Isaia fu un profeta vissuto a Gerusalemme nella seconda metà dell’VIII secolo a.C., durante i regni di Ozia, Iotam, Acaz ed Ezechia. Dio lo mandò a parlare a un popolo infedele e peccatore, annunciando il giudizio sul male, invitando al pentimento e rivelando la fedeltà e la salvezza del Signore.
Il nome Isaia significa “il Signore è salvezza”, un concetto che si riflette nei suoi scritti. Forse la parte più importante degli scritti di Isaia è la sua testimonianza del Santo d’Israele, il Messia promesso, motivo per cui Isaia viene spesso chiamato “il profeta messianico per eccellenza” e “l’Evangelista dell’Antico Testamento”.

Chi era Isaia e quale missione ricevette da Dio
Il libro di Isaia contiene gli scritti e le profezie di Isaia, un profeta vissuto a Gerusalemme nella seconda metà dell’VIII secolo a.C. Isaia visse in un periodo di malvagità diffusa e di turbolenze politiche. L’Impero assiro era la potenza politica più dominante e minacciosa dei suoi tempi.
La sua missione si svolse durante il regno di quattro sovrani: Ozia, Iotam, Acaz ed Ezechia. Isaia, figlio di Amoz, esercitò il ministero profetico rivolto a Giuda, a Gerusalemme e nelle zone circostanti durante quei regni.
Durante gli ultimi 40 anni dell’VIII secolo a.C., il profeta Isaia alimentò la speranza del popolo di Giuda nel momento in cui il regno del Nord stava per cadere sotto l’Assiria. La sua visione profetica andava però ben oltre quei tempi difficili.
Le sue parole di speranza offrivano conforto a una popolazione futura, a coloro che sarebbero stati dopo la caduta di Gerusalemme e la deportazione dei suoi abitanti; promettevano la liberazione dalla prigionia e la restaurazione della loro città santa.
Il significato del nome Isaia
Isaia significa “il Signore è salvezza” ed è simile ai nomi Giosuè, Eliseo e Gesù. Il nome Isaia (“Geova è salvezza”) rappresentava il potere di Gesù Cristo di salvare il suo popolo.
Isaia viene citato spesso in altri libri delle Scritture, più di qualsiasi altro profeta dell’Antico Testamento. Isaia è citato direttamente nel Nuovo Testamento oltre 65 volte, molto più di qualsiasi altro profeta dell’Antico Testamento, e menzionato per nome oltre 20 volte.
La chiamata di Isaia nel tempio
Il primo evento databile della vita di Isaia si riferisce «all’anno in cui morì re Ozia», intorno al 742 a.C., quando sembra che Isaia fosse ancora giovane. Recatosi al tempio per il culto, ebbe un’improvvisa, straordinaria visione di Dio seduto in trono.
La manifestazione divina era così grandiosa che solo i lembi del mantello di Dio riempivano il pur vasto tempio. Scoprendo di essere testimone di una riunione in cui Dio si intratteneva con ospiti celesti e consapevole che un essere profano non poteva sopravvivere a una simile magnificenza, Isaia esclamò: «Ohimè! […] i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti!».
Immediatamente un serafino con tre paia di ali venne in suo aiuto e gli mise sulle labbra un carbone ardente preso dall’altare. Purificato da ogni colpa e peccato terreno, Isaia poteva così assistere al divino consesso.
E quando il Signore chiese chi sarebbe stato il suo messaggero, Isaia, senza un momento di esitazione, si offrì volontario: «Eccomi, manda me!». Dio accettò la sua offerta, ma lo avvertì che avrebbe dovuto portare il messaggio a un popolo duro d’orecchio.
Isaia chiese per quanto tempo sarebbe durata quella situazione e ricevette una risposta poco incoraggiante: «Finché non siano devastate le città, senza abitanti […] e la campagna resti deserta e desolata».
I serafini sono esseri angelici che servono alla corte di Dio. Le ali dei serafini sono un simbolo del loro potere di muoversi o agire.
