Nuraminis si prepara a vivere un cambiamento nella guida della comunità parrocchiale: don Giacomo Faedda, finora parroco a Nuraminis, è stato destinato alla parrocchia di Sant’Elia a Cagliari. Il suo trasferimento rientra nella raffica di nomine decise dall’arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, che ha interessato numerose parrocchie dell’arcidiocesi.
A Nuraminis il nuovo parroco sarà don Danilo Piras, del Clero di Torino, che amministrerà la parrocchia di San Giacomo Apostolo. L’Arcivescovo Metropolita di Torino ha accolto la richiesta di don Danilo Piras a risiedere per il prossimo anno pastorale presso l’Arcidiocesi di Cagliari.
Il trasferimento di don Giacomo Faedda
Molte le parrocchie che inizieranno il nuovo anno sociale con un nuovo pastore. Due le parrocchie di Cagliari nei popolosi rioni di San Michele e Sant’Elia che cambieranno guida: quella di Sant’Eusebio affidata a don Ferdinando Caschili (dove è stato ordinato quindici anni fa) che lascia la parrocchia di Uta, mentre a Sant’Elia il nuovo parroco è don Giacomo Faedda, proveniente da Nuraminis.
Proprio il parroco uscente di Sant’Elia, don Giampiero Zara, andrà a Mandas in sostituzione di don Giancarlo Dessì, al centro dell’ennesimo "caso" che ha visto coinvolta questa travagliata comunità parrocchiale intitolata a san Giacomo apostolo.
Il trasferimento di don Giacomo Faedda collega quindi la comunità di Nuraminis a un più ampio riassetto pastorale che coinvolge Cagliari, l’hinterland e diversi centri dell’arcidiocesi.
Don Danilo Piras a San Giacomo Apostolo
Soleminis si prepara ad accogliere il nuovo parroco, don Danilo Piras (del Clero di Torino) che amministrerà la parrocchia di San Giacomo Apostolo. L’Arcivescovo Metropolita di Torino ha accolto la richiesta di don Danilo Piras a risiedere per il prossimo anno pastorale presso l’Arcidiocesi di Cagliari.
Don Cristian Pisu, parroco di Soleminis per tanti anni, andrà a guidare la parrocchia di Nostra Signora di Monserrato in Burcei.
Nel quadro delle nomine rese note dalla Cancelleria arcivescovile, don Danilo Piras è indicato come parroco della parrocchia San Giacomo Apostolo in Soleminis.
Le altre nomine nell’hinterland cagliaritano
Il Cancelliere Arcivescovile rende noto che S. E. R. Monsignor Giuseppe Baturi, Arcivescovo Metropolita di Cagliari, ha disposto ieri nuove nomine di parroci e amministratori parrocchiali per diversi paesi dell’hinterland cagliaritano.
| Incarico | Nomina |
|---|---|
| Parroco della parrocchia Madonna della Strada in Cagliari | Michele Fadda |
| Parroco della parrocchia Beata Vergine del Carmine in Assemini | Don Emanuele Mameli |
| Parroco della parrocchia San Biagio in Villasor | Don Giuseppe Orrù |
| Parroco della parrocchia San Pietro in Settimo San Pietro | Don Marco Puddu |
| Parroco della parrocchia Nostra Signora di Monserrato in Burcei | Don Cristian Pisu |
| Parroco della parrocchia San Pietro Apostolo in Monastir | Don Nicola Solla |
| Parroco della parrocchia Beata Vergine Assunta in Arixi | Don Bruno Ibba |
| Parroco della parrocchia San Giacomo Apostolo in Soleminis | Don Danilo Piras, del Clero di Torino |
Amministratori parrocchiali e collaboratori
Roberto Ghiani amministratore parrocchiale della parrocchia San Sebastiano in Cagliari (mantenendo l’ufficio di canonico del Capitolo Metropolitano e rettore del Seminario Arcivescovile).
Don Gianmarco Casti amministratore parrocchiale della parrocchia Beata Vergine Assunta in Villaspeciosa (mantenendo l’ufficio di parroco di Decimoputzu).
Don Enrico Murgia amministratore parrocchiale della parrocchia San Lucifero Vescovo in Vallermosa (mantenendo l’ufficio di parroco di Siliqua).
