Brani biblici su Maria: la madre di Gesù nella Scrittura

Maria di Nazareth è la madre di Gesù, una donna umile e discreta, completamente al servizio di Dio, che compare più volte nella Bibbia, nei Vangeli e negli Atti degli Apostoli.

Nella Sacra Scrittura Maria è descritta come la Vergine, donna umile e povera, discepola attenta, vigile custode di ogni gesto e parola che riguardano Gesù e donna di preghiera nel Cenacolo con la Chiesa primitiva.

Come incontrare Maria nella Bibbia

Quando si parla di Maria nella Bibbia, si ha l’impressione che la Sacra Scrittura non sia generosa di notizie nei suoi confronti. La Scrittura infatti - a differenza della letteratura apocrifa e devozionale - non si interessa direttamente della biografia e della vicenda particolare della madre di Gesù, ma del suo ruolo e significato all’interno del disegno salvifico.

Statisticamente i brani espliciti concernenti la madre di Gesù non sono numerosi, ma neppure scarsi; in ogni caso, sono testi strategici e di eccezionale densità. Strategici, perché collocati alle svolte fondamentali della storia della salvezza: Incarnazione - Mistero pasquale - Pentecoste; di straordinaria densità, in quanto vitalmente inseriti in tali misteri, da cui traggono valore e significato.

Sarebbe conveniente non ripetere ad ogni momento, quasi come un ritornello, che la Sacra Scrittura parla poco della Madre del Signore; a questo riguardo Giovanni Paolo II ha già rilevato che «la beata Vergine è […] dopo l’Apostolo Pietro e dopo il Precursore Giovanni, il personaggio più citato nei Vangeli canonici».

Nella testimonianza evangelica sulla Vergine Maria è da considerare, più che la quantità, la qualità delle pericopi; la narrazione dell’Annunciazione (Lc 1,26-38), della Visitazione (Lc 1,39-56), delle nozze di Cana (Gv 2,1-12), dell’affidamento reciproco del Discepolo alla Madre e della Madre al Discepolo (Gv 19,25-27) sono tra le pagine più alte e dense dei Vangeli.

Maria nella vita ordinaria di Nazaret

Sebbene i Vangeli sinottici ci diano pochi dettagli su Maria e sulla sua famiglia, sappiamo che si tratta di una ragazza semplice, che conduce una vita ordinaria per il suo tempo e la sua regione.

Cresciuta in una famiglia ebraica in Galilea, segue la tradizione ed è molto devota. Questa ragazza, scelta da Dio per dare alla luce Suo Figlio, non sembra essere diversa in alcun modo dalle altre ragazze.

Eppure la sua purezza, la sua umiltà e il suo spirito di obbedienza al Signore fanno di lei colei che è in grado di realizzare il progetto di Dio per l’uomo.

Proprio come Gesù, che le Sacre Scritture collocano in un preciso contesto storico, Maria ci viene presentata nel vivere ordinario della sua vita.

Viene promessa in sposa a Giuseppe, un falegname. E la sua vita, anche dopo la visita e l’annunciazione dell’angelo, si basa su una quotidianità modesta: lavoro, momenti condivisi con la famiglia, come la visita a Elisabetta, o con gli amici, come le nozze di Cana, rispetto dei riti religiosi, come la presentazione di Gesù al Tempio, e delle procedure amministrative, come il censimento.

Maria di Nazareth ci mostra come, in ciascuna delle nostre vite ordinarie di ogni giorno, possiamo - se, come lei, diciamo Sì al Signore - permettere allo straordinario di accadere.

Maria, madre di Gesù e discepola

Maria, per grazia dello Spirito Santo, dà alla luce il Figlio di Dio: Gesù. La scopriamo quindi prima di tutto come madre: culla il bambino Gesù nella stalla di Betlemme, lo alleva e lo vede crescere, si preoccupa per lui da bambino ma anche da adulto.

Durante la sua vita pubblica, accompagna il figlio e ne piange la morte. Questa figura materna, ricca di tenerezza e fiducia, ci commuove.

Maria ama suo figlio, come tutte le madri, ma di un amore che la lascia libera, che non la trattiene.

La sua presenza nei Vangeli è molto discreta e viene descritta solo per dare risalto a Gesù. Pur essendo la madre di Gesù, ne diventa innanzitutto la prima discepola.

