Cartoline storiche di Bernezzo e della parrocchia

Le cartoline storiche dedicate a Bernezzo e alla sua parrocchia possono essere considerate documenti visivi capaci di conservare l’aspetto degli edifici, la memoria delle trasformazioni architettoniche e il rapporto tra il paese, il territorio e la vita religiosa locale. La cartolina illustrata, infatti, è spesso l’unico documento che ci resta dopo l’ineluttabile fine degli anziani, che quelle immagini conservano nella memoria.

Le immagini della chiesa parrocchiale permettono di collegare la documentazione fotografica alla storia dell’edificio, alle sue opere d’arte e alle modifiche subite nel tempo. La chiesa è utilizzata dal 1957 come sede principale delle celebrazioni della parrocchia intitolata ai SS. Pietro e Paolo.

La cartolina d’epoca come documento storico

Ci sono, in Italia e altrove, migliaia di collezionisti di cartoline: un campo assai vasto e frequentato che può specializzarsi in tematiche varie ( città, militaria, augurali, paesaggi, pubblicitarie ecc. ) a loro volta divise in gruppi e sottogruppi, secondo i gusti e gli interessi dei singoli.

Gli appassionati sanno che esiste un vero e proprio mercato e che frequenti sono gli scambi tra tutti i collezionisti che intendono usufruire di quelle inesauribili fonti per le ricerche storiche di ogni genere. La riscoperta del passato, l’amore per le nostre radici, hanno fatto nascere nuovi collezionisti che si contendono il ritrovamento e l’acquisizione di questi rettangoli di cartoncino, ormai conservati gelosamente proprio come cimeli.

Una cartolina può mostrare una piazza, un edificio religioso, una strada, un panorama o un particolare architettonico, ma può anche documentare elementi scomparsi: insegne, automobili, modalità di circolazione, sistemazioni del suolo, arredi urbani e prospettive oggi modificate. La cartolina è quindi un documento storico, oltre che un oggetto di corrispondenza.

Origini della cartolina illustrata

La cartolina illustrata nacque per caso durante la guerra franco-prussiana, e il merito va ad un libraio tedesco, Schwart di Olderburg, che nel 1870 ebbe l’idea di stampare su cartoncino, utilizzando il cliché di un almanacco, l’immagine di un artigliere, simbolo dello stato di guerra.

L’opera venne perfezionata, contemporaneamente in senso economico, da Leon Besnardeau di Sillè-le-Giullaume, che pur essendo dall’altra parte della barricata, pensò di offrire ai 40.000 soldati accampati nelle vicinanze l’occasione di inviare un messaggio alle famiglie lontane.

Esauriti i fogli e le buste, l’astuto editore tagliò in rettangoli di 66 millimetri per 98 le copertine dei quaderni avanzati, dopo averne venduto le pagine una a una. Sul verso, destinato all’indirizzo, sottolineando il carattere patriottico della missiva, il nostro fece stampare armi e trofei sormontati dallo stemma di Bretagna.

Lo Stato per incoraggiare l’iniziativa, risparmiò ai militari la spesa del francobollo. Il successo fu enorme. In segno di stima e di riconoscimento la Francia offrì a Besnardeau, che da quel giorno visse di rendita, un articolo su Le Petit Journal, qualche poesia, e meritatissima nel 1910, una cartolina dedicata all’ ” Inventeur de la 1re Carte postale francaise illustre de 1870 “.

Dalla cartolina postale alla cartolina illustrata

Tutti riconoscono come sicura antenata della cartolina illustrata la cartolina postale, che fu proposta in Germania nel 1865 da un funzionario delle poste tedesche Henrich Von Stephan, ma utilizzata per la prima volta dalle poste austro-ungariche il 1/10/1869.

La prima cartolina postale ufficiale,invece, fu emessa il 1º ottobre 1869 dalle Poste Austriache e sul lato riservato all’indirizzo in alto, presentava la dicitura CORRESPONDENZ-CARTE. I motivi ornamentali di questa prima cartolina erano rappresentati da un sottile orlo ricamato lungo il perimetro del recto e da un minuscolo emblema della casa d’Austria, posto sotto la scritta CORRESPONDENZE-CARTE.

