Cammino di Santiago de Compostela: recensioni, opinioni e difficoltà raccontate dai pellegrini

Le recensioni sul Cammino di Santiago de Compostela sono generalmente positive, ma descrivono un’esperienza molto più complessa di una semplice vacanza: il percorso può essere bellissimo, commovente e trasformativo, tuttavia richiede preparazione fisica, capacità di adattamento e una forte motivazione personale.

Il giudizio cambia in base alle aspettative, alla salute, alla preparazione, alla via scelta, alla lunghezza del percorso e al significato attribuito al viaggio. Alcuni pellegrini ricordano soprattutto la fatica, le vesciche, il sudore e gli ostelli spartani; altri sottolineano la natura, gli incontri, la dimensione spirituale e la possibilità di conoscersi meglio.

Cammino di Santiago: che esperienza aspettarsi secondo le recensioni

Un’esperienza così intensa, trasversale e rilevante come il Cammino di Santiago, origina in chiunque lo abbia compiuto una miriade di osservazioni e giudizi, dai più caustici a quelli più ironici e divertenti. Ogni pellegrino potrebbe enfatizzare alcuni aspetti piuttosto soggettivi, come la fatica o la spartana sistemazione che assicurano alcuni ostelli, mentre altri pongono l’accento sul percorso religioso o spirituale.

Il background personale e le vicissitudini affrontate lungo il percorso influenzeranno il “giudizio”, facendo scaturire sul Cammino di Santiago opinioni spesso diametralmente opposte. Anche le aspettative riposte e l’attribuzione di un personale significato al Cammino di Santiago giocano un ruolo fondamentale sulla propria opinione.

Inoltre, il «bilancio» finale che verrà tracciato sarà certamente influenzato dalle motivazioni per le quali si è deciso d’intraprendere una avventura così speciale. Insomma, gli elementi di valutazione sono davvero tanti, ma, alla fine, i pellegrini che ne pensano?

La fatica: l’aspetto più sottovalutato nelle recensioni

La prima cosa che nessuno ti racconta è la fatica. Non che non venga menzionata insieme al numero dei km percorsi, ma, come i dolori del parto, sembra che assuma un ruolo secondario rispetto alla gioia della meta raggiunta.

Il cammino di Santiago è fatica. Quando abbiamo varcato la porta del Cammino a Saint Jean Pied de Port, avevamo fatto i primi 100 metri in salita verso i Pirenei e il mio pensiero è stato “Chi diavolo me l’ha fatto fare?”. E non è che poi migliora, anzi.

Se il primo giorno sei ancora ben in forze, dal secondo iniziano le vesciche, dolori a muscoli che non pensavi d’avere. Il tuo corpo ti prende quasi in giro: non tutti i giorni nello stesso punto.

Ti svegli ed hai dolori ad un ginocchio, probabilmente per l’ora di pranzo ti farà male un piede ed all’arrivo non sentirai più le spalle. É ovvio che è fattibile: se l’ho fatto io, possono farlo tutti.

Ma non credete alla novella del “Sì, è lungo… ma quando arrivi a Santiago…”. Frottole: ho avuto i dolori per il mese successivo al rientro e tuttora, quando meno me l’aspetto, salta fuori la tallonite.

Il fatto che sia fattibile, non vuol dire che il tuo corpo sia abituato a percorrere 40 km al giorno. E non passerà in secondo piano.

Vesciche, piedi e perdita della dignità

La seconda cosa di cui nessuno ti parla è la perdita di ogni dignità. Per carità, non che tu non abbia modo, mentre cammini, di fare una grande analisi introspettiva e rimettere a posto svariate parti di te, ma il pensiero è comunque fisso sui tuoi piedi.

E non ci puoi fare niente: in un contesto normale entreresti mai in un bar ad ordinare tortilla e birra alle 9 la mattina a piedi nudi? In un contesto normale, rivolgeresti mai la parola ad uno sconosciuto, mentre con una mano tieni la suddetta tortilla e con l’altra ti massaggi i piedi con veemenza inaudita?