È la «prima sulla strada» dietro di lui; sempre attenta ed amorevole, ma rispetta tuttavia la giusta distanza per permettere al figlio di diventare Cristo e lo consegna così al mondo per la seconda volta.

Maria nell’Antico Testamento: prefigurazioni e promesse

Maria nell’Antico Testamento: è legittima la domanda? Gli evangelisti, quando raccontano l’identità di Gesù Cristo e la sua missione salvifica, fanno ricorso anche alle Scritture dell’Antico Testamento.

Anche Gesù Risorto fece così, quando parlava ai due discepoli di Emmaus: «cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» (Lc 24,27).

Come l’identità di Gesù fu compresa nella prima comunità cristiana, partendo dall’Antico Testamento, così bisogna capire la vera identità di Maria, senza trascurare l’Antico Testamento.

Diverse donne, che gli autori dell’Antico Testamento descrivono, prefigurano Maria. Per esempio Sara, moglie di Abramo, e Anna, moglie di Elkana, sono donne sterili che concepiscono per opera di Yahvé.

Nel Magnificat, l’evangelista Luca mette in relazione col mistero di Maria l’inno di gratitudine pronunciato da Anna (1 Sam 2,1-10).

In questi e anche in altri casi in cui Yahvé interviene nella storia della salvezza d’Israele, queste donne rispecchiano la vocazione di Maria.

Brani come Gen 3,15; Is 7,14 e Mic 5,2 sono molto importanti per capire meglio la vocazione di Maria come madre del Redentore.

L’evangelista Matteo richiama il testo Is 7,14 e fa capire ai suoi lettori la verginità di Maria.

Inoltre, abbiamo tre libri dell’Antico Testamento, Rut, Ester e Giuditta, che presentano casi di vocazioni femminili, che partecipano in maniera diversa al piano salvifico di Dio nella storia d’Israele.

Queste tre donne sono mediatrici tra Dio e il popolo d’Israele. Esse sono figure remote di Maria, che fu chiamata a portare a termine il disegno di Dio per la salvezza dell’umanità.

Nei momenti di pericolo del popolo, Dio sceglie queste donne per salvare la vita di queste persone. Queste figure femminili annunziano e definiscono la missione di Maria.

Oltre questi brani classici, ci sono numerose allusioni e riferimenti ai titoli attribuiti a Maria: il roveto ardente (Es 3,2), l’orto chiuso e la fonte sigillata (Cant 4,12), la figlia di Sion e l’arca dell’alleanza.

Le prefigurazioni di Maria si trovano nei seguenti testi: Sara (Gen 17,16-19; 18,10-14), Rebecca (Gen 24,12-16), Miriam (Es 15,20-21) e Anna (1 Sam 1,2-10).

Questi brani dell’Antico Testamento spiegano come il mistero di Cristo è nascosto nell’Antica Alleanza e come il mistero di Maria, madre del Redentore, deve essere scoperto e interpretato alla luce dell’Antico Testamento.

I principali brani biblici su Maria

BranoRiferimentoPresenza e significato di Maria
AnnunciazioneLuca 1,26-38Maria accoglie nella fede la chiamata di Dio
VisitazioneLuca 1,39-56Maria visita Elisabetta e proclama il Magnificat
NativitàMatteo 2,1-6; Luca 2,4-7Maria dà alla luce Gesù a Betlemme
Presentazione al TempioLuca 2,21-40Maria ascolta la profezia di Simeone
Gesù nel TempioLuca 2,41-52Maria conserva nel cuore le parole riguardanti Gesù
Nozze di CanaGiovanni 2,1-11Maria invita i servi a fare ciò che Gesù dirà
Maria ai piedi della croceGiovanni 19,25-27Maria rimane accanto al Figlio nel momento della Passione
Maria con gli apostoliAtti 1,14Maria prega con la Chiesa nascente

L’Annunciazione: Luca 1,26-38

Il passo della Bibbia in cui viene descritta la visita dell’angelo Gabriele a Maria si trova nel primo capitolo del Vangelo di Luca.

L’angelo, inviato da Dio, viene ad annunciare alla Vergine Maria che aspetta un bambino e che questo bambino sarà il Figlio di Dio, il Messia annunciato dalle Scritture.

