Cattedrale di Santa Maria di Urakami vicino alla stazione di Urakami

La Cattedrale di Santa Maria di Urakami, conosciuta anche come Cattedrale di Urakami o Cattedrale dell’Immacolata Concezione, è la chiesa cattolica più strettamente legata alla storia dei cristiani giapponesi, alla persecuzione religiosa e alla distruzione atomica del 9 agosto 1945. L’edificio attuale venne ricostruito nel 1959 sul luogo della cattedrale originale, distrutta dall’esplosione nucleare.

La cattedrale si trova nel quartiere di Urakami, vicino alla stazione di Urakami, e rappresenta oggi un luogo di preghiera, memoria e impegno per la pace, il disarmo e il rifiuto delle guerre. La cappella custodisce il volto sfregiato della Madonna di Nagasaki, una statua sopravvissuta alla bomba atomica e divenuta uno dei simboli più intensi della città.

Come raggiungere la Cattedrale di Urakami dalla stazione

La cattedrale è accessibile con il tram e il taxi. Il viaggio dalla stazione di Nagasaki alla fermata del tram di Maruyamamachi dura 10 minuti.

La Cattedrale di Urakami si trova a soli 10 minuti a piedi dal Nagasaki Peace Park e dalla fermata del tram di Maruyamamachi.

La vicinanza alla stazione di Urakami e ai luoghi della memoria atomica permette di includere la cattedrale in un percorso dedicato alla storia religiosa e civile di Nagasaki.

Mappa stazione Urakami Cattedrale Santa Maria

Nagasaki e la storia del cristianesimo in Giappone

Nagasaki è una città di chiese e campanili e questo è un tema che è profondamente intrecciato con la storia lontana e recente della città. Questa regione, nella parte sud occidentale dell’arcipelago giapponese, è quella in cui più precocemente e più ampiamente operarono i missionari cristiani.

I cristiani, dopo essere stati tollerati, furono perseguitati duramente nel XVI e XVII secolo. Sinché nel 1854, col riaprirsi al commercio col mondo esterno, il Giappone accettò anche l’arrivo di nuovi missionari che poterono manifestare la loro presenza costruendo la chiesa di Oura.

Nel 1865 un gruppo di coloro che avevano conservato nascosta la loro fede nel villaggio di Urakami la visitarono e rivelarono la loro presenza ai missionari. Avvenne così la scoperta dei cristiani nascosti.

Il governo di allora tentò ancora di reprimerli, ma le proteste del mondo occidentale prevalsero e nel 1873 il divieto di praticare il cristianesimo fu definitivamente tolto.

Proprio intorno alla costruzione della cattedrale, grazie alla libertà religiosa confermata dalla Costituzione Meiji (1887), si erano rifugiate famiglie cristiane molte delle quali discendenti dai cristiani perseguitati e clandestini.

La storia del cattolicesimo nel Sol Levante ha proprio Nagasaki come principale riferimento. Certamente la prefettura di Nagasaki è quella con la più alta percentuale di cattolici (5,64%), seppur il numero è particolarmente esiguo in relazione a quello dei suoi abitanti.

In Giappone con l’ultimo censimento del 2021 si contano circa 430mila cattolici pari allo 0.34% della popolazione nazionale. Intanto proprio in queste terre del sud dell’arcipelago giapponese furono accolti i primi missionari giunti dall’Occidente e molti di loro perseguitati morirono martiri.

La costruzione della Cattedrale di Urakami

La Cattedrale di Urakami, conosciuta anche come Cattedrale dell’Immacolata Concezione o Cattedrale di Santa Maria, sorse nel quartiere di Urakami, uno dei principali centri della comunità cattolica di Nagasaki.

La posa della prima pietra della cattedrale risale al 1895 e la consacrazione ebbe luogo nel 1925. La costruzione originale, completata nel 1925, era allora il più grande luogo di culto cattolico dell’Asia orientale.