Il primo giorno sei pulito, gli indumenti nel tuo zaino sanno di sapone. Il terzo giorno sei troppo stanco per ricordarti se la T-shirt che indossi è quella che hai lavato il giorno precedente o se è quella con cui sei partito.

Dal quarto giorno in poi, il tuo primo pensiero all’arrivo è quello di toglierti le scarpe e (se è il giorno in cui pensi di star per morire…) senza nessuna esitazione, ficchi il tuo piede sanguinante in mano al tuo compagno di viaggio che, se è misericordioso come lo era il mio, con una mano ti asciuga le lacrime, con l’altra ti lava l’estremità puzzolente, ti cura le ferite e ti calma e lì… insieme all’apparizione della Madonna, vedi il vero miracolo di Santiago perché lo sventurato ha una terza mano per versarti la birra.

Il Cammino elimina davvero l’erotismo?

La terza cosa che nessuno ti racconta è come il Cammino uccida ogni forma di erotismo e sensualità. Esiste la leggenda di grandi amori sbocciati durante il percorso e pare esista addirittura un manuale di istruzioni su come corteggiare la pellegrina.

Avrei capito si fossero innamorati nei primi 10 km quando sei ancora (forse) fresco di doccia, ma negli ultimi 100 è assolutamente inconcepibile. Dopo questo momento, deciderai di aspettare di tornare a casa per fidanzarti: fidati.

Ciò che consola alla fine del giorno successivo, che spendi a maledirti per il tuo gesto impulsivo, è che vedrai quell’uomo, talmente bello da esser la dimostrazione dell’esistenza di Dio, in mezzo ad un cortile, con i calzoni tirati su, ed i piedi in una bacinella rosa pastello.

Esiste però anche un’altra possibilità, raccontata da chi ha vissuto il percorso in modo diverso. Ho anche un amico che, a distanza di due anni, ha una storia con una ragazza di Madrid conosciuta negli ultimi 100 km.

Perché le opinioni sul Cammino sono così diverse

Qui c’è davvero da sbizzarrirsi, infatti la fantasia e la diversità dell’approccio al Cammino fa scaturire una miriade di opinioni differenti, che vanno dal comico, al serio e al drammatico.

Le motivazioni personali determinano in larga parte la recensione finale. Chi parte per motivi religiosi può valutare soprattutto la dimensione spirituale; chi cerca una prova fisica può concentrarsi sulle tappe e sulla resistenza; chi desidera incontrare persone può ricordare soprattutto le relazioni nate lungo la strada.

Alcuni pellegrini apprezzano la libertà di viaggiare lentamente, mentre altri soffrono la ripetitività, la stanchezza, la mancanza di privacy e l’organizzazione quotidiana. Le stesse condizioni possono quindi essere considerate autentiche da una persona e scomode da un’altra.

Recensioni dei pellegrini: esperienze positive e critiche

Antoine, pellegrino belga

“Sono partito con un unico obiettivo, ben stampato in mente: la leggendaria cattedrale che si dice ospiti i resti di San Giacomo patrono di Spagna! Dopo aver letto svariati articoli trovati qui e lì, non sono proprio convinto che abbia molto senso fare il Cammino, ma devo dire che alla fine sono contento di averlo percorso.

In fin dei conti, i premi per questo poderoso sforzo fisico dovrebbero essere religiosi (indulgenza, vocazione?) ma a me queste cose non è che interessassero molto, quindi dopo i primi giorni mi sono dedicato più che altro ai rapporti personali.

Ho cercato di evitare come la peste quelli che chiamo i pellegrini-cozza… Partiti da soli per riflettere e vivere un’esperienza spirituale (così dicono loro), cercano invece insistentemente qualcuno per camminare insieme e non ti mollano più, scaricandoti addosso tutta la loro vita senza lasciarti respiro….

Alla fine, penso comunque di aver fatto un cammino mica male e in totale relax, anche perché ho evitato di svegliarmi presto e sono partito sempre alle 8:30: che meraviglia!”

