La nascita del primo figlio di Isaia e il segno dell’Emmanuele

Il primo figlio di Isaia nacque dalla profetessa, moglie del profeta, e ricevette il nome simbolico di Maher-Shalal-Hash-Baz, che significa «presto bottino, pronta preda» oppure «affrettate il saccheggio, presto al bottino». La nascita e il nome del bambino costituivano un segno profetico: prima che il fanciullo sapesse dire «padre mio» o «madre mia», le ricchezze di Damasco e il bottino di Samaria sarebbero stati portati davanti al re di Assiria.

Il racconto si trova in Isaia 8, 1-4: «Il Signore mi disse: “Prenditi una grande tavoletta e scrivici con caratteri ordinari: A Mahèr-salàl-cash-baz”. […] Poi mi unii alla profetessa, la quale concepì e partorì un figlio. Il Signore mi disse: “Chiamalo Mahèr-salàl-cash-baz, poiché, prima che il bambino sappia dire babbo e mamma, le ricchezze di Damasco e le spoglie di Samaria saranno portate davanti al re di Assiria”».

Chi era il profeta Isaia

Come per molti uomini di valore, l’oscurità circonda le origini di Isaia. A differenza di Osea e di Geremia, i cui scritti abbondano di note intime e personali, Isaia quasi nulla dice di sé, della sua parentela e delle sue esperienze personali.

Il titolo del libro ci dice: “Isaia, figlio di Amots” (Is 1:1). Questo “Amots” è un personaggio ignoto, ma certamente è distinto dal profeta Amos, come indica la diversa ortografia del nome: אָמֹוץ (Amòtz), Amots (Amoz, TNM) עָמֹוס (Amòs), Amos (Amos, TNM) “Solo per ignoranza - osserva Girolamo - si poté confondere assieme i due personaggi”. - Is. I,1 PL 24,22.

Isaia fu profeta del Regno di Giuda. S’iniziò con la morte di Uzzia: “Nell’anno della morte del re Uzzia, vidi il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato, e i lembi del suo mantello riempivano il tempio” (Is 6:1).

Autore e data Isaia, figlio di Amots, esercitò il ministero profetico, rivolto a Giuda, a Gerusalemme e nelle zone circostanti durante i regni di quattro sovrani: Uzzia (chiamato Azaria in 2 Re), Iotam, Acaz ed Ezechia (1: 1), dal 739 al 686 a.C. ca.

Isaia proveniva certamente da una famiglia di ceto elevato, dal momento che aveva facile accesso al re (7: 3). Era sposato e aveva due figli, i cui nomi avevano un alto valore simbolico: “Sear-Iasub” (“un residuo tornerà”, 7: 3) e “Maher-Shalal-Hash-Baz” (“affrettate il saccheggio, presto al bottino”, 8: 3).

L’eleganza dello stile isaiano suppone un’educazione raffinata del profeta vissuto a Gerusalemme, il quale è ben al corrente dell’aristocrazia cittadina.

Isaia esercitò un’enorme influenza sulla vita pubblica del suo tempo. Cercò di impedire ad Acaz il ricorso all’Assiria (cap. 7) in un momento pericoloso del suo regno per l’invasione coalizzata di Israele e di Damasco. Guarì miracolosamente Ezechia (cap. 38). Rimproverò la vanità del re che con ostentazione mostrò i suoi tesori ai messi della Babilonia in cerca di alleanze antiassire (cap. 39). Indusse poi Ezechia a respingere fieramente le intimidazioni di Sennacherib che aveva assediato la capitale riducendola in uno stato pietoso. - Cap. 37.

Il carattere di Isaia era lontano dalle esitazioni e dai terrori di Geremia. Si confronti la diversa reazione dei due alla chiamata di Dio: “Ahimè, Signore, Dio, io non so parlare, perché non sono che un ragazzo”.- Ger 1:6. “Io risposi: ‘Eccomi, manda me!’”.- Is 6:8.

Isaia si diede con coraggio indomito all’adempimento della sua missione profetica. Nulla lo fece indietreggiare.

Il profeta Isaia è l’autore più noto e il più citato nel Nuovo Testamento. Durante l’avvento la liturgia medita molti oracoli suoi. Nel medio Evo viene chiamato il quinto Vangelo.

La famiglia di Isaia come segno profetico

La stessa famiglia di Isaia partecipò alla missione profetica. Sua moglie (forse la seconda) fu profetessa: “Mi unii pure alla profetessa, e lei concepì e partorì un figlio” (8:3).

I suoi figli ebbero dei nomi simbolici: “Sear-Iasub” (7:3) che significa “un rimanente tornerà” e “Maher-Shalal-Hash-Baz” (8:4) che significa “presto bottino, pronta preda”. Anche il nome di Isaia è simbolico, indicando “Ya salva”.

