Chi si vergogna del Rosario?

Non bisogna vergognarsi di farsi vedere mentre si prega il Rosario: «sono quelli che non pregano che dovrebbero vergognarsi!». Il Rosario è una preghiera che ricorda la vita di Gesù e della Madonna, suscita l’amore verso Dio e il prossimo, spinge al pentimento e all’osservanza dei Comandamenti di Dio e della Chiesa.

La vergogna, in questa prospettiva, non riguarda chi tiene in mano la corona del Rosario, ma chi si vergogna della fede, della preghiera e della conversione. Il Rosario porta all’anima dei vantaggi così grandi, che non dobbiamo meravigliarci se la conversione e la salvezza diventano facili.

La vergogna di pregare e la forza della testimonianza

Sapendo che il Rosario è una preghiera che piace tanto a Gesù e a Maria, noi dobbiamo recitarne almeno una corona al giorno. Chi vuole, il tempo lo trova: si può recitarlo camminando durante una passeggiata o a casa propria senza che nessuno se ne accorga.

Però non dobbiamo avere vergogna di farci vedere a pregare: sono quelli che non pregano che dovrebbero vergognarsi! La preghiera pubblica, quando è vissuta con umiltà e senza ostentazione, diventa una testimonianza silenziosa della fiducia in Dio.

La Madonna vuole che recitiamo il Rosario per ricordarci le grazie che Dio ci ha fatto nell’Incarnazione, nella Passione e nella Risurrezione di Gesù. In questo modo la Madonna spera che i nostri cuori si inteneriscano e passino dalla ribellione verso Dio, nostro Padre buono, alla penitenza e all’amore per Lui.

Il Rosario è il più bel libro di preghiere per i peccatori. È una preghiera che fa miracoli nel convertire i peccatori a Dio e nel condurli a una vita virtuosa e conforme alle Verità divine che crediamo.

Che cos’è il Rosario

È una preghiera in onore della Vergine Maria che consiste nella recita di centocinquanta Ave Maria, intercalate da varî Pater noster che li dividono in quindici decine, mentre con la mente si vanno meditando i principali misteri della Redenzione. L’essenza e il merito di questa preghiera sta nell’unire insieme l’orazione mentale e l’orazione vocale.

Dopo la Messa e l’ufficio divino, il rosario è la preghiera più conosciuta e più usata dal popolo cattolico. I misteri sono costituiti da fatti della storia evangelica, e sono divisi in tre serie riguardanti il gaudio, il dolore, la gloria di Gesù e di Maria.

SerieMisteri
Misteri gaudiosiL’Annuncio, la visitazione, la Nascita di Gesù, la Purificazione della vergine, il Ritrovamento di Gesù fra i dottori.
Misteri dolorosiL’Agonia, la Flagellazione, la Coronazione di spine, il Viaggio al Calvario, la Crocifissione e morte.
Misteri gloriosiLa Resurrezione di Gesù, Ascensione al cielo, la Discesa dello Spirito Santo, l’Assunzione di Maria, la sua Incoronazione.

Nella recita del rosario si usa comunemente, per contare le Avemaria e i Paternoster, una catenella a forma di coroncina ove sono fissati gruppi di dieci pallottoline minori, che servono per le Ave Maria, intercalati ognuno da una pallottolina maggiore, che serve per il Pater noster. Anche questa coroncina è chiamata, per metonimia, “rosario”.

Recitare il Rosario con la mente e con il cuore

L’anima devota non dice il Rosario solo con le labbra, ma medita con la mente e col cuore i Misteri della vita di Gesù, come chiese la Madonna a san Domenico quando gli insegnò questa preghiera domandandogli di diffonderla. Chi recita il Rosario senza meditare i Misteri si priva liberamente di tante grazie che Dio vuol donargli.

Il Rosario, col ricordarci la vita di Gesù e della Madonna, ci spinge ad imitarne gli esempi; e con le preghiere del Padre Nostro e dell’Ave Maria ci ottiene la grazia di imitarli davvero. Recitando il Rosario noi guadagniamo il Cielo.

Come vorrei che ognuno, in ogni bisogno e necessità della sua anima, ricorresse alla Madonna con il Rosario, a Lei che è tanto buona!

