La Resurrezione di Cristo di Jacopo Robusti, detto Tintoretto, è conservata presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia. La grande tela è stata presentata al Museo Civico “Amedeo Lia” di La Spezia in occasione della mostra “La Resurrezione di Tintoretto. Morte e vita: il prodigioso duello”, ma si trattava di un prestito temporaneo.
L’opera, originariamente collocata nel Palazzo Ducale di Venezia, nella cosiddetta Stanza dello Scudo, è stata esposta a La Spezia insieme alla “Deposizione dalla Croce” dello stesso Tintoretto e al “Cristo deposto” di Giovanni Busi detto Cariani. Il dipinto è indicato come Jacopo Robusti detto Tintoretto, La Resurrezione, olio su tela, cm 161,5 x 234,5, catalogo 215.

La sede di conservazione
La maestosa tela raffigurante la Resurrezione di Cristo di Jacopo Robusti, detto Tintoretto (Venezia, 1519 circa - 1594), proviene dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Fulcro dell’esposizione è la grande Resurrezione di Cristo di Tintoretto, dipinto monumentale originariamente collocato nel Palazzo Ducale di Venezia, nella cosiddetta Stanza dello Scudo, ambiente destinato al ricevimento degli ospiti illustri e decorato con carte geografiche raffiguranti i territori della Serenissima e le regioni del mondo conosciuto.
In questo contesto simbolico, dominato dall’immagine del potere veneziano e dall’idea di un universo esplorato e dominato dalla Repubblica, si ergeva la figura del Cristo risorto, lux mundi, che emerge trionfante dal sepolcro con il vessillo crociato, segno della vittoria della vita sulla morte.
La mostra temporanea a La Spezia
La Spezia, 27 marzo 2026 - Questa mattina nel corso di una conferenza stampa sono stati presentati dal Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini, dalla dirigente dei Servizi Culturali Rosanna Ghirri e dal direttore Andrea Marmori il nuovo ingresso del Museo Civico “Amedeo Lia” e la mostra “La Resurrezione di Tintoretto. Morte e vita: il prodigioso duello” a cura di Andrea Marmori, un’importante occasione di approfondimento storico-artistico e spirituale in occasione della Pasqua.
Protagonista assoluta la maestosa tela raffigurante la Resurrezione di Cristo di Jacopo Robusti, detto Tintoretto (Venezia, 1519 circa - 1594), proveniente dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia. L’opera viene esposta in dialogo con due dipinti della collezione civica, permanente, del museo: la “Deposizione dalla Croce” dello stesso Tintoretto e il potente “Cristo deposto” di Giovanni Busi detto Cariani, dando vita a un confronto di straordinaria intensità figurativa e simbolica attorno ai temi centrali del Mistero Pasquale.
Entrambe le iniziative, il restyling e la mostra, sono parte integrante del percorso delle celebrazioni del trentennale del Museo. “La Resurrezione di Tintoretto. Morte e vita: il prodigioso duello” a cura di Andrea Marmori prende spunto dal celebre verso della sequenza pasquale Victimae Paschali Laudes, tradizionalmente cantata nella solennità di Pasqua: “Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello”.
Da questa immagine liturgica nasce l’idea di mettere a confronto opere che affrontano, con sensibilità e linguaggi differenti, i momenti cruciali della vicenda evangelica: la morte di Cristo, la deposizione e la resurrezione. Attraverso il confronto tra queste opere, la mostra invita a riflettere su come gli artisti del Rinascimento abbiano affrontato e interpretato i temi fondamentali della liturgia pasquale - dalla crocifissione alla deposizione, dal compianto fino alla resurrezione - traducendo il dramma e la speranza della vicenda cristiana in immagini di straordinaria potenza narrativa.
La scena della Resurrezione
Nel dipinto, la scena è costruita con grande forza drammatica. Cristo si leva luminoso sopra il sepolcro, mentre la sua figura irradia una luce salvifica che rischiara l’oscurità circostante.
Intorno a lui le guardie sono travolte dall’evento miracoloso: distese in primo piano con la monumentalità di antiche divinità fluviali, mostrano muscolature possenti e pose scomposte, quasi accecate dalla rivelazione improvvisa. Sul fondo si intravede il Golgota, immerso in una luce livida, con le croci ancora visibili all’orizzonte.
La composizione unisce tensione teatrale e potenza luministica, elementi caratteristici della pittura di Tintoretto. L’esposizione si configura dunque come un percorso di lettura iconografica e spirituale che, partendo dalle opere conservate nel museo e arricchendosi della presenza eccezionale della grande tela veneziana, mette in scena il confronto tra Morte e Vita, tra dolore e redenzione, tra ombra e luce: quel “prodigioso duello” che costituisce il cuore della tradizione pasquale e della sua rappresentazione artistica.
La Resurrezione di Tintoretto in un Museo Lia rinnovato nell'ingresso 27-03-2026
Il confronto con la Deposizione dalla Croce
Accanto a questa tela di grandi dimensioni, il percorso propone il confronto con la Deposizione dalla croce, conservata al Museo Lia, opera databile tra il 1555 e il 1556, anch’essa opera Tintoretto.
