La storia di Gesù, tra racconto evangelico, realtà storica e tradizione devozionale, comprende l’Annunciazione, la nascita, la predicazione, la passione, la morte e la resurrezione. I quattro Vangeli canonici raccontano questi eventi con prospettive diverse: Matteo, Marco e Luca sono chiamati Vangeli Sinottici perché narrano più o meno gli stessi episodi, seppur con variazioni, mentre nel Vangelo di Giovanni si trovano racconti inediti e mancano diversi avvenimenti riportati dagli altri tre evangelisti.
Per ricostruire la vita di Gesù non è sufficiente seguire soltanto i fatti narrati nei quattro Vangeli Canonici, scritti dagli evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Sebbene essi rappresentino le uniche fonti testuali antiche riconosciute, lasciano troppe lacune, soprattutto sugli anni intercorsi tra la nascita di Gesù e l’inizio delle sue predicazioni; inoltre, nei racconti evangelici è difficile scindere la componente storica da quella mitica, inevitabilmente connessa ai fatti reali.
Le fonti e il significato della resurrezione
I Vangeli apocrifi, redatti successivamente e non riconosciuti dagli studiosi, contengono altre informazioni preziose sulla storia di Gesù, ma difficili da verificare, così come i numerosi documenti medievali e le opere devozionali, per i quali è spesso impossibile risalire a una fonte storica documentata e plausibile.
Quasi tutti gli studiosi che fanno ricerche sul Gesù storico si fermano alla sua morte, e in pochi si spingono a prendere in considerazione la sua risurrezione. La ragione, per questi storici, sta nel fatto che l'evento della risurrezione va oltre la storia e rientra pienamente nel campo della fede e della speranza.
In questo senso si suole dire che la risurrezione non è un avvenimento storico, non perché non sia un avvenimento reale, ma perché la categoria dello storico è insufficiente ad accogliere o comprendere tutto il significato della risurrezione. La risurrezione, a differenza della morte, è un avvenimento assolutamente unico e singolare nella storia dell'umanità.
Risuscitare significa partecipare della vita di Dio, della vita nella sua totale pienezza. La risurrezione non è un ritorno prodigioso alla vita umana che conosciamo, né il ritorno di un cadavere alla vita fisica, il cui destino, dopo un supplemento di vita, più o meno lungo, sarà inevitabilmente la morte.
È perciò molto importante comprendere la differenza tra le «risurrezioni» narrate dai Vangeli - di Lazzaro, del figlio della vedova di Nain e della figlia di Giairo - e la risurrezione di Gesù. Si tratta di eventi totalmente e radicalmente diversi.
Dall’Annunciazione alla nascita di Gesù
L’Annunciazione del Signore
Tanto il Vangelo di Matteo quanto quello di Luca iniziano con un’Annunciazione. In realtà prima, in entrambi i Vangeli, viene elencata la Genealogia di Gesù, che parte da Abramo in Matteo e da Adamo in Luca, e dove Giuseppe viene presentato come padre adottivo.
L’Annunciazione narrata nel Vangelo di Matteo (Matteo 1,18-25) vede come protagonista Giuseppe, che, in procinto di ripudiare Maria dopo aver scoperto il suo stato interessante, venne visitato in sogno da un angelo che lo informa della vera identità del Bambino che sarebbe nato e del ruolo di Maria nel piano di Dio.
L’Annunciazione di Luca (Luca 1,26-38) racconta invece di come l’Arcangelo Gabriele apparve a Maria per annunciarle il concepimento del Figlio di Dio. Il 25 marzo si celebra l’Annunciazione del Signore, una festa dedicata a Gesù, ma in ugual misura a Sua madre Maria.
La nascita di Gesù
Per quanto riguarda la nascita di Gesù, sono ancora Matteo e Luca a farne cenno nei loro Vangeli. Il primo (Matteo 1,25) si limita ad accennare alla notizia: “Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode”.