Gabriele annunciò a Maria che lei sarebbe stata la madre del Messia. Non ci fu alcuna possibilità di fraintendimento, perché l’angelo chiamò Gesù «Figlio dell’Altissimo», riferendosi a lui come Figlio di Davide, entrambi due titoli messianici.

Maria stessa confermò di essere vergine. Quando le fu detto che sarebbe diventata la madre di Gesù, il Messia, Maria chiese: «Com’è possibile, dato che non ho rapporti sessuali con un uomo?» (Luca 1,34).

L’angelo le rispose che lo Spirito Santo sarebbe venuto su di lei e la potenza dell’Altissimo la avrebbe adombrata: «Per questa ragione colui che nascerà sarà chiamato santo, Figlio di Dio» (Luca 1,35).

Forse Maria ricordò, allora, la profezia di Isaia: «Perciò, il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la vergine concepirà, e partorirà un Figliuolo; e gli porrà nome Emmanuele» (Is 7,14).

Infatti, ella con semplicità rispose: «Ecco la serva del Signore, mi sia fatto secondo la tua parola».

Maria dimostrò, pertanto, la sua fede, non chiese un segno, non protestò, non cercò scuse, non pensò a cosa avrebbe detto il suo fidanzato.

La reazione di Maria all’annuncio di Gabriele evidenzia la fede e la sottomissione di questa giovane, nonostante le incredibili difficoltà che tale annuncio le comportava.

La prima parola di Maria (Lc 1,34) è la domanda di chiarificazione della modalità di realizzazione del piano di Dio all’interno del progetto matrimoniale di Maria.

Pronta in Lc 1,38 l’espressione della piena disponibilità della «serva» del Signore, come “servi di YHWH” erano stati vari personaggi dell’Antico Testamento, con grandi compiti nella storia della salvezza.

Solo qui c’è l’espressione «la serva» di YHWH con l’articolo, caso unico nella Bibbia.

La reazione di Giuseppe: Matteo 1,18-21

La nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo. Maria, sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe e, prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.

Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto e non voleva esporla a infamia, si propose di lasciarla segretamente.

In questo brano notiamo quanto Giuseppe amasse Maria e quindi, per non metterla in pericolo, egli decise di lasciarla in segreto.

Questo brano evidenzia ulteriormente la fede che Maria dovette esercitare in una situazione umanamente insostenibile. Quale uomo crederebbe mai che la fidanzata abbia concepito per opera dello Spirito Santo?

Infatti, Dio provvide un evento miracoloso anche per Giuseppe, cioè un’apparizione angelica che lo rassicurò.

Da uomo giusto, anche Giuseppe dimostrò, in questa occasione, la sua fede in Dio, il quale, nella sua preconoscenza, non si era sbagliato nello scegliere la coppia Maria-Giuseppe.

La Visitazione: Luca 1,39-45

Questo passo del Vangelo di Luca racconta la visita di Maria, durante la sua gravidanza, alla cugina Elisabetta, incinta di Giovanni Battista.

Maria si alzò e andò in fretta nella regione montuosa, in una città di Giuda, ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta.

Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel grembo; ed Elisabetta fu piena di Spirito Santo.

Elisabetta chiamò Maria «beata» perché aveva creduto: per lo Spirito Elisabetta rincuorò Maria e lodò la sua fede.

Alla Visitazione, Maria è proclamata da Elisabetta «la credente».

Il Magnificat: Luca 1,46-55

È durante la visita a Elisabetta che Maria pronuncia il suo famoso Magnificat, una preghiera di lode a Dio.

La preghiera è ancora più toccante perché le parole di Maria nella Bibbia sono relativamente poche.

«L’anima mia magnifica il Signore, e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore, perché egli ha guardato alla bassezza della sua serva. Da ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata, perché grandi cose mi ha fatte il Potente».

«Santo è il suo nome; e la sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono. Egli ha operato potentemente con il suo braccio; ha disperso quelli che erano superbi nei pensieri del loro cuore, ha detronizzato i potenti, e ha innalzato gli umili».

«Ha colmato di beni gli affamati, e ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servitore, ricordandosi della misericordia, di cui aveva parlato ai nostri padri, verso Abraamo e verso la sua discendenza per sempre».

