Santa Rita, in passato borgo Pisciacane, è una frazione del comune di Caltanissetta. Il borgo sorge su uno sperone roccioso alle pendici del monte Pisciacane, all'interno del comune di Caltanissetta, oltre 11 km a sud del capoluogo.
La fondazione del borgo è datata 1895 ed è legata all'acquisto di circa 900 ettari di terreno fra i feudi Pisciacane e Draffù da parte del barone Rosario La Lomia di Canicattì. Borgo Santa Rita, in provincia di Caltanissetta, è un piccolo centro ancora oggi a vocazione prettamente agricola, protetto da due alture: le Mole di Draffù e il Monte Pisciacane.

Dove si trova Borgo Santa Rita
La località è situata nella parte settentrionale del territorio del comune di Cinigiano, lungo la valle dell'Ombrone all'estremità occidentale della val d'Orcia. E' delimitata a nord dal fiume Orcia che segna il confine con il comune di Montalcino, ad ovest dal fiume Ombrone, a est dal torrente Ribusieri, e a sud dai piccoli rilievi collinari di Poggio Mai (189 m), Poggio dell'Amore (153 m), Poggio La Serrata (149 m); mentre confina ad ovest con Paganico e Sasso d'Ombrone, a sud con Cinigiano, ad est con Sant'Angelo Scalo e Montenero d'Orcia, e a nord con Monte Antico.
Il centro abitato ,che dista circa 11 km dal capoluogo comunale e poco più di 35 km da Grosseto, insieme alle campagne circostanti, conta meno di 100 abitanti. Nella località è presente l'unica zona industriale del Comune.
Santa Rita (in passato borgo Pisciacane) è una frazione del comune di Caltanissetta. l borgo sorge su uno sperone roccioso alle pendici del monte Pisciacane, all'interno del comune di Caltanissetta, oltre 11 km a sud del capoluogo.
Borgo Santa Rita, in provincia di Caltanissetta, è un piccolo centro ancora oggi a vocazione prettamente agricola, protetto da due alture: le Mole di Draffù e il Monte Pisciacane. Sorto in un luogo «perfettamente salubre […], tra il giallo delle stoppie, tra verdi teorie di alberi che il Comm. La Lomia ha voluto piantarvi ed ha nello sfondo, mandorleti vasti».
Le origini e la fondazione del borgo siciliano
La Lomia prende possesso del feudo grazie alla complessa evoluzione della proprietà fondiaria che ha portato allo scorporo dei latifondi di Draffù, San Martino, Cicuta e Giussudraffù di proprietà dei Moncada, Conti di Caltanissetta. Dalla suddivisione di queste ampie zone si creano nuovi appoderamenti di notevole estensione, i cui «possessori erano borghesi o neoaristocratici che approfittarono del particolare momento economico venutosi a creare con l’abolizione del sistema feudale».
La storia della fondazione di Borgo Santa Rita è strettamente legata ad una fase storica in cui il tema delle bonifiche diventa fondamentale per la politica del regime fascista che aveva assicurato le terre ai reduci della Prima Guerra Mondiale. Il governo Mussolini inizia a promulgare le prime leggi in materia di riforma fondiaria; così nel 1923 nasce il Testo Unico sulle Bonifiche n.3256 con la costituzione dei comprensori di bonifica, classificati tra prima e seconda categoria, integrato con le direttive sulle trasformazioni fondiarie di pubblico interesse.
Nel testo, ancora, si «prevede la facoltà di esproprio a favore dei concessionari di opere di bonifica, ma anche la trasformazione fondiaria di zone non interessate direttamente alla bonifica idraulica». La ritrosia degli agrari frena, però, gli sforzi fatti per attuare tali provvedimenti.
Gli studi e le ricerche di Arrigo Serpieri sul concetto di bonifica integrale cercano di riunire aspetti «tecnici ed igienici legati alla bonifica idraulica di un intero territorio fino alla bonifica agraria, e cioè all’introduzione di sistemi di produzione intensiva in grado di assicurare la vita delle popolazioni stabilmente residenti sulle terre redente».