Persona che prega il Rosario

Il Rosario e la conversione dei peccatori

La conversione non è presentata come un gesto riservato a pochi, ma come un cammino nel quale la preghiera conduce alla penitenza, alla fiducia e a una vita nuova. Il Rosario richiama continuamente il peccatore alla misericordia di Dio e all’esempio di Cristo.

San Domenico aveva un cugino di nome don Perez o Pedro, che conduceva una vita molto dissoluta. Costui un giorno, avendo sentito dire che il santo stava predicando sulle meraviglie del Rosario e che per tale mezzo molti si convertivano e cambiavano condotta, si disse: “Avevo perduto ogni speranza di salvarmi, ma ora riprendo fiducia; bisogna che anch’io vada ad ascoltare questo uomo di Dio”.

San Domenico, però, fece fermare la gente e rivolto al cugino disse: “Riconosci, infelice, lo stato deplorevole della tua anima e gettati ai piedi della Madonna! Su, prendi questa corona del Rosario, recitalo con devozione, pentiti dei tuoi peccati e risolvi di cambiar vita!”. Don Perez obbedì e in ginocchio recitò il Rosario; subito dopo si sentì ispirato a confessarsi e lo fece con estrema contrizione.

Il Santo gli ordinò allora di recitare ogni giorno il Rosario ed egli non solo promise, ma scrisse egli stesso il proprio nome nel registro della confraternita. Quando uscì dalla chiesa il suo volto che poco prima aveva fatto inorridire gli astanti, appariva splendente come il volto di un angelo.

Si seppe in seguito che perseverando nella recita del Rosario, egli aveva condotto vita molto regolata ed era morto serenamente. Il racconto mette in evidenza il passaggio dalla vergogna del peccato alla libertà del pentimento: non è la preghiera a umiliare il peccatore, ma il peccato che lo tiene lontano dalla verità e dalla misericordia.

La richiesta di Fatima: pregare senza vergognarsi

Pochi minuti dopo che eravamo giunti alla Cova d’lria, presso il leccio, tra la numerosa folla di popolo, mentre recitavamo il rosario, vedemmo il riflesso della solita luce e subito dopo la Madonna sul leccio.

- Voglio che veniate qui il 13 del mese prossimo, che continuiate a recitare il rosario tutti i giorni in onore della Madonna del Rosario, per ottenere la pace del mondo e la fine della guerra, perché soltanto Lei vi potrà aiutare.

Quel che mi ricordo è che la Madonna disse che bisognava recitare il rosario per ottenere le grazie durante l’anno. E continuò: - Sacrificatevi per i peccatori, e dite molte volte, specialmente ogni volta che fate qualche sacrificio: O Gesù, è per amor Vostro, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria.

Spaventati e come per chiedere aiuto, alzammo gli occhi alla Madonna, che ci disse con bontà e tristezza: - Avete visto l’lnferno, dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato.

Se faranno quel che io vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire. Ma, se non smetteranno di offendere Dio, nel pontificato di Pio Xl, ne comincerà un’altra peggiore.

Quando reciterete il rosario, dopo ogni mistero dite: «O Gesù mio! Perdonateci, liberateci dal fuoco dell’inferno, portate in Cielo tutte le anime, specialmente quelle che ne hanno più bisogno».

Apparizione di Fatima e Rosario

Il Rosario come preghiera di pace

La richiesta di recitare il Rosario è legata alla pace del mondo e alla conversione dei cuori. Il 13 settembre, ancora una volta li esorta: “Voglio che continuiate a recitare il Rosario per ottenere la fine della guerra”.

Diventano ancora più vere le parole che la Madonna ha rivolto ai tre Pastorelli di Fatima, il 13 luglio 1917: “Voglio… che si continui a recitare il Rosario tutti i giorni in onore di Nostra Signora del Rosario, per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra, perché Lei sola può soccorrervi”.

È una guerra ancora peggiore della Prima Guerra Mondiale quella che è in corso oggi: una guerra che è, anzitutto, contro Dio e contro la nostra fede; e, poi, è contro l’uomo e contro la famiglia. Una guerra che solo ritornando a credere in Dio e affidandoci a Maria SS.ma, con la recita del s. Rosario, riusciremo a vincere.

