Cappella della Confraternita del Rosario: storia, architettura e opere d’arte

La denominazione “Cappella della Confraternita del Rosario” può riferirsi a edifici religiosi diversi, nati in epoche e contesti differenti, ma accomunati dalla devozione alla Vergine del Rosario e dalla presenza di confraternite laicali. Tra gli esempi descritti rientrano la piccola cappella comunemente chiamata Sa Cappella e S’Arrosàriu, la chiesa della confraternita eretta tra il 1606 e il 1619 e la celebre Cappella del Rosario nella basilica di San Domenico a Bologna.

Questi edifici testimoniano il ruolo religioso, sociale e artistico delle confraternite del Rosario, che accompagnavano le celebrazioni, organizzavano processioni e promuovevano la preghiera mariana. Le loro architetture conservano altari, statue, dipinti, stucchi, decorazioni illusionistiche e apparati liturgici legati ai Misteri del Rosario.

Origine e funzione delle confraternite del Rosario

Subito dopo il Concilio di Trento, in risposta alle eresie protestanti, furono fortemente caldeggiate e promosse dalla Chiesa Romana alcune pratiche devozionali, come la recitazione del Rosario e la fruizione del SS. Sacramento della comunione. Pertanto, nel ‘500 si assistette alla nascita di molte confraternite dedicate al Rosario e al SS. Sacramento, soprattutto dopo la vittoria della flotta cristiana sui Turchi a Lepanto il 7 ottobre 1571, che si ritenne ispirata dalla Vergine del Rosario.

Il lascito fu amministrato dalla locale Confraternita del Rosario costituita da laici che avevano l’incarico di accompagnare processionalmente il sacerdote nelle varie ricorrenze religiose. La confraternita si è ricostituita recentemente dopo un lungo periodo di inattività.

A Mottola, ancor prima di Lepanto, esisteva un nucleo di devoti al Rosario che nel 1569 aveva commissionato l’antico affresco recentemente ritrovato nella cattedrale. Nel 1592 si ha notizia certa della esistenza di una confraternita rosariana, che ai primi del ‘600 assunse la denominazione di confraternita del SS.mo Sacramento e Rosario.

Quindi intorno al 1670 essa si divise in due distinte confraternite, che vennero però sciolte nel 1692 dal vescovo Della Quadra. Trent’anni più tardi, nel 1723 tornò a essere citata nei documenti una confraternita del Rosario, che aveva una propria cappella nella navata sinistra della cattedrale e si prendeva anche cura di quella del SS. Sacramento.

La Confraternita del SS. Sacramento e Rosario venne istituzionalizzata nel 1740, grazie all’azione del gesuita Raffaele Manca. La festa del Rosario viene celebrata a Mottola ininterrottamente dal 1761, nei giorni 12 e 13 ottobre.

La cappella chiamata Sa Cappella e S’Arrosàriu

La cappella dedicata alla Vergine del Rosario è comunemente chiamata Sa Cappella e S’Arrosàriu. Di piccole dimensioni, era ornata alla sommità della facciata di un campaniletto a vela con un piccolo arco in cui era collocata una campana.

L’oratorio, un tempo affidato all’omonima Confraternita, è attualmente di proprietà comunale ed è stato completamente restaurato in anni recenti. Dell’antica fabbrica conserva solo una nicchia che accoglieva la statua della “Madonna della Candelora”.

Il simulacro, datato 1700-1799, in legno scolpito e dipinto, è attualmente ospitato nella chiesa parrocchiale. L’edificazione della Cappella risale ai primi dell’Ottocento grazie ad un lascito del notaio Giuseppe Antonio Virdis di Simala.

La cappella conserva quindi la memoria di una fondazione legata sia alla devozione mariana sia all’iniziativa testamentaria di un esponente della comunità. La sua scala ridotta e la presenza originaria del campaniletto a vela ne definivano il carattere raccolto e oratoriale.

Piccola cappella del Rosario restaurata

La chiesa della confraternita tra Seicento e presente

La chiesa della confraternita venne eretta tra il 1606 e il 1619. Sebbene la Confraternita si sia estinta la chiesa è ancora consacrata e la prima domenica di ottobre la Madonna del Rosario viene ancora portata in processione.

Durante l'anno la chiesa è spesso utilizzata per eventi culturali. La chiesa risulta ad un'unica navata, con un ampio coro per i confratelli dietro all'altare maggiore.

L’altare maggiore è dedicato alla Madonna del Rosario e risale al 1680. L'altare è in stucco, alto come la chiesa, mentre la statua della Madonna è in legno, ed è attorniata dai 15 misteri dipinti su tavolette di rame.