Don Davide Pau amministratore parrocchiale della parrocchia Santa Giusta Vergine e Martire in Gesico (mantenendo l’ufficio di parroco di Mandas).
Don Andrea Manunta amministratore parrocchiale della parrocchia San Pietro in Villa San Pietro (mantenendo l’ufficio di parroco di Santa Margherita di Pula).
Don Antonio Micciché amministratore parrocchiale della parrocchia Santa Lucia Vergine e Martire in Barrali (mantenendo l’ufficio di parroco di Donori).
Don Giuseppe Andrea Pelgreffi amministratore parrocchiale della parrocchia San Pietro Apostolo in Ortacesus (mantenendo l’ufficio di parroco di Guamaggiore).
Don Claudio Pireddu vicario parrocchiale della parrocchia San Sebastiano in Cagliari (mantenendo l’ufficio di vicario parrocchiale del SS. Crocifisso in Cagliari).
Efisio Zara collaboratore parrocchiale delle parrocchie San Giacomo Apostolo in Mandas e Santa Giusta Vergine e Martire in Gesico.
Don Antonio Belardelli collaboratore parrocchiale della parrocchia San Lucifero Vescovo in Vallermosa.
Don Simon Bolomba Wangboka collaboratore parrocchiale della parrocchia San Pietro Apostolo in Ortacesus.
Don Giuseppe Luciano Sanna collaboratore parrocchiale delle parrocchie Santa Lucia Vergine e Martire in Barrali e San Giorgio Vescovo in Donori.
Il riassetto delle parrocchie dell’arcidiocesi
Da Ballao a Quartu, alla parrocchia del Sacro Cuore arriva don Andrea Piseddu, vice direttore della Pastorale giovanile, perché al parroco uscente, don Giuseppe Camboni, (assistente centrale dell’Azione cattolica diocesana) è stato affidato il compito di guidare la comunità di Su Planu - Spirito Santo (Selargius) fondata da don Salvatore Scalas.
Cambio della guardia anche a Uta (il nuovo parroco è don Roberto Maccioni, che lascia San Vito) e a Vallermosa: la nuova guida è il religioso padre Antonio Belardelli che arriva da Furtei, sostituito da don Mario Montis, che lascia la parrocchia di Villaspeciosa.
Il giovane don Marco Puddu, vice rettore del seminario minore, guiderà ora la comunità della Beata Vergine Assunta a Villaspeciosa, mentre oltre che di Pimentel don Mariano Matzeu, assistente diocesano dell’ACR (Azione cattolica ragazzi), sarà parroco anche di Samatzai.
Altre nomine riguardano l’organigramma del Seminario regionale (don Andrea Secci è uno dei nuovi animatori) e del Seminario minore diocesano, dove - sempre come animatore - è stato destinato don Giorgio Franceschini, che avrà anche l’incarico di vice direttore dell’Ufficio per la pastorale delle vocazioni.
Completano questa serie di nomine quelle di don Davide Meloni, tre anni di ordinazione, che sarà il nuovo assistente presso il College universitario Sant’Efisio, e di don Marco Sorgia, cappellano presso le Suore claustrali della Redenzione in Quartu Sant’Elena dopo l'esperienza a Samatzai.
La parrocchia di San Pietro a Nuraminis
La parrocchia di San Pietro rappresenta uno dei principali luoghi della memoria religiosa di Nuraminis. Al suo interno sono conservate cappelle, statue, epigrafi e sepolture che documentano la storia della comunità e il rapporto tra devozione, istituzioni ecclesiastiche e famiglie locali.
La tomba gentilizia contenente le spoglie della nobildonna Giovanna Angela Pes si trova nella chiesa parrocchiale di San Pietro a Nuraminis. Ad ospitare questa sepoltura è la prima cappella che troviamo entrando sulla sinistra, la cappella delle anime.
La lastra marmorea a copertura della tomba si trova sul pavimento coperta da una lastra di vetro che protegge le incisioni, la quale è sicuramente stata installata in un secondo momento. Questo si può evincere dal fatto che le incisioni sono leggibili ma sicuramente rovinate, e Tonino Mura nel suo libro dice che siano state rovinate dal calpestio dei fedeli.
La cappella che ospita la sepoltura è piccola e disadorna, al suo interno troviamo un pregevole cristo ligneo e un altare di marmo. Nell’epigrafe leggiamo che la sepoltura in tale cappella è voluta dal figlio della defunta, il canonico Cugia, membro del capitolo metropolitano di Cagliari.