Il processo attuativo, certamente destinato a riscuotere un grande successo a livello propagandistico, stenta ad avviarsi nella pratica. Il governo decide pertanto di promulgare altre due leggi nel tentativo di migliorare la normativa e rendere il processo più veloce.
Così, nel 1928 prende vita la Legge Mussolini e nel 1933 il Testo Unico sulle nuove norme per la Bonifica integrale, a firma Serpieri. Delineate le linee guida generali, è necessario che ci sia un ritorno graduale alla terra a dispetto dell’emigrazioni delle masse di contadini nei centri urbani.
L’auspicio del regime era di sfollare le città e imporre anche «con mezzi coercitivi, l’esodo dai centri urbani». Per questo fu istituito il Comitato per le Migrazioni Interne che avrebbe dovuto fare rispettare le norme introdotto con la legge n.358 del 9 aprile 1931.
Il villaggio agricolo di Ignazio La Lomia Bordonaro
Nel contempo, sorgono in Sicilia i primi centri rurali per opera dello Stato e di alcuni, pochissimi privati. Il primo esperimento riguarda i villaggi operai di Filaga, Sferro, Regalmici, Littorio e della Bardara di Lentini sorti tra gli anni Venti e Trenta per diretto coinvolgimento del Ministero dei Lavori Pubblici.
I nuovi villaggi, però, non subiscono quella conversione auspicata in alloggi per contadini a cui dovevano essere destinati una volta conclusi i lavori stradali o di bonifica. Come detto, l’azione privata è ridotta, nonostante le nuovi leggi impongano ai possidenti lavori di bonifica pena l’esproprio.
Ad attuare alcune opere e la realizzazione di case coloniche sono i Lanza Branciforti di Trabia presso Polizzello, il Duca di Nelson nelle proprie contrade di Bronte, il Cav. Desiderio Sorce nei terreni nisseni di Fecarotta, noti anche con il nome di Canzirotti o Fanzirotta, e Ignazio Lanza Filangieri che nei dintorni di Villafrati costruisce quattro piccoli acquedotti e un gruppo di dieci case coloniche nelle contrade Serra, Chiarastella e Stallone.
Sorte diversa, invece, tocca a Libertinia e al Villaggio Santa Rita, dove le opere non si fermano alle sole abitazioni ma dove sorgono veri e propri complessi rurali. Come fa notare l’Arch. Marilena La China, le opere sono realizzate dai proprietari terrieri che “volevano-dovevano” migliorare le condizioni di vita dei propri contadini, si ricordi ad esempio […] il gruppo di case coloniche costruite dal Barone Bartoli di Mazzarino negli anni 40 nei pressi del più recente Borgo Arciero, nonché le cooperative agricole sorte in Sicilia dopo la grande guerra, a volte legate all’ONC.
Definito da Lilianne Dufour come «un’eccezione nel panorama dell’imprenditoria isolana» insieme al centro etneo, Borgo Santa Rita è stato fondato dal Barone Ignazio La Lomia Bordonaro al centro del suo vasto feudo di «ben 950 ettari, interamente coltivato a mezzadria e distante km.12 e km.15 da Sommatino e Delia, rispettivamente».
Nel territorio della nostra provincia, il Commendatore Ignazio La Lomia Bordonaro, nel proprio ex-feudo Pescecane, ha creato un villaggio, denominandolo Santa Rita, ed ha voluto porre tale nome per eternare la memoria della madre, dalla quale ereditò dette terre.
Tale villaggio, che oggi consta di ben 90 case coloniche, è abitato da circa 70 famiglie, cioè da 500 persone tra uomini, donne e fanciulli, quasi tutti oriundi da S. Cataldo, il paese che da i migliori agricoltori della provincia.
