L’altare della Cattedrale di Cefalù comprende il moderno altare maggiore del presbiterio, realizzato nel 1992 in bronzo e lamina d’oro, e l’antico altare del Santissimo Sacramento in argento, realizzato nel XVIII secolo. I due manufatti appartengono a momenti storici differenti, ma si inseriscono entrambi nello spazio liturgico dominato dal mosaico del Cristo Pantocratore.
Nel bema, l’altare è opera di Virginio Ciminaghi e presenta un fregio bronzeo raffigurante l’Adorazione dell’Agnello. L’altare maggiore del presbiterio è stato realizzato nel 1992 dall’artista milanese Virginio Ciminaghi.

L’altare maggiore del presbiterio
L’altare è opera di Virginio Ciminaghi e presenta un fregio bronzeo raffigurante l’Adorazione dell’Agnello. La decorazione musiva, voluta da Ruggero II, riveste tutto il catino absidale e le pareti del bema.
La sua collocazione mette in rapporto diretto l’opera contemporanea con l’apparato musivo medievale del presbiterio. Domina la scena la figura di Cristo Pantocratore.
Le opere d’arte più recenti, aggiunte all’interno della Cattedrale di Cefalù, sono l’altare maggiore del presbiterio e un ciclo di vetrate artistiche. Il primo, in bronzo e lamina d’oro, è stato realizzato nel 1992 dall’artista milanese Virginio Ciminaghi.
L’antico altare del Santissimo Sacramento
Il tabernacolo e l’altare in argento vennero realizzati per volere di Gioacchino Castelli, 57mo vescovo di Cefalù (1755-1788). I lavori iniziati nel 1764, proseguirono a più riprese e vennero finalmente ultimati nel 1776 con l’esposizione dell’opera al pubblico.
Del 1777 è invece il paliotto d’argento, ultimo elemento dell’altare ad essere completato. La realizzazione costò al prelato la somma di 3000 scudi.
Sorretto da un’anima lignea celata all’interno, è costituito dal paliotto sulla parte frontale, sbalzato e cesellato con testine di cherubini alati al centro, dall’altare in se composto da tre grandi gradini, interrotti da una struttura simile ad un tronetto, con all’interno il repositorio, nel cui sportello si trova l’immagine del Santissimo Salvatore.
Concludono la struttura due grosse volute. Lavorarono alla sua realizzazione alcuni argentieri palermitani: Gregorio Balsamo, Antonino Marrocco, Giovanni Rossi, Giuseppe Russo e Pietro Russo.
Il suo apparato decorativo comprende elementi sbalzati e cesellati, testine di cherubini alati, un tronetto con repositorio e lo sportello con l’immagine del Santissimo Salvatore.

La Cappella del Sacramento
Sul lato sinistro del transetto si può apprezzare la Cappella del Sacramento. Il suo altare, interamente in argento, è stato realizzato tra il 1764 e il 1779 da maestri argentieri palermitani.
Nel testo relativo alla storia dell’altare, i lavori risultano iniziati nel 1764, ultimati nel 1776, mentre il paliotto d’argento fu completato nel 1777. La diversa indicazione cronologica si riferisce quindi alle varie fasi di realizzazione dell’opera.
L’altare del Santissimo Sacramento oggi. L’altare del Santissimo Sacramento in una fotografia del 1965.
L’altare e il presbiterio musivo
Il visitatore entrando nella Cattedrale è subito attratto dal Mosaico del Cristo Pantocratore che si staglia nel catino absidale. Un arco trionfale, un tempo di più ampio respiro, incornicia in prospettiva frontale le decorazioni musive del presbiterio.
I mosaici ricoprono una superficie totale di circa 650m² e sono stati realizzati in diversi momenti. I più antichi, quelli dell’abside e della crociera, furono realizzati nel 1148 e per la loro fattura Ruggero fece chiamare maestri bizantini di Costantinopoli; quelli delle pareti sarebbero stati realizzati tra il 1154 e 1166.
Secondo quanto riportato da un’epigrafe, i mosaici dovrebbero essere stati eseguiti nel 1148, anche se vi è concordia fra gli esperti nel ritenere che questa data si riferisca solo a quelli posti nell’abside e nella volta, mentre gli altri dovrebbero essere più tardi.
I mosaici del Duomo di Cefalù occupano un’area di circa 650 metri e sono state realizzati da maestranze bizantine tra il regno di Ruggero II (1145 - 1154) e il regno di Guglielmo I (1154 - 1166).
Fin dall’origine le decorazioni a mosaico furono realizzate esclusivamente nel presbiterio, mentre nel resto dell’edificio, anche se si può presumere che fossero previste, non vennero mai iniziate.