Il canonico, che beneficiava delle prebende di Serramanna, Villacidro e Nuraminis, era quindi una figura influente all'interno della Chiesa sarda del tempo. Il suo ruolo ecclesiastico gli conferiva prestigio non solo religioso, ma anche sociale ed economico.
Beneficiare delle prebende significava ricevere delle rendite derivanti da quelle chiese o territori, questo aumentava il peso politico del chierico.
Nell’epigrafe riusciamo a leggere il luogo di provenienza della donna che è Cagliari e l’anno di morte, il 1707, che con ottime probabilità coincide con l’anno di installazione della lastra funebre.
Il fatto che la tomba sia dotata di un’epigrafe che ne identifica le spoglie aumenta il valore rappresentativo di tale opera. Quindi la tomba non ha solo una funzione commemorativa, ma afferma anche il prestigio della famiglia.
Le cappelle della chiesa parrocchiale
La Cappella della Madonna Assunta in Cielo
La cappella dedicata alla Maria Assunta si apre con un arco a sesto acuto sul lato destro della navata centrale ed è costruita su un piano sopraelevato di un gradino. L’ingresso è delimitato da una balaustra in marmo bianco aperta al centro, che reca incisa la data di realizzazione “anno 1846”.
Il pavimento è in mattonelle esagonali bianche e nere, disposte obliquamente. Le pareti laterali e quella di fondo sono delimitate in alto da un cornicione, al di sopra del quale si sviluppa la volta a botte affrescata.
Affrescato è pure lo spicchio superiore della parete di fondo, sempre al di sopra del cornicione, dove due sipari dipinti incorniciano una piccola finestra quadrangolare che illumina la cappella.
Nello spicchio superiore della parete opposta, sopra l’arco d’ingresso, vi è un’iscrizione dipinta che reca i nomi del committente, dell’autore degli affreschi e la data di realizzazione.
Nella prima colonna: “Cappella decorata / A spese di Don / Vincenzo Vaquer / Maggio 1923”; nella seconda colonna: “Il pittore / Porra Silvio”.
Sulla parete di fondo, sopraelevato da una base marmorea, si erge un altare in marmo intarsiato di vari colori, la cui data di realizzazione è scolpita alla base del lato frontale: “MDCCCXLVI”, ossia 1846.
L’altare presenta il piano da mensa e altri due livelli superiori. Il piano orizzontale dell’ultimo livello è costituito da una lastra marmorea di reimpiego, che reca un’iscrizione in lingua latina, mutila della parte sinistra: “[. ]lgarien / [. ]arissimi/ [. ]yli causa / [. ]audati/ [. ]t conterraneo / [. ]at / [. ]D. Algar/ [. ]ae/ [. ]ssimo / [. ] patriae decori / [. ]us / [. ]munia illustris / [. ]itudinis / [. ]ignabat / [. ]ad”.
La parete ai lati dell’altare è rivestita da lastre di marmo decorate. Sulla parete destra, all’altezza del piano da mensa dell’altare, si trova una lastra di marmo nero semicircolare utilizzata come mensola per fiori e ceri votivi.
Il simulacro di Sant’Ignazio da Laconi
Il simulacro di Sant'Ignazio da Laconi si trova nella nicchia a destra di quella della Madonna Assunta. La statua, infatti, è collocata all'interno della Cappella della Madonna Assunta, la terza cappella che si apre sulla destra della chiesa.
La cappella è separata dalla navata da un gradino e da una balaustra in marmo bianco su cui è incisa la data 1846.
La statua della Madonna di Bonaria
La statua della Madonna di Bonaria è collocata nella nicchia centrale sopra l’altare della cappella a lei intitolata (Capella della Madonna di Bonaria). Protetta da un vetro dotato di una cornice dorata di forma arcuata, la statua riproduce il simulacro conservato nel santuario di Bonaria a Cagliari.
La Vergine indossa una veste rossa coperta da un manto celeste e tiene in braccio sul lato sinistro il bambin Gesù, mentre con la mano destra porta una navicella e una candela. Sono evidenti i rimandi simbolici legati ai due oggetti.
