Il chiostro dell’Abbazia della Vangadizza si trova in Via Cigno, 109, a Badia Polesine, nel centro storico del paese. È l’elemento architettonico più interessante e suggestivo dell’antico complesso monastico, oggi di proprietà del Comune di Badia Polesine.
Il chiostro risale al 1200, ha pianta trapezoidale e si raggiunge attraversando un arco gotico in cotto del 1400. Il portico è coperto a vele, sostenute da pilastri in cotto, mentre la loggia superiore fu abbellita nel 1400 con colonnette in marmo di Verona.

Dove si trova e come raggiungerlo
L’Abbazia della Vangadizza sorge nel centro storico di Badia Polesine, in un’area appartata con un grande parco ombroso. All’Abbazia di S.M. della Vangadizza, ci si può arrivare da Via Cigno, la via dell’unico cinema di Badia Polesine, oppure da piazzale Carlo Alberto dalla Chiesa, un’ampia zona verde e ben curata.
L’indirizzo del complesso è Via Cigno, 109 - 45021 Badia Polesine (RO). L’ampia piazza sulla quale si affaccia l’Abbazia era occupata, in epoca medievale, da una vasta area cimiteriale che fa supporre una continuità nella destinazione d’uso della stessa, già dall’epoca tardoantica e romana.
Informazioni per la visita
| Informazione | Dettaglio |
|---|---|
| Luogo | Abbazia della Vangadizza |
| Indirizzo | Via Cigno, 109 - 45021 Badia Polesine (RO) |
| Orario indicato | Dalle ore 10:00 alle ore 12:00 |
| Prenotazione | NO |
| Numero di posti | Massimo 50 persone |
| Costo | Offerta libera |
| Responsabile | Paolo Aguzzoni |
Si consiglia di verificare la corrispondenza degli orari di apertura contattando direttamente la struttura. Le informazioni disponibili indicano inoltre che l’attività comprende una visita o una presentazione dalle ore 10:00 alle ore 12:00, con un numero massimo di 50 partecipanti.
La storia dell’Abbazia della Vangadizza
La nascita dell’abbazia della Vangadizza viene generalmente connessa alle cospicue donazioni del marchese Almerico di Mantova e di sua moglie Franca, l’ultima delle quali, e l’unica di sicura datazione, fu una disposizione del 6 dicembre 954, fatta dalla signora Franca, ormai vedova.
In questa disposizione la basilica di Santa Maria, che si trova presso l’Adige in località “Vedre”, risulta appena ricostruita, mentre non si sa molto altro della precedente e più modesta chiesa. Altre donazioni le fa Ugo di Toscana, con l’avallo dei re d’Italia Berengario II e Adalberto: nella donazione del 30 maggio 961 si parla per la prima volta di un abate e in quella del 29 maggio 993 si parla di un monastero benedettino in costruzione.
L’Abbazia della Vangadizza ha origini verso la metà del X secolo quando gli Estensi chiamarono a Badia i Benedettini ai quali trasferirono diversi loro possedimenti che avevano in loco. Non c’è una data precisa di fondazione del monastero ma sappiamo, dalle prime donazioni, che si può fissare prima dell’anno Mille.
Imperatori, tra cui Federico I Barbarossa e Federico II di Svevia, papi, nobili e signori l’hanno coperta di privilegi, donazioni e protezioni. Il monastero dipendeva direttamente dal papa perché aveva ottenuto il privilegio Nullius diocesis.
Dai Benedettini ai Camaldolesi
Il lavoro dei monaci benedettini fu importantissimo per la bonifica delle terre d’intorno e per restituire forza alle attività economiche. Già nella prima metà del 1200 ai Benedettini regolari succedettero i Camaldolesi, che ressero le sorti del monastero fino alla sua soppressione.
Alla Vangadizza era connessa giuridicamente l’altra Abbazia Camaldolese nella zona, Carceri d’Este. “Vangadizza” deriva dall’iniziale bonifica del territorio, paludoso per le numerose esondazioni dell’Adige: la bonifica era effettuata con le vanghe, donde il toponimo; “Carceri” è la denominazione delle “cellette” dei camaldolesi provenienti da San Michele di Murano che riunitisi fondarono il monastero.
Nel XV secolo, il periodo di maggior splendore del monastero, l’abbazia aveva giurisdizione su vastissimi territori polesani ed anche bolognesi, veronesi e padovani. Il borgo su cui sorgeva assunse il nome di “Terra di Badia”, da cui Badia e molto più tardi Badia Polesine.
Un centro religioso, agricolo ed economico
La Vangadizza e le parrocchie ad essa soggette non appartenevano a nessuna diocesi; l’abbazia infatti godeva del privilegio di “nullius diocesis” e l’abate che la governava rispondeva direttamente al Papa. Silvestro II nel 1001 attribuì all’abate della Vangadizza il titolo di vescovo e quindi diede vita alla diocesi vangadiciense.
