La Madonna del Magnificat è un dipinto tondo di Sandro Botticelli, eseguito intorno al 1483 a tempera su tavola e conservato presso la Galleria degli Uffizi di Firenze. L’opera raffigura la Madonna con Gesù Bambino e cinque angeli, raccolti intorno al libro sul quale Maria scrive le parole del cantico Magnificat anima mea Dominum.
Il centro spirituale e compositivo della tavola è l’incontro delle mani della Madre e del Figlio sul libro: Gesù Bambino guida il braccio di Maria e approva il testo che ella sta scrivendo. La melagrana tenuta dalla Madonna e dal Bambino allude invece alla Passione di Cristo, perché i chicchi rossi ricordano le gocce del sangue versato sulla croce.

Dati essenziali dell’opera
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Titolo | Madonna col Bambino e angeli, detta Madonna del Magnificat |
| Autore | Sandro Botticelli, Alessandro Filipepi detto Sandro Botticelli |
| Datazione | 1483 circa |
| Tecnica | Tempera su tavola |
| Forma | Tondo |
| Dimensioni | 118 cm di diametro |
| Collocazione | Galleria degli Uffizi, Firenze |
| Soggetto | Madonna con Gesù Bambino e angeli |
| Iscrizione principale | Magnificat anima / mea Dominum |
Il soggetto: Maria mentre scrive il Magnificat
La Madonna ha il suo Bambino sulle ginocchia ed è rappresentata nell’atto di scrivere, circondata da un cerchio di angeli bellissimi. Maria Vergine, seduta sulla sinistra e disposta di tre quarti, stringe con la mano destra la penna per continuare la scrittura del cantico del Magnificat, con l’approvazione complice del Figlio.
Con l’altra mano, insieme al Bambino, tiene una melagrana aperta, quale prefigurazione della Passione di Cristo. La Madonna è riccamente abbigliata, con la testa coperta da veli trasparenti e stoffe preziose, e i suoi capelli biondi s’intrecciano con la sciarpa annodata sul petto.
Gesù Bambino, seduto sulle ginocchia della Madonna, impone la sua mano destra guidando il braccio di Maria, testimoniando così il perfetto accordo tra Dio e la sua prescelta e indicando il proprio consenso al testo che la Madre sta scrivendo.
La scena presenta cinque angeli, tutti riccamente abbigliati: due incoronano Maria come Regina dei Cieli, altri due tengono il libro e il calamaio dove ella intinge la penna, mentre un terzo li abbraccia. Gli angeli, privi di ali, appaiono come giovani paggi di corte.
Il significato del titolo
Il dipinto prende il nome dall’incipit della versione latina del cantico mariano: «Magnificat anima mea Dominum», cioè «L’anima mia magnifica il Signore». Il Magnificat è l’inno religioso che Maria pronuncia durante la visita alla cugina Elisabetta, incinta di san Giovanni Battista.
Attraverso questo canto Maria ringrazia il Signore ed esprime la propria gioia per essere stata scelta come veicolo dell’incarnazione. Il testo celebra l’umiltà della serva, la misericordia divina e il rovesciamento delle gerarchie terrene: i potenti vengono deposti dai troni e gli umili vengono innalzati.
Il testo evangelico prosegue con le parole: «E il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata».
Nel libro aperto sostenuto dagli angeli si legge chiaramente l’inizio del cantico: «Magnificat anima / mea Dominum». Sulla pagina sinistra s’intravedono invece alcune parole del cantico profetico del Benedictus di Zaccaria, marito di sant’Elisabetta e padre di san Giovanni Battista, riguardo alla nascita del Battista.
La melagrana e gli altri simboli
La melagrana è uno degli elementi simbolici più importanti dell’opera. I suoi numerosi chicchi rossi richiamano le gocce del sangue che Gesù perderà sulla croce e trasformano un oggetto apparentemente quotidiano in una prefigurazione della Passione.
La corona d’oro posta sul capo della Vergine identifica Maria come Regina dei Cieli. Le stelle che la compongono fanno riferimento a uno degli epiteti della Madonna, «stella del mattino», in latino «stella matutina».
