I Vangeli presentano la vita, la morte e la risurrezione di Gesù di Nazaret come avvenimenti reali, non come semplici miti o racconti privi di fondamento storico. La loro credibilità viene discussa attraverso la datazione relativamente vicina agli eventi, la presenza di testimoni ancora viventi, il carattere concreto delle narrazioni, la trasmissione orale accurata e il confronto con altri testi delle Scritture Greche Cristiane.
Dire che i Vangeli contengono miti richiede quindi prove convincenti, soprattutto considerando l’influenza che questi scritti hanno esercitato sul pensiero e sul comportamento umano. Per molti i Vangeli sono fonte di verità e di massime senza tempo, come: “La vostra parola Sì significhi Sì, il vostro No, No”. (Matteo 5:37)
Che cosa significa «mito»?
Il racconto della creazione, quello della caduta di Adamo, lo stesso diluvio universale come anche l’esperienza dell’esodo hanno la forma e la funzione del mito. Che cos’è un mito? Questo bisogno fondamentale dell’uomo?
«È un tipo di racconto, di scena o di quadro nel quale l’uomo esprime le sue idee più profonde sulle proprie origini, la propria vita coi suoi problemi o misteri, e infine sul suo destino. Non c’è mito senza Dio o uno dei suoi possibili sostituti: il mito dà all’esistenza umana dimensione, anima e senso; indica un’origine o descrive una fondazione e in questo modo istituisce e garantisce l’identità di un gruppo in una relazione diretta al cosmo e a Dio, relazione percepita come naturale.
Per sua natura il mito mette in scena Dio e gli dà la parola, in primo luogo quella che parla di lui, che lo «rivela»; per questo la sua funzione è tanto importante nella storia, che comprende quella di Dio o degli dei. E il mito genera miti e altri ne incrocia, che gli subentrano e quindi lo trasformano; senza dimenticare le serie di commenti che l’accompagnano.
Tutto ciò avviene nella maggior parte dei grandi momenti della scrittura della Bibbia, la quale inanella mito su mito, è una grande combinazione di miti commentati. Nella Bibbia come nell’opera di Omero la storia è fatta tanto dagli dei quanto da eroi sovrumani, è amalgama di mito e leggenda.
Agli occhi dell’uomo d’oggi non potrebbe essere storia nel senso moderno del termine, né la sua fonte. È qualcosa d’altro che trascende la storia, a iniziare dalla voce che fa dire all’uomo, quello di un tempo e quello di sempre, l’immortale e cruda verità di ciò che egli è: di fronte all’universo, alla società e a se stesso; quale testimone dichiarato di una figura che egli sollecita, che lo soggioga e che egli chiama Dio. Questa è la funzione del mito, l’essenza della Bibbia».
La questione specifica dei Vangeli
La domanda se i Vangeli siano miti non coincide automaticamente con la domanda sul significato simbolico di alcuni racconti biblici. Il problema riguarda soprattutto la natura delle narrazioni evangeliche: esse intendono riferire eventi accaduti nella vita di Gesù oppure sono costruzioni leggendarie elaborate per trasmettere idee religiose?
IN TUTTO il mondo la storia di Gesù di Nazaret - un giovane uomo che cambiò il corso della storia umana - è parte integrante del tessuto della società. Fa parte dell’educazione formale e informale della gente.
Probabilmente i racconti evangelici hanno fornito ai vostri genitori, sia che fossero cristiani o no, lo spunto per insegnarvi determinate lezioni. Milioni di sinceri seguaci di Cristo hanno appreso dai Vangeli la descrizione dell’uomo per il quale sono stati disposti a soffrire e a morire.
I Vangeli hanno anche costituito il fondamento e fornito l’ispirazione per qualità come coraggio, perseveranza, fede e speranza. Non siete d’accordo che ci vorrebbero prove inconfutabili prima di dire che questi racconti sono semplice invenzione?
La datazione dei Vangeli e la distanza dagli eventi
Secondo le testimonianze disponibili, i Vangeli furono scritti fra il 41 e il 98 E.V. Gesù morì nel 33 E.V. Ciò significa che i resoconti della sua vita furono compilati entro un tempo relativamente breve dalla fine del suo ministero.
Questo è un enorme ostacolo all’ipotesi che i Vangeli siano semplici leggende. Perché si sviluppi una leggenda ci vuole tempo. Prendete ad esempio l’Iliade e l’Odissea, poemi scritti dall’antico poeta greco Omero.
