Le frasi che il sacerdote pronuncia durante il rito delle Ceneri sono soprattutto «Convertitevi e credete nel Vangelo» e «Ricordati, uomo, che polvere tu sei e in polvere ritornerai». Entrambe richiamano la verità dell’esistenza umana: siamo creature limitate, peccatori sempre bisognosi di penitenza e di conversione.
Il Mercoledì delle Ceneri segna l’inizio della Quaresima, un cammino di preghiera, digiuno, elemosina e ritorno a Dio che conduce alla Pasqua. L’imposizione delle ceneri è un rito penitenziale che si svolge dopo l’omelia.
Le formule pronunciate dal sacerdote durante l’imposizione delle ceneri
I fedeli si presentano al sacerdote ed egli impone a ciascuno le ceneri, dicendo: Convertitevi e credete nel Vangelo. Oppure: Ricordati, uomo, che polvere tu sei e in polvere ritornerai.
La nuova formula che accompagna l’imposizione delle ceneri è: “Pænitemini, et credite Evangelio”, Convertitevi e credete al Vangelo (Mc 1, 1-15). In origine era «Ricordati, uomo, che polvere tu sei e in polvere ritornerai», tratta dal libro della Genesi (3,19).
Le due formule sono in realtà in qualche modo consequenziali, perché chi è consapevole della caducità della propria condizione umana, del suo inevitabile destino a divenire polvere, può trovare solo nel Vangelo e nella sua promessa la salvezza eterna.
«Convertitevi e credete nel Vangelo»
La formula «Convertitevi e credete nel Vangelo» esprime, oltre a quello penitenziale, l’aspetto positivo della Quaresima che è tempo di conversione, preghiera assidua e ritorno a Dio.
Ecco il brano per esteso: “Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù venne in Galilea, predicando il Vangelo di Dio. Diceva: ‘Il tempo è compiuto e il regno di Dio è giunto: convertitevi e credete al Vangelo’”.
«Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai»
In passato, nel corso della funzione delle Ceneri, il sacerdote imponeva le sacre ceneri sulla fronte dei fedeli recitando questa formula: “Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris”, ovvero “ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai (Genesi 3,19)”.
La frase «Ricordati, uomo, che polvere tu sei e in polvere ritornerai» richiama la fragilità, la caducità e il limite della vita terrena. Essa invita a riconoscere con umiltà la propria condizione e a tornare al Signore.
Le parole del sacerdote prima della benedizione delle ceneri
Dopo l’omelia, il sacerdote, stando in piedi, dice a mani giunte: Fratelli e sorelle, supplichiamo Dio nostro Padre perché con l’abbondanza della sua grazia benedica queste ceneri, che poniamo sul nostro capo in segno di penitenza.
Dopo un breve momento di preghiera silenziosa, prosegue con le braccia allargate:
O Dio, che hai pietà di chi si pente e doni la tua pace a chi si converte, ascolta con paterna bontà le preghiere del tuo popolo e benedici questi tuoi figli che riceveranno l’austero simbolo delle ceneri, perché, attraverso l’itinerario spirituale della Quaresima, giungano completamente rinnovati a celebrare la Pasqua del tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. R. Amen.
Oppure:
O Dio, che non vuoi la morte dei peccatori ma la conversione, ascolta benigno la nostra preghiera e benedici queste ceneri, che stiamo per imporre sul nostro capo riconoscendo che noi siamo polvere e in polvere ritorneremo; l’esercizio della penitenza quaresimale ci ottenga il perdono dei peccati e una vita rinnovata a immagine del tuo Figlio risorto. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. R. Amen.
E, senza nulla dire, asperge le ceneri con l’acqua benedetta.
Le parole del sacerdote durante il rito
Il Sacerdote asperge, quindi, con l’acqua benedetta le ceneri mentre fedeli processionalmente si presentano al celebrante il quale impone a ciascuno le ceneri, dicendo una di queste due formule: «Convertitevi, e credete al Vangelo» (Paenitemini, et credite Evangelio) o la più classica: «Ricordati che sei polvere, e in polvere tornerai» (Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris).