Un messaggero mandato a un popolo indurito
La traduzione dei versetti 9-10 fa sembrare che a Isaia fosse stato detto di profetizzare in modo tale da indurire il cuore del popolo e renderlo spiritualmente sordo e cieco.
Alcuni studiosi pensano che questi versetti descrivano la condizione spirituale del popolo in quel momento, mentre altri credono che siano una profezia di come il popolo avrebbe reagito al messaggio di Isaia.
Un’altra possibilità è che il Signore stesse dicendo a Isaia di trasmettere il suo messaggio in modo che quelli con il cuore duro non capissero, ma quelli che erano spiritualmente pronti potessero comprendere.
In realtà, raramente durante l’intero suo ministero Isaia vide accolti i suoi sermoni e sperimentò la profonda consapevolezza che le profezie, che egli stesso aveva registrato per sé in «un libro sigillato», sarebbero riuscite incomprensibili alla maggior parte della sua generazione, eccetto poche eccezioni, tra cui soprattutto re Ezechia.
Nondimeno, a dispetto della delusione per la tiepida accoglienza ottenuta dal suo messaggio, Isaia parlò sempre con fiducia di un’epoca futura in cui «gli orecchi di chi sente staranno attenti».
Il contesto storico: Giuda, Israele e l’Assiria
Isaia visse quando l’Impero assiro si stava rapidamente espandendo e costituiva una minaccia per i regni vicini. Molte delle profezie di Isaia parlano del pericolo che l’Assiria rappresentava sia per il Regno settentrionale di Israele che per il Regno meridionale di Giuda.
L’Assiria cominciò a emergere come nuova potenza internazionale sotto Tiglat-Pileser, nel tempo in cui Iotam era re. Durante il suo regno Giuda iniziò altresì a scontrarsi con Israele e con la Siria a nord.
Durante il regno di Acaz, Israele e la Siria strinsero alleanza per combattere la crescente minaccia assira da est, ma Acaz rifiutò di far entrare Giuda nell’accordo. Per questa ragione i vicini del nord minacciarono di detronizzarlo, generando un conflitto.
Colto dal panico, Acaz chiese aiuto al re assiro e questi venne prontamente in suo soccorso, saccheggiando Gaza, conducendo la Galilea e Galaad in cattività e occupando infine Damasco.
L’alleanza con l’Assiria portò Acaz a introdurre un altare pagano nel tempio di Salomone. Durante il suo regno l’Assiria conquistò Samaria, capitale del regno del Nord, e condusse molti fra i più eccellenti uomini di Israele in cattività.
Isaia e il re Acaz
Nel 735 a.C. l’Impero assiro si stava espandendo velocemente e rappresentava una minaccia crescente per i regni vicini. Tra questi c’erano il Regno settentrionale di Israele, conosciuto anche come Efraim, e il regno di Siria, conosciuto anche come Aram.
Di conseguenza il re Peca del Regno settentrionale e il re Rezin della Siria formarono un’alleanza per difendere i loro regni dall’Assiria. Esortarono il re Acaz del Regno meridionale a unirsi a loro, ma questi rifiutò.
Per vendicarsi, Peca e Rezin attaccarono il regno di Acaz, con l’intenzione di sostituirlo con un sovrano che si sarebbe unito alla loro alleanza. Fu durante questo periodo che Isaia profetizzò al re Acaz.
Dio mandò Isaia da Acaz con un messaggio: «Fa’ attenzione e sta’ tranquillo, non temere e il tuo cuore non si abbatta per quei due avanzi di tizzoni fumosi».
Isaia promise ad Acaz che se fosse rimasto saldo, Dio lo avrebbe liberato dalla minaccia di Israele e della Siria. Per dimostrare che la sua parola era veritiera, il profeta si offrì di dare ad Acaz un segno.
Il segno dell’Emmanuele
Isaia disse ad Acaz e al popolo di Giuda di fidarsi del Signore per liberarsi dagli eserciti di Peca, re d’Israele, e Rezin, re di Siria. Inoltre, disse ad Acaz di non chiedere aiuto all’Assiria.
Per rafforzare la fede di Acaz nella profezia, il Signore gli diede un segno: «Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e gli porrà nome Emmanuele».