Il Rosario non è una fuga dalle responsabilità della vita, ma una preghiera che orienta il cuore verso la pace, la penitenza e la conversione. La sua recita ricorda che la pace esteriore è inseparabile dalla conversione interiore.

I Misteri dolorosi e il coraggio di guardare la sofferenza

Gesù prega e suda sangue nell’orto degli ulivi

“Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano” (Mt 26, 38-39).

Con quanta umiltà Gesù apre il Suo Cuore a Pietro, Giacomo e Giovanni, con quanta fiducia Egli manifesta loro tutta l’amarezza e l’angoscia che prova! E quanta tristezza c’è nella Sua domanda a Pietro: “Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me?”

Non aveva chiesto tanto Gesù: un’ora sola, ma quella mano tesa, quel Cuore aperto non hanno trovato amore né compassione. Quanto dolore prova Gesù nel constatare l’indifferenza anche dei Suoi, di coloro che Lui aveva scelto perché stessero con Lui, perché condividessero la Sua passione per le anime, perché in quel momento avessero compassione di Lui, come Lui ne aveva avuta di loro, quando li aveva cercati e salvati.

Quante volte anche noi, come Pietro, Giacomo e Giovanni, non siamo forti nel lottare contro le nostre debolezze; con quanta facilità ci abituiamo ai nostri peccati; quanto poco riusciamo a fare nostro il dolore di Dio e della Madonna per le anime che si perdono.

Gesù è flagellato alla colonna

“Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi” (Gv 19,1-3).

Quanto soffre Gesù nel vedersi spogliato delle Sue vesti e il Suo corpo alla mercè non solo dei flagelli e degli sputi dei soldati, ma anche degli sguardi indiscreti e sprezzanti di chi Gli sta attorno.

Ripariamo a tanta immoralità e a tanta immodestia con la preghiera e la penitenza, ma anche vestendo, noi per primi, con pudore e decenza sempre, ma soprattutto nelle nostre Chiese.

Gesù è coronato di pungentissime spine

“Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!»”. (Gv 19,5).

Anche oggi una corona di spine lacera e fa sanguinare il Cuore di Gesù, una corona fatta di tutte quelle leggi che sono a favore dell’aborto e dell’eugenetica, dell’eutanasia, del divorzio e delle unioni omosessuali.

Quanti dolori, quante sofferenze nelle famiglie provocano queste leggi, perché portano al disordine morale e conducono a perdere la pace vera, quella di un cuore che ama Dio e che vive secondo i Suoi comandamenti.

Gesù porta la pesante croce al Calvario

Gesù incontra Sua Madre, sulla via del Calvario: avverte il Suo dolore e La consola, per tutto lo strazio che Ella prova nel vedere Suo Figlio così oltraggiato e schernito. Maria SS.ma è associata intimamente e fedelmente alla Passione salvifica del Figlio.

Pienamente partecipe dell’umanità sofferente del Cristo, Ella ne soffre indicibilmente la Passione nella Sua anima, ma la offre a Dio, per la Redenzione dell’umanità. Ecco perché Lei è Corredentrice, per grazia, del genere umano.

Ognuno di noi ha, nel suo cuore, una piccola Russia da convertire. Ognuno di noi ha nel suo cuore - magari nascosto perché se ne vergogna - un difetto, un peccato, un vizio da vincere perché non continui a diffondere il suo male nella sua vita e in quella degli altri.

Solo così potrà essere davvero tutto di Dio e di Maria SS.ma, portando la pace nel suo cuore e nel cuore di chi gli sta accanto.

Gesù è crocifisso e muore in Croce

“Uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua” (Gv 19,34).

Dal costato trafitto di Gesù sgorgano il Sangue e l’acqua della Misericordia di Dio, che si riversa su tutta l’umanità. Gesù si è immolato sulla croce per Amor nostro.

E, pur avendo offerto Se stesso una volta per tutte e pur bastando il Suo sacrificio a salvare l’umanità, Egli chiede a ciascuno di noi, oggi, di collaborare alla Sua opera di Redenzione, così come l’ha chiesto a Maria SS.ma, Sua Madre.