La celebrazione liturgica prevede l’imposizione delle ceneri in sostituzione dell’atto penitenziale. Il Sacerdote benedice le ceneri dopo l’Omelia.
Si omette l'atto penitenziale, perché è sostituito dal rito di imposizione delle ceneri.
Il significato delle ceneri
La celebrazione delle Ceneri è di pubblica penitenza. O, per essere più precisi, rappresenta l’inizio di un percorso di rinuncia e sacrificio finalizzati a ottenere la purificazione la mattina del Giovedì Santo.
La cenere usata nel rito viene ottenuta dai rami di ulivo benedetti la Domenica delle Palme dell’anno precedente, poi bruciati e conservati proprio con questo fine. Questa cenere viene benedetta dal sacerdote e usata per tracciare una croce sul capo o sulla fronte dei fedeli durante la liturgia.
Da sempre la cenere è simbolo di penitenza e della caducità della vita terrena, che rende indispensabile il convertirsi per ottenere l’unica vera immortalità. Questa simbologia legata alla fragilità umana ricorre spesso nella Bibbia.
La cenere con cui ci si cosparge il capo ricorre spesso nel testo biblico e assume un duplice significato. Innanzitutto, indica la debole e fragile condizione dell’uomo.
Abramo rivolgendosi a Dio dice: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere…» (Gen 18,27). Giobbe, riconoscendo il limite profondo della propria esistenza, con senso di estrema prostrazione, afferma: «Mi ha gettato nel fango: sono diventato polvere e cenere» (Gb 30,19).
La cenere, però, è anche il segno esterno di colui che si pente del proprio agire e decide di compiere un rinnovato cammino verso il Signore.
Molto noto, in questo senso, è il testo biblico della conversione degli abitanti di Ninive a motivo della predicazione di Giona: «I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere» (Gn 3,5-6).
La cenere come simbolo di fragilità e penitenza
Allo stesso modo ci sono molti passi delle Sacre Scritture in cui la cenere viene usata come simbolo di penitenza. Del resto la cenere veniva usata nell’ambito di manifestazioni di dolore e contrizione anche da civiltà precristiane.
Nell’antica Grecia, per esempio, ci si cospargeva il capo di cenere per piangere la morte di una persona cara. In Medio Oriente, nell’antichità, per manifestare cordoglio o pentimento ci si versava cenere in testa, o ci si sedeva o rotolava nella cenere.
Il modo di dire “cospargersi il capo di cenere” nasce proprio da questa tradizione, e significa provare rammarico o pentimento per qualcosa.
Nella Bibbia pensiamo a Mardocheo che piange il destino di tutti i giudei condannati dal crudele Re Aman: “Si stracciò le vesti, si coprì di un sacco, si cosparse di cenere, e uscì per la città, mandando alte e amare grida” (Ester 4,1).
Ma anche agli abitanti di Ninive che, convertiti da Giona, si vestono di sacchi, mentre il loro re siede nella cenere (Gio 3,5-9), o Giuditta che invita il popolo a fare penitenza per invocare l’aiuto di Dio contro gli invasori: “Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore” (Gdt 4,11).
Anche Gesù stesso invoca la cenere come segno di pentimento e contrizione: “Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida; perché se in Tiro e in Sidone fossero state fatte le opere potenti compiute tra di voi, già da tempo si sarebbero ravvedute, prendendo il cilicio e sedendo nella cenere” (Lc 10:13).
«Siamo la polvere amata da Dio»
Nel simbolo delle ceneri, quindi, si incrociano la debolezza dell’uomo e la speranza certa di una vita rinnovata, se solo abbiamo il coraggio di “con-vertirci”, cioè di “cambiare direzione”, tornando al Signore, che ci ama e sempre ci attende per regalarci il suo abbraccio.
La polvere sul capo ci riporta a terra, ci ricorda che veniamo dalla terra e che in terra torneremo. Siamo cioè deboli, fragili, mortali.
Siamo polvere nell’universo. Ma siamo la polvere amata da Dio. Il Signore ha amato raccogliere la nostra polvere tra le mani e soffiarvi il suo alito di vita (cfr. Gen 2,7).
Così siamo polvere preziosa, destinata a vivere per sempre. Siamo la terra su cui Dio ha riversato il suo cielo, la polvere che contiene i suoi sogni.