La parola ebraica tradotta con “giovane” può semplicemente significare una giovane donna in età da marito. Il Signore assicurò ad Acaz che prima che questo bambino raggiungesse la maturità, Peca e Rezin sarebbero stati distrutti.
Nonostante il consiglio di Isaia, Acaz decise di chiedere aiuto all’Assiria. Di conseguenza, Giuda finì sotto il controllo assiro.
La profezia di Isaia iniziò ad avverarsi nel 732 a.C., quando l’Assiria distrusse l’alleanza tra Peca e Rezin e conquistò Damasco in Siria e parti del regno di Israele.
Al di là del suo contesto storico immediato, la profezia di un Emmanuele ha un significato più profondo. Il Vangelo di Matteo la identifica come una profezia della nascita di Gesù Cristo dalla vergine Maria.
Il nome Emmanuele vuol dire “Dio con noi”. «Poiché un fanciullo ci è nato, un figlio ci è stato dato».
I nomi dei figli di Isaia come segni profetici
Isaia disse: «Ecco me e i figli che l’Eterno mi ha dato; noi siamo dei segni e dei presagi in Israele». I nomi di Isaia e dei suoi figli avevano un significato simbolico che serviva a ricordare le profezie di Isaia al popolo.
Maher-Shalal-Ash-Baz, “per precipitarsi al bottino, affretta il saccheggio”, preannunciava la distruzione che il popolo avrebbe affrontato se avesse continuato a perseverare nella malvagità.
Scear-Iashub, “il rimanente tornerà”, indicava il ritorno finale di Israele nella terra promessa e l’alleanza eterna di Dio. Il nome Isaia, “Geova è salvezza”, rappresentava il potere di Gesù Cristo di salvare il suo popolo.
Isaia era sposato e aveva due figli, i cui nomi avevano un alto valore simbolico: “Sear-Iasub”, “un residuo tornerà”, e “Maher-Shalal-Hash-Baz”, “affrettate il saccheggio, presto al bottino”.
La profezia della grande luce e del bambino promesso
In Isaia 8:23 Isaia profetizza di un periodo di “angoscia” e “oscurità”. Probabilmente si riferiva alle invasioni assire del Regno settentrionale di Israele avvenute nel 732 a.C.
Queste invasioni rappresentavano una minaccia significativa per il Regno settentrionale, così come per il Regno meridionale di Giuda. Nonostante questi pericoli, Isaia profetizzò l’arrivo di “una gran luce” e la nascita di un bambino che avrebbe portato pace e giustizia.
Nel contesto immediato, questa profezia potrebbe riferirsi alla nascita del re Ezechia. Quando Ezechia divenne re di Giuda, portò la luce spirituale al popolo aiutandolo ad allontanarsi dall’idolatria e ad affidarsi al Signore.
Durante il regno di Ezechia, gli abitanti di Gerusalemme riuscirono miracolosamente a evitare la distruzione per mano degli Assiri.
Più di ogni altra cosa, tuttavia, è Gesù Cristo il compimento divino e supremo della profezia di Isaia. Lui è la grande luce che siederà per sempre sul “trono di Davide” come Re dei re.
«Il dominio poserà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace».
La profezia sull’Assiria
In Isaia 10 Isaia predice la distruzione dell’Assiria. L’Assiria era una potenza dominante che alla fine conquistò il Regno settentrionale di Israele e ne disperse la popolazione.
L’Assiria rappresentava anche una grave minaccia per il Regno meridionale di Giuda. Isaia profetizzò che l’esercito assiro avrebbe invaso Giuda e fece anche una lista delle città che sarebbero state prese.
Poi descrisse l’esercito che si avvicinava a Gerusalemme, avanzando al punto da “[agitare] il pugno” contro la città. Nonostante Gerusalemme fosse sul punto di essere distrutta, Isaia disse che il Signore sarebbe intervenuto per salvare il suo popolo.
Paragonò l’Assiria a una foresta di alberi che sarebbe stata abbattuta. Un adempimento di questa profezia si ebbe durante il regno di Ezechia, quando un esercito di 185.000 assiri minacciò di distruggere Gerusalemme.
