Le adozioni in India non si svolgono attraverso una scelta diretta del bambino da parte dei futuri genitori, ma tramite una procedura regolata dalle autorità indiane e italiane, nella quale la priorità è il benessere del minore. Le Missionarie della Carità, l’ordine fondato da Madre Teresa di Calcutta, hanno avuto per anni un ruolo nell’accoglienza dei bambini e nelle procedure adottive, ma la loro partecipazione è stata condizionata da cambiamenti normativi, registrazioni istituzionali e vicende giudiziarie.
La registrazione degli istituti delle Missionarie della Carità nel sistema indiano delle adozioni non equivale automaticamente alla ripresa delle adozioni. Questo non significa, afferma una fonte cattolica, “che riprenderanno le adozioni. Bisogna vedere se le suore porranno delle condizioni sulla scelta dei futuri genitori”.
Il ruolo delle Missionarie della Carità nelle adozioni
Le Missionarie della carità, l’ordine fondato da Madre Teresa di Calcutta, hanno ripreso la registrazione dei loro orfanotrofi nel sistema indiano delle adozioni internazionali. Il blocco delle adozioni nazionali e internazionali da parte degli istituti gestiti dalle suore di Madre Teresa era in vigore dall’agosto 2015, da quando i Nirmala Shishu Bhawans (gli orfanotrofi) hanno interrotto ogni pratica.
Il blocco era una protesta contro le linee guida del governo che consentono l’adozione anche a single, separati o divorziati e, in senso più generale, anche a omosessuali e coppie gay. I Missionari della Carità hanno interrotto il loro programma di adozioni ufficiali dopo che nel 2015 il governo ha permesso l’accesso alle adozioni anche ai single e alle persone separate o divorziate.
Nell’ultima settimana si è diffusa la notizia che le religiose avrebbero con certezza ripreso le pratiche adottive. La conferma è stata data da Maneka Gandhi, ministro indiano per lo Sviluppo delle donne e dei bambini, che il 29 ottobre ha incontrato una delegazione di suore.
In seguito il ministro ha fatto trapelare una presunta disponibilità della congregazione a riprendere le adozioni dopo tre anni di sospensione. Anche se non ci sono conferme ufficiali, gli esperti ritengono che l’attenzione del ministro sia dovuta al tentativo di controllare quanto avviene negli istituti, dopo il caso di compravendita di minori a Ranchi.
La notizia dell’incontro ha suscitato grande scalpore in India. Il 2 novembre è intervenuta sr. Prema Pierick, superiora generale dell’ordine, che ha confermato l’incontro con la Gandhi.
Nella nota ufficiale, dichiara di “aver informato l’onorevole ministro che la maggior parte delle Case per i bambini [48 su un totale di 79, ndr] sono già state registrate secondo il Juvenile Justice Act 2015 e le rimanenti sono in fase di completamento delle formalità di registrazione”.
Al termine della nota, sr. Prema afferma: “Preghiamo che la collaborazione tra le Missionarie della carità e l’onorevole ministro e il suo ministero possano servire il bene dei figli di Dio bisognosi di amore e cure”.
Registrazione degli istituti e sistema CARINGS
Secondo il Juvenile Justice (Care and Protection of Children) Act 2015, tutti gli istituti che accolgono minori - gestiti dallo Stato o da Ong private - hanno l’obbligo di registrarsi al “Carings”, il sistema di guida e informazione sulle adozioni dei bambini.
Una volta effettuata la registrazione, è obbligatorio affiliarsi al più vicino ente che si occupa di adozioni. In seguito, le pratiche sono gestite dal Cara (l’Autorità centrale per le adozioni), che effettua i controlli preadottivi e la selezione dei minori.
La registrazione degli istituti, spiega un esperto di adozioni, “consente di dare un volto ai poveri bambini orfani, malati o disabili, che altrimenti rimarrebbero persone ‘invisibili’”.
“Allo stesso tempo, è solo da dentro il sistema del Cara che le suore di Madre Teresa potrebbero far valere le proprie opinioni, se avessero l’intenzione di cambiare la normativa”.
Secondo personalità cattoliche, la dichiarazione di sr. Prema non conferma quanto “dato per scontato dal ministro e dalla stampa. Non è detto che dopo la registrazione degli orfanotrofi, le suore siano disposte a dare i bambini in affido a single o coppie gay.