Isaia ben poté dire: “Eccomi con i figli che il Signore mi ha dati; noi siamo dei segni e dei presagi in Israele”. - Is 8:18.

Isaia disse: “Ecco me e i figli che l’Eterno mi ha dato; noi siamo dei segni e dei presagi in Israele”. I nomi di Isaia e dei suoi figli avevano un significato simbolico che serviva a ricordare le profezie di Isaia al popolo.

PersonaNomeSignificatoRiferimento
IsaiaIsaia“Ya salva”Is 1:1; 8:18
Primo figlioSear-Iasub“un rimanente tornerà”Is 7:3
Secondo figlioMaher-Shalal-Hash-Baz“presto bottino, pronta preda”Is 8:3-4

Maher-Shalal-Ash-Baz (“per precipitarsi al bottino, affretta il saccheggio”) preannunciava la distruzione che il popolo avrebbe affrontato se avesse continuato a perseverare nella malvagità. Scear-Iashub (“il rimanente tornerà”) indicava il ritorno finale di Israele nella terra promessa e l’alleanza eterna di Dio.

La nascita del primo figlio di Isaia

Il Signore mi disse: «Prenditi una grande tavoletta e scrivici con caratteri ordinari: A Mahèr-salàl-cash-baz». 2 Io mi presi testimoni fidati, il sacerdote Uria e Zaccaria figlio di Iebarachìa. 3 Poi mi unii alla profetessa, la quale concepì e partorì un figlio. Il Signore mi disse: «Chiamalo Mahèr-salàl-cash-baz, 4 poiché, prima che il bambino sappia dire babbo e mamma, le ricchezze di Damasco e le spoglie di Samaria saranno portate davanti al re di Assiria».

8 L'Eterno mi disse: «Prenditi una tavoletta grande e scrivici sopra con caratteri ordinari: "Maher-Shalal-Hashbaz"». 2 Allora presi con me, come testimoni fidati per testimoniare, il sacerdote Uria e Zaccaria, figlio di Jeberekiah. 3 Mi unii pure alla profetessa, ed ella concepí e diede alla luce un figlio. Allora l'Eterno mi disse: «Chiamalo Mahershalal-Hash-Baz; 4 poiché prima che il bambino sappia dire: "padre mio" o "madre mia" le ricchezze di Damasco e il bottino di Samaria saranno portati davanti al re di Assiria».

Il nome del bambino non fu scelto per motivi personali o familiari, ma per trasmettere un messaggio sul futuro immediato dei regni di Damasco e di Samaria. Il bambino stesso, insieme al suo nome, divenne un segno visibile della parola pronunciata da Dio.

Il tempo indicato dalla profezia è breve: prima che il bambino impari a pronunciare le parole fondamentali della vita familiare, gli eventi annunciati si sarebbero verificati.

Il contesto storico: la guerra siro-efraimita

Per comprendere la nascita del figlio di Isaia occorre considerare la crisi politica del regno di Giuda e la guerra siro-efraimita, combattuta nel periodo 735-732 a.C.

Del conflitto e degli antefatti danno contezza sia il secondo libro dei Re (capitoli 15 e 16) che il secondo libro delle Cronache (capitolo 28), oltre che il capitolo 7 del libro del profeta Isaia.

Il re di Efraim (o Israele), Pekach (†732 a. C.), figlio di Romelia, e il re di Aram (o Damasco), Rezin (†732 a. C.), organizzarono un'improvvisa invasione del regno di Giuda, guidato allora dal re Acaz (†716 a. C.), puntando direttamente sulla sua capitale, Gerusalemme.

Nel 735 a.C. l’Impero assiro si stava espandendo velocemente e rappresentava una minaccia crescente per i regni vicini. Tra questi c’erano il Regno settentrionale di Israele (conosciuto anche come Efraim) e il regno di Siria (conosciuto anche come Aram).

Di conseguenza il re Peca del Regno settentrionale e il re Rezin della Siria formarono un’alleanza per difendere i loro regni dall’Assiria. Esortarono il re Acaz del Regno meridionale a unirsi a loro, ma questi rifiutò.

Per vendicarsi, Peca e Rezin attaccarono il regno di Acaz, con l’intenzione di sostituirlo con un sovrano che si sarebbe unito alla loro alleanza.

Le ragioni di questa decisione sono incerte: sembra probabile che i due re avessero deciso di punire Acaz per il rifiuto di partecipare ad una lega anti-assira da loro organizzata.

Non è da scartare l'ipotesi di un'alleanza tra Israele e Damasco per assoggettare il regno di Giuda, particolarmente prospero dopo il regno del padre di Acaz, Iotam (†735 a. C.), il quale «divenne potente, perché aveva sempre camminato davanti al Signore suo Dio» (2Cr 27, 6).

