La Cattedrale di Notre-Dame de Chartres è uno dei massimi capolavori dell’architettura gotica europea e uno dei luoghi più importanti per comprendere il rapporto tra simbolismo cristiano, tradizioni sapienziali e interpretazioni esoteriche dell’architettura medievale.
Gli elementi più frequentemente associati all’esoterismo di Chartres sono il labirinto pavimentale, la centralità della luce, la geometria dell’edificio, il culto mariano, la continuità cultuale del luogo, le sculture dei portali e delle vetrate e la successiva tradizione interpretativa che ha collegato la cattedrale alla Scuola di Chartres, all’ermetismo, all’alchimia e ai Cavalieri Templari.
La Cattedrale di Chartres: storia e significato del luogo
Situata nella città di Chartres, a circa 80 km da Parigi, l’attuale edificio venne costruito in gran parte tra il 1194 e il 1220, in seguito a un incendio che distrusse la precedente cattedrale romanica. La cattedrale è dedicata alla Vergine Maria e custodisce una delle reliquie mariane più importanti del Medioevo occidentale, la cosiddetta Sancta Camisia, elemento che contribuì a fare di Chartres uno dei principali centri di pellegrinaggio medievali.
La Cattedrale di Chartres rappresenta uno dei massimi esempi dell’architettura gotica in tutta Europa. L’edificio venne realizzato tra il 1194 e il 1260, in un momento in cui il nuovo linguaggio artistico, nato nell’Île-de-France alcuni decenni prima, aveva ormai raggiunto la piena maturità.
La rapidità con cui fu eretto - nel 1220 era già terminata la copertura con volte ogivali - ne assicurò una certa uniformità stilistica. I suoi centoquindici metri di altezza inaugurarono la fase aurea dei magistri costruttori gotici e delle congregazioni edili specializzate.
La cattedrale è dedicata alla Vergine Maria e custodisce una delle reliquie mariane più importanti del Medioevo occidentale, la cosiddetta Sancta Camisia, elemento che contribuì a fare di Chartres uno dei principali centri di pellegrinaggio medievali.
Le ricostruzioni medievali
Sappiamo che Notre-Dame dovette essere ricostruita più volte, sebbene molte vicende degli edifici che si sono succeduti restino ancora oscure. Un primo luogo di culto cristiano a Chartres non sorse prima del VI secolo.
Questa chiesa venne incendiata dalle truppe del duca d’Aquitania Hunaldo I tra il 743 e il 753. Una nuova cattedrale fu distrutta dagli invasori vichinghi nell’858 e restaurata dal vescovo Gislebert.
Nel 962, l’edificio di culto venne nuovamente dato alle fiamme nel bel mezzo della contesa tra Riccardo I di Normandia e il conte di Chartres, Tebaldo I de Blois. Una nuova cattedrale romanica sorse per volontà del vescovo Fulberto e fu consacrata dal suo successore Thierry nell’ottobre del 1037.
L’ultima ricostruzione della Cattedrale è successiva a un terribile incendio divampato nel 1194. Dell’edificio precedente è sopravvissuta fortunatamente la cripta, ovvero la chiesa sotterranea che il vescovo Fulberto aveva fatto ricavare nelle fondamenta.
Le fiamme risparmiarono anche il prospetto occidentale, che costituisce ancora la grandiosa facciata dell’attuale edificio. È opinione condivisa che esso sia stato realizzato tra il 1145 e il 1155, pochi anni dopo che l’abate Suger aveva consacrato a Saint-Denis di Parigi le primigenie architetture gotiche, non a caso alla presenza del vescovo di Chartres, Geoffroy de Lèves.
La ricostruzione gotica
All’indomani del tragico incendio del 1194 si decise per una totale e immediata ricostruzione della Cattedrale, impresa che richiese poco più di cinquanta anni. È facile immaginare il motivo di questa premura: Chartres costituiva una delle principali mete di pellegrinaggio dell’Occidente grazie alla reliquia del Velo della Vergine, scampata per miracolo alle fiamme.
Era dunque necessario restituire al più presto una degna dimora al sacro cimelio e, sul piano simbolico, a tutti i fedeli che si recavano in città per venerarlo. L’edificio gotico venne solennemente riconsacrato nel 1260, durante il regno di Luigi IX il Santo.
La nuova Cattedrale venne concepita secondo una pianta a croce latina, a tre navate sia a livello del corpo centrale che del transetto. In quanto importante meta di pellegrinaggio, fu dotata di un ampio coro circondato da un deambulatorio, sul quale si aprono cinque cappelle radiali.
Lungo questo percorso i fedeli potevano raggiungere e venerare il Velo della Vergine senza disturbare lo svolgimento delle funzioni liturgiche. Le campate rettangolari sono scandite dal ritmo di slanciati pilastri a fascio, ai quali si addossano sottili colonnine che si prolungano fino a sostenere le volte a crociera ogivali costolonate.
Perché Chartres viene associata all’esoterismo
La Cattedrale di Chartres presenta una concentrazione eccezionale di indici simbolici oggettivamente rilevabili, che spiegano la vasta tradizione interpretativa sviluppatasi nei secoli successivi.