Il brano esalta l’indole pia della giovane israelita e la sua conoscenza delle Scritture; infatti il motivo per cui Maria glorifica il Signore sono le sue promesse di gloria eterna nei confronti di Israele.

Anche se frutto della pietà della comunità primitiva e intessuto di riferimenti all’Antico Testamento, il cantico si addice bene a Maria.

Ella canta la grazia immeritata di YHWH sulla sua piccolezza e la scelta paradossale di YHWH, ma costante nella storia della salvezza, di strumenti “deboli” per realizzare i suoi piani.

Nel Magnificat si canta il ribaltamento della mentalità umana tipica del regno di Dio, ma che inizia già fin d’ora.

La gioia di Maria è fondata sulla misericordia di Dio, sulla sua fedeltà alle promesse e sulla scelta degli umili.

La nascita di Gesù: Matteo 2,1-6 e Luca 2,4-7

La Natività narra la nascita di Gesù a Betlemme, che i cristiani festeggiano a Natale.

La Natività è presente in due dei quattro Vangeli: quello di Matteo e quello di Luca.

Maria e Giuseppe arrivano a Betlemme, in cerca di un posto per dormire e per accogliere il loro bambino non ancora nato.

Matteo comincia il suo Vangelo con la genealogia. Maria viene messa in relazione con le quattro donne nell’elenco della genealogia e fa vedere come Maria abbia concepito Gesù per l’opera dello Spirito Santo.

Richiamando Is 7,14, Matteo mette in rilievo la verginità di Maria.

Nel racconto matteano dell’infanzia di Gesù, Maria è una donna obbediente, tace ed esegue gli ordini del Padre celeste.

La parte narrativa del secondo capitolo, l’adorazione dei Magi, ci dà una chiara immagine di Maria come la regina, perché il suo figlio Gesù è adorato come il Re, che salverà tutta l’umanità (Mt 2,1).

La presentazione al Tempio: Luca 2,21-40

In questo passo biblico, Giuseppe e Maria, seguendo la tradizione ebraica, presentano il neonato nel Tempio.

Lì incontrano un uomo: Simeone. Simeone riconosce Gesù come il Messia.

Si rivolge a Maria in quello che viene chiamato il Cantico di Simeone, dando gloria a Dio e predicendo il dolore che la attende.

Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima» (Luca 2,34-35).

Maria ebbe qui un’altra conferma da parte del Signore che quel bambino sarebbe stato il Messia, «luce per illuminare le genti e gloria del popolo di Israele».

Così le disse Simeone inizialmente, per poi aggiungere quella profezia personale, che solo tanti anni dopo Maria, ai piedi della croce, avrebbe compreso pienamente.

La profezia personale su Maria da parte di Simeone aveva fin da subito iniziato ad essere adempiuta, ma solo sul Golgota raggiunse il suo apice.

Gesù tra i dottori nel Tempio: Luca 2,41-52

I suoi genitori andavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.

Quando giunse all’età di dodici anni, salirono a Gerusalemme, secondo l’usanza della festa; passati i giorni della festa, mentre tornavano, il bambino Gesù rimase in Gerusalemme all’insaputa dei genitori.

Tre giorni dopo lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri: li ascoltava e faceva loro delle domande; e tutti quelli che l’udivano, si stupivano del suo senno e delle sue risposte.

Quando i suoi genitori lo videro, rimasero stupiti; e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io ti cercavamo, stando in gran pena».

Ed egli disse loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?» Ed essi non capirono le parole che egli aveva dette loro.

Poi discese con loro, andò a Nazaret, e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.

Maria conserva nel cuore le parole e gli eventi che riguardano Gesù, anche quando non ne comprende immediatamente il significato.

Maria aspettava pazientemente che Gesù si manifestasse.

Le nozze di Cana: Giovanni 2,1-11

Questo brano è un episodio conosciuto nella Bibbia perché è uno dei primi della vita pubblica di Gesù, dopo il suo battesimo.

È anche il primo segno di Cristo che cambia l’acqua in vino.

Questo miracolo viene dalla richiesta di sua madre, Maria, che è attenta ai bisogni degli uomini.

Confidando nel figlio, dà questo prezioso consiglio ai servi alle nozze: «Fate quello che vi dirà» (Giovanni 2,5).

Gesù le disse: «Che c’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta».