Siamo la speranza di Dio, il suo tesoro, la sua gloria. La cenere ci ricorda così il percorso della nostra esistenza: dalla polvere alla vita.
Siamo polvere, terra, argilla, ma se ci lasciamo plasmare dalle mani di Dio diventiamo una meraviglia. Eppure, spesso, soprattutto nelle difficoltà e nella solitudine, vediamo solo la nostra polvere!
Ma il Signore ci incoraggia: il poco che siamo ha un valore infinito ai suoi occhi. Coraggio, siamo nati per essere amati, siamo nati per essere figli di Dio.
Il Mercoledì delle Ceneri e l’inizio della Quaresima
Carnevale sta per terminare. Dopo martedì grasso c’è il Mercoledì delle Ceneri, che segna l’inizio della Quaresima.
Sappiamo anche che, finito il Carnevale, si entra nella Quaresima, il periodo di penitenza e digiuno che i cristiani vivono in preparazione della Pasqua, che dura quaranta giorni e inizia appunto il Mercoledì delle Ceneri per concludersi il Giovedì Santo.
Il Mercoledì delle Ceneri dunque è una sorta di spartiacque, un passaggio importante e simbolico che decreta la fine degli eccessi e delle sfrenatezze del Carnevale, per entrare in un clima di austerità, ordine e rigore.
Se il Martedì grasso rappresenta l’ultima occasione per far festa e mangiare tutti i cibi ricchi e grassi, appunto, rimasti in casa, il Mercoledì delle Ceneri inizia con digiuno e astinenza dalla carne.
Del resto, nel nome stesso del carnevale è racchiuso il senso di questa festa: esso deriva infatti dal latino carnem levare, “togliere la carne”.
Il rito ambrosiano
Non tutte le città o le professioni di fede fanno coincidere l’inizio della Quaresima con il Mercoledì delle Ceneri.
Per le chiese cattoliche di rito romano e molte chiese protestanti è così, ma a Milano, per esempio, vige ancora il rito ambrosiano, secondo il quale la Quaresima è posticipata di quattro giorni, ovvero inizia la domenica successiva a martedì grasso, tanto che in questa città si festeggia anche il Sabato grasso.
Le ceneri che caratterizzano questa festa vengono imposte la domenica, o il lunedì, mentre digiuno e astinenza vengono posticipati al venerdì successivo.
Il rito delle Ceneri nella celebrazione liturgica
Già nel X secolo era diffusa l’usanza di benedire le ceneri. La benedizione delle ceneri è un sacramentale, uno degli atti di culto istituiti dalla Sede Apostolica al fine di ottenere benefici spirituali.
Chi le riceve lo fa invocando lo spirito della vera penitenza. La celebrazione delle ceneri nasce proprio a motivo della celebrazione pubblica della penitenza: l’imposizione delle ceneri costituiva infatti il rito che dava inizio al cammino di penitenza dei fedeli che sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del Giovedì Santo.
In seguito, il gesto dell’imposizione delle Ceneri si estese a tutti i fedeli e venne collocato, all’interno della Messa, al termine dell’omelia.
La messa delle Ceneri prevede il colore viola per i paramenti sacri. Il sacerdote celebrante indosserà stola e casula viola, mentre il diacono stola diaconale e dalmatica viola.
La messa poi continua nel modo solito, con l’offertorio.
Le preghiere della Messa del Mercoledì delle Ceneri
Antifona
Tu ami tutte le creature, o Signore, e nulla disprezzi di ciò che hai creato; tu chiudi gli occhi sui peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento, e li perdoni, perché tu sei il Signore nostro Dio. (Cfr. Sap 11,24.23.26)
Colletta
O Dio, nostro Padre, concedi al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima lettura
Laceratevi il cuore e non le vesti.
Così dice il Signore: «Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all'ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male».
Chi sa che non cambi e si ravveda e lasci dietro a sé una benedizione? Offerta e libazione per il Signore, vostro Dio.
Suonate il corno in Sion, proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra. Radunate il popolo, indite un'assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo.
Tra il vestibolo e l'altare piangano i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano: «Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità al ludibrio e alla derisione delle genti».