Il Cristo Pantocratore sopra l’altare
Il Cristo Pantocratore riempie di luce il presbiterio ed è attorniata da diverse figure che si dispongono al di sotto del suo busto secondo una disposizione liturgica di tipo gerarchico, scandita in registri.
Il Cristo Pantocratore, tipico dell’iconografia bizantina, occupa l’intero spazio del catino absidale. Questo ha fattezze tipicamente siciliane: capelli biondi come i Normanni ma barba e sopracciglia folte e nere come gli Arabi, naso dritto e labbra sottili come i Greci.
La figura dominante in tutta la Cattedrale è quella del Cristo Pantocratore che, dall’alto dell’abside, con vari dettagli è rappresentato in una splendida sintesi cristologica: Egli è il Re, il Sacerdote e il Profeta.
Il Cristo Pantocratore, nostro Signore, è Re, Sacerdote e Profeta. La regalità è indicata dal nimbo gemmato dietro il suo capo, il suo essere sacerdote dalla stola verde sulla sua spalla destra.
Come detentore della doppia natura divina e umana, Egli ha la veste rossa lumeggiata d’oro che simboleggia la natura divina e il mantello blu, simbolo della sua umanità.
La regalità di Cristo è indicata nel nimbo gemmato, la sua dignità sacerdotale è significata dalla stole verde che scende dal suo omero destro, e il suo carattere profetico è rappresentato dal libro aperto.
Il gesto delle mani e il libro aperto
La mano destra sembra voler indicare con le tre dita congiunte l’unità e la Trinità di Dio, e con le due dita alzate, la duplice natura umana e divina del Cristo.
La mano destra del Cristo rappresenta, con le due dita unite , la doppia natura, divina e umana, di Gesù mentre con l’altra mano regge un Vangelo aperto.
Ma Egli con il caratteristico gesto bizantino sta invitandoci al silenzio, perchè Lui solo parla, mostrandoci con l’altra mano il libro dei Vangeli tenuto aperto sulla pagina di Giovanni 8,12 dove si legge, in greco e in latino: “Io sono la luce del mondo, chi segue me non vagherà nelle tenebre ma avrà la luce della vita” .
Il carattere profetico di Cristo è rappresentato dal libro aperto, solo Lui parla! mentre tutti gli altri, apostoli e santi, dinnanzi a Lui, mostrano in mano i loro libri chiusi.
“FACTUS HOMO FACTOR HOMINIS FACTIQUE REDEMPTOR IUDICO CORPOREUS CORPORA CORDA DEUS”
“Fattomi uomo Io il Creatore dell’uomo e Redentore della mia creatura giudico da Uomo i corpi, come Dio i cuori”
Le figure intorno al Cristo
Nella fascia sottostante, la Vergine Maria orante è la figura centrale, ai suoi lati si dispongono gli Arcangeli Michele, Gabriele, Uriele e Raffaele; nel registro inferiore sono rappresentati i santi Pietro e Paolo e gli evangelisti Marco, Matteo, Giovanni e Luca; nell’ultimo registro gli apostoli Filippo, Giacomo, Andrea, Simone, Bartolomeo e Tommaso.
Nel registro inferiore è rappresentata la Madonna fra i quattro Arcangeli in atto di pregare. Nel secondo e terzo registro, ai lati della finestra centrale, ci sono gli Apostoli e gli Evangelisti.
Subito sotto troviamo la Madonna circondata dai quattro arcangeli. Nelle due fasce sottostanti sono raffigurati, in una Pietro e Paolo con gli evangelisti, mentre nell’altra alcuni degli apostoli identificati da un ‘titulis’ ovvero il nome.
Ciascuna delle figure mosaicate è accompagnata da una scritta con il proprio nome, in greco e in latino. Sulle pareti del presbiterio, appaiono figure di Santi e Profeti, allineati su quattro fasce sovrapposte; nella volta a crociera, Angeli e Serafini.
Nelle pareti ci sono invece Profeti e Santi. Infine nella crociera sono raffigurati quattro cherubini e quattro serafini.
La Vergine Maria
Al contrario del Figlio, la cromaticità delle vesti mette in risalto l’umanità della Vergine Maria che indossa una veste blu, rivestita dalla grazia di Dio con il rosso del suo manto.
La Vergine Madre circondata dai quattro Arcangeli, nonché gli Apostoli e i Profeti, alcuni padri della Chiesa e Santi guerrieri appartenenti sia alla Chiesa d’Occidente che a quella d’Oriente, completano il programma figurativo del presbiterio.
Il significato dei colori e delle iscrizioni
Di forte impatto comunicativo sono i colori degli indumenti che contribuiscono a creare una forma di dialogo con l’osservatore.
La veste rossa lumeggiata d’oro e il mantello blu del Cristo sottolineano la sua doppia natura divina e umana, mentre i colori delle vesti della Vergine Maria evidenziano la sua umanità e la grazia ricevuta.
