La “Cattedrale delle Domus de Janas” è La Rocca di Sedini, una particolare tomba ipogeica scavata all’interno di un enorme masso di roccia calcarea situato nella via principale del paese, nel centro storico. La sua posizione, le dimensioni, la complessità degli ambienti e le numerose trasformazioni subite nel corso dei secoli la rendono unica tra le domus de janas della Sardegna.
Le domus de janas sono ipogei scavati nella roccia, grotte artificiali al cui interno venivano sepolti i corpi dei defunti. Sono databili a partire dal IV millennio a.C. (Neolitico) anche se spesso riutilizzate nei secoli successivi talvolta fino all’Età Altomedievale. La Domus de Janas di Sedini, nota anche come “La Rocca”, fu utilizzata per gli scopi più diversi: per produrre mattoni, come carcere nel Medioevo, come ricovero per animali, negozio e persino come abitazione privata.
Che cosa sono le domus de janas
Il termine Domus de Janas, ovvero “case delle fate”, indica le tombe preistoriche scavate nella roccia, tipiche della Sardegna pre-nuragica. Il significato letterale è “case delle fate”. Il nome deriva dalla fantasia popolare che le immaginava come case di esseri fantastici, non riuscendo a identificare in esse le funzioni funerarie.
Le domus de janas costituiscono una delle testimonianze più diffuse e caratteristiche della Sardegna prenuragica. Si tratta di tombe scavate artificialmente nella roccia, isolate oppure riunite in necropoli che possono comprendere numerosi ipogei. In Sardegna esistono oltre 3000 domus de janas, collocate prevalentemente nel territorio Nord-occidentale.
Attualmente se ne conoscono circa 3.500, distribuite in gran parte dell’isola, e almeno 215 presentano decorazioni realizzate mediante scultura, incisione o pittura. Le domus de Janas, tuttavia, rappresentano molto più di una semplice leggenda: sono caverne funerarie sotto terra, circa 3-4mila anni fa, dalle popolazioni allora residenti in Sardegna per seppellire i loro morti: costruzioni scavate nella roccia e posizionate una accanto all’altra a formare necropoli che potevano ospitare fino a un centinaio di corpi.
Il termine ipogeo, dal greco hypó, “sotto”, e gê, “terra”, indica una struttura ricavata al di sotto della superficie o all’interno della roccia. Nel caso delle domus de janas, gli ambienti funerari venivano ottenuti attraverso un vero lavoro di escavazione. Questo le distingue dalle tombe megalitiche, come i dolmen, costruite assemblando grandi elementi di pietra.
Nel dolmen lo spazio funerario viene costruito; nella domus de janas viene invece ricavato all’interno della massa rocciosa. Definirle semplicemente “grotte” sarebbe quindi improprio: sono architetture progettate e realizzate mediante scavo.
La Rocca di Sedini, la Cattedrale delle Domus de Janas
Molte di esse si trovano proprio in provincia di Sassari, la stessa del Lago di Coghinas. Anzi, la più famosa è relativamente vicina (60 km) al bacino e si trova a Sedini: “La Rocca” è talmente unica nel suo genere da essere stata definita “la Cattedrale delle Domus de Janas“.
Nel nord-ovest della Sardegna, in Anglona, tra le colline che si affacciano sul golfo dell’Asinara, il piccolo borgo di Sedini, a 95 km e 1 ora e mezza di macchina dal Gabbiano Azzurro Hotel & Suites, è custode di un tesoro archeologico straordinario, la Casa nella Roccia.
Un intrigante enorme masso completamente in superficie, grande quanto un edificio di tre piani, definita “la cattedrale delle Domus de Janas”, modellato dalla natura e scavato dall’uomo nel periodo neolitico per essere probabilmente adibito a sepoltura, dal IV o dal III millennio a.C.