La candela rimanda al momento in cui, il 24 aprile 1370, il simulacro della Vergine approdò dal mare alle pendici del colle di Bonaria, tenendo in mano una candela accesa.
La navicella, invece, è legata al ruolo di protettrice dei naviganti assunto dalla Madonna di Bonaria.
Dalla seconda metà del Novecento, ogni 24 aprile a Nuraminis si festeggia la Madonna di Bonaria. Il giorno della festa, la sera, la statua viene portata in processione lungo le vie del paese.
Al termine della processione, viene celebrata la messa con omelia.

La Madonna della Guardia
Nella nicchia al lato sinistro della Cappella della Madonna di Bonaria, si trova il gruppo scultoreo della Madonna della Guardia.
Il simulacro presenta sul lato sinistro la statua della Vergine, mentre tiene in braccio il Bambin Gesù. Al suo cospetto, è inginocchiato un pastore con le sue pecore.
L'identità del pastore resta ignota, non è dato sapere se si tratti di un santo o di un personaggio a cui la Madonna è apparsa.
Santa Teresina del Bambin Gesù
Alla sinistra della Madonna di Bonaria troviamo la piccola e più recente statua di santa Teresina del Bambin Gesù, raffigurata nel suo abito carmelitano, con la veste marrone e il manto bianco, e con il Crocifisso e le rose stretti al petto.
La statua è in piedi sopra una base marmorea bianca e nera. Lo sfondo nero, con motivi dorati, risalta il colore chiaro del manto della Santa.
L’Oratorio della Madonna del Rosario
Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, in seguito all’editto di Pio V che istituì la Confraternita del Rosario, fu edificato l’oratorio sul sagrato della parrocchia.
L’oratorio testimonia la presenza storica della Confraternita del Rosario e il ruolo delle associazioni devozionali nella vita religiosa di Nuraminis.
La chiesetta di Sant’Antonio Abate
La chiesa di sant'Antonio abate di Nuraminis sorgeva in età moderna dove oggi è presente la cappella attuale. Era un'antica costruzione in mattoni crudi con un piccolo spiazzo dinanzi all'ingresso in cui tutti gli anni veniva acceso il falò alla vigilia della festa di sant'Antonio.
Tutt'oggi è una chiesa privata tant'è che nacque come cappella all'interno dell'abitazione di una famiglia locale nella seconda metà del 1500 (casa Mudu Serci).
Vi sono diversi elementi che ci portano a pensare che la cappella effettivamente esisteva nel XVII secolo, tra cui la presenza al suo interno di una campana che presenta l'inscrizione S.ANTONI ORA PRO NOBIS ANNO DOMINI MDCXXXII (datazione 1632).
Va specificato che non sappiamo con certezza a chi appartenesse nel corso del 500 e risulta che i Mudu, famiglia non originaria del villaggio, ancora dovesse insediarsi a Nuraminis.
A tal proposito, riportiamo il matrimonio tra Diego Mudu (di Sestu) e Serafina Corona (di Nuraminis) del 1699, in seguito alla quale Diego decise di trasferirsi.
Uno dei figli di Diego Mudu e Serafina Corona è Juan Baptista Mudu che sposò Theresa Vacca, appartenente a una famiglia benestante.
Dalla loro unione nacquero tre figli, tra cui Juan Augustin Mudu che sposò Ritta Serra, altro cognome rilevante già dal XVII secolo.
A Juan Augustin Mudu fece da testimone di nozze Battista Taris e il figlio di quest'ultimo, Antonio Andrea Taris (major di giustizia e molto influente nel villaggio), diede in sposa la figlia Maria Taris a Paolo Mudu (nipote di Juan Augustin Mudu e figlio di Juan Ramon Mudu).
Paolo sposò due donne benestanti, la già citata Maria Taris e successivamente Pasquala Musio di Donori.
Lo stabile con la cappella del santo, che dalle respuestas del 1777 risulta in stato di abbandono, alla fine del XVIII secolo fu da Paolo Mudu o acquistato o ereditato dalla moglie Maria Taris (che potrebbe averlo ottenuto dall'eredità dello zio Antioco Taris, vicario in Nuraminis tra il 1770-1773).
Si può ipotizzare questo aspetto perchè alla morte di costui iniziò una lite giudiziaria tra i fratelli di Antioco, zii di Maria.