Alcuni sostengono che il testo di questi due poemi epici sia stato elaborato per centinaia di anni prima di assumere una forma stabile. I Vangeli, invece, furono redatti quando la memoria degli avvenimenti e dei loro protagonisti era ancora relativamente vicina alla comunità cristiana.
Will Durant scrive: “Dopo due secoli di critica le linee generali e fondamentali della vita, del carattere, dell’insegnamento del Cristo rimangono sufficientemente chiare e costituiscono la caratteristica più affascinante della storia umana in Occidente”.
Testimoni, trasmissione e testimonianza apostolica
Mentre si scrivevano i Vangeli, molti che avevano udito di persona i detti di Gesù, che avevano osservato le sue opere e che lo avevano visto dopo la sua risurrezione erano ancora vivi. Essi non accusarono gli evangelisti di aver commesso una frode.
Considerate la morte e la risurrezione di Cristo. Non sono solo i Vangeli a fare un resoconto attendibile della morte e della risurrezione di Gesù: altrettanto fa la prima lettera canonica dell’apostolo Paolo ai cristiani dell’antica Corinto.
Egli scrisse: “Vi ho trasmesso, fra le prime cose, ciò che anch’io ho ricevuto, che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture; e che fu sepolto, sì, che è stato destato il terzo giorno secondo le Scritture; e che apparve a Cefa, quindi ai dodici. Apparve poi a più di cinquecento fratelli in una volta, la maggioranza dei quali rimangono fino al presente, mentre alcuni si sono addormentati nella morte. Apparve poi a Giacomo, quindi a tutti gli apostoli; ma, ultimo di tutti, apparve anche a me come a uno nato prematuramente”. (1 Corinti 15:3-8)
Questi testimoni erano custodi della verità storica sulla vita di Gesù. Nelle Scritture Greche Cristiane non c’è lo spirito di inventiva ipotizzato dai critici moderni.
Lo si trova invece in testi del II secolo E.V. Perciò certe narrazioni extrabibliche su Cristo furono messe per iscritto mentre era in corso l’apostasia dal vero cristianesimo in seno a comunità distaccatesi dalla congregazione apostolica. - Atti 20:28-30.
Perché i Vangeli non sembrano leggende letterarie
Lo scrittore e critico Clive S. Lewis trovava difficile considerare i Vangeli semplici leggende. “In qualità di storico della letteratura sono perfettamente convinto che qualunque cosa siano, i Vangeli non sono certo leggende”, scrisse.
“Non sono abbastanza artistici da essere leggende. La maggior parte della vita di Gesù ci è sconosciuta, e nessuno che inventi una leggenda lascerebbe le cose in questa maniera”.
È pure degno di nota che il famoso storico Herbert G. Wells, pur non definendosi cristiano, riconobbe: “I quattro Vangeli . concordano nel descriverci una personalità ben definita; sono assolutamente convincenti”.
Il carattere concreto dei dettagli
Prendete il caso di una delle apparizioni del Cristo risorto ai discepoli. Chi avesse voluto inventare una leggenda avrebbe probabilmente descritto un ritorno spettacolare, gli avrebbe fatto pronunciare un grande discorso o lo avrebbe circondato di luce e splendore.
Invece gli evangelisti si limitano a descrivere Gesù in piedi davanti ai discepoli. Gesù chiese loro: “Figlioli, non avete nulla da mangiare, vero?” (Giovanni 21:5)
Lo studioso Gregg Easterbrook conclude: “Questi dettagli fanno pensare a un racconto autentico, non a un mito o a un’invenzione”.

La trasmissione orale degli insegnamenti di Gesù
L’accusa secondo cui i Vangeli sarebbero leggende si scontra anche con il rigido metodo di insegnamento rabbinico in uso al tempo in cui furono scritti i Vangeli. Esso consisteva prevalentemente nell’apprendimento a memoria basato sulla ripetizione.
Questo è un punto a favore della trasmissione accurata e attenta dei detti e delle opere di Gesù, e non della creazione di un racconto infiorato.
La trasmissione orale non elimina la possibilità di variazioni, ma rende meno plausibile l’idea che intere narrazioni siano state create arbitrariamente molto tempo dopo gli eventi. I detti e le opere attribuiti a Gesù erano inseriti in una tradizione ricordata, ripetuta e verificabile all’interno delle comunità cristiane.
