Suore Maria Bambina a Trento: storia, opere e presenza in via Borsieri

Le Suore di Maria Bambina sono presenti a Trento dal 1846 e hanno avuto nella casa provincializia di via Borsieri 4 uno dei principali centri della loro attività religiosa, educativa e assistenziale. Il complesso, aperto alle religiose il 14 luglio 1896, ha ospitato un noviziato, un convitto per studentesse, scuole, laboratori, attività oratoriane e servizi rivolti alle persone più fragili.

La storia delle Suore di Carità delle sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, conosciute come “suore di Maria Bambina”, si è intrecciata per oltre un secolo con quella della città di Trento, delle sue scuole, delle parrocchie, degli ospedali e di numerose comunità del territorio. Dopo 120 anni di vita in via Borsieri, il complesso è stato lasciato dalle religiose e consegnato alla Provincia, che lo aveva acquistato l’anno precedente.

Dalle prime attività a Trento alla casa di via Borsieri

Le suore di Maria Bambina sono presenti a Trento dal 1846, ossia da 170 anni, allorché furono chiamate a prestare la loro opera d’assistenza all’ospedale Santa Chiara in via Santa Croce, dove ora si trova il centro culturale. Ben presto le suore accolsero ragazze ed orfane e avviarono una piccola scuola.

Fu l’inizio di un percorso che, diventato importante dopo il trasferimento in via Borsieri, si è articolato lungo 120 anni. Era il 14 luglio 1896 e in quel giorno l’edificio progettato dall’ingegnere Giorgio Ciani aprì le porte alle religiose diventando la casa provincializia delle “Suore di Carità delle sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa”, dette di Maria Bambina.

Naturalmente allora l’edificio era solo la parte centrale di quello prospiciente via Borsieri; gli ampliamenti lungo la strada ed i padiglioni nella parte interna sono stati edificati nei decenni successivi. La casa provincializia di Trento di SS. Maria Bambina, dipendente dalla casa generalizia di Milano, è riconosciuta quale Ente Pubblico di Religione e come personalità giuridica con decreto 12 dicembre 1932.

Complesso Maria Bambina via Borsieri Trento

Il complesso religioso e le sue funzioni

Fin dall'anno 1896 questa casa aprì un pensionato per alunne delle Scuole Comunali, Magistrali, ecc. e nel 1923 fu annessa al convitto una Scuola Magistrale interna. Ben presto il palazzo fu affollato di novizie, ma già dal 1903 divenne soprattutto un altrettanto affollato convitto per studentesse.

Negli anni precedenti al 1915 arrivò infatti ad ospitare fino a centocinquanta giovani sia di lingua italiana che di lingua tedesca impegnate a frequentare le scuole della città. Il convitto consentiva a molte ragazze provenienti dalle vallate di accedere agli istituti scolastici superiori, allora assenti nei centri di origine.

PeriodoAttività o trasformazione
1846Arrivo delle suore a Trento e servizio presso l’ospedale Santa Chiara
14 luglio 1896Apertura dell’edificio di via Borsieri e istituzione della casa provincializia
Dal 1903Il complesso diventa soprattutto un convitto per studentesse
1923Avvio della scuola preparatoria interna per il diploma di maestra elementare
Dal 1920 al 1968Attività della “scuola di lavoro”
1973Fine del convitto e avvio della scuola elementare
1952Conclusione della ricostruzione della chiesa

Scuola, formazione e assistenza

In più, nel 1923 fu avviata una scuola preparatoria interna per conseguire il diploma di maestra elementare. Dal 1920 al 1968 fu attiva anche una “scuola di lavoro” per insegnare il ricamo, il taglio e la confezione di vestiti.

Negli anni Venti fu pure creato l’oratorio per le ragazze della parrocchia. Presso il convitto funzionavano un pensionato per alunne delle scuole comunali, magistrali e scuole medie della città verso limitate rette a favore delle famiglie bisognose, una scuola magistrale inferiore, una scuola di lavoro per ragazze del popolo, un doposcuola con insegnamento gratuito e una refezione giornaliera a circa 200 bambine povere.

La casa garantiva inoltre la refezione giornaliera a circa 65 poveri della città, l’oratorio festivo e un noviziato per la formazione delle giovani. Le attività educative e assistenziali erano quindi rivolte sia alle studentesse ospitate nel convitto sia alle bambine, alle ragazze e alle famiglie della città.