Ciril, pellegrino sloveno

“Ho fatto il Cammino perché non ne potevo più delle classiche vacanze, campeggi e ammennicoli vari. La scelta era tra: solito viaggio a Ibiza, settimana alcolica con gli amici tra i pub di Dublino e tour mangereccio dal parentame…. tutto già visto!

Quindi alla fine mi sono detto: perché non distruggermi gambe e schiena camminando per 20 giorni in Spagna e dormendo in stanzoni pieni di sconosciuti? Insomma, dopo averlo deciso mi sono sentito un po’ un cretino e già durante l’allenamento ho rimpianto il divano di casa…

Però, anche se probabilmente sembrerà strano, devo dire che mi sono ricreduto alla grande e se si aggiunge che ho anche trovato una bella ragazza danese che mi sopporta e ci sentiamo ancora… beh, viva il Cammino di Santiago!!”

Ana, pellegrina brasiliana

“Penso che prepararsi per il Cammino di Santiago sia una sfida, specialmente per chi fa una vita molto sedentaria. Non ricordo esattamente quando ho iniziato, ma so che pensavo bastasse fare una passeggiata ogni giorno per essere pronta… assolutamente no!

Per fortuna dopo due mesi di “passeggiate” ho provato a fare un percorso vicino casa e ho capito che con lo zaino pesante non ce l’avrei mai fatta! Allora ho ricominciato seriamente e la mia preparazione è durata cinque mesi, fino a che non ho percorso senza problemi lo stesso tragitto che mi aveva stancato così tanto precedentemente.

Così è iniziata la mia avventura e posso solo dire che sono al mio quarto cammino e non ho alcuna intenzione di fermarmi!”

Edith, pellegrina inglese

“La mia opinione sul Cammino di Santiago è che all’inizio è difficile, ma poi ti abitui. Superi la sorpresa iniziale e vedi che il corpo risponde, le gambe vanno (almeno buona parte delle volte) e poi inizi a goderti il viaggio.

Ogni giorno è una sorpresa, un volto amico che accogli come una persona cara, un paesaggio che ti commuove e ti sorprende per la bellezza. Non che sia tutto rose e fiori, ma è un’avventura insostituibile, che non dimenticherò mai più.

La cosa che mi ha sorpreso in negativo parlando con altri pellegrini è vedere che esistono tante persone dipendenti dal cammino, un’umanità diversissima e multiforme: chi vive del cammino e chi vive sul cammino, quasi dei professionisti del vitto e alloggio gratis, che sanno per filo e per segno ogni posto dove fermarsi senza spendere o quasi.

Poi si fanno anche incontri con persone splendide e veri artisti che illustrano su taccuini in pelle le meraviglie di questo angolo di Spagna. Ne potrei raccontare mille di queste cose, ma la cosa migliore è vederle dal vivo!”.

Ingrid, pellegrina austriaca

“Ho deciso di fare il Cammino di Santiago, anche se non ho ancora capito bene perché. Non solo non avevo nessuna preparazione, ma ho iniziato a fine marzo il cammino francese senza sapere che la prima tappa sarebbe stata di montagna e la più difficile dell’intero cammino!

Potrei raccontare che a metà tappa sono tornata indietro in taxi, che il giorno dopo ci ho riprovato dall’altra strada più semplice ma mi sono persa e che alla fine sono tornata a casa… Insomma, il mio primo cammino è stato un disastro!

E poi? E poi ho pensato che, in fin dei conti, cosa diavolo ci andavo a fare in Spagna?”.

Gian Franco, pellegrino romano

“Ho fatto il Cammino di Santiago tre anni fa e, non so bene perché, mi sono trovato sempre a parlare con quelli che io definivo “i tutto il resto è noia” (sono un fan del Califfo, si nota?).

Ho conosciuto un tedesco fissato con il libro psichedelico di Shirley MacLaine, ne raccontava tutti i dettagli, tra cui il fatto che lei fosse sempre accompagnata da un angelo invisibile che sarebbe nato nell’oro liquido… (non lo leggerò mai quel libro).