La morte e la risurrezione di Gesù
La morte e la risurrezione di Cristo occupano un posto centrale nella testimonianza evangelica e nella prima predicazione cristiana. La loro importanza rende particolarmente significativo il fatto che la testimonianza non sia contenuta soltanto nei quattro Vangeli.
Paolo presenta la morte, la sepoltura, la risurrezione e le apparizioni di Gesù come un contenuto ricevuto e trasmesso. Il suo riferimento alla maggioranza dei testimoni ancora viventi mostra che il messaggio poteva essere sottoposto al confronto con persone che sostenevano di aver assistito agli eventi o di aver incontrato il Cristo risorto.
Una leggenda sviluppatasi lentamente avrebbe avuto bisogno di una distanza temporale maggiore dagli avvenimenti e di un ambiente nel quale non fossero più presenti testimoni in grado di contestarla. La vicinanza cronologica costituisce quindi un elemento importante nella valutazione storica dei Vangeli.
La tomba vuota e il ruolo delle donne
Considerate anche i brani evangelici relativi alle donne che si recarono alla tomba di Gesù e la trovarono vuota. (Marco 16:1-8)
Gregg Easterbrook fa rilevare che, “secondo la logica sociale dell’antico Medio Oriente, la testimonianza delle donne era intrinsecamente inattendibile: per esempio, due testimoni maschi erano sufficienti per far condannare una donna per adulterio, mentre la testimonianza di nessuna donna poteva far condannare un uomo”.
Gli stessi discepoli di Gesù non credettero alle donne! (Luca 24:11) Perciò è molto improbabile che si tratti di una storia inventata di proposito.
Se gli evangelisti avessero voluto costruire una narrazione persuasiva secondo le aspettative sociali del loro tempo, avrebbero potuto presentare testimoni ritenuti più autorevoli. Il fatto che il racconto attribuisca alle donne un ruolo iniziale nella scoperta della tomba vuota è stato considerato un particolare difficilmente spiegabile come pura invenzione apologetica.
Le parabole e l’originalità del materiale evangelico
L’assenza di parabole nelle epistole e nel libro degli Atti è un buon argomento a sostegno del fatto che le parabole contenute nei Vangeli non furono inserite dai primi cristiani, ma vennero pronunciate da Gesù stesso.
Per di più un attento confronto fra i Vangeli e le epistole rivela che né le parole di Paolo né quelle di alcun altro scrittore delle Scritture Greche Cristiane furono riformulate ad arte e attribuite a Gesù.
Se la comunità cristiana primitiva avesse fatto una cosa del genere, dovremmo aspettarci di trovare nei Vangeli almeno parte delle informazioni delle epistole. Ma non è così, per cui possiamo sicuramente concludere che il materiale dei Vangeli è originale e autentico.
I Vangeli furono rielaborati dalla comunità cristiana?
Alcuni critici affermano che la “politica” della comunità cristiana primitiva spinse gli scrittori evangelici a rielaborare la storia di Gesù o ad aggiungervi altri elementi. Ma un attento studio dei Vangeli rivela che questa rielaborazione non ci fu.
Se le narrazioni evangeliche riguardanti Gesù fossero state modificate dagli intrighi dei cristiani del I secolo, come mai il testo contiene ancora osservazioni negative sia sui giudei che sui gentili?
Le critiche rivolte a giudei e gentili
Per esempio, in Matteo 6:5-7 sono riportate queste parole di Gesù: “Quando pregate, non dovete essere come gli ipocriti; perché a loro piace pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle ampie vie per essere visti dagli uomini. Veramente vi dico: Essi hanno appieno la loro ricompensa”.
Chiaramente, queste parole condannavano i capi religiosi giudei. Gesù aggiunse: “Nel pregare, non dite ripetutamente le stesse cose, come fanno le persone delle nazioni [i gentili], poiché esse immaginano di essere ascoltate per il loro uso di molte parole”.
Citando queste parole di Gesù, gli evangelisti non stavano cercando di fare convertiti. Stavano semplicemente riferendo ciò che Gesù Cristo aveva effettivamente detto.
Un testo costruito per ottenere consenso avrebbe potuto eliminare o attenuare le affermazioni capaci di offendere gruppi importanti. La presenza di osservazioni critiche verso più categorie di persone è invece coerente con l’intenzione di riferire gli insegnamenti attribuiti a Gesù.