Le iscrizioni in greco e in latino rendono riconoscibili le figure rappresentate e collegano la tradizione bizantina alla cultura ecclesiastica latina della Cattedrale.
La posizione dell’altare nel bema
La decorazione musiva, voluta da Ruggero II, riveste tutto il catino absidale e le pareti del bema. L’altare si trova quindi all’interno di uno spazio liturgico definito dal rapporto tra il piano dell’altare, l’arco trionfale e il grande mosaico absidale.
La navata centrale si conclude nell’arco trionfale che, fortemente ribassato rispetto al progetto originario, è sorretto da due grandi colonne con capitelli figurati prodotti nella seconda metà del XII secolo da maestranze pugliesi.
Il transetto ha un’altezza maggiore rispetto alle navate laterali; un ulteriore slancio era previsto nel progetto originario all’incrocio dei bracci che avrebbe dovuto accogliere una cupola.
La pianta della chiesa è a croce latina divisa all’interno in tre navate rispetto alle quali il transetto presenta un’altezza maggiore.
Altri elementi liturgici vicino all’altare
Il fonte battesimale
Nella navata destra c’è invece un fonte battesimale romanico, decorato con quattro leoncini scolpiti. Il fonte battesimale, ricavato da un unico blocco di lumachella, è decorato da quattro leoncini.
Accanto all’altare troviamo il fonte battesimale: una vasca circolare realizzata utilizzando un unico blocco di lumachella decorata con 4 leoncini a rilievo.
Due di essi sono rappresentati in movimento mentre gli altri due sono fermi in quanto i due leoni fermi hanno già ricevuto il battesimo mentre quelli in movimento si dirigono verso la luce.
La Madonna con Bambino
Varcato l’ingresso, a sinistra si trova una splendida Madonna con Bambino, attribuita allo scultore Domenico Gagini. Nella navata centrale troviamo, invece, splendidi stucchi barocchi realizzati nel 1650 da Scipione Livolsi.
All’interno del santuario si trova inoltre una statua della Madonna con Bambino realizzata nel 1533 dalla bottega di Antonello Gagini. Nel bassorilievo ai piedi della statua è rappresentata la dormienza di Maria con le effigi del committente e della moglie.
Sulla prima colonna della navata sinistra è visibile l’encausto di papa Urbano V, vicino al quale si pone la Madonna con Bambino, scolpita nel 1533 da Francesco del Mastro su commissione del nobile Filippo De Serio.
La Cappella del Sacramento e i monumenti funerari
In fondo alla navata destra, c’è il sarcofago in stile paleocristiano con le spoglie di Eufemia di Aragona. Sulla parete di fronte la cappella c’è, invece, il monumento dedicato al vescovo Giovanni Sergio, realizzato nell’Ottocento da Leonardo Pennino.
Nella navata sinistra, oltre alla cripta, sono collocati i monumenti funebri dei vescovi: Nicolò Stizzìa, Francesco d’Aragona e Rodrigo Vadillo, Ottaviano Preconio e Matteo Orlando; nella destra invece quelli dei vescovi Matteo Muscella e Gioacchino Castelli, tra i quali è posto il sarcofago di Eufemia d’Aragona, della reggente del regno di Sicilia.
All’interno della chiesa è presente il monumento sepolcrale del Vescovo Castelli, nel quale un gruppo marmoreo rappresenta il prelato intento a distribuire elemosine, un mendicante nudo che riceve una camicia da lui e due fanciulli, un bimbo e una bimba.
La storia della Cattedrale e la realizzazione dell’altare
La costruzione della Cattedrale di Cefalù iniziò nel 1131 per volontà di Ruggero II d’Altavilla, re di Sicilia, Puglia e Calabria, in concomitanza con la restaurazione della diocesi di Cefalù.
La costruzione dell’edificio religioso cominciò nel 1131, per volontà del primo Re di Sicilia, Ruggero II. L’intenzione della casata normanna, infatti, era quella di rendere la chiesa un mausoleo di famiglia, come confermato dalla edificazione - nel 1145 - di due sarcofagi da collocare nei bracci laterali del transetto, uno dei quali destinato ad accogliere la sua salma.
Concepita conferendole l'aspetto di una chiesa-fortezza (ecclesia munita) doveva fungere anche da mausoleo per Ruggero II e la dinastia Altavilla.
Il progetto originario della cattedrale, che vide il completamento della zona presbiterale e la realizzazione dei mosaici, subì un ridimensionamento sotto il figlio Guglielmo I, mentre Guglielmo II spostò il proprio interesse sulla costruzione della cattedrale di Monreale, lasciando incompiuta quella di Cefalù.
Il 10 aprile 1267, il cardinale Rodolfo, vescovo di Albano, consacrò la cattedrale, pochi giorni prima di quella di Monreale.
