San Michele Arcangelo è l’angelo della luce e del fuoco, bellissimo, splendente di luce, circonfuso di vittoria, “l’Arcangelo solare” per eccellenza. Nell’iconografia cristiana, i colori che lo avvolgono - soprattutto l’oro, il rosso, l’azzurro e il bianco luminoso - esprimono la sua appartenenza al mondo celeste, la potenza ricevuta da Dio, la fedeltà al Creatore e la vittoria sulle tenebre.
Il colore della luce associato a San Michele non indica soltanto lo splendore esteriore della sua figura, ma rappresenta la manifestazione della potenza di Dio che discende nel mondo per difendere l’uomo dalle forze che lo vogliono separare dalla luce. Michele è il guerriero della luce, la roccaforte contro le tenebre e il custode della verità, della giustizia e dell’ordine divino.
Il significato del nome e il simbolismo della luce
Il nome dell’Arcangelo Michele, che significa “chi è come Dio?”, è citato più volte nella Sacra Scrittura e considerato come “capo supremo dell’esercito celeste”, degli angeli in guerra contro il male, che nell’Apocalisse è rappresentato da un dragone con i suoi angeli.
Il suo nome deriva dall’ebraico Mikha’el, composto dalle parole Mi (“chi”), kha (“come”) ed El (“Dio”), che formano la frase “Chi è come Dio?”. Il significato del nome mette in luce il ruolo dell’Arcangelo come potente difensore della sovranità di Dio.
Il nome e le caratteristiche riflettono la sua missione di proteggere e sostenere l’ordine divino. Il suo grido di battaglia, “Chi è come Dio?”, non è soltanto una domanda, ma una proclamazione della superiorità assoluta del Creatore rispetto a ogni potere che pretenda di sostituirsi a Lui.
Arcangelo invece è composto da due termini greci che significano “comandare” e “messaggero“. Ed ecco perché il loro compito, in particolare quello di Michele, è quello di comandare e guidare gli altri angeli.
Perché San Michele è associato alla luce
L’Arcangelo Michele, il cui nome significa “Chi è come Dio?”, non è soltanto il capo delle milizie celesti: è il segno vivente della trascendenza divina, la manifestazione della potenza di Dio che discende nel mondo per difendere l’uomo dalle forze che lo vogliono separare dalla luce.
Ogni volta che la Scrittura lo nomina - in Daniele, in Giuda, nell’Apocalisse - Michele appare come colui che si oppone al male non con la forza brutale, ma con la purezza, con la fedeltà assoluta al mistero di Dio.
Michele è l’Arcangelo della luce e del fuoco: bellissimo, splendente di luce, circonfuso di vittoria, è “l’Arcangelo solare” per eccellenza. Nella tradizione infatti, Michele il guerriero, il protettore dalle insidie che provengono dalle forze Oscure, è la roccaforte della luce, il baluardo nei confronti delle tenebre.
Come Angelo Solare, elemento Fuoco, domina la costellazione del Leone, dell’Ariete e del Sagittario. La tradizione lo vede infatti legato al concetto di Potenza, in tutti i suoi aspetti positivi.
Sul piano umano, l’Arcangelo Michele aiuta il raggiungimento del successo e l’affermazione, facilita la lotta per il superamento degli ostacoli. È invocato in centinaia di formule per la protezione da sortilegi e opere di magia nera.
La luce nell’icona di San Michele Arcangelo
Nell’icona, Michele non è un guerriero terreno: è il guerriero della luce, rivestito di un’armatura dorata che non è metallo, ma irradiazione della gloria divina. La sua figura non esprime violenza, ma incorruttibilità.
L’icona è quindi uno strumento di comunicazione, è immagine, è Parola che viene scritta, per questo l’icona non si dipinge, ma si scrive. Ciò che il Libro ha detto con la Parola, l’icona ce lo annuncia con il colore e ce lo rende presente.
L’icona rappresenta l’Arcangelo San Michele ed è opera dell’iconografo Leonídas Evdiriádis, autore della Scuola Macedone di Agion Oros, firmata in basso a destra. Le dimensioni dell’opera (cm 25 x 90) sono importanti ed è eseguita a mano secondo l’antica tradizione bizantina con tempere naturali e albume d’uovo, impreziosita da dettagli in foglia oro.