La Cattedrale di Urakami venne edificata da volontari della parrocchia di Nagasaki guidati da un missionario francese, Padre Pierre Fraineau. Padre Pierre Fraineau, l’architetto della chiesa non vive abbastanza a lungo da vedere il risultato finale degli sforzi della sua parrocchia: muore nel 1911.

Nel 1926 vengono aggiunte alla facciata le due torri campanarie che danno alla chiesa il suo aspetto definitivo. La cattedrale raggiunse così la sua forma monumentale, con una facciata dominata dalle torri e da elementi decorativi di ispirazione cristiana europea.

Non è quindi un caso che la cattedrale di Nagasaki nel 1925 fu consacrata a Santa Maria e qui posta una bellissima scultura lignea rappresentante la Vergine. La devozione a Maria, introdotta dai missionari, era continuata nonostante le persecuzioni e lo dimostrano le tante e diversificate rappresentazioni di Maria con bambino.

Architettura della cattedrale

Costruita sulla cima di una collina, la Cattedrale di Urakami presenta uno stile architettonico tipicamente europeo, con i caratteristici mattoni rossi che donano un tocco rustico e tradizionale all’edificio.

La nuova costruzione ripete l’originale stile neo gotico francese. L’uso dei mattoni rossi, le alte torri campanarie, le aperture verticali e l’impianto monumentale rendevano la cattedrale immediatamente riconoscibile nel paesaggio di Urakami.

Nella chiesa, 3 anni dopo, viene collocato un altare in legno su cui è posta una Madonna lignea ispirata ad un quadro di Murillo: l’Immacolata Concezione. Il dipinto si trova ora al Museo National del Prado a Madrid, Spagna.

L’edificio divenne il centro religioso di una comunità numerosa, formata anche dai discendenti dei cristiani nascosti che avevano mantenuto la fede durante i periodi di persecuzione e di isolamento del Giappone.

Facciata neogotica Cattedrale Urakami mattoni rossi

La distruzione atomica del 9 agosto 1945

Il 9 agosto 1945, alle ore 11:02, sopra Urakami esplose la seconda bomba atomica sganciata sul Giappone alla fine della II Guerra Mondiale. La bomba atomica esplose ad un’altezza di 500 metri sopra la valle di Urakami, trasformando immediatamente l’intera regione in un inferno.

La Cattedrale di Urakami si trovava a soli 500 metri dal punto di esplosione. Le vetrate si sciolsero, i muri caddero, l’altare si bruciò, le campane si liquefecero e l’edificio venne completamente devastato.

Nella chiesa, i parrocchiani stavano confessandosi in preparazione della Festa dell’Assunta; al momento dell’esplosione c’erano 24 fedeli e 2 sacerdoti, e rimasero tutti uccisi all’istante. Le rovine della chiesa continuarono a bruciare fino a sera.

Dei 12.000 parrocchiani di Urakami, 8.500 non sopravvissero a quel giorno. Tra le persone uccise dall’esplosione si contarono anche 8.500 cattolici molti dei quali si trovavano proprio all’interno della Cattedrale.

ElementoInformazione
Data dell’esplosione9 agosto 1945
Ora dell’esplosione11:02
Area colpitaValle di Urakami
Distanza dal punto di detonazione500 metri
Parrocchiani di Urakami12.000
Parrocchiani che non sopravvissero8.500
Ricostruzione della cattedrale1959

La bomba distrusse completamente la Cattedrale di Urakami che sarà poi ricostruita nel 1959. Ciò che resta della chiesa originale, completata nel 1925 quand’era il più grande luogo di culto cattolico dell’Asia orientale, attualmente è conservato nel parco della pace.

Rovine Cattedrale Urakami dopo bombardamento

Le tracce sopravvissute alla distruzione

Non tutto ciò che apparteneva alla cattedrale andò distrutto. Un crocifisso in pietra e due statue sopra l’ingresso principale della chiesa oggi ornano la Chiesa di Urakami ricostruita.