Tuttavia, prima che gli Assiri iniziassero il loro attacco, il Signore mandò una piaga sull’accampamento assiro e Gerusalemme fu miracolosamente risparmiata. Diversi decenni dopo, l’Assiria fu conquistata da Babilonia e cessò di esistere come impero.
Ezechia, il re che ascoltò Isaia
Ezechia, figlio e successore di Acaz, fu coreggente con il padre dal 727, e dal 715 al 687 a.C. governò da solo. Sorprendentemente egli aveva una visione politica opposta a quella del padre e fu l’unico sovrano che seguì il messaggio di Isaia.
Nonostante qualche tendenza filobabilonese che Isaia disapprovava, Ezechia si distinse tra quasi tutti gli altri sovrani dell’Antico Testamento come un re che ascoltava i profeti e seguiva la Legge del Signore.
Ezechia si adoperò con determinazione per distruggere gli elementi della religione cananea che compromettevano la fede del popolo eletto. Riprendendo la politica più neutrale di Ozia e di Iotam, nel 705 ruppe completamente con l’Assiria.
Consolidò le difese attorno a Giuda e costruì uno spettacolare tunnel per garantire il rifornimento di acqua alla città di Gerusalemme nell’eventualità fosse presa d’assedio.
Isaia, Ezechia e l’assedio di Gerusalemme
Il pericolo più grave Ezechia lo dovette affrontare quando fu minacciato dalle forze assire di Sennacherib, nel 701. Isaia lo esortò a resistere e a confidare nel Signore.
Quando sentì quelle parole, il re Ezechia si strappò le vesti, si coprì di sacco e andò nella casa di Geova. Poi mandò i suoi servitori dal profeta Isaia, figlio di Amoz.
Ezechia disse: “Questo è un giorno di afflizione, di rimprovero e di disonore, perché i figli stanno per nascere, ma non c’è la forza per partorire”. Chiese a Isaia di innalzare una preghiera in favore di quelli che erano scampati.
Isaia rispose: “Questo è ciò che Geova dice: ‘Non aver paura a motivo delle parole che hai sentito, le parole con cui i servitori del re d’Assiria mi hanno insultato’”.
Sennacherib mandò nuovamente messaggeri a Ezechia per intimidirlo e per mettere alla prova la sua fiducia in Dio. Il re d’Assiria ricordò le nazioni che i suoi antenati avevano distrutto e domandò: “E tu pensi di salvarti?”.
Ezechia prese le lettere dalle mani dei messaggeri e le lesse, dopodiché salì alla casa di Geova e le stese davanti a Geova. E si mise a pregare Geova.
“O Geova degli eserciti, Dio d’Israele, che siedi sul tuo trono al di sopra dei cherubini, tu solo sei il vero Dio di tutti i regni della terra. Tu hai fatto i cieli e la terra”.
“Porgi il tuo orecchio, o Geova, e ascolta. Apri i tuoi occhi, o Geova, e guarda. Senti tutte le parole che Sennacherib ha mandato a dire per insultare te, l’Iddio vivente”.
“Ma ora, Geova nostro Dio, salvaci dalla mano di Sennacherib, perché tutti i regni della terra sappiano che tu solo, o Geova, sei Dio”.
ezechia ie isaia gridarono al cielo, e l'ETERNO rispose e fece uccidere sennacherib dai suoi PROPRI
La liberazione di Gerusalemme
Quindi Isaia, figlio di Amoz, mandò a dire a Ezechia: “Questo è ciò che Geova, l’Iddio d’Israele, dice: ‘Visto che mi hai pregato riguardo a Sennacherib, re d’Assiria, queste sono le parole che Geova ha pronunciato contro di lui’”.
“Chi hai insultato e offeso? Contro chi hai alzato la voce e il tuo sguardo arrogante? Contro il Santo d’Israele!”.
“Non hai sentito? L’ho deciso molto tempo fa. Da giorni lontani l’ho preparato. Ora lo realizzerò. Ridurrai città fortificate in desolati mucchi di rovine”.