Il re Acaz e la crisi della fede

Non così Acaz, che invece «non fece ciò che è retto agli occhi del Signore», ma preferì seguire «le strade dei re di Israele; fece perfino fondere statue per i Baal. Egli bruciò incenso nella valle di Ben-Hinnòn; bruciò i suoi figli nel fuoco, imitando gli abomini delle popolazioni che il Signore aveva scacciate davanti agli Israeliti. Sacrificava e bruciava incenso sulle alture, sui colli e sotto ogni albero verde» (2Cr 28, 1-4).

Acaz era in sostanza un idolatra, giunto persino a sacrificare i propri figli al dio Moloch.

Per correggerne l'iniquità, Dio permise che Pekach e Rezin muovessero guerra contro di lui: «Fu dunque annunziato alla casa di Davide: “Gli Aramei si sono accampati in Efraim”. Allora il suo cuore e il cuore del suo popolo si agitarono, come si agitano i rami del bosco per il vento» (Is 7, 2).

Isaia disse ad Acaz e al popolo di Giuda di fidarsi del Signore per liberarsi dagli eserciti di Peca (re d’Israele) e Rezin (re di Siria). Inoltre, disse ad Acaz di non chiedere aiuto all’Assiria.

Ma nello stesso tempo, Dio aveva già pronta la soluzione per non essere travolti dalla paura e dai mali che incombevano e incaricò il suo servo Isaia di rivelarli ad Acaz: «Fa' attenzione e sta' tranquillo, non temere e il tuo cuore non si abbatta per quei due avanzi di tizzoni fumosi» (Is 7, 4).

Jahvé offriva la propria protezione al regno di Giuda, ma richiedeva la fede del re e del suo popolo: «Se non crederete, non avrete stabilità» (Is 7, 9).

Questo versetto, nell'originale ebraico, è una paronomasia difficilmente traducibile, ma il senso è appunto quello dato dalla traduzione: se non sarete fedeli, perirete, verrete meno.

Poco prima, Isaia aveva preannunciato che il regno di Efraim avrebbe cessato di esistere entro sessantacinque anni, proprio a causa della sua infedeltà; Giuda rischiava di fare la stessa fine, se avesse proseguito nell'empietà di cui Acaz, i nobili e parte del popolo avevano dato spettacolo e se non avessero posto tutta la propria fiducia nelle mani dell'Onnipotente.

Dio dunque chiede di abbandonare gli idoli e di credere in Lui, di rigettare false sicurezze per appoggiarsi esclusivamente su quel Dio che ha dato prova della propria potenza, liberando il popolo eletto dalla mano del faraone.

È dentro questo contesto di esortazione alla fede nel Dio di Mosè, che Egli domanda ad Acaz di chiedere un segno.

Il re si rifiuta, dissimulando la propria incredulità con un finto timore del Signore: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore» (Is 7, 12).

In realtà, Acaz aveva già tradito la fiducia nel Signore; di fronte ai «due tizzoni fumosi» si era precipitato a cercare soluzioni meramente umane, inviando messaggeri al re di Assiria per chiedergli di intervenire in proprio soccorso, promettendogli in cambio di diventare regno vassallo (cf. 2Re 16, 7-9): «Io sono tuo servo e tuo figlio; vieni, liberami dalla mano del re di Aram e dalla mano del re di Israele, che sono insorti contro di me».

Acaz rigetta la fiducia in Dio per riporla nella forza di un regno empio che all'epoca appariva invincibile.

Il significato del nome Maher-Shalal-Hash-Baz

Il nome Maher-Shalal-Hash-Baz contiene il messaggio centrale legato alla nascita del bambino. Il suo significato viene reso con formule diverse, ma tutte richiamano la rapidità del saccheggio e l’imminenza della conquista.

Forma del nomeSignificato riportato
Mahèr-salàl-cash-baz“presto bottino, pronta preda”
Maher-Shalal-Hash-Baz“affrettate il saccheggio, presto al bottino”
Mahershalal-Hash-Baz“Corri presto verso il bottino”

Il nome annunciava che le ricchezze di Damasco e il bottino di Samaria sarebbero stati consegnati al re di Assiria prima che il bambino sapesse dire «padre mio» o «madre mia».

Il significato del nome è quindi collegato agli avvenimenti geopolitici imminenti: Damasco e Samaria sarebbero state sconfitte e depredate dall’Assiria.

La profezia e il suo adempimento storico

La profezia di Isaia iniziò ad avverarsi nel 732 a.C., quando l’Assiria distrusse l’alleanza tra Peca e Rezin e conquistò Damasco in Siria e parti del regno di Israele.

Circa due anni dopo il discorso rivolto da Isaia ad Achaz, il re d’Assiria conquistò Damasco e uccise Retzin, re di Aram (2 Re 15:29).

