Chiesa del Cristo a Udine: la cappella delle reliquie e la storia dell’Oratorio

La Chiesa del Cristo a Udine conserva nella cappella delle reliquie i reliquiari riferiti ai santi aquileiesi provenienti dalla Basilica di Aquileia, insieme alle spoglie della beata Elena Valentinis, venerata dalla fine del Trecento o dall’inizio del Quattrocento.

Il complesso, noto anche come Oratorio del Cristo, fu costruito alla fine del XVI secolo dalla Confraternita del SS. Crocifisso e conserva elementi artistici e storici legati alla devozione cristiana, alla tradizione aquileiese e alla storia religiosa della città di Udine.

Origine dell’Oratorio del Cristo

In Memorie su le antiche case della città di Udine, Giovanni Battista Della Porta scrive che nel 1548 i frati di San Francesco vendettero alla Confraternita del SS. Crocifisso un terreno affinché si potesse costruire “un luogo idoneo con servizi ad uso della confraternita stessa” (G.B. Della Porta, Memorie su le antiche case della città di Udine). Sempre Della Porta annota che nel 1592 i fratelli Savorgnan concessero alla stessa confraternita alcune case adiacenti al fine di trasformarle in un oratorio.

Si procedette quindi, secondo una serie di documenti notarili e di pagamento risalenti alla fine del XVI secolo, alla costruzione di quello che è oggi conosciuto come Oratorio del Cristo. Nel XVI secolo, a lavori ultimati, l’oratorio fu usato anche come sede del Tribunale dell’Inquisizione di Aquileia e Concordia.

Nell’ampia sala rettangolare, le pareti sono scandite da doppie lesene con capitelli pseudo-ionici. La decorazione murale è dipinta a imitazione di marmi policromi. Il soffitto ligneo è a cassettoni regolari con dentellature sulle cornici.

Attualmente l’oratorio è affidato all’uso della Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe.

Oratorio del Cristo a Udine

La cappella delle reliquie

La cappella delle reliquie, già dalla fine del XVI secolo titolata alla Madonna della Ghiara o di Reggio, presenta dell’altare originario modificato nel 1737, i bassorilievi con l’Annunciazione la Visita di Santa Maria Elisabetta di Giuseppe Torretti le statue di San Gregorio Papa e San Quirino.

Le struttura dell’altare comprendeva l’Assunta (ora nelle sagrestie) e incorniciava la tela della Madonna della Ghiara attribuita a Jacopo Negretti detto Palma il Giovane (sec. XVII). Nel 1791 l’altare è stato modificato mutando dedicazione.

All’interno degli scomparti sono conservati i reliquiari riferiti ai santi aquileiesi provenienti dalla Basilica di Aquileia. La presenza di questi reliquiari collega direttamente la chiesa udinese alla tradizione cristiana e liturgica di Aquileia, uno dei principali centri della storia religiosa dell’antica regione.

ElementoDescrizione
ReliquiariReliquiari riferiti ai santi aquileiesi provenienti dalla Basilica di Aquileia
Altare originarioModificato nel 1737
Dedicazione storicaMadonna della Ghiara o di Reggio
Nuova dedicazioneMutata nel 1791

La beata Elena Valentinis

Sotto la mensa le spoglie della beata Elena Valentinis venerata dalla fine del trecento inizi ‘400.

Sposò Antonio Cavalcanti ed ebbe sei figli, ma rimase vedova nel1441 e prese i voti agostiniani divenendo terziaria, dedicando la sua vita alla preghiera e alla mortificazione.

Morì il 23 aprile 1458 fu seppellita nella chiesa di Santa Lucia in Via Mantica e poi traslata nel Duomo di Udine. Il suo culto fu confermato da Pio IX nel 1858.

La memoria della beata Elena Valentinis occupa un posto centrale nella cappella: le sue spoglie sono collocate sotto la mensa dell’altare, mentre la sua figura è presente anche nel trittico policromo realizzato nel XX secolo.

Il trittico di Fred Pittino e gli affreschi della volta

Il trittico policromo col Sacro cuore di Gesù, santa Teresa del bambino Gesù e la beata Elena Valentinis sono opera di Fred Pittino (1941).

Nella volta sono affrescati la SS. Trinità tra santi (Pietro Antonio Novelli e Giuseppe Morelli, 1790).

Il trittico riunisce il Sacro Cuore di Gesù, santa Teresa del Bambino Gesù e la beata Elena Valentinis, accostando la devozione cristologica alla venerazione di una figura religiosa profondamente legata alla storia di Udine.

Trittico della cappella delle reliquie

Il crocifisso ligneo e il monumento a Pio IX

Sulla parete destra è stato collocato il crocifisso ligneo attribuito a Bartolomeo Dall’Occhio (1473), in epoca gotica era disposto sull’iconostasi.

Segue il monumento a Pio IX di Vincenzo Luccardi (1847).

Il crocifisso rappresenta uno degli elementi più antichi della chiesa e testimonia la centralità della devozione alla Passione di Cristo nel complesso. La sua precedente collocazione sull’iconostasi rimanda all’assetto liturgico dell’epoca gotica.