Per quanto riguarda gli interni, invece, bisogna segnalare la rimozione (tra il 1925 e il 1932) degli altari costruiti nei secoli XVI e XVII, rendendo le pareti laterali completamente spoglie.
Tra gli anni '20 e '70 del 1900 furono rimosse le dieci cappelle laterali e le decorazioni in stucco.
La rimozione degli altari e delle cappelle laterali ha modificato la percezione dell’interno, concentrando l’attenzione sul presbiterio, sul Cristo Pantocratore e sugli elementi liturgici ancora conservati.
Il contesto architettonico dell’altare
La Cattedrale di Cefalù è il monumento più famoso e straordinario di questo splendido borgo marinaro. Dal 2015 fa parte del sito seriale Unesco: Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale.
La Basilica Cattedrale di Cefalù domina la parte più alta della cittadina, incastonata tra il mare e l'imponente rocca che la sovrasta. Dedicata al Santissimo Salvatore e ai Santi Pietro e Paolo, è conosciuta anche come Basilica della Trasfigurazione, rappresentando uno dei più straordinari esempi di architettura normanna in Sicilia.
L’interno del Duomo di Cefalù è a pianta basilicale. Ha tre navate divise da sedici colonne di granito che sostengono slanciati archi a sesto acuto a doppia ghiera.
L'interno è a croce latina, diviso in tre navate scandite da due file di colonne di spoglio: quattordici fusti di granito rosa e due di cipollino, con basi e capitelli di II secolo.
Architettonicamente parlando l’edificio è stato realizzato basandosi su modelli costruttivi tipici della Normandia importati dai Normanni soprattutto in Calabria, ma è anche testimone dell’influenza che ha avuto l’architettura araba nelle maestranze siciliane che hanno realizzato questo monumento.
Notevole è anche il contrasto con lo stile bizantino rappresentato dalle pitture arabe della prima metà del XII secolo che adornano il soffitto in legno della navata centrale, un esempio molto raro e sopravvissuto di arte islamica nell’isola.
Il chiostro e gli altri ambienti della Cattedrale
Oltre ai mosaici dell’abside, l’interno del Duomo di Cefalù custodisce diverse straordinarie opere d’arte. A questi si aggiunge anche il chiostro normanno, uno dei migliori esempi di arte medievale europea.
Dalla navata nord della chiesa si accede al Chiostro del Duomo di Cefalù. Si tratta di uno dei tre chiostri normanni esistenti in Sicilia, insieme a quelli del Duomo di Monreale e della Cattedrale di Lipari, nonché il più antico.
Il chiostro è stato costruito contemporaneamente alla Cattedrale, è a pianta quadrata ed è caratterizzato dalla presenza di colonne binate con capitelli scolpiti.
Nel 1809 un incendio ha distrutto completamente il lato orientale e parte del fianco occidentale e meridionale. Gli elementi ancora visibili permettono comunque di apprezzare la bellezza di uno dei migliori esempi di arte medievale europea.
La visita all’altare e al presbiterio
Oltre all’innegabile bellezza dall’esterno del Duomo di Cefalù, dominata soprattutto dalle due torri del Duomo, a colpire durante una visita a questo edificio è anche la ricchezza degli interni.
A catturare l’attenzione sono, innanzitutto, i mosaici bizantini che sono stati impiegati per il rivestimento delle pareti del presbiterio, ma anche le architetture ardine dell’abside e della volta.
Nel periodo da maggio a ottobre è possibile visitare anche il Chiostro, le Torri della Cattedrale e gli altri ambienti della chiesa.
Attualmente sono previsti tre diversi itinerari: verde, blu, rosso.
| Itinerario | Accessi e ambienti |
|---|---|
| Verde | Sacrestia, Tesoro della Cattedrale, Sala Sansoni, Cappella Vescovile e Chiostro Canonicale. |
| Blu | Torri della Cattedrale, Tetti lato sud, Mosaici. |
| Rosso | Torri, Tetti lato Sud, Mosaici, Sacrestia, Tesoro della Cattedrale, Sala Sansoni, Cappella Vescovile e Chiostro Canonicale. |
L’itinerario blu permette l’accesso alle Torri della Cattedrale, ai Tetti lato sud e ai Mosaici. L’itinerario rosso è quello più completo e comprende Torri, Tetti lato Sud, Mosaici, Sacrestia, Tesoro della Cattedrale, Sala Sansoni, Cappella Vescovile e Chiostro Canonicale.
La meraviglia architettonica e artistica racchiusa di questo luogo è immensa: oltre alla bellezza in sé dell’edificio, occorre notare anche quanto la stessa fisionomia della chiesa e delle sue immense torri trasformi e avvolga tutta la città, divenendone quasi il simbolo.
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