La Bibbia: contenuto, struttura e significato di 2 Re 12

La Bibbia contiene una raccolta di libri che narrano la storia, la fede, le leggi, la sapienza e le speranze del popolo d’Israele, insieme alla testimonianza cristiana su Gesù e sulle prime comunità. Nel caso di 2 Re 12, il contenuto principale riguarda il regno di Ioas, il restauro del tempio di Gerusalemme, la minaccia aramea e la morte violenta del sovrano.

Il capitolo mostra insieme aspetti politici, religiosi e amministrativi: Ioas regna per quarant’anni, viene educato dal sacerdote Ioiada, organizza una raccolta di denaro per riparare il tempio, affronta la minaccia di Cazaèl re di Aram e infine viene ucciso dai propri ufficiali.

La Bibbia e il suo contenuto

Il primo e il secondo libro dei Re costituivano originariamente un’unica opera, che il testo ebraico intitolava “i Re” secondo la prima parola dell’incipit di 1: 1. Nella traduzione greca dell’Antico Testamento (LXX), seguita dalla Vulgata e dalle traduzioni in lingua corrente, il libro è suddiviso in due parti.

Tale suddivisione fu operata per praticità e senza alcun particolare criterio contestuale, al solo scopo di agevolare la trascrizione di quest’opera alquanto voluminosa su rotoli e codici. Le odierne Bibbie ebraiche intitolano i due libri “Re A” e “Re B”.

La LXX e la Vulgata correlavano 1 e 2 Re con 1 e 2 Samuele: la LXX recava, pertanto, il titolo di “terzo e quarto libro dei Regni”, laddove la Vulgata recitava “terzo e quarto libro dei Re”. Queste opere congiunte costituiscono la cronistoria delle monarchie di Giuda e di Israele, dal regno di Saul al regno di Sedechia.

1 e 2 Cronache riportano le vicende della sola monarchia di Giuda.

Il contenuto dei libri dei Re

Si tratta di un’opera storica e teologica che segue le vicende del regno unito, della divisione tra Israele e Giuda, della caduta del regno del nord e infine della distruzione di Gerusalemme e del tempio.

I documenti da cui furono tratte le informazioni erano stati redatti dai protagonisti e dai testimoni oculari degli eventi qui riportati. Si trattava di dati attendibili e storicamente precisi concernenti i figli di Israele, dalla morte di Davide e l’ascesa di Salomone (971 a.C.), fino alla distruzione di Gerusalemme e del tempio a opera dei Babilonesi (586 a.C.).

Pertanto i libri dei Re investigano le storie di due regni e di due popoli ribelli, Israele e Giuda, entrambi allontanatisi dalla legge di Dio e dai suoi profeti e destinati alla deportazione. I libri dei Re non sono solamente un attento compendio di storia, ma anche di interpretazione storica.

L’autore, esule a Babilonia, desiderava comunicare ai connazionali in esilio le lezioni della storia d’Israele. In particolare, spiegava alla comunità di esuli il motivo che aveva spinto il Signore a condannarli alla deportazione.

Nel suo racconto l’autore non tarda infatti a svelare che, per benedirne il regno, il Signore esigeva dai re l’ubbidienza alla legge mosaica; la disubbidienza avrebbe comportato l’esilio (1 R 9: 3-9).

Autore e data di composizione

La tradizione ebraica attribuisce la paternità dell’opera a Geremia; nondimeno è poco probabile che egli ne sia l’autore, giacché gli eventi finali riportati nel libro (vd. 2 R 25: 27-30) si verificarono a Babilonia nel 561 a.C.

All’epoca Geremia, che non si recò mai a Babilonia bensì in Egitto (Gr 43: 1-7), avrebbe avuto almeno 86 anni. In sostanza, l’identità dell’autore rimane ignota.

In considerazione dell’enfasi posta sul ministero dei profeti è lecito supporre che i libri dei Re siano stati compilati da un anonimo profeta del Signore, deportato a Babilonia con il popolo d’Israele.

I libri dei Re furono presumibilmente scritti fra il 561 e il 538 a.C. L’ultimo evento riportato (2 R 25: 27-30) segna la data della prima stesura e, considerata l’assenza di qualsiasi accenno alla fine della deportazione babilonese, si deduce che la composizione debba essere avvenuta prima della liberazione dall’esilio (538 a.C.).

