Le chiese più importanti delle diocesi italiane sono luoghi di culto, monumenti storici e testimonianze artistiche che conservano la memoria delle comunità cristiane e delle trasformazioni del territorio. Cattedrali, basiliche, chiese conventuali e abbazie riuniscono architettura, opere d’arte, reliquie, tradizioni liturgiche e documenti fondamentali per la storia religiosa e civile dell’Italia.
Tra gli esempi più significativi figurano la Basilica di San Pietro a Roma, la Basilica di Santa Maria del Fiore a Firenze, la Cattedrale di Monreale, la Basilica di San Francesco ad Assisi, la Basilica di San Marco a Venezia, il Duomo di Milano, la Basilica di Santa Maria Assunta e di San Nicola Pellegrino a Trani, il Duomo di Siena, la Cattedrale di Santa Maria Assunta a Napoli e la Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola a Roma.
Il patrimonio delle chiese delle diocesi italiane
Il progetto per il Censimento delle Chiese delle Diocesi italiane si inserisce per la CEI in un quadro più ampio di descrizione e valorizzazione dei beni culturali dei vari ambiti: storico-artistici, architettonici, archivistici e librari. Le Diocesi dapprima produrranno un elenco delle chiese e gradualmente, attraverso la realizzazione dei progetti diocesani di censimento, costituiranno una Banca Dati nazionale delle Chiese italiane.
La banca dati delle Chiese delle Diocesi italiane è stata promossa dalla CEI, in un quadro più ampio di descrizione e valorizzazione dei beni culturali dei vari ambiti: storico-artistici, architettonici, archivistici e librari. E’ possibile effettuare ricerche per parola chiave, regione ecclesiastica, diocesi, tipologia, qualificazione oppure utilizzando una mappa sensibile.
| Voce | Dati riportati |
|---|---|
| Chiese comprese nella Banca dati | 68.033 Chiese |
| Chiese pubbliche | 66.924 |
| Diocesi coinvolte | 219 Diocesi |
| Schede di approfondimento e censimento | 35.789 chiese appartenenti a 211 diocesi |
Ad oggi la Banca dati comprende 68.033 Chiese (di cui 66.924 pubbliche), frutto del lavoro sull'Elenco Chiese di 219 Diocesi. Per 35.789 chiese - appartenenti a 211 diocesi - e' consultabile una scheda piu' ampia di approfondimento e la scheda di censimento.

In primo piano, per le Diocesi arriva un nuovo strumento su Web per la produzione e la pubblicazione su Web dell'elenco delle Chiese diocesane (Circolare CEI n. 2 del 10/07/2006). Le Diocesi potranno poi procedere con il progetto diocesano di Censimento delle Chiese, che prevede la catalogazione secondo gli standard ministeriali concordati con l'ICCD (scheda A di livello inventariale).
Per la vasta platea di Internet, la possibilità di conoscere questo splendido patrimonio presente sul territorio italiano. La banca dati, ancora in fase di implementazione, comprende 63.880 schede corredate di immagini, frutto del lavoro sull’Elenco Chiese di 216 Diocesi.
Le grandi basiliche e cattedrali italiane
Basilica di San Pietro, Roma
Per completarla ci sono voluti più di 100 anni e l’intervento dei più grandi artisti e architetti della penisola, da Michelangelo a Bramante, da Raffaello ad Antonio da Sangallo, Gian Lorenzo Bernini e Carlo Maderno. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il simbolo della Cristianità rifulge di bellezza e magnificenza.
Dalla celebre cupola ai sotterranei, ogni angolo ha un tesoro da offrire, una storia da raccontare. La Pietà di Michelangelo, l’abbagliante Cattedra di San Pietro e il Baldacchino di Bernini, la Tomba di Clemente VII di Antonio Canova sono solo le attrazioni più note, cui si aggiungono capolavori di Antonio Pollaiolo, Arnolfo di Cambio, Berthel Torvaldsen.
Ai visitatori il compito di scoprirli tutti, in un affascinante viaggio nel tempo che si snoda dalle storiche Cappelle al Tesoro, fino all’ultima dimora di San Pietro e alla necropoli paleocristiana sepolta sotto la basilica.
Basilica di Santa Maria del Fiore, Firenze
Quando Brunelleschi la tirò su, la Cupola di Santa Maria del Fiore dovette sembrare un miracolo e ancora oggi le sue dimensioni hanno dell’incredibile. Armonia e sapienza architettonica fanno del capolavoro in mattoncini di Ser Filippo una vera icona del Rinascimento, senza la quale il panorama di Firenze non sarebbe lo stesso.