In Italia la prima cartolina postale vide la luce il 1° gennaio del 1874, ( dopo l'entrata in vigore del R.D. n. 1442 del 23 giugno 1873) uscendo anche con la versione “doppia” con risposta pagata, ossia con un'altra cartolina annessa che il mittente offriva al destinatario per una risposta gratuita.

La cartolina postale con risposta pagata era composta da due parti piegate lungo una linea perforata per lo strappo e l'utilizzo; era di colore rosa con una seconda parte avorio per destinazioni nazionali, oppure verde per destinazioni internazionali. La cartolina semplice costava dieci centesimi (contro i venti di una lettera) e la doppia quindici.

La cartolina postale, detta anche intero postale perché già comprensiva dell'affrancatura rappresentata da un'impronta a stampa di francobollo, era un cartoncino di cm 11,5 per 8. Nel lato anteriore, destinato all'indirizzo, all'interno di una cornice, vi era il francobollo prestampato con l'effige del re Vittorio Emanuele II, lo spazio per il bollo e la scritta Cartolina Postale; sotto questa scritta il valore della cartolina e cioè “Dieci Centesimi” e sotto a questa lo stemma sabaudo senza decorazioni; il lato opposto era dedicato alla corrispondenza.

Formati, circolazione e diffusione

Nel 1877 le cartoline postali cominciarono ad essere decorate con un trofeo di bandiere attorno allo stemma sabaudo; il formato era di cm 13,8 per 7,8. Il successo fu immediato e la cartolina postale ebbe un uso imponente specialmente fino a che il suo prezzo rimase più economico rispetto a quello della lettera.

La cartolina postale fu riservata inizialmente al solo uso interno nello stato di emissione. La circolazione internazionale fu ammessa dal 1° luglio 1875, quando entrò in vigore il Trattato dell’Unione Postale Generale, che era stato firmato a Berna, da 22 paesi, il 9 ottobre 1874.

Questa organizzazione cambiò il suo nome in Unione Postale Universale (UPU) nel congresso tenutosi a Parigi nel 1878; nello stesso congresso furono fissate le dimensioni massime accettate come standard per le cartoline postali, e cioè cm 9 per 14.

Nel 1878 il Congresso Mondiale dell’Unione Postale Universale aveva fissato le dimensioni standard della cartolina in cm 9 per cm 14, portando i vari stati ad adottare quel formato che restò in uso sino agli anni trenta del XX secolo; intanto, nel 1866, si era provveduto ad accettarne ufficialmente la circolazione internazionale.

Il successo della cartolina illustrata

Il successo immediato di questo nuovo “ strumento “ di comunicazione fu determinato sia dalla semplicità del mezzo, sia dal basso costo della tariffa per i saluti rispetto alle lettere, 2 cent. contro 20 centesimi, ( ciò fu possibile perché fino al 1905, anno in cui venne istituita una apposita tariffa per le cartoline illustrate, queste furono spedite con la tariffa di stampe, avendo cura di annullare a penna la scritta cartolina postale, corrispondenze-carte, postal carte, postkarte, carte postale, tarjeta postal, ecc…), sia dalla possibilità, connessa all’introduzione della tecnica fotografica e di nuovi processi di stampa, di spedire immagini di luoghi, di figure caratteristiche fino ad allora rappresentate soltanto grazie alle incisioni riportate sui libri o su qualche giornale.

Con l’avvento della tecnica fotografica, come nuovo mezzo di comunicazione, ai disegni seguirono le fotografie. Principali soggetti tematici di queste cartoline illustrate, che compaiono attorno al 1890, furono la ritrattistica, il vedutismo e la riproduzione di opere d’arte.

Il travolgente successo della cartolina trova riscontro nel gran numero di esemplari ( 1.750.000.000 ) che si calcola furono spediti nel 1894 o nei 140 miliardi di cartoline viaggiate nel mondo tra il 1894 ed il 1919.

Tale dilagante utilizzo venne considerato un vero e proprio fenomeno sociale, al punto da destare l’interesse di personaggi della cultura del tempo. Matilde Serao, ad esempio, affermò, che la cartolina “ sviluppa quel senso estetico che è ottuso fra i più… fa conoscere paesi mai visti “.