L’organo cinquecentesco

Al disopra dell’atrio a nord è collocato l’organo cinquecentesco in cornu evangelii riformato nel XVIII secolo da Pietro Nachini.

Nei riquadri del parapetto sono rappresentati Gesù che risana lo storpio, l’Epifania, Gesù tra i dottori, il Miracolo del centurione Francesco Floreani, la Natività e la Circoncisione di Giovanni Battista Grassi nel 1566.

Sul parapetto delle piccole tribune per i fiati la Visita di s. Elisabetta e Presentazione di Gesù al Tempio quali rifacimenti del XIX secolo.

La decorazione dell’organo combina scene della vita di Cristo e della storia dell’infanzia di Gesù con episodi di carattere miracoloso. Le opere di Francesco Floreani e Giovanni Battista Grassi costituiscono una parte significativa dell’apparato figurativo dell’oratorio.

Organo cinquecentesco della Chiesa del Cristo

Le reliquie cristiane e la devozione alla Passione

Fra tutte le reliquie cristiane esistenti, queste sono considerate le più preziose e costituiscono il tesoro più grande della religione cristiana. Per questo motivo sono, e sono state, le più venerate tra i credenti e le più ambite da parte dei sovrani cristiani di tutti i tempi.

Le reliquie della passione sono più propriamente gli ‘strumenti della passione’, ossia quelli che hanno a che vedere con la tortura e morte di Cristo. Quindi possiamo dire che in prima linea abbiamo la Croce, i Chiodi, la Corona di Spine, la Lancia e l’Iscrizione (Titulus crucis).

Poi la Tunica di Cristo, la Colonna della flagellazione e il Flagello, la Canna e la Spugna, e il Velo della Veronica.

Il tema delle reliquie della Passione aiuta a comprendere il valore religioso e culturale attribuito, nel corso dei secoli, agli oggetti collegati alla morte di Cristo. Nella Chiesa del Cristo a Udine questa sensibilità è espressa soprattutto dalla presenza del crocifisso ligneo, dalla dedicazione originaria dell’altare e dalla conservazione dei reliquiari dei santi aquileiesi.

Autenticità storica e valore della devozione

Bisogna tener presente che stiamo parlando di un’epoca della quale non esistono testimonianze letterarie se non dal IV secolo in poi, e quelle archeologiche sono molto scarse, contaminate da una valanga di reperti di dubbiosa validità.

La caccia alle reliquie ha avuto nel passato un peso specifico rilevante e in alcuni momenti diventò una vera e propria ossessione, come per esempio, intorno all’anno mille e durante tutto il periodo delle Crociate, quando migliaia di reliquie arrivarono dalla Terra Santa, vere, false o falsificate, per soddisfare l’ansia di possederle da parte di tutti gli strati della popolazione.

In questo contesto, quindi, non è facile stabilire se ci troviamo di fronte a un reperto autentico, partendo dalla base che la gran maggioranza non lo è. Per secoli sono state venerate reliquie che poi si è dimostrato che sono false.

Nonostante ciò molte di queste continuano a riscuotere una grande devozione. Però, se per un credente sono autentiche, il loro valore salvifico e taumaturgico è esattamente lo stesso.

Come fa dire Umberto Eco a Niceta nella sua opera ‘Baudolino’, riferendosi alla reliquie: “E’ la vera fede che le fa vere, non esse che fanno vera la fede”.

La Croce, i Chiodi e la Corona di Spine

Prima fra tutte, la Santa Croce. Come tutti ormai sanno, la Vera Croce, insieme ai Chiodi e forse anche al Titulus, fu scoperta da Sant’Elena, imperatrice e madre di Costantino.

Già molto anziana, fece un viaggio a Gerusalemme proprio per andare a visitare i santi luoghi e, secondo la tradizione diffusa da Sant’Ambrogio e successivamente ripresa da Jacopo da Varagine nella ‘Legenda Aurea’, per cercare la Vera Croce.

Nel mio articolo che descrive l’affresco absidale della basilica di Santa Croce in Gerusalemme, di Antoniazzo Romano, possiamo leggere come Sant’Elena scoprì la Vera Croce, della quale successivamente se ne fecero migliaia di pezzi che sono presenti nel mondo intero e dei quali è praticamente impossibile sapere quali sono autentici e quali no.

Alcuni di questi frammenti, pochi, sono un po’ più grandi della grande maggioranza, come per esempio quello del monastero di Santo Toribio de Liébana, in Spagna, che forse è il più grande di tutti.

Quanto ai chiodi della crocifissione, anche questi, secondo la tradizione, furono trovati da Sant’Elena, insieme alla croce. Molti sostengono che i chiodi usati erano tre ed altri che invece erano quattro.

Altra reliquia della passione molto ambita nella storia era la Corona di Spine. Questa, contrariamente a una credenza popolare, pare che non fosse a forma di corona, ma era come una specie di casco.

Sì, perché di spine della corona, o presunte, soprattutto presunte, nel mondo ce ne sono moltissime, troppe, più di 2.000.