Cambiati i tempi, venuti meno il noviziato, l’oratorio e nel 1973 anche il convitto, le suore di Maria Bambina hanno avviato nel 1973 la scuola elementare. La progressiva trasformazione delle opere rifletteva il mutamento delle esigenze sociali e scolastiche e la diminuzione delle vocazioni religiose.

Le guerre e i danni al complesso

Nel periodo bellico 1914-1919 parte della casa venne adibita ad ospedale militare e parte a convitto studenti provenienti dalle varie vallate. Terminato il primo conflitto mondiale, durante il quale caseggiato divenne ospedale militare, fu riaperto il noviziato e il convitto per studentesse.

Durante la seconda guerra mondiale il complesso fu ampiamente danneggiato dai bombardamenti aerei del 13 maggio 1944 e del 2 aprile 1945. Molti furono i danni tra cui la demolizione della chiesa dedicata alla Natività di Maria.

L'edificio della chiesa annessa al convitto venne colpito direttamente da due bombe nell'incursione aerea del 13 maggio 1944. Una esplose nel centro della Chiesa ed una nel presbiterio provocando la distruzione completa di quanto conteneva.

Per effetto delle esplosioni e a causa di altre bombe cadute durante le susseguenti incursioni nelle immediate vicinanze, anche i muri perimetrali rimasti in piedi ebbero a soffrire enormemente ed ora presentandosi molteplicemente lesionati e sconnessi si prevede il loro completo rifacimento.

Altri danni si riscontrarono anche allo stabile “Casa Gerosa”, che era stato costruito nel 1931, provocati dall'effetto di diverse bombe del 13 maggio 1944, una delle quali colpì la parte verso Via Carlo Esterle; all'edificio adibito a lazzaretto, allo stabile “Casa Nuova” colpito dagli ordigni caduti nel cortile.

La ricostruzione del dopoguerra

In questo testo viene descritto come le Suore abbiano di loro iniziativa e in prima persona fatto fronte al ripristino delle loro strutture appena terminata la guerra per evitare l'aggravio dei danni. Essendo stato riconosciuto come Istituzione pubblica di beneficenza, è stato stabilito il diritto al risarcimento dei danni di guerra.

Vengono poi descritte le vicende dei lavori, iniziati nel maggio 1945 e conclusi il 20 agosto 1946. I lavori sono stati affidati lavoro per lavoro alle ditte specializzate direttamente dalle suore con piccoli cottimi fiduciari.

Si precisa che dai lavori eseguiti è esclusa la ricostruzione della Chiesa, completamente distrutta, e di una parte della casa. In data 10 ottobre 1948 l'Arch. Dott. Germano Veronesi presenta la perizia di variante n. 5368 all'Ufficio del Genio Civile per ricostruire l'edificio annesso alla chiesa “con dimensioni forme e strutture diverse dalle preesistenti al danno”.

L'architetto Veronesi firma il progetto della chiesa e dell'edificio annesso, datato 20 ottobre 1948, effettivamente poi realizzato. Terminata nel 1952 la ricostruzione, nella nuova chiesa fu collocata la “famosa” Via Crucis di Othmar Winkler.

L’artista in un riquadro scolpì anche la falce e il martello, allora simbolo del movimento comunista. Nel 1951 e nel 1952 furono inoltre previste opere di completamento per la protezione degli ingressi, l’isolamento dei locali sotterranei e il completamento degli impianti di illuminazione e riscaldamento.

Via Crucis Othmar Winkler Trento

La presenza delle suore nella città di Trento

La presenza delle Suore di Maria Bambina non si è limitata al complesso di via Borsieri. Le religiose hanno svolto attività educative, sanitarie, pastorali e assistenziali anche in altre località del Trentino.

LocalitàIndirizzo indicato
Clesvia E. Chini, 37
Telvevia Canonica, 30
Borgo Valsuganavia 24 Maggio, 16
Riva del Gardalargo Caduti delle Foibe, 7
Roveretovia Setaioli, 3/a
Tione di Trentovia G. Prati, 10
Sardagnapiazza Ss. Filippo e Giacomo, 6
Villazzanovia Giordano, 20

Le suore di Maria Bambina a Villazzano

Le suore di Maria Bambina sono arrivate a Villazzano nel 1909 su richiesta di don Zuliani e per 68 anni si sono occupate della scuola materna di via Giordano. Nel 1977 si sono trasferite a Villa Bazzano prestando servizio nella Rsa con gli anziani e in parrocchia con i ragazzi, nell’attività della catechesi.