Le presunte contraddizioni nei Vangeli
Da tempo i critici asseriscono che i Vangeli siano pieni di contraddizioni. Lo storico Durant cercò di esaminare i Vangeli da un punto di vista puramente obiettivo, alla stregua di documenti storici.
Pur ritenendo di avervi riscontrato alcune apparenti contraddizioni, concluse che esse “riguardano solamente i particolari, non la sostanza: i Vangeli sinottici vanno d’accordo nell’essenza e ci danno in sintesi un ritratto concreto del Cristo”.
Un esempio: l’ufficiale dell’esercito
Spesso le apparenti contraddizioni nei racconti evangelici si possono risolvere facilmente. Per esempio, Matteo 8:5 dice che “un ufficiale dell’esercito venne da [Gesù], supplicandolo” di guarire uno dei suoi servi.
In Luca 7:3 si legge che l’ufficiale “mandò da [Gesù] degli anziani dei giudei, per chiedergli di venire a salvare il suo schiavo”.
L’ufficiale mandò gli anziani come suoi rappresentanti. Matteo dice che l’ufficiale stesso supplicò Gesù perché l’uomo aveva presentato la sua richiesta tramite gli anziani, che agirono da suoi portavoce.
Questo è solo un esempio di come si possono risolvere le presunte discrepanze presenti nei Vangeli.
Particolari diversi e sostanza del racconto
Racconti indipendenti possono presentare differenze nella selezione dei dettagli, nell’ordine degli episodi o nel modo di descrivere l’azione dei protagonisti senza contraddirsi sul nucleo dell’evento.
Che dire delle asserzioni dei critici letterari secondo cui i Vangeli non soddisfano i criteri dell’effettiva narrazione storica? Durant continua: “Presi dall’entusiasmo delle proprie scoperte, i fautori della critica letteraria hanno applicato nei confronti del Nuovo Testamento criteri così rigidi per verificarne l’autenticità che, con gli stessi criteri, centinaia di uomini famosi dell’antichità - Hammurabi, Davide, Socrate, ad esempio - svanirebbero nella leggenda.
Nonostante i loro pregiudizi e i loro preconcetti teologici, gli Evangelisti ricordano molti fatti; fatti che persone che inventano di sana pianta avrebbero taciuto: ad esempio, la gara fra gli Apostoli per i primi posti nel Regno, la loro fuga dopo l’arresto di Gesù, la rinnegazione di Pietro.
Chiunque legga questi passi non può dubitare della concretezza della figura cui essi si riferiscono”.
La sobrietà delle narrazioni evangeliche
Le narrazioni evangeliche non idealizzano sempre i discepoli. Al contrario, riferiscono la loro incomprensione, la competizione per i primi posti, la fuga al momento dell’arresto di Gesù e il rinnegamento di Pietro.
Questi elementi sono significativi perché gli autori avrebbero potuto presentarli come eroi senza debolezze. La presenza di episodi imbarazzanti o sfavorevoli ai protagonisti è compatibile con una cronaca interessata a trasmettere ciò che era accaduto, non soltanto ciò che sarebbe stato utile alla reputazione della comunità.
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Il rapporto tra i Vangeli e la cristianità successiva
La cristianità odierna rappresenta il Gesù dei Vangeli? Il Seminario su Gesù ha dichiarato che la sua ricerca sui Vangeli “non è vincolata dalle formulazioni dei concili ecclesiastici”.
Ma lo storico Wells comprese che c’è un abisso fra gli insegnamenti del Gesù dei Vangeli e quelli della cristianità.
Egli scrisse: “Non c’è nessuna prova che gli apostoli di Gesù sentissero mai parlare di Trinità, almeno da lui. Né [Gesù] disse una parola sul culto di sua madre Maria, simile a quello di Iside, Regina del Cielo. Tutto ciò che caratterizza di più il cristianesimo nell’adorazione e nelle tradizioni, egli lo ignorò”.
Perciò non si può giudicare il valore dei Vangeli in base agli insegnamenti della cristianità.
La demitizzazione e la critica biblica
La questione dei miti biblici è stata affrontata in modo particolare dalla teologia del ’900, con frequenti riferimenti a Rudolf Bultmann. Il problema della “demitizzazione” riguarda il modo in cui interpretare i racconti biblici e stabilire quali elementi debbano essere letti come descrizioni storiche, quali come linguaggio simbolico e quali come costruzioni mitiche.