Il dipinto testimonia un momento particolare nell’ascesa dell’artista veneziano, segnato dal confronto con le novità introdotte a Venezia dal giovane Paolo Veronese, giunto in città nel 1553. In questa fase Tintoretto sperimenta una tavolozza più chiara e brillante, con gialli cremosi e rosa vellutati che schiariscono la tradizionale gamma cromatica più cupa e drammatica della sua pittura.
Nonostante questa apertura cromatica, il racconto mantiene un’intensità tragica profonda: il corpo nudo di Cristo, disteso accanto alla Madre, troppo giovane e troppo bella nella sua disperazione, diventa il centro emotivo della scena, mentre attorno si agitano figure sconvolte da gesti disperati e movimenti convulsi.
Il dialogo con il Cristo deposto di Cariani
A completare il dialogo è il Cristo deposto di Giovanni Busi detto Cariani, una delle opere più suggestive della collezione del Museo Lia e tra le più alte testimonianze della pittura lombardo-veneta tra Quattro e Cinquecento.
Cariani, artista legato al contesto culturale tra Venezia e Bergamo, sviluppa una pittura caratterizzata da una forte concretezza espressiva e da una resa plastica delle figure influenzata tanto dalla tradizione veneziana quanto dalle suggestioni lombarde.
Nel dipinto del Museo Lia il corpo di Cristo appare livido e scultoreo, sorretto da figure enigmatiche vestite all’antica e probabilmente riconducibili a un contesto familiare della committenza. L’assenza della croce, il paesaggio fumoso sullo sfondo e lo sgomento degli astanti contribuiscono a creare una scena sospesa e drammatica, dove il pathos della Passione si intreccia con una sorprendente intensità umana.
Dati dell’opera
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Autore | Jacopo Robusti detto Tintoretto |
| Data dell’autore | Venezia, 1519 circa - 1594 |
| Titolo | La Resurrezione |
| Tecnica | Olio su tela |
| Misure | cm 161,5 x 234,5 |
| Conservazione | Gallerie dell’Accademia di Venezia |
| Catalogo | 215 |
| Prestito temporaneo | Museo Civico “Amedeo Lia”, La Spezia |
Informazioni sul Museo Civico “Amedeo Lia”
Il Museo Civico “Amedeo Lia” si trova in Via del Prione 234, La Spezia. Gli orari sono dal martedì alla domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.00.
Chiuso: tutti i lunedì escluso il Lunedì di Pasqua; il 1° gennaio, il 15 agosto e il 25 dicembre. I biglietti sono acquistabili presso il Museo Civico (chiusura biglietteria ore 17.30) o online.
Il biglietto cumulativo: € 14,00 permette la visita entro le 72 ore dall'acquisto, oltre che del Museo "Amedeo Lia", anche del Museo del Sigillo, del Castello San Giorgio, del Museo Etnografico-Diocesano e CAMeC.
Da non confondere con altre Resurrezioni di Lazzaro
La Resurrezione di Cristo di Tintoretto non deve essere confusa con la Resurrezione di Lazzaro di Caravaggio, conservata nel Museo Regionale di Messina. Tra le molte città in cui il grande pittore seicentesco Caravaggio dimorò e in cui lasciò tracce della sua arte vi è anche Messina, che oggi conserva due importantissimi dipinti.
La resurrezione di Lazzaro, proveniente dalla chiesa dei Padri Crociferi di Messina, uno dei più importanti dipinti eseguiti in Sicilia da Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, dopo la sua precipitosa fuga da Malta, a conclusione di un restauro durato otto mesi sarà finalmente esposto dal 16 giugno al 15 luglio 2012, in una mostra nel Museo di Roma Palazzo Braschi.
La tela, poco esposta anche a causa delle sue precarie condizioni, dal 22 luglio tornerà a essere visibile nel Museo Regionale di Messina. L’attuale intervento, durato otto mesi, è stato eseguito dall’ISCR (Istituto Superiore per la Conservazione e Restauro, del MIBAC) in accordo con il Museo Regionale di Messina.
Il dipinto rappresenta il celebre miracolo di Cristo: la resurrezione di Lazzaro. La scena, con sviluppo orizzontale, è divisa in due parti distinte unite da un'architettura fantastica con rovine romane sullo sfondo e da due figure vestite di bianco identificabili con i "fossori" ovvero gli uomini preposti alla sepoltura dei morti.
A destra Gesù davanti a Lazzaro, raffigurato con un incarnato bianco e ancora avvolto con le bende in cui era stato deposto nel sepolcro, seduto accanto alla sorella Maria. Alle sue spalle compare l'altra sorella Marta raffigurata in piedi con un fazzoletto sul naso. Accanto a Gesù è riconoscibile San Pietro mentre intorno compaiono altri personaggi con il turbante.
Gesù non è in primo piano ma di lui si vede solo la spalla illuminata dalla luce, simbolo di grazia. Il protagonista del dipinto è infatti Lazzaro, rappresentato su un letto, ma la particolarità di questa raffigurazione sta nel fatto che il suo braccio destro è “vivo” mentre il sinistro è ancora “morto”, come a indicare il momento stesso della resurrezione.
Quasi a “firmare” l’opera, Caravaggio si è poi “inserito” nel quadro poiché dietro la spalla di Gesù si vede un suo autoritratto. E’ un dipinto molto significativo, tra le ultime opere dell’autore, ed è oggi è conservato nel Museo regionale di Messina nella stessa sala dell'“L’adorazione dei pastori” proprio a riunire le due opere del periodo messinese del grande pittore.
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