La missione contemporanea non è più definita soltanto dal trasferimento di missionari dall’Europa verso altri continenti: ogni chiesa locale è missionaria per natura e anche l’Europa è diventata un territorio nel quale il Vangelo deve essere annunciato, vissuto e testimoniato in un contesto secolarizzato, multiculturale e multireligioso. In questa prospettiva, le culture dei missionari sono una risorsa per comprendere la missione come incontro, scambio e responsabilità condivisa.
Il missionario che opera in Europa è chiamato a vivere l’interculturalità, a prepararsi a nuove forme di servizio e a confrontarsi con realtà religiose e sociali differenti. La presenza di missionari provenienti dall’Africa, dall’Asia e da altri Paesi contribuisce al rinnovamento delle congregazioni e suggerisce nuovi modi di concepire la missione nel continente europeo.
La missione oltre i confini geografici
A partire dagli anni sessanta si è parlato molto della comprensione della missione. La missione si può concepire come il proclamare, servire e testimoniare il regno d’amore, di salvezza e di giustizia di Dio.
Prima del Vaticano II la missione era definita geograficamente con l’area primaria d’invio in missione costituita da Europa occidentale, Nord America e Australia. I popoli che ricevevano la missione vivevano fondamentalmente nel resto del mondo, e venivano indicati come “le missioni”.
Durante la seconda guerra mondiale in Francia venne pubblicato un opuscolo che asseriva come la stessa Francia fosse diventata terra di missione. Il Concilio Vaticano II parla della missione in termini di missione di Dio (Missio Dei) che non può essere limitata e confinata entro limiti territoriali umanamente definiti.
Siccome la chiesa universale è missionaria per natura, ogni chiesa particolare o locale (diocesi o conferenza di diocesi) è ugualmente missionaria per natura (cf. Ad Gentes 2). Già negli anni settanta, Walbert Bühlmann annunciava “la venuta della terza Chiesa”, mentre Karl Rahner interpretava il Concilio Vaticano II come un evento comparabile solo con il “Concilio di Gerusalemme”, perché è stato lì che la Chiesa Cattolica per la prima volta è apparsa come chiesa universale.
E mentre la chiesa è progredita molto in questo suo cammino per diventare una chiesa universale, le chiese locali europee si devono confrontare con nuove realtà e devono combattere nuove sfide. L’affermazione degli anni quaranta “La Francia è una terra di missione”, nel frattempo è stata accettata, e molti oggi definirebbero nello stesso modo la maggior parte del vecchio continente “cristiano” d’Europa.
L’Europa come campo di missione
Documenti, sia a livello locale che universale, ci danno un’idea non solo delle complesse realtà della missione ma anche della grande varietà delle risposte ed idee missionarie. Negli anni novanta Ecclesia in Europa presentò le sfide missionarie che devono affrontare anche le persone consacrate: domanda di nuove forme di spiritualità, secolarismo e consumismo in crescita, multiculturalità e multireligiosità facenti ormai parte dell’Europa, nuove forme di povertà e di emarginazione.
Nel 2004 i vescovi tedeschi pubblicarono il documento “La vostra salvezza fra le nazioni” sulla missione della chiesa universale in cui presentano la “nuova” comprensione della missione e le sue conseguenze per la loro chiesa locale: “La Chiesa è parte integrante della missione di Dio, che ha assunto forma storica in Gesù Cristo ed è ispirata dallo Spirito Santo. Questa missione che emana da Dio, mira a stabilire il regno di Dio. Questo è ciò che la Chiesa deve testimoniare nel nostro paese e in tutto il mondo”.
Già nel precedente rapporto “Tempo di semina” si era cercato di illustrare come la chiesa tedesca potesse essere missionaria nel proprio paese. Per lungo tempo, il messaggio cristiano era stato assunto e diffuso dall’Europa nel mondo intero.
