Giacomo La Sala, originario di Santa Margherita Belice, è stato coinvolto nell’operazione antimafia “Icaro”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e condotta dalle squadre mobili di Palermo e Agrigento. Nell’inchiesta era indagato, a vario titolo, per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti.
La sua posizione è emersa anche in relazione al progetto di omicidio dei fratelli Giuseppe e Francesco Morreale, ricostruito dagli investigatori attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali. Per lo stralcio abbreviato del procedimento, Giacomo La Sala è stato condannato in via definitiva a 10 anni e 4 mesi di reclusione.
Il coinvolgimento nell’operazione “Icaro”
Sono in tutto 34 gli indagati nell'ambito dell'operazione "Icaro" condotta dalle squadre mobili di Palermo e Agrigento che stanotte ha portato a 9 arresti (6 in carcere e 3 ai domiciliari) e a 4 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria.
Sono tutti indagati, a vario titolo, per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e traffico di stupefacenti. Con questa operazione, gli investigatori hanno verificato come non si sia mai interrotto lo storico sodalizio tra Cosa nostra palermitana e agrigentina, così come dimostrato dai documentati summit andati in scena nelle campagne agrigentine tra ruderi ed appezzamenti di terreno.
In manette sono finiti: Emanuele Riggio, 45 anni, di Monreale; Pietro Campo, 63 anni, di Santa Margherita Belice; Giuseppe Piccillo, 53 anni, di Favara; Giacomo La Sala, 47 anni, di Santa Margherita Belice; Antonino Iacono, 61 anni, di Giardina Gallotti (frazione di Agrigento); Francesco Tarantino, inteso "Paolo", 29 anni, di Porto Empedocle; Francesco Capizzi, inteso "il milanese", 50 anni, di Porto Empedocle; Francesco Messina, 58 anni, di Porto Empedocle; Gioacchino Cimino, 61 anni, di Porto Empedocle.
Gli altri indagati sono: Antonino Abate, 29 anni, di Montevago; Tommaso Baroncelli, 40 anni, di Santa Margherita Belice; Domenico Bavetta, 34 anni, di Montevago; Carmelo Bruno, 47 anni, di Motta Sant'Anastasia (Catania); Vito Campisi, 45 anni, di Cattolica Eraclea; Giovanni Campo, 25 anni, di Santa Margherita Belice; Mauro Capizzi, 47 anni, di Ribera; Roberto Carobene, 38 anni, di Motta Sant'Anastasia; Domenico Cucina, 48 anni, di Lampedusa; Rocco D'Aloisio, 46 anni, di Sambuca di Sicilia; Diego Grassadonia, 54 anni, di Cianciana; Antonino Grimaldi, 55 anni, di Cattolica Eraclea; Piero Guzzardo, 37 anni, di Santa Margherita Belice; Gioacchino Iacono, 36 anni, di Realmonte; Santo Interrante, 34 anni, di Santa Margherita Belice; Giuseppe Lo Pilato, 44 anni, di Giardina Gallotti (frazione di Agrigento); Leonardo Marrella, 38 anni, di Montallegro; Stefano Marrella, 59 anni, di Montallegro; Vincenzo Marrella, 41 anni, di Montallegro; Vincenzo Marrella, 60 anni, di Montallegro; Francesco Pavia, 35 anni, di Porto Empedocle; Pasquale Schembri, 53 anni, di Montallegro; Gaspare Nilo Secolonovo, 47 anni, di Santa Margherita Belice; Ciro Tornatore, 80 anni, di Cianciana; e Francesco Tortorici, 36 anni, di Montallegro.
La posizione di La Sala nelle successive misure cautelari
Secondo il giudice per le indagini preliminari non andavano arrestati. Ma il Tribunale del riesame, nei giorni scorsi, ha ribaltato l'ordinanza del gip ed ha disposto 16 nuove misure cautelari.
L'operazione antimafia "Icaro", conclusa lo scorso 2 dicembre dalla squadra mobile di Agrigento, smantellò quella che secondo i pm della Dda di Palermo era la nuova consorteria mafiosa della provincia di Agrigento.
Originariamente 9 arresti e 4 obblighi di presentazione alla polizia, ai quali si aggiungono le 16 nuove misure disposte dal riesame (che ha, nello stesso tempo, rigettato altre 17 appelli della procura per altrettanti indagati).