La Domus de Janas è costruita dentro un masso enorme di roccia calcarea a strapiombo su un precipizio. La roccia rappresenta la copertura e gran parte della costruzione muraria; solo una parete verticale è costituita da blocchi di tufo.
| Elemento | Caratteristica |
|---|---|
| Località | Sedini, in Anglona |
| Denominazione | La Rocca, Casa nella Roccia, Cattedrale delle Domus de Janas |
| Origine | Periodo neolitico, dal IV o dal III millennio a.C. |
| Materiale principale | Roccia calcarea |
| Collocazione | Via principale del paese, all’interno del centro storico |
| Riusi documentati | Carcere, ricovero per animali, negozio e abitazione privata |
Perché La Rocca è chiamata “cattedrale”
Sono tre le caratteristiche che la rendono tale: si trova nella via principale del paese, proprio all’interno del centro storico; è stata realizzata in un enorme masso che praticamente esce del suolo come uno sperone; infine, nei secoli, ha subito varie trasformazioni che l’hanno resa “luogo vivo” di Sedini (è stata ricovero per animali, carcere, negozio, sede di partito e anche abitazione privata).
La sua peculiarità è che si trova nella via principale del paese, all'interno del centro storico e non, come accade generalmente per le Domus de Janas, in luoghi remoti e selvaggi. La presenza di un monumento funerario preistorico al centro dell’abitato distingue La Rocca dalla maggior parte degli altri ipogei sardi, solitamente inseriti in paesaggi rurali, collinari o rocciosi.
La forma massiccia del blocco, la posizione sopraelevata e la profondità degli ambienti scavati producono un contrasto particolare tra l’esterno, riconoscibile come un grande affioramento roccioso, e l’interno, articolato in grotte, passaggi e camere.

Struttura e ambienti della Casa nella Roccia
Ci sono finestre rettangolari di varie dimensioni ad altezze differenti. Su due piani sono stati ricavati tre mini appartamenti e purtroppo le modifiche apportate hanno alterato la sua iniziale singolarità. Restano invece intatti i sotterranei, costituiti da grotte naturali, con pavimentazione, strutture murarie e copertura ancora in roccia.
La struttura medievale, con il focolare scavato al centro della stanza nel pavimento di roccia e le scale a chiocciola anch’esse ricavate nella viva roccia, è conservata intatta. La Rocca ospita molte grotte scavate nella roccia calcarea.
All’ingresso, il cunicolo sulla sinistra conduce agli ambienti più antichi grazie ad una piccola scala in legno. Negli ambienti più ampi, al piano terra, sono esposte le essenze arboree, i minerali, i fossili e i pannelli sulla storia del territorio e i suoi monumenti.
Al piano superiore la ricostruzione della casa tipica dell’Anglona con mobili e suppellettili con il focolare scavato nella roccia e la zona notte. C’è il letto antico in ferro battuto e tutti i diversi oggetti che facevano parte della quotidianità di un tempo, ed anche un interessante telaio.
La funzione funeraria originaria
Le domus de janas erano usate come sepolture collettive primarie e secondarie. La sepoltura primaria avveniva subito dopo la morte, con i corpi dei defunti adagiati su un fianco in posizione rannicchiata. La sepoltura secondaria, invece, prevedeva lo spostamento delle spoglie in un secondo momento.
La sepoltura dei defunti all’interno delle domus prevedeva che i corpi dei defunti fossero adagiati in posizione rannicchiata su banconi ricavati nella roccia, accompagnati dagli elementi del corredo funerario. Il defunto infatti veniva trasferito da quella che durante la sua vita era stata la sua dimora abituale, in un'altra casa, secondo un antico principio ideale che presupponeva la continuità eterna dell'essere umano.
I corpi venivano messi in posizione fetale e dipinti con ocra rossa come peraltro le pareti della tomba stessa. Accanto alle spoglie venivano inoltre deposti oggetti di uso comune facenti parte del corredo terreno del defunto oltre a del cibo da consumare nel viaggio ultraterreno.
Le domus de janas non devono essere immaginate necessariamente come tombe destinate a una sola persona. Numerosi ipogei furono utilizzati per deposizioni plurime e potevano accogliere nuovi defunti nel corso del tempo.