Altre due statue più grandi si sono salvate con pochi danni. Una delle poche cose che sopravvissero fu la campana della cattedrale.

I sopravvissuti scavarono la campana fuori dalle macerie alla vigilia di Natale dello stesso anno e la fecero suonare. Those survivors and many others later joined together to rebuild the cathedral as it stands today.

I pochi ruderi rimasti sono conservati nel parco della pace, nell’area corrispondente al punto in cui esplose in altura la bomba atomica.

Se camminiamo lungo le strade di Nagasaki il tema della bomba atomica trova riferimenti costanti nel luogo dello sgancio, proprio a pochi metri dalla prima Cattedrale di Santa Maria dove si trovano i pochi ruderi rimasti, ma ancora il museo della bomba, i segni indelebili nel cuore delle persone più anziane e dei sopravvissuti.

La Madonna di Nagasaki

Nella cattedrale era custodita una statua di Maria in legno, ispirata al dipinto dedicato all’Immacolata Concezione dal pittore spagnolo Murillo (1618-1682). La scultura andò perduta nell’esplosione, ma la testa della Vergine venne ritrovata tra le macerie.

Di questa scultura oggi se ne conserva un frammento molto significativo: il volto con i segni evidenti della bomba e della sofferenza. La testa presenta gli occhi bruciati, una guancia annerita e una screpolatura che attraversa il volto come una lacrima.

Fa quasi paura il modo in cui l’icona religiosa appare dopo lo scoppio: gli occhi della Madonna sono bruciati, la guancia destra è annerita e una screpolatura corre lungo il suo volto come fosse una lacrima.

La statua è oggi conosciuta come Madonna di Nagasaki o Hibaku no Maria, cioè Maria sopravvissuta alla bomba atomica. Il suo volto ferito è diventato il segno più riconoscibile della memoria religiosa di Urakami.

Nella Cattedrale di Urakami, ricostruita dopo essere diventata per tutti il simbolo della bomba, l’immagine più eloquente della tragedia è la testa di una statua della Madonna in terracotta, con gli occhi di vetro. Per il calore sprigionato dall’atomica il vetro si è fuso, dando vita a un volto doloroso e intenso.

Madonna di Nagasaki volto danneggiato bomba atomica

Il ritrovamento del volto della Vergine

Nel mese di ottobre 1945, Kaemon Noguchi, un soldato giapponese congedato nonché prete cattolico, entra tra le rovine della Cattedrale di Urakami per pregare. Spera di trovare un ricordo tangibile della chiesa della sua giovinezza da portare nel suo Monastero Trappista di Hokkaido.

Dopo più di un’ora di ricerca tra le macerie, Noguchi si siede e si rimette a pregare. E, improvvisamente, nota le fattezze senza occhi della Madonna, che lo fissavano cieche in mezzo alla polvere.

Turbato, Noguchi porta l’immagine bruciacchiata nel suo convento, dove la tiene per 30 anni. Alla fine della guerra, un monaco trappista, padre Kaemon Noguchi ne ritrovò la testa riportandola a Nagasaki solo anni dopo, per il 30° anniversario della bomba.

Nel mese di agosto 1975, Kaemon Noguchi ritorna a Nagasaki per restituire l’immagine della Madonna. La consegna al professor Yakichi Kataoka, che la custodisce nel Junshin Women’s College per 15 anni.

Nell’anno 1990, Takeshi Kawazoe, parroco della Chiesa di Urakami, scrive un articolo in cui racconta il ritrovamento fortuito della testa della statua della Vergine Maria da parte di un soldato giapponese. Esprime inoltre il desiderio di scoprire il nome di questo soldato.

Padre Noguchi scrive una lettera alla chiesa raccontando che cosa era successo. Il professor Kataoka restituisce l’immagine alla chiesa, che la espone nel museo della bomba atomica.

Il ritorno della Madonna nella cattedrale

Nel mese di agosto 1998, Yasuhiko Sata legge la storia della Madonna e visita Nagasaki per vedere la statua, che trova inaspettatamente esposta tra altri cimeli nel museo della bomba atomica.