“Oggi noi sappiamo che tutte le chiese locali radicate nelle proprie culture hanno un mandato missionario che esse stanno effettivamente compiendo. Per questa ragione, come tedeschi e come europei, dobbiamo chiederci quali sfide siamo chiamati ad affrontare nel mondo globalizzato e nella Chiesa Universale. L’attività missionaria nella nostra nazione e nella comunità delle nazioni può crescere solo se è condivisa, e si arricchirà vicendevolmente nello scambio fra l’esperienza delle chiese locali e i paesi del sud in particolare. Quanto più noi apriamo i nostri occhi, cuori e mani alla Chiesa Universale fra le nazioni, tanto più copiosamente saremo ricompensati e rafforzati nella fede come individui e come congregazioni”.
Insieme agli altri cristiani i vescovi affermano che “il compito più importante delle chiese in Europa è la comune proclamazione del Vangelo sia in parole che in opere, per la salvezza di tutti”.
Dal cristianesimo europeo al cristianesimo globale
Nel suo saggio per l’”Atlante del Cristianesimo Globale”, Kirsteen Kim si dilunga a scrivere sui missionari e sull’Europa. Con l’eccezione delle Chiese Ortodosse Orientali di Africa e Asia, nel 1910 le Chiese cristiane nel mondo erano dirette da europei o da discendenti di europei.
Pochi, se ce n’erano, immaginavano che solo mezzo secolo dopo gli imperi, che avevano agevolato le missioni europee, sarebbero crollati e che nel 2010 la stessa Europa sarebbe stata definita “campo di missione”. Il mutamento maggiore da Edimburgo 1910 è la trasformazione nella percezione dell’Europa come continente d’invio in campo di missione, e di conseguenza l’assunzione di responsabilità per la missione da parte delle chiese locali.
In quella che è riconosciuta come una società post-cristiana, le chiese dell’Europa occidentale hanno cercato nuove vie per accostarsi a una generazione estranea alla chiesa. L’ottimismo missionario e religioso dei tempi di Edimburgo 1910 si basava sul presupposto che l’Europa occidentale e la Russia avrebbero continuato ad essere i centri della cristianità.
Ambedue crollarono in fretta durante gli anni che seguirono il 1917 di fronte al comunismo e alla secolarizzazione, ma il cristianesimo, anziché declinare, sperimentò una rinascita religiosa ed emerse come religione globale. Nel 1893 l’80% di coloro che professavano la fede cristiana vivevano in Europa e Nord America, mentre alla fine del ventesimo secolo il 60% viveva in Africa, Asia, America Latina e nel Pacifico.
Fino a poco tempo fa, il cristianesimo era percepito come una religione europea e nordamericana ed identificata quasi esclusivamente con la civiltà occidentale. “Il cristianesimo ha iniziato il ventesimo secolo come una religione occidentale, e proprio come la religione occidentale; e l’ha concluso come una religione non-occidentale e in via di diventare progressivamente sempre più tale”.
Ora, all’inizio di questo nuovo millennio, il cristianesimo non è solo in prevalenza una religione non-occidentale ma ampiamente pluralista e diversificata. Questo cambiamento demografico nel cristianesimo, causato dal movimento missionario, ha creato oggi due nuove realtà: un occidente post-cristiano e un cristianesimo post-occidentale.

Secolarizzazione e marginalità della fede
Lo storico Callum Brown nel suo libro The Death of Christianity in Britain descrive come il cristianesimo in Inghilterra sia stato spinto in una spirale verso il basso ai margini della società: Un numero inaudito di inglesi, a partire dagli anni sessanta, non ha più frequentato la chiesa, ha cessato di essere praticante, non si è più sposato in chiesa e non ha più battezzato i propri figli.
Nel frattempo i figli, le due generazioni che sono cresciute negli ultimi trent’anni del ventesimo secolo, hanno cessato di andare a scuola la domenica, di frequentare le classi per ricevere la confermazione o la prima comunione, e nel corso della vita sono entrati raramente, se mai l’hanno fatto, in una chiesa per pregare.
Il ciclo, che per così tanti secoli aveva legato la gente in modo più o meno stretto alle chiese e ai punti di riferimento morali cristiani, è stato interrotto in modo definitivo negli anni sessanta. Da allora, la gente, un tempo religiosa, ha completamente abbandonato il cristianesimo organizzato immergendosi improvvisamente in una condizione veramente secolare.