Momenti di commozione domenica 25 maggio alla sagra di Villazzano dove le suore di Carità delle sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, conosciute da tutti come le “suore di Maria Bambina”, hanno salutato la comunità. Dopo 116 anni di attività in questo quartiere, infatti, le sorelle saranno trasferite nel centro storico di Trento, a san Martino.

Per l’occasione si è anche tenuta una messa con brindisi al campo sportivo. La comunità, prima nella messa al campo sportivo poi con un brindisi, saluterà le suore di Maria Bambina che, dopo oltre un secolo di presenza e di partecipazione alla vita della comunità, tra poche settimane lasceranno per sempre il paese e la loro dimora di via Giordano.

Ormai sempre meno di numero e sempre più avanti nell'età vista la mancanza di ricambio, è stata quasi una necessità quella dei vertici delle Suore di Carità delle Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, ma conosciute come "suore di Maria Bambina", di chiudere la comunità di Villazzano e concentrare le loro forze in città, in San Martino.

Quando suor Adriana, la madre superiora arrivata sulla collina di Trento nel 2019, ha dato questa notizia al Consiglio pastorale, poco prima di Pasqua, la sorpresa iniziale ha subito lasciato spazio al grande dispiacere del dover salutare le religiose, al pensiero di non incrociarle più per le strade del paese che in tutti questi anni, 116, hanno arricchito con la loro testimonianza di vita comunitaria e di servizio.

Scuola, parrocchia e servizi alla comunità

Le attività delle suore a Villazzano comprendevano la scuola, la parrocchia, la catechesi e il corso di ricamo, le Rsa e la visita ai malati e agli anziani, il Consiglio pastorale e le altre numerose occasioni di vita pastorale. Attualmente sono cinque le suore che abitano a Villa Bazzani.

Una cosa è certa: le prime tre suore arrivarono nel lontano 1909 richieste dall’allora parroco don Zuliani per dirigere l’asilo. Per 68 anni hanno lavorato all’interno della scuola materna di via Giordano, dove hanno contribuito a crescere generazioni di bambini, fino al 2012 quando anche suor Mariangela, l’ultima presenza religiosa nella scuola, si è congedata dal servizio per raggiunti limiti di età.

Dal 1977 la comunità religiosa vive stabilmente nella dimora storica che l’ingegner Gaetano Bazzani ha lasciato in eredità alla Congregazione dopo la sua morte, nel 1959. Le aveva ospitate per la prima volta in tempo di guerra e per anni quella è stata un ristoro estivo per molte consorelle ma non solo: qui infatti sono state accolte anche molte ragazze per le settimane di formazione.

Accanto a queste esperienze che le hanno portate a vivere appieno i valori del loro istituto religioso "tutto fondato sulla carità", le suore di via Giordano hanno sempre avuto un ruolo attivo anche nella parrocchia. Hanno sostenuto il mandato pastorale affidato ai padri Dehoniani e ora a don Mauro Angeli.

«Nel nostro Dna di suore della carità c'è lo spirito di far comunione e così è stato anche con i sacerdoti della parrocchia - raccontano -. Ma anche loro sono stati bravi nel coinvolgerci, per esempio nell'accoglienza delle persone sulla soglia della chiesa».

Le religiose della comunità di Villazzano

Suor Adriana è arrivata sei anni fa e ad accogliere la nuova superiora c'erano suor Carla, suor Agnese e suor Maria Pia, già presenti da diversi anni. Si è aggiunta poi suor Antonietta, originaria di Thiene, che collabora con le parrocchie dello Sposalizio e del Santissimo a Trento.

Quasi tutte hanno vissuto l'esperienza dell'insegnamento nei diversi gradi dell'istruzione: suor Adriana, originaria di Schio, è stata insegnante di matematica e scienze nelle scuole medie e superiori, suor Agnese di Rustega, Camposanpiero, ha insegnato nella scuola dell'infanzia in molte sedi ed è arrivata a Villazzano nel 2009.

Anche suor Carla di Telve ha dedicato più di quarant'anni ai più piccoli delle scuole materne e, arrivata a Villazzano, ha fatto per tanti anni catechesi. Ora si prende cura delle consorelle in cucina.

Suor Maria Pia, nata a Povo, ha svolto il suo servizio di caposala negli ospedali di Trento e Rovereto e, dopo un periodo accanto alle suore anziane a Telve, continua il suo impegno nella pastorale sanitaria presso la Rsa di Gabbiolo.