Il Titulus Crucis e la lancia di Longino

Il Titulus Crucis, ossia la famosa iscrizione INRI, è forse l’unica reliquia della passione che non ha ‘doppioni’, ossia che, a quanto pare, ce n’è solo uno, anzi, una parte, ed è conservato nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme di Roma, sorta sull’antico palazzo dell’imperatrice Elena.

La tradizione vuole che anche questa reliquia fosse stata trovata dall’imperatrice, ma non tutti gli studiosi sono d’accordo. Questo tipo di tavolette, su cui era scritto il motivo della condanna, erano di uso normale nelle esecuzioni capitali.

La lancia con la quale il centurione romano Longino trafisse il costato di Cristo per accertarsi che fosse morto. Considerata una preziosissima reliquia anche questa, soprattutto perché è stata a contatto con il sangue di Cristo.

Varie ‘lance di Longino’ hanno rivendicato, nei secoli, la loro autenticità, come per esempio: la famosa ‘Lancia che rendeva invincibili’, chiamata anche Lancia del Destino, alla quale Hitler teneva molto, o ‘La lancia di Antiochia’, che ebbe un ruolo determinante nella Prima Crociata.

Nessuna delle due ha superato il minimo esame scientifico. Quella che invece è conservata nella basilica vaticana, in uno dei ‘Quattro pilastri della cupola di San Pietro’, ha ancora qualche probabilità di essere autentica perché, contrariamente alle altre, è stato dimostrato che risale al I secolo dopo Cristo ed è compatibile con quelle usate dalle legioni romane.

INRI - Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum, Gesù Nazareno Re dei Giudei.

Il legame con Aquileia e la tradizione reliquiaria

Una parte rilevante dei miei studi, che ricordo come di carattere storico archeologico, riguardano l'antica ed immortale esperienza di Aquileia.

Nella mia ipotesi, un nucleo cristiano romano, in fuga dalla persecuzione imperiale del secolo III, si stacca da Roma per raggiungere Aquileia. Ne è a capo Crisogono.

Sempre nella mia ricostruzione, Crisogono appartiene alla comunità cristiana raccoltasi attorno a Lorenzo. E siccome io credo che Lorenzo abbia custodito le supreme reliquie cristologiche, Crisogono ne riporta anche espressamente memoria storica ed iconografica ad Aquileia!

Che la leggenda poetica medievale del Santo Graal si radica nell'antica tradizione cristiana dei tesori di san Lorenzo. Per come la vedo io, la reliquia del sangue di Cristo, custodita a Mantova, è parte costitutiva di tale patrimonio reliquiario.

Aquileia, in base ai miei studi, ne preserva una precisa e preziosa testimonianza iconografica.

Il complesso reliquiario cristologico

Chi leggerà i miei studi potrà riferirsi a tre componenti centrali costituite dalla Sacra Sindone, attualmente a Torino, dal Santo Caliz, di tradizione dell'Ultima Cena, oggi a Valencia, ed appunto dalla reliquia mantovana del Sangue, secondo leggenda, tratto dal Golgota e ricondotto dal centurione Longino.

In base alla mia teoria, questo patrimonio sarebbe stato custodito dal diacono e martire Lorenzo, ucciso a Roma nell'agosto 258, dando così vita alla mistica cristiana sui tesori di san Lorenzo.

Per la mia sensibilità personale, di credente, le reliquie di Cristo sono una “bandiera”. Per la nostra società laica, un affascinante campo di studio ed una radice storica di pensiero occidentale.

Chi è credente, notoriamente, non ha bisogno di reliquie. Ciò nonostante sarebbe scontato immaginare una Chiesa per lo meno attenta a preservare la dignità storica di una testimonianza innanzitutto culturale pervadente le matrici della civiltà europea-occidentale.

La Chiesa del Cristo nel patrimonio di Udine

La Chiesa del Cristo riunisce dunque testimonianze di epoche diverse: la fondazione dell’oratorio alla fine del XVI secolo, la memoria della precedente dedicazione alla Madonna della Ghiara, i reliquiari dei santi aquileiesi, le opere settecentesche, il crocifisso attribuito a Bartolomeo Dall’Occhio, il monumento ottocentesco a Pio IX e il trittico novecentesco di Fred Pittino.

La cappella delle reliquie costituisce il fulcro devozionale del complesso. La presenza delle spoglie della beata Elena Valentinis e dei reliquiari provenienti dalla Basilica di Aquileia rende l’ambiente particolarmente significativo per la storia religiosa udinese e friulana.

La chiesa documenta inoltre il rapporto tra culto, arte e memoria civica. L’altare, le sculture, gli affreschi, l’organo e il crocifisso non sono elementi isolati, ma formano un insieme nel quale la devozione alla Passione di Cristo si intreccia con la venerazione dei santi e con la storia istituzionale dell’oratorio.

Per maggiori informazioni e dettagli sul tema dell’accessibilità, visita FVG per tutti, il Portale sull’accessibilità turistica del Friuli Venezia Giulia.

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