Perché si dovrebbe dire fra i popoli: «Dov'è il loro Dio?». Il Signore si mostra geloso per la sua terra e si muove a compassione del suo popolo.
Salmo responsoriale
R. Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro.
Sì, le mie iniquità io le riconosco, il mio peccato mi sta sempre dinanzi. Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto.
Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. Non scacciarmi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito.
Rendimi la gioia della tua salvezza, sostienimi con uno spirito generoso. Signore, apri le mia labbra e la mia bocca proclami la tua lode.
Seconda lettura
Riconciliatevi con Dio. Ecco ora il momento favorevole.
Fratelli, noi, in nome di Cristo, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.
Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: «Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso». Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!
Acclamazione al Vangelo
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria! Oggi non indurite il vostro cuore, ma ascoltate la voce del Signore. (Cfr. Sal 94,8)
Il Vangelo del Mercoledì delle Ceneri
Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà». Parola del Signore.
Il messaggio del Vangelo: elemosina, preghiera e digiuno
Nel brano del vangelo che la Chiesa oggi ci invita a meditare, il Signore pone l’accento sugli atti fondamentali della vita di pietà di ciascuno: l’elemosina, il digiuno e la preghiera.
Non c’è migliore sacrificio che mantenere il cuore puro (cfr. Salmo 50); per questo, Gesù, invece del mero compimento di pratiche esteriori, ci insegna che la vera pietà si deve vivere con retta intenzione, in piena intimità con Dio e sfuggendo ogni tipo di ostentazione.
Se la purezza del cuore si ottiene con l’intima comunione con Dio, necessariamente, la preghiera deve essere caratterizzata dalla semplicità e dalla sincerità con le quali cerchiamo sempre il Signore e non smettiamo mai di farci trovare da Lui.
“Che le nostre labbra siano coerenti con quello che c’è nella nostra mente”, scrive san Benedetto nella sua famosa Regola.
E, anche adesso, in questo tempo di particolare penitenza, possiamo noi pure dire che anche i nostri pensieri, il nostro corpo e tutte le nostre azioni sono coerenti con quello che diciamo con la bocca.
Per questo, la preghiera è così legata al digiuno e all’elemosina. Un dialogo personale e amorevole con nostro Padre Dio, se non è accompagnato dalle opere, difficilmente diventa autentica orazione, una preghiera che dà la vita agli altri e che a noi cambia la vita.
Il digiuno e l’astinenza dalle carni
Il Mercoledì delle Ceneri è giorno di digiuno e astinenza dalle carni, così come lo è il Venerdì Santo, mentre nei Venerdì di Quaresima si è invitati all’astensione dalle carni.
I cristiani praticano il digiuno e l’astinenza dalla carne come penitenza in alcuni giorni dell’anno, regolati dalla costituzione apostolica Paenitemini del 17 febbraio 1966 scritta da papa Paolo VI e dettagliate nel Codice di Diritto Canonico.
In particolare, i fedeli, a partire dai diciotto anni e fino a sessanta, devono rispettare il digiuno ecclesiastico e l’astinenza dalle carni due volte l’anno, il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo.
Il Sabato Santo i due obblighi sono consigliati.
Il digiuno non significa che non si può mangiare nulla. Viene concesso un solo pasto durante la giornata, si può bere acqua e ci sono eccezioni accettate per i malati e per chi ha problemi di varia natura.
L’usanza di osservare il digiuno in occasione del Mercoledì delle Ceneri risale a San Gregorio Magno, VII secolo.
Allora il mercoledì precedente la I domenica di Quaresima veniva chiamato caput ieiunii, “inizio del digiuno”, o anche caput Quadragesimae, “inizio della Quaresima”.
Il digiuno significa l’astinenza dal cibo, ma comprende altre forme di privazione per una vita più sobria.
Oggi si possono considerare anche altre forme di astinenza e penitenza da praticare durante la Quaresima, oltre al digiuno. Fumo, televisione, bevande alcoliche, ma anche uso dei social.
Tutto ciò insomma che comporta un sacrificio da parte nostra può diventare un modo per manifestare il nostro desiderio di purificazione.