Un coreano che psicanalizzava tutti coloro che comunicavano con lui, alternando scienza, una sottospecie di tarocchi orientali e la lettura della mano. Non parliamo poi di due donne brasiliane accomunate dalla perdita prematura del marito che non erano mai riuscite a superare e quindi recriminavano continuamente.

Comunque ho fatto tutto il Cammino del Nord, sono tornato con le stesse limitate facoltà intellettive di prima e sono ancora vivo per raccontarlo. Daje!”.

La preparazione fisica cambia completamente l’esperienza

Il Cammino di Santiago è veramente per tutti? questa è la domanda che più mi viene fatta quando, in privato, mi viene chiesto aiuto, informazioni e consigli sul Cammino di Santiago.

Non sono in grado di dirlo con certezza ma, lungo il Cammino, ho visto pellegrini di ogni genere, anche con patologie e storie incredibili. Tutti erano spinti da una grane motivazione personale e la maggior parte è arrivato fino alla fine.

La salute è importante. Se pur il Cammino di Santiago sia adatto un po’ a tutti non sottovalutate mai il tuo percorso personale e sopratutto la tua salute.

Non prendere alla leggera patologie che potrebbero aggravarsi per via del grosso sforzo fisico. Cerca semmai di capire bene, anche assieme al tuo medico, se puoi essere fisicamente in grado di sostenere una fatica del genere, pur prendendo tutte le precauzioni necessarie.

Chiedi un check-up completo o parlatene con il tuo medico di fiducia e, se non hai patologie importanti che ti costringono a rinunciare, allora segui questi piccoli consigli utili per preparate al meglio il tuo cammino.

Allenamento: quanto è utile prima di partire

Inutile dirlo, un corpo allenato è un corpo che ha un potenziale incredibile, a prescindere dalle patologie che uno può avere. La mia forte motivazione e determinazione mi spinse a fare il primo passo, ossia allenare il mio corpo per poter affrontare meglio ciò che la mia mente riteneva impossibile e il mio cuore invece necessario.

Cominciai ad affrontare lo sforzo fisico a poco a poco, in modo graduale e progressivo. Inizialmente non riuscivo a concludere 3 km di fila ma i primi mesi furono determinanti per rafforzare la mia mente.

Dopo qualche mese cominciai ad aumentare i chilometri, arrivando a percorrerne fino a 8. Ma non era abbastanza. Facevo quell’allenamento senza il peso di uno zaino che invece avrei dovuto portare sul Cammino di Santiago.

Cosi cominciai a camminare nuovi passi con lo zaino sulle spalle aumentando di volta in volta la distanza. Imparai persino ad utilizzare i bastoncini per la camminata assistita.

Prima 3, poi 5, poi 10 km, sotto il sole, sotto la pioggia, sotto la neve, per diversi mesi. Arrivai a fare, infine, 15 km al giorno, con lo zaino pieno e il cuore ricolmo di speranza.

Quando mancarono pochi mesi al concludersi dell’anno provai a spingere al massimo la mia resistenza e raggiunsi il mio record assoluto: 20 km con lo zaino pieno.

I mesi successivi continuai ad allenarmi assiduamente fino ad un mese prima del mio volo. Poi rallentai. Avevo letto che sarebbe stato meglio partire riposata quindi cominciai a prepararmi al viaggio e sopratutto cominciai a prepararmi psicologicamente a quello che mi aspettava.

Come adattare il percorso alle proprie possibilità

Ascoltare il mio corpo e le mie sensazioni è stato il più grande insegnamento che ho appreso sul Cammino di Santiago. Da allora cucio su misura i miei cammini e viaggi, in base alle mie necessita.

Spezzare le tappe, ogni volta che ne sento la necessità. Seguire il mio corpo e le mie sensazioni è sempre stato fondamentale per la riuscita dei miei viaggi, sopratutto quando si trattava di cammini.

Sul Cammino di Santiago lo facevo ogni volta che ne sentivo il bisogno, prima di sentirmi stremata. In questo modo mi sono cucita addosso un cammino fatto su misura per me, tenendo conto dei miei problemi di salute e rendendo possibile ciò che credevo impossibile.