L’impero assiro distrusse anche il regno di Israele, deportando i suoi abitanti, mentre il re Pekach cadde vittima di una congiura (16:9).

Gerusalemme resisté così ai suoi nemici, proprio come Isaia aveva assicurato.

Acaz aveva “vent’anni” quando iniziò a regnare in Giuda e regnò per sedici anni (2 Cr 28: 1, 8; 735-715 a.C. ca).

Colto dal panico, Acaz chiese aiuto al re assiro (2 R 16: 7) e questi venne prontamente in suo soccorso, saccheggiando Gaza, conducendo la Galilea e Galaad in cattività e occupando infine Damasco (732 a.C.).

Nonostante il consiglio di Isaia, Acaz decise di chiedere aiuto all’Assiria. Di conseguenza, Giuda finì sotto il controllo assiro.

L’alleanza con l’Assiria portò Acaz a introdurre un altare pagano nel tempio di Salomone (2 R 16: 10-16; 2 Cr 28: 3).

Il primo figlio di Isaia come segno e presagio

Il racconto di Isaia 8 presenta il figlio del profeta come un segno profetico inserito nella vita concreta della famiglia di Isaia.

Nel capitolo 8, Isaia riceve l’ordine di scrivere il nome del bambino su una grande tavoletta, alla presenza di testimoni fidati, il sacerdote Uria e Zaccaria figlio di Iebarachìa.

La nascita è poi descritta in termini essenziali: Isaia si unisce alla profetessa, ella concepisce e partorisce un figlio, e il Signore stabilisce il nome che dovrà essere imposto al bambino.

La relazione tra i figli del profeta e i segni divini viene esplicitata da Isaia stesso: “Ecco, io e i figli che il Signore mi ha dato, siamo segni e presagi per Israele da parte del Signore degli eserciti, che abita sul monte Sion”.

I nomi dei figli non sono semplici appellativi, ma sintetizzano messaggi rivolti alla comunità. Sear-Iasub richiama il ritorno di un resto; Maher-Shalal-Hash-Baz annuncia la rapidità del saccheggio.

La famiglia del profeta diventa così parte della comunicazione profetica: la moglie è chiamata profetessa, i figli portano nomi simbolici e la loro stessa presenza rende visibile la parola pronunciata da Dio.

Il primo figlio di Isaia e il bambino dell’Emmanuele

La nascita di Maher-Shalal-Hash-Baz deve essere distinta dalla profezia dell’Emmanuele di Isaia 7,14, anche se i due episodi appartengono allo stesso quadro storico e sono collegati dalla crisi del regno di Giuda.

Il bambino di Isaia 8 è esplicitamente figlio del profeta e della profetessa. Il suo nome, inoltre, è Maher-Shalal-Hash-Baz, mentre il bambino annunciato in Isaia 7,14 riceve il nome Emmanuele.

Il testo di Isaia 8 collega il nome del figlio all’imminente conquista di Damasco e Samaria: prima che il bambino sappia dire «padre mio» o «madre mia», le ricchezze dei due territori saranno portate al re di Assiria.

Il nome Emmanuele significa invece «Dio con noi» e indica la garanzia dell’aiuto di Dio, che proteggerà Gerusalemme dai due re avversari.

Il “segno” qui fornito da Dio non consiste nella nascita del bambino (un evento di per sé ordinario), bensì nel fatto che, prima che questo fanciullo acquisisca una coscienza morale (“rigettare il male e scegliere il bene”), il re di Aram e il re di Israele subiranno una tremenda sconfitta e non saranno più una minaccia.

Nel capitolo 8, 1-15 il nome “Emmanuele” ritorna due volte. Una prima volta in un oracolo di condanna, di cui si dà la motivazione: la prepotenza di Resin, re di Damasco, e del figlio di Romelia, re d’Israele, che vogliono conquistare Gerusalemme.

Ma la minaccia di condanna provoca un oracolo di liberazione: vi sarà un’invasione tragica, ma i progetti degli invasori falliscono.

Il testo di Isaia 8

Il Signore mi disse: «Prenditi una grande tavoletta e scrivici con caratteri ordinari: A Mahèr-salàl-cash-baz». 2 Io mi presi testimoni fidati, il sacerdote Uria e Zaccaria figlio di Iebarachìa. 3 Poi mi unii alla profetessa, la quale concepì e partorì un figlio. Il Signore mi disse: «Chiamalo Mahèr-salàl-cash-baz, 4 poiché, prima che il bambino sappia dire babbo e mamma, le ricchezze di Damasco e le spoglie di Samaria saranno portate davanti al re di Assiria».