Ma c’è un altro grande Maestro che ha legato il suo nome al Duomo. È Giotto, autore del campanile più famoso del mondo: le sue ricchissime decorazioni scultoree ne fanno uno dei più incredibili racconti figurativi di ogni tempo.
Cattedrale di Monreale, Palermo
Cultura romanica, araba e bizantina si incontrano in un autentico gioiello d’arte. E pensare che il Duomo di Monreale nacque da un conflitto: quello del giovanissimo re normanno Guglielmo II con il suo tutore, William of the Mill, che rispose al sovrano con un’altra opera mozzafiato, la Cattedrale della Santa Vergine Assunta a Palermo.
A Monreale il Medioevo si fa splendente, in un intreccio di tradizioni che si estende dal chiostro alla chiesa vera e propria. Ma a lasciare a bocca aperta è l’opera musiva più grande d’Italia: un trionfo d’oro e di colori che culmina nel Cristo benedicente dell’abside centrale.
Basilica di San Francesco, Assisi
Un’atmosfera unica pervade la Basilica di Assisi, sorta nel luogo che secondo la leggenda San Francesco indicò per la propria sepoltura: un regno di pace e misticismo, proprio dove un tempo si eseguivano le pene capitali. All’esterno la grazia del gotico incontra il calore rosato della pietra di Subasio, introducendo a una doppia basilica: quella inferiore, più antica e oscura, e quella superiore, che si slancia ariosa verso il cielo.
Ed ecco il meglio della pittura medievale italiana: affreschi di Cimabue e di Simone Martini affiancano le meraviglie di Giotto, che impreziosì la chiesa con il celebre ciclo delle Storie di San Francesco.

Basilica di San Marco, Venezia
Per Venezia la svolta arrivò il 31 gennaio dell’829: l’arrivo delle reliquie di San Marco da Alessandria d’Egitto diede il via alla costruzione di un sogno. Visitata da milioni di turisti, ritratta da pittori di ogni corrente e provenienza, affacciata su una piazza che Napoleone definì “il più bel salotto d’Europa”, la Basilica di San Marco è molto più di una chiesa.
Emozionante come un’apparizione, racconta la storia dell’incontro tra Oriente e Occidente, attraverso capolavori e tradizioni confluite qui da ogni parte del Mediterraneo. I Leoni della Serenissima, le cupole bronzee e i Cavalli di Costantinopoli ci danno il benvenuto in un autentico scrigno: dal preziosissimo pavimento istoriato agli incredibili mosaici di pareti e volte, lo sguardo si perde in una vertigine di bellezza.
Duomo di Santa Maria Nascente, Milano
Con le sue 145 guglie slanciate verso il cielo, il Duomo di Milano è il simbolo del gotico in Italia. Se l’esterno in bianco marmo di Condoglia regala emozioni potenti, il portale in bronzo istoriato si apre su un luogo dalla profondità secolare: furono infatti necessari più di 500 anni per costruire il Tempio di Santa Maria Nascente, che tuttora sembra avere il respiro di un gigantesco organismo in continua ricostruzione.
Preziose opere d’arte e 55 vetrate monumentali scandiscono uno spazio maestoso, quasi un poema di luce. Impossibile apprezzarlo appieno senza una visita alle terrazze: oltre a un panorama mozzafiato sulla città, si potrà ammirare da vicino la ricchezza e la varietà di decorazioni, tra statue, pinnacoli e la celeberrima Madonnina dorata.
È il Duomo, in marmo bianco rosato e di stile tardo gotico, che rappresenta nel mondo - con le sue caratteristiche guglie e la Madonnina - Milano.
Basilica di Santa Maria Assunta e di San Nicola Pellegrino, Trani
Costruita nella dorata e luminosa pietra di Trani, la Basilica di Santa Maria Assunta e di San Nicola Pellegrino sorge in riva al mare in uno dei più bei centri storici della regione. Le linee pure ed essenziali della facciata ornata da un rosone, archetti e figure zoomorfe disegnano un magnifico esempio di stile romanico pugliese, qui arricchito da un'originale doppia scalinata, mentre l’arco a sesto acuto sotto il campanile rivela l’influenza dell’architettura araba.