Il volume dedicato ai miti biblici nelle diverse chiese cristiane si interroga su quale sia la comprensione oggi dei miti biblici nelle diverse chiese cristiane e su quale tipo di demitizzazione è necessario operare, e offre risposte a più livelli tramite i contributi di noti studiosi.
L’opera è divisa in tre parti. La prima raccoglie contributi che riguardano prevalentemente il problema della “demitizzazione” nella teologia del ‘900 con frequenti riferimenti a Rudolf Bultmann.
La seconda parte vede un importante saggio di Aldo Magris sul mito del Giardino dell’Eden. La terza parte affronta il problema del mito nel linguaggio simbolico e nella psicologia del profondo.
In appendice un glossario della terminologia bultmaniana redatto da Armido Rizzi.
La critica moderna all’autorità biblica
Durante il Medio Evo, grosso modo fra il VI ed il XVI secolo, si accettava come “verità” tutto quello che veniva affermato dalla Chiesa. Purtroppo però le idee veicolate dalla “Santa Madre Chiesa” erano ben lungi dall’essere sempre in armonia con gli insegnamenti della Bibbia e con le prime conquiste della scienza sperimentale (Copernico, Galileo).
Durante il Rinascimento iniziò la riscoperta dei classici dell’antichità greca e romana, poco prima che i Riformatori traducessero la Bibbia partendo dai testi originali. Questo cammino di emancipazione rispetto all’ortodossia cattolica ha portato alcuni, nel corso dei quattro secoli successivi, ad un nuovo ideale (non biblico): la convinzione che l’uomo possa scoprire la verità da sé stesso, con la sua sola intelligenza.
Questo cammino è stato poi chiamato “razionalismo”. Il razionalismo, attestandosi sui suoi postulati, ha proseguito la sua ricerca del tutto umana della verità durante il cosidetto secolo dei Lumi (XVIII sec.).
Più recentemente, nel XIX e nel XX secolo, il razionalismo ha compiuto dei grandi progressi sul piano scientifico e tecnologico. Nello stesso tempo ha però cominciato a contestare seriamente l’autorità della Bibbia.
Sotto la spinta delle correnti naturaliste, positiviste e materialiste, il messaggio biblico è stato sottoposto da quel momento ad un vero e proprio attacco frontale. A quest’attacco hanno contribuito in modo particolare le teorie di Darwin, che rimettono in discussione tutto il racconto biblico della creazione, ma vi hanno contribuito anche i lavori di alcuni teologi tedeschi (Schleiermacher, Strauss, Baur, Bultmann).
Ecco cosa si può leggere nell’Enciclopedia Britannica (edizione 1979) a questo proposito: “Fu nelle università tedesche che nacque per la prima volta la questione della critica biblica: era possibile per una persona essere cristiana, cioè un buon cristiano, mettendo nello stesso tempo in dubbio la veridicità di alcune parti della Bibbia? Questa fu la domanda fondamentale posta nel XIX secolo al protestantesimo, per non dire all’insieme della cristianità”.
Definendo alcune parti della Bibbia come miti, molti membri del clero protestante hanno gettato l’ombra del dubbio su tutto l’insieme della Bibbia.
Un commentario biblico protestante (“Interpreter’s Bible”, in 12 volumi) si esprime così nella sua introduzione, titolata «La Bibbia: il suo significato e la sua autorità»): “Da un’indagine sommaria si deduce che non sarebbe per nulla contrario alle Scritture e neppure ai fondamenti della fede cristiana, ma piuttosto in accordo con la Bibbia, smettere del tutto di parlare delle Scritture come Parola di Dio”.
Affermazioni del genere distruggono l’influenza esercitata dalla Bibbia nella vita di tante persone con un’efficacia ben più temibile di una bolla papale che ne proibiva la lettura.
Relativismo, pluralismo e verità
Con il XXI secolo siamo entrati nell’era postmoderna in cui l’uomo, consapevole di non essere riuscito a trovare, con la propria intelligenza, la verità sui grandi problemi dell’esistenza, non si fida più della ragione (fenomeno che Francis Schaeffer ha chiamato “Fuga dalla ragione”).
L’uomo proclama così in modo dogmatico che non esiste una verità unica e che, anche se ne esistesse una, non potremmo conoscerla a motivo della nostra visione soggettiva della vita, delle realtà del mondo presente e di quelle del mondo a venire.
