Una presunta lacrima è comparsa sul volto di una statua di Padre Pio collocata in un’edicola accanto alla chiesa di Santa Maria delle Grazie, a Casalba, frazione di Macerata Campania, nel Casertano. La macchia, visibile sulla guancia destra dell’effigie, non è stata rimossa dai tentativi di pulizia e la diocesi ha avviato le verifiche previste per stabilirne l’origine.
La Chiesa invita però alla prudenza: non è stato riconosciuto alcun miracolo e non sono state autorizzate interpretazioni ufficiali di carattere soprannaturale. La statua è stata trasferita nella sede dell’Arcidiocesi di Capua, dove resterà in attesa delle analisi degli esperti incaricati dalle autorità ecclesiastiche.
La scoperta della macchia sul volto di Padre Pio
È sabato 18 aprile. La sera è mite. Una giovane donna, una mamma di San Prisco, nel Casertano, sta per entrare nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Casalba di Macerata Campania. Prima di salire i gradini, decide di rivolgere un pensiero alla statua di san Pio che si erge nell’edicola adiacente al tempio sacro.
Fissa per un momento il volto barbuto e si accorge di una macchia che segna la guancia destra. Manca ancora qualche minuto prima che il parroco, don Girolamo Capuano, indossi le vesti per la celebrazione delle 19. La devota decide di avvisarlo.
Il parroco, chiamato immediatamente, ha tentato di rimuoverla. Prima con uno straccio, poi con più forza. Il segno è rimasto dov’era. Il prete non perde tempo, prende uno spazzolone ed esce all’aperto per ripulire il viso dell’effigie. Sfrega, ma niente da fare: la macchia non va via.
Il giorno dopo, di mattina presto, don Girolamo è tornato. Ha preso una scala, si è arrampicato fino al volto della statua e ha guardato da vicino. Quello che ha visto lo ha fermato: la traccia non aveva l’aspetto della polvere né dell’umidità. Aveva la forma di una lacrima.
La verifica delle telecamere
A quel punto, la prima cosa che fa don Girolamo è recuperare le registrazioni della telecamera esterna puntata proprio sulla statua del santo di Pietrelcina. Riempie due chiavette Usb di grandi capacità con le riprese di un mese, passa al vaglio fotogramma dopo fotogramma perché deve essere sicuro che non vi siano state manomissioni.
Prima di parlarne con chiunque il sacerdote ha fatto una verifica: ha rivisto ore di riprese delle telecamere di sorveglianza installate nell’area esterna della chiesa. Nessuna manomissione, nessun avvicinamento sospetto alla statua. Solo fedeli in preghiera.
Accerta che, nei giorni precedenti, molti si sono avvicinati solo per sfiorare i piedi del santo, null’altro. La telecamera inquadra la statua di lato, non si può vedere il momento in cui è uscita la lacrima.
La statua deve continuare a essere sottoposta al monitoraggio costante della telecamera per due motivi: scongiurare che qualcuno alteri l’effigie e documentare un eventuale ulteriore lacrimazione.

Il coinvolgimento della diocesi
Lunedì 20 aprile, decide di avvisare l’arcivescovo di Capua, Pietro Lagnese, dell’accaduto. A quel punto ha informato il vescovo, monsignor Pietro Lagnese, arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta, che ha poi attivato l’iter previsto dalla Chiesa per fenomeni di questo tipo.
La notizia si è appresa solo ieri. Prodigio o altro? Per ora un mistero. Il sacerdote sceglie la strada della prudenza e della riservatezza, senza tacere né nascondere, ma evitando fanatismi.
La diocesi intanto ha scelto una linea prudente: nessun annuncio clamoroso né aperture a interpretazioni miracolistiche. Si attendono le verifiche degli esperti incaricati dalla Curia, che dovranno analizzare la presunta lacrima.
La Diocesi invita i fedeli a mantenere un atteggiamento di prudenza, evitando entusiasmi e interpretazioni premature, in attesa del giudizio ufficiale delle autorità ecclesiali.
Il trasferimento della statua a Capua
La statua è stata prima spostata all’interno dell’edificio, sotto sorveglianza costante, poi trasferita nella sede dell’Arcidiocesi di Capua, dove resterà fino all’arrivo degli esperti inviati dal Vaticano. Da oggi pomeriggio, la statua del San Pio di Casalba non è più a Macerata Campania.
È stata trasferita a Capua, dove resterà nella sede della Diocesi in attesa degli accertamenti affidati agli esperti incaricati dal Vaticano. Le verifiche dovranno chiarire l’origine delle presunte lacrime attraverso analisi scientifiche e valutazioni teologiche.