L’interno ricorda le atmosfere del Medioevo normanno: è suddiviso in due ambienti - la Cripta di San Nicola e quella di Santa Maria - impreziositi da eleganti capitelli e frammenti musivi.
Duomo di Siena
Marmo bianchissimo intervallato da inserti policromi, straordinarie decorazioni scultoree e mosaici dorati caratterizzano la facciata del Duomo di Siena, tra i massimi esempi di romanico-gotico in Italia. Autore del progetto fu Giovanni Pisano, erede di un’illustre famiglia di artisti locali.
A suo padre Nicola si deve invece il prezioso pulpito scolpito custodito all’interno. Sebbene alcune opere chiave siano state trasferite altrove - la Maestà di Duccio di Buoninsegna e l’Annunciazione di Simone Martini, per esempio - la Cattedrale resta ricchissima di capolavori: dal pavimento mosaicato, scoperto solo per pochi mesi all’anno, a cappelle gioiello e straordinari intrecci tra architettura e decorazione, fino alle meraviglie realizzate da maestri come Bernini, Donatello, Pinturicchio, Beccafumi.
Cattedrale di Santa Maria Assunta, Napoli
Gotico, Rinascimento, Barocco si fondono nel Duomo di Napoli, le cui origini risalgono all’imperatore romano Costantino. Oggi il suo nome è legato alla leggenda del Sangue di San Gennaro che proprio qui, una volta all’anno, torna a sciogliersi alimentando il fervore dei devoti.
Per tutti la Cattedrale di Santa Maria Assunta è uno scrigno di arte e storia, scintillante di ori, marmi e decori pregiati tra cui spiccano i dipinti seicenteschi di Luca Giordano. È parte del Duomo anche la Basilica paleocristiana di Santa Restituta, da cui si accede ad un’area archeologica ricca di testimonianze della Napoli greco-romana.
Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, Roma
Il soffitto si apre sul cielo, mostrando Sant’Ignazio che ascende alParadiso tra nuvole rosate e i quattro continenti visitati dalle missioni gesuite: è il capolavoro di Andrea del Pozzo a fare della Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola al Collegio Romano un must della capitale.
Ma attenzione, questa gemma del Barocco è un inganno. Posizionandosi su un cerchio dorato posto nella navata centrale sembra di trovarsi sotto una cupola larga ben 13 metri, con tanto di archi e colonne.
In realtà il soffitto è piatto e quel che vediamo è una sapiente illusione ottica: un espediente escogitato per ovviare all’esaurimento dei fondi che impedì la costruzione di una vera cupola in mattoni.
Le chiese storiche della diocesi di Milano
Basilica di San Nazaro Maggiore
Fondata nel IV secolo da Sant’Ambrogio, la Basilica di San Nazaro Maggiore è il primo edificio religioso a forma di croce realizzato nell'occidente cattolico. Ospita alcune reliquie degli Apostoli e il corpo di San Nazaro.
Basilica di San Lorenzo Maggiore
La magnifica basilica paleocristiana di fine IV - inizio V secolo conserva ancora oggi tutta la sua monumentalità, sebbene sia stata più volte restaurata nel corso dei secoli.
Basilica di Sant’Eustorgio
Nella zona di Porta Ticinese, storicamente nodo di comunicazione e di traffico commerciale per la vicinanza del laghetto di Sant’Eustorgio (attuale Darsena), sorge la Basilica di Sant’Eustorgio. Una delle più antiche chiese di Milano sorta sul luogo dove furono battezzati i primi cristiani per mano di San Barnaba e famosa per la leggenda delle spoglie dei Re Magi un tempo qui conservate.
Basilica di Sant’Ambrogio
La basilica, fondata dal vescovo Ambrogio alla fine del IV secolo e attualmente in forme romaniche, conserva l’impronta originaria e testimonianze scultoree ed epigrafiche tardoromane e paleocristiane; all’interno, nel sacello di San Vittore in Ciel d’Oro, splendidi mosaici del V secolo.
Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Inserita nel complesso conventuale dei Padri Domenicani, nel cui refettorio si trova l’Ultima Cena di Leonardo, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie è un’importante testimonianza del Rinascimento a Milano, legata alla figura del Duca Ludovico il Moro e alla sua ricca corte.
Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore
La Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore è considerata la Cappella Sistina di Milano in quanto conserva, ancora intatto, uno dei più completi e suggestivi cicli di affreschi del Cinquecento lombardo.