Le cartoline facevano bella mostra di sé in tutte le esposizioni nazionali, al pari di tutte le maggiori novità del vasto panorama produttivo dell’epoca, e non solo, il boom che la cartolina ebbe nel 1897 per “ dimensione ed importanza “ può essere paragonato all’interesse che si creò intorno alla televisione negli anni ’50.

Di fatto tutte le persone “ istruite “ facevano a gara nello scambiarsi cartoline. Una “ moda “ che gradatamente assunse dimensioni popolari , aumentò il numero dei collezionisti, alcuni arrivarono addirittura ad assoldare persone che inviarono nei posti più importanti al fine di farsi spedire cartoline per la propria collezione.

Le prime cartoline illustrate paesaggistiche

Con la fine del settecento, l’uso di lasciare su un cartoncino stampato o decorato dei complimenti o degli auguri si diffonde in tutta Europa e anche in America; c’è chi vuole vedere in questi due fatti un possibile antenato della cartolina illustrata, ma i più qualificati esperti di cartofilia rifiutano questa ipotesi.

Altri fanno risalire la nascita della cartolina illustrata al 1797, quando il litografo tedesco Miesler mise in commercio per primo sue litografie ricordo di Berlino, formato cartolina, che furono subito oggetto di collezionismo, ma anche in questo caso gli esperti non sono d’accordo.

In ogni caso tutto quanto sopra ricordato doveva viaggiare per posta sempre in busta chiusa, perché a quei tempi non esisteva alternativa. La prima fase della trasformazione della semplice ed austera cartolina postale in cartolina illustrata si ebbe con le cartoline pubblicitarie commerciali.

Queste inizialmente furono cartoline postali sulle quali si apponeva un timbro della ditta emittente, timbro che si arricchì poi con fregi e decorazioni, fino a rappresentare anche il prodotto commercializzato. L’amministrazione tollerò queste iniziative private; poi provvide essa stessa all’emissione di cartoline postali con illustrazioni, soprattutto commemorative.

I privati iniziarono a pubblicare delle cartoline su cartoncini bianchi, senza francobollo prestampato, che però dovevano essere affrancate con la tariffa lettera. Finalmente arrivò l’autorizzazione all’uso di cartoline illustrate con la stessa tariffa prevista per quelle postali.

La fase successiva e determinante che trasformò veramente la cartolina postale in cartolina illustrata, fu la nascita delle cartoline commemorative, che si possono dividere in ufficiali, emesse dall’amministrazione postale, e in semiufficiali private, emesse da organizzazioni o comitati promotori di importanti manifestazioni per lo più di carattere nazionale con il placet dell’amministrazione postale.

Tra le prime cartoline commemorative ufficiali, si ricorda quella emessa nel 1895 per il 25° anniversario della liberazione di Roma, e quella emessa per le nozze del principe ereditario, il futuro re d’Italia Vittorio Emanuele III, con la principessa Elena Petrovich del Montenegro.

Dal 1870 circa, si diffusero soprattutto in Germania le “gruss aus” che in tedesco significa “saluti da”. Queste erano cartoline riportanti dei “collage” litografici rappresentanti luoghi di interesse storico o turistici, con persone vestite coi costumi locali ambulanti e scene di vita quotidiana.

Come si vede, le “gruss aus” erano cartoline particolarmente adatte ed usate nella corrispondenza vacanziera. Le “gruss aus”, che si diffusero anche in Italia dal 1885 in avanti, furono così le prime vere cartoline illustrate, paesaggistiche, e rientrano pertanto a pieno titolo nella tematica “Regionalismo”, della quale costituiscono il punto di partenza per ogni collezionista.

In Italia la tipografia Danesi di Roma pubblicò nel 1882 una serie di vedute preparate dal pittore Baldassarre Surdi. Nel negozio di biancheria del comm. Giosuè De Palma a Napoli vennero distribuite delle cartoline ottenute incollando al verso di una cartolina postale una striscia di carta con tre vedutine di Amalfi, Napoli e Capri.

La cartolina come memoria dei luoghi

Tutto sommato è facile fare una cartolina di monumenti in una città d'arte o un panorama di una città in generale: il risultato è stereotipato ma decoroso, è banale ma fa quello che deve fare. E' per questo che le cartoline qui accanto sono frutto di un'accurata selezione, ovviamente tendente al lato kitsch, ma anche, in qualche caso, alle scelte originali, peculiari.