È probabile che continueranno a opporsi su questo punto e a voler effettuare una propria selezione dei futuri genitori, fermo restando il bene del minore”.
Le accuse di compravendita di minori e le ispezioni
Il governo dell’India ha ordinato ispezioni in tutte le case famiglia del paese gestite dai Missionari della Carità, l’organizzazione cattolica fondata da madre Teresa di Calcutta, dopo che due impiegati - una suora e un operatore - sono stati accusati di vendere i bambini.
Le due persone sono accusate di aver venduto almeno tre bambini e di aver provato a venderne un quarto, un bambino di due mesi e mezzo, per l’equivalente di circa 1.500 euro. Una coppia pensava che fosse una regolare adozione e che i soldi servissero per le spese mediche.
Alcuni leader politici locali sostengono che le accuse siano ingiuste e che si debbano a una persecuzione contro i cristiani da parte del partito di nazionalisti indù che governa la regione del Bengala Occidentale, dove sono avvenuti i fatti.
Il processo per ottenere un’adozione regolare è lungo, costoso e richiede di avere a che fare con molti funzionari inefficienti e spesso corrotti; per questo, scrive il Guardian, c’è un florido mercato nero dei bambini del quale non si conoscono le dimensioni esatte.
Il percorso regolare per adottare un bambino indiano
Per le coppie che vogliono adottare dei bambini in India è necessario soddisfare anche i seguenti requisiti:
- Sposate da almeno 2 anni
- Limiti di età: Per minori fino a 4 anni: somma delle età degli adottanti: 90; età massima singolo adottante: 45
- Per minori dai 4 agli 8 anni: somma delle età degli adottanti: 100; età massima singolo adottante: 50
- Per minori dagli 8 ai 18 anni: somma delle età degli adottanti: 110; età massima singolo adottante: 55
L’adozione è permessa ai coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni, o che raggiungano tale periodo sommando alla durata del matrimonio il periodo di convivenza prematrimoniale, e tra i quali non sussista separazione personale neppure di fatto e che siano idonei ad educare, istruire ed in grado di mantenere i minori che intendano adottare. (art.6 della legge 184/83)
La dichiarazione di disponibilità e il decreto di idoneità
È necessario richiedere ed ottenere il decreto di Idoneità che viene rilasciato dal Tribunale per i Minorenni della Regione di residenza.
Una volta presentata la “dichiarazione di disponibilità” di adottare un bambino (gli aspiranti all’adozione infatti non vantano un diritto ad ottenere un bambino ma possono solo esprimere la loro disponibilità ad adottarne uno) il tribunale valuterà la coppia e le sue potenzialità genitoriali, raccogliendo informazioni sulla loro storia personale, familiare e sociale.
Una volta rilasciato, il decreto viene inviato alla Commissione per le adozioni internazionali e all’ente autorizzato, se è già stato scelto dai coniugi.
Il ruolo dell’ente autorizzato
È previsto come obbligatorio per legge ed agisce all’estero come rappresentante dell’autorità centrale italiana, la Commissione per le Adozioni Internazionali.
L’ente autorizzato ha collaboratori nei paesi stranieri esperti nella materia adottiva, prepara, informa, sostiene ed accompagna la coppia nel proprio percorso adottivo. Garantisce la trasparenza e la sicurezza dell’adozione.
Le principali tappe della procedura
Il percorso di adozione varia in base diversi fattori, in genere il tempo dal conferimento incarico all’ente all’ingresso in Italia del minore non è predeterminabile dopo due anni di pandemia Covid 19.
Le tappe obbligatorie del percorso di adozione in India sono:
- Incontro Informativo: gratuito nella sede più vicina
- Conferimento dell’incarico
- Corso di Preparazione all’adozione internazionale
- Preparazione dossier e successiva traduzione
- Registrazione su CARINGS il portale dalla CARA, Autorità centrale Indiana
- Corsi “Nell’attesa dell’adozione”: vedi la nostra sezione Formazione
- Abbinamento: proposto dalla CARA o dall’ente per gli special needs
- Viaggi: 1 viaggio dopo la sentenza di circa una settimana (eventuali 2 viaggi)

Formazione e accompagnamento della coppia
Sono fondamentali per acquisire competenze e conoscenze delle realtà adottive dei vari paesi esteri, delle difficoltà possibili e prepararsi come coppia all’incontro con il/la bambino/a grazie ad incontri che vengono proposti anche nel periodo dell’attesa.