Chiesa di San Marco
La chiesa, che in origine si specchiava sulle acque dei Navigli (quello della Martesana e della Fossa interna), fuori dalle mura della città, è stata teatro di numerosi rifacimenti. Una visita al suo interno è un’occasione per addentrarsi nei misteri di Milano, ma, soprattutto, per ammirare affreschi e tele di Paolo Lomazzo, del Procaccini, del Crespi e di Bernardino Campi.
Basilica di San Simpliciano
La basilica più grande voluta da Sant'Ambrogio, costruita nel IV secolo e dedicata alle vergini su un'area che inizialmente apparteneva ad un cimitero pagano. All'interno testimonianze paleocristiane e romaniche.
Chiesa di Santa Maria della Passione
La chiesa di Santa Maria della Passione è uno dei principali monumenti del tardo Rinascimento milanese e può essere considerata una vera e propria pinacoteca.
Le diocesi italiane e il riordinamento territoriale
Fin dai primi anni del Regno d’Italia governo e parlamento si rivelano talmente sensibili all’esigenza di giungere a una notevole riduzione del numero delle diocesi, giudicato decisamente eccessivo, da promuovere studi ed elaborare progetti in tal senso, senza peraltro riuscire a pervenire ad alcun risultato concreto a causa, soprattutto, della indisponibilità della Santa Sede.
La questione viene riproposta durante le trattative per il Concordato del 1929 che non manca di dedicarvi ampia e specifica attenzione. Da un lato prevede «una revisione della circoscrizione delle diocesi, allo scopo di renderla possibilmente rispondente a quella delle province dello Stato».
Dall’altro sancisce il principio che «nessuna parte del territorio soggetto alla sovranità del Regno d’Italia dipenderà da un Vescovo, la cui sede si trovi in territorio soggetto alla sovranità di altro Stato; e che nessuna diocesi del Regno comprenderà zone di territorio soggette alla sovranità di altro Stato» (art. 16).
L’attuazione di quest’ultima disposizione non incontra particolari difficoltà. Invece il previsto adeguamento delle circoscrizioni diocesane alle province civili si rivela subito quanto mai problematico sì che negli anni successivi si registrano ben pochi provvedimenti diretti a valorizzare i capoluoghi di provincia e a rivedere i confini tra le diocesi per farli coincidere con quelli delle province civili.
I criteri pastorali e demografici
La questione assume nuova attualità quando Paolo VI, nell’allocuzione del 23 giugno 1966 all’episcopato italiano, dichiara di avere disposto un serio e maturo esame del problema da parte della Congregazione Concistoriale, rimettendone i risultati a un’apposita commissione della CEI per i necessari approfondimenti.
I criteri indicati sono di due tipi. Da un lato occorre «dare alla Diocesi una dimensione demografica ed ecclesiastica sufficiente per adempiere pienamente le funzioni, che le sono affidate dal Diritto Canonico e che sono richieste dai bisogni pastorali moderni».
Dall’altro è necessario «tener conto delle circoscrizioni civili, facendo coincidere, ove possibile, i confini diocesani con quelli delle Province dello Stato italiano».
In ossequio alle direttive così ricevute, il Consiglio di Presidenza della CEI nella riunione del 25-27 ottobre 1966 definisce i criteri generali da seguire per porre ogni diocesi in «condizioni di efficiente funzionalità».
| Dimensione della diocesi | Orientamento previsto |
|---|---|
| Più di duecentomila abitanti | Le diocesi «autosufficienti» «rimangono nella loro autonomia» |
| Meno di cinquantamila abitanti | Verranno «aggregate alle diocesi vicine» |
| Più di cinquantamila abitanti | «Saranno unite ad una diocesi principale» |
In tale prospettiva si prevede, innanzitutto, che le diocesi «autosufficienti» con più di duecentomila abitanti «rimangono nella loro autonomia». Quanto, poi, a quelle con popolazione più ridotta, se hanno meno di cinquantamila abitanti, verranno «aggregate alle diocesi vicine», se superano tale consistenza demografica saranno «unite ad una diocesi principale».
In ogni caso si porrà specifica attenzione all’esigenza di rispettare i confini delle province civili. Ma le speranze di una rapida e positiva conclusione della vicenda vanno ben presto deluse.