Questa lite, riporta i nomi di Felicia Taris e Juan Andres Taris e al suo interno si parla del possesso di una casa ma senza ulteriori precisazioni.
Ciò che attira la nostra attenzione è il censo presente nella lite poichè risulta uguale a quello dovuto da Paolo Mudu alla Causa Pia per la chiesa di sant'Antonio abate nell'inventario dei suoi beni del 1843 e nelle ricevute degli anni 1836-1842.
Ciò che va evidenziato, è che questi elementi ci portano a comprendere che la chiesa diventò di proprietà di Paolo Mudu.
La chiesa stessa, in un contesto storico come questo, diventa un simbolo di potere all'interno del villaggio.
Egli decise di diseredare tre dei quattro figli avuti dalla prima moglie poichè gli crearono numerosi dissapori in quanto problematici nei confronti della giustizia, una vera disfatta con i figli Taris.
Dall'unione con la seconda moglie nacque Benigno Mudu alla quale Paolo concesse, attraverso un testamento, lo stabile con la chiesa e il compito di organizzare la festa.
Abbiamo testimonianza di tale testamento e risulta che ci siano due differenti versioni.
Benigno diventò notaio studiando presso l'università di Cagliari e ricoprì la carica di sindaco nel villaggio negli anni 1869-1871 e 1892-1894.
Sposò Maria Serci (figlia di un altro notaio) e dai due nacquero Maria Mudu maritata Podda e Antonietta Mudu maritata Batzella.
Precisamente Antonietta sposò Battista Batzella (padre di Armando Batzella) e da questo matrimonio nacquero Silvio e Benigna Batzella.
Ecco che Benigno Mudu divise la casa in due trasmettendo il bene alle figlie con il dovere di impegnarsi per la riparazione dello stabile.
Nel 1909 muore Antonietta e si crearono divergenze tra i familiari per la gestione mentre la chiesa andò in decadenza.
Maria Mudu decise così di trasmettere la quota ai nipoti e questo portò alla stesura del rogito a favore del nipote Silvio Batzella che riuscì ad ottenere l'autorizzazione per la demolizione e ricostruzione dello stabile.
Tutto ciò spiega perchè la chiesa sia oggi di proprietà degli eredi Batzella.
Si decise, compatibilmente con il permesso rilasciato dalla Sovrintendenza ai Monumenti e Gallerie del 28 marzo 1973, alla demolizione dell’antica struttura considerata di scarsa rilevanza storica e artistica.
Successivamente il sindaco di Nuraminis concesse il prioprio nullaosta autorizzando Benigna Batzella.
Nel dicembre 1973 viene firmata la scrittura privata fra il generale Silvio Batzella e la ditta appaltatrice Mandis Luigi.
I lavori iniziarono nel 1974 e la chiesa, ricostruita, si presenta oggi completamente rinnovata e abbellita nella parte frontale mediante l’innalzamento di un loggiato.
Il rifacimento comprende inoltre la messa in opera di una nuova pavimentazione e di un altare marmorei.
La chiesa risulta dotata di paramenti sacri e arredi liturgici indispensabili per le funzioni religiose ancora oggi officiate.

Epigrafi e memoria ecclesiale
Epigrafe Paolo Maria Serci
L'epigrafe, incisa su supporto marmoreo, è posta nell'aula della parrocchiale di San Pietro, nel pilastro tra prima e seconda cappella del lato sinistro.
Epigrafe per la dedicazione della parrocchiale
L'epigrafe, incisa su supporto marmoreo, è posta nella parrocchiale di San Pietro, nel pilastro tra terza e quarta cappella del lato destro.
La lastra presenta forma di cartiglio: ha il vertice superiore destro e quello inferiore sinistro arrotolati verso l'interno ed al centro è ondulata.
Nel vertice superiore sinistro è riprodotto lo stemma araldico, comprensivo di motto, di monsignor Paolo Maria Serci, arcivescovo di Cagliari.
La benedizione del cimitero
L'epigrafe, incisa su supporto marmoreo, è posta nel viale principale del cimitero di Nuraminis, sulla sinistra appena dopo il cancello d'ingresso.
Essa ricorda la cerimonia di benedizione del camposanto, svoltasi in data 1880-04-25.