Cerca allora di convincere i responsabili della Chiesa di Urakami che la Madonna non è un semplice ricordo dell’olocausto nucleare, bensì un oggetto sacro che deve essere riportato sull’altare.

Il giorno di Pasqua, il 23 aprile 2000, gli sforzi di Sata danno finalmente il loro frutto: Padre Mimura, della Chiesa di Urakami, gli assicura che la Madonna sarà posta nella Cattedrale in maggio, il mese a Lei dedicato.

Da allora la statua è esposta all’interno della nuova costruzione che ripete l’originale stile neo gotico francese. I resti della statua sono attualmente custoditi all’interno della chiesa ricostruita sullo stesso punto nel dopoguerra.

In particolare nell’attuale Cattedrale ricostruita nel 1959, il 9 agosto del 2005 monsignor Joseph Mitsuaki Takami, a quei giorni arcivescovo di Nagasaki, ha consacrato una cappella proprio per la devozione al volto di Maria e quindi qui custodita e esposta come immagine mariana.

La cappella da quel giorno è luogo di preghiera per la pace universale. I cattolici che giungono a Nagasaki hanno come meta la cattedrale di Urakami e qui si riuniscono nella cappella che custodisce il volto di Maria per pregare contro i crimini prodotti dalle guerre.

Il significato della Madonna di Nagasaki

Oggi la Madonna di Nagasaki è molto più di una memoria storica: non c’è dubbio che per la città di Nagasaki ma per tutti i cristiani, e anche non cristiani del Giappone, rappresenta un importante memoriale alla tragedia del 1945 che aveva colpito prima Hiroshima e poi Nagasaki.

La sua effige è simbolo della pace, del disarmo, è espressione della fede e della speranza difronte alle grandi devastazioni prodotte dall’umanità.

Oggi più che mai la Madonna di Nagasaki è il simbolo della perseveranza e della resilienza ma è per tante donne il simbolo del dolore della madre che ha perso i propri figli davanti alla distruzione causata dalle guerre.

Il volto ferito della statua viene interpretato come una rappresentazione della sofferenza della città e delle vittime. Shigemi Fukahori, allora giovane sacerdote, sostiene che “la prima volta che ho visto la statua danneggiata, ho pensato che la Vergine Maria stesse piangendo. Ho pensato che fosse come se la vergine Maria ci stesse dicendo della miseria della guerra sacrificando se stessa. Questo è un significativo simbolo di pace che dovrebbe essere preservato per sempre”.

La Cattedrale di Urakami è conosciuta anche come Cattedrale dell’Immacolata Concezione o Cattedrale di Santa Maria. Questo edificio è considerato un po’ il simbolo della rinascita del cristianesimo in un paese dove esso fu a lungo oggetto di persecuzione.

La cattedrale come luogo di memoria e preghiera

La memoria della distruzione della cattedrale viene rinnovata ogni anno durante le celebrazioni del 9 agosto. Questo evento è sempre rinnovato nei riti che si celebrano in Cattedrale ad Urakami il 9 agosto.

È una ferita sempre aperta che ogni anno si rinnova attraverso le celebrazioni che il governo ricorda con eventi commemorativi nelle due città distrutte nel 1945.

In particolare i cattolici, nell’ambito delle singole diocesi rinnovano la memoria degli eventi calamitosi nell’ambito di celebrazioni eucaristiche dove però partecipano spesso anche cittadini non necessariamente cattolici.

Tutto questo sta anche a significare il valore che questo ricordo genera nei cuori delle singole comunità. La cattedrale non è quindi soltanto un edificio di culto, ma anche uno spazio nel quale la memoria religiosa e quella civile della catastrofe si incontrano.

È interessante entrare in Cattedrale nelle prime ore della mattina e ascoltare il canto delle preghiere dei fedeli che si rivolgono a Maria per allontanare le malvagità presenti nel mondo.