- la presenza del labirinto circolare pavimentale;
- la centralità simbolica della luce;
- il programma iconografico unitario e complesso;
- la dedicazione mariana e la funzione mediatrice della Vergine;
- la continuità cultuale del luogo;
- la geometria e le proporzioni dell’architettura;
- la tradizione della Scuola di Chartres;
- le interpretazioni legate all’alchimia, all’ermetismo e ai Templari.
Gli indici simbolici individuati rappresentano elementi di attenzione e di soglia, che dovranno essere approfonditi, verificati e contestualizzati sulla base di ulteriori approfondimenti.
La Cattedrale di Notre-Dame de Chartres è uno dei massimi capolavori dell’architettura gotica europea. Dal punto di vista architettonico, Chartres si distingue per l’eccezionale unità stilistica, l’imponente sviluppo verticale, l’uso magistrale della luce, la straordinaria ricchezza del programma scultoreo e vetrario.
Simbolismo e interpretazione storica
A partire dall’età moderna, e soprattutto tra XIX e XX secolo, Chartres è divenuta oggetto di letture simboliche, interpretazioni iniziatiche, associazioni con saperi tradizionali, ermetici o “sapienziali”.
Questa tradizione interpretativa non coincide automaticamente con la prova di un progetto esoterico unitario. La cattedrale conserva tuttavia un sistema di immagini e strutture simboliche abbastanza ricco da aver favorito, nel corso dei secoli, numerose letture spirituali, filosofiche e iniziatiche.
Per garantire rigore e coerenza interpretativa, l’archivio si fonda su una metodologia rigorosa, volta a evitare l’inserimento indiscriminato di beni culturali.
Il labirinto di Chartres
Il labirinto di Chartres è l’elemento più noto delle interpretazioni esoteriche della cattedrale. Si trova sul pavimento della navata centrale ed è costituito da un’unica strada intricata che conduce dall’ingresso al centro.
Il labirinto è disegnato in pietra nera sul pavimento della navata della cattedrale sotto il rosone, di cui riproduce esattamente il diametro. La via, che collega il punto partenza e quello di arrivo in un classico disegno circolare, termina con una rosa stilizzata con sei petali.
| Elemento | Descrizione |
|---|---|
| Forma | Circolare |
| Diametro | 12,87 metri |
| Lunghezza del percorso | 261,5 metri |
| Numero dei circuiti | 11 |
| Centro | Rosa o fiore a sei petali |
| Struttura | Unicursale, senza bivi né vicoli ciechi |
Il diametro del dedalo è di 12,87 metri, mentre il suo percorso interno è di 261,5 metri. Il suo classico disegno circolare ha un’entrata, un percorso ed un punto di arrivo al centro.
A differenza dei labirinti “da giardino” che sfidano a trovare l’uscita, questo labirinto è unicursale: il percorso è uno solo, ininterrotto, senza possibilità di errore. Si entra… e si va verso il centro, in un movimento dolce e avvolgente.
Il labirinto è fuor di dubbio che sia un simbolo alchemico, ma non si può mancare di notare che il Labirinto di Chartres non è, propriamente parlando, un labirinto, nel senso che è impossibile smarrirsi, perché non esiste che un “cammino”, ed esso conduce al centro.
Questo è dunque fissato e non lasciato alla fantasia del maestro di bottega o del maestro lapicida. Ciò implica che si desidera essenzialmente che le persone che entrano nel “dedalo” seguano un certo tracciato; che percorrano un cammino e non un altro.

Il labirinto come cammino spirituale
Il labirinto rappresenta dunque il cammino che ogni fedele deve intraprendere per raggiungere la salvezza eterna. I percorsi del labirinto delle cattedrali, chiamati anche Chemins à Jérusalem, erano sostituti del pellegrinaggio in Terra Santa; bisognava percorrerli in ginocchio, con un rosario al collo, pregando per la salvezza della propria anima.
Nel medioevo i pellegrini poveri, che non si potevano permettere di andare a Gerusalemme, facevano un ‘pellegrinaggio’ simbolico percorrendo sulle ginocchia tutte le curve e le svolte del labirinto nella loro cattedrale.
A Chartres, come in molte cattedrali europee dove si trovavano disegni simili, questo mandala spirituale acquistò grande significato nella devozione dei laici. Molte generazioni sperimentarono la gioia di arrivare al centro del labirinto dopo molti dubbi ed esitazioni.
Il labirinto di Chartres non presenta bivi o vicoli ciechi, ma è unicursale, poiché soltanto una è la via della redenzione. Essa è il Cristo che aveva detto: “Io sono la via, la verità e la vita”.
Arrivati al centro del labirinto, dove un fiore esapetalo raffigura la Città di Dio, meta ultima della salvezza, i fedeli ripercorrono il tracciato a ritroso.
Si volgono quindi a oriente e proseguono verso l’abside, in direzione del sole nascente e dei luoghi in cui nacque e visse il Messia. Non tutti i pellegrini, un tempo, potevano compiere il santo viaggio per Gerusalemme: il labirinto di Chartres offriva loro un itinerario alternativo, simbolico e spirituale.
Il viaggio verso il centro
Da sempre il labirinto simboleggia un percorso interiore attraverso il quale lo spirito si può evolvere e innalzare ad un livello superiore. Il centro del labirinto, secondo Mircea Eliade, rappresenterebbe la sacralità.
