L’altare della Madonna di ferro nel Duomo di Milano

L’altare della Madonna di ferro è l’altare della Madonnina del Duomo di Milano, un complesso realizzato da Martino Bassi negli anni 1584-1588 e concepito come un grande tabernacolo intorno alla nicchia centrale. La Madonnina custodita al centro dell’altare è legata al miracolo del 30 dicembre 1485 ed è considerata il primo e più grande tesoro del Santuario.

L’altare è caratterizzato da colonne scanalate coperte in lamina d’argento, capitelli in bronzo dorato e un doppio timpano triangolare, l’uno dentro l’altro. Oltre una grata di ferro è conservato il famoso frammento del muro santambrosiano del IV secolo, mentre il paliotto in argento sbalzato presenta la Natività di Maria e la Dormizione.

Il significato dell’altare e della Madonnina

La Madonnina del Duomo di Milano è una statua della Vergine Maria situata sulla guglia più alta del Duomo di Milano. Eretto nel 1774 e progettato da Giuseppe Perego, questo monumento dorato della Madonna Assunta è considerato un importante simbolo religioso e civico dai milanesi.

La Madonnina è una rappresentazione dell’assunzione in cielo della Vergine Maria. La statua raffigura una Maria dorata che guarda verso il cielo con le stelle che le circondano la testa.

La Madonnina, si sa, è il simbolo stesso della città di Milano: un’immagine cara e notissima, anche ben al di là dei confini ambrosiani. Quello che forse non tutti sanno, invece, è che la grande statua che si innalza sulla guglia più alta del Duomo non è una generica raffigurazione di Maria, ma proprio un omaggio alla Vergine Assunta.

Il fatto non è casuale, ovviamente: è un riferimento preciso, infatti, alla dedicazione con cui venne iniziata la nuova cattedrale, titolo poi mutato nel Seicento in quello di Maria Nascente, che tutt’oggi compare sulla facciata napoleonica.

Nel 1774 quel moto di amore, già presente nell’animo dei cittadini milanesi ottenne finalmente un volto, una forma, una linea scolpita contro cielo aderente all’immagine cui tutti si erano rivolti nelle proprie preghiere: la Vergine Assunta.

L’avvenimento rappresentò il coronamento della grande tradizione mariana che aveva ispirato la costruzione del Duomo di Milano sin dalla posa della prima pietra, nel 1386. Oggi come allora, la benevolenza della luminosa figura cui tutti possono rivolgere sguardi e preghiere, sovrasta la città: la Madonnina è assunta universalmente a tramite tra il popolo e il cielo, protegge la città ed è aureo simulacro di amore e devozione.

La struttura dell’altare della Madonna

L’opera è di Martino Bassi, l’ultimo dei maggiori architetti che contribuirono, negli anni di S. Carlo, a portare a termine il Santuario. Tutto il complesso dell’altare fu portato a termine negli anni 1584-88.

È come un grande tabernacolo intorno alla nicchia centrale. Le colonne coperte in lamina d’argento, sono scanellate e portano capitelli in bronzo dorato. Reggono un doppio timpano triangolare, l’uno dentro l’altro.

Sotto la mensa la Madonnina del miracolo (30 dicembre 1485). È il primo e più grande tesoro del Santuario, che è sorto per Lei.

Oltre una grata di ferro c’è il famoso frammento del muro santambrosiano del IV secolo. La Madonna regge su un braccio il Bambino Gesù e lo guarda, chinando un poco il capo.

ElementoDescrizione
Autore dell’altareMartino Bassi
Completamento del complesso1584-88
StrutturaGrande tabernacolo intorno alla nicchia centrale
ColonneLaminate in argento, scanalate
CapitelliBronzo dorato
Madonnina del miracolo30 dicembre 1485
Frammento conservatoMuro santambrosiano del IV secolo

La Madonnina del miracolo

Al centro dell’altare si trova l’immagine della Madonna con il Bambino, protetta dalla grata di ferro e inserita nella nicchia principale. La Madonna regge su un braccio il Bambino Gesù e lo guarda, chinando un poco il capo.

Alcuni segni a graffito o pennello furono fatti in tempi diversi e successivi: l’ultima volta sembra nella seconda metà del secolo scorso e un piccolo intervento fu fatto anche negli anni sessanta; tutto questo è servito a far rivivere i contorni delle due figure, se non le forme dei due volti.

Sulla mensa dell’altare (nascosta dal tabernacolo) una riproduzione, più che una copia, eseguita nel ’600.

Il paliotto in argento

Il paliotto dell’altare è formato da due sportelli apribili, in argento sbalzato, a forte rilievo: Natività di Maria a sinistra, Dormizione a destra.