Siloe e l'Eufrate 5 Il Signore mi disse di nuovo: 6 «Poiché questo popolo ha rigettato le acque di Siloe, che scorrono piano, e trema per Rezìn e per il figlio di Romelia, 7 per questo, ecco, il Signore gonfierà contro di loro le acque del fiume, impetuose e abbondanti: cioè il re assiro con tutto il suo splendore, irromperà in tutti i suoi canali e strariperà da tutte le sue sponde.

8 Penetrerà in Giuda, lo inonderà e lo attraverserà fino a giungere al collo. Le sue ali distese copriranno tutta l'estensione del tuo paese, Emmanuele. 9 Sappiatelo, popoli: sarete frantumati; ascoltate voi tutte, nazioni lontane, cingete le armi e sarete frantumate. 10 Preparate un piano, sarà senza effetti; fate un proclama, non si realizzerà, perché Dio è con noi».

La missione di Isaia 11 Poiché così il Signore mi disse, quando mi aveva preso per mano e mi aveva proibito di incamminarmi nella via di questo popolo: 12 «Non chiamate congiura ciò che questo popolo chiama congiura, non temete ciò che esso teme e non abbiate paura».

13 «Egli sia l'oggetto del vostro timore, della vostra paura. 14 Egli sarà laccio e pietra d'inciampo e scoglio che fa cadere per le due case di Israele, laccio e trabocchetto per chi abita in Gerusalemme. 15 Tra di loro molti inciamperanno, cadranno e si sfracelleranno, saranno presi e catturati.

16 Si chiuda questa testimonianza, si sigilli questa rivelazione nel cuore dei miei discepoli. 17 Io ho fiducia nel Signore, che ha nascosto il volto alla casa di Giacobbe, e spero in lui. 18 Ecco, io e i figli che il Signore mi ha dato, siamo segni e presagi per Israele da parte del Signore degli eserciti, che abita sul monte Sion».

Isaia 7,14: la giovane donna e l’Emmanuele

La famosa profezia messianica di Isaia (7,14) viene pronunciata in un grave momento della storia d’Israele, quando il re è richiamato a confidare in Dio, anziché negli uomini.

Il versetto viene tradizionalmente reso così: “Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio e gli porrà nome Emmanuele”.

Il testo ebraico è il seguente: Ecco ragazza-la incinta partorente-e chiamerà-e suo-nome noi-con EL.

Il testo ebraico è chiaro, afferma che la giovane ragazza (con articolo) - questo è il significato di almah- è incinta e sta per partorire.

Almah definisce una fanciulla perchè il termine ebraico per indicare vergine è betullah e la distinzione è netta tra i due e non equivocabile.

Il termine ebraico almah, come abbiamo anticipato, indica semplicemente una ragazza (Genesi 24:43; Esodo 2:8; Salmi 68:25), a prescindere dalla sua esperienza sessuale.

Esiste infatti un altro vocabolo in ebraico per designare una vergine: betulah, che in questo brano non compare.

Sulla traduzione giovane ragazza di cui hai detto al termine della tua mail non vi è nulla da eccepire. È conforme a quanto finora ti ho esposto.

Nel testo ebraico la giovane (ha‘almah con l’articolo) è una donna nubile conosciuta.

La giovane donna è probabilmente la sposa del re che non ha avuto ancora figli. La nascita realizza la promessa, assicura la continuità legata al trono di Davide.

Il bambino si nutrirà di latte e miele, simboli della terra promessa.

La traduzione greca dei Settanta

La situazione è invece diversa per la lingua greca in cui il termine parthenos indica sia una giovane fanciulla che una vergine, rendendo più facile la possibilità di confusione che può avvenire sia per buona fede che per espressa volontà di indirizzare il significato in una direzione piuttosto che in un’altra.

La traduzione greca fatta dalla Sinagoga di Alessandria parla di «una vergine (parthenos) che partorirà».

Ora i LXX (e cioè i dottori ebrei) traducono l’ebraico almah con parthènos. Almah significa giovane donna, giovane ragazza. Significa anche vergine.

La versione dei LXX era ritenuta ispirata e godeva pertanto di un altissimo valore.

A parte l’alone leggendario c’è di vero che è stata tradotta da giudei esperti in un arco di tempo che andrebbe dal 250 al 100 avanti Cristo.

Soltanto a partire dal secondo secolo dell’attuale era, quando i cristiani si servirono di questa traduzione, la stima degli ebrei verso i LXX diminuì al punto che fecero nuove traduzioni e fissarono il testo ebraico ufficiale nel cosiddetto testo masoretico.

Tale lavoro è stato fatto tra i secoli 5° e 10° dopo Cristo.

La Bibbia di Gerusalemme scrive: “Il testo dei LXX è un testimone prezioso dell’interpretazione giudaica antica”.

La traduzione dei LXX prova che così si intendeva perché non c’è discussione possibile sul senso di parthenos.