Architettura e varietà delle domus de janas
Le domus de janas non sono tutte uguali. Presentano differenti tipologie di accesso, di struttura interna e di planimetria: l’ingresso può essere sia semplice che monumentale, l’interno può essere strutturato in un unico ambiente (in questo caso si parla di domus monocellulare) o in più ambienti spesso articolati e comunicanti (domus pluricellulare).
Dietro questa definizione comune si nasconde una straordinaria varietà. Esistono piccole tombe costituite da un solo ambiente e grandi sepolture articolate in numerose camere; ipogei scavati nelle pareti rocciose e altri ricavati all’interno di massi isolati; tombe prive di decorazione e sepolture nelle quali pareti, soffitti, pilastri, false porte, motivi corniformi e tracce di colore trasformano lo spazio funerario in un’architettura complessa.
Anche il modo di accedere alla tomba può cambiare. Alcuni ipogei presentano un ingresso direttamente aperto sulla parete rocciosa; altri sono preceduti da un dromos, cioè un corridoio di accesso generalmente scavato a cielo aperto che conduce verso gli ambienti funerari.
Per le domus più complesse gli archeologi pensano che seguono un disegno costruttivo unitario, infatti hanno una particolare planimetria a forma di T o a forma di croce. L'accesso è consentito grazie ad un lungo corridoio che immette in una anticella, per poi raggiungere una cella centrale sulla quale si affacciano le varie cellette funerarie.
Esistono inoltre differenze determinate dal tipo di roccia e dalla conformazione naturale del luogo. Le comunità preistoriche adattarono infatti il progetto della tomba agli affioramenti disponibili, scavando trachite, tufo, granito, calcare, basalto e altre formazioni geologiche.
Con strumenti di pietra e attraverso un lavoro lungo e accurato. Le superfici di molte tombe conservano tracce della lavorazione prodotta dagli strumenti utilizzati per asportare progressivamente la roccia. La difficoltà variava naturalmente a seconda del materiale.
La precisione raggiunta in alcuni ipogei è notevole: pareti regolari, soffitti accuratamente lavorati, pilastri, cornici e motivi scolpiti mostrano una conoscenza approfondita delle caratteristiche della roccia e una capacità di progettare gli spazi prima e durante l’escavazione.
Le domus de janas come riproduzione delle case dei vivi
Numerose tombe presentano elementi architettonici scolpiti nella roccia che sembrano riprodurre caratteristiche di edifici reali. Soffitti lavorati come se fossero costituiti da travi, pilastri e lesene, cornici, zoccoli, porte e altri particolari vengono scolpiti nella pietra pur non essendo strutturalmente necessari.
Il fenomeno ha portato a interpretare alcune domus de janas come una sorta di trasposizione nella roccia di elementi dell’architettura domestica. La tomba assumerebbe così l’aspetto di uno spazio costruito, nonostante sia interamente scavata.
È una delle caratteristiche più importanti di questi monumenti, perché le abitazioni preistoriche realizzate con materiali deperibili si conservano generalmente molto peggio delle tombe scavate nella roccia. Le domus de janas possono quindi offrire, con la necessaria prudenza, informazioni anche su elementi architettonici utilizzati negli edifici dei vivi.
Non dobbiamo però immaginare automaticamente ogni particolare scolpito come la copia esatta di una casa realmente esistita: lo spazio funerario poteva reinterpretare e trasformare gli elementi dell’architettura domestica attribuendo loro anche un valore simbolico.
Decorazioni, simboli e pitture
Alcune tombe sono ornate con motivi architettonici e simbolici scolpiti o dipinti, come teste bovine, corna e spirali. Simboli scolpiti, incisi e dipinti su pareti e pavimenti, riproduzioni di particolari architettonici presenti nelle domus testimoniano la complessa ideologia religiosa e l’attenzione verso il mondo ultraterreno degli antichi popoli sardi.
Le camere funerarie, a cui si accede attraverso strettoie, hanno le pareti ornate con incisioni, affreschi e rilievi raffiguranti simboli religiosi, animali e figure umane. Attraverso le opere e le documentazioni funerarie, scopriamo l’arte preistorica sarda e le credenze spirituali dell’epoca nuragica, che ha lasciato così tanta impronta sulla Sardegna.