La conversione del cuore
Oggi ha inizio la Quaresima, quaranta giorni di preparazione per la Pasqua e, la Chiesa, come ogni anno, ci ricorda la necessità della penitenza e della conversione personale.
Il colore viola delle vesti del sacerdote e del velo che copre il tabernacolo colpisce il nostro sguardo e, la frase “Ricordati che eri polvere e che in polvere ritornerai”, ci introduce in questo tempo liturgico che precedono i misteri principali della nostra fede.
La cenere è fredda, di colore grigio. Noi, nel tempo quaresimale, facciamo il cammino inverso, dalla cenere, con il mercoledì delle Ceneri, fino al fuoco della veglia pasquale.
Un cammino da morte a vita, un cammino dall’aridità a giardino fiorito, dal deserto ad una sorgente. Allora facciamo questo itinerario insieme.
Questa cenere siamo noi. L’umiltà viene da humus, terra: “Ricordati che sei polvere e polvere ritornerai”. Questa è la realtà dell’uomo, questo uomo che è un mare di contraddizioni.
Ognuno di noi sperimenta che dentro di sé c’è il Male. All’inizio, nella vita, ci accorgiamo che nel mondo esiste il male.
Poi vediamo la sofferenza nei bambini, il dolore innocente, e scopriamo che il male non è solo nel mondo, ma attorno a noi.
E poi scopriamo che il male è tra di noi, nella nostra famiglia, nel nostro quartiere, nel nostro ambiente di lavoro, il male nel senso di malvagità.
Andando avanti scopriamo che il male sta dentro di noi. Questa realtà umana che è la cenere, questa umanità ferita dal peccato.
La cenere, il peccato e la misericordia
Come ci narra il primo brano che vi propongo - Lc 10, il buon Samaritano - noi siamo questo uomo che è incappato nei ladroni.
Ad un certo punto noi siamo incappati nel peccato. Ci portiamo dentro questo cuore che è un cuore complesso, contraddittorio, persino assurdo.
Questo cuore porta in sé le ferite delle passioni malvagie, che ci distolgono dalla pace: la superbia, l’invidia, l’ira, l’accidia, cioè quella morte interiore, la gola, cioè quella voracità che ci portiamo dentro.
Le altre passioni cattive sono ancora l’avarizia, possiamo dire anche quella bramosia del possedere, la lussuria, che è anche il voler possedere le persone.
Quello che siamo chiamati a compiere è consegnare questo cuore, questa cenere, questo nostro mondo così contraddittorio, così ferito, al Signore, consegnarlo a Lui, come è scritto in Ez 37: “Presentate a Dio le vostre ossa aride”.
Ma quell’uomo lì ora è ferito dal peccato. E questo riguarda tutti, anche quel bambino tanto buono. anche lui ha i suoi capricci, il suo egocentrismo.
Cosa possiamo fare allora? Rimboccarci le maniche? Cercare di eliminare il male da noi stessi?
Ma chi di noi è senza peccato? Allora questo prendere consapevolezza della nostra cenere, delle nostre ossa aride, di questo essere incappati nei ladroni, di essere persone bisognose di salvezza, e consegnare questo bisogno di salvezza a Colui che è il Salvatore, che è Gesù.
Gesù è il buon samaritano che si avvicina a noi e cura le nostre ferite. Lasciamoci curare da Gesù, lasciamoci guarire.
Lasciarsi amare e trasformare da Gesù
Il secondo brano che vi ho proposto per la meditazione è Gv 13 e ci racconta la lavanda dei piedi.
Quello che Gesù ci chiede è di lasciarci lavare i piedi da Lui. Questo brano è bellissimo; ci dice che Gesù depose le vesti e cominciò a lavare i piedi e lavò i piedi agli Apostoli e, a un certo punto, questo brano inizialmente tranquillo, diviene agitato.
Pietro dice: “No, tu non laverai mai i piedi a me!”. C’è questa discussione tra Gesù e Pietro.
Noi siamo invitati a lasciarci lavare i piedi, lasciarci amare. Questo è molto importante, perché dobbiamo lasciare che Gesù guarisca le nostre ferite, perché Lui ci ama così come siamo.
