Pontificato di Clemente XII

Clemente XII, al secolo Lorenzo Corsini, fu il 246º vescovo di Roma e papa italiano, in carica dal 1730 alla morte, avvenuta il 6 febbraio 1740. Fu eletto il 12 luglio 1730, all’età di 78 anni, dopo un conclave durato quattro mesi, e venne consacrato il 16 luglio dello stesso anno.

Il suo pontificato fu caratterizzato dal tentativo di risanare le finanze dello Stato Pontificio, dalla repressione degli abusi del cardinale Coscia, da un vasto programma di opere pubbliche e da importanti interventi nella vita ecclesiale, tra cui la bolla In eminenti apostolatus del 28 aprile 1738, il primo decreto pontificio contro la massoneria.

Origini e formazione di Lorenzo Corsini

Lorenzo Corsini nacque a Firenze il 7 aprile 1652 da Bartolomeo, marchese di Sismano, Casigliano, Civitella, Laiatico e Orciatico, Castagnetolo, Tresana e Giovagallo, e da Elisabetta Strozzi, in una famiglia di riconosciuta nobiltà e di antica tradizione mercantile, che si era anche segnalata nel servizio della Chiesa.

Aristocratico fiorentino, figlio di Bartolomeo ed Elisabetta Strozzi, era stato avvocato e gestore delle finanze sotto i pontefici precedenti. Dopo i primi studi fatti nella città natale, dal 1677 li proseguì a Roma presso i gesuiti del Collegio Romano, sotto la protezione dello zio cardinale Neri Corsini.

Nel 1672 però il cardinale Corsini non poté rifiutare il vescovado di Arezzo, e pertanto il nipote Lorenzo preferì lasciar la città e trasferirsi a Pisa per seguirvi gli studi di diritto. Laureatosi in utroque iure nel 1675, il Corsini ritornò a Firenze.

Lorenzo studiò a Firenze e poi si trasferì a Roma, che era già nel suo destino. Tornò in Toscana e conseguì il dottorato in legge presso il Collegio dei Gesuiti di Pisa.

Forse - essendo egli il primogenito - la famiglia desiderava che si dedicasse alla cura del patrimonio domestico, ma, alla morte del padre, nel 1685, egli decise di intraprendere la carriera ecclesiastica sulle orme del fratello Ottavio, già divenuto chierico di Camera e in quello stesso anno governatore di Cesi.

Dopo la morte di questi e del padre, nel 1685, Lorenzo, all’epoca trentatreenne, sarebbe diventato il capo della famiglia Corsini. Egli invece rinunciò al suo diritto di primogenitura e acquistò da papa Innocenzo XI per 30.000 scudi, secondo le consuetudini dell’epoca, una posizione da prelato, dedicando il suo patrimonio all’allargamento della biblioteca ereditata dallo zio.

La carriera nella Curia romana

Giunto a Roma fornito di un assegnamento di 80.000 scudi, il Corsini acquistò il posto vacabile di reggente della Cancelleria e in seguito divenne referendario delle due Segnature; quindi alla fine del 1689 o all’inizio del 1690 comperò un luogo di chierico di Camera, che il 13 febbraio 1690 gli fruttò la nomina a presidente della Grascia.

Il 10 aprile 1690 Alessandro VIII lo nominò arcivescovo di Nicomedia, accordandogli la dispensa per non essere ancora sacerdote, e il 4 maggio assistente al soglio pontificio. Ricevuti gli ordini maggiori, il Corsini il 18 giugno fu consacrato vescovo dal cardinale Flavio Chigi e il 1º luglio venne designato dal papa nunzio apostolico a Vienna.

Ma la corte imperiale, già irritata con Roma per le non gradite nomine cardinalizie effettuate nel concistoro del 13 febbraio 1690, con la motivazione che la Santa Sede avrebbe dovuto sottoporle una lista di almeno tre candidati all’incarico con possibilità di scelta, rifiutò di accogliere il Corsini.

Questi perciò non entrò mai in carica e rimase a Roma, dove il 6 dicembre 1695 fu nominato tesoriere e collettore generale della Camera apostolica e commissario generale del Mare e il 9 dicembre sovrintendente di Castel Sant’Angelo.