“Ma io so bene quando ti siedi, quando esci e quando entri, e quando ti adiri contro di me, perché la tua rabbia contro di me e il tuo assordante rumore sono giunti ai miei orecchi”.
“Ti metterò il mio uncino al naso e il mio morso fra le labbra, e ti farò tornare per la via per la quale sei venuto”.
“Pertanto questo è ciò che Geova dice riguardo al re d’Assiria: ‘Non entrerà in questa città, né vi tirerà una freccia, né l’affronterà con uno scudo, né innalzerà contro di essa una rampa d’assedio’”.
“Tornerà per la via per la quale è venuto; non entrerà in questa città”, dichiara Geova. “Difenderò questa città e la salverò per amore di me stesso e per amore del mio servitore Davide”.
E l’angelo di Geova uscì e uccise 185.000 uomini nell’accampamento degli assiri. La mattina presto, coloro che si alzarono videro tutti i cadaveri.
Allora Sennacherib, re d’Assiria, partì e tornò a Ninive, dove rimase. E mentre si inchinava nel tempio del suo dio Nisròc, i suoi figli Adrammèlec e Sarèzer lo uccisero con la spada.
La “mano distesa” del Signore
La frase “e, con tutto ciò, la sua ira non si calma, e la sua mano rimane distesa” ricorre più volte nei primi capitoli di Isaia. In ogni occorrenza la frase è legata alla punizione dei malvagi.
Isaia usò questa frase per sottolineare che, poiché le punizioni passate non avevano portato Israele al pentimento, la mano di Dio sarebbe rimasta tesa in giudizio.
Questi passaggi potrebbero anche mostrare che le mani e le braccia tese del Signore sono usate per descrivere la Sua misericordia.
Il messaggio di Isaia contro il peccato
Isaia 1 riassume un tema caro a Isaia: quando il popolo di Dio infrange la sua alleanza, perde le benedizioni e la protezione del Signore. Ma quando torna a Lui, Egli lo perdona e lo benedice oltre misura.
Isaia denunciò l’infedeltà del popolo, il vuoto ritualismo, l’ingiustizia sociale, la corruzione dei capi e l’idolatria. Il Signore rimproverò coloro che praticavano il culto senza abbandonare il male delle loro azioni.
“Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova”.
Il profeta condannò il vuoto ritualismo dei suoi giorni e l’idolatria in cui tanti erano caduti. La lingua e le opere del popolo erano contro il Signore e offendevano lo sguardo della sua maestà.
Scarlatto, porpora, neve e lana: il simbolo del perdono
Isaia paragonò i peccati di Israele allo scarlatto e al porpora, colori rossi che derivano da varie tinture. Supplicò il suo popolo di “lavarsi” e purificarsi.
Testimoniò che i loro peccati scarlatti e porpora potevano diventare “bianchi come la neve” e “come la lana”. Queste immagini potenti ci ricordano che i peccati di chi si pente possono essere lavati e resi bianchi tramite il sangue dell’Agnello.
La tintura scarlatta di cui si parla nell’Antico Testamento non era solo intensa, ma anche permanente; il che significava che il colore acceso restava sulla lana e che non sarebbe scolorito a prescindere dal numero di volte in cui sarebbe stata lavata.
Satana brandisce questo ragionamento come una clava: la lana bianca, se macchiata di scarlatto, non potrà mai tornare bianca. Ma Gesù Cristo dichiara: «Le mie vie sono più alte delle vostre vie»; e il miracolo della Sua grazia consiste nel fatto che, quando ci pentiamo dei nostri peccati, il Suo sangue scarlatto ci fa tornare puri.
La vigna del Signore
Isaia ricorre a immagini capaci di colpire l’immaginazione del popolo. «Canterò per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna», scrive Isaia.
Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino.
Egli aspettò che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi. “Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi?”.
La vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele; gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi.
La vigna rappresenta Giuda; e il Signore lascerà che venga devastato come punizione per l’infedeltà del popolo.