Il cammino tortuoso per arrivarci assumerebbe quindi una funzione di protezione del sacro nei confronti dei profani, essendone riservato l’accesso ai soli iniziati: la difesa di un luogo sacro, di un tesoro molto prosaico o spirituale.
Secondo gli alchimisti il percorso conduce all’interno di se stessi, verso una specie di santuario interiore e nascosto. L’arrivo al centro introduce in una dimora invisibile, che ciascuno può immaginare secondo il proprio intuito.
All’interno di questo centro si opera una vera e propria trasformazione dell’io, che si afferma sulla via del ritorno, nel passaggio dalle tenebre alla luce.
Il viaggio nel labirinto viene così interpretato come un processo di avvicinamento progressivo al centro dell’essere. La traiettoria non è rettilinea, ma il suo andamento non è casuale: le svolte, gli avvicinamenti e gli allontanamenti diventano immagini delle prove, delle esitazioni e delle trasformazioni della vita spirituale.
Appena partito, la Via ti porta subito vicinissimo alla meta. Ti sembra di essere già arrivato, basta fare un salto e sei al centro del labirinto. Ma il salto è impossibile.
Devi seguire la Via. La Via ora si allontana un po’ dal centro. Ciò che sembrava facile comincia a mostrare le sue difficoltà.
Ciò che sembrava conquistato, è perso. Stai forse scoraggiandoti? Vorresti rivederlo da vicino? La Via ti porta nuovamente a sfiorare la meta.
Credi di essere quasi arrivato. Dopo tutto hai già fatto un bel pezzo di strada! Ma ancora una volta non puoi entrare nel cerchio.
Inesorabilmente la tua presunzione è punita. La Via ti porta lontano, ai limiti dell’universo. Vedi il sole là in fondo, come una piccola stella.
La Via ti mantiene lontano dalla meta. Devi sperimentare percorsi lunghi, freddi e difficili. Ma il desiderio di raggiungere il tuo obiettivo aumenta.
Hai camminato abbastanza. Hai affrontato e superato quasi tutte le difficoltà. Sei ormai un esperto. Ben pochi possono insegnarti qualcosa che tu non sappia già.
Improvvisamente, la Via, dai confini dell’universo, ti porta al centro dell’universo. C’è solo una piccola deviazione, come una foglia su un ramo prima del fiore.
È un’illuminazione. Ricorda la partenza. Assomiglia all’arrivo, ma è tutt’altra cosa.
Il significato simbolico della rosa centrale
Al centro del labirinto è simboleggiata una Rosa, anche questo ha un suo profondo significato. La via termina con una rosa stilizzata con sei petali.
La forma del labirinto di Chartres non è casuale: 11 circuiti, 34 svolte, e al cuore una rosa a sei petali. Numeri, simboli, archetipi che parlano di equilibrio, armonia, trasformazione.
Alcuni vedono nel labirinto un mandala tridimensionale, una mappa per viaggiare verso il Sé più profondo. Ogni curva, ogni anello ti porta sempre più vicino al centro - ma anche più vicino a te stesso.
Il centro del labirinto verrà raggiunto da colui che è iniziato, colui che, attraverso le prove, avrà dimostrato di essere degno di accedere alla rivelazione misteriosa.
Il centro rappresenta quindi una soglia. Nella lettura cristiana può essere la Gerusalemme Celeste, la salvezza o la presenza divina; nella lettura alchemica può indicare il santuario interiore e la trasformazione dell’io; nella lettura psicologica può essere il punto di integrazione e conoscenza di sé.
Il labirinto come simbolo alchemico
Il labirinto ha anche un significato solare. Nella tradizione cabalistica ha una funzione magica ed è uno dei segreti attribuiti a Salomone; nella Bibbia ne viene descritto uno nel cortile davanti al Tempio di Salomone.
Per questo motivo alcuni labirinti presenti nelle cattedrali, fatti da una serie di cerchi concentrici interrotti in alcuni punti, sono chiamati “Nodi o labirinti di Salomone”.
Secondo gli alchimisti il percorso conduce all’interno di se stessi, verso una specie di santuario interiore e nascosto. L’arrivo al centro introduce in una dimora invisibile, che ciascuno può immaginare secondo il proprio intuito.
All’interno di questo centro si opera una vera e propria trasformazione dell’io, che si afferma sulla via del ritorno, nel passaggio dalle tenebre alla luce.
In questa prospettiva il labirinto non è soltanto un’immagine della ricerca, ma anche della trasformazione. Il pellegrino non dovrebbe limitarsi a raggiungere il centro: deve ritornare nel mondo ordinario portando con sé ciò che ha compreso.
C’è un ingresso e il tuo obiettivo è arrivare al centro del labirinto. Ma poi devi saper tornare indietro, in questo mondo normale da cui sei partito.
Solo in questo mondo infatti, ciò che hai imparato può essere utile per tutti. Se vuoi arrivare devi percorrere tutta la strada, non esistono scorciatoie.
Il labirinto e la meditazione
Camminare nel labirinto rallenta il passo e invita a respirare. Ad ogni curva, il respiro si fa più consapevole.
Non c’è fretta, non c’è meta da raggiungere con urgenza. Ogni passo diventa occasione per ascoltare i pensieri, lasciarli scorrere come l’aria che entra ed esce.