Nel 1696 Corsini venne nominato tesoriere generale e governatore di Castel Sant’Angelo. Come tesoriere il Corsini si trovò a dover fronteggiare le spese di emergenza richieste dal conflitto con l’imperatore e dalla difesa di Comacchio.

Ciò richiese una imposizione straordinaria sulle Comunità dello Stato, che valse fra l’altro a intensificare il controllo dei bilanci da parte del Buon Governo e accelerare l’accentramento finanziario a spese di particolarismi e privilegi.

Il Corsini, come rispettato tesoriere generale, fu l’anima di molti provvedimenti che avrebbe seguitato come pontefice, prefigurando la possibilità di liberalizzare in parte il commercio dei grani, ma soprattutto limitando, invece, l’ingresso di merci che facessero concorrenza alle manifatture interne, con una lunga serie di bandi contro panni di lana, cuoiami, sete.

In questo senso può dirsi che sia stato consolidato definitivamente in quel periodo, anche in certi discorsi con pretese teoriche che circolavano in Curia e in tesoreria, il quadro di un mercantilismo spinto, spesso drammaticamente accentuato dalle spese di guerra e dalla mancanza di “numerario” nel paese, che seguitò per molti decenni.

La missione a Ferrara e la porpora cardinalizia

Con breve pontificio del 15 luglio 1704 il Corsini venne inviato come commissario a Ferrara per condurre un’inchiesta rivolta ad accertare presunte parzialità delle autorità militari pontificie in favore delle truppe francesi cui era stato consentito di occupare il territorio di Ficarolo, evacuato dagli Imperiali su richiesta della Santa Sede.

Egli in pochi mesi espletò la missione, resa delicata dalla circostanza che il principale accusato era il marchese Luigi Paulucci, fratello del segretario di Stato pontificio, con soddisfazione unanime riuscendo a placare il risentimento della corte di Vienna.

La sua fortuna aumentò durante il pontificato di papa Clemente XI, che impiegò il suo talento a corte e lo ricompensò con la berretta cardinalizia il 17 maggio 1706, mantenendo i suoi servigi come tesoriere pontificio.

Poco meno di due anni dopo, nel concistoro del 17 maggio 1706, il Corsini fu elevato alla porpora con il titolo presbiterale di Santa Susanna, che egli muterà il 16 dicembre 1720 in quello di San Pietro in Vincoli mantenuto fino alla nomina a cardinale vescovo di Frascati il 19 novembre 1725.

Conservò interinalmente la carica di protesoriere, finché non dette le dimissioni verso la metà del 1707, quando a Ferrara un suo subordinato fu fatto arrestare dal vicelegato; egli giudicò l’avvenimento come una manovra della Curia tesa a screditarlo e smise di frequentare il palazzo pontificio.

Per sanare questo contrasto, Clemente XI lo nominò il 9 settembre 1709 legato di Ferrara, ma il Corsini rifiutò l’incarico per poter rimanere a Roma, ove il 19 febbraio 1710 divenne camerlengo del Sacro Collegio e membro di varie congregazioni cardinalizie.

Biblioteca, cultura e attività ecclesiale

Frattanto il Corsini aveva iniziato una pregevole attività di bibliofilo e di animatore di iniziative culturali e artistiche. Aveva ereditato dallo zio Neri Corsini una notevole raccolta libraria, che già mentre era tesoriere poneva a disposizione degli studiosi nel palazzo di piazza Fiammetta.

Nel 1713 inaugurò le sale del palazzo Pamphili in piazza Navona, nuova residenza romana della famiglia, ove il 14 gennaio 1714 si riunì per la prima volta l’Accademia dei Quirini.

Tenne sempre aperto il palazzo per frequenti serate di dotta conversazione e specialmente la biblioteca che arricchì, consigliato dal dotto benedettino dom Malachia d’Inguimbert, di importanti codici antichi e moderni e di libri.

Molto importante fu l’acquisto nel 1728 della biblioteca del cardinale Gualtieri: fu questo il primo cospicuo nucleo della Biblioteca Corsiniana, arricchita notevolmente dopo il suo trasferimento, avvenuto quando era già papa, a cura del cardinale nipote Neri Corsini, nel palazzo già Riario, oltre Tevere, completamente rifatto e abbellito.