Le fonti dei libri dei Re

È chiaro che, per compilare quest’opera, l’autore attinse a parecchie fonti, fra cui il “il libro delle gesta di Salomone” (1 R 11: 41), il “libro delle Cronache dei re d’Israele” (1 R 14: 19; 15: 31; 16: 5, 14, 20, 27; 22: 39; 2 R 1: 18; 10: 34; 13: 8, 12; 14: 15, 28; 15: 11, 15, 21, 26, 31) e il “libro delle Cronache dei re di Giuda” (1 R 14: 29; 15: 7, 23; 22: 46; 2 R 8: 23; 12: 19; 14: 18; 15: 6, 36; 16: 19; 20: 20; 21: 17, 25; 23: 28; 24: 5).

Inoltre, le informazioni riportate in 2 R 18: 9-20: 19 sono tratte da Is 36: 1-39: 8, laddove quelle di 2 R 25: 27-29 paiono provenire da Gr 52: 31-34.

Con tale premessa si assume l’esistenza di un singolo autore ispirato, vissuto a Babilonia durante l’esilio, che si servì della documentazione precedente all’esilio di cui disponeva.

Il contesto storico e geografico

Occorre distinguere tra l’ambiente contestuale alle fonti del libro e quello in cui visse l’autore. I documenti da cui furono tratte le informazioni erano stati redatti dai protagonisti e dai testimoni oculari degli eventi qui riportati.

Dal punto di vista geografico, lo sfondo degli avvenimenti narrati nei due libri è costituito prevalentemente dal territorio di Israele, da Dan a Beer-Sceba (1 R 4: 25), comprese le terre oltre il Giordano.

Quattro popoli invasori ebbero un ruolo predominante nelle vicende di Israele e di Giuda dal 971 al 561 a.C.

  • Nel X sec. a.C. l’Egitto s’inserì nella storia d’Israele, durante il regno di Salomone e di Roboamo (1 R 3: 1; 11: 14-22, 40; 12:2; 14: 25-27).
  • La Siria (Aram) costituì una forte minaccia alla sicurezza di Israele nel IX sec. a.C., all’incirca fra gli anni 890-800 a.C. (1 R 15: 9-22; 20: 1-34; 22: 1-4, 29-40; 2 R 6: 8-7: 20; 8: 7-15; 10: 32-33; 12: 17-18; 13: 22-25).
  • Nel periodo 800-750 a.C. seguì circa mezzo secolo di pace e di prosperità per Israele e Giuda, poiché l’Assiria aveva neutralizzato la Siria e non costituiva una minaccia per il sud.
  • Dalla metà dell’VIII sec. fino alla fine del VII sec. a.C., l’Assiria sparse il terrore in tutta la regione e infine conquistò e distrusse Israele, il regno del nord, nel 722 a.C. (2 R 17: 4-6) e assediò Gerusalemme nel 701 a.C. (2 R 18: 17-19: 37).
  • Dal 612 al 539 a.C. Babilonia fu la principale potenza del mondo antico.

Babilonia invase Giuda, il regno del sud, tre volte; in occasione del terzo attacco, avvenuto nel 586 a.C., furono distrutti Gerusalemme e il tempio (2 R 24: 1-25: 21).

La struttura dei libri dei Re

Una prima sezione (1 R 1: 1-11: 43) considera l’ascesa e il regno di Salomone (971-931 a.C.). La storia dei due regni divisi di Israele e di Giuda (931-722 a.C.) è narrata in 1 R 12: 1-2 R 17: 41.

L’autore ha disposto il materiale in modo tale da consentire una visione pressoché sinottica delle vicende dei due regni, quello del nord e quello del sud.

Ogni regno è descritto seguendo un preciso canovaccio. Ciascun re è presentato con:

  • nome e relazione con il proprio predecessore;
  • data di insediamento, espressa con l’anno di regno del sovrano coevo della monarchia contrapposta;
  • età del re all’epoca dell’insediamento, solo per i re di Giuda;
  • durata del regno;
  • capitale del regno;
  • matronimico, solo per Giuda;
  • valutazione critica delle caratteristiche spirituali del regno.

A tale introduzione segue la narrazione degli eventi sopraggiunti durante il governo di ciascun sovrano. I dettagli di tale narrazione variano sensibilmente.