L’immagine di San Michele, sia per il culto che per l’iconografia, dipende da alcuni passi delle Sacre Scritture dove viene menzionato l’Arcangelo, come ad esempio il libro dell’Apocalisse (12,7-9): «Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli».
Nell’icona, San Michele è rappresentato come un giovane guerriero di straordinaria bellezza, in piedi sul corpo di una creatura diabolica. Le possenti ali, la bella armatura, la lancia crociata nella mano destra con cui sconfigge il Male lo mostrano come il Guerriero dedito al combattimento.
Lo scudo, impugnato con la mano sinistra, lo mostra come il Difensore. E infine, come Maria, mantiene il piede sulla figura diabolica senza mai ucciderla, ma rassicurandoci sulla sua capacità di tenere a bada le forze che possono danneggiare la creatura umana.

Il significato dei principali colori
Oro: la luce pura e la gloria divina
Il colore più direttamente legato alla luce di San Michele è l’oro. Nell’arte sacra, il fondo dorato non rappresenta uno spazio materiale, ma la dimensione eterna e divina in cui si manifesta la presenza di Dio.
Infine tutto il percorso ci conduce alla luce attraverso la luminosità del fondo oro simbolo della luce pura, che insieme con la mescolanza dei colori vuole ricondurci alla sua natura divina.
Gli elementi dorati dell’armatura, delle ali, dell’aureola e degli abiti richiamano l’irradiazione della gloria divina. L’armatura dorata non è quindi un semplice rivestimento prezioso, ma l’immagine visibile della luce che protegge, illumina e rende incorruttibile il guerriero celeste.
I profili delle piume sono sottolineati in oro. L’aureola o nimbo è decorata con una punzonatura che esalta la forma della testa e i volti.
Rosso: amore, ardore e forza spirituale
Il rosso è il colore dell’amore e della passione. Nelle icone, il mantello rosso porpora di Michele sottolinea la sua dignità regale e il suo ardore nel servizio di Dio.
L’Arcangelo Michele ha il mantello rosso, colore dell’amore e della passione, in toni caldi, ma con schiarimenti freddi in contrasto.
La tunica azzurra che indossa racconta il suo essere creatura celeste, mentre il vistoso mantello rosso porpora lo incorona come principe delle schiere angeliche.
Il rosso può essere letto anche come segno dell’energia con cui Michele affronta il male, ma non come simbolo di violenza autonoma. Anche San Michele combatte così: sebbene venga raffigurato con armatura e spada, la sua forza discende direttamente da Dio.
Azzurro: natura celeste e trascendenza
L’azzurro richiama il cielo, la purezza e l’origine soprannaturale dell’Arcangelo. La tunica azzurra mostra che Michele è una creatura celeste e che la sua identità non deriva dal potere terreno.
La tunica azzurra che indossa racconta il suo essere creatura celeste. Il colore lo colloca simbolicamente tra la terra e il cielo, come difensore dell’uomo e ministro della volontà divina.
L’azzurro contrasta e al tempo stesso armonizza con il rosso del mantello. Questa opposizione cromatica rende visibile l’unione di contemplazione e azione, di origine celeste e missione concreta, di quiete spirituale e combattimento contro il male.
Bianco e luminosità: purezza e fedeltà
La luce bianca, anche quando non è rappresentata come un colore autonomo, è presente negli schiarimenti, nei riflessi e nella luminosità dei volti e delle vesti. Essa richiama la purezza, la fedeltà assoluta al mistero di Dio e l’assenza di corruzione.
La sua figura non esprime violenza, ma incorruttibilità. Michele appare come colui che si oppone al male non con la forza brutale, ma con la purezza, con la fedeltà assoluta al mistero di Dio.
I due mantelli sono sottolineati nelle loro parti da tratti di colore di chiarore crescente in più toni che ne accentuano la luminosità, così come pure i volti e gli incarnati che ne acquistano in luminosità ed espressione.
Verde e colori complementari
Nella composizione cromatica delle icone degli Arcangeli, il verde è associato soprattutto a Gabriele, ma contribuisce a mettere in risalto per contrasto la luminosità del rosso di Michele. I sottoali sono di colori complementari ai mantelli, rosa per il verde, verdi per il rosso.