Alister McGrath, teologo di Oxford, scrive a questo proposito: “Questa disillusione verso il modernismo dei Lumi è sfociata in una filosofia secondo la quale la verità è che non esiste verità”.
Affermare che Gesù è l’unica via che porta a Dio, secondo quanto l’apostolo Giovanni (Gv 14:6) afferma nel suo Vangelo (citando una dichiarazione solenne di Gesù, N.d.T.) è inaccettabile per i pensatori post-moderni, i quali sono convinti che ogni gruppo religioso abbia le sue proprie credenze, i suoi propri percorsi spirituali, i suoi propri obiettivi, ma che nessuno di loro abbia accesso alla verità.
Non esiste una verità, ma esistono piuttosto delle verità, dei modi diversi di concepire e di vivere la propria spiritualità. Dichiarare che Gesù è la verità, che è l’unica via significa compiere un sacrilegio nei confronti dei due dèi moderni della tolleranza e del pluralismo.
Inoltre, è allo stesso modo bandito chi esalta i valori biblici che definiscono in modo chiaro e assoluto ciò che è bene e ciò che è male. Ogni gruppo religioso o sociale coltiva dei propri specifici valori, nessuno dei quali può essere considerato assoluto.
Secondo i pensatori postmoderni non esiste una verità assoluta né una giustizia assoluta, ma soltanto una varietà di idee e di punti di vista di uguale valore.
Secondo questo stesso appello ad una maggiore apertura mentale, bisogna smettere di credere che la Bibbia sia un libro infallibile perché ispirato da Dio. Ogni gruppo religioso possiede un proprio testo sacro e tutti questi testi sacri hanno un’uguale utilità.
Nessuno d’essi presenta una verità assoluta, ma semplicemente delle idee particolari che favoriscono, secondo le epoche, gli obiettivi religiosi e politici di gruppi diversi.
La ricerca moderna di certezze
Ma l’uomo del XXI secolo non accetta del tutto i discorsi dei pensatori postmoderni. Egli infatti non si arrende all’idea che non esista una verità assoluta né un solido fondamento sul quale basare la propria esistenza.
Non accetta nemmeno di rimanere senza risposte relativamente alle sue origini, al significato della vita e al suo destino. Per questo motivo, non avendo altre risorse, si rivolge alle scienze moderne o alle forze spirituali occulte, alla ricerca di certezze.
Una delle conseguenze perverse di questo cammino è che gli uomini di scienza sono diventati i guru moderni ai quali si chiede di rispondere ai problemi esistenziali.
Gli scienziati eccellono sicuramente nell’esaminare un oggetto e nello spiegarne il funzionamento, ma i grandi problemi metafisici non sono alla loro portata. Tuttavia oggi sono proprio loro che tutti interrogano.
La nostra generazione pende dalle loro labbra, nella speranza di essere incoraggiata ed illuminata. E i giornalisti “scientifici” ne approfittano per accrescere i loro ascolti, proponendo le supposizioni scioccanti di questi “saggi” e presentando le ipotesi di questi ultimi come se fossero dogmi, spesso senza neppure averle esaminate.
Opinione, ipotesi, teoria, evidenza e prova
Per evitare di lasciarci prendere in giro dalla minima pseudo-scoperta, bisogna innanzitutto stabilire una distinzione fra: 1) un’opinione (una speculazione o una supposizione); 2) un’ipotesi; 3) una teoria; 4) una evidenza e 5) una prova.
- Un’opinione corrisponde semplicemente al punto di vista soggettivo di una persona su una data questione.
- Un’ipotesi è la possibile spiegazione di un fenomeno osservato.
- Una teoria è un insieme organizzato di spiegazioni astratte che si pongono l’obiettivo di spiegare un fenomeno.
- Un’evidenza s’impone allo spirito con una tale forza che non c’è bisogno di alcuna prova per riconoscerne la verità o la realtà.
- Una prova infine costituisce la base solida che serve a stabilire che una cosa esiste davvero o che un fenomeno è davvero accaduto.
La prova può essere o storica o sperimentale. Perché una prova sperimentale sia riconosciuta, si deve poter osservare una trentina di volte lo stesso fenomeno, nelle stesse identiche condizioni ed ottenendo gli stessi risultati.
Soltanto a queste condizioni si può veramente parlare di prova scientifica. In tutti gli altri casi, non si tratta che di supposizioni o d’ipotesi.