San Pio ha quindi ceduto il posto nella edicola esterna a un simulacro di madre Teresa di Calcutta ed è stato spostato all’interno dell’edificio sacro, vicino a un altare laterale, dove è assicurata la videosorveglianza 24 ore su 24. Qui è affissa la fotografia del suo volto.
Che cosa dovranno verificare gli esperti
Gli esperti incaricati dovranno analizzare la composizione chimica della traccia e verificare se esista una spiegazione scientifica. Solo dopo, eventualmente, si potrà parlare di culto autorizzato.
Una delle cose che la Curia andrà a verificare è se è presente emoglobina. Anche qualora si constatasse che si tratta di liquidi fisiologici, lacrime o sangue, bisognerebbe capire come siano finiti lì.
Al centro della vicenda resta don Girolamo Capuano, parroco della chiesa di Santa Maria Delle Grazie, chiamato fin dall’inizio a gestire l’impatto emotivo e spirituale della notizia. Il sacerdote invita alla prudenza, pur non nascondendo il proprio coinvolgimento personale.
«Per me è un segno del cielo», afferma, precisando però che si tratta di una convinzione intima e non di una conclusione ufficiale della Chiesa. «Sono tanti i ciarlatani e i possibili inganni - aggiunge - solo il tempo e un’analisi approfondita potranno fare chiarezza».
Le norme della Chiesa sui fenomeni straordinari
Le nuove norme vaticane, aggiornate dopo il caso di Trevignano, che aveva sollevato polemiche e non poco imbarazzo, stabiliscono che per certi eventi sia la Santa Sede stessa a pronunciarsi, non le singole diocesi.
La normativa varata da poco, soprattutto dopo i fatti di Trevignano, stabilisce che su certi eventi debba esprimersi direttamente il Vaticano. Al di là della natura sovrannaturale o meno, si tratta di autorizzare il culto.
Questo nulla osta non è necessario se il fenomeno rimane circoscritto in piccole zone o nella regione. La Diocesi, dal canto suo, è tenuta a vigilare che non vi siano violazioni, imbrogli e speculazioni.
L’Arcidiocesi di Capua ha chiesto esplicitamente ai fedeli di non correre a conclusioni, di evitare pellegrinaggi improvvisati e di attendere il giudizio delle autorità ecclesiastiche.
Una prudenza che riflette quanto la Chiesa abbia imparato, a proprie spese, dai casi in cui l’entusiasmo popolare ha preceduto di molto la realtà dei fatti. Il Vaticano non riconosce miracoli facilmente.
La posizione di don Girolamo Capuano
Don Girolamo ribadisce che la comunità non deve inseguire il “miracolo” a tutti i costi, parola che resta esclusa da ogni valutazione attuale. L’invito ai fedeli è piuttosto quello di riscoprire la preghiera e il messaggio spirituale di Padre Pio.
Il sacerdote sceglie la strada della prudenza e della riservatezza, senza tacere né nascondere, ma evitando fanatismi. Nonostante le cautele, don Girolamo crede alla profonda importanza di quella lacrima: «Perché ho visto i filmati. E anche per tutto quello che facciamo, per quello che è la mia vita e la mia devozione, perché è coerente con il mio percorso di fede. Poi, naturalmente, saranno gli esperti a fare chiarezza».
«La mia idea personale è che il segno sia vero e che venga da Dio». Il parroco ha spiegato: «Noi abbiamo una telecamera che guarda la statua giorno e notte, da più di dieci anni. Io ho visionato personalmente tutto il filmato dal primo aprile fino al 30, la lacrima è stata notata il 18 aprile. Prima nessuno si è avvicinato a fare alcunché alla statua».
Poi ha precisato: «La telecamera inquadra la statua di lato, non si può vedere il momento in cui è uscita la lacrima». Ancora don Girolamo: «Il colore della lacrima è rossiccio, il tracciato è così perfetto che neanche Michelangelo avrebbe saputo fare una cosa simile. La fede non ci può essere portata via».
Casalba e la devozione a Padre Pio
Caserta - Casalba è una di quelle frazioni dove tutti si conoscono, uno di quei paesini in cui la chiesa è ancora il centro della vita del quartiere e dove le notizie viaggiano veloci, di casa in casa. Eppure questa storia ci ha messo un mese intero a uscire dalle mura della parrocchia di Santa Maria delle Grazie.
Forse per discrezione. Forse perché don Girolamo Capuano, il parroco, voleva prima capire cosa stesse succedendo davvero. A un mese dalla scoperta, però, il fatto oltrepassa gli stretti confini di Casalba.