È un gesto semplice, ma di grande potenza: camminare e respirare, in ascolto del proprio centro interiore.
Se si traccia col dito il percorso del labirinto si comincia a capire perché John Main considerava la meditazione non soltanto un metodo di preghiera, ma un pellegrinaggio e un modo di vivere.
Fare il pellegrinaggio del labirinto con devozione, così come la meditazione, illumina il viaggio della vita. Tutte le giravolte e i ritorni indietro del labirinto ci aiutano a mettere nella giusta prospettiva del disegno globale del viaggio l’accidia e l’apatia, la turbolenza e la pace.
La meditazione è un cammino; è, prima di tutto, un modo di fare esperienza piuttosto che pensiero o immaginazione. Anche un simbolo come il labirinto lo indica.
Un simbolo come il Labirinto del Pellegrino di Chartres, sebbene ricco di significato, lo si capisce veramente quando lo si vede oltre se stesso e proprio al di fuori del mondo dei segni.
Guardare una riproduzione del labirinto e tracciarne il viaggio verso il centro con un dito è molto diverso dal percorrerlo realmente sulle ginocchia.
Il simbolismo della luce
La luce è uno degli elementi fondanti dell’esperienza di Chartres: filtrata attraverso vetrate, colorata, modulata, narrante.
Nel pensiero medievale, la luce è manifestazione del divino, principio ordinatore del cosmo, metafora della conoscenza spirituale.
Il gotico portò in architettura grandi innovazioni, anche a livello concettuale. Lo slancio verticale delle sue cattedrali, reso possibile dall’utilizzo di contrafforti e archi a ogiva, consentì all’uomo di volgere lo sguardo al cielo, di osare e protendersi verso il divino.
Le strutture divennero più leggere ed eleganti; le murature pian piano lasciarono il posto a vetrate policrome meravigliose. Dopo secoli di buio, dettato dalle esigenze architettoniche romaniche, la luce poté invadere gli spazi interni delle cattedrali, al pari di una forza dirompente che spazza l’oscurità interiore dell’uomo.
Il rapporto tra luce, altezza e colore contribuisce a trasformare la cattedrale in uno spazio di passaggio. L’interno non appare soltanto come un ambiente architettonico, ma come una soglia tra la dimensione terrena e quella celeste.
Le vetrate
Le opere, realizzate da maestri vetrai, rappresentano scene religiose della Bibbia che, colpite dalla luce solare, si incendiano per regalare oltre 2.600 metri quadrati di bellezza.
Avvolta nel mistero è invece la “ricetta” per la realizzazione del colore blu che, essendo molto intenso e brillante, è considerato unico al mondo.
Chartres presenta uno dei programmi iconografici più coerenti del Medioevo: sculture dei portali, cicli vetrari, figure bibliche, profetiche e allegoriche.
L’insieme costituisce una vera e propria “summa visiva”, che integra Scrittura, cosmologia, antropologia, storia sacra.
La geometria sacra della Cattedrale
In altre parole, i rapporti di lunghezza, larghezza e altezza della Cattedrale non sono stati scelti solo per farla “bella”, ma perché sono il risultato di una necessità alla quale i costruttori non potevano sottrarsi.
Erano allora all’opera Confraternite di Muratori direttamente sotto la direzione di Architetti che avevano conoscenze ben precise, basate sul rapporto dei numeri e a loro volta del Cosmo.
L’iniziato di Chartres era il Maestro d’Opera custode delle armonie musicali pitagoriche, che disegnò armonicamente le arcate e i pilastri, la Cattedrale, accordandone le parti tra loro, e le singole parti con il tutto, alla stregua di uno strumento musicale, cioè verso Nord.
Le interpretazioni esoteriche hanno attribuito alle proporzioni dell’edificio un valore cosmologico e musicale. Secondo questa lettura, la cattedrale sarebbe stata concepita come un organismo armonico, nel quale ogni parte si rapporta al tutto.
Il rapporto tra architettura e musica viene collegato anche agli intervalli tra le note e alla frequenza di queste dalla seconda fino all’ottava.
La pietra del solstizio
All’interno della Cattedrale di Chartres, nella navata laterale Ovest del transetto Sud, c’è una pietra rettangolare, incastrata di sbieco nelle altre lastre, la cui bianchezza risalta nettamente sulla generale tinta grigia del lastricato.
Questa pietra è contrassegnata da un risalto di metallo brillante, leggermente dorato. Ogni anno, il 21 giugno, quando il sole splende, un raggio, proprio a mezzogiorno, viene a colpire questa pietra bianca.
Un raggio penetra da un foro praticato nella vetrata detta di Saint-Apollinaire, la prima del muro Ovest di questo transetto.
La pietra del solstizio è stata interpretata come un possibile elemento astronomico e simbolico, legato al rapporto tra orientamento, luce solare e architettura sacra.
L’orientamento della cattedrale
La cattedrale è orientata secondo l’asse tradizionale: ovest, ingresso; est, altare.
Questa disposizione riflette una simbologia cristiana consolidata: passaggio dalle tenebre alla luce, cammino spirituale, orientamento verso il sorgere del sole.
Il percorso simbolico può essere letto come un movimento dall’esterno verso l’interno e dall’oscurità verso la luce. Il pellegrino entra dalla parte occidentale, attraversa la navata e procede verso l’area sacra orientale.
