Causa di beatificazione: teatro, fede, guerra e sacrificio in tre canti per voce e tempesta

“Causa di beatificazione - Tre canti per voce e tempesta” è uno spettacolo teatrale che intreccia mistica medievale, guerre contemporanee, violenza, maternità, sterilità e sacrificio attraverso tre figure femminili. La parola, il corpo delle attrici, il video, le luci e le musiche costruiscono un affresco spirituale e carnale, nel quale il teatro diventa rito e denuncia, memoria e presente.

Lo spettacolo si sviluppa attraverso tre monologhi intensi e struggenti, legati da un filo rosso che intreccia maternità, violenza e sacralità, nel mondo antico come in quello contemporaneo. Tre storie di martirio e redenzione sono attraversate dal suono e dall’immagine, in un dialogo poetico e violento con il divino.

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Una drammaturgia tra mistica e conflitti contemporanei

“Causa di beatificazione - Tre canti per voce e tempesta” si sviluppa attraverso tre capitoli, tre universi femminili differenti che si confrontano con fede, guerra e sacrificio. La drammaturgia attraversa epoche e geografie, dalla mistica medievale fino ai conflitti più recenti che hanno segnato i Balcani e il Medio Oriente, evocando “tempi di guerra ancora presenti oggi, dai Balcani al Mar Mediterraneo”.

Tre donne, tre canti, tre universi femminili scolpiti nella parola, nell’immagine e nella tempesta. Una mistica medievale canta l’estasi e il dolore della vocazione spirituale; una donna, durante la guerra in Kosovo, offre corpo e cuore per sopravvivere all’attesa; una donna palestinese, sterile e isolata, trova nel martirio l’unico riconoscimento.

Tra l’oriente dei Balcani e le sponde del Mediterraneo, vanno in scena tre capitoli di una stessa storia, tre universi femminili che si fondono attraverso tecnologie differenti. Sono storie di violenza e martirio, “tre canti per voce e tempesta” in cui vediamo protagoniste le bravissime Elena Strada e Sofija Zobina.

I tre canti dello spettacolo

Primo Canto: la mistica, l’estasi e il tormento del corpo

Al centro del Primo Canto è la figura di una donna ispirata alle mistiche Angela da Foligno e Veronica Giuliani, un’evocazione dell’estasi della fede e del tormento del corpo: le immagini si fanno carne e la voce si trasfigura in luce e suono.

Una mistica medievale canta l’estasi e il dolore della vocazione spirituale. La sua esperienza porta sulla scena la tensione tra la dimensione spirituale e quella fisica, tra l’abbandono alla fede e la sofferenza del corpo.

Secondo Canto: la guerra in Kosovo e la geografia dell’assenza

Nel Secondo Canto, una donna kosovara attende e sopravvive a una guerra lontana e interiore allo stesso tempo. Il video moltiplica lo sguardo, frammenta il presente, costruisce una geografia dell’assenza.

Una donna, durante la guerra in Kosovo, offre corpo e cuore per sopravvivere all’attesa. La sua vicenda porta nel linguaggio teatrale la violenza della storia e la dimensione intima di chi resta sospeso tra memoria, paura e attesa.

Terzo Canto: la donna palestinese e il martirio

Nel Terzo Canto, una donna palestinese, sterile, trova nel sacrificio kamikaze una forma di santità: il suo gesto esplode nella materia video, che la eleva, la dissolve, la condanna e la beatifica.

Una donna palestinese, sterile e isolata, trova nel martirio l’unico riconoscimento. La sua storia mette in relazione maternità, esclusione, violenza e desiderio di riconoscimento, trasformando il sacrificio in una forma tragica di santità.

Parola, video e nuovi linguaggi scenici

Ogni capitolo utilizza inoltre tecnologie differenti, contribuendo a costruire un percorso scenico che alterna parola, suono e immagini. Le tecnologie si intrecciano con la parola e il corpo delle attrici, dando vita a un affresco spirituale e carnale, dove la tempesta è interlocutrice e tormento, materia e spirito.