Autore il Fontana, però il pannello della Nascita fu ultimato da Francesco Brambilla, per la morte dell’artista.

La presenza della Natività e della Dormizione collega l’altare ai principali momenti della vita terrena e celeste della Vergine Maria, inserendo la Madonnina in un più ampio programma di devozione mariana.

L’Assunta di Annibale Fontana

L’Assunta è il capolavoro di Annibale Fontana; qui lo scultore ha toccato il sommo, perché solo un grande artista può ritrarre nel marmo un volto tanto celestiale.

I due angeli che sostengono la corona, furono aggiunti più tardi da G. C. Procaccini. L’Assunta è posata su una base in bronzo, del Fontana, che fa da cornice anche a una lastra di diaspro rosso orientale, su cui è incastonata una Pietà in oro massiccio di G. B. Busca.

Il candelabro che porta la lampada è un’opera di squisita fattura, autore A. Fontana.

L’altare degli sposi

Questo è l’altare degli sposi. Qui lungo i secoli a migliaia si sono inginocchiati gli sposi in preghiera per l’offerta dei fiori e del loro amore.

L’altare ha quindi rappresentato anche un luogo di preghiera legato alla vita matrimoniale e alla devozione familiare. Purtroppo anche questa tradizione secolare milanese si va spegnendo.

Dall’altare alla Madonnina sulla guglia

La Madonnina del Duomo di Milano compie 250 anni dal 1774 quando la statua dorata fu collocata sulla guglia più alta del Domm, protesa nel cielo ed iniziò a brillare nel cuore e negli occhi di tutti i Milanesi, che a Lei ancora oggi affidano pensieri e preghiere.

Simbolo della Città di Milano nel mondo, di protezione e di speranza per l’umanità, la Madonnina rappresenta l’anima e l’identità del popolo meneghino che sin dalle origini della costruzione, ha voluto che il Duomo fosse un omaggio alla Madonna, il santuario mariano per eccellenza.

Lo dimostrano le due estreme polarità: la dedicazione a “Mariae Nascenti”, proclamata con la dedicazione in facciata e la sublimazione del suo culto con la statua dell’Assunta posta sul punto più alto della Cattedrale, segno di mediazione tra umano e divino.

La Veneranda Fabbrica si è così affidata alla materna intercessione della Vergine, che ne ha protetto l’opera fin dall’inizio dell’edificazione ed ancor prima della sua costruzione.

Di fatti, nel XIV secolo la piazza rappresentava già un centro episcopale di grande rilievo e importanza, ospitava infatti due cattedrali più antiche e preesistenti: l’antica basilica invernale di Santa Maria Maggiore, che sorgeva in corrispondenza dell’attuale navata centrale del Duomo e Santa Tecla, la basilica estiva in cui veniva officiato il culto nei mesi primaverili ed estivi.

Lo stesso Arcivescovo Antonio da Saluzzo nella bolla del 12 maggio 1386, come nelle suppliche per il Giubileo indirizzate dalla Fabbrica del Duomo nell’anno successivo, ci conferma che la nuova cattedrale nasceva dedicata all’Assunta: “…nel cui nome, che si celebra il 15 agosto, questa chiesa si è iniziata…”.

Il Duomo ostenta e glorifica questa sua pienezza mariana con il linguaggio dell’Arte: dagli altorilievi e dai battenti della porta maggiore dedicata alle gioie e ai dolori della Vergine - sulla facciata, alle pale d’altare, alle luminose e policrome vetrate artistiche, fino alle sculture e alle formelle sapientemente modellate che animano l’interno del tempio, fondono in un mirabile coro le loro voci, un inno popolare di ringraziamento e devozione verso Maria, Madre dell’umanità.

Il progetto della statua sulla Grande Guglia

Tutto ciò spiega e dà un significato alla decisione del 13 luglio 1765 di Francesco Croce, Architetto della Veneranda Fabbrica cui era stato dato l’incarico di realizzare la Guglia Maggiore, di ornare la Gran Guglia con una statua della Vergine portata in cielo da angeli.

Ma chi effettivamente ebbe l’idea iniziale di collocare lassù in alto la Madonnina? È praticamente impossibile stabilirlo con esattezza; la prima testimonianza di una possibile collocazione della statua della Vergine sulla Guglia Maggiore si trova in un disegno dell’Architetto Cesare Cesariano datato 1521, dove a coronamento del Duomo compare svettante sul pinnacolo più alto, una statua dell’Assunta, quando tra le impalcature ancora si stavano alzando le guglie minori.