Matteo e l’interpretazione cristiana

Il motivo per cui questo verso è così famoso è perché nella Bibbia cristiana, precisamente nel Vangelo di Matteo, esso viene riportato in lingua greca e indicato come una profezia sulla nascita di Gesù di Nazareth.

«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi” (Matteo 1:21-23).

Poco prima l'evangelista, presentando la nascita di Gesù, aveva esplicitamente richiamato l'adempimento della profezia di Isaia (cf. Is 7, 14): «Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi» (Mt 1, 22-23).

Fin dalle origini della Chiesa, sulla base di questo brano evangelico, il Cristianesimo ha sostenuto che il profeta Isaia, settecento anni prima di Gesù, avesse predetto la nascita miracolosa del Messia da una vergine.

La Vergine e il bambino e i re del mondo che si prostrano per adorare.

Il grande segno del Natale è espresso concisamente dal primo Vangelo: «Videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono» (Mt 2, 11).

Il rapporto tra il significato storico e quello messianico

Il contesto della profezia di Isaia è di fondamentale importanza per comprenderne lo spessore: non si tratta “solamente” di annunciare la nascita del Messia venturo, ma di mostrare il segno che Dio offre in ogni tempo per infrangere le onde minacciose del male e sbaragliare le potenze nemiche, della Chiesa e dell'uomo.

Per comprendere la profezia occorre considerare sia la situazione concreta del regno di Giuda sia la lettura messianica sviluppata nella tradizione cristiana.

La Bibbia di Gerusalemme afferma: “Anche se Isaia ha in vista immediatamente la nascita di un figlio di Acaz, per esempio Ezechia (…) si intuisce, dalla solennità data all’oracolo e dal senso forte del nome simbolico dato al figlio, che Isaia intravede in questa nascita regale, al di là delle circostanze presenti, un intervento di Dio in vista del regno messianico definitivo.

La profezia dell’Emmanuele sorpassa quindi la sua realizzazione immediata, e legittimamente gli evangelisti (Mt 1,23 citando la 7,14; Mt 4,15.16 citando Is 8,23-9,1), poi tutta la tradizione cristiana, vi hanno riconosciuto l’annuncio della nascita di Cristo.

La nascita del figlio di Acaz, Ezechia, trova compimento nelle generazioni seguenti. Dio è fedele alla sua parola.

L’erede di Davide, il Messia, è l’Emmanuele, che si manifesta nella storia.

L’oracolo dell’Emmanuele, pur con il chiaro annuncio di una nascita straordinaria è oscurato da un dramma: quello di un re incapace di una relazione sincera con Dio.

L’oracolo viene ripreso nel vangelo di Matteo all’inizio (1, 22-23) per convalidare il racconto del concepimento verginale di Gesù da parte di Maria.

Anche alla fine del Vangelo l’oracolo promette la presenza del Messia: «Io sono con voi (Emmanuele) sino alla fine dei tempi».

Questa inclusione significa che Gesù viene a portare il compimento dell’oracolo.

Isaia 9 e il bambino promesso

Un altro oracolo amplia la prospettiva del bambino promesso: «Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre» (Is 9,5-6).

I nomi di questo bambino sono quattro e rappresentano i suoi attributi, le sue qualità sovrumane. Isaia, attribuendoli al bambino, volle chiaramente far capire che il bambino da lui visto non è un bambino umano, né solo un bambino di sangue reale, ma un bambino d’ordine molto superiore.

Un altro oracolo (8, 23-9,6) mette in risalto il fatto che il bambino viene da Dio.

La profezia si riferisce a un tempo di oscurità e di tenebre: il re assiro ha seminato spavento nel Regno del Nord.

Ora il flagello è finito e la sofferenza è terminata: Isaia proclama «una grande luce per il popolo che camminava nelle tenebre» (v. 1), e ne dà la ragione: «perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio» (v. 5).

I nomi del bambino sono emblematici: «Consigliere meraviglioso, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace» (v. 5).

Questo appellativi danno senso al nome “Emmanuele”.

Un bambino con la sua nascita prepara un futuro grandioso ed esprime il carattere dell’agire divino nella storia: Dio sceglie ciò che è debole.

L’oracolo è chiaramente messianico. Il futuro Messia non è un semplice messaggero divino, ma partecipa della natura di Dio.

La donna che deve partorire secondo Michea

Anche il profeta Michea 5,1-4 allude alla donna che deve partorire: «E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti.

Perciò Dio li metterà in potere altrui fino a quando partorirà colei che deve partorire; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele.

Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore, suo Dio. Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra. Egli stesso sarà la pace!» (Mi 5,1-4).

Quella che deve partorire non soltanto coincide con la almah, ma, per quanto se ne può capire, stabilisce anche il senso in essa racchiuso e che è racchiuso nella sua indeterminatezza.