Le case, in conformità ad un piano regolatore, tutte contigue e ben allineate, sono poste in modo da formare delle vere e proprie vie, sboccanti in una piazza, nella quale, oltre al fabbricato grande dell’ex fattorie, sorge, nel punto più elevato, la nuova chiesa con campanile alto 25 metri ed orologio da torre e con annessa canonica.
Si accede alla chiesa da un’ampia e comoda gradinata. Le vie sino ad oggi formate, sono denominate “via del Castaldi” (in omaggio ai borghigiani di S. Cataldo che per i primi hanno abitato “Santa Rita”), “via delle Spigghe”, “via Ignazio La Lomia”, “via del Rosario” […].

Le abitazioni e i servizi del borgo
Nel documento è riportata anche la descrizione della nuove abitazioni costruite per permettere ai contadini di abbandonare quei “pagghiari”, raccontati negli anni Sessanta da Danilo Dolci, tipici delle zone latifondistiche e di cui permangono tracce in diverse zone della Sicilia, come a Tudia e a Turrumè (PA).
Le case di Santa Rita sono a una o due elevazioni fuori terra, costituite da due o tre vani, adibiti ad abitazione, a stalla e a deposito di cereali. L’approvvigionamento idrico è garantito da una conduttura di circa un chilometra che La Lomia fa costruire per convogliare l’acqua raccolta in un nevaio presente in un altro dei suoi possedimenti vicini.
L’energia elettrica, invece, è fornita dalla stessa linea che, passando dalle vicinanze del Villaggio Santa Rita, rifornisce Sommatino. Secondo lo storico Mario Cassetti, che data la realizzazione del primo nucleo tra il 1922 ed il 1927, il Villaggio Santa Rita è «un’entità autonoma» grazie alla presenza della scuola, della chiesa, della rivendita dei sali e tabacchi, di un magazzino sociale e di un palmento.
Sono piccoli edifici che grazie ai nuovi interventi trovano una sistemazione più consona alle necessità degli abitanti. Così, la scuola è «formata da una magnifica aula, molto ben areata, e costruita conforme alle più scrupolose norme igieniche; annessa e sovrastante ad essa, vi è la comoda ed elegante dimora per l’insegnante, che abita quasi tutto l’anno sul posto».
La caserma, distaccata dal nucleo principale, è formata da sei vani al piano terra e altrettanti al primo piano ed ospita «in permanenza, cinque militi, compreso il brigadiere che ha una abitazione comoda e decorosa».
La chiesa di Santa Rita
La chiesa, in stile eclettico, è ad unica navata con un grande portale d’entrata ad arco a tutto sesto ed è caratterizzata dalla torre campanaria con aperture trifore ed «una tozza cuspide piramidale» che presenta ancora un orologio circolare di cui oggi rimane solo il quadrante.
Per volontà della baronessa fu fatta costruire la chiesa consacrata alla Santa delle rose che domina il piccolo borgo sulla sommità di una scalinata. La chiesa e l’insieme del borgo rappresentavano il fulcro religioso e sociale della comunità agricola.
I due edifici amministrativi si trovano su un lato della scalinata in cui è posto il «palazzetto a due piani e copertura con tetto a padiglione» alle cui spalle si erge il «palazzetto padronale racchiuso in una corte interna» dove oggi si trova il Micromuseo Immateriale del pane e del grano.

Strade, collegamenti e progetto di ampliamento
L’accesso al borgo rurale è garantito, dopo che lo stesso La Lomia «ne ha avuto le promesse dai competenti uffici», da una breve strada che si distacca dall’attuale SP2 ma che prima degli interventi non esisteva ancora.
L’opera del 19 aprile 1930 è stata redatta dall’Ufficio del Genio Civile di Caltanissetta per un importo di 5.000.000Lire, dei quali 4.760.000Lire a base di appalto e 240.000Lire a disposizione dell’Amministrazione ed approvata dal comitato tecnico amministrativo del Provveditorato alle Opere Pubbliche della Sicilia durante l’adunanza n.1172 del 5 gennaio 1931.