È una combinazione cromatica che crea equilibrio e armonia a complemento reciproco. La relazione tra colori caldi e freddi rende più intensa la luminosità complessiva dell’immagine e sottolinea la funzione spirituale di ogni figura.
Il significato dell’armatura, della spada e delle ali
San Michele, raffigurato come un guerriero celeste che combatte con spada in pugno per difendere la fede, è diventato nel corso del tempo il simbolo della protezione divina e della giustizia.
I simboli di San Michele sono da sempre l’armatura, la lancia o la spada. Questi simboli servono a ricordare che San Michele è un guerriero celeste, comandante della schiere angeliche.
L’iconografia dell’Arcangelo si sviluppa a partire dal IV secolo, quando viene associato all’immagine di un angelo armato di lancia o spada, che combatte e sconfigge Satana, spesso raffigurato come un drago o un serpente.
La spada che impugna non è arma di distruzione: è la Parola di Dio, che separa la verità dalla menzogna, la luce dalle tenebre.
Gli attributi di San Michele Arcangelo - spada, ali, armatura, bilancia - e la sua vittoria sul malefico drago continuano a simboleggiare la lotta tra il bene e il male, rendendo San Michele non solo un protettore delle anime, ma anche un simbolo universale di speranza e giustizia.
Le ali esprimono la sua appartenenza alla realtà celeste e la sua capacità di attraversare simbolicamente il confine tra il mondo divino e quello umano. Insieme all’armatura dorata, esse trasformano la figura del combattente in una presenza luminosa, non terrena.
Il demonio ai piedi dell’Arcangelo
Il demonio ai suoi piedi non è un mostro da favola, ma la rappresentazione del caos interiore, delle passioni disordinate, delle ombre che abitano il cuore umano.
La creatura sconfitta simboleggia il male, ma anche tutto ciò che divide l’uomo dalla luce: la confusione, la menzogna, l’ingiustizia e la perdita dell’orientamento spirituale.
Come Maria, Michele mantiene il piede sulla figura diabolica senza mai ucciderla, ma rassicurandoci sulla sua capacità di tenere a bada le forze che possono danneggiare la creatura umana.
Questa immagine non rappresenta soltanto la vittoria definitiva su un avversario esterno. Nella tradizione mistica, Michele è l’angelo che combatte dentro l’uomo.
La sua battaglia non è lontana, ma intima: egli è la forza che sostiene la coscienza quando è tentata, la luce che si oppone alla confusione, la voce che ricorda all’anima la sua origine divina.
La spada come simbolo della Parola e del discernimento
La spada di San Michele rappresenta la capacità di distinguere, separare e riconoscere. Essa divide la verità dalla menzogna e la luce dalle tenebre, rendendo visibile ciò che è autentico e ciò che conduce lontano da Dio.
Il guerriero dalla scintillante armatura, guida delle milizie celesti contro il demonio: questo è l’Arcangelo Michele, il principe degli angeli, che affrontò la battaglia contro Lucifero sconfiggendolo al grido di “Chi è come Dio?”, significato stesso del suo nome.
Nell’Antico Testamento è menzionato in particolare nel libro di Daniele, dove è indicato come il capo supremo dell’esercito celeste che difende l’ordine.
Qualche riferimento lo si trova anche nell’Antico Testamento, dove viene presentato come difensore del popolo eletto: schierato accanto a Gabriele in una contesa con l’Angelo dei Persiani, appare a Giosuè all’assedio di Gerico con la spada sguainata, dichiarandosi “il principe dell’esercito del Signore”.
Tanto bastava per alimentare nell’immaginario comune la figura dell’Arcangelo nelle vesti di combattente. La sua forza, però, non è separata dalla luce, dalla fedeltà e dalla volontà divina.
Il globo crucigero e il mondo affidato a Dio
La sfera, il globo crucigero, è il mondo redento, il cosmo che porta impressa la croce del Cristo. Michele la sostiene non come un sovrano, ma come un servo della volontà divina.