Sono condotti da psicologi e assistenti sociali esperti in campo minorile e dell’adozione internazionale in particolare.
Nelle adozioni dei bambini indiani, accompagnamo le coppie in tutte le fasi della procedura di adottiva, con interpreti, traduttori e medici.
L’abbinamento e la scelta del minore
Una sentenza dell’Alta Corte di Delhi ha ribadito che l’adozione non è un diritto fondamentale, e che i genitori adottivi non possono esigere la scelta del minore da adottare.
Il giudice Subramonium Prasad ha stabilito che, secondo l’articolo 21 della Costituzione indiana, l’adozione non è un diritto fondamentale, e che i genitori adottivi non possono esigere la scelta del minore da adottare.
L’età deve rispettare i limiti di legge imposti dalla normativa italiana. Fatti salvi questi limiti si possono indicare delle fasce di età utili per arrivare al miglior abbinamento possibile.
In ogni caso valgono le seguenti regole: la differenza minima tra adottante e adottato è di 18 anni; la differenza massima tra adottanti ed adottato è di 45 anni per uno dei coniugi, di 55 per l’altro.
Tale limite può essere derogato se i coniugi adottano due o più fratelli, ed ancora se hanno un figlio minorenne naturale o adottivo.
Non si può in alcun modo scegliere il bambino: le coppie adottive danno la loro disponibilità ad accogliere un bambino o una bambina che sia privo di una famiglia.
Le proposte di abbinamento giungono dalle autorità straniere secondo modalità previste dalle rispettive leggi.
Priorità ai bambini con bisogni speciali
Scendendo più nello specifico, la sentenza sottolinea che le coppie che hanno già due figli biologici non possono richiedere l’adozione di bambini normodotati, ma devono invece considerare l’adozione di bambini con esigenze particolari, ribadendo come sia verso questi ultimi che debba essere data la priorità nel processo di adozione.
Questo principio è stato ribadito dalla Central Adoption Resource Authority (Cara), che regola l’iter di adozione in India, richiedendo ai futuri genitori di registrarsi in una lista di attesa nazionale.
La Corte, in questo, modo ribadisce come l’intero processo di adozione operi per “il benessere dei bambini” e non delle coppie di adulti che desiderano adottare.
La controversia nasce dal diritto di adozione per genitori che hanno già due figli. La legge del 2022, che ha sostituito la precedente normativa del 2017, stabilisce che queste coppie possono adottare solo bambini con bisogni speciali.
L’obiettivo è quello di garantire che i bambini più vulnerabili ricevano l’attenzione e la cura di cui hanno bisogno.
Una suora delle Missionarie della Carità di Madre Teresa ha espresso il suo sostegno a questa decisione, evidenziando che la maggior parte dei bambini in attesa di adozione, fino al 98%, presentano bisogni speciali.
Durata e costi della procedura
Ogni casistica è a se e dipende da molti fattori, possiamo stimare in 15.000 euro circa un costo totale per l’adozione di un bambino Indiano, comprendendo tutti i passaggi necessari al buon esito della procedura (viaggi, vitto, alloggio all’estero, costi per la procedura in Italia e per la procedura all’estero).
Il percorso di adozione varia in base diversi fattori, in genere il tempo dal conferimento incarico all’ente all’ingresso in Italia del minore non è predeterminabile dopo due anni di pandemia Covid 19.
Possibili esiti e accompagnamento post-adottivo
Nella nostra esperienza ultraventennale non abbiamo avuto mai adozioni non andate a buon fine salvo situazioni non dipendenti dall’ente quali separazioni, divorzi, malattie, decessi della coppia adottiva.
Anche se per qualsiasi motivo un percorso dovesse non terminare positivamente (decesso del minore abbinato, ritorno dei parenti, perdita dei requisiti, etc) un altro percorso viene proposto (nello stesso paese o in altro) e portato a termine.
Per bambini adottati in India le relazioni vanno inviate: il primo anno ogni tre mesi (4 all’anno), il secondo anno ogni 6 mesi (2 all’anno).
