Giovanni Lami fu un erudito, storico della Chiesa, bibliotecario, professore e promotore della cultura fiorentina del Settecento. Nato a Santa Croce sull’Arno nel 1697 e morto a Firenze nel 1770, è ricordato anche attraverso il monumento funebre conservato nella Basilica di Santa Croce.
La tomba monumentale di Giovanni Lami è stata scolpita da Innocenzo Spinazzi tra il 1772 e il 1775 e si trova nella navata sinistra della basilica. Il monumento celebra la sua attività di storico e bibliotecario attraverso una composizione in marmo e bronzo, arricchita da animali simbolici.
Chi era Giovanni Lami
Giovanni Lami (Santa Croce sull'Arno 1697 - Firenze 1770) fu erudito, direttore della Biblioteca Riccardiana a Firenze, della quale pubblicò il catalogo dei codici utilizzato ancor oggi, professore di storia ecclesiastica e teologo granducale.
Nato a Santa Croce sull’Arno in provincia di Pisa nel 1697, Giovanni era figlio di Benedetto Lami, medico, e di Chiara Stella Baldacci e apparteneva a una famiglia agiata e colta. Rimasto orfano di padre a soli tre anni, Giovanni ricevette le attenzioni e le cure degli zii paterni, che si interessarono alla sua formazione.
Fu educato secondo i canoni propri della nobiltà del tempo: precettori privati, un anno al collegio Cicognini di Prato retto dalla Compagnia del Gesù e infine, dal 1715, gli studi giuridici presso l’Università di Pisa. Laureatosi nel 1719, si trasferì a Firenze dove intraprese gli studi di filosofia e greco presso Anton Maria Salvini, socio di importanti accademie fiorentine e europee.
Formazione, viaggi e incarichi
Nel 1728 assunse per un anno l’incarico di bibliotecario presso Gian Luca Pallavicino a Genova. Al seguito del Pallavicino andò a Vienna, compiendo il suo primo soggiorno all’estero.
Seguirono i viaggi a Parigi, in Olanda, nelle Fiandre e in Svizzera. Nel 1733 il granduca Gian Gastone de’ Medici assegnò al Lami la cattedra di storia ecclesiastica presso lo Studio fiorentino.
Impegnato nella difesa del dogma trinitario, si dimostrò simpatizzante delle teorie gianseniste, in aperta polemica con i gesuiti. Nel 1732 intanto era divenuto bibliotecario e antiquario della famiglia Riccardi.
Il bibliotecario della famiglia Riccardi
Fece un’importante catalogo dei libri a stampa ordinandoli e classificandoli secondo criteri innovativi. Beneficiando dell’esperienza quotidiana di studio e ricerca su volumi e codici, nel 1736 pubblicò a Firenze, il primo dei 18 volumi delle Deliciae eruditorum seu Veterum andekdoton opuscolorum collectanea (1736-1769).
Tale opera si prefiggeva l’edizione e quindi la divulgazione di codici greco-bizantini, ma anche di opuscoli di varia provenienza; inoltre comprendeva anche opere dello stesso Lami. Inoltre rivolse le sue attenzioni e suoi studi alle collezioni di antichità in casa Riccardi, medaglie, iscrizioni, gemme, rilievi, reperti vari.
Interessato a molteplici generi letterari, da Palazzo Medici Riccardi Giovanni Lami si fece ben presto un attivissimo promotore di cultura a Firenze, in continuo e dialettico rapporto di scambio con l’Italia e l’Europa grazie a un fitto carteggio conservato nella Biblioteca Riccardiana.
Grazie alla piena disponibilità dei Riccardi e al loro interesse bibliofilo, il Lami poté organizzare numerosi eventi culturali, incontri ed esercitazioni accademiche nel palazzo di via Larga.
Le opere e l’attività editoriale
Sulla scia delle raccolte di Ludovico Antonio Muratori, pubblicò fra l'altro i Sanctae Ecclesiae Florentinae monumenta (1758), le Deliciae eruditorum (1736-69), i Memorabilia Italorum eruditione praestantium (1742-48).
Fino al 1769 il Lami fu direttore e redattore unico delle Novelle letterarie, un innovativo settimanale di lettere e scienze da lui stesso fondato. Dedicò il primo tomo uscito nel 1740 al suddecano Gabriello Riccardi.
Artefice instancabile di articoli, saggi, opuscoli, lettere, poesie, edizioni, il Lami pubblicò i tre tomi dei Memorabilia Italorum (Florentiae 1742-1748). In essi introdusse anche le biografie dei suoi maestri e dei suoi protettori, fra cui l’ultimo granduca Medici Gian Gastone e sua cognata, la principessa Violante di Baviera, che spesso aveva invitato l’erudito nella villa medicea di Lappeggi.