L’impianto visivo e sonoro - luci, video e musiche - è curato dallo stesso Rajeev Badhan e accompagna lo spettatore in un percorso immersivo che unisce corpo, voce e tecnologia. La musica dal vivo e la potenza delle immagini mettono in dialogo dimensione spirituale e memoria storica.

Parola teatrale, video, nuovi linguaggi. Rajeev Badhan porta a Brescia la sua ultima creazione che definisce come “un potentissimo affresco femminile tanto spirituale, quanto fisico e violento, dove riaffiora un tempo di guerra che ritroviamo più che mai ancora nell’oggi”.

Video prove "Di luci e ombre" Spettacolo di Hania 26 Gennaio 2013 Teatro Carignano Genova

Dalla ricerca sulla voce alla forma compiuta dello spettacolo

La rappresentazione nasce come punto di arrivo di un percorso artistico iniziato anni fa con “Primo Canto per Voce e Tempesta”, in cui l’attrice Elena Strada aveva avviato una ricerca sulla parola intesa come suono e immagine, ispirandosi al saggio Flatus Vocis di Corrado Bologna.

In quella prima esperienza la tecnica vocale si intrecciava con la tecnologia per creare una sorta di persistenza sonora delle parole, amplificando il percorso emotivo dei testi di Massimo Sgorbani. La nuova tappa di questo lavoro scenico arriva a distanza di dieci anni e trova la sua forma compiuta nella regia di Rajeev Badhan, direttore del Teatro Chiabrera di Savona, che costruisce un affresco femminile insieme spirituale e fisico.

Un cast multidisciplinare e multiculturale

In scena un cast multidisciplinare e multiculturale composto da Elena Strada, Sofija Zobina e Isabella Nefar, presente in video. Lo spettacolo riunisce teatro, recitazione, video, luci e musica in una struttura capace di alternare presenza fisica e immagine mediata.

La regia, i video, le luci e le musiche sono di Rajeev Badhan, mentre la drammaturgia è di Massimo Sgorbani. L’assistenza alla regia è di Harbans Badhan, la produzione esecutiva è di Rajeev Badhan, la segreteria di compagnia è curata da Elisa Marchese e la fotografia di scena da Elisa Calabrese.

ElementoInformazione
Regia, video, luci e musicheRajeev Badhan
DrammaturgiaMassimo Sgorbani
In scenaElena Strada, Sofija Zobina e Isabella Nefar, presente in video
Assistente alla regiaHarbans Badhan
Produzione esecutivaRajeev Badhan
Segretaria di compagniaElisa Marchese
Fotografa di scenaElisa Calabrese
ProduzioneSlowMachine
Durata dello spettacolo60 minuti

Il teatro come rito, denuncia e memoria

Un’opera potente e visionaria, in cui il teatro diventa rito e denuncia, memoria e presente, voce delle donne e del loro sacrificio. Il progetto si propone come un’opera che celebra la forza delle storie femminili e la potenza evocativa della musica dal vivo, mettendo in dialogo dimensione spirituale e memoria storica attraverso una scrittura scenica che intreccia teatro, suono e immagini.

Badhan compone uno spettacolo potente, una riflessione sulla santità, sulla violenza e sull’identità femminile in un mondo che consuma. Le tre figure femminili sono attraversate dalla fede, dalla guerra e dal sacrificio, mentre la drammaturgia unisce mistica medievale e conflitti contemporanei, corpo e spiritualità, parola e tecnologia.

Informazioni sulla rappresentazione

Sabato 7 marzo alle ore 21 il Teatro Sociale di Camogli ospita “Causa di beatificazione - Tre canti per voce e tempesta”, spettacolo che propone un viaggio scenico intenso tra dimensione spirituale e tragedie della storia recente.

Lo spettacolo è una produzione SlowMachine 2025 realizzata con il sostegno del MiBACT e della Regione del Veneto.

In una precedente programmazione, lo spettacolo era indicato dal 27.10.2025 al 30.10.2025.

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