La testimonianza di coloro che offrono la loro vita per rimanere fedeli a Gesù aiuta le anime a convertirsi e a cambiare vita. Ma è anche l’offerta quotidiana dei nostri piccoli sacrifici, delle nostre piccole rinunce, delle nostre preghiere che colma “quell’innaffiatoio che irriga le anime”.

La vergogna del peccato e la libertà del perdono

Il Rosario conduce anche a riconoscere il peccato senza rimanere prigionieri della vergogna. Il pentimento non è disprezzo di sé, ma ritorno alla misericordia di Dio.

ROSARIO DEL PERDONO

Primo mistero: rinunciate ai vostri peccati

“Ma se il malvagio si ritrae da tutti i peccati che ha commesso e osserva i miei decreti e agisce con giustizia e rettitudine, egli vivrà, non morirà.” (Ezechiele 18,21)

1 Padre Nostro 10 Ave Maria …. benedetto il frutto del seno tuo, Gesù, che salda i nostri debiti. Aiutami, Signore, ad essere più giusto e misericordioso verso tutti.

Secondo mistero: perdona loro

E Gesù disse: “ Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno.” (Luca 23,24)

1 Padre Nostro 10 Ave Maria …. benedetto il frutto del seno tuo, Gesù, che è tutto carità. Aiutami, Signore, a riconoscere i miei errori davanti a Te e ai fratelli, per chiedere umilmente perdono.

Terzo mistero: perdonate le offese

Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: “Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?” E Gesù gli rispose: “ Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.” (Matteo 18,21)

1 Padre Nostro 10 Ave Maria ….benedetto il frutto del seno tuo , Gesù che perdona. Aiutami, Signore, a perdonare sempre, con pazienza, come Tu ci insegni.

Quarto mistero: mostrate molto amore

Per questo ti dico : “ Le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato.” (Luca /,47)

1 Padre Nostro 10 Ave Maria …. benedetto il frutto del seno tuo, Gesù, che è misericordioso. Aiutami, Signore, a portare il mio perdono nella mia vita passata, a tutte le persone che devo perdonare, anche quelle che ci hanno già lasciato.

Quinto mistero: il Figlio di Dio ha dato la sua vita in riscatto

Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti (Matteo 20,28)

1 Padre Nostro 10 Ave Maria …… benedetto il frutto del seno tuo, Gesù, che è tutto Amore. Aiutami, Signore, ad accogliere il tuo Perdono, e a perdonare sempre, senza stancarmi mai, per poterti seguire e testimoniare nella mia vita.

La Croce, il perdono e la pace

Oh, con quale responsabilità dovremmo noi fare il segno della Croce sul nostro corpo! Dire: oggi, sono capace di perdonar come Lui ha perdonato sulla Croce!

Guardare la Croce di Cristo significa perdonare i nemici. Tutti noi abbiamo dei nemici ma non tutti sappiamo perdonare. L’uomo che non è in grado di perdonare non è in grado di pregare, di amare, di trovare la pace.

Perciò è importante rimanere davanti alla Croce ed imparare a pregare come Gesù…. “Signore, benedici tutti quelli che ho incontrato in questo giorno…. Riempi i loro cuori di pace, di gioia, di amore…. Dona grande gioia e benedizione a tutti quelli che parlano male di me, a tutti quelli che a volte mi odiano… a tutti coloro che sono stati tentati o sono caduti nell’odio…. a tutti i miei nemici, Signore, ti prego, benedicili tutti! Io li perdono….… perdona anche a me, Signore.”

Attraverso la Croce fu ristabilita la pace e dalla Croce proviene la Pace. Gesù ha perdonato dalla Croce. Dio ha perdonato, quando glieLo ha chiesto il Figlio dalla Croce.

La Beata Vergine ci ha perdonato tutti ai piedi della Croce. La Chiesa perdona tutti con il segno della Croce. Preghiamo davanti alla Croce per chiedere IL PERDONO E LA PACE.

La preghiera nella vita quotidiana

La preghiera non richiede necessariamente condizioni straordinarie. Il Rosario può essere recitato in casa, durante una passeggiata, nei momenti di bisogno e nelle circostanze ordinarie della giornata.