Il secondo (Luca 2,1-20) racconta tutto l’episodio con dovizia di dettagli, dall’emanazione del decreto di Cesare Augusto a causa del quale Giuseppe dovette tornare da Nazareth a Betlemme per il censimento, alla nascita di Gesù in una stalla, perché non vi era posto in albergo, fino all’adorazione dei pastori, invitati da una moltitudine angelica a raggiungere il luogo della Natività.

L’Epifania e i Magi
Matteo cita anche la visita dei Magi venuti da Oriente (Matteo 2,1), ed è il solo tra gli evangelisti a farlo. Tutte le altre tradizioni legate a queste tre figure, i loro nomi e i doni che portavano derivano dalla successiva tradizione cristiana.
La fuga in Egitto e la strage degli innocenti
Allo stesso modo, solo il Vangelo di Matteo (Matteo 2,13-23) racconta l’episodio della fuga in Egitto e della strage degli innocenti. Un angelo del Signore apparve a Giuseppe avvertendolo dell’intenzione del re Erode di uccidere Gesù, ed egli prese Maria e il Bambino appena nato e si mise in viaggio, mentre i soldati di Erode sterminavano tutti i bambini di Betlemme.
La Sacra Famiglia sarebbe rimasta in Egitto fino alla morte di Erode. La fuga in Egitto è un episodio dell’infanzia di Gesù che si colloca tra storia e fede.
Gli anni nascosti e l’inizio della missione
Il ritrovamento di Gesù al tempio
Poco si sa degli anni perduti della storia di Gesù, ma nel Vangelo di Luca è citato l’episodio della visita al Tempio (Luca 2,41-50), quando Gesù aveva dodici anni e Maria e Giuseppe lo portarono con loro a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
Ripartiti per Nazareth, scoprirono che Gesù non era nella carovana e tornarono indietro, cercandolo disperatamente per tre giorni, per poi trovarlo nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava.
Il battesimo nel Giordano
Matteo, Marco e Luca raccontano del battesimo ricevuto da Gesù, ormai uomo, da parte di Giovanni Battista. Secondo Marco (Marco 1,9-13) e Matteo (Matteo 3,13-4,11), Gesù, giunto da Nazareth alle rive del Giordano, incontrò Giovanni Battista e fu battezzato da lui.
Mentre usciva dal fiume i cieli si spalancarono, lo Spirito Santo in forma di colomba scese su di Lui e una voce disse: “Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”. Matteo fa parlare anche Giovanni Battista che, sulle prime, rifiuta di battezzare Gesù, in quanto dovrebbe essere lui a farsi battezzare.
Nel Vangelo secondo Luca (Luca 3,21-22; 4,1-13), Gesù si fa battezzare insieme a tutto il popolo, e la colomba e la voce dal cielo lo raggiungono mentre è raccolto in preghiera. Giovanni non parla direttamente del battesimo di Gesù, ma della discesa dello Spirito Santo sotto forma di colomba.
Le tentazioni nel deserto
Matteo e Luca si soffermano anche sui successivi quaranta giorni, che Gesù trascorrerà nel deserto tormentato dalle tentazioni del Diavolo, mentre Marco ne accenna appena.
Il deserto diventa così il passaggio tra il battesimo e l’inizio della predicazione: Gesù affronta la prova prima di cominciare il suo ministero pubblico.
La vita pubblica di Gesù
Tutti gli evangelisti parlano della vita pubblica di Gesù, o meglio del suo Ministero, il periodo di tre anni dal Battesimo sulle rive del Giordano alla morte a Gerusalemme. All’epoca Gesù ha circa trent’anni e, dopo essere stato per quaranta giorni nel deserto, inizia le sue peregrinazioni in Galilea, dove raccoglie intorno a sé i primi discepoli.
Questo è il cosiddetto Primo ministero, che comprende anche la chiamata degli apostoli sul Lago di Tiberiade, come è raccontata nei Vangeli Sinottici. Nel Vangelo di Giovanni, invece, il primo incontro di Gesù con Andrea, Pietro e Giovanni ebbe luogo a Betania poco dopo il Battesimo.