Una cartolina può presentare il luogo in modo diretto e riconoscibile, oppure scegliere un dettaglio insolito, una prospettiva secondaria o un’immagine capace di conservare una memoria altrimenti difficile da individuare. In questo modo anche una veduta apparentemente anonima può diventare una testimonianza storica.

Una quintessenza della "cartolina anonima" è quella dell'Arena. L'ho messa perché l'ho ricevuta io che sono di Verona, quindi innanzi tutto c'è una certa originalità di chi l'ha inviata.

Ma un altro interessante motivo della presenza di questa cartolina è che si vede bene quando si poteva circolare in auto attorno all'Arena: è una memoria storica.

Da qui in poi scivolare verso il kitsch è facile, anche perché si è aiutati dal tempo che fa virare i colori delle fotografie rendendoli artificiali. Ecco quindi che la loggia di San Giovanni a Udine diventa surreale, così pure come l'altra loggia, quella dei Lanzi a Firenze.

Originale, ma non molto chiaro. Se non altro il bianco e nero non ha subito alterazioni, tranne quelle piccole e positive che lo rendono più vintage.

La cartolina di Treviso mostra un altro modo di documentare un territorio: non soltanto attraverso un monumento o un panorama, ma anche attraverso una carta geografica. Non solo c'è la mappa, ma la dicitura sul verso recita esattamente: "Dalla Carta Automobilistica al 1:800.000 del T.C.I. / Riproduzione autorizzata dal Touring Club Italiano".

La parrocchia e la chiesa della Madonna del Rosario

Del XII secolo, in stile romanico, edificata in onore della Madonna dai monaci benedettini che risiedevano nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo (ricostruita nel Settecento), ma poi ripetutamente rimaneggiata soprattutto nel XVIII secolo.

Presenta volte gotiche e le monofore originali murate. All’interno conserva affreschi dei secoli XV e XVI. Completata nel XV secolo con le colonne a fascio e gli archi a sesto acuto.

Nel 1659 la chiesa fu intitolata alla “Madonna del Rosario” con la costituzione dell’omonima Compagnia. L’edificio ha subito lavori di restauro negli anni 1934, quando furono demolite due delle tre absidi; 1940; 1954 e 2001.

Dal 1957 la chiesa è utilizzata come la sede principale delle celebrazioni della parrocchia intitolata ai SS. Pietro e Paolo.

Chiesa della Madonna del Rosario Bernezzo

Architettura e opere d’arte conservate nella chiesa

La piccola abside di destra, a ridosso del campanile, è l’unica che conserva la volta gotica a crociera affrescata, nelle quattro vele, con gli Evangelisti, attribuiti ad Hans Clemer e databili tra il 1496 e il 1500.

Un san Cristoforo è visibile, recentemente restaurato, tra la seconda e la terza lesena della parete destra della Chiesa. Si può ammirare sulla parete sinistra, nella quarta campata, una sant’Anna Metterza (con la Vergine e il Bambino) martellata, ma ben distinguibile, raro esempio di affresco di stile piramidale.

Un affresco che rappresenta un trittico si trova ben conservato e restaurato nella seconda campata della parete sinistra: una Madonna col Bambino e due riquadri che raccontano la storia di sant’Eligio.

Sopra si legge la scritta col nome del committente e la data “Hanc operam fecerunt fieri o.d. D. Delfinus et Magister Monettus delemosinis ed honorem Dei et B.M.V. 1420”.

Il fonte battesimale, nella cappella destra, di marmo in stile gotico, è quattrocentesco.

Come leggere una cartolina di Bernezzo

Una cartolina storica della chiesa di Bernezzo può essere osservata su più livelli. La veduta principale consente di riconoscere l’edificio e il suo rapporto con il paese; i dettagli architettonici permettono di confrontare la forma delle absidi, il campanile, le aperture e le coperture; il retro può fornire indicazioni sulla data, sulla circolazione postale e sull’uso dell’immagine.

Le immagini devono essere confrontate con la storia dei restauri, perché l’aspetto della chiesa non è rimasto immutato. I lavori del 1934, del 1940, del 1954 e del 2001 rappresentano passaggi importanti per interpretare eventuali differenze tra cartoline appartenenti a periodi diversi.