Sulla magnificenza della sua ospitalità le testimonianze concordano. A distanza di vari anni C. De Brosses ricordava: “étant Cardinal, il étoit le plus magnifique seigneur de Rome, et tenoit un plus grand état qu’aucun autre du Sacré Collège”.

Sotto il pontificato di Clemente XI, il Corsini fu chiamato a far parte di due congregazioni speciali: quella convocata il 28 settembre 1716 per decidere circa gli aiuti finanziari che la Santa Sede doveva prestare agli Stati cattolici impegnati nella guerra contro i Turchi in Ungheria e quella istituita nel marzo 1720 per processare il cardinale Alberoni.

Successivamente divenne protettore dell’Ordine dei frati minori osservanti, dei serviti, dei frati minori riformati e di varie istituzioni di carità, tra cui San Giacomo degli incurabili e l’Ospizio della Santissima Trinità.

Entrò anche a far parte delle Congregazioni ordinarie del Sollievo dell’arte agraria, del Sant’Uffizio e di Propaganda Fide; il 22 novembre 1726 fu eletto prefetto della Segnatura di giustizia.

I conclavi del 1721 e del 1724

Prima dell’elezione al pontificato partecipò ai due conclavi del 1721 e 1724. In entrambi figurò tra i papabili, ma gli nocque il fatto di essere suddito di uno Stato la cui dinastia regnante appariva prossima all’estinzione.

Nel primo, che portò all’elezione di Innocenzo XIII, gli furono più favorevoli gli zelanti e i cardinali legati alla corona imperiale, ma, quando il cardinale Ottoboni verso la metà di aprile patrocinò la sua elezione, il cardinale Rohan sollevò obiezioni, a nome del “partito francese”, per l’atteggiamento troppo favorevole assunto dal Corsini verso la bolla Unigenitus.

Nel conclave del 1724, la sua elevazione sembrò a un certo momento probabile, quando, dopo il fallimento della candidatura dell’Imperiali, il suo nome, sostenuto dall’Albani e dagli zelanti, non trovò una marcata opposizione nemmeno da parte dei cardinali “nazionali”; ma fu lui stesso a pregiudicare le proprie chances per l’intransigenza con cui respinse ogni patteggiamento.

Il carattere e il profilo personale

Per il periodo precedente al pontificato, cui ascese all’età di settantotto anni, ci rimane un ritratto delineato da un anonimo biografo: “Era ornato di molte virtù, specialmente della liberalità, della candidezza, e della giustizia, amante degli uomini dabbene senza bacchettoneria”.

Lo stesso ritratto lo descrive come “tenace della propria oppinione”, “indefesso nelle udienze”, “nemico dell’adulazione, ma suscettibile delle carezze, e di certe arti, di cui la sua sincerità non gli lasciava scuoprire la finzione”.

Era di ottima comprensione, e discernimento, ma non molto versato nelle scienze. Amava il gioco per divertimento, specialmente quello degli scacchi, in cui aveva pochi eguali, e meno superiori.

L’elezione di Clemente XII

Il conclave del 1730 fu agitato, sia a causa dell’indignazione popolare che circolava in città contro il cardinale Coscia per i suoi abusi, sia perché i partiti non erano chiaramente delineati.

La volontà delle potenze era rappresentata dai cardinali Bentivoglio per la Spagna, Cienfuegos per l’Austria, Polignac per la Francia, ma anche il re sardo aveva un suo gruppo di cardinali, che insieme con quelli austriacanti si opponevano a candidati toscani per paura che venissero toccati sia i recenti privilegi medicei e sabaudi sia le aspettative imperiali sul granducato.

Un’ala consistente di “zelanti” propose dapprima che si scegliesse il cardinal Imperiali, ma dopo aver raccolto ventidue voti questi venne escluso dal rappresentante spagnolo e da altri.

Dopo di allora le preferenze si orientarono successivamente verso i cardinali Ruffo, Davia, Corradini e Banchieri, ma senza esito.

In giugno infine l’azione di vari autorevoli intermediari sull’imperatore affinché questi non rifiutasse la candidatura di Lorenzo Corsini ebbe successo, con dispetto dei francesi: le ultime perplessità del Collegio cedettero e l’elezione avvenne unanime il 12 luglio 1730.