I provvedimenti restrittivi verranno eseguiti se i ricorsi degli avvocati difensori (che bloccano - al momento - la cattura) non coglieranno nel segno e la Corte di Cassazione confermerà quanto deciso dal riesame.
Il tribunale ha disposto l'ordine di carcerazione per Giacomo La Sala, 47 anni; Santo Interrante, 34 anni, di Sciacca (da obbligo di presentazione alla pg a custodia cautelare in carcere); Ciro Tornatore, 80 anni, di Cianciana; Francesco Tortorici, 38 anni, di Licata; Tommaso Baroncelli, nato a Como, 41 anni, ritenuto organico di Cosa nostra nelle zone di Santa Margherita Belice, Sambuca di Sicilia e Montevago; Mauro Capizzi, 47 anni, nato a San Benedetto del Tronto; Pietro Campo, 64 anni, di Santa Magherita Belice; Vito Campisi, 45 anni, di Cattolica Eraclea; Diego Grassadonia, 54 anni, di Cianciana; Antonino Grimaldi, 48 anni, di Cattolica Eraclea; Vincenzo Marrella, 42 anni, di Montallegro; Stefano Marrella, 60 anni, di Montallegro; Vincenzo Marrella, 60 anni, di Montallegro, ritenuto essere il capo della famiglia mafiosa del paese.
Il progetto contro i fratelli Morreale
I fratelli di Santa Margherita Belice Giuseppe e Francesco Morreale dovevano morire. Lo avevano deciso i compaesani Giacomo La Sala e Gaspare Nilo Secolonovo, entrambi 47enni ed entrambi margheritesi (il primo agli arresti domiciliari, il secondo sottoposto all'obbligo di presentazione alla pg).
La morte dei due sarebbe stata un chiaro messaggio per Andrea Bellanca, anche lui di Santa Margherita Belice. La vicenda è emersa nel corso delle indagini della Squadra mobile di Agrigento nell'ambito dell'inchiesta "Icaro", che stanotte ha portato all'arresto di 9 persone e all'applicazione di 4 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria.
La Sala e Secolonovo, infatti, sono tra i 34 indagati dell'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsioni e traffico di sostanze stupefacenti.
Gli investigatori hanno scoperto il progetto di omicidio tramite le intercettazioni telefoniche ed ambientali nel corso dell'inchiesta. I poliziotti della Squadra mobile di Agrigento, diretti dal commissario capo Giovanni Minardi, hanno sentito più volte parlare La Sala e Secolonovo del caso e sono così riusciti a ricostruire i fatti.
L’origine del contrasto
L'ira dei due contro i fratelli Morreale sarebbe scaturita in seguito ad un rimprovero che Secolonovo avrebbe ricevuto proprio dai Morreale e dal Bellanca. Il fatto sarebbe avvenuto il 15 agosto del 2014, in un bar di via Benedetto Croce, a Santa Margherita Belice.
«Secolonovo, per come si evince dall’ascolto delle conversazioni intercettate, - scrivono gli inquirenti - subiva aspri rimproveri in presenza di altri, da parte dello stesso Andrea Bellanca e dai fratelli Morreale, probabilmente a causa di un suo comportamento non ritenuto corretto. La soppressione dei due sarebbe servita anche per mandare un forte messaggio intimidatorio al Bellanca».
Le conversazioni intercettate
LA SALA G.: Comunque, questo inverno… a quelli gliela dobbiamo combinare qualcosa… a quello malandrino, SECOLONOVO: Quelli per me… per me li ammazzerei, pure adesso…
LA SALA G.: Gliela dobbiamo combinare, comunque, vedi che qua sono… SECOLONOVO: Ma no di fare sfregi Jack…
LA SALA G.: Se ne vanno in campagna, gli piantiamo due colpi… SECOLONOVO: Sfregi, minchia… lo capiscono con lo sfregio, hai capito?.
LA SALA G.: Lo capiscono… SECOLONOVO: Qua io freddi li lascerei…
LA SALA G.: E ci andiamo là… vedi, poco fa qua erano… qua poco fa erano… SECOLONOVO: E spegnendo a loro due ti faccio vedere come a BELLANCA come gli viene la diarrea…
LA SALA G.: Ma poi vedi, hanno chiuso, sono falliti, gli hanno rotto il vetro là, hai visto… SECOLONOVO: No…
LA SALA G.: Dietro la saracinesca il vetro rotto c’è… ma poi… SECOLONOVO: Là da Andrea?.