Nella parte finale del documento citato, si indica che La Lomia avesse già in previsione di costruire nuovi gruppi di case così da trasformare Borgo Santa Rita «in un vero piccolo paese, con grande incremento della coltivazione di queste estese zone di terreno».
Perchè solo facendo «affezionare il lavoratore alla propria terra, poichè è risaputo che il contadino di Sicilia, allorchè ha la possibilità di abitare insieme alla famiglia nel luogo del proprio lavoro, alla fatica si dedica con maggiore tenacia».
Domani, allorchè il Comm. La Lomia avrà ancora fatto costruire nuovi gruppi di case (poichè conta far edificare altre quaranta abitazioni e stalle), il villaggio diverrà un vero piccolo paese, con grande incremento della coltivazione di quelle stese zone di terreno, ove potrà trasformarsi la cultura, mercè la vicinanza di un centro abitato.
E tutto il merito, per tale mirabile esempio di ruralizzazione dovrà darsi ad un proprietario ardimentoso nell’idea e tenace nel lavoro che, per l’attaccamento alla sua proprietà, avrà espletato un programma genialissimo.
Il rapporto con la riforma agraria
Durante la riforma agraria degli anni Cinquanta, Borgo Santa Rita non è coinvolto nelle opere di trasformazione fondiaria o di scorporo di terreni. Solo due piccoli piani di ripartizione, il 93 ed il 94, per un totale di 24 poderi in cui avrebbero vissuto circa 96 persone, si trovano a poca distanza dal centro.
Qui, era prevista la costruzione di alcune case sparse ed altre raggruppate sullo stesso modello di Borgo Aquila e Borgo Saladino. Secondo la mappa del 1953, l’Ente di Riforma Agraria Siciliana (ERAS) progetta a Draffù un centro rurale a supporto dei servizi già presenti - così come fatto a Filaga; quest’opera tuttavia scompare già nel quadro riassuntivo dell’agosto 1955.
L’idea di costruire un borgo di servizio viene ripresa durante gli anni Sessanta. Il 12 maggio 1960 con nota n.6536, il Presidente dell’ERAS Francesco Pignatone invia all’Ufficio Provinciale di Caltanissetta una lettera con oggetto “Istituendo borgo S.Rita in contrada Pisciacane” in cui si richiede la documentazione necessaria per redigere la relazione contenente le proposte per la istituzione del borgo.
Due settimane dopo, dall’ufficio nisseno l’Ing. Vincenzo Gagliano Candela fa pervenire alla sede centrale le corografie della zona del Borgo Santa Rita ed allega le istanze presentate da Filippo Trapani, presidente della cooperativa “Il lavoratore Cristiano” di Delia, e da Cataldo Urso a capo della “Luigi Corazzin” di San Cataldo, tendenti ad ottenere la «istituzione di un Borgo tipo A» a favore della numerosa popolazione - circa 500 persone - residente nelle vecchie case costruite da La Lomia.
Il 15 giugno 1960, Ugo Minneci capo servizio dell’Ufficio Gestione Borghi dell’ERAS scrive un promemoria a Pignatone in cui descrive le condizioni del territorio «onde potere accertare la convenienza o meno della istituzione di un borgo di tipo “A”».
Non solo le case di Borgo Santa Rita sono ancora abitate ma insistono anche 15-20 ricoveri di fortuna, i pagliari, quelle stesse strutture che La Lomia aveva cercato di eliminare.
I lotti, risultanti dall’intervento che nel 1938 aveva portato allo scorporo del latifondo e alla costruzione del complesso di Santa Rita, sono stati venduti ai 270 soci delle cooperative locali.
Minneci dapprima analizza la condizione delle strade, suggerisce la realizzazione di un acquedotto per captare l’acqua della sorgente Drafù, di un collegamento con la rete elettrica e telefonica e poi indirizza gli uffici tecnici alle opere da progettare, considerando che bisogna aggiungere un alloggio alla Casera dei Carabinieri per un Comandante ammogliato; occorre prevedere un plesso scolastico di almeno cinque classi per circa 150 bambini, oltre all’asilo per circa quaranta scolari e quattro alloggi per gli insegnanti.