Seguirono i tradizionali festeggiamenti e l’assunzione da parte del nuovo papa di un nome con cui si ricordava quello dell’Albani, che lo aveva designato a suo tempo alla porpora.

VoceDato
Nome secolareLorenzo Corsini
Nome pontificaleClemente XII
Luogo di nascitaFirenze
Data di nascita7 aprile 1652
Elezione al pontificato12 luglio 1730
Consacrazione16 luglio 1730
Fine del pontificato6 febbraio 1740
PredecessoreBenedetto XIII
SuccessoreBenedetto XIV
Durata del pontificato9 anni, 6 mesi e 25 giorni
Luogo di sepolturaBasilica di San Giovanni in Laterano

La riorganizzazione della Curia

Fra i primi atti di Clemente XII, dopo quelli rituali, vi fu la nomina a suo segretario di Stato del cardinale A. Banchieri, morto il quale nel settembre 1733 fu chiamato il Firrao, e a segretario alla Consulta di Domenico Rivera.

Mentre i nipoti Bartolomeo e Neri Corsini ebbero cariche di minor spicco, quest’ultimo, creato cardinale l’11 dicembre 1730, acquistò peso nelle decisioni pubbliche via via che gli impedimenti del papa aumentavano.

Nel complesso dimostrò sempre maggior interesse per gli affari temporali piuttosto che per quelli di Chiesa e di religione, che pur urgevano, e rispetto ai quali la sua opera fu più che altro di transizione.

Il risanamento delle finanze pontificie

Le sue prime mosse come papa furono indirizzate a ripristinare le finanze dello Stato. Clemente XII chiese la restituzione di alcune somme da parte dei ministri che avevano abusato della confidenza del suo predecessore.

Sotto papa Benedetto XIII, le finanze degli Stati Pontifici erano state consegnate nelle mani del cardinale Coscia e di altri membri della Curia, che le avevano lasciate in cattive condizioni.

A gravi provvedimenti il papa fu indotto per prima cosa dalle pendenze lasciate dal cardinale Coscia e dal suo gruppo cosiddetto “beneventano”: li affidò fin dall’8 agosto 1730 a una Congregazione de nonnullis, formata da porporati autorevoli.

Il 1º dicembre si avviò formalmente la causa penale, ma pochi mesi dopo, nonostante il divieto pontificio, l’imputato si rifugiò a Napoli sotto la protezione dell’imperatore, il 31 marzo 1731.

Questa insubordinazione gli costò il sequestro di tutti i benefici e prebende il 23 aprile 1731 e l’intimazione di peggiori censure, fino alla minaccia di interdetto e di scomunica il 12 e il 28 maggio.

Così, dopo ulteriori polemiche anche pubbliche, tergiversazioni e condanne, l’anno dopo il Coscia decise di consegnarsi alle autorità romane, finché il 9 maggio 1733, per sollecitazione diretta del papa, si giunse alla sentenza.

Considerate le malversazioni, estorsioni, falsificazioni, nonché le disobbedienze alle intimazioni pontificie, egli fu condannato a dieci anni di prigione, alla confisca degli illeciti arricchimenti, alla scomunica e all’allontanamento dal Sacro Collegio.

Il principale colpevole, il cardinale Coscia, venne multato pesantemente e condannato a dieci anni di prigione. Delibere severe, che trovarono eco favorevole nei più zelanti ambienti di Curia, ma soprattutto fra la popolazione romana.

Il “caso Coscia” rammentava anche amaramente quali fossero, negli anni Trenta, le condizioni della finanza pontificia e, con essa, dell’economia e dell’amministrazione dello Stato.

Il precedente pontificato aveva visto aggravarsi, per la corruzione e il particolarismo così come per l’aumento sconsiderato delle spese, un deficit già cronico; Clemente XII avrebbe fatto molto per superarlo, ma la distruttiva guerra che presto attraversò i suoi domini non permise un durevole risanamento, già di per sé problematico.

Le finanze pontificie vennero migliorate anche attraverso il ripristino del lotto nel 1732, che era stato soppresso dalla severa moralità di Benedetto XIII.

A chi gli rimproverò la scelta, obiettò che gli introiti sarebbero serviti per opere pubbliche e opere di carità. Ben presto riuscì a versare nelle casse del tesoro una somma annua che ammontava a quasi mezzo milione di scudi.