La fede cristiana è diventata marginale e irrilevante nella costruzione della realtà in cui la popolazione inglese è impegnata. In Gran Bretagna solo circa un milione dei ventisei milioni della Chiesa d’Inghilterra segue le funzioni della domenica.
La Chiesa perde 1500 persone ogni settimana e non solo chi sta ai margini ma anche leader e gente impegnata in essa da venti o trent’anni. Un nuovo genere di letteratura cristiana durante l’ultima decade tratta solo del perché la gente abbandoni la chiesa.
Per quanto tempo può credere una persona senza appartenere a una determinata comunità? E allora parecchie di queste persone vanno a finire nelle nuove chiese che stanno emergendo. Quanto si dice del Regno Unito vale anche per le altre nazioni dell’Europa occidentale.
Pluralismo religioso e nuove forme di ricerca
Le iniziative missionarie oggi incontrano la doppia sfida di una crescente secolarizzazione e di una privatizzazione della religione. A prima vista, la secolarizzazione sembra dominare il campo.
Il declino della spiritualità collegata alla chiesa appare, in Germania per esempio, nella partecipazione alle funzioni domenicali. La partecipazione regolare è diminuita considerevolmente nelle ultime decadi.
Molte persone in Germania - sia cattoliche che protestanti - stanno lasciando le chiese mentre si è sviluppato nel contempo un mercato di idee religiose e filosofiche, che indica una rinascita religiosa ambivalente e che costituisce per le chiese una sfida altrettanto grande quanto la secolarizzazione.
Nuove forme di religiosità, gruppi carismatici e pentecostali stanno entrando in Europa e attraggono le persone. Non c’è solo un crescente pluralismo di religioni, ma anche un crescente pluralismo all’interno del cristianesimo.
La modernizzazione e il mutamento della cultura non conducono necessariamente alla fine della religione, ma spesso a una nuova ricerca delle origini e delle sorgenti della propria identità, di nuove forme di comunità e di valori orientativi. Gli sforzi missionari della chiesa del momento presente devono prendere in considerazione la nuova situazione religiosa delle persone.
Le culture dei missionari e l’interculturalità
Nel 2008 nella Zona europea dell’SVD si è fatta un’indagine tra i missionari provenienti da paesi extraeuropei. Incaricato dell’indagine fu P. Waldemar Wesoly, un polacco.
Esaminando il questionario preparato da P. Waldemar e le relative risposte, come pure i risultati emersi da incontri e assemblee in diverse province europee che trattavano dell’indagine fra confratelli non - europei in Europa, siamo indotti a prendere atto della nuova realtà dell’SVD in Europa e di alcuni mutamenti di paradigma nella comprensione della missione e, nel contempo, ci rendiamo conto di essere parte dello sviluppo generale che sta avvenendo nella chiesa e nel mondo odierno.
Non siamo isolati, ma essendo una congregazione religiosa, missionaria, internazionale stiamo partecipando alla stessa sorte di molte altre congregazioni e dobbiamo cogliere le opportunità e affrontare le sfide derivanti da tali sviluppi.
Questa riflessione si vuole focalizzare su due importanti temi: Missione e Missionari. Di che genere di missione parliamo se guardiamo all’Europa di oggi? E come dobbiamo concepire il missionario qui da noi?
La Società del Verbo Divino nel contesto missionario
Con i sui 6.102 membri del 2007 la Società del Verbo Divino si colloca al settimo posto fra le maggiori congregazioni religiose maschili della chiesa cattolica e al primo posto tra congregazioni missionarie ad gentes.