Per poterlo fare mi sono assicurata preventivamente che, lungo il percorso, ci fossero delle alternative per potermi fermare, ad esempio Ostelli o Guest House che potessero ospitarmi per la notte, oppure servizi e mezzi pubblici che avrei potuto utilizzare nelle emergenze e ad ogni evenienza.

Per fortuna raramente ne ho avuto bisogno ma quando una volta è capitato di dover prendere un taxi per fare gli ultimi 5 km, poiché stremata, non mi sono messa alcuna remora perché sapevo che dovevo farlo per la mia salute e non dovevo dimostrare niente a nessuno.

Naturalmente questo modo di viaggiare in lentezza implica non avere fretta, non mettersi il limite di dover arrivare in tempi prestabiliti e camminare seguendo solamente il ritmo del proprio corpo.

Zaino, bastoncini e attrezzatura

Una delle cose più importanti, in un viaggiare zaino in spalla, è appunto lo zaino. Ho sempre usato zaini tecnici, da trekking, che avessero lo schienale ergonomico con una rete traspirante per impedire alla schiena di sudare, e fasce lombari che mi aiutassero a scaricare il peso dalla schiena ai lombi.

Questo per impedire che il peso dello zaino caricare tutto sulla colonna vertebrale e mi provocasse forti dolori alla schiena. Il peso dello zaino influisce tantissimo sulla riuscita di un cammino e sin da subito ho imparato a riempire il mio zaino solo con cose estremamente utili e indispensabili, senza caricarlo di troppi chili.

Fare uno zaino leggero è sicuramente il primo importante consiglio che mi sento di darti. L’utilizzo di attrezzatura tecnica mi permette spesso di ridimensionare la fatica e lo sforzo fisico.

Ad esempio con lo zaino da trekking, come ho già spiegato, ma anche con i bastoncini da Nordic Walking, le ginocchiere, l’abbigliamento comodo e le scarpe da Trail Running.

I bastoncini sono utilizzati da tantissimi camminatori. Accompagnano la camminata ma sopratutto ci permettono di scaricare su di essi molto del nostro peso, invece che caricarlo su ginocchia e schiena.

Mi sono stati davvero indispensabili sulle salite e le discese dei Pirenei e lungo l’intero Cammino di Santiago.

Ostelli, pensioni e condizioni di pernottamento

La sistemazione notturna è uno degli elementi che più spesso modifica le recensioni. Alcuni pellegrini cercano l’esperienza comunitaria degli albergues, mentre altri preferiscono pensioni o guest house per motivi di salute, riposo o privacy.

I veri pellegrini dormono negli ostelli (albergue) ma io opto per queste piccole pensioncine, e questo principalmente per alcune mie difficoltà di salute. Noto che in molti fanno questa scelta, almeno qui sul portoghese, e questo un po’ mi consola.

La cosa interessante è che, nella Via Francese, sono presenti molti più servizi e molti più Albergues del Pellegrino confronto alle altre Vie di pellegrinaggio. Quindi c’è molta più possibilità di poter camminare secondo il proprio ritmo.

Il Cammino può quindi essere vissuto in modo spartano oppure con soluzioni più confortevoli, senza che una scelta annulli necessariamente il valore dell’esperienza.

Recensione del Cammino Portoghese: un’esperienza di 125 chilometri

Questa volta il viaggio che voglio raccontare è un po’ diverso dai soliti, è un viaggio a piedi, verso la tomba di un Santo Apostolo, è un viaggio dell’anima e del corpo, ma è pur sempre un viaggio che, come tutti gli altri ma forse più degli altri, ti regala emozioni e ti arricchisce.

L’intero copre 650 km da Lisbona a Santiago de Compostela, una lunghezza di fronte la quale mi sento piccola piccola ad averne affrontato solo i 125 km circa che partono da Valenca do Minho al confine tra Portogallo e Spagna.