L’Abbazia non fu soltanto un luogo religioso ma anche una grande potenza economica. Fra il 1500 e il 1600 l’Abbazia della Vangadizza era quella con il maggior potere economico fra quelle della terraferma della Serenissima Repubblica di Venezia.
Particolare attenzione viene posta alla posizione geografica della Vangadizza posta sull’Adige e sull’Adigetto, alla sua realtà come azienda agricola e non solo al ruolo religioso, seppure importante, visto che è stata diocesi dall’anno 1001 al 1789.
Era una specie di città fortificata protetta da canali d’acqua tra il grande fiume Adige ed il canale artificiale Adigetto, e vi si accedeva solamente attraverso tre ponti. Gli Estensi arrivarono in questa terra attraverso quello che era considerato l’autostrada del tempo: l’Adige.
Il chiostro: struttura e caratteristiche architettoniche
Oggi del grande complesso monastico è possibile vedere il chiostro, che risale al 1200, a pianta trapezoidale, al quale si accede da un arco gotico in cotto del 1400. Il portico è coperto a vele, sostenute da pilastri in cotto.
Nel 1400 il chiostro viene restaurato e la loggia superiore abbellita con colonnette in marmo di Verona. Al centro del chiostro è conservata un’elegante vera da pozzo in marmo bianco.
Certamente il chiostro è l’elemento architettonico più interessante e suggestivo dell’Abbazia. Entrati, non si può non ammirare la loggia superiore aggiunta nel 1400 con colonnette in marmo di Verona.
Dal chiostro, attraverso un elegante portale in marmo rosso di Verona si accede al refettorio e attraversata la porta di fronte ci si trova nel giardino dell’Abate, così definito nella vecchia cartografia, dal quale si giunge nella piazza della Vangadizza, un ampio spazio davanti all’ex chiesa dell’Abbazia della Vangadizza.

Il refettorio, il giardino dell’Abate e la piazza
Attraverso un elegante portale in marmo rosso di Verona, si accede al refettorio ed al giardino dell’Abate, dove d’estate si tengono gli spettacoli all’aperto. Il giardino dell’Abate conduce nella piazza della Vangadizza, lo spazio antistante a ciò che resta della chiesa abbaziale.
Nell’attesa di poter vivere tutti gli spazi dell’antico monastero, si può continuare a godere di un’aria dal sapore antico e potente che si respira in piazza della Vangadizza, antistante a quel che resta della chiesa di Santa Maria della Vangadizza.
L’ex chiesa dell’Abbazia
Della chiesa oggi rimangono i soli muri perimetrali poiché la chiesa è stata demolita nel 1836 durante il periodo di proprietà francese. Della chiesa, invece, rimangono i soli muri perimetrali, la cappella laterale dedicata alla “Beata Vergine della Vangadizza” e il campanile.
Sul lato breve di fronte all’ingresso rimangono i resti delle tre antiche absidi: a sinistra si trovava l’altare e la tomba di San Teobaldo, patrono della città, a destra l’altare del Santo Crocifisso con le reliquie dei Santi Primo e Feliciano e al centro l’altare maggiore.
Dal 2000 tutta l’area dell’ex chiesa è interessata da una campagna di scavo archeologico. L’ampia piazza sulla quale si affaccia l’Abbazia era occupata, in epoca medievale, da una vasta area cimiteriale.
La cappella della Beata Vergine della Vangadizza
Rimane invece ancora integra la cappella laterale dell’ex chiesa dedicata alla Beata Vergine della Vangadizza, costruita nel XV secolo. Di particolare interesse sono gli stucchi dei pennacchi della cupola e i dipinti a fresco del catino dell’abside eseguiti dal pittore bresciano Filippo Zaniberti (1585-1636).
Gli affreschi rappresentano i miracoli della Vergine. La cappella costituisce uno dei principali elementi superstiti dell’antica chiesa abbaziale, insieme ai muri perimetrali e al campanile.
Il campanile e i reperti di epoca romana
Risparmiato dalla demolizione anche il campanile, la cui parte inferiore è costruita con materiale di recupero romano. Ben visibile è l’ara posta a fondamenta del campanile stesso, con il raffinato bassorilievo della “baccante” del I secolo d.C.
Ne sono una prova molti materiali romani di reimpiego come, ad esempio, un’ara funeraria di età augustea, a forma di parallelepipedo, sul cui unico lato visibile è scolpito un bassorilievo con la raffigurazione della danza orgiastica di una menade, collocata alla base della torre campanaria.
I sarcofagi degli Estensi
Nella piazza antistante sono presenti due sarcofagi che custodiscono le spoglie di Alberto Azzo II d’Este e della moglie Cunegonda di Altdorf, capostipiti degli Estensi. Questi sepolcri sono stati riutilizzati nel XI secolo per dare degna sepoltura ad Alberto Azzo II d’Este e alla moglie Cunegonda di Altdorf, capostipiti degli Hannover, famiglia dalla quale discendono gli attuali regnanti inglesi.