Il ruolo delle regioni ecclesiastiche
L’insabbiamento del progetto - che riduceva le circoscrizioni diocesane a sole 119 circa - non appare dovuto a limiti e carenze intrinseche, ma all’intervento di fattori esterni che si è ritenuto di identificare, nelle preoccupazioni del governo italiano circa possibili «riflessi politici negativi» (A. Bobbio, E la politica, 87).
Nonostante tutte le difficoltà la Santa Sede non desiste dal suo proposito di dare un assetto più razionale alla organizzazione territoriale della Chiesa in Italia. Peraltro nel 1976, dalle direttive impartite alla CEI dal prefetto della Congregazione per i Vescovi, risulta evidente che la Santa Sede non annette più particolare importanza alle circoscrizioni civili provinciali, e dedica invece nuova e specifica attenzione a quelle regionali.
I motivi di questo mutamento di indirizzo sono sufficientemente chiari: da un lato le province hanno perso molta della loro rilevanza, dall’altro le regioni italiane hanno ottenuto rilevanti funzioni in settori di notevole interesse per la Chiesa.
E poiché il compito di stabilire gli opportuni rapporti con le autorità civili delle regioni spetta alle conferenze episcopali regionali, istituite da Leone XIII nel 1889 con la instructio «Alcuni Arcivescovi», è evidente l’opportunità di far coincidere il più possibile i rispettivi territori.
In tale prospettiva il decreto emanato il 12 settembre 1976 dalla Congregazione per i vescovi, da lato sopprime le regioni pastorali beneventana e lucano-salernitana, e, dall’altro, istituisce la regione pastorale Basilicata. Inoltre l’8 dicembre si dispone l’unificazione delle regioni pastorali emiliana e romagnola.
La Santa Sede non ritiene però opportuno realizzare una perfetta coincidenza tra regioni ecclesiastiche e regioni civili in quanto in alcune di queste ultime il numero delle diocesi risulta troppo ridotto per consentire l’istituzione della conferenza episcopale, come avviene ad esempio nel Trentino-Alto Adige, per non parlare della Valle d’Aosta che è soggetta alla giurisdizione di un solo vescovo.
Il riordinamento del 1986
Continuano, invece, a rimanere inattuati i progetti diretti a realizzare una consistente riduzione del numero delle diocesi italiane che dalla fine della seconda guerra mondiale al momento dell’entrata in vigore dei nuovi accordi pattizi diminuisce di circa una ventina di unità.
Va però segnalato come lungo questo periodo la Santa Sede proceda «al proposto riordinamento in modo indiretto e provvisorio, unendo cioè le piccole diocesi che si rendevano vacanti sotto l’Amministrazione Apostolica o nella persona del Vescovo di una diocesi vicina» (L. Moreira Neves, Un fatto storico, II).
Una nuova fase della annosa e complessa vicenda si apre con l’Accordo concordatario del 1984, che si limita a prevedere l’impegno della Santa Sede «a non includere alcuna parte del territorio italiano in una diocesi la cui sede vescovile si trovi nel territorio di altro Stato». e, per il resto, riconosce che «la circoscrizione delle diocesi e delle parrocchie è liberamente determinata dall’autorità ecclesiastica» (art. 3).
Ma curiosamente l’Accordo, mentre liberava la Chiesa da ogni impegno in materia, poneva anche le premesse per il più imponente riordinamento delle diocesi che la Chiesa in Italia abbia mai conosciuto.
Infatti le disposizioni formulate dalla Commissione paritetica istituita dall’art 7 dell’Accordo stesso ed ed emanate dalle Parti nei rispettivi ordinamenti con legge 20 maggio 1985, n. 222 e con decreto del cardinal Segretario di Stato del 3 giugno successivo, hanno radicalmente innovato la condizione giuridica civile delle diocesi.
Infatti tali disposizioni, non solo attribuiscono alle diocesi quella personalità giuridica agli effetti civili che non era loro riconosciuta durante il vigore del Concordato lateranense, ma prevedono per l’attribuzione della stessa una procedura singolarmente accelerata.
Si dispone, infatti, che le diocesi acquistino la personalità giuridica civile dalla data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del relativo decreto del ministro dell’interno, da emanarsi entro sessanta giorni dalla ricezione dei provvedimenti dell’autorità ecclesiastica che abbiano determinato «la sede e la denominazione delle diocesi (…) costituite nell’ordinamento canonico» (art. 29).