Per ciascun regno, il resoconto si conclude con: a) citazione delle fonti; b) ulteriori note storiche; c) necrologio del re; d) luogo di sepoltura del re; e) nome del successore; f) un poscritto (in alcune circostanze, p. es.: 1 R 15: 32; 2 R 10: 36).

Schema generale della Bibbia e dei libri dei Re

Il regno unito: il regno di Salomone

  • Ascesa al trono di Salomone (1 R 1:1-2:46)
  • Gli esordi: saggezza e ricchezze di Salomone (1 R 3:1-4:34)
  • Preparativi per la costruzione del tempio (1 R 5:1-18)
  • Costruzione del tempio e del palazzo di Salomone (1 R 6:1-9:9)
  • Altri progetti di costruzione di Salomone (1 R 9:10-28)
  • Apice della saggezza e della prosperità di Salomone (1 R 10:1-29)
  • Declino di Salomone (1 R 11:1-43)

La divisione del regno

  • Diffusione del paganesimo: Geroboamo I e Roboamo (1 R 12:1-14:31)
  • I re di Giuda e di Israele (1 R 15:1-16:22)
  • Dinastia di Omri e sua influenza: ascesa e declino del culto di Baal in Israele e in Giuda (1 R 16:23-2 R 13:25)
  • Introduzione del culto di Baal (1 R 16:23-34)
  • Elia contrasta il culto di Baal (1 R 17:1-2 R 1:18)
  • Influenza di Eliseo riguardo al vero Dio (2 R 2:1-9:13)
  • Il culto di Baal viene estirpato da Israele (2 R 9:14-10:36)
  • Il culto di Baal viene estirpato da Giuda (2 R 11:1-12:21)
  • Morte di Eliseo (2 R 13:1-25)

Il regno superstite di Giuda

  • I re di Giuda e di Israele (2 R 14:1-15:38)
  • Gli Assiri sconfiggono e deportano Israele (2 R 16:1-17:41)
  • Ezechia, re giusto (2 R 18:1-20:21)
  • Monarchia corrotta: Manasse e Amon (2 R 21:1-26)
  • Giosia, re giusto (2 R 22:1-23:30)
  • Sconfitta ed esilio di Giuda a Babilonia (2 R 23:31-25:21)
  • Epilogo: persistente ribellione del popolo e costante misericordia del Signore (2 R 25:22-30)

Il contenuto di 2 Re 12

Ioas diventa re di Giuda

Quando divenne re, Ioas aveva sette anni. Divenne re nell'anno settimo di Ieu e regnò quarant'anni in Gerusalemme.

Sua madre, di Bersabea, si chiamava Sibia. Ioas fece ciò che è giusto agli occhi del Signore per tutta la sua vita, perché era stato educato dal sacerdote Ioiada.

Ma non scomparvero le alture, infatti il popolo tuttora sacrificava e offriva incenso sulle alture.

Il capitolo presenta dunque Ioas come un sovrano che, durante la propria vita, agisce correttamente agli occhi del Signore grazie all’educazione ricevuta da Ioiada, ma segnala anche la permanenza delle alture come luogo di culto e di sacrificio.

Il progetto di restauro del tempio

Ioas disse ai sacerdoti: «Tutto il denaro delle rendite sacre, che viene portato nel tempio del Signore, il denaro che uno versa per il proprio riscatto e tutto il denaro offerto spontaneamente al tempio, lo prendano i sacerdoti, ognuno dalla mano del proprio conoscente; con esso eseguiscano le riparazioni del tempio, ovunque appaiano necessarie».

Il piano prevedeva che il denaro proveniente dalle rendite sacre, dai riscatti personali e dalle offerte spontanee fosse raccolto dai sacerdoti e impiegato per riparare il tempio nei punti che ne avevano bisogno.

Ora nell'anno ventitré del re Ioas i sacerdoti non avevano ancora eseguito le riparazioni nel tempio.

Il re Ioas convocò il sacerdote Ioiada e gli altri sacerdoti e disse loro: «Perché non avete restaurato il tempio? D'ora innanzi non ritirerete più il denaro dai vostri conoscenti, ma lo consegnerete per il restauro del tempio».

I sacerdoti acconsentirono a non ricevere più il denaro dal popolo e a non curare il restauro del tempio.

La cassa per le offerte

Il sacerdote Ioiada prese una cassa, vi fece un buco nel coperchio e la pose a lato dell'altare, a destra di chi entra nel tempio.

I sacerdoti custodi della soglia depositavano ivi tutto il denaro portato al tempio.