Ai lati dell’antico portale di accesso all’Abbazia della Vangadizza sono rimasti due sarcofagi, provenienti dal mondo romano, quello a sinistra, e dalla civiltà longobarda, quello a destra. I documenti storici attestano che quello a sinistra contiene le spoglie di Azzo II d’Este, l’altro la sua prima consorte Cunizza, morta prematuramente.
Da Azzo discendono gli Estensi d’Italia e la dinastia regnante d’Inghilterra. Nella piazza antistante la chiesa, due sarcofagi custodiscono le spoglie degli Estensi benefattori e capostipiti degli Hannover, famiglia dalla quale discendono gli attuali regnanti inglesi.
Intorno al 2016 sono state effettuate esplorazioni per accertare il contenuto attuale delle due tombe; per non recare alcun danno l’ispezione archeologica è avvenuta con l’inserimento di sonde appropriate, sfruttando piccolissime fessure dei reperti.
La fine del monastero e le trasformazioni successive
I Camaldolesi ressero l’importante abbazia fino alla soppressione, disposta con decreto napoleonico del 1810. Pochi anni prima, alla fine del 1700 durante la dominazione francese in Italia, la Vangadizza era divenuta proprietà privata di un cittadino francese, perdendo la sua funzione di luogo di culto.
Resterà di proprietà straniera fino ai primi anni del 1980, quando sarà acquistata dall’Amministrazione Comunale di Badia Polesine. Dal 1985 è di proprietà del Comune di Badia Polesine, che da alcuni anni sta portando avanti un importante intervento di riqualificazione degli spazi interni del monastero.
La chiesa è stata demolita nel 1836 durante il periodo di proprietà francese, mentre il chiostro, la cappella laterale, il campanile, il giardino dell’Abate e parte degli spazi dell’antico monastero hanno mantenuto la loro riconoscibilità.
Il Sodalizio Vangadiciense e la memoria storica
Il Sodalizio Vangadiciense, fondato nel 1970, custodisce una fetta importante dell’archivio della Vangadizza ed è sempre disponibile a raccontare la storia dell’ex monastero. Vi lavorano studiosi, archivisti e storici locali.
Le fonti principali per ricostruire la storia del monastero sono il manoscritto del monaco don Severo Senesi, nato a Badia Polesine verso il 1550, a cui seguono altri due codici. Il “codice Picinalli” arriva a descrivere gli avvenimenti dell’abbazia fino al 1702.
Il “codice d’Espagnac” è un testo sul quale si avvicendano varie mani di monaci fino al 1789, anno della soppressione del monastero. Attraverso la documentazione del Sodalizio Vangadiciense è possibile seguire la storia dell’Abbazia dai primi documenti fino alle trasformazioni moderne.
Documenti e attività di divulgazione
Con l’ausilio di diapositive verrà illustrata la storia dell’Abbazia della Vangadizza di Badia Polesine dai primi documenti dell’anno 954 alla sua fine, nel 1789, all’arrivo di Napoleone Bonaparte nel 1797 sino all’acquisto da parte del Comune di Badia Polesine nel 1985.
Sarà possibile prendere visione di documenti antichi come alcune pergamene datate 954, 961, 996 e 1219. La documentazione permette di approfondire il ruolo religioso, economico, agricolo e territoriale dell’abbazia.
Particolare attenzione verrà posta ai legami non solo nazionali ma anche internazionali dei suoi “protettori”, visto che fra questi ci sono Azzo II d’Este e la moglie Cunizza d’Altdorf Baviera, considerati i capostipiti della casa regnante d’Inghilterra e sepolti davanti alla Vangadizza.
Personaggi e cultura nell’antico monastero
Dentro al monastero hanno operato filosofi, musicisti e personaggi di grande cultura. Da questo luogo è uscito pure un Papa: Pietro Ottoboni, divenuto Papa nel 1689 con il nome di Alessandro VIII.
Il monastero rappresentò per secoli un centro di potere, cultura e prestigio. La sua storia conserva quindi aspetti religiosi, politici, economici, agricoli, artistici e archeologici.
Il complesso oggi
Oggi del grande complesso monastico è possibile vedere il chiostro, la cappella laterale dell’ex chiesa dedicata alla Beata Vergine della Vangadizza, il campanile, i resti dei muri perimetrali della chiesa, la piazza e i sarcofagi degli Estensi.
Dal 1985 il complesso è di proprietà del Comune di Badia Polesine, che sta portando avanti un importante intervento di riqualificazione degli spazi interni del monastero dove, secondo i programmi, oltre alla sede del Sodalizio vangadicense, sarà ospitata la biblioteca civica con ampio spazio dedicato ai bambini.
Il chiostro resta il punto più riconoscibile e suggestivo della visita: la pianta trapezoidale, l’arco gotico in cotto, il portico voltato, la loggia con colonnette in marmo di Verona e la vera da pozzo in marmo bianco restituiscono l’immagine di uno dei principali nuclei superstiti dell’antica Abbazia della Vangadizza.
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