Collaborò all’edizione del 1729-1738 del Vocabolario dell’Accademia della Crusca. Nel 1748 divenne Apatista reggente. Nel 1753, insieme all’abate Ubaldo Montelatici, fondò l’Accademia dei Georgofili.
Nel 1766 pubblicò le Lezioni di antichità toscane. La sua produzione memorialistica, rimasta prevalentemente manoscritta, offre uno spaccato della sua quotidianità e del suo impegno culturale e civile.
Impegno culturale e religioso
Immerso nella battaglia antigesuitica dei giansenisti italiani, grazie anche alle Novelle letterarie che fondò nel 1740 e diresse fino al 1769, fu tra i fautori dello svecchiamento della cultura erudita e letteraria italiana del Settecento, pur con incertezze e limiti sempre più evidenti nell’avanzare dell’età.
Dal 1737 al 1761 venne accolto in molte prestigiose accademie fiorentine. Stimato e celebrato da medaglie, riconoscimenti e onorificenze, il prestigio del Lami conobbe un declino dalla fine degli anni Cinquanta, a causa delle critiche da parte di intellettuali come Marco Lastri e Giuseppe Pelli Bencivenni.
Ciononostante divenne consulente teologo presso Pietro Leopoldo di Lorena. La sua attività si sviluppò quindi tra ricerca storica, filologia, biblioteconomia, teologia, antiquaria e divulgazione letteraria.
Il rapporto con Galileo Galilei
Fu presente alla traslazione della salma di Galileo nel sepolcro monumentale della Basilica di Santa Croce (12 marzo 1737). La Tomba monumentale di Galileo Galilei è stata progettata da Giovanni Battista Foggini e da suo figlio Giulio.
È stata inaugurata nel 1737 e si trova nella navata sinistra della basilica. Ci vollero quasi novant’anni per avere il monumento di Galileo all’interno della basilica; quando il grande scienziato morì nel 1642 il suo corpo venne inizialmente sepolto dentro una piccola stanza all’interno della cappella Medici, questo perché era un personaggio “scomodo”, che aveva sostenuto teorie scientifiche diverse da quelle accattate allora della chiesa.
Il monumento è formato dal busto che ritrae Galileo e dalle sue muse: l’Astronomia e la Geometria. La presenza di Lami alla traslazione testimonia il suo interesse per la storia ecclesiastica, la cultura scientifica e la memoria dei grandi personaggi legati a Firenze.

La morte e la biblioteca
Morì a Firenze il 6 febbraio del 1770. L’8 giugno in una sala di Palazzo Medici Riccardi si tenne una riunione dell’Accademia Fiorentina in suo onore.
Nell’incarico di bibliotecario della famiglia Riccardi, fu sostituito da Francesco Fontani. La ricca biblioteca del Lami (114 manoscritti, 5000 volumi) venne destinata allo Studio fiorentino.
Oggi la raccolta Lami è conservata in gran parte nel fondo Magliabechiano della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e nella Biblioteca Riccardiana. Presso quest’ultima è conservato un importante fondo Lami, con opere inedite, carteggi e lettere.
Il monumento funebre di Giovanni Lami
La Tomba monumentale di Giovanni Lami è stata scolpita da Innocenzo Spinazzi tra il 1772 e il 1775 e si trova nella navata sinistra della basilica. Lami è noto per la sua attività di storico e di bibliotecario e gli animali in bronzo che vedi sul monumento sono il simbolo delle sue qualità.
Lo scultore purtroppo non ci ha lasciato scritto come interpretare la sua opera ma è molto probabile che il delfino raffiguri la velocità della mente, la colomba un animo pacifico, la civetta la saggezza.
Il monumento è quindi strettamente collegato alla memoria intellettuale di Lami: gli elementi figurativi non rappresentano soltanto ornamenti, ma richiamano le qualità morali e culturali attribuite all’erudito.

Autore, progettazione e materiali
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Tipologia | monumento funebre |
| Esecutore | Spinazzi Innocenzo (1726/ 1798) |
| Progettista | Nelli Giovanni (notizie Seconda Metà Sec. Xviii) |
| Periodo di esecuzione | 1772 - 1775 |
| Materiali e tecniche | bronzo/ fusione/ doratura; marmo bianco/ scultura/ incisione; marmo nero/ scultura; marmo/ scultura |
| Luogo di conservazione | Chiesa di S. Croce |
| Ubicazione | Piazza di Santa Croce, Firenze (FI) |
Gli animali simbolici
La decorazione del monumento comprende animali in bronzo che vedi sul monumento e che sono il simbolo delle qualità di Lami.
- Il delfino è molto probabilmente l’immagine della velocità della mente.
- La colomba è associata a un animo pacifico.
- La civetta richiama la saggezza.
Il significato degli animali non è documentato da un’interpretazione lasciata dallo scultore, ma la lettura simbolica è considerata molto probabile.