Lungo la navata si trovano sei cappelle, dove trovano posto tre interessanti altari laterali. La prima cappella vicino al presbiterio dalla parte dell’epistola venne dedicata alla S. Croce.

L’altare della Santa Croce

L’altare della S.Croce presenta un elegante dossale e la volta della cappella è ornata di stucchi seicenteschi, mentre i dipinti raffigurano gli angeli con i simboli della Passione. Al centro dell'altare vi è una tela della Pietà della stessa epoca.

L’altare del Suffragio e l’Immacolata Concezione

L’altare del Suffragio, spostato nella prima cappella a sinistra, è ornato invece da un prezioso dossale di legno, scolpito e dorato e con una tesa di Sant Antonio Abate. L'altare è dedicato alla immacolata concezione di Maria, presenta un affresco seicentesco con S. Carlo Borromeo e S. Venanzio.

L'affresco presenta una raffigurazione del Santuario di Oropa con la data 1632. La presenza di questa raffigurazione arricchisce il valore documentario dell’opera, collegando la decorazione della cappella alla tradizione dei santuari mariani.

La Cappella del Rosario nella basilica di San Domenico a Bologna

Uno degli esempi più importanti è la Cappella del Rosario della basilica di S. Domenico a Bologna, conosciuta anche come Cappella Guidotti. La cappella si trova a Bologna, in Italia, e appartiene alla tipologia dell’architettura religiosa.

ElementoDescrizione
Nome del monumentoCappella del Rosario, basilica di S. Domenico, Bologna
Denominazione alternativaCappella Guidotti
Datazione del monumento1460-1737
PromotoriFamiglia Guidotti; Confraternita del Rosario
ArchitettiFrancesco Dotti e Francesco Martini
PittoriAngelo Michele Colonna e Agostino Mitelli
DecoratoriAlessandro Miselli e Carlo Veronese
TipologiaArchitettura religiosa (cappella)

Nel 1460 Giovanni Guidotti chiese al capomastro Giovanni del Lago di Como di costruire una cappella nella chiesa di S. Domenico a imitazione di quella di S. Tommaso, in stile gotico. La cappella prese il nome dalla famiglia Guidotti.

Nel 1575, col permesso dei Guidotti, la confraternita del Rosario iniziò ad usare la cappella per le proprie funzioni e nel 1589 si accollò le spese della sua totale ristrutturazione. Tra le opere più significative di questo periodo sono il sontuoso altare dedicato alla Vergine e la decorazione della volta.

La capella del Rosario fu creata nel 1589, quando la Confraternita del Rosario restaurò la cappella medielvale che apparteneva alla famiglia Guidotti. Particolarmente imponente è l'altare che incornicia la statua della Madonna del Rosario, circondata da 15 piccoli dipinti con i Misteri del Rosario, opera di celebri pittori bolognesi.

Nel 1601 i 15 dipinti che circondano la statua della Madonna e che rappresentano i Misteri del Rosario furono commissionati alle più celebri botteghe artistiche di Bologna. Essi ci danno un'idea molto chiara della pittura bolognese di questi anni.

Dopo la peste del 1630 la devozione alla Madonna del Rosario divenne più forte e i sopravvissuti all'epidemia offrirono molti ex voto alla cappella. Nel 1654 l'architetto Francesco Dotti e il capomastro Francesco Martini modificarono l'intera struttura, costruendo una profonda abside e un atrio quadrato con una volta decorata e una cupola.

I pittori Mitelli e Colonna vennero incaricati di dipingere la cappella e finirono il lavoro nel 1657. Durante la ristrutturazione dell'intera chiesa su progetto del Dotti (1727-1737) la cappella fu parzialmente modificata, specialmente negli apparati liturgici.

Pianta della Cappella del Rosario Bologna

La decorazione barocca della cappella bolognese

La complessa decorazione dipinta di Mitelli e Colonna riveste quattro pilastri, due archivolti, le pareti e la volta dell'intera cappella. I pittori furono assistiti dallo scultore Domenico Ottani, che realizzò le decorazioni in stucco, i capitelli e gli eleganti fregi, e dai doratori Alessandro Miselli e Carlo Veronese.

L'uso abbondante della foglia d'oro per le decorazioni dà alla cappella la sua caratteristica sontuosità barocca e favorisce la diffusione della luce. Mitelli e Colonna iniziarono I lavori nel febbraio del 1655 e li terminarono nel maggio del 1657.

Il tema prescelto era la Glorificazione della Beata Vergine del Rosario. Al centro della cupola la Madonna incoronata è trasportata dagli angeli verso il cielo.