Il programma edilizio e artistico

Le nuove entrate permisero a Clemente XII di intraprendere il vasto programma di costruzioni per il quale viene principalmente ricordato, ma che non fu mai in grado di vedere.

Una competizione per la maestosa facciata di San Giovanni in Laterano, forse più signorile che ecclesiastica, venne vinta dall’architetto Alessandro Galilei e fu completata nel 1735.

Clemente fece erigere in quell’antica basilica una magnifica cappella, dedicata a un suo parente del XIII secolo, Sant’Andrea Corsini.

Fece restaurare l’Arco di Costantino e costruire il palazzo governativo della “Consulta”, sul colle Quirinale.

Fece costruire il Palazzo della Consulta alla pendice meridionale del colle Quirinale, che oggi ospita la sede della Corte Costituzionale della Repubblica.

Acquistò dal cardinale Albani, per 60.000 scudi, una famosa collezione di statue, iscrizioni e altro e la aggiunse alla Galleria del Campidoglio.

Pavimentò le vie di Roma e le strade che portavano in città, oltre ad ampliare il Corso. Diede il via ai lavori per la Fontana di Trevi, uno dei più noti monumenti di Roma, con il suo trionfale barocco.

La commissione della sua opera più importante avvenne quando indisse il concorso per la realizzazione di una fontana monumentale in piazza di Trevi.

Partecipò anche Luigi Vanvitelli, ma vinse Nicola Salvi, che realizzò la Fontana di Trevi, uno dei simboli di Roma.

Facciata di San Giovanni in Laterano

L’acquedotto di Vermicino e la fontana

Tra i vari interventi realizzati durante il suo pontificato, c’è il completamento dell’acquedotto di Vermicino, con la costruzione ad opera di Luigi Vanvitelli della Fontana di Vermicino nel 1731.

Con Luigi Vanvitelli tornò a collaborare per l’acquedotto di Vermicino con la Fontana di Vermicino, che si può ammirare nel comune di Frascati, luogo in cui era stato vescovo.

Il porto di Ancona e le vie di comunicazione

Durante il suo pontificato venne ampliato il porto di Ancona, che venne dichiarato porto franco.

Clemente XII chiamò Luigi Vanvitelli a progettare e seguire i lavori nel porto di Ancona, cosa che il celebre architetto fece con grande efficacia, prolungando il molo costruito dall’imperatore Traiano e realizzando una grande isola artificiale pentagonale.

Sull’isola Vanvitelli costruì una struttura polifunzionale, sia lazzaretto, sia opera di protezione militare, sia frangiflutti.

Per i lavori di rifacimento convocò Luigi Vanvitelli, che prolungò il molo costruito dall’imperatore Traiano e realizzò l’Arco Clementino, ideale ingresso al porto.

In seguito a questi lavori lo Stato della Chiesa ebbe un ottimo sbocco sull’Adriatico; Clemente XII, come già l’imperatore Traiano quasi sedici secoli prima, aveva nuovamente dato a Roma uno sbocco marittimo verso l’Oriente.

Il porto di Ancona venne poi collegato alla capitale con una strada che ancora oggi è detta via Clementina. Clemente XII pensò anche a collegare Roma al porto di Ancona, la porta verso l’Oriente.

Fece costruire la Strada Clementina, che, incrociando la via Flaminia, raggiungeva Ancona.

Verso il Mediterraneo occidentale utilizzò come porto di Roma lo scalo di Civitavecchia. Con l’ampliamento dei due porti Roma si proponeva nuovamente, come nell’antichità classica, centro del Mediterraneo.

Porto di Ancona e mole Vanvitelliana

Bonifiche e opere territoriali

Fece prosciugare le paludi malariche della Chiana, vicino al Lago Trasimeno.

Il programma di opere pubbliche si collegava al tentativo di migliorare le comunicazioni, favorire gli scambi e rafforzare il controllo amministrativo del territorio pontificio.

Le difficoltà politiche dello Stato Pontificio

Dal punto di vista politico però, questo non fu un periodo di successi per l’autorità pontificia tra i poteri secolari d’Europa.