La sua missione è custodire la terra perché essa rimanga sotto la signoria del Verbo. Le iniziali di Cristo sul globo proclamano che ogni potere appartiene a Lui, e che Michele è il suo ministro fedele.
L’Arcangelo Michele, il guerriero, offre e affida al Cristo della Croce la sfera del mondo. Sulla sfera il monogramma di Cristo con l’alfa e l’omega.
Questo simbolo, che contiene in sé il bastone del pastore e la croce, rappresenta anche il logo della nostra parrocchia. E l’intenzione rappresentata è quella di affidare la nostra Comunità al Cristo Crocifisso.
La sfera mostra quindi che la vittoria di Michele non è una vittoria personale. Il mondo appartiene a Cristo, mentre l’Arcangelo lo custodisce come servitore della volontà divina.
Il bastone e la custodia della soglia
Il bastone, che richiama la bacchetta degli ostiari, è il segno del suo compito: Michele è il custode della soglia, colui che veglia sulle porte del sacro, che impedisce al male di profanare ciò che appartiene a Dio.
È l’angelo che sta all’ingresso del mistero, che protegge il cammino dell’uomo verso la santità. I due Arcangeli portano il bastone del viandante segno di autorità e potere che viene da Dio.
Il bastone identifica Michele come guida e custode. Esso non rappresenta un dominio personale, ma un’autorità ricevuta e orientata alla protezione, al discernimento e alla difesa del sacro.
La bilancia e il giudizio delle anime
Un elemento caratteristico dell’iconografia dell’arcangelo è la bilancia, utilizzata per pesare le anime nel Giudizio Universale, un tema che si diffonde soprattutto nell’arte medievale.
Questa simbologia, carica di significati teologici, riflette il duplice ruolo dell’Arcangelo: protettore dei giusti e castigatore degli empi.
In questa duplice e difficile posizione si ritrovano anche altre antichissime componenti di origine egiziana, con la figura dell’Arcangelo impegnata con la destra a trafiggere il dragone e con la sinistra a reggere una bilancia.
Da notare che non di rado il Demonio, in sembianze più o meno mostruose, si aggrappa a un piatto per tirare l’anima dalla sua parte.
Ma non finisce qui se pensiamo alla figura del dio Hermes-Mercurio conduttore delle anime: nelle Scritture, lo spunto era offerto dall’allusione a una disputa tra Michele e Satana sul corpo di Mosè, che poneva l’Arcangelo nella posizione di difensore e guida delle anime dei defunti.
In altri contesti Michele, sempre combattente, diventa invece strumento del Giudizio associato al Cristo apocalittico. La bilancia rende così visibile il suo compito di difensore dell’ordine e di accompagnatore delle anime davanti al giudizio divino.

San Michele nella Scrittura e nella lotta contro il drago
Il nome dell’Arcangelo Michele, che significa “chi è come Dio?”, è citato più volte nella Sacra Scrittura e considerato come “capo supremo dell’esercito celeste”, degli angeli in guerra contro il male, che nell’Apocalisse è rappresentato da un dragone con i suoi angeli.
Esso, sconfitto nella lotta, fu scacciato dai cieli e precipitato sulla terra. In altre scritture invece, il dragone è un angelo che aveva voluto sfidare Dio e che per questo venne cacciato dal regno dei cieli insieme agli angeli che lo seguivano.
La trasposizione personificata della dynamis, la potenza di Dio, ebbe il suo trionfo nell’Apocalisse, dove la scena del combattimento in cielo è possentemente tratteggiata dalle parole di Giovanni.
Il culto dell’Arcangelo si diffuse ovunque quale simbolo della vittoria del bene sul male, custode della giustizia e protettore della Chiesa, oltre che pesatore delle anime nel Giudizio Universale.
Nella Bibbia viene citato cinque volte e sempre in qualità di capo supremo dell’esercito celeste. Inizialmente lui e Lucifero avevano il compito di guidare l’esercito insieme ed erano considerati gli angeli più forti e coraggiosi vicini a Dio.
Da quel momento in poi l’Arcangelo Michele è diventato il punitore di coloro che si innalzano contro Dio, difensore della Fede, della Verità e della Chiesa.