Gesù non si mostra scostante nei confronti di Maria, ma con un fraseggio tipicamente ebraico rivela la diversa prospettiva di vedute e invita la madre a raccordarsi con la sua.

Maria svolge non tanto una funzione provvidenziale di soluzione del dramma di due giovani sposi rimasti senza vino durante la festa, ma quella di favorire l’instaurazione della nuova alleanza della Chiesa-sposa con il vero Sposo nella celebrazione dell’abbondanza delle nozze messianiche.

Maria è invitata da Gesù a uscire dal piano dei rapporti familiari e della ricerca di segni prodigiosi a quello dell’attuazione della storia della salvezza, che vede a Cana scoccare l’inizio di quell’«Ora» che troverà il suo apice al Golgota.

Da parte sua Maria invita i «diaconi» a fare tutto quello che Gesù eventualmente dirà.

Con ciò l’evangelista Giovanni allude alla funzione provvidenziale di Giuseppe in Egitto e alla volontà di Israele di “ascoltare e fare” le dieci parole che YHWH donerà al Sinai durante la stipulazione della Prima alleanza.

Maria nella famiglia di Gesù

L’evangelista Marco si riferisce a Maria nei due testi: 3,31-35 e 6,3. Questi due brani parlano della famiglia di Gesù.

Per quanto riguarda la domanda «chi è mia madre? Chi sono i miei fratelli?», Gesù non respinge per niente sua madre, anzi non vuole limitare la sua relazione con lei a livello biologico.

La mette ancora a un livello superiore, cioè presenta sua madre come colei che ha ascoltato per prima la parola di Dio e l’ha messa in pratica nella sua collaborazione con Dio per la salvezza del mondo.

La vera famiglia è formata da quelli che fanno la volontà del Padre.

Maria ai piedi della croce: Giovanni 19,25-27

Maria segue con coraggio il calvario di suo Figlio fino alla fine.

Sarà una delle persone che lo accompagneranno fino alla morte, come Maria Maddalena.

Questa scena di grande dolore ci avvicina a Maria e alla sua grande umanità. Si realizza così ciò che Simeone aveva predetto per lei.

Una delle ultime parole di Cristo sulla croce è rivolta a sua madre, che affida al discepolo Giovanni, offrendo una nuova maternità a Maria.

«Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa» (Giovanni 19,25-27).

Sotto la croce accade una scena di rivelazione, vocazione e missione che non tende tanto a ricordare cronachisticamente un testamento filiale e un affidamento di Maria alla custodia umana del Discepolo Amato, quanto la rivelazione del volto della Chiesa madre che nel momento dell’abbandono e del distacco da Gesù morente diventa feconda di sempre nuovi figli.

La donna diventa madre feconda in modo nuovo.

È una parola silente quella settima di Maria sotto la croce. È espressa nel suo «stare ritta» in modo continuo e stabile.

Stabat Mater dolorosa: la madre contempla il Figlio nella costanza di chi non fugge ma raccoglie il mandato del Figlio di Dio.

Maria come nuova Eva

I Padri della Chiesa hanno presentato Maria come la nuova Eva.

Il peccato è entrato nell’umanità attraverso un uomo, Adamo, ed è stato redento da Gesù, il nuovo Adamo, Dio fatto uomo.

Eva è stata colei attraverso la quale è arrivato il peccato. Maria è stata colei attraverso la quale è arrivata la salvezza.

Adamo ed Eva hanno disobbedito a Dio nel giardino dell’Eden; Maria con il suo Sì, Gesù con la Croce, si sono consegnati completamente a Dio.

Così l’uomo ha potuto trovare Dio e la via della vita eterna.

Eva era stata tentata e tradita dal serpente. Maria è spesso raffigurata mentre schiaccia il serpente.

In questa prospettiva, l’antitesi Eva-Maria è diventata uno degli elementi della teologia mariana nella tradizione della Chiesa.

Maria e la donna dell’Apocalisse

Nell’Apocalisse di Giovanni, una donna è descritta mentre combatte il drago; questo passo non nomina Maria in modo esplicito, ma si riferisce a lei ed alla Chiesa.

Alcuni esegeti interpretano la «donna» dell’Apocalisse come la Chiesa perseguitata dell’Asia Minore, e altri esegeti vedono l’immagine di Maria in questa «donna».