Nei tondi alla base della cupola sono rappresentati I meriti del Rosario trasmessi dalla Vergine a S. Domenico per sconfiggere la peste del 1630. Putti, angeli, Virtù celebrano la gloria della Vergine tra i fiori in una delle più impressionanti realizzazioni della scenografia barocca emiliana.

L’abside e le corone degli angeli

L'altare è incorniciato dall'architettura illusionistica dell'abside e coronato da due schiere di angeli che reggono due corone, una di fiori e una di stelle, secondo il motto:” Dat flores tellus, coelum dat sidera sertis”.

Sopra lo straordinario altare che contiene la statua della Vergine, Mitelli e Colonna dipinsero un monumentale edificio barocco, con cortili, balconi, fregi e decorazioni floreali. Il cielo si apre sopra due cori di angeli che tengono una corona di fiori, che simboloeggia la grazia terrena, e una corona di stelle, simbolo della gloria divina.

L'abile impiego della prospettiva e l' uso della foglia d'oro nella decorazione ottiene un forte impatto visivo. La decorazione trasforma l’area dell’altare in una scenografia architettonica illusoria, nella quale pittura, stucco, doratura e scultura concorrono a creare un unico apparato celebrativo.

Catino absidale Cappella Rosario Bologna

La cupola e l’Incoronazione della Vergine

Sopra il fregio, decorato con numerosi stucchi dorati, si apre la cupola, decorata con semicolonne e rosette. Il cielo aperto incornicia la Vergine sollevata in cielo per essere incoronata dagli angeli.

La complessa articolazione spaziale rende la scena fortemente verticale e la rapida successione di piani ottiene uno scorcio perfetto. Siamo di fronte ad un bell' esempio dell'alto livello raggiunto da Mitelli e Colonna nella pittura decorativa.

I due pittori sono talmente sincronizzati che si rivela praticamente impossibile distinguere le diverse mani. L’effetto complessivo dipende dall’integrazione tra la costruzione prospettica, l’illusionismo architettonico e la rappresentazione della gloria celeste.

I tondi monocromi con le storie della Vergine

Tre grandi ovali incorniciano episodi dalla vita della Vergine (la Nascita di Maria, Maria presentata al tempio, il Matrimonio della Vergine). Questa straordinaria decorazione ad affresco sta idealmente di fronte alla Gloria di S. Domenico, dipinta da Guido Reni nella cappella di fronte, dall'altra parte della navata.

L'uso della pittura monocroma nei tondi ai piedi della cupola dimostra il raffinato gusto di Mitelli e Colonna e insieme la loro volontà di enfatizzare il contrasto tra due mondi: quello quotidiano delle storie della Vergine e la visione celestiale in alto.

La scena rappresentata in questo tondo è fortemente legata allo stile classicista di Guido Reni. La distinzione tra la dimensione narrativa delle scene mariane e quella visionaria della cupola organizza la lettura verticale dell’intero spazio.

La confraternita e la chiesa del Rosario a Mottola

La cappella esistente nella cattedrale venne utilizzata dalla confraternita dalla seconda metà del ‘500 fino all’800. Ma nel Settecento emerse l’esigenza di un nuovo oratorio, che venne costruito all'estremità meridionale della attuale Piazza Plebiscito, appena fuori il circuito delle mura e della Porta Vecchia della città medievale.

La costruzione iniziò probabilmente nella prima metà del Settecento, come attestano la data 1752 riportata nella formella di porcellana della Santa Maria Vergine del Rosario, presente sul portale di ingresso della chiesa e il bollo NAP 1751 sulla porticina d’argento del tabernacolo dell’altare principale, e venne terminata tra il 1781 e il 1786.

Durante i lavori di costruzione, la confraternita usò anch’essa come oratorio la antica chiesa della Badia di San Giacomo, dentro le mura. La nuova cappella era abbastanza limitata nelle dimensioni, tanto che nel 1868 si sentì il bisogno di un ampliamento.

Essa assunse quindi la attuale conformazione, con una navata unica a tre campate, coperta da una volta unghiata, e il presbiterio rialzato. Il pavimento venne rifatto nel 1902; dal 1990 è stata dotata di un nuovo portone d’ingresso, con pannelli in bronzo che illustrano l’istituzione del SS. Sacramento della comunione nell’Ultima cena, quindi ancora la Natività e la Resurrezione.

La facciata e il campanile

La facciata è suddivisa in due ordini da un cornicione aggettante, sovrastante un fregio con motivi floreali. Nell’ordine inferiore quattro lesene partono da uno zoccolo, giungendo fino al fregio.

