La Calle della Madonna, chiamata anche Calle de la Madona, si trova a San Barnaba, nel sestiere di Dorsoduro, e un tempo apparteneva alla parrocchia di Santa Margherita. La calle è ricordata soprattutto per il delitto commesso nella notte del 12 giugno 1779 da Veneranda Porta da Sacile, che, d’accordo con il suo amante Stefano Fantini, uccise il marito Francesco Cestonaro.
Il caso venne scoperto dopo il ritrovamento, in diversi punti di Venezia, delle parti del corpo della vittima. Le indagini portarono alla confessione dei due responsabili, che furono condannati dalla Quarantia Criminale: Veneranda Porta venne decapitata, mentre Stefano Fantini fu anche squartato il 12 gennaio 1781.
Dove si trova la Calle della Madonna
La Calle de la Madona a San Barnaba si trova nel sestiere di Dorsoduro, in un’area storicamente legata alla parrocchia di Santa Margherita. Il toponimo è associato alla corte e alla calle della Madonna.
La denominazione della calle è rimasta legata alla memoria di un episodio criminale avvenuto nella Venezia del Settecento. La vicenda coinvolse abitanti e luoghi diversi della città, dalle Zattere ai pozzi presso le chiese e le fondamenta veneziane.

Il delitto di Francesco Cestonaro
La Calle de la Madona a San Barnaba è celebre perchè vi abitava quella Veneranda Porta da Sacile, la quale, di accordo con Stefano Fantini, udinese, suo amante, staffiere dei Dolfin sulle Zattere, uccise la notte del 12 giugno 1779 il proprio marito Francesco Cestonaro.
Secondo la ricostruzione giudiziaria, l’omicidio fu commesso per astio verso Francesco Cestonaro e per permettere ai due amanti di contrarre nuovi sponsali dopo la morte del marito. La posizione di Stefano Fantini era legata alla casa Dolfin sulle Zattere, dove prestava servizio come staffiere.
Il ritrovamento delle parti del corpo
La mattina del 14 ritrovavasi nel pozzo situato innanzi la porta laterale della chiesa dei Santi Gervasio e Protasio un busto d’uomo con le braccia, e poche ore dopo due coscie con gambe e piedi in un altro pozzo presso la Fondamenta del Malcanton.
La mattina susseguente appariva nel Canale di Santa Chiara una testa, e finalmente, verso mezzodì, scoprivansi alcuni interiori in faccia il quartiere degli Zaffi da Barca sulle Zattere.
| Luogo | Ritrovamento |
|---|---|
| Pozzo presso la porta laterale della chiesa dei Santi Gervasio e Protasio | Un busto d’uomo con le braccia |
| Pozzo presso la Fondamenta del Malcanton | Due cosce con gambe e piedi |
| Canale di Santa Chiara | La testa |
| Zona degli Zaffi da Barca sulle Zattere | Alcuni interiori |
La distribuzione dei ritrovamenti in luoghi diversi rese evidente la gravità del delitto e provocò una forte reazione delle autorità veneziane. Il corpo era stato smembrato e le sue parti erano state abbandonate in punti differenti della città.

La reazione del Governo veneziano
Commosso il Governo a così fiero caso, ordinò che si esponesse la Beata Vergine per otto giorni nella basilica di S. Marco, ed il Santissimo Sacramento in tutte le chiese di Venezia, così per espiazione, come per ritrovare i colpevoli.
Faceva pure esporre al pubblico imbalsamata la testa dell’ucciso, e siccome essa portava un rouleau di carta, formato con il brano di una vecchia lettera, la quale aveva per sottoscrizione lo iniziali V. F. G. C., ordinava che venisse inserito nelle pubbliche gazzette il racconto del tutto col contenuto della lettera, e colle iniziali predette.
Le autorità cercarono quindi di utilizzare ogni indizio disponibile, compreso il frammento di una vecchia lettera rinvenuto con la testa della vittima. Le iniziali riportate sulla carta furono pubblicate insieme alla descrizione del caso.
La lettera e l’identificazione della vittima
Una di tali gazzette cadde per accidente nelle mani di un Giovanni Cestonaro, domiciliato in Este, che corse a Venezia, e rabbrividendo, riconobbe il proprio carattere, e la testa del proprio fratello, a cui aveva spedito quella lettera.
Il particolare della lettera permise a Giovanni Cestonaro di riconoscere sia la propria grafia sia la testa del fratello. L’identificazione della vittima trasformò il ritrovamento anonimo in un’indagine riferita a Francesco Cestonaro.
Interrogato dalla giustizia, egli fece cadere i sospetti dell’assassinio sopra la cognata Veneranda Porta, e sopra Stefano Fantini, staffiere di casa Dolfin sulle Zattere, raccontando come l’estinto fratello si era spesso lagnato per lettera della tresca che il Fantini manteneva con la Veneranda.
Le indagini e la confessione
I sospetti si concentrarono sulla moglie della vittima e su Stefano Fantini, a causa della relazione che quest’ultimo intratteneva con Veneranda Porta. Le lettere di Francesco Cestonaro avevano già espresso le sue lamentele riguardo alla tresca.
Esaminati i rei, confessarono il delitto, ed apparve che l’avevano commesso per astio verso il Cestonaro, e per contrarre dopo la di lui morto novelli sponsali.
La confessione confermò l’ipotesi formulata durante le indagini e chiarì il movente attribuito ai due accusati: l’ostilità verso Francesco Cestonaro e il progetto di sposarsi dopo la sua morte.
La condanna di Veneranda Porta e Stefano Fantini
Entrambi furono, per sentenza della Quarantia Criminale, decapitati, ed il Fantini anche squartato il 12 gennaio 1781.
La sentenza della Quarantia Criminale concluse il procedimento con la condanna capitale dei due responsabili. L’esecuzione di Stefano Fantini comprese anche lo squartamento e venne compiuta il 12 gennaio 1781.
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La memoria del luogo
La Calle della Madonna conserva così una memoria toponomastica connessa a una delle vicende criminali ricordate nelle antiche descrizioni delle strade veneziane. L’episodio collega la zona di San Barnaba con le Zattere, il Canale di Santa Chiara, la Fondamenta del Malcanton e i luoghi dei ritrovamenti.
La storia della calle non riguarda soltanto il luogo in cui abitava Veneranda Porta, ma comprende l’intera rete urbana attraverso la quale il delitto venne scoperto: pozzi, canali, fondamenta e aree prossime alle chiese. La vicenda è rimasta associata alla denominazione della Calle de la Madona a San Barnaba.