Di fronte a pellegrini che camminano per settimane e mesi, io ho fatto proprio una passeggiatina, ma credo che il Cammino non giudichi, egli ti accetta, accetta tutti, coi propri limiti fisici e mentali, indipendentemente dai giorni a disposizione, ti dà la possibilità di misurarti, con te stesso, con le tue motivazioni, con le tue forze, spesso sconosciute fino a quel momento, coi tuoi dolori e con la tua forza di volontà.

Da Valença do Minho a O Porriño

Ed in effetti, eccola la prima freccia gialla su un palo, e poi un’altra, su un marciapiede, ed eccone ancora una sul muro…beh perdersi sarà difficile.

Zaino in spalla e racchette la nostra prima destinazione è Tui, che raggiungiamo facilmente, attraversando un bellissimo ponte di ferro (costruito da Eiffel) sul fiume Minho.

Noi di certo non possiamo aspettare e proseguiamo immergendoci nel verde, tra boschi, fiumiciattoli e vigne arriviamo poco prima del piccolo abitato di A Madalena, dove è il caso di rifocillarci.

Scelta davvero ottima, paesaggio incantevole, dove assaggiamo i primi di tanti acini d’uva matura pronta per la vendemmia, costeggiamo ruscelli di acqua fresca e trasparente, sembra di essere nel bosco incantato di una fiaba.

Abbiamo fatto 19 km oggi, la giornata è stata molto lunga. Mancano più di cento km a Santiago, il pensiero prima di dormire è inevitabilmente volto a questo, le domande sono tante “ce la farò?”, “Avrò dolori?”, “Mi abituerò allo zaino?” ma, soprattutto, “Chi me lo ha fatto fare?”.

Da O Porriño a Arcade

Già perché, in teoria, un programma di viaggio c’è e prevede l’arrivo a Santiago per venerdì, ma direi che è meglio testarle queste gambe e questa testa, capire come funzionano e come reggono la fatica quotidiana: ci si ferma quando lo decideranno loro.

Questa mattina non siamo soli, altri pellegrini si sono svegliati con noi e solcano le nostre stesse strade, salendo leggermente, fra numerosi Cruceiros, verso Mos.

Ma non importa siamo a Redondela possiamo fermarci a mangiare un panino in un bar. Passando di fronte all’albergue notiamo già tanti pellegrini in fila, non è ancora mezzogiorno, per loro la tappa di oggi finisce qui.

Di nuovo boschi e borghi piccolissimi, pellegrini quasi nessuno. Ma in questa tappa a farla da padrone non sono le salite ma le discese, ripidissime e i tanti cani randagi, a dire il vero per nulla pericolosi.

Abbiamo fatto circa 25 km è il caso di trovare una sistemazione per la notte. L’hotel è molto spartano, sembra più carino il San Luis di fronte che però, leggeremo la sera, è pieno, ma è pulito e comodo, questo ci basta.

Da Arcade a Pontevedra

Iniziamo subito in salita, tra grossi sassi e fango, ma per il resto la mattina trascorre senza grosse difficoltà e finalmente riusciamo anche a visitare una delle tante chiesette che finora abbiamo sempre incontrato chiuse.

Poco importa, c’è così tanta natura a attenderci e, soprattutto, la bellissima cittadina di Pontevedra, davvero un vero gioiello, in cui ci rilassiamo con un bel gelato passeggiando per le sue animate vie e viuzze.

Ci riimmergiamo nei boschi e solo di rado incrociamo qualche casa, e parlando con alcuni ragazzi, scopriamo che quelle strane costruzioni in pietra di fronte a molte case sono gli Horreos, tipici della Galizia, e servono per essiccare il grano.

Si ride, di noi, e di tutto ciò che non sappiamo, ma in fondo il Cammino è anche gioia e scoperta.

Tra vigne, villaggi e incontri

L’aria è frizzante, il percorso è semplice, e l’alba inizia a farci ammirare ciò che ci circonda: una infinità di vigne, uva bianca, rosata e nera, questa è ancora un po’ acerba ma le altre due sono buonissime.