Quando vedevano che nella cassa c'era molto denaro, veniva il segretario del re, insieme con il sommo sacerdote, che riducevano in verghe e contavano il denaro trovato nel tempio.

Il sistema stabilito collegava quindi tre funzioni: la raccolta del denaro da parte dei sacerdoti custodi della soglia, il controllo da parte del segretario del re e del sommo sacerdote e la successiva consegna delle somme destinate ai lavori.

La distribuzione del denaro ai lavoratori

Consegnavano il denaro controllato nelle mani degli esecutori dei lavori nel tempio. Costoro lo distribuivano ai falegnami e ai muratori, che lavoravano nel tempio, ai muratori, ai tagliapietre, ai fornitori del legname e delle pietre da taglio per il restauro dei danni nel tempio, insomma per quanto era necessario per riparare il tempio.

Ma con il denaro portato al tempio del Signore non si dovevano fare né coppe d'argento, né strumenti musicali, né coltelli, né vassoi, né trombe, insomma nessun oggetto d'oro o d'argento.

Esso era consegnato solo agli esecutori dei lavori, che l'usavano per restaurare il tempio.

Coloro nelle cui mani si rimetteva il denaro perché lo dessero agli esecutori dei lavori non dovevano renderne conto, perché la loro condotta ispirava fiducia.

Il denaro raccolto aveva dunque una destinazione precisa: non doveva essere trasformato in suppellettili o strumenti liturgici, ma impiegato esclusivamente per la manutenzione dell’edificio sacro. La fiducia accordata agli incaricati costituiva la base del sistema amministrativo descritto nel capitolo.

Il denaro dei sacrifici

Il denaro dei sacrifici per il delitto e per il peccato non era destinato al tempio, ma era lasciato ai sacerdoti.

Questa disposizione distingue le somme destinate al restauro del tempio dal denaro collegato ai sacrifici per il delitto e per il peccato, che rimaneva invece ai sacerdoti.

La minaccia di Cazaèl

In quel tempo Cazaèl re di Aram mosse guerra contro Gat e la conquistò. Allora Cazaèl si preparò ad assalire Gerusalemme.

Ioas re di Giuda prese tutti gli oggetti consacrati da Giòsafat, da Ioram e da Acazia, suoi antenati, re di Giuda, e quelli consacrati da lui stesso, insieme con tutto l'oro trovato nei tesori del tempio e della reggia; egli mandò tutto ciò a Cazaèl re di Aram, che si allontanò da Gerusalemme.

La minaccia militare modifica radicalmente l’uso dei tesori del tempio e della reggia. Gli oggetti consacrati e l’oro vengono inviati a Cazaèl, che rinuncia ad attaccare Gerusalemme.

La morte di Ioas

Le altre gesta di Ioas e tutte le sue azioni sono descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda.

I suoi ufficiali si sollevarono organizzando una congiura; uccisero Ioas a Bet-Millo, nella discesa verso Silla.

Iozabàd figlio di Simeat e Iozabàd figlio di Somer, suoi ufficiali, lo colpirono ed egli morì. Lo seppellirono con i suoi padri nella città di Davide.

Al suo posto divenne re suo figlio Amazia.

Temi religiosi e teologici dei libri dei Re

Nei libri dei Re si evidenziano tre particolari temi teologici. Il Signore giudicò Israele e Giuda a causa delle trasgressioni del popolo alla sua legge (2 R 17: 7- 23).

L’infedeltà del popolo fu incoraggiata dall’apostasia di re malvagi, che ne provocarono l’idolatria (2 R 17: 21-22; 21: 11). Il Signore scatenò, pertanto, la sua legittima ira contro il popolo ostinato.

La profezia dei veri profeti si avverò (1 R 13: 2-3; 22: 15-28; 2 R 23: 16; 24: 2), a riprova della fedeltà di Dio alla propria Parola, ivi comprese le minacce di castigo.

Il Signore si ricordò della promessa fatta a Davide (1 R 11: 12-13, 34-36; 15: 4; 2 R 8: 19). Benché i sovrani della linea davidica gli si fossero ribellati, il Signore non pose fine alla casa di Davide, come invece fece con le dinastie di Geroboamo I, di Omri e di Ieu in Israele.

Perfino al termine del libro la linea di Davide continuava ad esistere (2 R 25: 27-30). Sussiste pertanto la speranza nella futura “discendenza” di Davide (vd. 2 S 7: 12-16).