Si volgono quindi a oriente e proseguono verso l’abside, in direzione del sole nascente e dei luoghi in cui nacque e visse il Messia.
La Vergine, la grotta e la continuità cultuale
La dedicazione a Maria non è solo devozionale, ma strutturante: Maria come Theotokos, figura di mediazione tra umano e divino, principio di incarnazione e di passaggio.
La cattedrale sorge su un sito con una lunga continuità di culto, precedente al cristianesimo, come attestato da fonti archeologiche e storiche. Questa continuità non implica automaticamente una funzione esoterica, ma rafforza il valore simbolico del luogo.
La tradizione narra che il poggio sul quale oggi si erge l’edificio gotico ospitasse già al tempo degli apostoli un santuario dedicato a Maria.
Inoltre, in un passato ancora più remoto, su questa terra vi sarebbe stata una grotta con una fonte sacra, dove i druidi officiavano riti e sacrifici alla Dea Madre.
Di essa si venerava una statua con le sembianze di una vergine destinata a concepire un figlio.
La cripta e il pozzo
La Cattedrale di Chartres possiede infatti la più vasta cripta di Francia, ricavata dalle fondamenta di diversi edifici sacri che si sono succeduti nel tempo.
Al suo interno si trovano un pozzo antico e una statua della Vergine Maria, nota come Notre-Dame de Sous-Terre, entrambi oggetto di grande devozione popolare.
Questi elementi, avvolti da un’aura di mistero e di sacralità, contribuirono ad alimentare la convinzione che il sottosuolo della cattedrale conservasse le tracce di un luogo di culto antichissimo.
L’ambiente è costituito da due corridoi concentrici con cappelle e il cosiddetto caveau Saint-Lubin, dove sono custoditi il pozzo sacro della tradizione e la Vierge de Sous-Terre.
La leggenda della Vergine precristiana
Prima di essi generazioni intere si erano raccolte nella grotta dove regnava una Vergine Madre, una Vergine Nera che aveva nome Iside o Demetra o Belisama.
Belenus era il suo sposo, l’equivalente di quello che per i Greci sarà Apollo, l’Aplu degli Etruschi.
Quando i primi cristiani giunsero a Chartres, trovarono questa statua e ne rimasero meravigliati; ebbero una grande venerazione per questa Vergine e continuarono a chiamare la caverna dove ella si trovava “la Grotta Druidica”.
Ciò che i primi pellegrini cristiani non sapevano, era che essi non avevano fatto nient’altro che riprendere il cammino che generazioni e generazioni prima di loro avevano già compiuto, dal momento che il pellegrinaggio in quel luogo era stato un fenomeno di molto anteriore alla loro venuta e probabilmente anteriore agli stessi Celti.
Come sempre accade, la leggenda affonda le proprie radici in elementi del reale. La Cattedrale di Chartres possiede infatti la più vasta cripta di Francia, ricavata dalle fondamenta di diversi edifici sacri che si sono succeduti nel tempo.
La formazione della leggenda
Eppure di leggenda si tratta ed è possibile ricostruirne genesi e motivazioni. Il mito di Chartres nacque grazie all’opera dei canonici della Cattedrale, intenzionati ad accrescere il prestigio del luogo e attirare così i ricchi flussi di pellegrini.
Nel Livre des miracles de Notre-Dame, redatto all’inizio del XIII secolo, i canonici rivendicarono le origini apostoliche della Chiesa locale.
Nel XIV secolo il Capitolo della Cattedrale commissionò la stesura di una storia ufficiale della Chiesa di Chartres. Nel Cartulaire de Notre-Dame de Chartres comparvero già alcuni degli elementi caratteristici della leggenda locale.
Il Cartulaire menziona inoltre, per la prima volta, una statua miracolosa della Vergine custodita nella cripta della Cattedrale.
Secondo la cronaca medievale, la scultura risaliva addirittura al I secolo a.C.; oggi sappiamo invece che si trattava di un’opera romanica realizzata tra l’XI e il XII secolo.
L’originale manufatto ligneo andò purtroppo perduto nel 1793 e fu sostituito da una copia nel secolo successivo.
Ciò nonostante, è noto che recasse l’iscrizione evocativa “Virgini pariturae”, traducibile come “alla Vergine che partorirà” oppure “alla Vergine che nascerà”.
Proprio questa ambiguità semantica permise ai cronisti del XIV secolo di sostenere che il poggio di Chartres fosse dedicato a Maria già prima della sua nascita.
La Scuola di Chartres e il neoplatonismo cristiano
Chartres è associata all’esoterismo anche per la fama della sua scuola filosofica e teologica, fiorita tra la fine dell’XI e il XII secolo.
Verso il secolo dodicesimo si formò, come per una intima necessità, una Scuola in cui appunto rivisse l’eco dell’antica visione Platonica. E questa fu la grandiosa, la meravigliosa Scuola di Chartres.
Essa aveva come suoi grandi rappresentanti delle personalità che possedevano ancora conoscenze dei Misteri del primo Cristianesimo.
Nella loro anima, nel loro cuore, tali notizie erano ancora in grado di suscitare, di accendere quanto permetteva loro di scrutare nei rapporti spirituali in cui vive il Cristianesimo.