In seguito Gesù si mise in viaggio attraverso la Giudea e fino a Gerusalemme, dove inizia il suo Ministero Finale, la Settimana di Passione, l’ultima settimana della sua vita.
Le parole e le parabole
Abbiamo ascoltato come fossero favole le sue parabole e i miracoli di cui fu protagonista e artefice. Le sue parole di amore e saggezza hanno accompagnato generazioni intere.
Gesù annunciò il Regno di Dio, chiamò alla conversione, insegnò il perdono e rivolse particolare attenzione ai poveri, agli ammalati, ai peccatori e a quanti vivevano ai margini della società.
I miracoli di Gesù
Nel corso del suo Ministero Gesù compie molti miracoli, che vanno da guarigioni prodigiose a esorcismi, fino alla resurrezione dai morti.
Tra gli episodi ricordati dai Vangeli vi sono la guarigione della donna malata da dodici anni e il ritorno alla vita della figlia di Giairo. Nel racconto di Matteo, un capo si prostra davanti a Gesù e gli dice: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà».
Gesù prende la mano della fanciulla e la fanciulla si alza. Nel racconto di Marco, Gesù le dice: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava.
Gesù e Lazzaro
Circa 2000 anni fa, in un piccolo villaggio fuori Gerusalemme, due sorelle videro il loro fratello ammalarsi e morire. Maria e Marta volevano molto bene al loro fratello Lazzaro e per questo il loro dolore fu grande.
Il loro dolore era così grande che, quando le vide, Gesù provò grande compassione e pianse. Marta sapeva che all’ultimo giorno Lazzaro sarebbe risorto, ma Gesù le disse: «Io son la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muoia, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morrà mai».
Poi Marta portò solenne testimonianza di Lui: «Io credo che tu sei il Cristo, il Figliuol di Dio che dovea venire nel mondo». La fede di Marta fu subito ricompensata quando lei e Maria furono confortate dal potere di Dio reso manifesto nel ritorno del loro fratello tra i vivi.
L’insegnamento del racconto è espresso anche nella riflessione sul Vangelo di Giovanni: Gesù risuscita l’amico Lazzaro, la risurrezione di Lazzaro provoca la condanna a morte di Gesù e la morte di Gesù procurerà la risurrezione di tutti quelli che credono in lui.
Gli annunci della morte e della resurrezione
In varie occasioni nel corso del suo ministero terreno, il Salvatore colse l’occasione per parlare della morte e della risurrezione, soprattutto della sua morte e risurrezione.
Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme, soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
In un secondo annuncio disse: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Nel terzo annuncio, mentre saliva a Gerusalemme, disse che sarebbe stato consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi, condannato a morte e consegnato ai pagani perché venisse deriso, flagellato e crocifisso, e che il terzo giorno sarebbe risorto.
Durante l’ultima settimana del suo ministero, Gesù spiegò che «se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto».
La resurrezione nella fede di Gesù
I farisei e molti contemporanei del Signore speravano nella risurrezione. Gesù la insegna con fermezza. Ai sadducei che la negano risponde: «Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio?».
La fede nella risurrezione riposa sulla fede in Dio che «non è un Dio dei morti, ma dei viventi». Gesù lega la fede nella risurrezione alla sua stessa persona: «Io sono la risurrezione e la vita».
Gesù dà fin d’ora un segno della risurrezione facendo tornare in vita alcuni morti, annunciando con ciò la sua stessa risurrezione, la quale però sarà di un altro ordine. Di tale avvenimento senza eguale parla come del segno di Giona e del segno del Tempio: annuncia la sua risurrezione al terzo giorno dopo essere stato messo a morte.
L’ingresso a Gerusalemme e la Settimana Santa
La Domenica delle Palme
Tutti i Vangeli Canonici raccontano dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, accolto da una folla festante che lo acclama e agita fronde di palma.
Da qui nasce la tradizione della Domenica delle Palme, che segna l’inizio della Settimana Santa di Pasqua. La Pasqua è la festa più importante per i cristiani e viene celebrata in tutto il mondo.