Dall’alto il sole, tradizionalmente metafora di Dio Padre, irradia Maria di raggi dorati, in segno di divina investitura. La luce e l’oro sottolineano quindi la dignità celeste della Vergine, senza cancellare la dimensione umana e affettuosa del rapporto con il Bambino.
La composizione circolare
La composizione dei personaggi si adatta perfettamente alla forma circolare, a partire dalle morbide curve della schiena della Madonna, che si piega come a proteggere e inglobare nel suo ventre il Bambino. Tutte le figure del quadro assecondano la forma circolare della tavola, creando un sottile e complicato sistema di moti e di incontri.
Le linee compositive fanno convergere l’occhio verso l’elegante incontro delle mani della Madre e del Figlio sul libro, che costituisce il punto centrale e spirituale dell’opera. Il gesto della scrittura diventa così il fulcro visivo e teologico della scena.
La cornice di pietra dipinta schiaccia le figure in primo piano, che assecondano il movimento circolare della tavola in modo da far emergere le figure dalla superficie del dipinto, come se l’immagine fosse riflessa in uno specchio convesso.
Allo stesso tempo la composizione è resa ariosa grazie alla disposizione dei due angeli reggilibro in primo piano, che conducono attraverso un’ideale diagonale verso il paesaggio sullo sfondo.
Il punto più debole della composizione è nell’angelo di sinistra, che appare un po’ troppo compresso nel ristretto spazio, richiedendo un braccio eccessivamente lungo. Questa soluzione rivela la difficoltà di organizzare numerose figure entro il perimetro rigido del tondo.
La gerarchia delle figure
L’artista ha applicato alle figure le proporzioni gerarchiche, dando alla Madonna e al Bambino dimensioni leggermente maggiori rispetto agli angeli, richiamando in questo modo la tradizione devozionale del Medioevo.
La differenza di scala non dipende quindi soltanto dalla posizione dei personaggi, ma stabilisce una precisa gerarchia visiva: Maria e Gesù dominano la scena, mentre gli angeli svolgono funzioni di accompagnamento, incoronazione e sostegno.
Lo spazio e il paesaggio
Lo sfondo è composto da una finestra ad arco in pietra serena, oltre la quale si scorge un sereno paesaggio fluviale. La scena si svolge davanti a una finestra che si apre su un chiaro e sereno paesaggio campestre.
In alto, la cornice in pietra serena crea un diaframma divisorio fra il regno celeste e il mondo terreno. Il paesaggio non occupa il primo piano, ma introduce una profondità pacata e luminosa dietro il gruppo sacro.
Il paesaggio riecheggia la pittura fiamminga del tempo. Verso la metà del Quattrocento furono diversi gli scambi tra Italia e Fiandre, e i pittori potevano avere molti esempi di arte fiamminga.
A Firenze aveva riscosso notevoli apprezzamenti il Trittico Portinari di Hugo van der Goes e diversi anni prima in Italia si registrava la presenza di un grande artista come Rogier van der Weyden.
Lo stile di Botticelli
Il dipinto è caratterizzato da decorazioni raffinate, impiego di colori brillanti, grande preziosismo, elevato lirismo e dall’uso della linea di contorno, che era quasi un “marchio” dell’arte di Sandro Botticelli.
I colori preziosi e brillanti, la linea di contorno nitida e chiara, l’eleganza lineare e il disegno impeccabile caratterizzano la tavola. La veste della Madonna è decorata con bordature in oro finissime, mentre anche le vesti degli angeli presentano decorazioni dorate.
La Madonna del Magnificat è probabilmente il dipinto nel quale Botticelli fa il maggior impiego di oro per i particolari. La corona, i capelli, gli ornamenti delle vesti e le rifiniture preziose costruiscono una superficie ricca, luminosa e quasi orafa.