Ogni tribunale può definire ulteriori scadenze senza limiti L’ente propone dei percorsi formativi di gruppo, volti ad informare e sostenere psicologicamente il cammino di crescita della nuova famiglia.
AMI e l’esperienza nelle adozioni dall’India
L’AMI “Amici Missioni Indiane” è stata fondata il 26 aprile 1982 per volontà di un esiguo nucleo di famiglie adottive, allo scopo di inviare beni di prima necessità nelle Missioni Indiane gestite dalle Suore di Carità delle Sante B. Capitanio e V. Gerosa, sostenere a distanza i minori in difficoltà e aiutare nello svolgimento delle pratiche amministrative tutte le famiglie che volevano adottare presso l’Holy Infant Mary’s Girls Home di Vythiri nello Stato del Kerala in India.
Con il trascorrere degli anni e l’impegno di tanti Volontari, AMI ha iniziato ad operare, organizzando interventi di Cooperazione, attività di Sostegno a Distanza di minori in difficoltà ed effettuando Adozioni Internazionali anche in Brasile, Colombia, Costa d’Avorio, Etiopia.
Occasionalmente ha organizzato anche interventi di Cooperazione in altri Paesi. AMI, forte dell’esperienza maturata nell’ambito delle Adozioni Internazionali, nel 2013 ha fondato il Centro di Psicologia Clinica della Famiglia che si propone di rispondere al bisogno di aiuto e supporto dell’individuo, della coppia e della famiglia mediante l’offerta di servizi specialistici.
Attualmente AMI opera per le Adozioni Internazionali in Brasile, Colombia ed India. AMI gestisce anche l’attività di Sostegno a Distanza e interventi di Cooperazione nei seguenti altri Paesi: Bangladesh, Brasile, Costa d’Avorio, Etiopia, Guatemala, India e Nigeria.
Le autorizzazioni di AMI
- Il 26 aprile 1982 costituzione dell’Associazione AMI “Amici Missioni Indiane”
- Il 3 luglio 1997 riconoscimento ad Ente Morale da parte del Ministero dell’Interno.
- Il 20 ottobre 1997 iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche.
- Il 13 settembre 1999 costituzione ONLUS.
- Il 30 settembre 1999 autorizzazione a svolgere pratiche adottive relative a minori stranieri da parte del Ministro degli Affari Esteri per i seguenti Paesi Esteri: Brasile, Etiopia e India.
- Nel 2000 autorizzazione a svolgere pratiche adottive relative a minori stranieri da parte della Commissione per le A.I. con decreto Nr. 34/2000/AE/AUT/CC/DEL 6 settembre 2000 per i seguenti Paesi Esteri: Brasile, Etiopia e India.
- Nel 2001 autorizzazione a svolgere pratiche adottive relative a minori stranieri da parte della Commissione per le A.I. con decreto AE/17/RIESAME/2000/CC/DEL 9 maggio 2001 per i seguenti Paesi Esteri: Colombia e Costa d’Avorio.
- Nel 2004 inserimento nel Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato -sezione provinciale di Milano - con il numero MI 246.
- Nel 2010 autorizzazione a svolgere pratiche adottive relative a minori stranieri da parte della Commissione per le A.I. con decreto 57/2010/AE/EST/TER del 11 maggio 2010 nelle Regioni Val d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Toscana.
Le strutture di accoglienza e le difficoltà istituzionali
La notizia del blocco era stata data a Natale. Oggi la comunicazione della marcia indietro del governo indiano. Ma proseguono le azioni a danno delle strutture di assistenza e accoglienza gestite dalle Missionarie della Carità: chiusi due centri per bambini orfani.
Si è risolta la questione del blocco dei fondi provenienti dall'estero per le Missionarie della Carità, fondate da Madre Teresa di Calcutta, che operano in India come ente di carità riconosciuto: il governo di Narendra Modi ha infatti deciso di rinnovare l’autorizzazione ad operare a livello economico e finanziario dopo che, come riferisce l’agenzia di stampa Ani, sono stati presentati “i documenti necessari”.
Il blocco era stato annunciato dalle autorità indiane a Natale. A fronte della buona notizia ce ne sono però altre due che dicono il clima di tensione presente nel Paese nei confronti della minoranza cristiana, spesso accusata dagli estremisti indù di fare proselitismo e di praticare conversioni forzate, ma che invece agisce per il bene della società con opere di carità senza fare discriminazioni o distinzioni castali.