L’ultima cena
I quattro Vangeli raccontano anche dell’ultima cena di Gesù e dei suoi discepoli, raccolti nel cenacolo per celebrare la Pasqua ebraica, quando ebbe luogo l’istituzione dell’Eucaristia.
In quell’occasione Gesù lavò anche i piedi ai suoi apostoli, anche se questo episodio è raccontato solo nel Vangelo secondo Giovanni (Giovanni 13,1-15), e rivelò che uno degli apostoli lo avrebbe tradito.
Il processo e la condanna
I quattro Vangeli Canonici raccontano dell’arresto di Gesù nell’orto del Getsemani, fuori Gerusalemme, del suo interrogatorio e processo prima al cospetto del Sinedrio, il supremo consiglio ebraico in epoca romana, poi dal governatore romano Ponzio Pilato.
L’arresto avviene per tradizione il giovedì sera e la sentenza di Pilato è emessa il venerdì. Nel Vangelo secondo Luca, Pilato invia Gesù da Erode Antipa, che lo rimanda indietro senza pronunciarsi.
Sebbene durante un primo colloquio privato con Gesù Pilato fosse giunto alla conclusione che Egli fosse malato di mente e l’avesse giudicato innocente, in seguito è costretto a condannarlo.
Per le accuse di bestemmia, sedizione e reato di lesa maestà viene emessa da Ponzio Pilato la condanna a morte per crocifissione. Nel corso del processo viene invece liberato Barabba, scelto dal popolo per essere graziato al posto di Gesù.
La Passione e la Crocifissione
La Passione di Cristo comprende gli ultimi terribili momenti della sua vita, dopo il processo, quando viene condotto sul monte Golgota e crocifisso. Il processo termina a mezzogiorno, mentre la morte di Gesù si colloca intorno alle tre del pomeriggio, l’ora nona del Venerdì Santo.
La Passione è ricordata dai cristiani nella Settimana Santa, a cui fa seguito la Pasqua, che festeggia la Resurrezione di Cristo tre giorni dopo la morte.
Episodi tristemente famosi della Passione sono la Flagellazione di Cristo, riportata in tutti i Vangeli, l’incoronazione con la corona di spine e la salita al Calvario, dove secondo Matteo, Marco e Luca Gesù venne aiutato da Simone di Cirene a portare la croce.
Sul Golgota Gesù viene crocifisso tra due ladroni. Secondo Matteo e Marco, alla sua morte il velo del tempio di Gerusalemme viene squarciato da un vento sovrannaturale. Segue la deposizione del corpo di Gesù nel sepolcro.
Il racconto evangelico della resurrezione
Il sepolcro vuoto
La Resurrezione di Gesù dalla morte è raccontata con alcune differenze nei vari Vangeli. In Matteo, dopo il sabato all’alba, Maria Maddalena e Maria di Cleofa si recano al sepolcro e lo trovano vuoto.
In Marco sono Maria Maddalena, Maria di Giacomo e Maria Salome; in Luca Maria Maddalena, Giovanna la Mirofora e Maria di Cleofa; Giovanni evangelista cita solo Maria Maddalena e altre donne non nominate e sposta l’azione al «primo giorno della settimana quand’era ancora buio».
Il racconto prosegue con la pietra del sepolcro che viene rimossa da un angelo o da due angeli, oppure da un terremoto, a seconda dei racconti, e con la paura dei soldati di guardia o delle donne.
L’angelo annuncia alle donne la Resurrezione di Gesù e ordina loro di riferire la notizia ai discepoli. Alle donne che fuggono dal sepolcro appare Gesù, per Marco solo a Maria Maddalena, e a seconda delle versioni esse vanno a darne l’annuncio o tacciono.
Il Vangelo di Giovanni: Maria Maddalena
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
I discepoli perciò se ne tornarono di nuovo a casa. Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.
Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?».
Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo».
Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: «Maestro!».
Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».
Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.
Il significato dell’annuncio di Maria
Maria Maddalena va al sepolcro nel buio, consumata dal dolore per il Maestro catturato, torturato, ucciso e sepolto in fretta senza devozioni e senza poter piangere sulla sua salma.