Il Signore è visto come Dio fedele, la cui Parola è degna di fiducia.

La cronologia e le difficoltà interpretative

Nei libri dei Re la principale sfida interpretativa consiste nella cronologia dei regni di Israele e di Giuda. Nonostante la dovizia dei particolari forniti, l’interpretazione della cronologia è problematica per due motivi.

Pare esservi una certa incongruenza all’interno delle informazioni fornite. Per esempio, 1 R 16: 23 indica che Omri, re d’Israele, iniziò a regnare nel 31° anno del regno di Asa, re di Giuda, e che il suo regno durò dodici anni.

Tuttavia, in 1 R 16: 29 si legge che Omri lasciò il trono al figlio Acab nel 38° anno di Asa, dopo un regno di soli sette anni, e non di dodici.

Inoltre da fonti extrabibliche, greche, siriane e babilonesi, messe in correlazione con i dati astronomici, è possibile calcolare una serie di date certe nel periodo 892-566 a.C.

Supponendo che Acab e Ieu, re d’Israele, siano menzionati nelle cronache assire, è possibile collocare la morte di Acab nell’anno 853 a.C. e l’inizio del regno di Ieu nell’anno 841 a.C.

Grazie a queste date certe, è possibile procedere in avanti e a ritroso e collocare la data dello scisma fra Israele e Giuda all’incirca nel 931 a.C., la caduta di Samaria nel 722 a.C. e la caduta di Gerusalemme nel 586 a.C.

Nondimeno, sommando gli anni complessivi dei regni, la cifra relativa a Israele è di 241 anni (non i 210 anni compresi tra il 931 e il 722 a.C.) e quella relativa a Giuda di 393 anni (non i 346 anni compresi tra il 931 e il 586 a.C.).

Si deve tuttavia considerare, per entrambi i regni, l’esistenza di alcuni periodi di coreggenza, ossia di governo congiunto di due sovrani, solitamente padre e figlio, con conseguenti accavallamenti e doppio computo degli anni di regno complessivi.

Inoltre, il computo degli anni di regno dei vari sovrani fu effettuato con metodi differenti, talvolta con calendari differenti, in tempi differenti dei due regni: ciò ha dato luogo ad alcune apparenti incongruenze.

In genere, la precisione della cronologia dei Re può essere dimostrata e confermata.

La promessa ad Abramo e a Davide

Una seconda importante sfida consiste nello stabilire una relazione tra la figura di Salomone e i patti conclusi da Dio con Abraamo e Davide.

Secondo alcuni, 1 R 4: 20-21 costituirebbe l’adempimento delle promesse fatte ad Abraamo (cfr. Ge 15: 18-21; 22: 17).

Stando a Nu 34: 6, il confine occidentale della terra promessa ad Abraamo sarebbe stato il mar Mediterraneo; nondimeno, in 1 R 5: 1ss. Chiram è presentato come il re indipendente di Tiro, sul mare Mediterraneo, il quale trattava con Salomone da pari a pari.

L’impero di Salomone non costituì, pertanto, la realizzazione della promessa del Signore ad Abraamo, sebbene gran parte del territorio fosse effettivamente sotto il controllo di Salomone.

Con le sue affermazioni di 1 R 5: 5 e 8: 20, Salomone pretendeva di incarnare la discendenza promessa nel patto davidico (cfr. 2 S 7: 12-16).

L’autore dei libri dei Re non esclude che la realizzazione della promessa del Signore a Davide riguardasse il tempio di Salomone. Nondimeno, le condizioni per la realizzazione della promessa fatta a Davide furono rinnovate a Salomone (1 R 6: 12), ma è chiaro che egli non vi si conformò (1 R 11: 9-13).

Di fatto, nessuno dei re storici della casa di Davide si adeguò a quel modello di ubbidienza totale, che avrebbe invece costituito un tratto caratteristico di colui che era stato promesso.

Stando ai libri dei Re, l’adempimento dei patti di Abramo e di Davide non ebbe luogo nel passato di Israele, gettando così i presupposti per i profeti posteriori, Isaia, Geremia, Ezechiele e i dodici profeti “minori”, i quali avrebbero indicato a Israele una futura speranza sotto il Messia, colui che adempirà tutti i patti (vd. Is 9: 6-7).