Il tema sacro assume comunque connotazioni quasi mondane nell’eleganza dell’acconciatura di Maria e degli angeli, questi ultimi privi di ali come in vari altri dipinti di Botticelli. Le capigliature e le vesti degli angeli sono ispirate alla moda seguita dai giovani rampolli delle agiate famiglie fiorentine del tardo Quattrocento.
A causa delle loro sembianze ambigue, di uomo e di donna insieme, gli angeli propongono un modello di bellezza androgino. La loro presenza contribuisce a rendere la scena al tempo stesso religiosa, aristocratica e cortese.
Il rapporto con Filippo Lippi
Le caratteristiche della tavola sono tutte mutuate dall’esempio di Filippo Lippi, primo maestro di Botticelli. Dal Lippi deriva anche l’ideale della malinconica e perfetta bellezza della Vergine, come nella celebre Madonna con Gesù Bambino e angeli, detta Lippina, del 1465 circa.
Botticelli conferì tuttavia alla sua Madonna un tono più aristocratico e irraggiungibile. Il volto assorto, la postura elegante, l’abbigliamento prezioso e la complessità dei gesti trasformano il modello lippesco in una figura di maggiore distanza ideale.
L’originalità dell’invenzione, la sofisticata eleganza delle vesti e delle acconciature e la grazia del volto assorto di Maria hanno reso celebre nei secoli l’invenzione di Botticelli, le cui figure incarnano un ideale di bellezza molto apprezzato nel XX secolo.
La destinazione e la committenza
Non si conoscono le circostanze della commissione del dipinto. Le varie allusioni a san Giovanni Battista, patrono di Firenze, indicano tuttavia un lavoro di ambito fiorentino, che può essere situato cronologicamente subito dopo il viaggio romano del pittore del 1481.
La forma tonda, tipica delle opere appese nelle anticamere o nelle camere da letto, fa supporre che il dipinto venisse realizzato per la devozione privata. Nel Rinascimento il tondo era riservato a opere destinate al mondo laico, innanzitutto alle dimore signorili, e veniva spesso commissionato in occasione di matrimoni e nascite.
Oppure, viste le considerevoli dimensioni del dipinto, l’opera poteva essere destinata alla sede di una magistratura della Repubblica fiorentina, fra i cui arredi non di rado comparivano immagini sacre.
Non sappiamo quindi quale fosse l’originale destinazione del dipinto, acquistato nel 1784 da una collezione privata. La prima menzione certa dell’opera risale al 1784, quando Ottavio Magherini la vendette alla Galleria degli Uffizi.
Le repliche di bottega
All’opera, caratterizzata da un’elegante composizione e dal sottile gioco spaziale, venne assegnato già dai contemporanei il valore di topos, come testimoniano le numerose repliche di bottega che ci sono giunte.
Tra le repliche conosciute figurano almeno cinque dipinti con lo stesso soggetto, conservati presso raccolte museali o private:
- Musée Fabre di Montpellier, Francia;
- Pierpoint Morgan Library & Museum di New York, Stati Uniti;
- Collezione Hahn di Francoforte, Germania;
- Kunstmuseum di Berna, Svizzera;
- Art Museum di Seattle, Stati Uniti.
La diffusione delle repliche conferma la fortuna dell’invenzione botticelliana e la sua capacità di imporsi come modello riconoscibile per la rappresentazione della Madonna con il Bambino e gli angeli.
La collocazione agli Uffizi
La Madonna col Bambino e angeli, nota come Madonna del Magnificat, è conservata alla Galleria degli Uffizi di Firenze. L’opera è indicata con la collocazione A9 e presenta un diametro di 118 centimetri.
La sua notorietà dipende dalla combinazione di diversi elementi: la forma monumentale del tondo, la complessità dei gesti, la presenza del testo scritto, il simbolismo della melagrana, la corona stellata e la preziosità delle superfici.
La tavola unisce così la devozione mariana, la cultura umanistica fiorentina, il gusto aristocratico della committenza e l’eleganza lineare che identifica la pittura di Sandro Botticelli.
Menarini Pills of Art: Madonna del Magnificat di Botticelli
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