Il colore della luce nella tradizione iconografica
San Michele Arcangelo, figura centrale nella devozione cristiana, è rappresentato nell’arte come il prototipo del guerriero celeste, simbolo di giustizia divina e protezione contro il male.
La sua rappresentazione artistica combina elementi di potenza e luminosità: la spada manifesta la Parola, l’armatura esprime la protezione, le ali indicano la natura celeste, il mantello rosso mostra l’amore ardente e l’oro rende visibile la luce divina.
Le vesti regali simili nel color rosa giallo, colori dell’aurora, sono bordate di una fascia di oro e pietre preziose disegnate. Sono vesti e calzari che nella loro ricchezza esprimono dignità nobiliare.
E si fanno voce della devozione popolare che conferma la sua fede attraverso l’offerta della bellezza e della preziosità. Così facendo, rendiamo preziosa anche la nostra fede.
Il nastro che spunta tra i capelli vuole rappresentare il movimento dello Spirito Santo che soffia “che rinnova la faccia della terra”. Il movimento e la luminosità contribuiscono a presentare l’Arcangelo come una figura viva, dinamica e attraversata dallo spirito.
La luce dell’icona e la tecnica della tempera
L’icona ha delle regole precise di esecuzione e si avvale di strumenti e materiali di tradizione millenaria. Queste icone sono state scritte seguendo questa tradizione e i materiali usati sono adeguati al valore spirituale simbolico di queste opere.
Quello che vediamo è il risultato della miscela di pigmenti per lo più naturali, terre e pietre anche preziose macinate, foglia d’oro, colle e vernici tradizionali. La tavola è di tiglio telata e gessata.
La tecnica pittorica è quella della velatura che prevede numerosi passaggi di tempera all’uovo di colore quasi trasparente. La sovrapposizione delle velature crea profondità e permette alla luce di emergere gradualmente dalla superficie.
La luminosità dell’icona non dipende quindi soltanto dall’uso dell’oro. Essa nasce dall’insieme dei materiali, dalla trasparenza dei pigmenti, dai contrasti cromatici e dalla progressiva intensificazione dei toni.
Il significato spirituale della luce
In questa prospettiva, l’icona dell’Arcangelo Michele non è soltanto un’immagine di potenza, ma una icona della vigilanza interiore, un invito a riconoscere che la lotta contro il male non si combatte con le armi del mondo, ma con la luce, la purezza, la fedeltà.
Michele non è il guerriero che vince per noi: è colui che ci insegna a vincere con Dio. Anche San Michele combatte così: sebbene venga raffigurato con armatura e spada, la sua forza discende direttamente da Dio.
“E Dio non ci manda con le armi della violenza, ma con le armi della fede, della speranza, della carità e dell’amore”.
La festa del 29 settembre, condivisa con Raffaele e Gabriele, è la celebrazione della presenza angelica nella storia della salvezza: Michele come difensore, Gabriele come annunciatore, Raffaele come guaritore.
Tre modi in cui Dio si fa vicino all’uomo. La luce di Michele è quindi inseparabile dalla fede, dalla speranza, dalla carità e dall’amore, cioè dalle armi spirituali con cui l’uomo affronta il male nella propria vita.
La vigilanza interiore e il combattimento spirituale
Per questo la Chiesa lo ha invocato fin dai tempi antichi come difensore, come protettore, come guida nel combattimento spirituale.
San Michele rappresenta infatti, anche oltre la dimensione religiosa, la forza interiore necessaria per affrontare le difficoltà e le ingiustizie della vita. La Sua immagine continua a ispirare resilienza, rettitudine e correttezza morale.
Sua Eccellenza Colaianni, nell’omelia del giorno della festa, ha ricordato che l’Apocalisse parla di una lotta continua: l’Arcangelo combatte contro il drago e il drago viene sconfitto.
Ma nella nostra quotidianità, spesso segnata da guerre e violenze di ogni genere, come interpretare oggi le Scritture? “Come può compiersi la salvezza? Quali sono le lotte che dobbiamo vincere dentro di noi? Il desiderio del male dell’altro, il giudizio gratuito, l’esclusione, l’isolamento, la critica feroce?”.