Il declino e il borgo fantasma
Il lento ed inesorabile declino, culminato con lo spopolamento delle poche abitazioni, si concretizza negli anni Settanta, quando i pochi abitanti si trasferiscono nelle città più vicine. Fino a vent’anni fa era un borgo “fantasma”, oggi è diventato un luogo produttivo e meta del turismo lento, grazie al sogno di Maurizio Spinello.
A Borgo Santa Rita, piccola frazione di Caltanissetta, tra Sommatino e Delia, Maurizio Spinello ha trasformato la stalla di famiglia in un forno e pastificio, rianimando un luogo condannato allo spopolamento.
Il Micromuseo del Grano e del Pane
L’antico Palazzotto La Lomia - ex residenza baronale situata vicino la chiesa dalla facciata rosea -, risalente al XIX secolo e magistralmente restaurato nel 2016, ospita il Micromuseo Immateriale del Grano e del Pane che fonda i suoi pilastri sulla memoria, sulla conoscenza e sull’interazione del sapere.
All’interno sono allestite delle installazioni interattive e sensoriali che rendono la visita del borgo unica nel suo genere. Il palazzetto padronale racchiuso in una corte interna costituisce uno degli elementi più significativi della memoria storica del villaggio.
La rinascita attraverso il pane e la pasta
Nel 1999, Maurizio Spinello, che in quel luogo era cresciuto ed aveva appreso la tradizionale arte della panificazione dalla nonna e dalla madre, decide di concretizzare quello fino a quel momento era stato solo un sogno: aprire un panificio tradizionale, con l’utilizzo di farine prodotte da grani antichi.
La scommessa di Maurizio Spinello si rivela un successo. Trasformata la stalla in forno, inizia la produzione di pane.
Borgo Santa Rita, in poco tempo, diventa così meta per tante famiglie del territorio circostante, disposte a percorrere qualche chilometro pur di assicurare alla propria tavola un pane di grande qualità. A questo si aggiunge anche una buona distribuzione, ma la crescita continua non soddisfa ancora le esigenze di Maurizio.
Nasce così il pastificio. Oggi, Maurizio Spinello, con il suo Forno Santa Rita, garantisce lavoro ad oltre una ventina di persone, ma il “miracolo” è rappresentato dal fatto che quel borgo “fantasma”, grazie a lui è tornato vivo e diventato un attrattore anche per turisti e amanti dei sapori autentici.
La sua storia è tra quelle della rete Ho scelto il Sud, progetto della Fondazione Le Vie dei Tesori, sostenuto dalla Fondazione con il Sud, che riunisce le testimonianze di chi è rimasto o è tornato in Sicilia per portare avanti progetti innovativi.
“Fare il pane per me è qualcosa che mi fa stare bene - racconta Spinello - . Oggi è diventato un lavoro che mi ha dato la possibilità di restare in un posto che amo. In vent’anni abbiamo superato tante difficoltà, ma quando le cose si fanno con passione e lungimiranza, alla fine si viene ripagati. In Sicilia c’è un potenziale enorme e non dobbiamo inventarci niente, il segreto è far bene ciò che sappiamo fare e farlo soprattutto con amore”.
Cosa vedere e cosa fare nei dintorni
- La chiesa di Santa Rita.
- Il Palazzotto La Lomia.
- Il Micromuseo Immateriale del Grano e del Pane.
- Il monte Pisciacane.
- Le Mole di Draffù.
- Le campagne agricole tra Sommatino e Delia.
- Le architetture del villaggio rurale e le sue strade.
- Le attività legate al pane, alla pasta e ai grani antichi.
La visita del borgo può essere collegata alla conoscenza del paesaggio agricolo dell'entroterra nisseno, delle architetture rurali e delle memorie legate alla trasformazione dei latifondi in comunità organizzate.