La chiusura del centro di Kanpur
Le Missionarie della Carità sono state costrette a chiudere il loro orfanotrofio di Nirmala Shishu Bhavan, nello stato indiano dell’Uttar Pradesh.
La prima riguarda lo sfratto, deciso dalle autorità statali indiane, di un orfanotrofio gestito dalle suore di Madre Teresa a Kanpur, nello Stato settentrionale di Uttar Pradesh.
Alle religiose, infatti, non è stata rinnovata la concessione demaniale per il terreno su cui sorge la casa per i bambini, scaduta nel 2019.
Le autorità, che gestiscono i beni demaniali, avrebbero chiesto alle suore anche il pagamento di una multa per aver utilizzato la struttura negli ultimi due anni a concessione scaduta.
Una richiesta economicamente difficile da rispettare e che ha costretto le suore a rinunciare a percorrere le vie legali per contrastare la decisione statale e di consegnare la struttura, lo scorso 3 gennaio, al demanio.
Aperto nel 1968, esso era stato costruito su un terreno appartenente al ministero della Difesa indiano, e il cui contratto d’affitto era destinato a scadere nel 2019.
È però recentissima la notizia che il suddetto Dicastero ha dichiarato le religiose delle intruse, mettendole di fronte all’alternativa di pagare una multa oppure essere espulse.
Contro le suore di Madre Teresa è stata intrapresa una strada pericolosa”, commenta la notizia ad AsiaNews monsignor Gerald Mathias, vescovo di Lucknow, che afferma ancora: “Attaccano i cristiani perché sono una comunità che ama la pace. C’è solo da sperare che prevalga il buon senso e la situazione migliori”.
I bambini trasferiti
L’agenzia AsiaNews, riportando notizie pubblicate dall’Indian Catholic Forum, informa che negli ultimi 53 anni il centro ha accolto e dato in adozione 1500 bambini secondo le norme previste dalla legge.
Oltre che agli orfani, la struttura ha offerto aiuto anche a migliaia di poveri come lebbrosi, madri abbandonate, figli di migranti.
Solo negli ultimi cinque anni, le religiose hanno collocato più di 1.500 orfani in famiglie adottive: gli ultimi 11 bambini rimanenti, la maggior parte dei quali gravemente handicappati, sono stati trasferiti in altri centri.
Il caso dell’Istituto di St. Francis
Tuttavia, ad essere colpito non è solo il centro delle Missionarie della Carità di Kanpur. La polizia - questa la seconda notizia - il 6 gennaio scorso ha fatto irruzione anche nell’Istituto di St. Francis, sempre nello Stato di Uttar Pradesh, prelevando 44 bambini.
All’origine del provvedimento ci sarebbe, questa volta, una campagna denigratoria ancora degli estremisti indù secondo cui nel centro veniva servita carne bovina e venivano praticate conversioni forzate.
Il provvedimento sarebbe però stato bloccato al momento dall’Alta Corte locale e si attendono sviluppi.
A preoccupare è il destino dei bambini ospitati finora nell’Istituto che rischiano di essere costretti a spostarsi in altri luoghi per un’ospitalità di emergenza, nel freddo dell’inverno e in tempo di pandemia.
Il finanziamento estero e la licenza FCRA
La decisione è caduta pochi giorni dopo l’annuncio, a fine dicembre, del mancato rinnovo da parte del ministero dell’Interno indiano, della licenza che autorizzava le Missionarie della Carità a ricevere sovvenzioni provenienti dall’estero.
La loro domanda di rinnovamento di registrazione della loro licenza, in virtú del Foreign Contribution Regulation Act (FCRA), è stata respinta «poiché non soddisfaceva le condizioni di ricevibilità».
Suor Prema, la superiora della Congregazione, ha ritenuto più prudente recarsi davanti alle autorità per rimettere pacificamente le chiavi dell’infrastruttura.
Il 27 dicembre 2021, mentre si attendeva l’annuncio del rinnovamento della loro licenza da parte del governo indiano, suor Prema aveva annunciato, a mo’ di misura preventiva, che aveva domandato ai suoi centri di non toccare alcun conto relativo ai fondi esteri, «fino a quando il problema non sia risolto».
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