Tutte e due queste interpretazioni, ecclesiologica e mariologica, non sono esclusive o incompatibili, ma sono complementari: una interpretazione arricchisce l’altra.

In mariologia può avere feconde applicazioni il principio dell’«unità di tutta la Scrittura», considerata quindi come un unico Libro; questo principio consente, ad esempio, di collegare in modo non arbitrario la donna di Genesi 3,15 con la donna di Apocalisse 12,1.

Maria negli scritti di Paolo e negli altri Vangeli

Molti contestano l’assenza della figura della madre di Gesù nel corpo paolino.

Nell’antico inno cristologico di Filippesi (2,7), troviamo un accenno indiretto alla madre di Gesù: il gesto del Figlio di Dio, che assume la condizione umana, avviene mediante la nascita da una donna, che si dichiara «serva» del Signore.

L’obbedienza di Gesù al Padre e l’obbedienza di Maria avvengono nello stesso evento dell’incarnazione.

Il testo mariano più antico del Nuovo Testamento è Gal 4,4: «Ma quando venne la pienezza del tempo Dio mandò il suo Figlio nato da donna, nato sotto la legge».

Quando però si colloca il testo nel suo contesto e se ne fa un’attenta analisi esegetico-teologica, si capisce che esso contiene «una mariologia in germe».

Matteo e Luca offrono i racconti dell’infanzia di Gesù, mentre Marco presenta Maria nel contesto della famiglia di Gesù.

Giovanni non scrive mai il nome di Maria nel suo Vangelo. La chiama sempre con l’espressione «madre di Gesù».

I due brani mariani del quarto Vangelo sono il primo segno di Gesù alle nozze di Cana (2,1-12) e Maria ai piedi della croce sul Calvario (19,25-27).

Gesù in questi brani chiama sua madre «donna», cosa questa che fa eco alla donna di Gen 3,15 e a quella dell’Apocalisse 12.

Maria negli Atti degli Apostoli

Troviamo Maria nelle Scritture anche dopo la morte, la risurrezione e l’ascensione di Gesù.

Gli Atti degli Apostoli ci mostrano che ella ha condiviso il tempo della vita e della preghiera con i primi discepoli di Cristo, partecipando così alla nascita della Chiesa.

«Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui» (Atti degli Apostoli 1,14).

Maria prega con gli apostoli nel Cenacolo.

La scena si svolge a Gerusalemme, prima della fecondazione mediante lo Spirito: da ricollegare all’inizio del Vangelo di Luca che si svolge ugualmente nel tempio.

Maria appare così come donna di preghiera e come presenza discreta nella Chiesa nascente.

La verginità di Maria nella Scrittura

La Bibbia dice che Maria, madre di Gesù, ebbe lo straordinario privilegio di dare alla luce Gesù mentre era ancora vergine.

La Bibbia aveva predetto questo miracolo nel libro di Isaia, e i Vangeli di Matteo e di Luca ne riportano l’adempimento.

Riguardo alla nascita del Messia, Isaia profetizzò: «Ecco, la giovane rimarrà incinta e partorirà un figlio» (Isaia 7,14).

L’evangelista Matteo spiegò sotto ispirazione divina che la profezia di Isaia si riferiva al concepimento di Gesù nel grembo di Maria.

Maria rimase incinta per mezzo dello spirito santo, che è la potenza di Dio all’opera (Matteo 1,18).

A Maria fu detto: «Lo spirito santo verrà su di te, e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Per questa ragione colui che nascerà sarà chiamato santo, Figlio di Dio» (Luca 1,35).

Dio trasferì in modo miracoloso la vita di suo Figlio nel grembo di Maria, facendo sì che ci fosse il concepimento.

Il testo di Galati 4,4 descrive Gesù come colui che è «nato da donna, nato sotto la legge», mentre Matteo e Luca raccontano il concepimento verginale.

La questione della verginità perpetua di Maria è interpretata in modi differenti nelle diverse tradizioni cristiane.

Il testo evangelico parla dei «fratelli di Gesù»; la parola adelphoi, usata dall’evangelista, non significa necessariamente i fratelli di sangue di Gesù, ma, nel linguaggio semitico, significa i cugini di Gesù.