Quando fallì il tentativo da parte delle forze pontificie di catturare l’antica e indipendente Repubblica di San Marino, Clemente XII disconobbe l’azione arbitraria del suo legato, cardinale Alberoni, ripristinando l’indipendenza dello Stato.

Egli ritirò inoltre le pretese pontificie sui ducati di Parma e di Piacenza.

La politica ecclesiale

Nelle questioni ecclesiastiche, Clemente XII emanò la bolla In eminenti apostolatus, pubblicata il 28 aprile 1738, primo decreto pontificio contro la massoneria.

La bolla In eminenti apostolatus specula condannò la massoneria, scomunicando tutti coloro che vi aderivano.

Nel 1732 Clemente XII pubblicò la costituzione apostolica Apostolatus officium, nella quale si definiscono diritti e doveri dei cardinali nel conclave.

Clemente XII aveva assistito a troppi cambi di diaconia ed era determinato a interrompere tale mercimonio.

Già nel 1731 ritirò i privilegi alle confraternite tedesche e belghe.

Giansenismo, canonizzazioni e rapporti con le Chiese orientali

Clemente XII canonizzò San Vincenzo de’ Paoli e procedette con vigore contro i giansenisti francesi.

Lavorò per la riunione della Chiesa cattolica con quella ortodossa, ricevette il patriarca della Chiesa copta e persuase il Patriarca armeno a rimuovere l’anatema contro il Concilio di Calcedonia e papa Leone I.

Papa Clemente XII aprì ad altre confessioni, aprendo un dialogo con gli ortodossi copti e con gli apostolici armeni.

Inviò Giuseppe Simone Assemani a oriente, con il duplice scopo di continuare la sua ricerca di manoscritti e di presiedere come legato sul concilio nazionale dei Maroniti.

Il battesimo del principe marocchino

Nel 1733 giunse a Roma il principe ‘Abd ar-Rahman, nipote del re del Marocco, deciso a convertirsi al cristianesimo.

Nella cerimonia di battesimo, il padrino del principe fu lo stesso Clemente XII.

I cardinali creati da Clemente XII

Durante il suo pontificato Clemente XII creò 35 cardinali in 15 concistori.

Tra le nomine vi furono il nipote Neri Maria Corsini, Alessandro Aldobrandini, Girolamo Grimaldi, Bartolomeo Massei, Bartolomeo Ruspoli, Vincenzo Bichi, Sinibaldo Doria, Giuseppe Firrao il Vecchio, Antonio Saverio Gentili e Giovanni Antonio Guadagni.

Furono inoltre creati cardinali Troiano Acquaviva d’Aragona, Agapito Mosca, Domenico Riviera, Marcello Passari, Giovanni Battista Spinola, Pompeo Aldrovandi, Serafino Cenci, Pietro Maria Pieri, Giacomo Lanfredini e Giuseppe Spinelli.

Nel concistoro del 19 dicembre 1735 fu creato cardinale Luigi Antonio di Borbone-Spagna, infante di Spagna.

Nel concistoro del 20 dicembre 1737 furono creati cardinali Tomás de Almeida, Henri-Osvald de la Tour d’Auvergne de Bouillon, Joseph Dominikus Franz Kilian von Lamberg, Gaspar de Molina y Oviedo, Jan Aleksander Lipski, Raniero d’Elci e Carlo della Torre di Rezzonico.

Carlo della Torre di Rezzonico, uditore della Sacra Rota Romana, fu poi eletto papa con il nome di Clemente XIII il 6 luglio 1758.

Negli ultimi concistori furono creati cardinali Domenico Silvio Passionei e Silvio Valenti Gonzaga.

La morte e la sepoltura

Clemente XII morì a Roma il 6 febbraio 1740, all’età di 87 anni, dopo un pontificato durato 9 anni, 6 mesi e 25 giorni.

La sua maestosa tomba si trova a San Giovanni in Laterano, mentre un cenotafio si trova nella Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini.

La Biblioteca Corsiniana, la facciata di San Giovanni in Laterano, la Fontana di Trevi, il Palazzo della Consulta, il porto di Ancona e numerose altre opere ricordano l’attività di un pontefice che, nonostante l’età avanzata e la progressiva cecità, intervenne a lungo negli affari dello Stato e nella vita della Chiesa.

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