Il secondo ordine ripete il motivo delle quattro lesene e termina in un altro cornicione, meno pronunciato, che è sovrastato da un coronamento trapezoidale e infine da un pinnacolo che costituisce la base di una croce metallica.

Questi ultimi elementi, così come il rosone circolare a fasce concentriche, risalgono a interventi effettuati negli anni ’50 del Novecento. Facevano invece parte della facciata originale le due nicchie poste ai lati del portone di ingresso alla chiesa, destinate a contenere delle statue.

Nel 1794 vene costruito il piccolo campanile, che presenta una cupoletta emisferica e quattro pinnacoli. La sua dotazione è costituita da due campane, risalenti al 1848 e al 1892.

Altari e opere della chiesa di Mottola

Entrando nella chiesa, a sinistra è posto l’altare del Cuore di Gesù e Maria. Esso venne fatto realizzare nel 1884 da don Nicola Semeraro, rettore della Confraternita e risulta avanzato rispetto alla parete.

Si ritiene che tale avanzamento possa coprire l’altare originario, con tutta probabilità simile a quelli settecenteschi che sono visibili nelle due cappelle centrali. Nelle due nicchie poste sopra l’altare trovano posto le statue ottocentesche del Cuore di Gesù e del Cuore di Maria, mentre nel paliotto dell’altare vi è uno stucco con la immagine della Sacra Sindone.

L’altare è fronteggiato da quello gemello della Addolorata e Gesù Morto, anch’esso avanzato rispetto alla parete, forse per celare, come l’altro, l’originario altare settecentesco. In una nicchia troviamo la statua della Addolorata e sotto di essa, in una teca di vetro, la statua ottocentesca in cartapesta di Gesù Morto.

Sono anch’essi uguali tra loro i due successivi altari laterali, prossimi all’abside, databili al 1790. Sono opera di uno scalpellino diverso da quello dell’altare centrale, come denuncia la fattura dei puttini posti ai lati del fastigio, che è molto più modesta rispetto agli angioletti che sono raffigurati nei capialtare di quello centrale.

L’altare di sinistra è dedicato a san Luigi Gonzaga, il santo gesuita patrono della gioventù e venne fatto realizzare nel 1790 dal rettore della confraternita, il teologo don Michele Marinosci. Infatti, sopra il dipinto settecentesco che raffigura il Santo, sicuramente opera di un pittore locale, in alto nel fastigio è rappresentato lo stemma gentilizio della famiglia Marinosci.

Di fianco all’altare è collocata una statua di Santa Teresa del Bambino Gesù, databile al primo Novecento. L’altare gemello che lo fronteggia, a destra, è dedicato al Santissimo Sacramento.

E’ sormontato da una tela settecentesca, poco leggibile, nonostante sia stata restaurata qualche decennio fa, con la adorazione dell’ostensorio del SS. Sacramento da parte di un vescovo e un santo francescano, non meglio identificabili.

A fianco dell’altare, una nicchia conserva la statua ottocentesca in cartapesta di Sant’Antonio Abate. L’altare centrale in pietra locale, posto sul presbiterio rialzato, è stato realizzato tra il 1740 e il 175.

Probabilmente è opera dello stesso artista che scolpì nella cattedrale l’altare in pietra della cappella del Sacramento, anch’esso commissionato dalla confraternita. Come l’altro, il manufatto appare fortemente ispirato alle creazioni della scuola napoletana di Domenico Antonio Vaccaro.

Presenta due preziosi capialtare con teste di putto e la sua decorazione utilizza i colori bianco, marrone e oro. Nell’insieme, l’altare appare chiaramente ispirato al gusto rococò, così come lo sono i due altari laterali settecenteschi.

Allo stesso gusto si richiamano anche le composizioni degli stucchi che decorano la volta della navata e il retro degli altari, che vennero realizzate nel 1789 da Giovanni Pepe di Francavilla.

La statua della Madonna del Rosario

Nelle nicchie poste in alto sull’altare maggiore sono conservate le statue ottocentesche di san Domenico di Guzman e di santa Caterina da Siena, ai lati della statua della Vergine del Rosario.

Questo simulacro è risalente alla fine del ‘700; la parrucca venne realizzata nel 1794, e nel 1799 fu la volta del ricchissimo abito della Madonna. L’immagine della Vergine costituisce il fulcro devozionale dell’altare maggiore e dell’intero oratorio.

L’organo e la Via Matris

L’oratorio, inoltre, conserva il più antico organo delle chiese mottolesi, che venne acquistato nel 1899 dal maestro organaro Giovanni Galasso da Napoli.