La scuola Sacra Famiglia e il rapporto con le Suore di Maria Bambina

L’edificio in cui si trova la scuola Sacra Famiglia fu costruito nel 1909 per ospitare bambine orfane o con problemi familiari, affidate alla cura delle suore dal Comune di Trento. Le Piccole Suore della Sacra Famiglia erano arrivate in città già nel 1904 inviate dallo stesso Fondatore, Beato Giuseppe Nascimbeni, aiutate da Don Clemente Benetti, parroco di S. Pietro e ospitate presso il Noviziato delle Suore di Maria Bambina e presso le Canossiane, con l’incarico di infermiere a domicilio.

Subito il Nascimbeni si mise all’opera per la costruzione della nuova casa per le suore. Fu aiutato dalla signorina Bergmann, che nel 1908 gli vendette un terreno con uno stabile in via delle Laste.

In seguito la Banca Cattolica Trentina concesse un mutuo per la costruzione dell’edificio principale. Nel 1910 la Bergmann cedette altro terreno per l’erezione della cappella e la coltivazione di un orto.

Le suore accolsero alcune ragazze dell’Alleanza, società protettrice della giovane, ed una settantina di orfanelle. Il 9 ottobre del 1911 ebbe inizio la scuola elementare interna con cinque classi e 16 alunne e l’anno successivo venne aperto un laboratorio di maglieria riservato alle orfane che avevano superato il corso elementare.

La scuola Sacra Famiglia tra guerra e ricostruzione

Allo scoppio della prima guerra mondiale nel maggio 1915, le sessanta orfanelle, ospiti dell’Istituto, per ordine delle autorità militari dovettero ritornare in famiglia e presso gli enti responsabili. Alcune suore, cittadine italiane, con alcune orfane vennero internate a Katzenau e a Selva Boema, mentre la casa fu trasformata in ospedale militare.

Terminata la guerra riprese il lavoro di assistenza: nel 1920 riaprì la scuola che ottenne la parifica nel 1922; nel 1931 iniziarono corsi di taglio e maglieria; le orfanelle che presentavano spiccata tendenza allo studio vennero iscritte all’Istituto Magistrale, alla scuola per infermiere, per impiegate, ecc.

Durante la seconda guerra mondiale l’Istituto ospitò il reparto maternità dell’ospedale cittadino. Nel 1967 venne riattivata la parifica per la scuola elementare che si aprì anche per le ragazze esterne a partire dal 1975.

Nel frattempo si resero necessari degli interventi edilizi per ristrutturare lo stabile e per renderlo più conforme alle norme vigenti. Nel 1975 i grandi dormitori vennero suddivisi in stanze più piccole, nel 1978 vennero costruiti la palestra e un cortile esterno per la ricreazione dei bambini.

Successivamente vennero ampliati i viali di accesso alla scuola e prosciugato un acquitrino per potervi costruire un campo da calcio per i bambini. Nell’aprile del 2000 la Scuola elementare Sacra Famiglia ha ottenuto il riconoscimento di parità a norma della Legge 10 marzo 2000 n. 62.

È parte attiva del Sistema Educativo Provinciale secondo la Legge Provinciale n. 5 del 7 agosto 2006. Dal 1 settembre 2014 la scuola primaria Sacra famiglia è gestita dall’omonima Cooperativa sociale, nata per il coinvolgimento di una ventina di famiglie che si sono assunte la responsabilità di portare avanti la storia iniziata dalle Piccole suore.

Il 25 novembre dello stesso anno l’Arcivescovo di Trento Luigi Bressan concede il riconoscimento come scuola cattolica. Il compito affidato alla Cooperativa sarà quella di “custodire” un’opera che vuole essere al servizio del bambino nei suoi primi passi scolastici.

La partenza da via Borsieri dopo 120 anni

Il destino, o la Provvidenza, vuole che l’uscita delle “suore di Maria Bambina” dal loro complesso di via Borsieri avvenga esattamente 120 anni dopo che vi erano entrate. La coincidenza esatta dei 120 anni emerge in tutta evidenza perché solo dopo la chiusura dell’anno scolastico l’intero complesso sarà reso libero e consegnato alla Provincia che lo scorso anno l’ha acquistato.

In sostanza tutto questo succederà proprio tra giugno e luglio prossimi. La conclusione della presenza religiosa in via Borsieri rappresenta la fine di una lunga fase della storia cittadina, durante la quale il complesso è stato insieme casa religiosa, luogo di formazione, convitto, scuola, centro assistenziale e spazio di riferimento per molte famiglie.

Una presenza internazionale

L’attività delle Suore di Carità delle sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa si è sviluppata anche fuori dall’Italia. L’India, dove le suore giungono nel 1860, diventa a sua volta punto di irradiazione della missione dell’Istituto anche in altre nazioni del Sud Est Asiatico.