“Si trattava forse di un’idea nata nel momento stesso in cui si cominciò a levare verso il cielo la cesellata mole del tempio dedicato a Maria Nascente”.

A proporre la collocazione di un simulacro dell’Assunta sulla guglia maggiore del Duomo fu nel 1765 Francesco Croce, all’epoca architetto responsabile della Veneranda Fabbrica.

Il modello della statua fu affidato, invece, allo scultore Giuseppe Perego, che ai fabbriceri del Duomo propose ben tre soluzioni: le prime due parvero eccessivamente elaborate e furono scartate; piacque invece la terza proposta, più semplice e slanciata, di cui un altro artista, l’intagliatore Giuseppe Antignati, realizzò una bella testa al vero in legno di noce, ancor oggi conservata nel Museo della cattedrale.

Le tre proposte di Giuseppe Perego

Venne incaricato l’intagliatore Antignati di preparare un modello in legno da farsi secondo la guida e le direzioni dello scultore Giuseppe Perego, che nel 1769 presentò tre diverse soluzioni: la prima “con molti angioli al piede” secondo le prescrizioni del Croce, la seconda per ordine del signor Marchese Fiorenza “con due soli angioli al piede” e infine la terza “senza angioli” che fu approvata e adottata “per formare la succenata statova in legno”.

Per maggiore garanzia gli fu affiancato, come consigliere, il pittore Antonio De Giorgi “al quale si corrisponderà regallo ad arbitrio dei signori fabbriceri”.

Il modello preparato su legno sarebbe poi stato riprodotto in rame dall’orefice Preda.

Perché la statua fu realizzata in rame

In rame, protetta da una efficiente doratura e non in marmo di Candoglia, proprio per difficoltà tecniche e di peso.

“Possiamo ritenere che la decisione adottata di realizzare una statua di rame dorato sia stata determinante nel sublimare la scultura dell’Assunta nella Madonnina, che sempre più largo spazio ha trovato nel cuore dei Milanesi.

Diversamente, realizzata in marmo, sarebbe stata una delle 4.000 statue della cattedrale, resa per la distanza del tutto simile ad una delle 134 statue di santi poste sulla cima di altrettante guglie del Duomo”, come afferma Ernesto Brivio in un articolo su Il Segno di novembre 1974.

La Madonnina consiste in uno stampo di rame scavato con una struttura in acciaio all’interno. Lo stampo è stato creato utilizzando un modello di legno intagliato da Giuseppe Antignanti sul quale sono state modellate delle lastre di rame in controforma per dare il suo design metallico.

Le lastre di rame sono dorate con 6750 fogli d’oro puro.

CaratteristicaDato
PosizioneDuomo di Milano
DesignerGiuseppe Perego
Data di inizio costruzione1769
Data di completamento1773
Anno di collocazione1774
Materiali utilizzatiFerro, rame, acciaio e oro
Altezza4,16 m
Lastre di rame33
Peso delle lastre399,2 kg
Peso della struttura portante584,8 kg
Fogli d’oro dell’ultima doratura6750

Il problema del parafulmine

Non tutto corse liscio però nella realizzazione della statua, di fatti molteplici incertezze e questioni di notevole rilevanza si sollevarono tra il 1765 e il 1769: oltre alla scelta del modello e il tipo di doratura, un altro annoso problema portò la Fabbrica ad indugiare sulla messa in opera e nello specifico: proteggere dai fulmini i pinnacoli del Duomo mediante “certo ordigno praticato dal padre Beccaria, professore di Torino”.

L’ordigno, che ancora non era chiamato parafulmine, fu una novità che suscitò la perplessità dei Consiglieri.

Al fine di risolvere il dubbio, il deputato marchese Triulzio si arrampicò sul tetto della Chiesa insieme all’astronomo Padre Boscovich ed esaminata accuratamente la situazione, decise di interpellare Padre Beccaria.

Seguirono tre anni di silenzio, finché nel 1773 non troviamo una delibera del nuovo Consiglio riunito in cui si dibatte ancora sulla faccenda del parafulmine.

In verità si era quasi decisi a realizzarlo, se non che arrivò una notizia da Parigi secondo cui da molti edifici erano stati tolti poiché considerati inutili se non dannosi.

In effetti i risultati dei test dati da quelle macchine nuovissime in Francia non erano confortanti.

Su proposta del marchese Triulzio si decise allora di nominare un comitato specifico che riesaminasse da capo la controversia e valutasse le opportunità e le modalità per dotare la Guglia Maggiore di un parafulmini.