Ma ecco il paradosso: i pensatori e gli scienziati postmoderni, disprezzando queste regole, non esitano a conferire lo statuto di dogmi alle loro opinioni particolari!
Ora, il loro rifiuto sistematico di ogni verità assoluta dovrebbe logicamente renderli estremamente prudenti.
Darwinismo e creazionismo
Le teorie di Darwin e gli insegnamenti dei suoi successori avrebbero provato senza alcun dubbio che l’uomo è il prodotto di un processo evolutivo qualunque. Di conseguenza non possiamo assolutamente fidarci della Genesi e del resto della Bibbia, per conoscere la verità relativa alle sue origini.
Bertrand Couture, microbiologo, ha brillantemente dimostrato nel suo libro “L’Evoluzione: scienza o credenza?” e nelle sue conferenze, che la teoria dell’evoluzione non superare il test del metodo scientifico.
La maggior parte delle persone pensa che l’evoluzione sia un’evidenza scientifica, mentre in realtà non è altro che una semplice supposizione. Ma utilizzando a vanvera il termine “scienza” si dà l’illusione di essere fondati sulla roccia.
La parola “scienza” sembra agire come una sorta di formula magica capace di dissipare tutti i fantasmi del dubbio e di eludere la minaccia di opinioni contrarie.
Ma, quando si esaminano le cose da più vicino, con lo sguardo obiettivo di un vero ricercatore, ci si rende presto conto che la teoria dell’evoluzione assomiglia molto più ad una congettura che ad un fatto scientifico.
La complessità dell’universo
In primo luogo, è difficile attribuire al caso l’esistenza di un mondo così straordinariamente strutturato. Pensate all’organizzazione meravigliosamente complessa delle colonie delle formiche o delle api.
Pensate un momento al nostro occhio il cui funzionamento supera quello della videocamera più perfetta. Pensate nello stesso modo ai diversi organi del corpo umano: al cuore, ai polmoni, alle reni.
Pensate al cervello che solo ora l’uomo comincia ad esplorare e la cui grande complessità ancora gli sfugge. Pensate al genoma umano.
Pensate al semplice volo degli uccelli che un tempo ha fatto sognare Leonardo da Vinci e che ancora oggi fa sognare gli ingegneri aereonautici.
Pensate anche alle condizioni estremamente precise che consentono la vita sulla terra.
“La ricetta della vita richiede una ventina di ingredienti, il cui segreto appartiene solo alla Terra. La lista è impressionante. Una giusta Luna dalle giuste dimensioni, posta ad una giusta distanza, per stabilizzare la rotazione e l’inclinazione della Terra. Un grosso pianeta (Giove) che, per la sua gravitazione massiva, ha il buon gusto di attirare su di sé comete e meteoriti che altrimenti avrebbero causato frequenti impatti catastrofici.
Una Terra né troppo vicina né troppo lontana dal Sole, altrimenti l’acqua o evaporerebbe o gelerebbe. Un Sole, anche lui, collocato proprio là dove occorre, nella Galassia.
Elementi chimici di fondamentale importanza - carbonio, ossigeno - né troppo presenti né troppo rari. Un dettaglio cruciale: se mancasse uno solo di questi elementi, tutto l’edificio crollerebbe.
Tutte queste condizioni, se prese in considerazione una ad una, risulterebbero già frutto di eventi molto rari. Messe insieme, ci presentano il pianeta blu come un fenomeno unico, come un miracolo di equilibrio fra mille variabili che non avrebbero per altro mai dovuto incontrarsi fra loro.
Lontano dalla definizione banale per cui sarebbe un sobborgo della galassia - come si è cercato di dipingerla - la Terra è un «asso di scala reale» nel poker cosmico della vita. Meglio ancora: è come vincere alla lotteria… dieci volte di seguito…”.
Si potrebbe immaginare che tutti questi fattori di una precisione inaudita siano il frutto del caso, ma il nostro umile parere ci porta piuttosto ad affermare che sia molto più serio e credibile pensare che un’intelligenza superiore sia all’origine di questa grandiosa orchestrazione.
Ed è proprio questo, esattamente, ciò che la Bibbia afferma: “Nel principio Dio creò i cieli e la terra” (Ge 1:1).
“Quanto sono numerose le tue opere, Signore! Tu le hai fatte tutte con sapienza, la terra è piena delle tue ricchezze” (Sl 104:24).