Queste previsioni offrivano alla Santa Sede l’occasione per procedere, in condizioni particolarmente favorevoli, all’auspicato riordinamento. Dopo ampie consultazioni e attento studio dei diversi aspetti della questione, emergeva nelle competenti sedi ecclesiastiche la convinzione che la soluzione possibile e più opportuna fosse quella di unificare le diocesi che risultassero affidate, a qualunque titolo, allo stesso vescovo.
Un criterio che presentava diversi vantaggi poiché, mentre assicurava la continuità della guida pastorale delle singole diocesi, dispensava da un lungo e defatigante esame delle loro specifiche esigenze e, al contempo, riduceva notevolmente la possibilità di contestazioni, presentandosi come una regola generale che non consentiva eccezioni.
| Situazione | Dati del decreto del 30 settembre 1986 |
|---|---|
| Numero delle diocesi e comunità ecclesiali assimilate | Da 325 a 228 |
| Sedi metropolitane | 39 |
| Sedi arcivescovili | 21 |
| Sedi vescovili | 156 |
| Prelature territoriali | 2 |
| Abb azie territoriali | 6 |
| Circoscrizioni di rito orientale | 3 |
| Ordinariato militare | 1 |
Di conseguenza esso veniva senz’altro adottato dalla Congregazione per i vescovi nel decreto del 30 settembre 1986 che riduceva le diocesi, e comunità ecclesiali assimilate, italiane da 325 a 228 di cui 39 sedi metropolitane, 21 arcivescovili, 156 vescovili, 2 prelature territoriali, 6 abbazie territoriali, 3 circoscrizioni di rito orientale, 1 ordinariato militare.
A giudizio della Congregazione, che ha voluto «associare, nella denominazione dell’unica diocesi, i nomi delle diocesi fuse, nessuna diocesi veniva «abolita» o «assorbita», ma tutte «amalgamate» in «nuove entità» nelle quali conservavano «il proprio nome, la propria storia, le proprie tradizioni, la propria Cattedrale o Concattedrale ecc.».
Peraltro lo stesso Segretario della Congregazione non poteva evitare di riconoscere che le diocesi in tal modo «fuse» perdevano la loro precedente identità, poiché «là dove erano più diocesi», veniva istituita «una sola e unica diocesi con unico Seminario, unico Tribunale, unico Consiglio Presbiterale e Pastorale, unico Coetus Consultorum, anche se con la possibilità di decentramento di alcuni servizi amministrativi» (L. Moreira Neves, Un fatto storico, III).
Gli sviluppi successivi
La riforma operata dal decreto del 1986 è indubbiamente imponente ma la sua importanza non deve essere sopravalutata. A ben guardare la Congregazione per i vescovi, riunendo in una sola diocesi le diverse circoscrizioni affidate alla guida pastorale dello stesso vescovo, si è limitata a «codificare» la situazione esistente e a semplificarne l’organizzazione e il governo, consentendo «un risparmio di personale ecclesiastico, un suo migliore impiego, la diminuzione del tasso di burocratizzazione, almeno per le diocesi interessate, ma anche, indirettamente, per la Chiesa italiana nel suo complesso» (G. Brunetta, Riordinamento, 239).
In ogni caso le disposizioni del provvedimento del 1986 non possano assolutamente considerarsi come risolutive come è chiaramente dimostrato dalle successive costituzioni apostoliche che, nei primi anni del nuovo secolo, hanno profondamente innovato l’assetto delle province ecclesiastiche nelle Marche, in Sicilia e in Calabria, nonché dai decreti della Congregazione per i vescovi che hanno disposto l’estinzione dell’abbazia territoriale di San Paolo fuori le mura e il ridimensionamento dei territori delle abbazie di Subiaco e Montevergine.
L’organizzazione territoriale della Chiesa in Italia è dunque ancora ben lontana dall’avere raggiunto un assetto soddisfacente: mentre il numero delle diocesi continua a risultare decisamente eccessivo in rapporto sia al numero dei fedeli sia a quanto avviene in altri paesi, accanto a circoscrizioni di grandi dimensioni ne sussistono ancora alcune del tutto minuscole.
Inoltre, nonostante gli auspici del Concilio («Christus Dominus», n. 40) e le disposizioni del Codice (can. 431 § 2) continuano a sussistere numerose diocesi immediatamente soggette. E vi sono ancora, nonostante le direttive impartite da Paolo VI con il motu proprio «Catholica Ecclesia» del 23 ottobre 1976, varie abbazie territoriali.
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