Nella Scuola di Chartres, là dove la splendida Cattedrale s’innalza riunendo nella sua realizzazione una somma di grandiosi particolari, si riunì, si concentrò tutto quello che prima era diffuso ampiamente in tante piccole cerchie.
I maestri della Scuola
Se vogliamo fare il nome di una delle personalità da cui, si potrebbe dire che prende le mosse, che s’inizia la Scuola di Chartres, che fiorì alla fine del secolo XI e poi specialmente nel secolo XII, dobbiamo parlare di Pietro di Compostela, che rinnovò nella sua propria anima in visioni ispirate l’antico Cristianesimo spirituale.
E vicino a lui possiamo trovare una intera serie di personalità meravigliose, le quali insegnavano a Chartres. In questo secolo XII, nella Scuola di Chartres, vigeva un meraviglioso tono spirituale riguardo al Cristianesimo.
Abbiamo ad esempio Bernardo di Chartres, Bernardo Silvestris, Giovanni da Salisbury, vi era poi il grande Alano da Lilla. Erano presenti Maestri!
Nella Scuola di Chartres essi parlavano, insegnavano come se Platone fosse stato presente in mezzo a loro ed avesse interpretato il Cristianesimo tra questi grandi Spiriti.
Essi insegnavano il contenuto spirituale del Cristianesimo. Gli scritti che da loro ci provengono, se li leggono degli uomini del nostro tempo possono forse apparire astratti, ma questo deriva appunto soltanto dall’astrazione che domina nell’anima dell’uomo moderno.
Le opere di queste grandi personalità descrivono il Mondo Spirituale completamente permeato dall’operante impulso del Cristo.
La lettura antroposofica
La Scuola di Chartres è stata interpretata da Rudolf Steiner come il luogo nel quale il cristianesimo avrebbe accolto e rielaborato l’eredità platonica.
Ed ora vorrei porre dinnanzi alla vostra anima qualcosa nel modo in cui specialmente da Bernardo Silvestris e Alano di Lilla veniva insegnato ai loro Scolari Iniziati.
Per quanto all’uomo odierno ciò possa apparire paradossale, pure è vero che allora si verificarono tali rivelazioni, vi veniva insegnato: “Il Cristianesimo avrà un rinnovamento, esso verrà di nuovo compreso nel suo contenuto spirituale allorquando sarà trascorso il Kali Yuga, l’epoca oscura, quando sarà spuntata una nuova epoca”.
La lettura di Chartres come centro di una sapienza cristiana esoterica appartiene soprattutto alla tradizione interpretativa moderna. Essa valorizza la dimensione filosofica, cosmologica e spirituale della scuola, ma non deve essere confusa con una dimostrazione storica di pratiche iniziatiche segrete.
Il gotico come linguaggio simbolico
La cattedrale di Chartres è un monumento gotico, e questo stile appare dopo la prima crociata e, con più precisione, dopo il ritorno nel 1128 dei nove primi Cavalieri del Tempio.
Sorgono così Saint-Denis, la cattedrale di Noyon, e a partire da quel momento se ne costruiscono ovunque, chiese abbaziali o chiese del clero secolare, ed in particolare nell’Ile-de-France e nella Champagne.
Ci fu una precisa volontà di diffondere questo sistema di costruzione; lo stile romanico e gotico convivevano nello stesso periodo, ad ognuno presiedevano Confraternite e ognuno dei due stili comunicava una precisa indicazione del rapporto tra il Divino e l’Umano.
Il gotico portò in architettura grandi innovazioni, anche a livello concettuale. Lo slancio verticale delle sue cattedrali, reso possibile dall’utilizzo di contrafforti e archi a ogiva, consentì all’uomo di volgere lo sguardo al cielo, di osare e protendersi verso il divino.
I costruttori non facevano delle cattedrali “arte estetica” ma uno strumento di azione religiosa; uno strumento diretto, che possiede, per se stesso, un potere sugli uomini, un potere di trasformazione, di mutamento dell’uomo.
Per entrare nella chiesa gotica, l’uomo non si china, si raddrizza, perché Dio lo ha voluto ritto.
La possibile presenza templare
Certamente l’Ordine del Tempio era pure presente, come lo si rileva da bassorilievi scolpiti nella pietra in più parti della Cattedrale.
Le interpretazioni templari sostengono che i segni lasciati dai Cavalieri si ritrovino disseminati nelle sculture e nelle vetrate, ma soprattutto nel dimensionamento della struttura.
Secondo questa lettura, i costruttori utilizzarono a Chartres il cubito reale egizio, portato in Francia dai Templari.
Il vescovo di Chartres, dal 1182 al 1217, al momento della ricostruzione della cattedrale, iniziata nel 1194, era Renaud di Bar, appartenente alla famiglia dei Conti di Bar, la stessa di André de Montbard, uno dei nove cavalieri fondatori dell’Ordine del Tempio e il quinto Maestro dell’Ordine tra il 1153 e il 1156.
Un altro figlio del conte di Bar-sur-Seine fu Guillaume de Chartres, il 14° Gran Maestro dei Cavalieri Templari dal 1210 al 1219.
Questi collegamenti genealogici e simbolici hanno alimentato l’ipotesi di una relazione tra l’Ordine del Tempio e la costruzione della cattedrale, ma non costituiscono da soli una prova definitiva di una regia templare dell’edificio.