La fusione e la doratura

Intanto su relazione di Francesco Croce, che l’11 settembre 1770 aveva preso visione dei due modelli in terracotta del Perego (conservati oggi al Museo del Duomo di Milano) riconoscendogli: “Invenzione e il Disegno e… l’Esecuzione dell’Idea”, stimandoli per un compenso di 200 scudi, il Consiglio della Fabbrica delibera la fusione in rame della statua affidandola all’orafo Giuseppe Bini per un prezzo di Lire 11.000, data la sopraggiunta morte dell’orefice Preda.

Nel frattempo, l’orefice Bini finì di modellare e battere le lastre di rame sul modello di legno dell’Antignati e ritenne di domandare un aumento rispetto alla cifra stabilita per il suo compenso, dal momento che gli fu chiesto di aggiungere ai piedi della statua una nuvola con quattro teste di angelo.

Ci si accordò per un totale di 14.750 Lire che, a quanto risulta dagli Annali della Fabbrica, furono saldate nel 1778.

Il Consiglio, dopo aver attestato la conformità al modello, dispose di metterla per il momento nella sala delle riunioni e incaricò il fabbro Varino di preparare lo scheletro in ferro per saldare la statua alla guglia e concordò la cifra di 400 Lire.

Per la doratura “a mordente e foglia” su indicazione del pittore Anton Raphael Mengs di Vienna, gli orefici impiegarono di 156 libretti, ciascuno di 25 fogli d’oro zecchino, per un totale di 3900 lamine d’oro.

La collocazione sulla guglia nel 1774

L’ultima notizia, quella relativa alla collocazione è del 30 dicembre 1774, quando il Rettore riferì al Venerando Capitolo che il marchese don Giorgio Teodoro Triulzio aveva terminato la doratura e collocato la statua sulla cima della gran guglia con l’aiuto del fabbro Mazzono;

si deliberò dunque che fossero “rese le più distinte grazie al prelodato signor maestro Triulzi per tutti gli incomodi del medesimo avuti nel far eseguire un’opera che ha meritato lo universale applauso”.

Madonnina dorata sulla guglia del Duomo

La struttura interna: ferro, rame e acciaio

Una curiosa “ragnatela” metallica è ospitata in una delle sale del Museo del Duomo di Milano, al momento ancora chiuso al pubblico in attesa della sua completa risistemazione.

Si tratta dello “scheletro” originario della Madonnina, un’ingegnosa armatura di ferro su cui vennero posate le lastre di rame che, sbalzate e dorate, andarono a comporre la grande statua che dal 1774 veglia sulla città e sui milanesi (e che, dunque, non è fusa in un sol blocco, come da più parti ancora oggi si legge!).

Il perché questa antica struttura si trovi presso il Museo della cattedrale è presto detto.

Nel giugno del 1967, infatti, durante i lavori di consolidamento della Guglia maggiore, in qualche modo antesignani di quelli attualmente in corso, si provvide anche a ispezionare l’interno della Madonnina e «con amara, agghiacciante sorpresa - come ricorda Ernesto Brivio, oggi Architetto emerito della Veneranda Fabbrica - si riscontrò che la struttura portante in ferro era assai corrosa e in più punti le barre di metallo si erano completamente dissolte».

C’era, insomma, il pericolo concreto che la celebre statua potesse crollare…

Il restauro del 1967

Successivamente, nel marzo del 1967, il parafulmine della Madonnina rimase danneggiato da una violenta folgorazione, avvenimento che portò i tecnici della Veneranda Fabbrica ad effettuare un’attenta ricognizione dello stato di conservazione della statua, che riportò risultati inevitabili.

In soli cinque anni dalla precedente ispezione del ‘62, l’armatura interna della Madonnina risultava gravemente corrosa dallo smog, dall’umidità e dai vapori acidi di cui l’atmosfera cittadina si era particolarmente impregnata e che aveva fortemente intaccato anche la doratura risalente alla fine degli Anni ‘30.

Interi bracci di ferro, sostegni e tiranti apparivano letteralmente corrosi. All’interno si era depositata una coltre di trenta centimetri di ruggine, così fu necessario smontare tutto e rimettersi all’opera.

Per questo, senza indugi, si intervenne subito con una grandiosa opera di restauro.

Numerati e rimossi i singoli pezzi del rivestimento scultoreo, a quasi 80 metri di altezza si attrezzò una vera e propria officina meccanica, oltre che un laboratorio per il trattamento delle 33 lastre di rame, che vennero ripulite e nuovamente dorate con foglie d’oro zecchino.

I lavori furono curati dall’Architetto della Fabbrica, ing. Carlo Ferrari da Passano, durarono quaranta giorni e richiesero l’installazione di una vera e propria officina sulla Terrazza maggiore, dove i pezzi della statua, smontati uno ad uno, furono portati per essere rimessi in sesto.