“Con la saggezza il Signore fondò la terra, e con l’intelligenza rese stabili i cieli” (Pr 3:19).
“Levate gli occhi in alto e guardate: Chi ha creato queste cose? Egli le fa uscire e conta il loro esercito, le chiama tutte per nome; per la grandezza del suo potere e per la potenza della sua forza, non ne manca una” (Is 40:26).
“Egli, con la sua potenza, ha fatto la terra; con la sua saggezza ha stabilito fermamente il mondo; con la sua intelligenza ha disteso i cieli” (Gr 10:12).
“. le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, essendo percepite per mezzo delle opere sue, perciò essi (gli uomini) sono inescusabili” (Ro 1:20).
Noi non possiamo provare scientificamente che Dio ha creato il cielo e la terra, ma è l’ipotesi, per non dire la teoria, meglio sostenuta dall’evidenza.
La complessità dell’universo esige l’esistenza di un disegno intelligente. D’altronde, anche se rifiutano il creazionismo biblico come modello esplicativo delle origini, molti uomini di scienza e molti pensatori riconoscono che quella del caso è una spiegazione ben lungi dall’essere soddisfacente.
La testimonianza di storici e studiosi
Anni fa uno sceneggiatore australiano che un tempo criticava la Bibbia confessò: “Per la prima volta nella vita feci quello che di norma è il primo compito di un cronista: ho controllato i fatti a mia disposizione.
E sono rimasto sconcertato, poiché quello che leggevo [nei racconti dei Vangeli] non era leggenda né un romanzo naturalistico. Era cronaca.
Racconti di prima e di seconda mano di avvenimenti straordinari . La cronaca ha un suo sapore, e quel sapore c’è nei Vangeli”.
Similmente Edward M. Blaiklock, docente di letteratura classica all’Università di Auckland, ha detto: “Mi considero uno storico. Il mio approccio ai classici è storico.
E posso assicurarvi che ci sono più garanzie di autenticità per la vita, la morte e la risurrezione di Cristo che per la maggior parte della storia antica”.
Come valutare le prove evangeliche
La valutazione dei Vangeli può tenere conto di diversi elementi: la vicinanza temporale agli avvenimenti, la presenza di testimoni, il rapporto con la predicazione apostolica, la coerenza generale, la sobrietà dei particolari e la presenza di elementi sfavorevoli agli stessi discepoli.
| Elemento | Rilevanza per la valutazione dei Vangeli |
|---|---|
| Datazione | I Vangeli furono scritti fra il 41 e il 98 E.V., mentre Gesù morì nel 33 E.V. |
| Testimoni | Molti uditori e osservatori degli eventi erano ancora vivi mentre si scrivevano i Vangeli. |
| Testimonianza apostolica | La prima lettera ai Corinti riferisce morte, sepoltura, risurrezione e apparizioni di Gesù. |
| Trasmissione | Il metodo rabbinico basato sulla ripetizione favoriva la memorizzazione dei detti e delle opere. |
| Particolari imbarazzanti | I Vangeli riferiscono la fuga dei discepoli, la gara per i primi posti e il rinnegamento di Pietro. |
| Testimonianza femminile | Il racconto della tomba vuota attribuisce alle donne un ruolo iniziale non facilmente spiegabile come invenzione persuasiva. |
| Confronto interno | Le apparenti contraddizioni riguardano spesso i particolari, non la sostanza del ritratto di Gesù. |
Leggere personalmente i Vangeli
Dopo aver considerato quanto sopra, cosa pensate voi? Ci sono prove reali e convincenti che i Vangeli contengano dei miti?
Per molti le domande e i dubbi sull’autenticità dei Vangeli sono deboli e non convincenti. Se volete farvene un’idea, dovete leggere personalmente i Vangeli con mente aperta. (Atti 17:11)
Vedendo la coerenza, l’onestà e l’accuratezza con cui presentano la personalità di Gesù, capirete che queste narrazioni non sono certo una raccolta di favole.
Se esaminate attentamente la Bibbia e ne seguite i consigli, vedrete che può cambiare in meglio la vostra vita. (Giovanni 6:68)
Questo vale in particolare per i detti di Gesù riportati nei Vangeli. Quel che più conta, da essi potete apprendere il meraviglioso futuro che è in serbo per l’umanità ubbidiente. - Giovanni 3:16; 17:3, 17.
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