresa, era sempre consapevole che era la grazia di Dio a operare nella sua vita.
Considerava una grazia di Dio la capacità di accettare la grazia e di riconoscere l’azione di Dio nella sua vita.
Ha detto: "Devo sapere cosa ha fatto Dio per me. Il suo grande amore per me è ciò che mi tiene qui. Non il mio mmerito. La risposta deve essere la convinzione: è la misericordia e la grazia di Dio".
Concludo con una riflessione di Eileen Egan, molto amica di Madre Teresa fin dagli anni Sessanta: "Madre Teresa ha preso Gesù in parola e lo ha accolto con amore incondizionato in coloro con cui ha scelto di identificarsi.
Con gli affamati, con i senzatetto, con i sofferenti. Li ha avvolti nella misericordia.
La misericordia, in fondo, è solo l'amore sotto forma di bisogno, l'amore che risponde alle necessità della persona amata.
Non potrebbe forse cambiare in meglio la vita dei nostri tempi se milioni di suoi seguaci prendessero Gesù in parola?".
La presenza di Madre Teresa ha rappresentato per la società un potente richiamo ai valori fondamentali del Vangelo, divenendo un simbolo universale di carità e compassione.
La sua vita fu una testimonianza concreta dell’amore di Dio riversato sull’umanità, specialmente sui più poveri tra i poveri.
Attraverso le sue umili opere d’amore, ha reso visibile la forza trasformatrice della carità cristiana, un amore che ha per oggetto primario Dio e che si riversa sul prossimo, specialmente sui più bisognosi, vedendo in loro il volto stesso di Cristo.
La sua dedizione instancabile ai “non voluti, non amati, non curati” ha scosso le coscienze, ricordando a tutti che i poveri hanno prima di tutto bisogno di amore e di vedere l’amore di Dio reso tangibile.
Ella ha insegnato che la vera carità va oltre l’assistenza materiale, toccando il cuore delle persone e offrendo loro dignità e affetto.
Nonostante le sue profonde sofferenze interiori, la sua fede incrollabile e la sua perseveranza nel seguire la chiamata di Gesù: “Vieni, sii la mia luce” l’hanno resa un modello di speranza invincibile.
La sua vita ha dimostrato che anche le azioni più piccole, fatte con amore e fedeltà, hanno un valore incommensurabile.
Madre Teresa ci ha lasciato un’eredità preziosa, ricordandoci che l’amore per Gesù si concretizza nel servizio ai poveri e che riconoscere Cristo nell’Eucaristia è inscindibile dal riconoscerlo nel volto sofferente dell’umanità.
La sua presenza ha rappresentato una finestra attraverso la quale Dio ha sorriso al mondo, seminando speranza e mostrando la via di un amore autentico e concreto.
Gli ultimi anni, la morte e la santità
Durante gli ultimi anni della sua vita, nonostante i crescenti seri problemi di salute, Madre Teresa continuò a guidare la sua Congregazione e a rispondere alle necessità dei poveri e della Chiesa.
Il 5 settembre 1997 la vita terrena di Madre Teresa giunse al termine. Il governo indiano le rese l’onore dei funerali di Stato e il suo corpo fu sepolto nella Casa Madre delle Missionarie della Carità.
Alla sua morte, l’India le riservò i funerali di Stato, a testimonianza dell’enorme impatto che ebbe anche al di fuori del mondo cattolico.
Una folla immensa si riunì per darle l’ultimo saluto, e da ogni parte del mondo arrivarono messaggi di commozione e riconoscenza.
Il segretario generale dell’ONU, Javier Pérez de Cuéllar, la salutò con parole che ancora oggi restano scolpite nella memoria: «Lei è le Nazioni Unite. Lei è la pace nel mondo.»
La sua tomba divenne rapidamente un luogo di pellegrinaggi e di preghiera per persone di ogni fede, sia povere che ricche, senza alcuna distinzione.
Meno di due anni dopo la sua morte, a causa della diffusa fama di santità e delle grazie ottenute per sua intercessione, il Papa Giovanni Paolo II permise l’apertura della Causa di Canonizzazione.
Il 20 dicembre 2002 approvò i decreti sulle sue virtù eroiche e sui miracoli.
Giovanni Paolo II ebbe un ruolo centrale anche nel cammino verso la santità di Madre Teresa: fu lui a proclamarla beata il 19 ottobre 2003, avviando un processo di canonizzazione tra i più rapidi della storia moderna.
Madre Teresa di Calcutta è oggi universalmente riconosciuta come un esempio luminoso di carità, amore disinteressato e fede incrollabile.
Oggi è una santa, oggetto di devozione nel mondo, una delle figure più importanti nella storia moderna, che ha ottenuto numerosi riconoscimenti ed è stata premiata con il Nobel per la pace.
Il reliquiario contenente le sue reliquie ha la forma di una croce, a ricordare il grido di Gesù “Ho sete”, che ha ispirato la sua missione.
La sua vita ci insegna ad amare senza stancarci, riconoscendo Gesù nei più poveri.
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