Anche una cartolina priva di una data leggibile può offrire elementi utili. Il bianco e nero con la patina del tempo indica l'età delle immagini, ma con la massima dignità. Se non fosse per questa patina e, nel caso della fontana, per la presenza dell'auto, la datazione non sarebbe immediata perché in fondo monumenti ed edifici sono sempre più o meno quelli.

Per la datazione possono essere osservati il formato, la tecnica di stampa, il tipo di fotografia, il colore o il bianco e nero, la grafica del retro, il francobollo, il timbro postale, le automobili, l’abbigliamento, la sistemazione della strada e gli eventuali elementi architettonici scomparsi o modificati.

Cartoline, territorio e confronto con altre località

Le cartoline di Bernezzo possono essere collocate nella più ampia tradizione delle immagini dedicate a paesi, panorami e monumenti italiani. Tra gli esempi di soggetti cartolineschi compaiono Tarvisio, Recanati, Isola del Piano, Alberobello, Piazza Libertà a Udine, l’Arena di Verona, Urbino, Messina, Paestum, Venezia, Firenze, Villa Santina e le Langhe.

La varietà dei soggetti dimostra che la cartolina non si limita alle grandi città d’arte. Anche i piccoli centri, pur belli di suo, come Isola del Piano non si risparmiano: della chiesa dell’Annunziata possiamo ammirare solo il tetto.

Sempre tra i piccoli centri spicca la friulana Villa Santina che ha voluto coniugare la divisione in settori, "per fare vedere più bellezze possibili", con la scritta esplicita (con tanto di altezza) in modo da non essere confusa con Cortina o Courmayer.

La scelta dell’immagine può essere semplice e documentaria, oppure insolita e persino difficile da interpretare. In controtendenza la raffinata scelta delle Langhe dal titolo "colori autentici del paesaggio" (sic!), che però si intravedono a malapena all'interno dell'ampia cornice bianca.

Le vedute di piccoli centri e di edifici religiosi mostrano quindi una funzione importante della cartolina: rendere riconoscibile un luogo, anche quando non è una meta turistica di fama nazionale, e trasformare un’immagine quotidiana in una testimonianza del passato.

La cartolina nel Novecento

Il fenomeno della cartoline illustrata scemò negli anni ’40 con la diffusione di un nuovo mezzo di comunicazione, quale il telefono. Diminuì perciò la produzione e la gente usava sempre meno, col passare degli anni, la cartolina illustrata; quelle più vecchie per fortuna, in molti casi furono conservate in soffitta.

Da circa vent’anni è tornato l’amore per il collezionismo delle cartoline del passato e, accanto a quelle del primo novecento, di formato più piccolo, sono state affiancate quelle più grandi, cm 10 per 15, degli anni 40/60 che proprio per il ridotto uso che ebbero, sono diventate anch’esse di non facile reperimento.

In Gran Bretagna dal 1902 quello che viene chiamato il verso della cartolina illustrata (o recto nel caso di cartolina postale) viene diviso verticalmente in due parti uguali: a destra c'è lo spazio riservato all'indirizzo e all'affrancatura; a sinistra uno spazio bianco per le comunicazioni del mittente.

In questo modo l'altro lato della cartolina resta completamente a disposizione dell'illustrazione. E' l'introduzione del cosiddetto “ divided back”, che in Italia avviene, nel 1906 sulle cartoline private, e nel 1908 sugli interi postali.

Nel 1919 un'apposita autorizzazione consente che sulle cartoline postali di Stato appaia un tassello pubblicitario di privati: sono decine e decine di minuscoli manifesti che ci offrono uno spaccato delle attività dell'epoca successiva alla grande guerra, quando i continui ritocchi tariffari ci fanno scoprire la nuova realtà della continua perdita di valore della lira.

In seguito, con la presa del potere del Partito Nazionale Fascista, lo stemma sabaudo viene integrato con i fasci littori e negli anni '30, in contemporanea con un nuovo aumento del formato, appaiono vignette illustrate con le opere del regime, con la milizia nazionale, con svariate località turistiche.

La cartoline postale caratterizza anche gli anni della seconda guerra mondiale e i seguenti. Prima con la stampa sulla sinistra di un grande motto “VINCEREMO”, poi, a seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943, le due Italie divise procedono alla produzione di valori differenti con tariffe, norme ed usi specifici.