Il testo biblico e la ricerca storica

Grandi scoperte e rilevanti progressi sono stati fatti di recente negli studî biblici; accenniamo rapidamente ai principalissimi.

Gli scavi in Oriente hanno aperto orizzonti nuovi. Le tavolette esumate sul posto dell'antica Ugarit, a Ras Shamra (App. I, p. 960 e in questa App.) hanno offerto agli studiosi abbondante e prezioso materiale linguistico, letterario e storico-culturale di comparazione e d'illustrazione per lo studio della Bibbia, ma d'interpretazione non facile e poco progredita.

In Palestina l'esplorazione di Tell Duweir, a nord-est di Gaza, ha fruttato l'identificazione di quella località con l'importante città di Lachis e un buon numero di ostraka degli ultimi anni del regno di Giuda (verso 187 a. C.), note e letterine interessanti per la scrittura e gli avvenimenti di quei tempi.

Per il testo ebraico del Vecchio Testamento segna una svolta la terza edizione della Biblia Hebraica di R. Kittel (Stoccarda 1929-37), fondata, per merito principalmente di P. Kahle, su manoscritti antichi della recensione di Aaron ben Asher (sec. X), non più sulla stampa di Jacob ben Chayim (1525).

Alla tradizione della Bibbia greca, specie del Nuovo Testamento, notevoli accrescimenti hanno apportato i numerosi papiri acquistati dalle biblioteche d'Europa e d'America.

Per antichità vanno segnalati un frammento del Deuteronomio del sec. II a. C. ed uno del vangelo di S. Giovanni della prima metà del sec. II d. C. nella Rylands Library di Manchester; per copia e bontà di testi è divenuta celebre la collezione di Chester Beatty a Londra.

Di gran valore nel suo genere è pure un brano di pergamena trovato fra le rovine di Dura-Europo (v. XIII, p. 290 e App. I, p. 530) con nove righe del Diatessaron di Taziano in greco, unico frammento a noi giunto di quell'opera insigne, nella lingua originale.

Di questi nuovi materiali s'è avvantaggiata la critica testuale del Nuovo Testamento.

Le principali tradizioni testuali

La ricerca è stata proseguita nella direzione del tipo detto cesariense, nel quale si son venuti distinguendo due gruppi: uno (codici Θ, 545,700) più propriamente cesariense perché più stretto ad Origene ed Eusebio, l'altro (papiro 45, cod. 28 e le due famiglie capeggiate dai codd. 1 e 13) da dirsi piuttosto precesariense, testo cui si annette grande valore per accertare la genuina lezione.

Per l'uso corrente, al disagio creatosi da quando la maggioranza dei critici rigettò la nuova notazione dei manoscritti introdotta da H. v. Soden, mentre non si può trascurare il suo ricchissimo apparato, e la sua ramificata classificazione da nuove ricerche riceveva conferma, rimediò l'edizione del P. A. Merk (Roma 1933; 6ª ed. 1948), che in un ampio e denso apparato critico ordinato secondo la classificazione del von Soden nota i codici con l'ultimo e perfezionato sistema di R. Gregory.

Con diverso criterio una commissione inglese si propose di rifare, ammodernandola, l'opera di C. Tischendorf. Ne sono usciti, per cura di E. Legg, Marco (Oxford 1935) e Matteo (ib. 1940).

Le versioni antiche della Bibbia

Anche migliore la situazione in fatto di edizioni, per la versione greca del Vecchio Testamento, LXX.

La grande edizione di Cambridge (Brooke-Mc Lean) nel 1947 ha cominciato, con Ester, Giuditta, Tobia, il suo 3° volume.

In Germania il Septuaginta-Unternehmen ha iniziato coi Salmi (Gottinga 1931), seguiti da i Maccabei (1936), Isaia (1939) e Profeti minori (1940), l'edizione critica da lungo intrapresa: esame di tutta la tradizione manoscritta, classificazione dei codici, metodico emendamento del testo, apparato di varianti condensato con l'uso di sigle per le classi.

Per l'uso corrente A. Rahlfs ha pubblicato un'edizione manuale di tutto il Vecchio Testamento, con testo criticamente emendato e varianti dei principali codici unciali (Stoccarda 1935).

Dell'edizione critica della Volgata i monaci benedettini della abbazia di S. Girolamo, eretta proprio per quell'opera da Pio XI (1933), pubblicarono nel decennio 1936-45 quattro volumi, dai Numeri a tutti i Re.