Le “figlie di Sion” e la promessa di protezione
La maggior parte degli studiosi pensa che l’espressione figlia di Sion al singolare si riferisca al popolo di Gerusalemme e di Giuda. La forma plurale, “figlie di Sion”, compare solo poche volte nell’Antico Testamento.
Potrebbe avere un significato diverso dalla forma singolare, riferendosi forse specificamente alle donne di Gerusalemme o agli abitanti sia del Regno settentrionale che del Regno meridionale.
A prescindere dal significato specifico, la descrizione che Isaia fa delle figlie di Sion mostra che l’orgoglio e l’arroganza erano diventati caratteristiche del popolo.
Isaia profetizzò che il Signore avrebbe alla fine lavato via “le brutture delle figlie di Sion”. Invece di abbandonare Israele senza nessuno che si prendesse cura di loro, Dio avrebbe continuato a onorare la Sua alleanza con loro.
Isaia profetizzò che il Signore sarebbe stato in mezzo a Israele come fonte di protezione e come rifugio negli ultimi giorni.
Il monte della casa dell’Eterno
La profezia di Isaia ha molteplici adempimenti. Nel suo significato letterale si riferisce al momento in cui il Signore costruirà il Suo tempio a Gerusalemme negli ultimi giorni e persone di tutte le nazioni verranno lì per adorarLo.
I profeti degli ultimi giorni hanno detto tuttavia che questa profezia fa anche riferimento alla restaurazione della Chiesa di Gesù Cristo e alla costruzione dei templi in tutto il mondo.
“Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno tutte le genti”.
“Verranno molti popoli e diranno: ‘Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri’”.
“Da Sion uscirà la legge”
La frase “da Sion uscirà la legge, e da Gerusalemme la parola dell’Eterno” usa una figura retorica ebraica chiamata parallelismo, dove due versi esprimono la stessa idea usando parole diverse.
In tutto l’Antico Testamento, la parola Sion è usata come sinonimo di Gerusalemme e del monte del tempio. La profezia di Isaia dice che negli ultimi giorni la parola del Signore e la Sua sacra legge usciranno da Gerusalemme, dove sarà costruito il tempio.
La profezia di Isaia può anche riferirsi alla Nuova Gerusalemme, che sarà costruita nel continente americano e da cui Cristo regnerà durante il Millennio.
L’antica Gerusalemme diverrà una città santa dove dimorerà il Signore e donde si diffonderà la Sua parola a tutte le genti. Analogamente, nel continente americano, sarà edificata la città di Sion, o Nuova Gerusalemme, e la legge di Dio uscirà anche da essa.
La pace promessa alle nazioni
Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci.
Una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore.
Il “tronco di Isai” e il rampollo
Il libro di Isaia contiene molte profezie sul casato d’Israele e sulla sua restaurazione negli ultimi giorni. Il “tronco di Isai” e il rampollo che ne è spuntato appartengono alla grande linea delle promesse messianiche legate alla casa di Davide.
La profezia sul rampollo richiama la rinascita della dinastia davidica. Gesù Cristo è presentato come il compimento della promessa fatta alla casa di Davide e come il Re destinato a portare giustizia e pace.
Le profezie messianiche di Isaia
Forse la parte più importante degli scritti di Isaia è la sua testimonianza del Santo d’Israele, il Messia promesso. Il presidente Jeffrey R. Holland ha scritto: “Sotto ogni punto di vista, Isaia è il profeta messianico per eccellenza dell’Antico Testamento e, in quanto tale, egli è la voce profetica più incisiva di questo libro”.
Quando Gesù Cristo risorto visitò i Nefiti e i Lamaniti nelle Americhe, disse: “Vi do un comandamento di scrutare diligentemente queste cose; poiché grandi sono le parole di Isaia”.