LA SALA G.: Si… a me mi guarda in quel modo, tipo… SECOLONOVO: Iddu?.
LA SALA G.: Si, tipo che… dice… SECOLONOVO: E va bè, quando ti doveva guardare giusto ti doveva guardare, no adesso…
LA SALA G.: Tipo… no, mi guarda tipo “come mai non mi salu… non mi saluta più questo” in quel modo, mi vorrebbe… io l’ho allontanato, cioè po… SECOLONOVO: Qualsiasi cosa dica Jack, hanno sbagliato con me…
LA SALA G.: Che… con te?. Ma che fa, scher… c’è di ammazzarli, che dici… SECOLONOVO: Appunto per questo io ti dico… sfregi non si ce ne fanno, si spengono…
LA SALA G.: Pezzo di fetenzia, ha chiuso in quattro giorni… SECOLONOVO: E ti faccio vedere la diarrea che gli viene a BELLANCA appena loro sono spenti…
LA SALA G.: (Simulando la voce di qualcuno) “Terrorizzò un locale”… SECOLONOVO: Minchia, hai terrorizzato un locale…
LA SALA G.: Questa ha chiuso qua… o no?. SECOLONOVO: Ha chiuso… prendo le sigarette io…
LA SALA G.: “Terrorizzasti un locale”… SECOLONOVO: Minchia per questo gli ho detto “ma che minchia ha fatto’” - “minchia come che minchia ha fatto, hai terrorizzato un locale”… fango, ti faccio vedere la diarrea che gli viene… no… là… Jack, questi non ci… non sono persone da fargli sfregi…
LA SALA G.: Ma gliela combiniamo… SECOLONOVO: Perché appena gli facciamo uno sfregio già… o pensa a me o pensa a te, tranquillo, o pensa… queste sono persone che io… cuore non me ne piange…
LA SALA G.: Li dobbiamo eliminare… SECOLONOVO: Non me ne piange cuo… cuore, Jack…
LA SALA G.: Ma dov’è questo?. SECOLONOVO: La fontanella… vedi minchia… quelle minchia di sigarette…
LA SALA G.: Andiamo leva tutto questo coso di qua che gli hai preso a quelli… SECOLONOVO: Tienitela una…
LA SALA G.: No, non ne uso più io… “hai terrorizzato un locale”… che dobbiamo fare, ce ne andiamo a casa?. SECOLONOVO: No, io pure a casa me ne vado (inc.)…
LA SALA G.: Che andiamo, andiamo… SECOLONOVO: Jack, ormai…
La ricostruzione dell’organizzazione mafiosa
Le nuove famiglie mafiose della provincia di Agrigento si erano riorganizzate attorno al 67enne Pietro Campo, fedelissimo del boss Matteo Messina Denaro.
Una relazione segretissima del Ros - risalente al 2012, talmente riservata che non fu neppure inserita, in un primo momento agli atti dell'inchiesta per evitare di compromettere le indagini che cercavano di stringere il cerchio attorno al superlatitante - rivela un incontro fra i due avvenuto in un ovile.
Il reparto speciale dell'Arma lo scopre in un secondo momento, perchè Campo lo racconta, con numerosi particolari, ad un altro "fedelissimo", Leo Sutera.
Un segmento di quelle indagini, che su quel fronte non hanno portato a nulla, è confluito nell'inchiesta "Icaro", condotta sul campo dalla squadra mobile che ha fatto scattare decine di arresti fra il dicembre del 2015 e i mesi successivi.
Le indagini della mobile di Agrigento, con a capo il dirigente Giovanni Minardi, avevano riguardato il capoluogo agrigentino e la zona occidentale di Agrigento, permettendo di ricostruire la pianta organica di Cosa nostra.
Dalle indagini, oltre alla supremazia dei due “capifamiglia” Antonino Iacono di Agrigento inteso "u giardinisi" e Francesco Messina di Porto Empedocle, erano emersi ruoli di spicco di numerosi soggetti organici all’associazione.