Questa cenere, questa polvere, queste ossa aride, questo uomo così contraddittorio, è amato da Dio. Lui ti ama profondamente così come sei, con le tue assurdità.
Bellissimo il mercoledì delle Ceneri, un giorno dove è possibile smettere di raccontarsela, andare da Gesù e dire: “Questa è la mia cenere, queste sono le mie ossa aride, le mie contraddizioni, questo è il mio “retrobottega”, non la vetrina per la mostra, ma il retrobottega per gli affarucci”.
Gesù è il contrario, Lui ti ama, ti vuole bene con la tua cenere, si prende cura di te, si china sulle tue ferite.
Veramente è appassionato della tua povertà, della tua miseria, ti cura con olio e vino, con il suo amore misericordioso.
Ma la cosa importante è che Lui non solo ti ama come sei, ma non ti lascia come sei perché il suo è un amore trasformante.
Tutti ne facciamo esperienza: l’amore trasforma, trasfigura.
Allora dobbiamo consegnare queste ceneri, queste ossa aride, questa povertà, all’amore misericordioso di Dio perché Lui lo trasforma.
Dalla cenere al fuoco
Di solito noi vediamo un fuoco, che può essere un fuoco di paglia, che dura pochi minuti, o che può essere più sostanzioso, ma comunque l’itinerario è dal fuoco alle ceneri.
Il momento bello, luminoso, fonte di energia, pian piano va scemando e lascia solo la cenere.
Noi, nel tempo quaresimale, facciamo il cammino inverso, dalla cenere, con il mercoledì delle Ceneri, fino al fuoco della veglia pasquale.
Qual è l’esito di questa trasformazione? Certamente la conformazione a Gesù. Gesù ci ama, ci trasforma, ci conforma a sé.
Ci dà la sua forma, la sua vita. E qual è la vita di Gesù che lui vuole comunicare a noi, perché nell’adesione a quella vita lì c’è la pienezza della nostra vita?
Quando Gesù, che è la parola di Dio, il logos, viene incontro a noi, ecco che il desiderio, la domanda profonda del nostro cuore trova la risposta in Gesù.
Allora questo amore trasformante ci conforma a Gesù.
L’Eucaristia, gratitudine e gratuità
Fondamentalmente la vita di Gesù è l’Eucaristia, quella che ci ha descritto S.Paolo nella 1Cor che trovate come terzo brano che vi ho indicato.
Nell’Eucaristia è sintetizzata tutta la vita di Gesù. Infatti nell’Eucaristia Gesù “prese il pane, rese grazie”.
Questo rendere grazie, la gratitudine, la consapevolezza di essere amati, la gratitudine per ogni dono. Ogni cosa è un dono.
Il dono della salute, della famiglia, di essere qui in questo momento. Quanti doni abbiamo continuamente.
In Gesù e con Gesù possiamo acquisire questa consapevolezza di essere amati dal Padre e quindi la gratitudine, questo rendere grazie.
E’ molto importante la gratitudine, saper dire grazie. Anche perché dire grazie significa fare un passaggio, vuol dire passare dal dono al donatore.
E’ fondamentale educare un bambino a dire grazie. Perché quando dici grazie riconosci che quel dono, per esempio la scatola di cioccolatini, la dolcezza del cioccolato, è soltanto espressione dell’amore di un donatore.
E quello che sente il cuore di un uomo non è certamente la dolcezza dei cioccolatini, ma la dolcezza dell’amore espresso attraverso quei cioccolatini.
Capite allora l’importanza del dire grazie?
In Gesù e con Gesù questa gratitudine diventa gratuità, capacità di donare, di dare la vita.
Amore, sacrificio e vita cristiana
Questo passaggio dalla gratitudine alla gratuità è un amore ordinato - l’amore eucaristico - è un amore bello e rende le cose belle.
Perché dico è un amore ordinato? Spesso succede, e soprattutto in gente che fa un cammino di fede, che si veda un amore disordinato, che non è un amore eucaristico e che quindi non trasmette fascino, bellezza.
Non è un amore trasfigurante e trasfigurato. Questo amore disordinato si verifica quando c’è la gratuità non preceduta dalla gratitudine.