Il libro di Isaia parla della nascita del Liberatore e ne descrive le opere, fino alla Passione e alla morte. Il testo centrale del libro di Isaia è l’impareggiabile capitolo 53, che ritrae Cristo come l’Agnello immolato di Dio.
| Riferimento | Adempimento nella vita di Cristo |
|---|---|
| Isaia 7:14 | Nascita di Cristo dalla vergine Maria |
| Isaia 8:14-15 | Gesù, sasso d’inciampo e pietra di scandalo |
| Isaia 9:1-2 | Arrivo di Gesù nella regione di Zabulon e Neftali |
| Isaia 9:5 | Nascita dell’Emmanuele |
| Isaia 11:1 | Rinascita della dinastia davidica |
| Isaia 40:3-5 | Predicazione di Giovanni il Battista |
| Isaia 42:1-3 | Battesimo di Cristo, trasfigurazione e condotta durante la prima venuta |
| Isaia 42:7 | Guarigione della cecità fisica e liberazione dalla prigionia spirituale |
| Isaia 50:6 | Gesù riceve percosse e sputi |
| Isaia 53:4 | Gesù guarisce i malati come simbolo del farsi carico del peccato |
| Isaia 53:7 | Gesù è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo |
| Isaia 53:9 | Gesù è completamente innocente rispetto alle accuse mosse contro di lui |
| Isaia 61:1-2 | Il ministero di Gesù alla sua prima venuta |
La duplice valenza delle profezie
Molte delle profezie di Isaia hanno una duplice valenza, nel senso che i suoi messaggi trovarono compimento già a quel tempo, ma furono al tempo stesso prefigurazioni o anticipazioni di eventi che avrebbero avuto luogo molto più tardi.
Il libro di Isaia contiene numerose profezie che sembrano avere molteplici adempimenti. Uno sembra interessare il popolo ai tempi di Isaia o le circostanze della generazione successiva.
Un altro significato, spesso simbolico, sembra riferirsi a eventi nel meridiano dei tempi. Ancora un altro significato o adempimento della stessa profezia sembra riferirsi agli eventi che riguardano la seconda venuta del Salvatore.
Il fatto che molte di queste profezie possano avere significati molteplici sottolinea quanto è importante che ricerchiamo la rivelazione dello Spirito Santo affinché ci aiuti a interpretarle.
Il libro di Isaia e la restaurazione d’Israele
Isaia ha parlato molto del casato d’Israele e della sua restaurazione negli ultimi giorni. Le sue parole di speranza promettevano la liberazione dalla prigionia e la restaurazione della città santa.
Il Signore non ha sostituito la storica nazione di Israele con una presunta “nuova Israele”. Isaia si sofferma a lungo sulla fedeltà di Dio verso Israele e sull’impossibilità che egli respinga il popolo che ha creato e scelto.
La nazione di Israele è scolpita “sulle palme” delle sue mani e le sue mura sono sempre davanti ai suoi occhi. Egli è obbligato dalle sue stesse parole ad adempiere le promesse fatte, cioè a ricondurre il popolo a sé e a benedirlo in quel giorno futuro.
La struttura del libro di Isaia
Il libro di Isaia può essere diviso in grandi sezioni che seguono il movimento dal giudizio alla salvezza e dalla rovina alla restaurazione.
| Capitoli | Contenuto principale |
|---|---|
| Isaia 1-12 | La chiamata di Isaia, il suo messaggio di avvertimento e le profezie sulla distruzione e la restaurazione di Giuda e Israele |
| Isaia 13-23 | Le profezie dei giudizi di Dio sulle nazioni malvagie e una visione della futura importanza di Israele |
| Isaia 24-35 | Altre profezie di giudizio e distruzione |
| Isaia 36-39 | Narrazione storica dell’invasione assira di Gerusalemme, della malattia di Ezechia e dell’ambasciata babilonese |
| Isaia 40-48 | Promesse di liberazione per i giudei esiliati a Babilonia |
| Isaia 49-59 | Profezie sui servitori di Dio, tra cui il Messia, che avrebbe portato la salvezza a Israele |
| Isaia 60-66 | Promesse della restaurazione finale di Israele, della seconda venuta di Gesù Cristo e del Suo regno millenario |
Giudizio e salvezza nel libro di Isaia
La prima grande parte del libro presenta il giudizio su Giuda e Gerusalemme, i peccati sociali del popolo, gli intrighi politici, gli oracoli contro le nazioni e le profezie sulla redenzione di Israele.