Isaia parlava certamente di un Salvatore divino e Michea 5, 3-4 fa allusione alla stessa credenza.

Ambedue aspettano la salvezza di Israele da un Bimbo sbocciato da origine misteriosa e parlano a questo proposito della Madre.

Isaia la designa anzi la giovane o che per noi ancora, praticamente, significa la vergine.

Il ruolo dei nomi nella profezia di Isaia

Nel libro di Isaia i nomi possiedono una funzione profetica. Il nome del profeta, Isaia, significa “il SIGNORE è la salvezza” ed è simile ai nomi Giosuè, Eliseo e Gesù.

Il nome Sear-Iasub richiama la sopravvivenza di un resto e il ritorno del popolo.

Il nome Maher-Shalal-Hash-Baz annuncia invece la rapidità del saccheggio e il crollo imminente dei regni nemici.

Il nome Emmanuele proclama la presenza di Dio in mezzo al suo popolo.

In questo modo, i nomi dei bambini diventano una sorta di sintesi della storia futura: giudizio, sopravvivenza, protezione e salvezza.

Il bambino di Isaia 8 porta nel nome l’annuncio di una catastrofe imminente; il nome Emmanuele conserva invece il messaggio della presenza divina: «Dio è con noi».

Il figlio di Isaia e il tema della fiducia in Dio

La nascita del primo figlio di Isaia si colloca in una situazione in cui il regno di Giuda è tentato di cercare la salvezza attraverso alleanze politiche e potenze militari.

Acaz aveva dimenticato da tempo la potenza della parola creatrice di Dio, preferendo la propria prudenza politica e “i fatti tangibili” delle abilità di Tiglat-Pileser.

Un'ala protettrice umana, che offriva sul campo evidenti prove della propria potenza, appare agli occhi di Acaz come più rassicurante dell'ombra delle ali di Jahvé (cf. Sal 57, 1), che sembrava offrire solo parole.

Dio mostra ad Acaz il segno che si ergerà su ogni popolo e in ogni momento della storia, l'unico reale fondamento della stabilità dei regni e dei popoli, come di ciascun individuo: la Vergine partoriente l'Emmanuele.

E ogni epoca dovrà rivivere questa sfida: confidare negli uomini, nei poteri di questo mondo, approfittare delle contingenze politiche per saltare sul carro del vincente di turno, oppure andare contro le apparenze e decidersi per Dio, il Dio che si fa carne nel grembo della Vergine.

Il Natale ci ripropone con forza questo segno e attende da noi la risposta della fede.

Nel bel mezzo della crisi della Chiesa, del crollo dell’Europa, degli sconvolgimenti mondiali, delle prove nella vita di ciascuno, Dio continua a darci sempre lo stesso segno: la Vergine partoriente l’Emmanuele, il Dio-con-noi di fronte al quale prostrarci e adorare, come fecero i Magi.

E ad esortarci: «Se non crederete, non avrete stabilità».

La missione profetica e i figli come testimonianza

La famiglia di Isaia non è separata dalla sua missione. Sua moglie è chiamata profetessa, il primo figlio riceve un nome che annuncia il saccheggio e l’altro porta un nome che proclama il ritorno del resto.

Isaia dichiara che lui e i figli sono «segni e presagi in Israele». La loro vita familiare diventa quindi un linguaggio profetico destinato al popolo.

Questa forma di profezia non consiste soltanto nella proclamazione di discorsi solenni, ma anche nella scelta dei nomi, nella nascita dei figli e nella loro presenza concreta davanti alla comunità.

Il primo figlio di Isaia nacque in un momento di emergenza nazionale e il suo nome fissò nella memoria degli ascoltatori la rapidità con cui gli eventi annunciati si sarebbero compiuti.

La posizione del bambino nella storia del regno di Giuda

Il regno di Giuda si trovava fra la pressione dell’Assiria e l’offensiva congiunta di Israele e Damasco.

L’Assiria cominciò a emergere come nuova potenza internazionale sotto Tiglat-Pileser (745-727 a.C. ca), nel tempo in cui Iotam era re.

Durante il suo regno Giuda iniziò altresì a scontrarsi con Israele e con la Siria a nord (2 R 15: 37).

Israele e la Siria strinsero alleanza per combattere la crescente minaccia assira da est, ma Acaz rifiutò di far entrare Giuda nell’accordo (2 R 16: 5; Is 7: 6).

Per questa ragione i vicini del nord minacciarono di detronizzarlo, generando un conflitto (734 a.C.).

Il bambino nato dalla profetessa diventa il punto di riferimento temporale per la profezia: la sua crescita avrebbe scandito il tempo che separava l’annuncio dalla caduta di Damasco e Samaria.