Ma perché una cosa del genere proprio a Casalba, località dove vivono poche centinaia di anime, in una cittadina di circa diecimila residenti, tra i 104 comuni di Terra di Lavoro?
Don Girolamo sorride: «In generale il Signore predilige i luoghi piccoli. Non voglio fare paragoni irriverenti, però Fatima, Lourdes, Medjugorje erano posti più o meno insignificanti per la Storia umana.
Siamo una parrocchia molto devota a san Pio, una comunità unita che cura la preghiera. San Pio ha sempre detto che voleva essere ricordato solo come un prete che prega. E a Casalba è tangibile questo fervore».
La preghiera nella comunità
Nel frattempo, la piccola comunità di Casalba continua a ritrovarsi in preghiera, nei portoni delle case, nelle strade, come già faceva prima che quella lacrima comparisse sul volto del santo.
In parrocchia esistono diversi gruppi fissi di preghiera ma il più recente per don Girolamo ha davvero del prodigioso: «Non era mai successo prima - dice - Dieci famiglie giovani (circa 40 persone, tra cui una ventina di bambini accostatisi in questi giorni al sacramento della comunione), dopo che ero stato nelle loro case per pregare tutti insieme, hanno deciso che questa dovesse diventare una pratica mensile, così a turno si rinnova il rituale che coinvolge sempre più anche parenti, amici, vicini».
E poi, se la gente non va in chiesa, è la Chiesa che va dalla gente. Durante il mese mariano, ma non solo, don Girolamo porta la recita del Rosario e la Messa nelle strade, celebrando all’interno dei portoni di privati, con tanto di calendario affisso in bacheca.
«Le lacrime nella storia della Chiesa sono sempre un invito alla penitenza e alla preghiera. Cose che mancano oggi. La Madonna di Medjugorje predica da oltre quarant’anni preghiera e penitenza per la salvezza dell’umanità e per la pace.
Con le guerre in atto, stiamo sperimentando che cosa è il mondo senza Dio. E poi, forse, questo segno è anche un incoraggiamento alla nostra azione pastorale: la parrocchia di Casalba è una piccola scuola di preghiera».
Macerata Campania: Una lacrima sulla guancia della statua di San Pio - Storie italiane 19/05/2026
Le possibili spiegazioni del fenomeno
La storia dei fenomeni di lacrimazione è costellata di spiegazioni banali: condensa, infiltrazioni, difetti del materiale, persino manipolazioni deliberate.
Tutto questo non significa che quel segno sul volto di Padre Pio non sia reale, né che la fede di chi lo osserva sia meno vera. Significa soltanto che tra “non riesco a spiegarlo” ed “è un miracolo” c’è una distanza piuttosto importante.
Ed è esattamente quella distanza che gli esperti del Vaticano sono chiamati a misurare. Per ora, dunque, l’origine della traccia resta da chiarire attraverso analisi scientifiche, verifiche tecniche e valutazioni ecclesiastiche.
Perché la notizia ha suscitato tanto interesse
La notizia della lacrima di Casalba ha fatto il giro d’Italia nel giro di poche ore. Commenti, condivisioni, pellegrinaggi improvvisati. La domanda che vale la pena farsi è: perché?
Perché una macchia irremovibile su una statua diventa così rapidamente, nell’immaginario collettivo, un segnale del soprannaturale? La risposta non è soltanto religiosa. È in gran parte cognitiva.
Il nostro cervello è una macchina straordinaria capace di trovare pattern e connessioni, anche dove non esistono. Si chiama apofenia: la tendenza a percepire significati in stimoli casuali.
Vediamo facce nelle nuvole, intenzioni nei comportamenti fortuiti, messaggi negli eventi. È un meccanismo evolutivo utile, riconoscere rapidamente un pericolo è stato vantaggioso per la sopravvivenza, che ci porta spesso a sovra-interpretare la realtà.
A questo si aggiunge il bias di conferma: quando vogliamo che qualcosa sia vero, raccogliamo selettivamente le informazioni che lo confermano e ignoriamo quelle che lo contraddicono.
Una lacrima che non si cancella è una prova del miracolo. Il fatto che le telecamere non abbiano registrato anomalie? Un’ulteriore conferma. La mente, in questi casi, non cerca la spiegazione più probabile, cerca quella più significativa.
C’è poi la dimensione sociale. I fenomeni straordinari si diffondono per contagio emotivo: quando una comunità è già predisposta alla speranza o all’attesa di un segno, basta un innesco minimo perché la narrazione si alimenti da sola.
La Chiesa, va detto, lo sa bene. Per questo ha costruito nei secoli un apparato di verifica rigoroso e per questo, dopo i casi che hanno imbarazzato l’istituzione, ha rafforzato le procedure.