Frequentemente è raffigurata la protome taurina protettrice dei defunti, simbolo della vita e della forza generatrice. Motivi corniformi e protomi taurine costituiscono uno degli elementi figurativi più caratteristici di alcune domus de janas decorate.
La ricorrenza di questi elementi mostra che il bovino, o comunque l’immagine delle corna, possedeva un’importanza particolare nel linguaggio simbolico delle comunità che decorarono le tombe. Le interpretazioni hanno chiamato in causa divinità, protezione della tomba, forza, fertilità e altre concezioni religiose.
Le pitture in genere sono realizzate con l’impiego di ocra, un pigmento di valore simbolico legato alla rigenerazione del defunto e al colore del sangue. Particolarmente frequente è l’impiego del rosso, spesso ottenuto attraverso pigmenti a base di ocra, applicato su pareti, elementi architettonici o motivi decorativi.
Il colore doveva contribuire a modificare profondamente l’aspetto originario degli ambienti. Le tombe che oggi vediamo come superfici nude di pietra potevano quindi presentarsi molto diversamente al momento del loro utilizzo.
Le decorazioni ci permettono di avvicinarci al loro universo simbolico, ma non di ricostruirlo integralmente. Il dato archeologico è la scelta intenzionale di applicare pigmento in determinati punti dello spazio funerario; ricostruire ciò che quel colore significava richiede un passaggio interpretativo ulteriore.
False porte e significato simbolico
Sono le cosiddette false porte, elementi scolpiti sulla parete che imitano un’apertura senza costituire un vero passaggio. Dal punto di vista materiale possiamo riconoscere una porta rappresentata nella pietra ma priva di una funzione pratica di accesso.
La falsa porta viene generalmente interpretata nell’ambito delle concezioni funerarie e simboliche, come elemento di separazione o collegamento con una dimensione diversa da quella dei vivi. Questa lettura è sostenuta dalla collocazione funeraria e dai confronti, ma non possediamo testi prodotti dalle comunità che realizzarono le domus de janas che ci spieghino direttamente quale significato attribuissero a questa immagine.
Il corredo funerario
I defunti venivano sepolti insieme a un corredo di oggetti legati al defunto: ceramiche, statuine, oggetti di ornamento, armi e utensili, manufatti in argilla, vasi, pesi da telaio, fusaiole, prodotti artigianali utilizzati per la caccia o la difesa.
Oltre al corredo personale del defunto nelle sepolture si ritrovano altri oggetti di provenienza animale, interpretabili come offerte. Questi materiali sono fondamentali perché aiutano a ricostruire la cronologia delle tombe e forniscono informazioni sulle comunità che le utilizzarono.
La loro interpretazione richiede però attenzione. Un oggetto rinvenuto all’interno di una domus de janas non appartiene necessariamente alla fase nella quale la tomba fu scavata: può essere stato deposto durante un utilizzo successivo, soprattutto negli ipogei frequentati per periodi molto lunghi.
Origine e riutilizzo nel tempo
Molti archeologi sostengono che le prime Domus de Janas siano state scavate intorno al IV millennio a.C., durante il periodo in cui sull’isola si sviluppò la Cultura di San Ciriaco (Neolitico recente 3400-3200). Con il Neolitico finale (3200-2800) si diffusero in tutta la Sardegna.
La loro realizzazione appartiene principalmente al lungo sviluppo delle comunità neolitiche ed eneolitiche della Sardegna, ma la storia di molte tombe non termina con la fase nella quale furono scavate. Alcune continuarono a essere utilizzate, altre furono riaperte, modificate o riadattate in epoche successive.
Una domus de janas appartiene sempre soltanto al Neolitico? No. È fondamentale distinguere il momento della costruzione dalla successiva storia del monumento. Numerosi ipogei continuarono però a essere utilizzati durante l’Eneolitico e alcuni conobbero frequentazioni, trasformazioni o riusi anche molto più tardi.
In determinati casi le tombe furono modificate durante l’età nuragica; altre vennero riutilizzate in epoca romana, tardoantica o medievale. Esistono anche ipogei trasformati in luoghi di culto cristiano.