Quando uno spezza il pane senza prima aver reso grazie. Quando uno si dona senza aver avuto prima la gioia di qualcuno che si sia donato a lui.
Succede spesso. Per esempio in famiglia o in parrocchia o nel quartiere, quando uno si dà da fare, si sacrifica.
E allora sentiamo frasi del tipo “Possibile che nessuno in questo quartiere si preoccupi degli altri, che in questa parrocchia non si trovi uno disponibile?”
Quando uno dice queste frasi sta vivendo un amore disordinato. E’ fuori strada, parla con rabbia, c’è dentro qualcosa che non funziona.
L’amore eucaristico coniuga due parole che noi nella nostra mentalità abbiamo dissociato: amore e sacrificio.
Ma se noi operiamo una disgiunzione tra queste due parole cosa succede? L’amore senza sacrificio è romanticismo.
Un amore che non si sacrifica sono chiacchiere, è romanticismo.
Le letture e le orazioni dopo la comunione
Sulle offerte
Con questo sacrificio, o Padre, iniziamo solennemente la Quaresima e invochiamo la forza di astenerci dai nostri vizi con le opere di caritaÌ e di penitenza per giungere, liberati dal peccato, a celebrare devotamente la Pasqua del tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Antifona alla comunione
Chi medita giorno e notte la legge del Signore, porterà frutto a suo tempo. (Cfr. Sal 1,2-3)
Oppure: Prega il Padre tuo, che é nel segreto, e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. (Mt 6,6)
Dopo la comunione
Questo sacramento che abbiamo ricevuto, o Padre, ci sostenga nel cammino quaresimale, santifichi il nostro digiuno e lo renda efficace per la guarigione del nostro spirito. Per Cristo nostro Signore.
Orazione sul popolo
Il diacono o, in sua assenza, lo stesso sacerdote puoÌ invitare i fedeli con queste parole o con altre simili: Inchinatevi per la benedizione.
Quindi il sacerdote, rivolto verso il popolo, stendendo le mani, dice: A questo popolo che riconosce la tua grandezza dona con bontà, o Dio, lo spirito di penitenza, perché nella tua misericordia ottenga di giungere all’eredità promessa a chi si converte. Per Cristo nostro Signore.
Frasi sul Mercoledì delle Ceneri secondo i papi
Come popolo di Dio incominciamo il cammino della Quaresima, tempo in cui cerchiamo di unirci più strettamente al Signore, per condividere il mistero della sua passione e della sua risurrezione.
Come segno della volontà di lasciarci riconciliare con Dio, oltre alle lacrime che saranno “nel segreto”, in pubblico compiremo il gesto dell’imposizione delle ceneri sul capo.
Entrambe le formule costituiscono un richiamo alla verità dell’esistenza umana: siamo creature limitate, peccatori sempre bisognosi di penitenza e di conversione.
Durante questa Quaresima, che inizia oggi, preghiamo e lavoriamo affinché il Regno di Dio si stabilisca nel nostro mondo e perché ne sappiamo discernere i segni.
Il cammino quaresimale che oggi iniziamo ci porti alla gioia della Pasqua con cuori purificati e rinnovati dalla grazia dello Spirito Santo.
La liturgia del Mercoledì delle Ceneri, in modo particolare il rito dell’imposizione delle ceneri sul capo, ci aiuta a comprendere la nostra fugacità, il bisogno della penitenza, del digiuno e della rinuncia.
Apriamo il nostro cuore, la nostra mente per capire in modo giusto il senso della nostra vita alla luce dei misteri della passione, della morte e della risurrezione di Gesù.
Oggi, Mercoledì delle Ceneri, inizia il cammino quaresimale. Auguro a ciascuno di voi di vivere questo tempo in un autentico spirito penitenziale e di conversione, come un ritorno al Padre, che attende tutti a braccia aperte per ammetterci alla comunione più intima con Lui.
L’inizio della Quaresima secondo Benedetto XVI
Gesto proprio ed esclusivo del primo giorno della Quaresima, è l’imposizione delle Ceneri. Qual è il suo più pregnante significato?
Non si tratta certo di mero ritualismo, ma di qualcosa di assai profondo, che tocca il nostro cuore.