L'edizione di Oxford del Nuovo Testamento latino fu completata nel 1941 con gli Ebrei nella sua seconda parte, che comprende l'epistolario paolino.

Dell'antica versione latina del Nuovo Testamento, A. Jülicher ha iniziato, col titolo di Itala, un'utilissima edizione, che pone insieme sott'occhio le due forme, itala o europea ed africana, con le varianti di tutti i manoscritti a noi giunti.

Sono usciti sinora Matteo (1938) e Marco (1940).

Gli studi biblici nella Chiesa cattolica

Per gli studî biblici nella Chiesa cattolica due atti renderanno memorabile il pontificato di Pio XII: la nuova traduzione dei Salmi dall'ebraico in latino autorizzata con Motu proprio del 24 marzo 1945 per la recita, privata e pubblica, dell'Ufficio divino e l'enciclica Divino atlante Spiritu del 30 settembre 1943 sul miglior modo di promuovere gli studî biblici.

Tra le norme ivi raccomandate meritano speciale rilievo l'esortazione a risalire ai testi originali della Bibbia e a praticare la critica testuale; l'invito ai cattolici cultori di scienze fisiche ed archeologiche a fornire, col serio e ponderato studio delle loro discipline, solide e sicure conclusioni agli esegeti nei punti di contatto con la Bibbia.

Per la retta intelligenza e interpretazione dei sacri libri la necessità di ben conoscere i generi letterarî di uso nelle antiche letterature orientali.

Circa il Pentateuco, è da vedere il responso della Commissione biblica pontificia del 16 gennaio 1948 (in Acta Apostol. Sedis, XL, 1948, pp. 45-48).

Il messaggio biblico e la trasformazione sociale

Gesù di Nazareth è una delle persone più complesse della storia e il suo messaggio si presta a molti schemi interpretativi. Oggi, studiosi di tutto il mondo si rivolgono ai risultati di indagini indipendenti per saperne di più su Gesù e sul suo tempo.

Alla luce dei recenti studi sulla Palestina del primo secolo della nostra era, l’autore rivisita alcuni passaggi dei vangeli canonici per evidenziarne il messaggio di trasformazione sociale ivi contenuto.

Vi si scopre che Gesù propose una società alternativa in cui le persone potessero sperimentare un rinnovato stile di vita.

La sua predicazione e azione erano quindi orientate a una trasformazione della società basata sul profondo cambiamento dell’essere umano. Egli proclamò un vangelo di trasformazione sociale.

Desiderava che i suoi discepoli fossero trasformatori sociali. Ciò era vero due millenni fa come lo è oggi.

La dimensione sociale della proclamazione del vangelo è sottolineata nei recenti documenti papali.

Nel corso della storia del cristianesimo, i discepoli di Gesù furono chiamati a comprendere il messaggio del loro maestro e a tradurlo in vita. Ciò ha spesso significato la creazione di strutture per aiutare i poveri e gli svantaggiati.

Oggi, in un’epoca di consapevolezza globale, i seguaci di Gesù dovrebbero tradurre il vangelo della trasformazione sociale in scelte politiche e finanziarie che vadano oltre la portata locale.

Una vera trasformazione sociale dovrà essere affrontata a livello locale, ma soprattutto internazionale.

Il divario Nord-Sud, l’esperienza della colonizzazione finanziaria, culturale e politica in corso e altre forme di isolamento di ampie fasce di persone, richiedono uno sforzo concertato da parte di tutte le persone di buona volontà.

Solo in questo modo, il vangelo della trasformazione sociale diventerà vivo per le persone della nostra epoca.

I libri della Bibbia

La Bibbia comprende libri di legge, storia, poesia, sapienza, profezia e testimonianza evangelica. Tra i libri dell’Antico Testamento figurano:

  • Esodo
  • Levitico
  • Numeri
  • Deuteronomio
  • Giosuè
  • Giudici
  • Rut
  • 1 e 2 Samuele
  • 1 e 2 Re
  • 1 e 2 Cronache
  • Esdra
  • Neemia
  • Ester
  • Giobbe
  • Salmi
  • Proverbi
  • Ecclesiaste
  • Cantico dei Cantici
  • Isaia
  • Geremia
  • Lamentazioni
  • Ezechiele
  • Daniele
  • Osea
  • Gioele
  • Amos
  • Abdia
  • Giona
  • Michea
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