Un monumento scavato nella roccia può sopravvivere molto più a lungo della società che lo costruì. Le comunità successive potevano trovarsi davanti a spazi ancora accessibili e utilizzarli nuovamente per scopi funerari, cultuali o pratici.
La Rocca e i suoi riusi storici
Nel corso dei secoli La Domus de Janas di Sedini, nota anche come “La Rocca”, fu utilizzata per gli scopi più diversi: per produrre mattoni, come carcere nel Medioevo, come ricovero per animali, negozio e persino come abitazione privata.
Su due piani sono stati ricavati tre mini appartamenti e purtroppo le modifiche apportate hanno alterato la sua iniziale singolarità. Restano invece intatti i sotterranei, costituiti da grotte naturali, con pavimentazione, strutture murarie e copertura ancora in roccia.
La struttura medievale, con il focolare scavato al centro della stanza nel pavimento di roccia e le scale a chiocciola anch’esse ricavate nella viva roccia, è conservata intatta. Oggi la sua funzione è quella di museo permanente delle tradizioni etnografiche di Sedini e dell’Anglona.
La Rocca offre pagine affascinanti delle antiche tradizioni e sulla cultura dei suoi abitanti. Questo non è il solito sito archeologico, ma è un vero e proprio viaggio nel tempo, che ci chiama a riflettere sulla nostra storia, sul nostro patrimonio che ci arriva da antiche civiltà.
Le principali necropoli UNESCO delle domus de janas
L’UNESCO ha iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale 18 siti di domus de janas al termine di un percorso promosso nel 2018 da Regione Sardegna, Centro Studi Identità e Memoria (Cesim), ufficio Unesco del Ministero della Cultura e numerosi comuni sardi.
Alghero: Necropoli di Anghelu Ruju
Risale al V-III millennio a.C. (Neolitico finale), il suo utilizzo è attestato fino nell'età del Rame e del Bronzo. È costituita da 38 sepolture realizzate sia nell’area pianeggiante che nella sommità e nelle pendici di una piccola collina di arenaria calcarea.
Si tratta della necropoli più vasta della Sardegna pre-nuragica, composta da due gruppi di domus de janas, di 7 e 31 unità.
Anela: Necropoli di Sos Forrighesos
È datata fra il Neolitico finale e il Bronzo antico, con livelli di frequentazione di età romana e alto-medievale. La necropoli è costituita da 18 domus de janas scavate su un costone, su tre livelli orizzontali sovrapposti per un'altezza massima di 3 metri sul piano di campagna.
Ardauli: Necropoli di Mandras o Mrandas
L’ipogeo pluricellulare con planimetria articolata è collocato alla base di un affioramento di tufo trachitico. Denominato anche musuleos, è caratterizzato dalla presenza di decorazione sul soffitto e sulle pareti realizzate con pittura rossa (probabilmente ocra), pilastri, finte nicchie, fossette votive.
Bonorva: Necropoli di Sant’Andrea Priu
Risale alla metà del IV millennio a.C. Il complesso funerario è stato riutilizzato in Età Nuragica, in epoca romana, nell’Alto Medioevo per il culto cristiano e successivamente come chiesa rupestre.
È composta da una ventina di grotticelle artificiali a carattere funerario collettivo scavate su una parete verticale di roccia trachitica rossa alta circa 10 metri. E' composta da una ventina di tombe, una delle quali, la Tomba del capo, con i suoi 18 vani risulta una delle più ampie del Mediterraneo.
Bonorva: Necropoli di Sa Pala Larga
L’ipogeo è stato utilizzato a partire dal Neolitico Recente fino all’Eneolitico avanzato. Attualmente sono state individuate 11 domus ricche di decorazioni dipinte.
Castelsardo: Domus de janas della Roccia dell’Elefante
Cronologicamente risale al Neolitico finale (3200-2800 a.C.). È costituito da 2 tombe scavate su diversi livelli in un masso di trachite che gli agenti atmosferici hanno modellato rendendolo simile a un elefante.
È un grosso masso notevolmente eroso dagli agenti atmosferici che gli hanno conferito l'aspetto di un elefante seduto. All'interno si trovano due domus.