Gli arresti sono la prosecuzione dell'operazione antimafia Icaro condotta dalla squadra mobile di Palermo e Agrigento che il 2 dicembre scorso portò all'esecuzione di tredici misure cautelari.
La polizia, nel corso dell'operazione 'Icaro 2', ha arrestato otto presunti mafiosi accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsioni, riciclaggio, danneggiamenti, detenzione illegale di armi da fuoco e relativo munizionamento, detenzione di sostanze stupefacenti, rapina aggravata dall'uso delle armi, tentativo di omicidio.
Gli arrestati sono: Mauro Capizzi, 48 anni, di Ribera, Diego Grassadonia, 55 anni, di Cianciana, Antonino Grimaldi, 49 anni, di Cattolica Eraclea, Santo Interrante di Santa Margherita Belice, 35 anni, Giacomo La Sala, 48 anni, Santa Margherita Belice, Stefano Marrella, 60 anni, di Santa Margherita Belice, Vincenzo Marrella, 61 anni, di Montallegro e Francesco Tortorici, di 37 anni, di Montallegro.
Le accuse e i procedimenti giudiziari
La Dda palermitana aveva chiesto, per gli indagati l'emissione della misura della custodia cautelare in carcere, richiesta che non era stata accolta dal gip di Palermo.
Il Tribunale del riesame ribaltò la decisione del gip. I ricorsi per Cassazione proposti sono stati rigettati dalla Suprema Corte che ha confermato i provvedimenti del Tribunale del riesame, confermando il lavoro svolto dagli investigatori che avevano ricostruito l'organigramma mafioso ad Agrigento e provincia e i rapporti tra Agrigento e Palermo nella gestione degli appalti.
Per dodici imputati dello stralcio abbreviato è arrivata la condanna definitiva perchè la Cassazione ha rigettato i ricorsi della difesa.
Nei confronti dello stesso Pietro Campo, 67 anni, di Santa Margherita Belice, ritenuto "esponente di vertice dell'organizzazione criminale nel territorio", è stata confermata la pena di 14 anni di reclusione in continuazione con una precedente sentenza.
Condanna anche per il presunto capo della famiglia mafiosa di Agrigento. Si tratta di Antonino Iacono, 65 anni: pure per lui è stata confermata la pena in continuazione a 14 anni e 8 mesi di reclusione.
Francesco Messina, 62 anni, cugino del padre del boss Gerlandino Messina, è stato condannato a 14 anni e 8 mesi di reclusione con l'accusa di essere stato il nuovo capo della cosca di Porto Empedocle.
Le condanne dello stralcio abbreviato
| Imputato | Provenienza | Pena |
|---|---|---|
| Francesco Capizzi, inteso “il milanese” | Porto Empedocle | 10 anni |
| Francesco Tarantino, inteso “Paolo” | Agrigento | 10 anni |
| Mauro Capizzi | Ribera | 10 anni e 8 mesi |
| Santo Interrante | Santa Margherita Belice | 10 anni |
| Giacomo La Sala | Santa Margherita Belice | 10 anni e 4 mesi |
| Rocco D’Aloisio | Sambuca di Sicilia | 10 anni |
| Tommaso Baroncelli | Santa Margherita Belice | 8 anni e 8 mesi |
| Diego Grassadonia | Cianciana | 9 anni |
| Giuseppe Lo Pilato | Giardina Gallotti, frazione di Agrigento | 9 anni |
Per Diego Grassadonia, 54 anni, di Cianciana la condanna a 10 anni di reclusione in appello è stata ridotta a 9 anni per effetto dell'esclusione dell'aggravante di essere stato un capo promotore ed è arrivata la conferma.
Per Giuseppe Lo Pilato, 47 anni, di Giardina Gallotti, frazione di Agrigento, assolto in primo grado, in appello era stata decisa la condanna a 9 anni di reclusione per l'accusa di associazione mafiosa e anche per lui è arrivata la conferma.
Per Emanuele Riggio, 45 anni, di Monreale, condannato in appello a 3 anni e 4 mesi, è stata pronunciata una sentenza di "annullamento senza rinvio per morte del reo", essendosi tolto la vita in cella la scorsa estate.
Per altri nove imputati, che hanno scelto la strada del dibattimento, lo scorso 12 maggio è stato emesso il verdetto di appello con sei condanne ridotte e tre confermate.