Ho incontrato Dio attorno alla tavola di casa, nella vita di un personaggio storico, sulla cima di un monte, ai piedi di un altare, in un cortile affollato di giovani, sulla collina di un piccolo paese visitato dalla Grazia, nella chiesa in cui è stato battezzato un santo, nel luogo in cui Cristo è morto e risorto, tra i banchi di un’aula scolastica, nelle note ascoltate e suonate di un brano jazz, nelle sofferenze di un giovane perduto e poi ritrovato.

E Lui in questi luoghi ha parlato. In questo cammino così vario, qual è la certezza che ti ha sostenuto più di tutto? Io sono un sogno di Dio.

Pieno della Sua gioia, ho compiuto così i miei passi, perché andare verso l’alto è in realtà discendere nell’intimo del proprio cuore e lì scoprirsi amati da Dio Trinità Misericordia, e poi lasciare che Lui tocchi i cuori di chi mi ha messo accanto.

Il Rosario come scuola del cuore

Questi anni sono stati sicuramente anche una scuola per imparare a donare il mio cuore a Cristo, perché lo rifaccia nuovo, senza paura delle cadute, perché Lui tiene il mio cadere nelle Sue mani.

È stato accendere il mio cuore con la potenza eucaristica e ardente del Suo dono. Di fronte a Gesù Eucaristia, mi sono prostrato e inginocchiato perché davanti a me c’era il centro della mia vita.

Lì mi ha insegnato che rimanere è l’unico modo per vivere davvero e andare ad incendiare del Suo amore il cuore dei giovani. Pensavo di essere stato inviato per insegnare ai giovani; oggi so che gran parte della mia fede l’ho imparata da loro.

Le loro domande mi hanno costretto a cercare risposte più vere. Le loro fragilità mi hanno insegnato tenerezza. Il loro desiderio di vita mi ha svelato il Vangelo.

Ho lottato spesso con la tentazione dei numeri, dei risultati, dei confronti. Poi ho scoperto che la fedeltà quotidiana - restare anche quando non vedo frutti, restare quando la fatica supera gli entusiasmi - è il vero atto d’amore.

La mia vocazione non è un elenco di attività, ma un legame vivo con il Signore e con i giovani. È lì che la mia identità si compie: non nelle prestazioni, ma nella qualità della presenza.

Maria, Don Bosco e la perseveranza

La Madonna ha sempre accompagnato i miei passi verso Cristo con tocco di Grazia e delicato sostegno, facendosi riconoscere in un misterioso bacio e aprendo la porta al futuro in una parola scritta a mano da mamma su un foglietto bianco.

Don Bosco, uomo del “fino all’ultimo respiro”, è stato modello di dono totale, di obbedienza come libertà, povertà come ricchezza, castità come splendore.

Don Bosco non mi chiede di ripetere i suoi gesti, ma di lasciarmi consumare dalla sua stessa passione: credere che ogni giovane è terra santa. Per dire sì ogni giorno, per essere nel mondo segno che LUI è vivo.

Il Rosario è una preghiera di perseveranza: non si fonda sull’emozione del momento, ma sulla fedeltà quotidiana. La corona tenuta in mano ricorda che ogni Ave Maria può diventare un passo verso la conversione.

La storia e la diffusione della devozione

Gli storici non sono concordi nell’attribuire a S. Domenico l’origine di questo modo di pregare: unico argomento che resti è un’antica tradizione, comune in tutta la Chiesa e ringiovanita progressivamente dai papi, che in circa 140 bolle affermano essere stato S. Domenico autore e propagatore del rosario e organizzatore delle confraternite.

Il Beato Alano de la Roche (sec. XV), che nel passato fu ritenuto da taluni per l’inventore di questa devozione, oggi comunemente è considerato come il suo rinnovatore, poiché essa era caduta in disuso per le pestilenze e per lo scisma d’Occidente.

La pratica del rosario si diffuse rapidamente in tutto il mondo per mezzo delle confraternite mariane. Nel sec. XV per opera di Alano de la Roche e di Giacomo Spenger la pratica venne riportata agli antichi splendori dai quali era decaduta.

I papi la favorirono arricchendola d’indulgenze, e S. Pio V in occasione della vittoria di Lepanto, nella prima domenica d’ottobre del 1571 istituì una festa del rosario, festa che Clemente XII estese a tutta la Chiesa.