Proprio lassù, prendendo a modello la struttura originale, fu eseguita una nuova armatura, identica nella forma ma in acciaio inossidabile, rivestita di speciali vernici plastiche.

La struttura interna ripristinata nel 1967 è stata sottoposta a innovativi controlli, l’ultimo restauro risale al 2012.

Il 27 luglio la Madonnina veniva così ricollocata al suo posto, più smagliante che mai, mentre il vecchio supporto interno veniva sistemato nelle collezioni museali del Duomo.

e il 17 agosto 1967 il Corriere Milanese finalmente proclamò: “Risplende sul Duomo la Madonnina illuminata”.

Le dorature e i restauri successivi

Da allora la Madonnina subì quattro interventi di restauro, tre dorature: nel 1830, nel 1906 anno della prima Esposizione Internazionale ospitata a Milano (in previsione di un’eccezionale affluenza di forestieri che sarebbero saliti fino alla Guglia Maggiore, la direzione dei tecnici della Veneranda Fabbrica del Duomo si occupò di eseguire studi, lavori di consolidamento, rinforzo, ripulitura e infine la doratura) e nel 1939 in occasione della vigilia della festività di Maria.

La stampa annunciò una vera e propria “Festa di Luce” in cui la Madonnina avrebbe sfavillato nel suo nuovo aureo rivestimento.

Al suono di una tromba, la statua della Madonnina fu scoperta su ordine del Cardinale Schuster che benedì la statua e indirizzò una preghiera della liturgia ambrosiana per la difesa e la protezione della città di Milano, benedicendo infine tutti i fedeli accorsi.

L’ultima doratura della Madonnina risale al 2012, quando è stata restaurata anche la Grande Guglia.

Il rame è stato ripulito, protetto con stesura di medium acrilico colorato e infine ricoperto con applicazione di 350 grammi di foglia d’oro.

Lo scheletro in ferro originale della Madonnina è oggi conservato presso il Museo del Duomo di Milano.

La Madonnina e la storia di Milano

La statua non è solo un idolo religioso, ma un simbolo di importanza civica.

Nel 1848, durante la rivolta delle Cinque Giornate, il tricolore italiano fu issato sulla statua per segnalare l’evacuazione delle truppe austriache dalla città.

Il tricolore viene ancora issato in giorni importanti come la Festa del Tricolore, la Festa del Lavoro, la Festa della Repubblica e le Cinque Giornate di Milano tra il 18 e il 22 marzo.

La statua è molto cara ai milanesi ed è oggetto di canzoni popolari milanesi.

La Madonnina si erge ancora oggi come simbolo di fede e speranza per Milano. La sua immagine e il suo design sono ampiamente utilizzati in prodotti e souvenir, cementando la sua influenza nella cultura della città.

Nonostante i numerosi restauri, la statua originale conserva la sua forma e il suo significato. È sopravvissuto a diverse guerre, rivolte e regimi, ma è rimasto indenne e corona ancora lo skyline di Milano.

Repliche e memoria dell’opera

La statua è così amata che diverse istituzioni hanno richiesto repliche della Madonnina nei loro edifici.

Alcuni esempi sono il Palazzo Pirelli, il Palazzo Lombardia e la Torre Allianz di Milano.

Una copia in scala 1:1 della Madonnina è stata commissionata dalla Veneranda Fabbrica (l’organizzazione che ha costruito il Duomo di Milano), in un progetto chiamato "La Protezione", affinché i fedeli possano pregare e contemplare la statua.

Attualmente è esposto nel cortile tra la chiesa di San Gottardo e il Museo del Duomo.

Informazioni essenziali per vedere la Madonnina

Situata sul tetto del Duomo di Milano, la Madonnina è aperta ai visitatori tutti i giorni. Puoi andare sul tetto del Duomo di Milano tra le 9.00 e le 19.00.

Ricorda che l'ingresso al tetto richiede un biglietto con accesso al tetto. L'ultimo ingresso al rooftop è alle 18:00.

È necessario accedere al tetto del Duomo di Milano per vedere la Madonnina. Può essere acquistato separatamente con un biglietto per il Duomo di Milano: Biglietto di accesso al tetto.

Durante l’estate, evita il caldo visitando la Madonnina nelle prime ore del mattino e della sera. Questo è il momento più piacevole per stare sulla terrazza del Duomo.

Si consiglia inoltre di visitarla in una giornata limpida per godere della splendida vista dalla cima e apprezzare la bellezza della statua.

Il restauro della Madonna del Carmine di Michele Desubleo

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