Il cimitero e le testimonianze funerarie
La tomba di Francesco Vaquer
La tomba di Francesco Vaquer è situata nel cimitero di Nuraminis, nel lato sinistro del viale perpendicolare a quello principale.
Il monumento funebre è composto da un pilastro in marmo, poggiato su un basamento raccordato con modanature e sormontato da un cornicione anch'esso con modanature.
Il lato frontale del monumento è spartito orizzontalmente in due ordini da un cornicione: nell'ordine inferiore vi è la lapide ornata; in quello superiore, dentro un ovale, vi è il ritratto del Vaquer.
Il cimitero di Villagreca
La lapide di Luigi Zonca è situata presso il cimitero di Villagreca, frazione di Nuraminis.
Essa è composta da una colonna in pietra di arenaria, sormontata da una croce in ferro sul cui fronte si leggono le iniziali Z. L.
Si pensa che questa lapide sia stata l’ultima ad essere eretta adiacente al muro perimetrale della Chiesa di San Costantino, presumibilmente rasa al suolo intorno agli anni ‘60.
Mediante alcune ricerche e le preziose nozioni del signor Quirino Medda, siamo riuscite a risalire all’identità di Luigi Zonca, il quale visse fino al 1952.
Le chiese scomparse e la memoria orale
L'intervista al signor Enrico Podda è incentrata su due argomenti: la chiesa di san Saturnino (san Sadurru) e sulla località is Cresieddas (in cui sorgeva una chiesa).
L'intervista è servita per reperire, tramite la memoria orale, informazioni sui due luoghi in cui sorgevano delle chiese campestri e i relativi centri.
Intervista al signor Quirino Medda di Villagreca, presso il cimitero di Villagreca, in merito alla presenza sul territorio della chiesa di San Costantino.
Il contesto diocesano delle nuove nomine
La Cancelleria arcivescovile di Cagliari, ha comunicato ufficialmente le nuove nomine pastorali disposte da monsignor Giuseppe Baturi.
Si tratta di incarichi di grande responsabilità che rafforzano il coordinamento e l’organizzazione della vita pastorale nelle diverse foranie della diocesi.
Monsignor Michele Piras - Vicario foraneo della Forania di Senorbì
Monsignor Michele Piras, originario di Cagliari, è stato ordinato sacerdote nel 2015 presso la Cattedrale del capoluogo.
Dopo l’ordinazione, ha svolto il suo ministero come vicario parrocchiale presso la parrocchia di Santa Giusta a Uta dal 2015 al 2016.
Successivamente, è stato nominato parroco della parrocchia di San Pietro Apostolo a Suelli, dove continua a guidare la comunità con dedizione e spirito pastorale.
La sua nomina a Vicario Foraneo della Forania di Senorbì rappresenta un importante riconoscimento del suo impegno e un nuovo capitolo della sua missione al servizio della Chiesa.
Don Sandro Piludu - Vicario foraneo della Forania di Dolianova
Don Sandro Piludu, nato a Cagliari, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1998 presso la parrocchia di Sant’Ambrogio a Monserrato.
La sua carriera pastorale è ricca di esperienze: è stato Vicario presso la parrocchia di Santo Stefano Protomartire a Quartu Sant’Elena dal 1998 al 2000, poi Parroco presso San Giacomo Apostolo a Soleminis dal 2000 al 2003.
Ha guidato la parrocchia di Nostra Signora di Monserrato a Burcei per un decennio, dal 2003 al 2013, e successivamente è stato Cappellano presso l’Ospedale SS. Trinità di Cagliari dal 2013 al 2019.
Attualmente è Parroco della parrocchia Sant’Isidoro a Sinnai.
La nomina a Vicario Foraneo della Forania di Dolianova sottolinea il valore della sua lunga esperienza pastorale e della sua capacità di dialogo con le comunità.
Il ruolo dei vicari foranei
I Vicari foranei sono figure di riferimento nella struttura diocesana, chiamati a coordinare le attività pastorali e a favorire la comunione tra le parrocchie della loro forania.
Questi nuovi incarichi evidenziano l’attenzione di Monsignor Baturi per una guida pastorale forte e radicata nel territorio.
Le comunità di Senorbì e Dolianova accolgono con gioia e speranza i nuovi Vicari Foranei, pronti a collaborare con loro per affrontare le sfide della missione evangelizzatrice e costruire una Chiesa sempre più vicina ai fedeli.