Il collegamento con Ezechia

La lettura che collega l’Emmanuele alla nascita di un figlio della casa reale identifica spesso questo bambino con Ezechia, figlio di Acaz.

Il regno di Ezechia su Giuda ebbe inizio nel 715 a.C. e continuò per ventinove anni, fino al 686 a.C. ca (2 R 18: 1-2).

La necessità di una riforma si impose subito (2 R 18: 4, 22; 2 Cr 30: 1).

Quando Ezechia divenne re di Giuda, portò la luce spirituale al popolo aiutandolo ad allontanarsi dall’idolatria e ad affidarsi al Signore.

Durante il regno di Ezechia, gli abitanti di Gerusalemme riuscirono miracolosamente a evitare la distruzione per mano degli Assiri.

Più di ogni altra cosa, tuttavia, è Gesù Cristo il compimento divino e supremo della profezia di Isaia.

Lui è la grande luce che siederà per sempre sul “trono di Davide” come Re dei re.

Il significato teologico della nascita del figlio di Isaia

La nascita del primo figlio di Isaia non è presentata come un episodio privato, ma come un evento inserito nella storia della rivelazione.

Il bambino nasce da una donna chiamata profetessa, riceve un nome stabilito da Dio e diventa il riferimento attraverso il quale viene annunciata la caduta dei regni nemici.

La sua nascita mostra che la parola profetica entra nella storia attraverso persone, famiglie, nomi e avvenimenti concreti.

Il racconto non presenta il bambino come il Messia, ma come un segno profetico della rapidità con cui si sarebbero compiuti gli eventi politici annunciati.

La profezia dell’Emmanuele, invece, viene letta nella tradizione cristiana come un annuncio che supera la situazione immediata e trova il suo compimento nella nascita di Cristo.

Il contesto storico resta comunque essenziale: Isaia parla a un re terrorizzato, a una città minacciata e a un popolo chiamato a scegliere fra la fiducia nel Signore e la dipendenza dalle potenze straniere.

Il libro di Isaia e le profezie messianiche

Isaia è citato direttamente nel N.T. oltre 65 volte, molto più di qualsiasi altro profeta dell’A.T., e menzionato per nome oltre 20 volte.

Il suo scritto presenta una gamma di 2.186 termini diversi, più di Ezechiele (1.535), di Geremia (1.653) e dei Salmi (2.170).

Isaia offre informazioni riguardo al futuro “giorno del SIGNORE” e al tempo successivo.

Altresì noto come “il profeta evangelico”, Isaia parla molto della grazia di Dio verso Israele, in particolare negli ultimi 27 capp.

Il testo centrale del libro di Isaia è l’impareggiabile cap. 53, che ritrae Cristo come l’Agnello immolato di Dio.

Il libro di Isaia contiene numerose profezie che sembrano avere molteplici adempimenti.

Molte delle profezie di Isaia hanno una duplice valenza, nel senso che i suoi messaggi trovarono compimento già a quel tempo, ma furono al tempo stesso prefigurazioni o anticipazioni di eventi che avrebbero avuto luogo molto più tardi.

Il presidente Dallin H. Oaks ha spiegato: “Il libro di Isaia contiene numerose profezie che sembrano avere molteplici adempimenti. Uno sembra interessare il popolo ai tempi di Isaia o le circostanze della generazione successiva. Un altro significato, spesso simbolico, sembra riferirsi a eventi nel meridiano dei tempi. […] Ancora un altro significato o adempimento della stessa profezia sembra riferirsi agli eventi che riguardano la seconda venuta del Salvatore.

Il fatto che molte di queste profezie possano avere significati molteplici sottolinea quanto è importante che ricerchiamo la rivelazione dello Spirito Santo affinché ci aiuti a interpretarle”.

Il primo figlio di Isaia nel quadro della storia della salvezza

Il primo figlio di Isaia nacque in una fase di forte instabilità politica, ma la sua nascita divenne un elemento della profezia attraverso cui Dio comunicò il destino di Damasco e Samaria.

Il bambino non viene descritto con una genealogia estesa, né vengono narrati dettagli della sua infanzia, perché il centro del racconto è il valore profetico del suo nome e il termine stabilito per l’adempimento dell’oracolo.

La formula «prima che il bambino sappia dire babbo e mamma» lega la profezia allo sviluppo naturale del bambino e, nello stesso tempo, trasforma la sua crescita in un calendario simbolico degli avvenimenti.

Il figlio di Isaia è quindi un segno vivente: la sua nascita inaugura il periodo di attesa, il suo nome annuncia il saccheggio e la sua crescita conduce alla verifica della parola profetica.

Nel quadro più ampio del libro di Isaia, questo segno si unisce ai nomi simbolici degli altri figli, alla profezia dell’Emmanuele e agli oracoli sul bambino destinato a portare luce, pace e giustizia.

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