La confraternita venne autorizzata dall’Ordinario diocesano nel 1897 alla erezione delle sette stazioni della Via Matris Dolorosae. “I sette acerbissimi dolori di Maria Vergine, meditati nella forma medesima della Via Crucis”, furono così rappresentati alle pareti con stampe ottocentesche, che nel 1997 vennero sostituite da pannelli in ceramica, realizzati presso l’Istituto d’arte di Grottaglie.

La recitazione della Via Matris è una pratica devozionale di origine spagnola, molto rara nelle chiese cattoliche, che si diffuse nei primi dell’800. Essa viene praticata dal primo sabato di Quaresima all’ultimo sabato prima delle Palme.

I sette dolori di Maria sono rappresentati: dalla profezia di Simeone -“una spada ti trafiggerà il cuore” - durante la presentazione di Gesù al tempio; dalla fuga in Egitto con Gesù e Giuseppe; dalla ricerca del dodicenne Gesù smarrito a Gerusalemme, durante il pellegrinaggio per la pasqua ebraica, mentre si intrattiene con i dottori nel tempio; dall’incontro di Maria con Gesù che trasporta la croce sulla via del Calvario; dalla crocifissione del Figlio; dalla deposizione dalla Croce, quando Maria accoglie nel suo grembo Gesù deposto; infine, dalla sepoltura di Gesù.

Architettura barocca

La chiesa del Rosario a Cento

Cento ha festeggiato nei giorni scorsi i 450 anni di fondazione della Confraternita del Santo Rosario. Una ricorrenza importante non solo dal punto di vista spirituale-religioso ma anche civile, storico e artistico.

La chiesa di via Malagodi appunto dedicata al Rosario e sede dell’associazione, infatti, è un autentico scrigno di bellezza grazie anzitutto al Guercino. La massima gloria centese fu priore della citata Confraternita e promotore della costruzione del tempio, inaugurato nel 1645 con una messa celebrata nella cappella di famiglia del Guercino.

Il pittore era dunque legatissimo alla chiesa anche perchè contribuì al progetto della facciata e realizzò molti dei capolavori esposti all’interno. Al centro della volta, appesa al soffitto, è collocata "L’Assunta" con il suo illusionistico scorcio.

Per la cappella di famiglia realizzò la pala con "La Crocifissione" e i tre evocativi dipinti della volta raffiguranti "San Giovanni Battista", "Il Padre Eterno Benedicente", "San Francesco".

Confronto tra alcuni esempi

EdificioPeriodo o dataCaratteristiche principali
Sa Cappella e S’ArrosàriuPrimi dell’OttocentoPiccola cappella, campaniletto a vela, nicchia della Madonna della Candelora, proprietà comunale e restauro recente
Chiesa della confraternita1606-1619Un’unica navata, coro per i confratelli, altare maggiore del 1680, 15 Misteri del Rosario su tavolette di rame
Cappella del Rosario, San Domenico, Bologna1460-1737; decorazione 1655-1657Architettura gotica e barocca, cupola, abside illusionistica, stucchi dorati e cicli pittorici
Oratorio del Rosario di MottolaXVIII secolo, ampliamento nel 1868Navata unica a tre campate, volta unghiata, altari rococò, organo del 1899 e Via Matris
Chiesa del Rosario di CentoInaugurata nel 1645Legame con Guercino, decorazioni pittoriche e cappella di famiglia

Il significato artistico e devozionale

Le cappelle e le chiese delle confraternite del Rosario uniscono la funzione liturgica alla rappresentazione visiva della devozione mariana. La statua della Vergine, normalmente collocata sull’altare maggiore, è spesso circondata dai quindici Misteri del Rosario, dipinti su tavolette o inseriti in un articolato apparato decorativo.

La presenza di confratelli, altari laterali, cori riservati e spazi per le processioni mostra come questi edifici fossero destinati a una partecipazione comunitaria organizzata. La confraternita non era soltanto un’associazione di preghiera, ma un soggetto capace di promuovere costruzioni, restauri, opere d’arte e pratiche rituali.

A seconda del luogo, la cappella poteva essere un piccolo oratorio di proprietà comunale, una struttura inserita in una chiesa più ampia oppure un edificio autonomo costruito per rispondere alle necessità della confraternita. Le differenze architettoniche non cancellano il comune riferimento alla Vergine del Rosario e alla celebrazione collettiva della devozione mariana.

Le processioni, le feste annuali, la recitazione del Rosario e la conservazione delle immagini sacre hanno mantenuto vivo il legame tra gli edifici e le comunità. Anche quando la confraternita si è estinta, la chiesa può essere rimasta consacrata e continuare a ospitare celebrazioni, processioni ed eventi culturali.

tags: #cappella #della #confraternita #del #rosario