Nei tempi moderni il nome del rosario è legato ai due santuarî di Pompei e di Lourdes. Per opera di Leone XIII, presero immenso sviluppo la pia associazione del “Rosario perpetuo”, i cui membri ogni mese a una determinata ora recitano il rosario, e quella del “Rosario vivente”, i cui membri a gruppi di 15 ogni mese estraggono uno dei quindici misteri.

Lo stesso Leone XIII in 22 documenti apostolici magnificò questa divozione e additò in essa un presidio per resistere ai mali dai quali è afflitta la Chiesa e in special modo ai tre mali che minano la società contemporanea: l’avversione alla vita modesta e operosa, l’orrore al patire, e l’oblio della vita futura.

Il Rosario nelle prove e nelle necessità

In una visita a Bianca, regina di Francia, che dopo dodici anni di matrimonio non aveva ancora figli ed era perciò molto afflitta, san Domenico le consigliò di recitare ogni giorno il Rosario per ottenere dal cielo tale grazia.

Ella così fece e nel 1213 diede alla luce il primogenito che chiamò Filippo. Ma la morte glielo rapì ch'era ancora in fasce e allora la pia regina ricorse più che mai a Maria, facendo anche distribuire gran numero di corone del Rosario a tutta la corte e in parecchie città del regno perché Dio le concedesse intero il sospirato favore.

E fu esaudita poiché nel 1215 le nacque Luigi, la gloria di Francia ed il modello dei re cristiani.

Il racconto presenta il Rosario come preghiera portata nelle prove familiari, nel dolore e nell’attesa. La sua forza non consiste nel sottrarre la persona alla sofferenza, ma nel renderla capace di attraversarla con fiducia e perseveranza.

La preghiera contro la vergogna della fede

La vergogna può manifestarsi in molti modi: nel nascondere la corona, nel rinunciare alla preghiera per timore del giudizio altrui, nel vivere la fede soltanto quando nessuno guarda. Il Rosario invita invece a unire la preghiera interiore alla testimonianza coerente.

Non si tratta di esibire la devozione, ma di non negarla. La preghiera autentica non cerca applausi, però non si lascia paralizzare dal rispetto umano.

Il Rosario è una preghiera che fa miracoli nel convertire i peccatori a Dio e nel condurli a una vita virtuosa e conforme alle Verità divine che crediamo. Per questo chi lo recita non dovrebbe vergognarsi della corona, ma custodirla come segno di fiducia, di penitenza e di speranza.

Sogno una comunità che sa ancora inginocchiarsi, con la corona del Rosario in mano, che non si vergogna delle lacrime, che riconosce Cristo nelle mani sporche di lavoro e nel pane condiviso con gli ultimi.

Una comunità capace di benedire, di perdonare con stile, di servire senza contare le ore. Desidero una casa dove il Vangelo profumi di vita; dove Maria non sia un’immagine sul muro, ma una madre che accompagna sulle strade difficili e bellissime della vita.

Una forma di preghiera per la conversione e la misericordia

Nel Nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo. Amen

Gesù mio, perdona i nostri peccati, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in Cielo tutte le Anime, specialmente le più bisognose della Tua Misericordia.

La preghiera del Rosario può diventare anche intercessione per i bambini, per i sofferenti, per chi è solo, per chi ha perso la dignità, per le famiglie e per la custodia del creato.

Il suo centro rimane sempre Cristo: la Sua Incarnazione, la Sua Passione, la Sua morte e la Sua Risurrezione. Maria conduce a Gesù e insegna a guardare ogni ferita alla luce della misericordia.

Salve, Regina! Madre di Misericordia. Vita, Dolcezza, Speranza nostra, Salve! A Te ricorriamo, esuli figli di Eva.

A Te sospiriamo, gementi e piangenti, in questa valle di lacrime. Orsù, dunque, Avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi Tuoi misericordiosi e mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il Frutto Benedetto del Tuo ventre.

O Clemente, o Pia, O Dolce Vergine Maria.

Il Santo Rosario - Misteri Gloriosi (o della Gloria) - (Mercoledi' e Domenica)

Chi si vergogna del Rosario? Non chi lo recita con umiltà, amore e perseveranza. La corona del Rosario ricorda che la fede non è motivo di imbarazzo, ma una via di conversione, di perdono, di pace e di speranza.

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