La ricostruzione del 1959

Quella che possiamo ammirare oggi è in realtà una ricostruzione della chiesa originale, che fu completamente distrutta dalla bomba atomica sganciata su Nagasaki il 9 agosto 1945.

L’edificio attuale venne ricostruito nel 1959. La nuova cattedrale conserva il carattere neo-gotico francese dell’edificio precedente e mantiene il legame con il luogo storico di Urakami.

La ricostruzione ha permesso alla comunità cattolica di riprendere la vita liturgica e di trasformare il luogo della distruzione in un centro di preghiera e memoria.

Left in ruins after the devastating atomic bomb that fell on Nagasaki, Urakami Cathedral is now a cornerstone of peace and hope. While the nuclear blast demolished most of the original building, some structures withstood the blast.

These include headless statues of saints, the bell tower and a wooden figure of the Virgin Mary that miraculously survived.

Urakami and its Church

Le figure mariane nella memoria di Nagasaki

Nel museo dei martiri, ci sono moltissime “Maria Kannon”, cioè statuette di Maria con il bambino, “celata” nelle sembianze di una dea giapponese, la dea madre “Kannon”.

Insieme al rosario, questa statuetta Mariana è stata uno dei simboli dei cristiani “nascosti” per difendere la loro fede.

Nella chiesa di Oura, il piccolo gruppo di cristiani che il 17 marzo 1865 ha avvicinato il p. Bernard de Petijean per verificare che fosse veramente di un prete cattolico, oltre a chiedergli se era sposato e se era mandato dal Papa, hanno chiesto di poter vedere la statua della Vergine.

Quella statua è ancora conservata in questa chiesa, che è la più antica in Giappone, e che proprio per questo ora è monumento.

Una registrazione su disco continua a raccontare la vicenda dell’incontro e del riconoscimento ai numerosi visitatori.

Rosari e testimonianze della bomba

Nel museo della bomba atomica sono esposti vari rosari ritrovati dopo lo scoppio, alcuni calcificati e in parte fusi dall’esplosione, tra cui quello della moglie del dottor Nagai, a testimonianza degli 8mila cristiani periti nello scoppio, su 12mila presenti in città.

Un non cristiano, visitando questo luogo, potrebbe pensare che il rosario sia il simbolo del cristiano. Mi sembrava anche che, con la forza debole della fede, il rosario fosse riuscito a vincere la forza tragica della bomba.

Per la celebrazione della Messa nella chiesa dei martiri ci ha accompagnato un coppia di anziani sposi cristiani. Lui è un sopravvissuto della bomba atomica (a quel tempo era uno studente).

Mi hanno regalato due corone fatte dalla sposa con un intreccio di origami. Una corona l’ho data da mettere nel santuario mariano del mio paese (S. Lorenzo di Rovetta, Bergamo).

Una presenza legata alla storia dei cristiani nascosti

Nel museo dei martiri, ci sono moltissime “Maria Kannon”, cioè statuette di Maria con il bambino, “celata” nelle sembianze di una dea giapponese, la dea madre “Kannon”.

Insieme al rosario, questa statuetta Mariana è stata uno dei simboli dei cristiani “nascosti” per difendere la loro fede.

È stata per me una visita piena di emozioni, legate contemporaneamente alla bomba atomica (in particolare alla figura del dottor Nagai e alla sua testimonianza come uomo e come cristiano nel mezzo della tragedia atomica), ai coraggiosi martiri giapponesi e all’epopea dei cristiani “nascosti”, che per più di 200 anni hanno saputo mantenere viva lo loro fede senza preti e con la minaccia della persecuzione.

Ma una cosa soprattutto mi ha colpito: la presenza silenziosa di Maria.

Un pensiero mi ha accompagnato. Siamo nell’anno della fede: nel disorientamento creato dallo scoppio del materialismo e del relativismo, la Vergine Maria può aiutarci a ritrovare la strada comunque essere anche per noi missionari una forte compagna di viaggio.

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