Cheremule: Parco dei Petroglifi
Il parco comprende tre necropoli, risalenti al Neolitico recente (seconda metà del IV millennio a.C.): Museddu, Tennero e Mattarigotza per un totale di 37 tombe.
La necropoli di Moseddu è composta da 18 domus, scavate in un bancone di roccia calcarea; nella tomba detta “della cava” sono state scolpite 12 figurine antropomorfe probabilmente raffiguranti una scena funebre.
La necropoli di Tennero è costituita da 10 ipogei, scavati anch’essi nei banconi calcare, fra cui spicca la “tomba Branca” al cui interno è presente un’altra serie di petroglifi antropomorfi. La necropoli di Mattarigotza è composta da 10 domus con elementi decorativi.
Goni: Parco archeologico di Pranu Mutteddu
Il sito archeologico si trova su un pianoro di roccia. È formato da un’area di culto e un’area funeraria. I monumenti principali sono costituiti da un complesso di tombe megalitiche a tumulo e la necropoli a domus de janas nota con il nome di Genna Accas, composta da 6 domus documentate di dimensioni ridotte.
Mamoiada: Necropoli di Istevene
La necropoli è databile al Neolitico finale e all’Eneolitico. Le tombe sono scavate a diverse altezze nella roccia granitica. Si tratta di una piccola necropoli conosciuta per la presenza di elementi simbolici, fra cui una protome taurina. Il complesso comprende 6 ipogei di dimensioni ridotte.
Oniferi: Necropoli di Brodu
La necropoli, di ambito cronologico Neolitico-Eneolitico, è scavata alla base di una collina trachitica in prossimità del Nuraghe Brodu. Il complesso è costituito da 4 ipogei con planimetria semplice.
La tomba IV presenta elementi simbolici scolpiti alle pareti. La necropoli presenta fasi di cultura Ozieri (3200-2800 a.C.), del Vaso Campaniforme (2100-1800 a.C.) e di Bonnanaro (1800-1600 a.C.).
Ossi: Necropoli di Mesu e Montes
La necropoli copre un arco cronologico compreso tra il Neolitico finale e il Bronzo medio. Il complesso è scavato su un costone calcareo e comprende 18 domus pluricellulari divise in due gruppi da un’antica mulattiera.
Le tombe sono caratterizzate da ricche decorazioni e significative caratteristiche architettoniche. Situata a circa 430 metri s.l.m. permette un'ampia visuale della valle sottostante.
Porto Torres: Necropoli di Su Crucifissu Mannu
La necropoli è databile al Neolitico finale, con fasi dell'Eneolitico e del Bronzo antico. Comprende almeno 22 sepolture, scavate in un banco calcareo.
Gli ipogei, accessibili mediante un ingresso a pozzetto verticale o attraverso un corridoio, presentano planimetrie piuttosto articolate con numerosi vani disposti intorno a un'ampia camera principale.
Putifigari: Necropoli di Monte Siseri o S’Incantu
La necropoli, databile al Neolitico finale-Eneolitico scavata in un affioramento di roccia tufacea, è costituita da 4 domus de janas. Fra queste spicca la “tomba dell’architettura dipinta” caratterizzata da decorazioni a rilievo e dipinte.
Tra le quattro domus de janas di cui è costituita, spicca quella conosciuta come “de s'incantu”, dell'incanto, è una delle più spettacolari di tutta la Sardegna grazie alle decorazioni presenti.
Sedilo: Necropoli di Ispiluncas
Il sito è databile al Neolitico e venne riutilizzato fino al Medioevo. La necropoli si compone di almeno 33 ipogei, non tutti visitabili.
Spicca la “tomba 13” per la suddivisione interna in numerosi ambienti, fra cui uno che presenta il soffitto scolpito a forma di tetto semicircolare spiovente con tracce di pittura in ocra rossa.
Sennori: Domus de janas dell’Orto del Beneficio Parrocchiale
Le sepolture, cronologicamente collocabili nell’ambito neolitico-eneolitico, sono scavate in un affioramento calcareo nell'orto attiguo alla chiesa parrocchiale di Sennori.