Isaia condanna coloro che confidano nei carri e nei cavalli, le alleanze politiche con l’Egitto, il formalismo religioso, l’ingiustizia e i progetti nascosti a Dio.
La parte storica racconta il tentativo di Sennacherib di impossessarsi di Gerusalemme, la malattia e la guarigione di Ezechia e l’ambasciata babilonese a Gerusalemme.
La seconda grande parte annuncia la salvezza: la liberazione dalla cattività, la consolazione degli esuli a Babilonia, le sofferenze del Servo del Signore, la redenzione compiuta dal Servo sofferente e la gloria futura del popolo di Dio.
Il Servo sofferente
Isaia parla della missione del “servo” e della redenzione compiuta dal “servo” sofferente. Il capitolo 53 ritrae Cristo come l’Agnello immolato di Dio.
Gesù è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. Egli rimane in silenzio lungo tutte le fasi del suo processo, è completamente innocente rispetto alle accuse mosse contro di lui e porta su di sé la sofferenza destinata a guarire e redimere.
Filippo riconosce in Gesù colui del quale il profeta aveva scritto. Le profezie di Isaia descrivono il Messia come colui che guarisce, libera dalla prigionia spirituale, porta la luce nelle tenebre e compie la promessa fatta alla casa di Davide.
Isaia e il tema “non temere”
Un’importante caratteristica del messaggio di Isaia consiste nel suo ripetuto e straordinariamente semplice comando: “Non temere!”.
Con queste parole, il profeta condannava tutti gli sforzi di difendere il regno tramite alleanze con stranieri, considerate tradimento della fede in Dio e strategie disperate.
Questo monito ricorre nel suo ministero in diverse circostanze e in luoghi e tempi distanti tra loro: nell’oracolo per Acaz, nel messaggio di Dio allo stesso Isaia, nella profezia di Isaia a Ezechia e nelle parole di conforto rivolte agli esiliati.
La vita e il messaggio di Isaia offrirono fondamentalmente un annuncio: ogni azione umana motivata dalla paura di qualsiasi cosa che non sia Dio è contraria alla fede e porta il credente quasi sempre fuori strada.
La composizione e l’autore del libro
Questo libro reca il nome del suo autore. Isaia, figlio di Amoz, esercitò il ministero profetico rivolto a Giuda, a Gerusalemme e nelle zone circostanti durante i regni di quattro sovrani.
Il suo stile compositivo non ha rivali per espressività, inventiva e ricchezza lessicale. Il padre della Chiesa primitiva Girolamo lo paragonò a Demostene, il leggendario oratore greco.
Il suo scritto presenta una gamma di 2.186 termini diversi, più di Ezechiele, di Geremia e dei Salmi. In 2 Cronache 32:32 si legge che egli scrisse altresì una biografia del re Ezechia.
Gli studiosi moderni sono d’accordo nell’affermare che il libro che porta il suo nome fu scritto nei secoli seguenti alla sua morte. Molti ritengono che alcune asserzioni appartengano a discepoli successivi di Isaia, in particolare il cosiddetto Secondo Isaia del periodo postesilico e il più tardo Terzo Isaia.
Indipendentemente dalle conclusioni degli specialisti circa l’autore del libro, il profeta emerge dalle pagine della Bibbia come un personaggio autentico, un messaggero di Dio con una sua voce particolare, che lo distingue chiaramente dagli altri profeti presenti nel testo.
La morte di Isaia secondo la tradizione
La Bibbia non dice con sicurezza come sia morto Isaia. La tradizione ebraico-cristiana racconta però che Isaia morì martire sotto il re Manasse, che lo avrebbe fatto segare in due.
Una tardiva tradizione ebraico-cristiana dice che Isaia morì martire, segato in due da Manasse. Tale tradizione è raccolta in un libro del I secolo d.C., intitolato Ascensione di Isaia, ripresa forse nella Lettera agli Ebrei 11:37.
Non sappiamo, quindi, con sicurezza niente della morte del profeta, neppure l’anno in cui avvenne.