| Congregazione | 1961 | 1991 | 2007 |
|---|---|---|---|
| Gesuiti SJ | 34.687 | 24.028 | 21.147 |
| Francescani OFM | 26.151 | 19.038 | 16.958 |
| Salesiani SDB | 20.545 | 17.606 | 16.056 |
| Cappuccini OFM cap. | 16.624 | 11.805 | 11.321 |
| Benedettini OSB | 11.500 | 9.014 | 7.995 |
| Frat. Sc. Cristiane FSC | 17.432 | 8.285 | 6.487 |
| Verbiti SVD | 5.345 | 5.707 | 6.102 |
| Domenicani OP | 9.737 | 6.775 | 6.005 |
| Redentoristi CssR | 8.956 | 6.179 | 5.730 |
| Frati Maristi FMR | 8.974 | 5.896 | 4.867 |
Istituti missionari ad gentes nella chiesa cattolica
| Posizione | Istituto | Membri |
|---|---|---|
| 1 | Verbiti SVD | 6.138 |
| 2 | Oblati M. Imm. OMI | 4.760 |
| 3 | Spiritani CSSp | 3.005 |
| 4 | Comboniani MCCJ | 2.218 |
| 5 | Miss. d´Africa M Afr | 2.068 |
| 6 | Miss. Scheut CICM | 1.220 |
| 7 | Miss. Consolata | 1.010 |
| 8 | Soc. Miss. Africane SMA | 1.004 |
| 9 | Miss. Saveriani SX | 877 |
| 10 | PIME | 567 |
Composizione della SVD
| Categoria | Numero |
|---|---|
| Padri | 3999 |
| Scolastici | 1078 |
| Fr. laici voti perpetui | 624 |
| Voti tempor | 90 |
| Novizi | 347 |
| Totale | 6138 |
La presenza femminile nella missione
La Congregazione Serve dello Spirito Santo SSpS (statistica 2007) conta 3.391 professe, 149 novizie e 110 postulanti.
La Congregazione delle Serve dello Spirito Santo di Adorazione Perpetua SSpSAP conta 347 professe, 13 novizie e 7 postulanti.
Il missionario in una Chiesa universale
Il cristianesimo sta forse perdendo per sempre l’occidente, il cuore antico della cristianità? Kenneth Ross si esprime nei termini seguenti: “Si può facilmente sostenere che pare proprio essere una caratteristica del cristianesimo che nel momento in cui la sua antica dimora europea sta divenendo inospitale, si metta in viaggio per nuovi lidi e sia abbracciato dai popoli dei grandi continenti del sud del mondo su vasta scala.
Secondo questa analisi potrebbe ben succedere che l’Europa moderna condivida la sorte degli antichi centri d’influenza cristiana come il Nord Africa o la Turchia, che hanno nutrito la fede nei primi secoli, ma che oggi sono largamente privi della presenza cristiana.”
Ma c’è un’altra possibilità: è anche possibile che la vitalità sperimentata in tutto il sud diventi contagiosa. In altre parole, se il cristianesimo sta diventando prevalentemente non occidentale, allora ciò che avviene in Africa, Asia e America Latina avrà un’influenza crescente sul modo in cui il cristianesimo si verrà configurando nel mondo intero.
Qualcosa del genere si può già sperimentare nell’odierna SVD europea. Il numero dei missionari provenienti dal sud in Europa, la nostra stessa indagine e la maggior parte di molte delle esperienze concrete con confratelli provenienti dall’Africa e dall’Asia dimostrano che essi sono la sorgente non solo del rinnovamento della nostra congregazione, ma anche delle nuove idee e dei nuovi modi di concepire la missione nell’Europa odierna!
Chiese e intercultura
Preparazione e orientamenti missionari
La nuova situazione europea richiede una preparazione dei missionari capace di integrare esperienza spirituale, attenzione culturale e capacità di dialogo. Missionari che vivono l’inter-culturalità devono confrontarsi con le differenze di lingua, provenienza, sensibilità religiosa e contesto sociale.
La missione in Europa non può essere separata dalla missione universale. Le chiese locali radicate nelle proprie culture hanno un mandato missionario e possono arricchirsi vicendevolmente nello scambio fra le esperienze delle diverse regioni del mondo.
La missione è quindi legata alla capacità di ascoltare le persone, riconoscere la pluralità delle loro ricerche e testimoniare il Vangelo sia nelle parole sia nelle opere. In un continente segnato da secolarizzazione, pluralismo religioso, nuove forme di povertà e multiculturalità, l’interculturalità dei missionari diventa una componente essenziale della presenza cristiana.
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