La risposta è sempre la stessa: la grazia di Dio, che con la logica evangelica si contrappone alle logiche del mondo. La luce di Michele diventa così un invito a riconoscere e combattere le ombre interiori prima ancora di quelle esteriori.
San Michele come difensore e protettore
Il culto dell’Arcangelo Michele - unico angelo menzionato per nome nella Bibbia insieme a Raffaele e Gabriele - ebbe sin dai primi secoli del Cristianesimo una enorme diffusione in Europa e in Oriente attraverso una moltitudine di santuari e cappelle, per lo più situati in luoghi elevati, legati a grotte e all’acqua.
San Michele è venerato dal popolo cristiano sin dal VI secolo, quando i Longobardi, giunti in Italia, si imbatterono in questa devozione diffusa in tutto il Paese e progressivamente abbracciarono il cristianesimo.
Con Papa Gregorio Magno i Longobardi scelsero di convertirsi, grazie soprattutto alla Regina Teodolinda. I feroci guerrieri del nord rimasero subito colpiti dalla figura di San Michele poiché incarnava le doti di Odino, e decisero dunque di sceglierlo come protettore.
Ed ecco che fu proprio grazie a loro che il culto si diffuse in tutto il Nord d’Italia. L’interpretazione dinamica del combattente domina nella cultura occidentale già dall’età carolingia, con precedenti e agganci nel mondo celtico e in quello germanico.
In particolare Grimoaldo, duca di Benevento e poi re dei Longobardi, avendo attribuito al miracoloso intervento dell’Arcangelo la vittoria sui Bizantini, aveva fatto della sua immagine un autentico instrumentum regni, emblema della nazione longobarda.
Ecco perché anche istituzioni laiche, come la Polizia di Stato, lo hanno scelto come Santo Patrono: Egli è simbolo di difesa dei deboli e di tutela dell’ordine contro ogni sopraffazione.
Il culto di San Michele e la Via Micaelica
La presenza di San Michele lungo le vie dei pellegrinaggi medievali, nei santuari e negli oratori, non era superstizione: era la consapevolezza che il cammino verso Dio è sempre un cammino esposto, fragile, minacciato.
Michele era il compagno invisibile che proteggeva dalle malattie, dallo scoraggiamento, dalle insidie del male. Ancora oggi, la sua statua su Castel Sant’Angelo ricorda che la Chiesa non è difesa da mura, ma dalla forza luminosa degli angeli.
San Michele guida ancora oggi i fedeli lungo la Via Micaelica Molisana, antico cammino di pellegrinaggio spirituale che attraversa il Molise collegando Roma al Santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano.
Il tracciato regionale entra dal Lazio e tocca borghi suggestivi come Colli al Volturno, Isernia, Sant’Angelo in Grotte e Bojano. Questo itinerario coincide in gran parte con la rete degli antichi tratturi della transumanza molisana.
Il percorso unisce così contemplazione e storia, valorizzando luoghi di culto rupestri e grotte dedicate all’Arcangelo guerriero.
Sono ancora molte le comunità molisane che celebrano il culto di San Michele Arcangelo, come Monteroduni e Ferrazzano, dove la tradizione è tornata viva grazie a un gruppo di giovani devoti che ha recentemente riportato in uso i festeggiamenti in onore del Santo “guerriero del cielo”.
La linea sacra di San Michele
Una sorprendente particolarità di questa diffusione è costituita da una misteriosa linea retta che attraversa il continente europeo da nord-ovest a sud-est, partendo dall’Irlanda e giungendo sino all’Asia Minore, ed è perfettamente allineata con il tramonto del sole nel giorno del solstizio d’estate.
Lungo questa linea si trovano ben sette santuari dedicati a San Michele Arcangelo. La linea sacra, anche detta Ley line di San Michele, è una linea che collega i luoghi di culto importanti dedicati alla figura dell’arcangelo e costruiti nel corso dei secoli.
- Skellig Michael in Irlanda
- St Michael’s Mount in Cornovaglia, Inghilterra
- Mont Saint Michel in Normandia, Francia
- La Sacra di San Michele in Val di Susa
- San Michele, Monte Sant’Angelo, Puglia
- Il Monastero di San Michele sull’Isola di Simi, in Grecia
- Il Monastero di Monte Carmelo in Israele
La particolarità di questi luoghi, oltre la loro estrema bellezza, è che quelli più importanti sono situati in punti equidistanti tra loro. Ci riferiamo al Mont Saint Michel in Francia, alla Sacra di San Michele in val di Susa e al Santuario di Monte Sant’Angelo sul Gargano.