Esso ci fa comprendere l’attualità dell’ammonimento del profeta Gioele, ammonimento che conserva anche per noi la sua salutare validità: ai gesti esteriori deve sempre corrispondere la sincerità dell’animo e la coerenza delle opere.
Il Mercoledì delle Ceneri viene considerato la “porta” della Quaresima.
In effetti, l’odierna liturgia e i gesti che la contrassegnano formano un insieme che anticipa in modo sintetico la fisionomia stessa dell’intero periodo quaresimale.
Nella sua tradizione, la Chiesa non si limita a offrirci la tematica liturgica e spirituale dell’itinerario quaresimale, ma ci indica pure gli strumenti ascetici e pratici per percorrerlo fruttuosamente.
Il primo giorno di Quaresima per Giovanni Paolo II
«Crea in me, o Dio, un cuore puro… non privarmi del tuo santo spirito».
Sentiremo echeggiare quest’invocazione nel nostro cuore, mentre tra poco ci accosteremo all’altare del Signore per ricevere, secondo un’antichissima tradizione, le Ceneri sul capo.
Si tratta di un gesto ricco di richiami spirituali, un segno importante di conversione e di interiore rinnovamento.
È un rito liturgico semplice, se considerato in se stesso, ma quanto mai profondo per il contenuto penitenziale che esprime: con esso la Chiesa ricorda all’uomo credente e peccatore la sua fragilità di fronte al male e, soprattutto, la sua totale dipendenza dall’infinita maestà di Dio.
Il significato del Mercoledì delle Ceneri non si limita a ricordarci la morte e il peccato; è anche un forte richiamo a vincere il peccato, a convertirci.
La Chiesa benedice oggi le ceneri, ricavate dai rami benedetti nella domenica delle Palme dell’anno scorso, per imporle su ognuno di noi.
Chiniamo quindi le nostre teste, e nel segno delle ceneri riconosciamo tutta la verità delle parole rivolte da Dio al primo uomo: «Ricordati! polvere tu sei e in polvere tornerai».
Due frasi sulle ceneri di papa Paolo VI
Il rito delle Ceneri ci ricorda la fugacità, la precarietà, la nullità della nostra vita presente e nello stesso tempo la sua preziosità.
L’imposizione delle ceneri reca con sé un significato così chiaro ed aperto, che ogni commento si rivela superfluo: essa ci induce a una riflessione realistica sulla precarietà della nostra condizione umana, votata allo scacco della morte, la quale riduce in cenere, appunto, questo nostro corpo, sulla cui vitalità, salute, forza, bellezza, intraprendenza tanti progetti ogni giorno noi costruiamo.
Il rito liturgico ci richiama con energica franchezza a questo dato oggettivo: non c’è nulla di definitivo e di stabile quaggiù; il tempo fugge via inesorabile e come un fiume veloce sospinge senza sosta noi e le cose nostre verso la foce misteriosa della morte.
Frasi brevi sulle Ceneri e sulla Quaresima
- Mercoledì delle Ceneri segna l’inizio del cammino spirituale, fatto di penitenza, pentimento e digiuno.
- Le ceneri sono simbolo alla precarietà della vita terrena e segno di pentimento dell’uomo di fronte a Dio.
- Quello che conta non è l’apparenza; il valore della vita non dipende dall’approvazione degli altri o dal successo, ma da quanto abbiamo dentro.
- La Quaresima è un periodo di penitenza, anche di mortificazione, ma non fine a se stesso, bensì finalizzato a farci risorgere con Cristo, a rinnovare la nostra identità battesimale, cioè a rinascere nuovamente dall’alto, dall’amore di Dio.
- La Quaresima sia un tempo di benefica “potatura” della falsità, della mondanità, dell’indifferenza.
- Mercoledì delle ceneri… ritorno al padre, che attende tutti a braccia aperte per ammetterci alla comunione più intima con Lui.
- “Mercoledì delle ceneri. A chi le riceve è detto: I tuoi peccati davanti al Signore pesano come queste ceneri. Va in pace!”.
- “Mercoledì delle ceneri. L’ebbrezza è svanita, ma più forte della mia miseria è la potenza della tua immagine”.