Maria cerca consolazione nella pietà: ha preparato olii e tele per lavare le spoglie del Maestro. Avvicinandosi vede la pietra ribaltata e pensa: hanno portato via il Maestro.
Maria resta davanti al sepolcro vuoto. Piange a dirotto. Non sta in piedi senza il Maestro, si piega. Discorre con gli angeli mentre scruta dentro il sepolcro, nel mondo dei morti.
Poi vede il “guardiano del giardino”. Le interessa solo sapere dove si trova il corpo del Maestro, non accusa, non recrimina, si offre di fare. Quando Gesù la chiama per nome, Maria lo riconosce e pronuncia: «Maestro!».
La gioia del Vangelo della Resurrezione va annunciata fuori dal giardino. Maria corre a dare l’annuncio ed è la prima credente alla Resurrezione del Signore.
Il sepolcro e il corpo assente
Il telo che aveva avvolto il corpo di Gesù racconta simbolicamente la violenza della Passione: «D’improvviso su di me è stato posto un corpo, il corpo di un uomo. Sono stato ripiegato poi su di lui».
«Io, un pezzo di stoffa leggero e bellissimo, mi sono trovato appiccicato a un corpo sporco, era sangue quello che stava penetrando nel mio tessuto. Sentivo le ossa spingere contro di me, sentivo lacerazioni e piaghe diventare mie».
«D’un tratto ho sentito un calore fortissimo, una luce mi ha inondato, per un attimo tutto è stato bianco, luce, ma i segni e le ingiurie subite non sono scomparse, solo sono diventate più mie».
«Con un unico movimento mi sono sentito aprire, svolgere, ripiegare, appoggiare sulla pietra dove, fino a un attimo prima, avvolgevo quel corpo. Non c’era più, quel corpo».
Le apparizioni e la missione dei discepoli
La speranza cristiana nella risurrezione è contrassegnata dagli incontri con Cristo risorto. Essere testimone di Cristo è essere «testimone della sua risurrezione», avere «mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti».
Nel Vangelo di Matteo, Gesù viene incontro alle donne e dice: «Salute a voi!». Esse si avvicinano, gli abbracciano i piedi e lo adorano. Gesù dice loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Gli undici discepoli vanno in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo vedono, si prostrano, anche se alcuni dubitano.
Gesù si avvicina e dice: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
7. Gesù incontra Tommaso
La resurrezione nei primi testi cristiani
Le prime manifestazioni della fede nella risurrezione, prese in considerazione dagli specialisti, si trovano nelle confessioni di fede, negli inni e nei cantici.
Nella Lettera ai Romani, uno scritto di Paolo che risale agli anni 50 del I secolo, troviamo un’altra confessione di fede: «Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo».
Nella lettera ai Filippesi leggiamo: «Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome», un versetto che fa parte di un inno più antico.
Anche nella Prima lettera di Pietro troviamo un testo che forse faceva parte di un inno battesimale: «Anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito».
Tutti i testi citati condividono un’unica espressione di fede: il soggetto agente della risurrezione è Dio, mentre Gesù è il soggetto che riceve la vita nuova.
La testimonianza di Paolo
Nella Prima lettera ai Corinzi troviamo un testo molto antico, in cui Paolo parla di una tradizione che egli stesso ha ricevuto: «Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e apparve a Cefa e quindi ai Dodici».
«In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto».
In questo testo sono presenti alcune costruzioni narrative sulla risurrezione. Si parla del terzo giorno e delle apparizioni, sebbene tra queste ultime e quelle narrate dai Vangeli esistano delle differenze espressive.
Nel testo della Lettera ai Corinzi non c’è nessun accenno al sepolcro vuoto. È invece sottolineata la morte reale di Gesù, forse per distinguerla dalle «morti» e «risurrezioni» simboliche di cui parlavano altre religioni.