Le linee rette uniscono le località considerate speciali, dei nodi energetici del pianeta di cui non si conosce il significato autentico. Il fatto che il culto di San Michele sia unito a questi luoghi speciali non fa altro che accrescere l’interesse verso l’Arcangelo e lo studio di questa figura da molti punti di vista, non solo quello religioso.

San Michele e la diffusione del culto in Italia
Il culto dell’Arcangelo si diffuse in Oriente e Occidente grazie ai Longobardi, fortemente devoti all’Arcangelo. Nel VI secolo, al loro passaggio in Italia, eressero numerosi edifici religiosi a suo nome, come ad esempio il Santuario di San Michele Arcangelo in Puglia sul Monte Gargano.
Qui sorge il paese di Monte Sant’Angelo con un bellissimo santuario dedicata alla figura del santo e dove si racconta che l’Arcangelo apparve ad un giovane arciere Galgano mentre inseguiva un meraviglioso toro bianco.
Grazie all’intercessione dell’Arcangelo, le frecce scagliate dal giovane contro il toro tornarono indietro e colpirono il suo cacciatore che decise dunque di convertirsi al Cristianesimo.
Anche in Molise e nella nostra diocesi la venerazione verso San Michele affonda radici profonde. In diversi borghi del territorio, come ad esempio Baranello, dove è patrono e custode della comunità, la devozione resta viva e intensa.
A Lui l’intera collettività affida speranza, solidarietà e unità di popolo. Nelle parole del sindaco Di Chiro si coglie tutta la partecipazione popolare a questa festa, che non è soltanto una monotona ripetizione, ma “autentica riscoperta delle radici: è il giorno in cui famiglie, tradizioni e fede si stringono insieme sotto lo sguardo di San Michele Arcangelo”.
San Michele nell’arte e nella devozione popolare
La figura di San Michele attraversa l’intera storia europea, andando oltre il semplice riferimento religioso. Pensa ad esempio alla venerazione dei bizantini e dei Longobardi che lo paragonavano al Dio Odino per via delle sue doti da guerriero.
Il culto dell’Arcangelo si è diffuso in Occidente e Oriente, e vennero costruiti numerosi luoghi di venerazione posizionati seguendo una linea retta, chiamata Linea Sacra, che collega Israele con l’Irlanda attraversando la Grecia, l’Italia, la Francia e l’Inghilterra.
Oggi San Michele è patrono di numerosi paesi e città, è il custode della Chiesa Cattolica, Protettore degli Infermi e dei Paramedici, Protettore del popolo Ebraico, dei Radiologi, dei Droghieri, dei Paracadutisti e dei Vigili del fuoco.
San Michele Arcangelo protegge tutti coloro che svolgono una professione che prevede l’uso della bilancia, dei farmacisti, pasticcieri e merciai.
La sua immagine continua a ispirare resilienza, rettitudine e correttezza morale. La luce che lo caratterizza diventa così un simbolo universale di giustizia, protezione, responsabilità e speranza.
Il rapporto tra San Michele e la Vergine Maria
In alcuni casi il culto di San Michele si lega a quello della Vergine Maria. Queste due figure sono accomunate dalla lotta contro il demonio e per questo sono entrambi rappresentati mentre lo schiacciano sotto i piedi, sotto forma di drago o serpente.
San Michele e la Vergine Maria sono due figure che vengono spesso associate per la loro lotta contro il demonio. Rappresentano entrambi due simboli per sconfiggere il male e ci rivolgiamo a loro come a dei custodi dell’umanità.
Per queste ragioni le preghiere che vengono rivolte al santo sono per lo più richieste di aiuto e di protezione. Ci rivolgiamo a lui come guida e scudo contro il male, per trovare la forza e la protezione contro il demonio.
La preghiera e la luce della protezione
Secondo la tradizione cristiana, San Michele Arcangelo sarà colui che annuncerà la fine del Mondo suonando la tromba del Giudizio.