Solo nel 1947, un anno dopo la sua proclamazione, vedono la luce i valori con intestazione “Repubblica Italiana”.

Le cartoline più vecchie e la memoria del paesaggio

Sono sempre imbarazzato con termini come antiquariato, modernariato, vintage perché, ad esempio, come dovrei definire queste cartoline? Vanno dal 1952 al 1973, quindi la più nuova ha cinquant'anni, ma la più vecchia ne ha settanta e negli anni '60 un mobile di fine ottocento, quindi un mobile di settant'anni prima, sarebbe stato classificato come antiquariato.

Insomma, nel dubbio le chiamo le cartoline più vecchie. Quindi, come dicevo, si parte dal 1952 sia per questo bel panorama di Torino che per la Fontana del Peschiera a Roma, e credo che più o meno valga anche per la vista di Pai anche se non si riesce a leggere bene la data sul francobollo.

La dignità di cui sopra viene un po' a mancare nell'ultimo bianco e nero, quello di Gambarie dove troviamo le prime tracce delle cartoline "creative" che hanno imperversato nei decenni successivi.

Non solo abbiamo i riquadri per far vedere quante più bellezze locali possibili, ma questi riquadri sono stati fantasiosamente inclinati, forse per dare un aspetto meno schematico e più "artistico" (con buona pace di Mondrian).

Le immagini dedicate a Bernezzo e alla parrocchia possono essere lette nello stesso modo: non soltanto come rappresentazioni estetiche, ma come frammenti di una storia locale fatta di restauri, celebrazioni, trasformazioni del paese e permanenze della devozione.

Conservazione e valore delle immagini

La cartolina illustrata vive una sua esistenza soddisfacente se non brillante, mentre la cartolina postale di Stato conosce una significativa flessione. Il costo pareggiato a quello della lettera attualmente di 0,45 euro sia per il tipo ordinario sia per quelle celebrative di manifestazioni ed avvenimenti ed i nuovi moderni mezzi di corrispondenza, quali il telefono il fax e la posta elettronica, ne hanno ridotto l'uso.

Ma essa è tutt'altro che morente. Per esempio, un uso specifico viene richiesto dalle tantissime lotterie o dai giochi a quiz che si giovano della comodità offerta da un oggetto che non richiede l'apertura, che sarebbe necessaria con le buste, e quindi snellisce di molto il tempo necessario ai controlli.

La conservazione delle cartoline consente di mantenere insieme l’immagine e le tracce della sua circolazione. Una cartolina viaggiata può contenere un messaggio personale, un indirizzo, un francobollo e un timbro; una non viaggiata può conservare più nitidamente l’immagine, ma non offre la stessa documentazione sull’uso postale.

Il Fondo Cartoline della Società Filologica Friulana è composto da cartoline storiche del Novecento, dai primi decenni fino agli anni Ottanta, viaggiate e non. Fin dai primi anni di attività la Società Filologica Friulana promosse una raccolta di cartoline delle varie località del Friuli.

Attualmente il fondo conta più di 2.000 immagini di vie, piazze, case e paesaggi che ci consentono di ricordare e ricostruire la storia dei nostri paesi. Ma non solo: anche i nostri costumi friulani sono riprodotti nelle immagini della collezione.

Un insieme di cartoline storiche di Bernezzo dovrebbe essere osservato con la stessa attenzione riservata a un archivio fotografico: ogni immagine può documentare una fase dell’edificio, del paesaggio o della comunità, mentre la sequenza delle cartoline può rendere visibili trasformazioni altrimenti difficili da ricostruire.

Dati essenziali sulla chiesa

ElementoInformazione
Intitolazione storicaMadonna del Rosario
ParrocchiaSS. Pietro e Paolo
Origine dell’edificioDel XII secolo, in stile romanico
CompletamentoNel XV secolo con le colonne a fascio e gli archi a sesto acuto
AffreschiDei secoli XV e XVI
Volta gotica affrescataEvangelisti attribuiti ad Hans Clemer, databili tra il 1496 e il 1500
Intitolazione alla Madonna del Rosario1659
Uso parrocchiale principaleDal 1957
Restauri indicati1934, 1940, 1954 e 2001
IndirizzoVia Cuneo 13 - Bernezzo CN

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