I cavalieri e i simboli scolpiti
A Chartres si trovano molte rappresentazioni enigmatiche trascurate o non viste ai profani: l’asina, il profeta pagano Balaam, Giano con due e tre teste, la rappresentazione iniziatica di personaggi con le gambe incrociate a forma di X.
Nel Portale Ovest tra il portale principale e il portale destro, in alto si vede un uomo eretto con il nome di Rogervs, scritto con caratteri del XII secolo, che si riferisce a un Maestro d’Opera scalpellino cui si devono le sculture del Portale Reale.
Il Maestro è accompagnato da un asino, la cui testa si volge indietro in senso opposto a quello del corpo, per dirla esattamente alla francese, un animale contrasté, che ricorda l’asina di Balaam raffigurata nel Portale Nord.
Appena superata la Torre Sud, si scorge in alto sul lato sud la scultura di un asino che suona la lira.
In cima a un pilastrino con sei figure, in posizione centrale tra il Portale principale e il Portale di sinistra, a lato della Regina ieratica è rappresentato, anch’esso in posizione eretta, un musico con le gambe incrociate, in modo da formare una “X”.
Questo simbolo in caratteri latini rappresenta il 10 numero dell’Uomo celeste e pitagoricamente la Tetractis, cioè l’unità, le due nature, i tre principi e i quattro elementi, che sommati, danno per totale Dieci.
Nella Round Church Templare di Londra alcuni cavalieri sono rappresentati con le gambe incrociate, che secondo l’interpretazione misterica rappresentano i Templari Iniziati.
Il trasporto dell’Arca
Vi sono pure correlazioni tra la Cattedrale e il supposto trasporto dell’Arca in Francia da parte dei Cavalieri del Tempio, raffigurato nel portale Nord su due colonnette scolpite in rilievo.
Una delle colonnette reca l’immagine del trasporto dell’Arca per mezzo di una coppia di buoi, con l’iscrizione: “Archa cederis”.
Sul lato sud del Portale Nord, detto degli Iniziati, non troviamo più i Due Cavalieri Templari del Portale Sud ma due piccole colonne di pietra scolpite in rilievo, che ugualmente si riferiscono ai Templari.
Due piccole colonne di pietra scolpite in rilievo mostrano il trasporto dell’Arca, per mezzo di una coppia di buoi. La colonna in basso riporta l’iscrizione “Archa Cederis”.
I Templari hanno trovato l’Arca del Patto? Non esistono prove di un trasporto dell’Arca o di una sua copia in Francia, salvo le criptiche rappresentazioni che sono sotto gli occhi di tutti nei Templi gotici di St. Denis e di Chartres.
Questa cautela è essenziale: la presenza di immagini dell’Arca può essere interpretata all’interno dell’iconografia biblica medievale senza implicare necessariamente una conoscenza templare dell’Arca storica o un suo trasferimento in Francia.
Il Portale Reale e il programma iconografico
Il prospetto principale è suddiviso in tre ordini. Al pianterreno si apre il magnifico Portail royal strombato, riccamente scolpito; nel registro intermedio si allineano tre ampie finestre centinate, mentre quello superiore è dominato dall’elegante rosa circolare, aggiunta gotica del XIII secolo.
La facciata è infine coronata da una finta loggia che ospita sculture di regnanti. Sulla porzione apicale svetta un timpano provvisto di edicola, dove è scolpita la Vergine con il Bambino affiancata da due angeli.
Chartres presenta uno dei programmi iconografici più coerenti del Medioevo: sculture dei portali, cicli vetrari, figure bibliche, profetiche e allegoriche.
L’insieme costituisce una vera e propria “summa visiva”, che integra Scrittura, cosmologia, antropologia, storia sacra.
Il Portale Reale viene quindi interpretato come una soglia simbolica. Le figure scolpite organizzano un passaggio dalla dimensione umana a quella cosmica e divina, mentre la rosa superiore introduce il tema della luce e della perfezione circolare.
La facciata, il rosone e il labirinto
Come in uno specchio, sulla facciata dell’edificio si apre, in perfetta corrispondenza, la grande rosa circolare.
Le due figure, il rosone e il labirinto, hanno la stessa area e sembrano sovrapponibili, se non nella concretezza della materia, almeno sul piano metafisico della luce.
Senza la luce di Cristo, il cammino dell’uomo non può essere manifesto.
La relazione tra rosone e labirinto è uno dei temi più suggestivi dell’interpretazione simbolica di Chartres. Il rosone appartiene alla parte alta della facciata e riceve la luce; il labirinto appartiene al pavimento e obbliga il pellegrino a misurarsi con la distanza, il tempo e la materia.
Il movimento verticale della luce e quello orizzontale del cammino sembrano completarsi. La luce offre il principio orientatore, mentre il labirinto rappresenta il percorso concreto attraverso il quale l’essere umano procede verso il centro.
La cattedrale come strumento di trasformazione
Gli edifici gotici non furono concepiti soltanto come opere estetiche. L’architettura, la scultura, le vetrate e la liturgia dovevano formare un unico ambiente capace di orientare la preghiera e l’esperienza del fedele.