Le vigne sono ovunque, distese immense, e là dove finiscono, lasciano il posto a campi di granoturco. Questa mattinata è davvero rilassante e rinvigorente.

Incontriamo una signora, arriva dalle Hawaii! Mi metto a chiacchierare con lei, e le racconto del mio viaggio recente proprio sulle isole del Pacifico: qui in mezzo al nulla, trovo una persona che viene dalla parte opposta del mondo ma che ha la mia stessa meta, ecco un’altra meraviglia del Cammino.

La mattina prosegue tutta in pianura e circondati da bellissimi panorami verdeggianti, il sole sorge e inizia a scaldarci, speriamo asciughi anche le magliette che abbiamo steso sullo zaino.

Il significato spirituale e letterario del Cammino

Il Cammino di Santiago occupa un posto peculiare nell’opera di Paulo Coelho, non soltanto perché è il suo primo romanzo, cui farà seguito L’ Alchimista, ma soprattutto perché rivela pienamente l’umanità del suo messaggio e la profondità della sua ricerca interiore.

Quando si va verso un obiettivo, è molto importante prestare attenzione al Cammino. È il Cammino che ci insegna sempre la maniera migliore di arrivare, e ci arricchisce mentre lo percorriamo.”

Il Cammino di Santiago racconta il viaggio del narratore Paulo lungo il sentiero dei pellegrini che conduce a Santiago di Compostela, in Spagna.

In compagnia della sua guida spirituale, il misterioso ed enigmatico Petrus, Paulo affronta una serie di prove ed esercizi, incontra figure che mettono a repentaglio la sua determinazione e la sua fede, schiva insidiosi pericoli e minacciose tentazioni, per ritrovare la spada che gli permetterà di diventare un Maestro Ram.

Il Cammino, realmente percorso da Paulo Coelho nel 1986, diventa così luogo letterario di un ispirato romanzo d’avventure che è nello stesso tempo un’affascinante parabola sulla necessità di trovare la propria strada nella vita.

Le recensioni più sincere: ciò che resta dopo il ritorno

Comunque, fidatevi anche di chi vi dice che il Cammino di Santiago è stupendo: è vero. É stata la cosa più bella che io abbia mai scelto di fare.

É stato il conoscere od il ritrovare se stessi, no! Ultreya e buen Camino!

“Cos’è il Cammino? Un turbinio di emozioni, oggetti e sensazioni in ordine sparso: risate, sguardi, sorrisi, dolori, gioie, cerotti, abbracci, appunti, altimetrie, sacchi a pelo, docce, bucato, mollette, roba persa, frecce, conchiglie, fontane, San Miguel, Estrella Galizia, sangria, pasta, canti, balli, vastità, verde e giallo, piedi nell’acqua fredda, vesciche, buen camino, ola, hi, ciao, code per tutto, zaini, rattoppi, piedi gonfi, crema solare, scottature, tic-tac-tic-tac dei bastoncini, pioggia, fango, giornali nelle scarpe, alberi, profumi, albe, tramonti, baci, carezze, gentilezza, altruismo, arrabbiature, furgoncini-oasi, voglia di arrivare, nostalgia, vita, amore, bigliettini, numeri di telefono, promesse, rimpianti, forza, tenacia, spiritualità, tristezza, pianto, diario, relax, hospitaleros, verrò a trovarti, di dove sei?, fatica, amicizia, altruismo, cucinare, silenzio, pensiero, russare, menù del pellegrino e un miliardo di altre cose.

Cos’è il Cammino? Non lo so esattamente, ma ognuna di queste cose è in me, e si aggirano vorticose in un impeto di nostalgia sognante che mi riporta lì, in quelle buie mattine in cui mi fermavo a respirare con gli occhi chiusi, sentendomi vivo e avvertendo la possente determinazione che mi spingeva a muovere il primo passo”.

Durante il Cammino di Santiago ho superato limiti incredibili che non avrei mai pensato di poter superare. Credo fortemente nel potenziale umano e sono certa che anche tu puoi farcela. Crederci è il primo passo.

noimgs

tags: #cammino #sntiago #de #compostela #recensioni