Esiste una preghiera molto bella che risale al 1884 ed è stata scritta da Papa Leone XIII dopo aver avuto una visione in cui il Diavolo minacciava di distruggere la chiesa e San Michele si propose in sua difesa.
Questa preghiera può essere recitata da tutti i fedeli, quando si cerca conforto e la forza per affrontare le insidie.
Gloriosissimo Principe della Milizia Celeste, Arcangelo San Michele, difendeteci in questa ardente battaglia contro tutte le potenze delle tenebre e la loro spirituale malizia.
Venite in soccorso degli uomini creati da Dio a sua immagine e somiglianza e riscattati a gran prezzo dalla tirannia del demonio.
Voi siete venerato dalla Santa Chiesa quale suo custode e patrono, ed a Voi il Signore ha affidato le anime che un giorno occuperanno le sedi celesti.
Pregate, dunque, il Dio della pace a tenere schiacciato satana sotto i nostri piedi, affinché non possa continuare a tenere schiavi gli uomini e a danneggiare la Chiesa.
Presentate all’Altissimo, con le Vostre, le nostre preghiere, perché scendano presto su di noi le Sue Divine Misericordie e Voi possiate incatenare il dragone, il serpente antico satana ed incatenarlo negli abissi.
Solo così non sedurrà più le anime.
Il simbolismo della luce nella composizione con Gabriele
Abbiamo scelto questi due Arcangeli, tra vari soggetti, perché loro stessi si sono proposti come complemento ideale e spirituale della nostra chiesa, in grado di donare più luminosità all’insieme e di sottolineare l’importanza del Crocifisso dell’abside.
Non abbiamo voluto interpretazioni moderne di angeli dalle vesti vaporose e fluttuanti perché l’incisività delle antiche icone della tradizione è sempre immediata, ma allo stesso profonda e questi Arcangeli, che sono ispirati all’Antico Testamento e alle radici della Creazione, ne sono la testimonianza.
Una indica il Cristo crocifisso e l’altra gli affida la sfera del mondo con il monogramma di Cristo. Con la loro disposizione formano un triangolo con il Crocifisso, verso il quale si fanno messaggeri, questo è il significato di “angelo”, della devozione della nostra comunità.
L’Arcangelo Gabriele si presenta con mantello verde, colore della speranza e della terra, e schiarimenti azzurri in toni freddi. L’Arcangelo Michele ha il mantello rosso, colore dell’amore e della passione, in toni caldi, ma con schiarimenti freddi in contrasto.
L’Arcangelo Gabriele, che significa Forza di Dio, è il messaggero; ci consegna il suo annuncio indicando il Crocifisso. L’Arcangelo Michele, che significa Chi è come Dio, è il guerriero; offre e affida al Cristo della Croce la sfera del mondo.
I due mantelli e i rispettivi colori formano un equilibrio visivo e spirituale. La luce di Michele non è isolata, ma si completa nella relazione con l’annuncio di Gabriele e con il Cristo crocifisso verso il quale entrambi orientano lo sguardo.
Il significato della luce per chi guarda l’icona
L’icona non presenta soltanto un personaggio da riconoscere attraverso i suoi attributi. Essa propone un cammino spirituale: dalla lotta contro la confusione alla chiarezza, dalla paura alla fiducia, dall’oscurità interiore alla luce della fede.
Quello che vediamo è il risultato della miscela di pigmenti per lo più naturali, terre e pietre anche preziose macinate, foglia d’oro, colle e vernici tradizionali. La tavola è di tiglio telata e gessata.
La luce del fondo oro, i riflessi dei volti, la brillantezza dell’armatura e i contrasti tra rosso e azzurro invitano a comprendere San Michele come una presenza che orienta, protegge e custodisce.
Sappiamo che queste silenziose presenze, gli angeli, citate nell’Antico e nel Nuovo Testamento, ci accompagnano e ci sostengono. Sono da sempre nella storia della nostra fede.
Consideriamole nostre intermediarie, ognuna con le sue peculiarità, capaci di stabilire un dialogo, un incontro, una comunicazione, una presenza di Dio con noi.