I costruttori non facevano delle cattedrali “arte estetica” ma uno strumento di azione religiosa; uno strumento diretto, che possiede, per se stesso, un potere sugli uomini, un potere di trasformazione, di mutamento dell’uomo.
Durante tutto il suo “viaggio” nel Labirinto, l’uomo era pervaso da effluvi tellurici, sonori, visivi e luminosi nei quali gli effetti magici del rito dovevano assumere un’ampiezza e una potenza straordinaria e l’uomo doveva esserne profondamente segnato.
Ma se pure il rito è degenerato, perdendo molta della sua potenza, le vetrate in più parti distrutte e gli altoparlanti che risuonano falsi, l’armonia dell’architettura è rimasta quasi intatta e nessuno può dire, anche solo intellettualmente, di uscire dalla Cattedrale di Chartres identico a quello che era prima di penetrarvi.
In questa prospettiva, il carattere esoterico non dipenderebbe soltanto dalla presenza di simboli nascosti, ma dall’idea che l’edificio stesso agisca sull’essere umano attraverso proporzioni, luce, ritmo, immagini, suono e movimento.
Il significato della cattedrale per il pellegrino
La cattedrale e il labirinto rappresentano due dimensioni complementari. La cattedrale offre una cosmologia visibile; il labirinto trasforma quella cosmologia in un’esperienza personale.
Il fedele entra in un edificio che raffigura il cosmo attraverso la luce, l’altezza, le immagini e la geometria. Nel labirinto, invece, percorre con il corpo una sequenza ordinata di avvicinamenti e allontanamenti.
Il labirinto ci mostra la saggezza di non tentare di misurare il nostro progredire: proprio perché il viaggio non è lineare e mentale, ma ciclico e spirituale, come le spire di una molla.
Tutto ciò che importa è avere fiducia di sapere che siamo sulla via. Il cammino verso il centro è stretto ma conduce alla sorgente della vita.
La vita alla sua sorgente è eterna; dobbiamo solo rimanere sulla via. Se tentiamo di imbrogliare e saltiamo da dove siamo verso dove vorremmo essere, senza percorrere il cammino necessario, ci perdiamo e ci confondiamo.
Tuttavia in ogni punto possiamo ricominciare. La sempre presente compassione di Dio si sperimenta nella costanza di rimanere sulla via e nella scoperta finale, che si trova al centro, del significato del viaggio che abbiamo fatto.
Dobbiamo solo progredire nella fede. Chi cerca troverà.
Il significato contemporaneo del labirinto
In un’epoca dominata dalla velocità, il labirinto ci propone un’altra via: quella della lentezza consapevole.
Non serve andare lontano per scoprire qualcosa di nuovo. Basta mettersi in cammino, su un tracciato antico che conduce esattamente dove siamo destinati ad arrivare: al centro di noi stessi.
Il labirinto continua a essere letto come un’immagine della ricerca personale, della meditazione e della trasformazione interiore. La sua forza non deriva soltanto dall’antichità, ma dal modo in cui coinvolge contemporaneamente il corpo, lo spazio, il respiro e l’attenzione.
Il suo significato rimane aperto a più livelli: cristiano, simbolico, filosofico, alchemico, psicologico e storico-artistico. Nessuna di queste letture esaurisce da sola il senso del monumento.
La “Mano” che ha guidato l’evoluzione dei Mondi lascia sempre dei monumenti che assolvano alla funzione di faro per gli uomini.
Se vogliono essere ciechi, sono liberi, ma se vogliono vedere, è lasciata loro la facoltà di vedere e comprendere nel pieno rispetto e libertà dei loro atti.
Sono liberi e responsabili, individualmente.
Cose che NON SAI sul LABIRINTO DI CHARTRES (Preparati a rimanere a bocca aperta)😱
Informazioni essenziali sul labirinto
Oggi il labirinto, che può essere percorso soltanto una volta al mese, è prevalentemente coperto da sedie e panche messe a disposizione per i fedeli che intendono partecipare alle celebrazioni delle messe, o anche solo per ammirare la bellezza della cattedrale.
Il centro era inoltre caratterizzato dalla presenza di una placca in bronzo, poi rimossa e fusa nel 1702 nel corso delle guerre napoleoniche.
Secondo ciò che affermano gli esperti, questa placca avrebbe rappresentato Teseo che combatteva contro il Minotauro ed alle spalle dei combattenti Arianna con in mano il famoso gomitolo di filo.
La lotta tra Teseo e il Minotauro simboleggia la lotta tra bene e male: una lotta che si compie nella nostra anima, lungo il percorso che costituisce il labirinto della nostra vita.
Una lotta che ha avuto inizio con il peccato originale di Adamo ed Eva, riprodotto in una vetrata posta nell’abside meridionale della cattedrale, proprio al di sopra del labirinto.
Il labirinto di Chartres è uno dei meglio conservati ed è il più grande giunto dall’epoca medievale ai nostri giorni.
La Cattedrale di Chartres rimane così un luogo nel quale storia, devozione, architettura, mito e interpretazione esoterica si sovrappongono senza coincidere completamente. Il suo labirinto, la luce delle vetrate, la simbologia mariana, la geometria e la memoria della Scuola di Chartres costituiscono un sistema di immagini capace di trasformare la visita in un’esperienza di orientamento interiore.
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