La necropoli comprende 11 domus de janas, prevalentemente pluricellulari, alcune delle quali caratterizzate da decorazioni architettoniche in rilievo.
Villanova Monteleone: Necropoli di Puttu Codinu
Le indagini archeologiche datano il sito al Neolitico finale e ne attestano l’uso fino Bronzo antico. Le sepolture sono collocate su due affioramenti rocciosi. La necropoli è costituita da 9 ipogei.
Di rilievo la tomba VIII che presenta in un soffitto la riproduzione di un tetto ligneo. Il sito, scoperto di recente grazie a degli scavi, contiene ben 9 tombe ipogeiche.
Villaperuccio: Necropoli di Montessu
Il sito è datato a partire dal Neolitico finale-Eneolitico fino al Bronzo antico. La necropoli è scenograficamente disposta in un anfiteatro naturale di roccia trachitica.
Composta da circa 40 tombe per la maggior parte a pianta pluricellulare. Spiccano la “tomba delle spirali”, riccamente decorata con spirali, e la “tomba delle corna”, caratterizzata da corna di varie forme scolpite nella volta e nel gradino ai piedi dell'ingresso.
Altri siti e testimonianze della Sardegna
Questi siti archeologici sono maggiormente concentrati nella zona nord-occidentale dell'isola. In Sardegna esistono circa 3.500 “case delle fate”. Le domus de janas si trovano sparse in tutto il territorio della Sardegna, in particolar modo nella provincia di Sassari.
La Necropoli di Filigosa, a Macomer nella provincia di Nuoro, è conosciuta per aver dato il nome ad un'importante cultura dell'eneolitico sardo. Le quattro domus sono scavate su roccia di tufo e caratterizzate da lunghi dromos d'accesso.
La Domus de janas S'acqua 'e is dolus, ovvero l'acqua dei dolori, si trova nelle campagne di Settimo San Pietro in provincia di Cagliari. Il nome è legato ad un'antica leggenda popolare secondo la quale l'acqua che si infiltra all'interno della tomba sarebbe in grado di lenire i dolori.
Come visitare La Rocca e le domus de janas
L'auto è l'unico modo per raggiungere le varie Domus de Janas della Sardegna, visto che si trovano lungo le strade provinciali e statali, come ad esempio la Necropoli di Anghelu Ruju, o a ridosso di fiumi, come quelle di Sant'Andrea Priu.
Orari dipende dalle necropoli, la maggior parte sono aperte al pubblico tutti i giorni dalle 9:00 fino al tramonto, alcune aprono solo il week-end, altre hanno libero accesso. Alcune hanno libero accesso, altre prevedono un biglietto di ingresso che non supera i €6,00.
L’ideale sarebbe raggiungere l’attrazione al mattino, in modo da visitare il sito nelle ore in cui c’è più luce. Alcune domus non sono facili da raggiungere per mancanza di segnaletica, non fatevi problemi a chiedere alla gente del posto la via più facile.
Gli orari e le modalità di accesso possono variare da una necropoli all’altra. Prima della visita è quindi opportuno verificare le informazioni aggiornate relative al sito prescelto.
Sardegna da svelare - Domus La Rocca - Sedini (SS)
La Rocca come museo delle tradizioni di Sedini
Oggi le fate di Sedini dovrebbero avere ritrovato un po’ di pace da quando la loro meravigliosa dimora è stata trasformata in un museo permanente delle tradizioni etnografiche di Sedini e dell’Anglona.
Un’iniziativa brillante, che finalmente rende testimonianza a quelle generazioni di sardi che, infaticabili, hanno scavato e cercato a mani nude nel profondo della pietra un modo e un luogo per vivere.
“La Rocca”, offre pagine affascinanti delle antiche tradizioni e sulla cultura dei suoi abitanti. La sua storia riunisce in un solo monumento l’origine funeraria prenuragica, le trasformazioni medievali, gli usi quotidiani di epoche più recenti e la funzione museale contemporanea.
tags: #cattedrale #delle #domus #de #janas