La trasmissione orale
Prima di essere messi per iscritto, gli eventi della vita di Gesù furono per decenni trasmessi per via orale. Variazioni e adattamenti marginali sono tipici di ogni racconto che una comunità viva e in espansione fa delle proprie origini, secondo i luoghi e le circostanze.
Le differenze circa i luoghi e i tempi delle apparizioni non cancellano la coincidenza sul fatto centrale. I Vangeli canonici sono molto contenuti nel narrare la resurrezione di Gesù, limitandosi, in concreto, a constatare il fatto.
Non così gli scritti apocrifi. Il Vangelo di Pietro, un testo composto tra gli anni 100 e 150 d.C., è molto più loquace e ardito nel descrivere l’apertura dei cieli, la discesa di due uomini splendenti, la pietra che rotola via e tre uomini che escono dal sepolcro.
Resurrezione, glorificazione e ascensione
Nel Nuovo Testamento si parla della risurrezione di Gesù utilizzando vari termini e diverse strutture concettuali. Accanto al termine «risurrezione» troviamo quello di «glorificazione», di «esaltazione» e l’espressione «stare seduto alla destra del Padre».
Il termine «risurrezione» è rivolto alla morte e fissa lo sguardo sul “da dove”, perché risuscitare significa rimettersi in piedi. Le altre espressioni orientano invece verso il “dove” e il “come”: partecipare della gloria di Dio, essere proiettato verso l’alto e condividere con Dio la sua stessa posizione di dominio e di sovranità.
Quando l’evangelista Luca descrive l’ascensione di Gesù come una «salita al cielo», non possiamo comprenderla come un’elevazione verso lo spazio fisico dove volano gli aerei o girano i satelliti artificiali, ma come unione alla sfera di Dio e quindi alla pienezza della vita divina.
Nel Vangelo di Luca e negli Atti degli Apostoli (Luca 24,51 e Atti 1,9-11) si racconta anche l’Ascensione di Gesù, l’ultimo episodio della sua parabola terrena. Gesù sale al cielo per sedere alla destra del Padre e da lì tornerà solo alla Fine dei Tempi per giudicare i vivi e i morti.
La resurrezione della carne e la vita eterna
Il Credo cristiano - professione della nostra fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, e nella sua azione creatrice, salvifica e santificante - culmina nella proclamazione della risurrezione dei morti alla fine dei tempi e nella vita eterna.
Noi fermamente crediamo e fermamente speriamo che, come Cristo è veramente risorto dai morti e vive per sempre, così pure i giusti, dopo la loro morte, vivranno per sempre con Cristo risorto e che egli li risusciterà nell’ultimo giorno.
Il termine «carne» designa l’uomo nella sua condizione di debolezza e di mortalità. La «risurrezione della carne» significa che, dopo la morte, non ci sarà soltanto la vita dell’anima immortale, ma che anche i nostri corpi mortali riprenderanno vita.
Credere nella risurrezione dei morti è stato un elemento essenziale della fede cristiana fin dalle sue origini. «La risurrezione dei morti è la fede dei cristiani: credendo in essa siamo tali».
«Come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede. Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti».
Come risorgeranno i morti
Con la morte, separazione dell’anima e del corpo, il corpo dell’uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato.
Dio nella sua onnipotenza restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai nostri corpi riunendoli alle nostre anime, in forza della risurrezione di Gesù. Tutti gli uomini che sono morti risusciteranno.
Cristo è risorto con il suo proprio corpo, ma non è ritornato a una vita terrena. Allo stesso modo, in lui, tutti risorgeranno con i corpi di cui ora sono rivestiti, ma questo corpo sarà trasfigurato in corpo glorioso, in “corpo spirituale”.
Si semina corruttibile e risorge incorruttibile. È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità.
Il modo con cui avviene la risurrezione supera le possibilità della nostra immaginazione e del nostro intelletto; è accessibile solo nella fede.
Quando avverrà la resurrezione
La resurrezione avverrà definitivamente «nell’ultimo giorno» e «alla fine del mondo». La risurrezione dei morti è intimamente associata alla parusia di Cristo.