Nel 1864 alcune suore si trasferiscono da Krishnagar a Jessore avviando l’espansione nel Pakistan, l’attuale Bangladesh. Dipendente dal Bengala, nel 1916 sorge la prima comunità in Birmania, ora Myanmar.

Per invito del prefetto apostolico di Nagoya, nel 1961 una piccola comunità si stabilisce a Seto in Giappone per l’apertura di una scuola superiore femminile. L’Istituto è presente a Nazareth in Israele dal 1984 per un servizio ospedaliero.

In seguito all’espulsione dei religiosi stranieri da questo paese, alcune suore, nel 1966, si trasferiscono in Thailandia. Dal 1999 l’Istituto è presente in Nepal per un servizio pastorale ed educativo.

Dall’Italia le suore si recano a Buenos Aires in Argentina nel 1909 per l’assistenza agli orfani degli emigrati italiani. Dall’Argentina l’opera di carità si irradia in Uruguay nel 1937, in Brasile nel 1947 e in Perù nel 1969.

Aderendo all’invito del card. Giovanni B. Montini, nel 1959 l’Istituto assume a Kariba in Rhodesia, ora Zimbabwe, l’assistenza alle famiglie degli italiani e degli indigeni occupati nella costruzione della diga sul fiume Zambesi. Nel 1967 estende la sua presenza in Zambia.

Dal 2002 siamo presenti in Egitto, provincia di Secunderbad. Dal 2007 siamo presenti anche in Etiopia, Provincia di Calicut. Nel 1959 dall’Argentina le suore raggiungono Citrus Heights in California, dove urge la formazione cattolica della gioventù.

Missioni internazionali Suore Maria Bambina

Educazione, salute e pastorale nelle missioni

Nel continente americano le ripercussioni negative della globalizzazione nei confronti di grande masse di poveri rendono urgente l’impegno per la promozione di una cultura della solidarietà che metta in atto una pedagogia dell’inclusione del povero come soggetto capace di contribuire alla difesa della vita minacciata.

In campo ecclesiale occorre incrementare la collaborazione con i laici, riconoscendone il ruolo specifico nell’evangelizzazione della vita familiare, lavorativa, politica. In Africa la popolazione di questi territori ha bisogno di speranza e di relazioni caratterizzate da solidarietà, fiducia e fraternità.

Urge promuovere la vita con attenzione particolare ai più deboli, collaborando con enti ecclesiali e sociali per offrire risposte più qualificate. Le opere comprendono servizi educativi e pastorali, assistenza sanitaria, case per bambini, formazione, attività parrocchiali e sostegno sociale.

Nel contesto multietnico, multi-religioso e pluri-culturale delle aree asiatiche, in cui dilagano competitività e forze disgreganti, si rendono necessari uno sforzo di incarnazione per riconoscere e valorizzare i “semi del Verbo” e un forte impegno a essere operatori di comunione e collaborare con la Chiesa, con altre confessioni religiose e con gli enti pubblici impegnati nella promozione della vita.

In Nepal, in un Paese costituzionalmente hindu, la presenza della Chiesa è solo tollerata per i vantaggi che ne derivano sul piano sociale. Impedita di annunciare Cristo apertamente, le rimane la via della testimonianza della carità tra la gente più emarginata e indifesa.

In Israele il Paese manca di coesistenza pacifica tra i vari gruppi etnici e religiosi a motivo dei problemi politici e della forte discriminazione. In Palestina la libertà di movimento della popolazione palestinese e le sue possibilità di sviluppo risultano fortemente limitate e, a causa delle insufficienti prospettive economiche, la povertà è molto diffusa.

Il significato storico della presenza a Trento

A Trento la storia delle Suore di Maria Bambina comprende assistenza ospedaliera, accoglienza di ragazze e orfane, istruzione, formazione professionale, sostegno alle famiglie bisognose, attività parrocchiali e cura degli anziani.

Il grande cortile di via Borsieri 4 attira molte bambine, tra cui Silvia, che vi giocano felici. Suor Carolina le forma all'amore e alla conoscenza di Dio.

La permanenza nel quartiere, il lavoro nelle scuole e nelle parrocchie e la presenza accanto ai malati e agli anziani hanno fatto delle religiose una componente riconoscibile della vita sociale e religiosa trentina. Anche quando le strutture e le attività sono cambiate, è rimasto il legame con una tradizione fondata sulla carità e sul servizio.

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