Maria, esempio di fede e obbedienza

Maria è stata un eccellente esempio di fede, ubbidienza, umiltà e profonda spiritualità.

La sua fede appare nell’Annunciazione, quando accoglie la parola dell’angelo senza chiedere un segno, protestare o cercare scuse.

La sua obbedienza appare nel suo «Ecco la serva del Signore, mi sia fatto secondo la tua parola».

La sua attenzione alla parola di Dio appare nel Magnificat, che riprende temi e immagini dell’Antico Testamento.

La sua perseveranza appare nella ricerca di Gesù nel Tempio, nella vita nascosta di Nazaret, a Cana e ai piedi della croce.

La sua disponibilità non consiste soltanto nel tempo “vuoto”, ma ha un contenuto: desideri e attenzioni, valori e sensibilità, apertura all’imprevisto e capacità di compiere un servizio.

Come madre, Maria si è tenuta Gesù per se stessa? È stata capace di avere una vita autonoma? Nel lasciarlo partire, le è sembrato di perderlo? Non l’ha forse ritrovato, ma in altro modo?

L’aspetto adulto e maturo della personalità di Maria appare nel suo atteggiamento verso il Figlio: lo accompagna, ma gli permette di compiere la sua missione.

Maria rappresenta un esempio di fedeltà e devozione per tutti i sinceri credenti.

Maria e la teologia cristiana

La Sacra Scrittura è la parola divinamente rivelata e ispirata sotto la guida dello Spirito Santo.

La verità contenuta nella Bibbia si fonda su questo elemento della rivelazione divina. Perciò i testi mariani della Bibbia sono i punti di riferimento affidabili.

Anche i Padri della Chiesa hanno fatto un cammino di scoperta della verità biblica su Maria e ci hanno tramandato gli elementi che costituiscono la teologia mariana nella tradizione della Chiesa, quali l’antitesi Eva-Maria, la divina maternità, la perpetua verginità, la santità eccelsa, l’intercessione potente e la partecipazione nella regalità di Cristo.

La tradizione della Chiesa ha attinto a fonti bibliche per celebrare nella liturgia gli eventi centrali della sua vita.

Maria è vista come punto di divisione tra le varie confessioni cristiane. Maria non divide. Sono i suoi figli che si dividono a motivo di lei.

Per il dialogo ecumenico tra le varie Chiese su Maria, madre di Gesù, è doveroso ritornare alla Bibbia.

La Bibbia dovrebbe essere il nostro primo punto di riferimento per una mariologia ecumenica.

La Sacra Scrittura non è certamente la fonte esclusiva della rivelazione divina, ma è la fonte principe.

Come leggere i brani biblici su Maria

Leggere la Sacra Scrittura come si deve non è una cosa facile. Esistono vari modi di lettura. E questa varietà è un’autentica ricchezza.

L’ermeneutica biblica è diventata un’arte e una scienza molto importante tra i cultori della Bibbia.

Gli esegeti ricorrono a una pluralità di metodi per l’approccio alla Bibbia; ovviamente tale varietà è legittima, perché, evitando ogni fondamentalismo, da una parte non si trascuri il senso letterale della Scrittura, alla cui individuazione ha dato e dà un grande contributo il metodo storico-critico, dall’altra non si sottovaluti il peculiare carattere della Bibbia, quale parola di Dio ispirata, trasmessa con linguaggio umano da molti agiografi lungo molti secoli, accolta da una comunità di fede, avente una finalità teologica e uno scopo soteriologico.

In questa varietà di approcci, conserva immutato valore il principio secondo cui la Sacra Scrittura deve essere letta e interpretata con l’aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta.

Per ricavare con esattezza il senso dei sacri testi si deve badare con non minore diligenza al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura, tenuto debito conto della viva tradizione di tutta la Chiesa e dell’analogia della fede.

In mariologia può avere feconde applicazioni il principio dell’unità di tutta la Scrittura, considerata quindi come un unico Libro, perché uno ne è, in definitiva, l’Autore, uno il popolo a cui è rivolto, unico lo scopo che si prefigge.

Fare in modo che mai il messaggio evangelico separi Maria dal suo Figlio: la teologia mariana è centrata su Gesù.

Maria nell’Annunciazione di Nazaret

Magnificat anima mea Dominum: Il segreto dell'anima di Maria per glorificare Dio

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