L’iscrizione sulla targa
Sulla targa è presente un’iscrizione in lettere capitali e numeri romani, incisa in greco e latino. Il testo celebra Giovanni Lami come professore di storia ecclesiastica presso lo Studio fiorentino, teologo, erudito e difensore della religione cattolica.
L’iscrizione ricorda inoltre la sua conoscenza del greco e del latino, la sua attività di poligrafo e la sua attenzione verso i poveri, ai quali avrebbe destinato il proprio patrimonio secondo le disposizioni testamentarie.
La parte conclusiva dell’iscrizione indica la durata della sua vita e la data della morte:
VIXIT ANNOS LXXII MENSES II DIES XXIX OBIIT POSTRIDIE NONAS FEBRUARIAS ANNI A PARTU VIRGINIS MDCCLXX.
Attribuzione del progetto
Gli autori del "Repertorio. " (1993), riprendendo quanto scritto da R. Roani Villani (in "Paragone" 1975), affermano erroneamente che il disegnatore del monumento fu l’architetto fiorentino Giovanni Battista Nelli (1661-1725); al contrario i Paatz, riprendendo la notizia dal Moisè (1845, p. 226) affermano che l’opera fu disegnata dall’altrimenti ignoto Giovanni Nelli.
La documentazione distingue quindi l’esecutore, Innocenzo Spinazzi, dal progettista indicato come Giovanni Nelli. L’attribuzione del progetto resta accompagnata da una precisazione critica sulla possibile identificazione del disegnatore.
Il monumento di Lami nel percorso della Basilica di Santa Croce
La Tomba monumentale di Leonardo Bruni, cancelliere della Repubblica fiorentina, è stata scolpita da Bernardo Rossellino tra il 1445 e il 1450 e si trova nella navata destra della basilica. Con questa opera, lo scultore crea il modello della tomba monumentale tipica del Rinascimento fiorentino, cioè un sepolcro generalmente collocato in verticale lungo le pareti di una chiesa.
Nell’insieme l’aspetto è spesso molto imponente perché lo scopo è celebrare la memoria di grandi personaggi, le cui qualità vengono narrate attraverso iscrizioni e decorazioni. La posizione del monumento di Lami nella navata sinistra lo inserisce quindi in un ambiente concepito per conservare e rendere visibile la memoria di figure di rilievo della cultura, della politica, della scienza e delle arti.
La Tomba monumentale di Carlo Marsuppini è stata scolpita da Desiderio da Settignano tra il 1454 e il 1459 e si trova nella navata sinistra della basilica. Desiderio da Settignano si ispira al monumento che Bernardo Rossellino ha creato per Leonardo Bruni e che trovi proprio di fronte, nella navata opposta, ma realizza un’opera più ricca, perché aggiunge tanti elementi simbolici che rendono la decorazione molto dettagliata.
La Tomba monumentale di Vittorio Alfieri è stata scolpita da Antonio Canova tra il 1804 e il1810 e si trova nella navata destra della basilica. Canova si allontana dall’esempio delle altre tombe monumentali che trovi in Santa Croce e invece che scolpire le muse (le divinità greco-romane delle arti e delle scienze) sceglie di raffigurare l’Italia che piange la perdita del suo grande drammaturgo e scrittore.
Una grandezza che ci viene spiegata attraverso alcuni dettagli: la lira e la corona di alloro rappresentano la poesia, mentre le maschere agli angoli del coperchio del sarcofago simboleggiano il teatro.
La Tomba monumentale di Gioacchino Rossini fu scolpita da Giuseppe Cassioli tra il 1900 e il 1902 e si trova nella navata destra della basilica. Per celebrare l’arte di Rossini, lo scultore Cassioli inserisce nella tomba molti dettagli legati alla musica: puoi riconoscere sull’architrave le chiavi di violino, i diapason, i ponticelli e piroli del violino.
Devi sapere che Rossini è stato uno dei più celebri compositori della prima metà dell’Ottocento e ha fortemente contribuito a rinnovare il genere dell’opera lirica.

Dati di catalogazione
| Voce | Dato |
|---|---|
| Oggetto | monumento funebre |
| Materia e tecnica | bronzo/ fusione/ doratura; marmo bianco/ scultura/ incisione; marmo nero/ scultura; marmo/ scultura |
| Luogo di conservazione | Chiesa di S. Croce |
| Indirizzo | Piazza di Santa Croce, Firenze (FI) |
| Condizione giuridica | proprietà Stato |
| Codice di catalogo nazionale | 0900446105 |
| Ente competente per la tutela | Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e la provincia di Prato |
| Ente schedatore | L. 160/1988 |
| Data di compilazione | 1995 |
| Data di aggiornamento | 2006 |
La documentazione identifica il monumento come opera d’arte conservata nella Chiesa di Santa Croce e registra materiali diversi, tra cui bronzo dorato, marmo bianco e marmo nero. La scheda indica inoltre la tutela da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e la provincia di Prato.