Se è vero che Cristo ci risusciterà nell’ultimo giorno, è anche vero che, per un certo aspetto, siamo già risuscitati con Cristo. Grazie allo Spirito Santo, la vita cristiana, fin d’ora su questa terra, è una partecipazione alla morte e alla risurrezione di Cristo.
I credenti, uniti a Cristo mediante il Battesimo, partecipano già realmente alla vita celeste di Cristo risorto, ma questa vita rimane nascosta con Cristo in Dio. Quando risusciteremo nell’ultimo giorno allora saremo anche noi manifestati con lui nella gloria.
La morte trasformata da Cristo
Per risuscitare con Cristo, bisogna morire con Cristo. In questo essere sciolto che è la morte, l’anima viene separata dal corpo e sarà riunita al suo corpo il giorno della risurrezione dei morti.
La morte è il termine della vita terrena. Le nostre vite sono misurate dal tempo, nel corso del quale cambiamo e invecchiamo e, come per tutti gli esseri viventi della terra, la morte appare come la fine normale della vita.
Anche Gesù, il Figlio di Dio, ha subìto la morte, propria della condizione umana. Ma, malgrado la sua angoscia di fronte ad essa, egli la assunse in un atto di totale e libera sottomissione alla volontà del Padre suo.
L’obbedienza di Gesù ha trasformato la maledizione della morte in benedizione. Grazie a Cristo, la morte cristiana ha un significato positivo: «Se moriamo con lui, vivremo anche con lui».
La morte è la fine del pellegrinaggio terreno dell’uomo, è la fine del tempo della grazia e della misericordia che Dio gli offre per realizzare la sua vita terrena secondo il disegno divino e per decidere il suo destino ultimo.
La morte non è reincarnazione dopo la morte. La Chiesa incoraggia a prepararsi all’ora della propria morte, ad affidarsi a Dio e a vivere secondo la sua volontà.
La risurrezione come rinascita della speranza
La risurrezione del cuore è la rinascita della speranza. Dopo Pasqua, vediamo esplodere letteralmente l’idea e il sentimento della speranza nella predicazione degli Apostoli. Dio stesso viene definito “il Dio della speranza”.
Cristo, risorgendo, ha aperto la fonte della speranza; ha inaugurato l’oggetto stesso della speranza, che è una vita con Dio oltre la morte.
La speranza divina passa accanto a noi, portata dalla parola di Dio, e dice anche a noi, come Pietro disse allo storpio e come Gesù disse al paralitico: «Alzati e cammina!».
Questi sono i miracoli quotidiani della speranza. Essa rimette in piedi migliaia di storpi e paralitici spirituali, migliaia di volte.
La speranza è come un’ancora sicura e salda della nostra vita. Ma è anche come una vela che raccoglie il vento e senza rumore lo trasforma in una forza motrice che trasporta la barca sulle acque.
La speranza è concreta e pratica. Passa il suo tempo mettendo davanti a noi compiti da svolgere e non permette di adagiarsi nella tiepidezza e nell’accidia.
La promessa della vita eterna
Grazie al Salvatore possiamo guardare con speranza al giorno in cui ci riuniremo con coloro che sono già morti. Siamo benedetti con la certezza che li vedremo di nuovo, li abbracceremo e potremo donare loro ancora il nostro amore.
La realtà di una risurrezione universale insieme alla possibilità dell’esaltazione attraverso il supremo sacrificio del nostro Redentore sono un motivo abbastanza buono da suscitare eterna gratitudine.
Avere fede in Lui è il primo principio del Vangelo. Questa fede ci spinge a pentirci e a contrarre e osservare le alleanze con Dio così che possiamo poi ricevere la vita eterna.
La conoscenza delle promesse della risurrezione e dell’esaltazione accresce e fortifica la nostra fede nel Salvatore e il nostro desiderio di pentirci per tornare a Lui.
Gli insegnamenti di Gesù riguardo alla sua morte e risurrezione dovrebbero essere scolpiti nei nostri cuori. Lo studio di questi insegnamenti rafforza la nostra speranza nell’immortalità e nella vita eterna.